Palestinese colpito ed arrestato dopo aver ucciso 3 israeliani in un attacco all’arma bianca in una colonia

Ma’an News

21 luglio 2017

Betlemme (Ma’an) – Un palestinese è stato colpito e, a quanto riferito, versa in condizioni non gravi dopo aver fatto irruzione in una casa di una colonia israeliana illegale nel centro della Cisgiordania occupata ed aver compiuto venerdì sera, secondo l’esercito israeliano, un attacco all’arma bianca che ha causato la morte di tre israeliani e un ferito.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che un aggressore è entrato in una casa della colonia illegale di Halamish, nota anche come Neve Tzuf ed ha accoltellato quattro israeliani.

Due sono morti poco dopo in seguito alle ferite ed altri due sono stati portati in ospedale in gravi condizioni. Di un terzo è stata confermata la morte.

Il portavoce ha detto che l’assalitore è stato colpito. E’ stato identificato dai media israeliani come Omar al-Abed, tra i 19 e 20 anni, del vicino villaggio di Kobar, nella parte settentrionale del distretto di Ramallah.

Secondo il sito israeliano di notizie Ynet, un settantenne, suo figlio e sua figlia, sui trent’anni, sono stati uccisi e la loro madre di 68 anni è rimasta gravemente ferita.

Secondo quanto riportato, quando l’aggressore ha fatto irruzione nella casa i quattro stavano cenando per lo Shabbat con circa 10 membri della loro famiglia. Alcuni sono riusciti a nascondersi in un’altra stanza, a chiamare la polizia e urlare per chiedere aiuto. Secondo Ynet un vicino, soldato dell’esercito israeliano, avrebbe sentito del trambusto, sarebbe arrivato sul posto ed avrebbe sparato ferendo in modo non grave l’assalitore.

Secondo i media israeliani, prima di mettere in atto l’attacco, al-Abed ha scritto su Facebook: “Ho molti sogni e credo che si realizzeranno, amo la vita e rendere felici gli altri, ma cos’è la mia vita quando loro (Israele) uccidono donne e bambini e profanano la nostra Al-Aqsa?”

L’attacco mortale ha avuto luogo dopo che tre palestinesi sono stati uccisi – due dei quali dalla polizia israeliana ed uno, a quanto riportato, da un colono israeliano – quando, venerdì mattina, a Gerusalemme massicce manifestazioni di disobbedienza civile sono degenerate in violenti scontri.

Altre centinaia di palestinesi disarmati sono stati feriti dalle forze israeliane nel corso di proteste nei territori occupati contro le nuove misure per la sicurezza nel complesso della moschea di Al-Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme occupata, imposte in seguito alla sparatoria mortale della scorsa settimana nel luogo sacro, con un bilancio di tre aggressori palestinesi e due poliziotti israeliani uccisi.

I palestinesi hanno visto le misure ad Al-Aqsa come l’ennesimo esempio del fatto che le autorità israeliane utilizzano le violenze e le tensioni tra israeliani e palestinesi come mezzo per accentuare il controllo su importanti luoghi nei territori palestinesi occupati e per normalizzare crescenti misure che prendono di mira i palestinesi da parte delle forze israeliane.

Secondo informazioni, in risposta all’attacco alla colonia il portavoce di Hamas Husam Badran avrebbe detto: “Continueremo a lottare contro l’occupazione in ogni punto di frizione per appoggiare Al-Aqsa.”

In seguito all’incidente, un notevole numero di forze israeliane ha fatto un’incursione a Kobar ed ha imposto la chiusura del villaggio, consentendo l’uscita o l’entrata al villaggio solo a “casi umanitari” – una tipica risposta dell’esercito israeliano ad attacchi mortali contro israeliani, che viene regolarmente denunciata dai gruppi per i diritti umani come una punizione collettiva messa in atto contro palestinesi innocenti.

Il quotidiano israeliano “Haaretz” ha informato che durante la notte forze israeliane hanno fatto irruzione nella casa di al-Abed ed hanno arrestato suo fratello, iniziando i preparativi per la demolizione della casa.

L’esercito israeliano avrebbe anche arrestato un palestinese disarmato “sospetto” nei pressi di Halamish, secondo quanto riferito da Ynet, che afferma che l’esercito israeliano stava verificando se fosse in qualche modo coinvolto nell’incidente.

Si prevede che ulteriori truppe verranno schierate nella Cisgiordania occupata.

(traduzione di Amedeo Rossi)




Rapporto OCHA periodo 20 giugno- 3luglio (2 settimmane)

Nel periodo di riferimento, con fluttuazioni delle fonti di approvvigionamento, i blackout elettrici nella Striscia di Gaza sono proseguiti per 18-20 ore/giorno, stravolgendo le condizioni di vita e destabilizzando la fornitura di servizi essenziali.

Dal 21 giugno, carburante importato dall’Egitto è entrato in Gaza attraverso il valico di Rafah, consentendo alla Centrale Elettrica di riprendere una parziale operatività dopo uno spegnimento durato due mesi. Tuttavia, questa ripresa ha solo compensato la riduzione del 30-35% di fornitura elettrica da parte di Israele, iniziata dopo il 19 giugno su richiesta dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania. Il riavvio della Centrale Elettrica non ha comportato un miglioramento complessivo nella fornitura di elettricità. Inoltre, tra il 30 giugno e il 2 luglio, la fornitura di energia elettrica dall’Egitto, tramite linee di alimentazione (15-20% della fornitura totale a Gaza), non è avvenuta a causa di un malfunzionamento tecnico.

Il 3 luglio, le agenzie umanitarie operanti nei territori palestinesi occupati hanno chiesto alla comunità internazionale un nuovo stanziamento umanitario di 25 milioni di dollari per fermare il deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. In un documento presentato ai diplomatici, le agenzie hanno individuato interventi ad alta priorità e di salvaguardia delle vite nei settori: sanitario, acqua potabile, igienico-sanitario e sicurezza alimentare. “Le capacità delle famiglie di Gaza di affrontare queste avversità sono esaurite, poiché l’impatto cumulativo di 10 anni di isolamento, di divisione e di insicurezza presenta ora il suo conto”, ha dichiarato Robert Piper, Coordinatore Umanitario per il territorio palestinese occupato.

Il 26 giugno, un gruppo armato palestinese ha lanciato un razzo verso Israele: il razzo è caduto in un’area aperta, senza causare vittime o danni. Il lancio è stato seguito da una serie di attacchi aerei israeliani che hanno danneggiato due siti militari all’interno di Gaza. Inoltre, in almeno 15 occasioni durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti in Aree ad Accesso Riservato di terra e di mare; non sono stati segnalati feriti. Infine, un civile palestinese è stato arrestato dalle forze israeliane ed un altro dalla polizia palestinese di Gaza, presumibilmente durante tentativi di attraversamento illegale in Israele.

Due palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in due separati episodi, a Gerusalemme ed Hebron, secondo quanto riferito dopo aver attaccato le forze israeliane; non sono state segnalate lesioni ad israeliani. Il 20 giugno, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese 23enne all’incrocio di Jaba, a nord-est di Gerusalemme; secondo quanto riferito, il giovane aveva tentato di accoltellare soldati israeliani. Il suo corpo è stato trattenuto dalle autorità israeliane, insieme a quello di altri cinque palestinesi uccisi nei mesi precedenti in episodi simili. Un altro palestinese di 23 anni è stato ucciso da un’unità israeliana sotto copertura il 28 giugno nella zona H2 della città di Hebron, durante un’operazione di ricerca-arresto; secondo fonti israeliane, l’uomo portava un’arma improvvisata ed è stato colpito durante uno scambio a fuoco.

Un totale di 70 palestinesi, di cui dieci minori, sono stati feriti dalle forze israeliane durante diversi scontri nei territori occupati. Otto dei ferimenti, tra cui uno riguardante un minore, si sono verificati durante le proteste ed i relativi confronti nei pressi della recinzione perimetrale della Striscia di Gaza. I restanti ferimenti sono avvenuti in Cisgiordania: nel contesto di sei operazioni di ricerca e arresto; nella dimostrazione settimanale a Kafr Qaddum (Qalqiliya); durante scontri all’entrata del Campo Profughi di Shu’fat (Gerusalemme Est); durante un processione funebre nella Città Vecchia di Gerusalemme. Inoltre, secondo i media israeliani, quattro soldati israeliani sono stati feriti in due distinti episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi: in Al ‘Isawiya (Gerusalemme) e nel villaggio di Beit Ummar (Hebron).

Il 27 giugno Israele ha ridotto la zona di pesca lungo la costa meridionale di Gaza a sei miglia nautiche, dopo averla estesa a nove miglia dal 3 maggio, in occasione della stagione di pesca delle sardine. L’espansione temporanea ha portato ad un significativo aumento della quantità e della qualità delle catture di pesca, secondo il Ministero dell’Agricoltura palestinese. Oltre 35.000 palestinesi dipendono dall’industria della pesca per il loro sostentamento.

Le autorità israeliane hanno smantellato e sequestrato un impianto di pannelli solari ed hanno demolito, o costretto i proprietari a demolire, quattro strutture, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione israeliani. L’impianto solare, composto da 96 pannelli, era stato fornito da una organizzazione umanitaria internazionale alla Comunità di Jubbet adh Dhib (Betlemme, in Area C) per fornire energia elettrica alle sue 27 famiglie. Altre tre strutture sono state demolite nelle aree di Jabal al Mukkabir e Al ‘Isawiya di Gerusalemme Est e una nella Comunità di Az Zayyem (Area C, governatorato di Gerusalemme), sfollando tre palestinesi e colpendone altri 177.

Sempre in tema di demolizioni, le autorità israeliane hanno emesso almeno 38 ordini di demolizione e/o arresto-lavori nei confronti di strutture abitative e di sussistenza in sette Comunità dell’Area C e di Gerusalemme Est. Sette di questi ordini riguardano Jabal al Baba (Gerusalemme), una delle 46 Comunità beduine palestinesi della Cisgiordania centrale a rischio di trasferimento forzato e soggette a politiche israeliane miranti a fare sì che abbandonino il territorio. Altre sette strutture prese di mira, locate nella Comunità di Shi’b al Butum (Hebron), sono state fornite come assistenza umanitaria e finanziate dal Fondo Umanitario per i territori palestinesi occupati.

Secondo fonti palestinesi, circa duecento alberi ed alberelli appartenenti a due famiglie palestinesi di Burin (Nablus), sono stati bruciati in due separate azioni condotte da coloni di Yitzhar. La sicurezza ed i mezzi di sostentamento di circa 20.000 palestinesi che vivono in sei villaggi che circondano Yitzhar, tra cui Burin, sono stati minacciati negli ultimi anni dalla violenza sistematica e dalle intimidazioni di coloni. A quanto riferito, altri sette alberi appartenenti ad una famiglia di Turmus’ayya (Ramallah), sono stati incendiati da coloni dell’insediamento di Adei Ad. Sempre durante il periodo di questo rapporto, un uomo palestinese è stato fisicamente aggredito e ferito da coloni israeliani nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Secondo media israeliani, nei pressi di Gerusalemme, Ramallah e Betlemme, una colona israeliana è stata ferita e quattro veicoli israeliani sono stati danneggiati in altrettanti episodi di lancio di pietre da parte palestinese. Un terreno agricolo nei pressi dell’insediamento colonico di Karme Tzur (vicino ad Hebron) è stata incendiato da palestinesi tramite bottiglia incendiaria.

Secondo i dati ufficiali forniti da Israele, circa 46.900 palestinesi con documenti di identità della Cisgiordania sono entrati a Gerusalemme Est il quarto venerdì del Ramadan (23 giugno) attraverso i quattro punti di controllo designati lungo la Barriera, mentre il 21 giugno, per la celebrazione del Laylat al Qadr (Notte del Destino), ne sono entrati 56.500. I criteri per l’accesso senza permessi sono rimasti gli stessi delle settimane precedenti: uomini di età superiore a 40 anni e donne di tutte le età sono stati ammessi a entrare in Gerusalemme senza permesso.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah, a controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto solo per l’ingresso di carburante destinato primariamente alla Centrale Elettrica (vedi sopra), ma è rimasto chiuso alle persone. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate per l’attraversamento. Il valico venne eccezionalmente aperto per i passeggeri il 9 maggio, portando a 16, finora, il numero di giorni di apertura nel 2017.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 30 maggio- 12 giugno 2017 ( due settimane)

A seguito della decisione del governo palestinese di Ramallah di ridurre del 30% i pagamenti mensili a Israele per la fornitura di energia elettrica alla Striscia di Gaza, l’11 giugno il governo israeliano ha approvato un taglio della fornitura stessa.

Se questo provvedimento sarà attuato, l’elettricità sarà ridotta dalle attuali quattro ore a circa due ore al giorno, il che probabilmente porterà ad un collasso dei servizi di base. A metà aprile, l’unica centrale elettrica di Gaza, che in precedenza forniva circa un terzo dell’elettricità di Gaza, fu chiusa in conseguenza di una controversia tra le autorità di Ramallah e di Gaza sulla tassazione del carburante e sulla riscossione delle entrate.

Il 1° giugno, una ragazza palestinese di 15 anni, dopo aver accoltellato e ferito un soldato israeliano all’entrata dell’insediamento colonico di Mevo Dotan (Jenin), è stata colpita e ferita: è morta il giorno successivo in un ospedale israeliano per le ferite riportate. Sale a nove, dall’inizio del 2017, il numero di minori palestinesi uccisi dalle forze israeliane in attacchi, presunti attacchi e scontri.

Nei Territori palestinesi occupati, in vari scontri con le forze israeliane, due palestinesi sono stati uccisi e 58 sono stati feriti, tra cui sei minori. Entrambe le vittime (uomini di 20 e 25 anni), nonché 39 dei feriti, tra cui cinque minori, sono state colpite nei pressi della recinzione perimetrale di Gaza durante proteste contro il blocco [delle frontiere]. In Gaza, dal dicembre 2015, questo è il più alto numero di ferimenti ad opera delle forze israeliane. I restanti 19 feriti sono stati registrati in Cisgiordania, soprattutto nel contesto di operazioni di ricerca-arresto. Nella città di Hebron, durante uno degli scontri, un soldato israeliano è stato ferito dal lancio di pietre.

Otto palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti quando uno dei minori ha causato l’esplosione di un residuato bellico (UXO). L’episodio si è verificato il 4 giugno nella zona di Al Mughraqa, a sud della città di Gaza.

Durante il periodo di riferimento sono stati registrati otto attacchi di coloni israeliani che hanno causato danni a proprietà palestinesi. In tre degli episodi, attribuiti a coloni degli insediamenti di Yitzhar e Bracha (Nablus), è stato appiccato il fuoco a terreni, con conseguente danneggiamento di 3 ettari di colture e di almeno 20 alberi appartenenti agli agricoltori di Asira al Qibliya, Burin e Huwwara. Nella stessa zona, la settimana precedente, erano stati segnalati una serie di attacchi che avevano causato il ferimento di un palestinese e danni estesi alle proprietà. A Gerusalemme Est, in quattro episodi, a 17 veicoli palestinesi sono stati squarciati i pneumatici o sono stati frantumati finestrini, specchietti o parabrezza, mentre scritte offensive sono state spruzzate nei pressi. Una famiglia della comunità di pastori di Khirbet Samra (Tubas) ha riferito che coloni israeliani sono penetrati nella comunità ed hanno vandalizzato un riparo per animali e circa 20 recipienti per l’acqua.

Nei pressi degli insediamenti di Adora e Kiryat Arba’ in Hebron, in tre episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi, un israeliano è stato ferito e tre veicoli israeliani hanno subito danni.

Secondo fonti ufficiali israeliane, per le preghiere del venerdì del Ramadan, sono stati ammessi in Gerusalemme Est, attraverso i checkpoint circostanti, circa 65.000 palestinesi per il primo venerdì e 85.000 per il secondo. Ciò è stato conseguente alla disposizione con la quale i palestinesi in possesso di carte di identità della Cisgiordania – limitatamente ai maschi ultra 40enni ed alle donne – sono stati temporaneamente esentati dall’obbligo di autorizzazione. Inoltre, circa 100 palestinesi di Gaza, di età superiore ai 55 anni, sono stati autorizzati ad entrare in Gerusalemme Est per le preghiere del venerdì e altri 300 durante i giorni della settimana.

Contestando la violazione delle normative ambientali, le autorità israeliane hanno demolito, nella zona B di Ya’bad (Jenin), tre strutture appartenenti ad una tradizionale fabbrica di carbonella e sequestrato oltre 150 tonnellate di legno. Il provvedimento colpisce i mezzi di sostentamento di 24 famiglie. Durante l’operazione si è sviluppato un grande incendio che è stato spento dopo diverse ore. Dal novembre 2016, nella medesima località sono state operate tre demolizioni e confische simili. Inoltre, le autorità israeliane hanno abbattuto 27 ulivi a Husan (Betlemme), sostenendo che gli alberi consentivano una copertura per i palestinesi che lanciano pietre contro i veicoli israeliani in transito.

L’11 giugno, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha invitato le autorità israeliane a chiarire il destino di 19 palestinesi che sono scomparsi durante il conflitto del 2014 a Gaza, i cui corpi le autorità israeliane hanno pubblicamente ammesso di detenere. Qualche giorno prima, un identico invito era stato rivolto dallo stesso ICRC alle autorità di Hamas a Gaza, in relazione al destino di cinque cittadini israeliani scomparsi.

Le autorità israeliane hanno prorogato per altre tre settimane l’estensione (da sei a nove miglia marine dalla costa) dei limiti di pesca lungo la costa meridionale di Gaza. Dal 2013, adducendo preoccupazioni in materia di sicurezza, Israele aveva applicato il limite di pesca di sei miglia lungo tutta la costa di Gaza, pregiudicando seriamente le fonti di sostentamento dei pescatori.

Il Valico di Rafah, controllato dall’Egitto, è stato chiuso in entrambe le direzioni durante l’intero periodo di riferimento. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah. Il valico è stato ultimamente aperto eccezionalmente il 9 maggio, portando a 16 il numero di giorni di apertura nel 2017.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

In una dichiarazione emessa il 14 giugno, Robert Piper, Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati (oPt), ha avvertito delle “conseguenze disastrose” che un’ulteriore riduzione delle forniture di energia elettrica alla Striscia di Gaza avrebbe sulle condizioni di vita dei suoi due milioni di abitanti.

þ




Annettere Israele alle colonie

Oren Yiftachel

Haaretz, 12 giugno 2017

I leader dei coloni ne hanno abbastanza dell’interminabile dibattito israeliano sull’annessione dei territori occupati. Così, invece di star lì ad aspettare, hanno cominciato ad annettere Israele alle colonie.

“Abbiamo trovato una soluzione creativa al problema, come si fa nelle colonie. Li abbiamo sloggiati: dov’è il problema?” ha detto Yair Maayan, che vive nella colonia di Nokdim e, all’interno  dell’ufficio del Primo Ministro, è a capo dell’Autorità per lo sviluppo e l’insediamento dei Beduini. Stava parlando nel corso di una recente puntata dello show televisivo Hamakor (“La Sorgente”), a proposito del villaggio beduino non riconosciuto di Umm al-Hiran. Questa disinvolta dichiarazione ci dice qualcosa sui metodi usati dal progetto per popolare il Negev con gli Ebrei, un progetto che il governo ha promosso da molti anni e che danneggia fortemente i Beduini.

Quella dichiarazione rivela anche un altro, più profondo, processo che sta cambiando la situazione tra il fiume Giordano e il Mediterraneo e che si può descrivere come una “annessione alla rovescia.” I leader dei coloni, le loro organizzazioni e i loro sostenitori ne hanno avuto abbastanza dell’interminabile dibattito sull’annessione dei territori e di tutte le risposte evasive senza seguito da parte del governo di Benjamin Netanyahu. E allora, invece di star lì ad aspettare, hanno cominciato ad annettere Israele alle colonie.

In pratica, vogliono cancellare la Linea Verde, ma solo per gli Ebrei, lasciando i Palestinesi senza diritti. In questo modo non fanno altro che trasformare il silenzioso apartheid di oggi in un aperto e dichiarato regime di apartheid. Questo sta avvenendo su tre fronti principali: quello strategico, quello legale e quello pubblico.

Sul fronte strategico, certe operazioni governative che sono consuete nelle colonie sono straripate ormai da anni all’interno di Israele. La più evidente è la violenza contro i cittadini beduini del sud, tra cui il numero record di oltre 1000 demolizioni di case all’anno (molte più di quelle distrutte in Cisgiordania). Al tempo stesso, Israele ha annullato le richieste di terra da parte dei Beduini, in modo simile a come tratta i proprietari di terra in Cisgiordania.

Intanto, come in Cisgiordania, Israele sta istituendo nuove comunità per soli Ebrei, sotto la guida della Divisione Colonie dell’Organizzazione Mondiale Sionista, un organismo che poteva precedentemente operare solo nei territori occupati. Sta anche adottando pratiche importate dalla Cisgiordania, come l’insediamento di gruppi “di nucleazione” in tutto il paese e soprattutto nelle città in sviluppo e nel cuore dei quartieri arabi delle città israeliane, come Jaffa e Acri. Allo stesso modo, dozzine di fattorie individuali costruite illegalmente da Ebrei sono state “imbiancate”, cioè in altre parole sono state legalizzate, proprio come gli avamposti non autorizzati della Cisgiordania.

Sul fronte legale, l’esempio più notevole è la legge per l’esproprio retroattivo di terre, una legge promossa dai rappresentanti dei coloni e che per la prima volta permetterà di applicare ufficialmente una legge della Knesset in un’area che si trova al di là dei confini. Questa è una pratica che è stata usata da anni in modo non ufficiale, oppure mediante l’escamotage di ordinanze emesse dal comando militare in Cisgiordania.

La nuova proposta di una “legge per lo stato-nazione ebraico” comprende anche clausole per dare la priorità alla giurisprudenza ebraica, ciò che offrirà ai coloni che vivono al di là dei confini dello stato una condizione di privilegio rispetto ai cittadini arabi di Israele.

Altre mosse avanzate per accelerare l’annessione comprendono la legalizzazione degli avamposti non autorizzati, la continua registrazione di terre coltivate palestinesi come terre di proprietà dello stato, il riconoscimento della Ariel University da parte del Consiglio dell’Educazione Superiore e l’estensione della legge penale e dellalegge fondamentale israeliana agli Ebrei della Cisgiordania, ma non ai Palestinesi. Questa annessione inversa è particolarmente appariscente nel momento in cui, in occasione del cinquantenario della guerra dei sei giorni del 1967, i comitati della Knesset hanno tenuto sessioni speciali col Yesha Council delle colonie ebraiche per celebrare i 50 anni dalla “liberazione” dei territori.

Sul terzo fronte, quello pubblico, c’è una campagna per intimidire e mettere a tacere chi si oppone alle colonie e all’annessione. Qui spiccano soprattutto le attività di organizzazioni di destra come Regavim, Im Tirtzu e l’Istituto per le Strategie Sioniste. La campagna comprende un costante attacco alle organizzazioni per i diritti umani e continui tentativi di mettere a tacere insegnanti universitari e ricercatori dell’opposizione. Per esempio, imponendo un codice etico e organizzando comitati di controllo nelle università.

All’interno di questa campagna, ad attivisti che si oppongono all’occupazione, tra cui alcuni dei più importanti intellettuali ebrei del mondo come Noam Chomsky e Judith Butler, è stato impedito l’ingresso in Israele. Questi sforzi per zittire gli oppositori hanno raggiunto anche il mondo artistico, con tentativi di cancellare spettacoli e progetti che hanno a che fare con l’occupazione e con l’oppressione dei Palestinesi.

Si possono capire le attività dei coloni, che hanno interesse a portare avanti i loro obiettivi di lungo termine. È più difficile capire il silenzio della maggioranza degli Israeliani, che accettano apatici la situazione.

Saprà la maggioranza degli Israeliani svegliarsi e impedire questa annessione inversa e la sua degenerazione in apartheid? Arriverà il giorno in cui nascerà uno stato palestinese e Yair Maayan non potrà più dire ammiccante che abbiamo copiato all’interno di Israele le politiche della Cisgiordania? Non c’è occasione migliore di questo cinquantenario per cominciare un profondo cambiamento, invocato ormai da 50 anni in questa terra contesa.

Oren Yiftachel

Collaboratore di Haaretz

Il Prof. Yiftachel insegna geografia politica e pianificazione urbanistica all’Università Ben Gurion del Negev.

Traduzione di Donato Cioli

A cura di Assopace Palestina




Rapporto OCHA del periodo 2 maggio – 15 maggio (due settimane)

Quattro aggressioni e tentate aggressioni con coltello contro le forze israeliane hanno provocato l’uccisione di due sospetti aggressori: un minore palestinese e un cittadino della Giordania; oltre al ferimento di un israeliano e di due palestinesi.

Il 7 maggio, nella città vecchia di Gerusalemme, le forze israeliane hanno sparato e ucciso una ragazza palestinese di 16 anni che, secondo fonti ufficiali israeliane, avrebbe tentato di accoltellare un gruppo di poliziotti. B’Tselem, organizzazione israeliana dei diritti umani, ha affermato che, sebbene la ragazza brandisse un coltello, “si era fermata a diversi metri dagli ufficiali, [e] non rappresentava un pericolo per loro”. Ad oggi, nel 2017, in Cisgiordania questo è il sesto minore palestinese ucciso dalle forze israeliane nel contesto di aggressioni, presunte aggressioni e scontri. Sempre a Gerusalemme, il 13 maggio, un cittadino giordano 57enne (rifugiato palestinese) ha pugnalato e ferito un poliziotto israeliano e successivamente è stato colpito e ucciso. Inoltre, in base ai resoconti dei media israeliani, il 10 e 15 maggio, in due distinti episodi, presso il checkpoint di Salem (Jenin) e nella zona H2 della città di Hebron, le forze israeliane hanno sparato e ferito due giovani palestinesi che avrebbero tentato di accoltellare dei soldati israeliani.

Nel periodo in esame [2-15 maggio], in Cisgiordania le violenze e gli scontri con le forze israeliane sono aumentati: una giovane palestinese è stata uccisa ed altri 255 palestinesi, di cui 26 minori, sono stati feriti. La maggioranza degli scontri si è verificata il 15 maggio, durante le manifestazioni per commemorare il 69° anniversario di quello che i palestinesi chiamano “An Nakba” [= la catastrofe, cioè la proclamazione unilaterale, nel 1948, della nascita dello Stato di Israele], così come durante le manifestazioni in solidarietà con i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, che sono in sciopero della fame da più di 30 giorni per protestare contro le loro condizioni di detenzione. La giovane (di cui sopra) è una palestinese di 22 anni, uccisa con arma da fuoco durante gli scontri scoppiati nel villaggio di Nabi Salah (Ramallah), nel corso della manifestazione settimanale contro l’acquisizione di terre da parte di coloni israeliani. Almeno 35 dei feriti (14%) sono stati colpiti da armi da fuoco, mentre la maggior parte dei rimanenti ha subito lesioni da inalazione di gas lacrimogeni (circa il 40%) e da proiettili di gomma (quasi il 30%).

In numerosi checkpoints della Cisgiordania sono stati rilevati lunghi ritardi che hanno reso difficile l’accesso ai servizi e ai luoghi di lavoro. Durante il periodo di riferimento, nel contesto di crescenti tensioni e violenze, le forze israeliane hanno dispiegato almeno 160 “checkpoint volanti” ad hoc, più che raddoppiando la media bisettimanale registrata dall’inizio dell’anno; tra questi i “checkpoint volanti” allestiti agli ingressi principali delle città di Qalqiliya, Hebron e Betlemme. Inoltre, in diversi momenti di questo periodo, 40 checkpoint parziali (cioè non presidiati in modo permanente) sono stati attivati e presidiati da soldati che fermavano i veicoli palestinesi per effettuare controlli e ricerche.

Il 15 maggio, nel mare a nord-ovest della città di Gaza, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco contro una barca da pesca, uccidendo un pescatore di 23 anni. Secondo il Centro Palestinese per i Diritti Umani, l’episodio si è verificato a circa tre miglia nautiche dalla costa [cioè in zona non vietata da Israele]. In almeno altre 22 occasioni, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in direzione di pescatori che navigavano nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA): in uno dei casi hanno ferito un pescatore. All’inizio di questo mese, e fino al 7 giugno, in occasione della stagione della pesca delle sardine, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, i militari israeliani hanno esteso la zona di pesca consentita, portandola da sei a nove miglia nautiche; viceversa, lungo la costa settentrionale, l’accesso oltre le sei miglia è rimasto precluso. Dall’inizio del 2017 ad oggi ci sono già stati, in mare, almeno 133 casi di apertura del fuoco: il bilancio è di un morto [vedi sopra] e otto feriti.

In Area C e Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito 13 strutture palestinesi sfollando 22 persone e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 40. Nove delle strutture abbattute si trovavano a Gerusalemme Est; sei di queste ultime erano collocate nella comunità di Al Walaja, nella parte illegalmente annessa ad Israele e dove le autorità israeliane hanno recentemente ripreso la costruzione della Barriera. Le altre quattro strutture demolite erano in Area C, nelle comunità di Al Jiftlik (valle del Giordano) e di Ar Ram (governatorato di Gerusalemme).

Due palestinesi sono stati feriti e strutture agricole sono state vandalizzate in episodi di cui sono stati protagonisti coloni israeliani. Nella zona H2 della città di Hebron, coloni israeliani hanno fisicamente aggredito e ferito il Direttore della scuola elementare di Qurtuba; nei pressi dell’insediamento colonico di Kiryat Arba (Hebron), un palestinese è rimasto ferito dai frammenti di vetro della sua auto contro la quale coloni israeliani avevano lanciato pietre. Gli agricoltori dei villaggi di Al Khadr (Betlemme) e Qusra (Nablus) hanno riferito che una recinzione e due serbatoi per l’acqua sono stati vandalizzati da coloni israeliani, rispettivamente di Ahiya e di Alon Shevut.

Secondo resoconti di media israeliani, cinque coloni israeliani sono stati feriti e almeno dieci veicoli sono stati danneggiati in diversi casi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie ad opera di palestinesi, nei pressi di Gerusalemme, Ramallah, Hebron e Betlemme.

È rimasta ferma la Centrale elettrica di Gaza, chiusa il 17 aprile per esaurimento delle proprie riserve di carburante; perdurano così i tagli di 20-22 ore giornaliere alla erogazione di energia elettrica. L’approvvigionamento elettrico dall’Egitto, dopo la riparazione dei guasti alle linee elettriche, è ripreso temporaneamente il 7 maggio, ma è stato nuovamente interrotto il 12 maggio. Questa situazione continua a compromettere la fornitura dei servizi essenziali, operanti ai livelli minimi e affidati al funzionamento di generatori elettrici di emergenza.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto in una direzione per quattro giorni durante il periodo (6-9 maggio), consentendo a 3.068 palestinesi di entrare a Gaza. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.

¡

Ultimi sviluppi

Secondo le prime notizie dei media, il 18 maggio, durante una protesta nella città di Huwwara (Nablus), un colono israeliano ha sparato, uccidendo un 23enne e ferendo un fotografo, entrambi palestinesi.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA 18 aprile – 1 Maggio 2017 (due settimane)

Alla data di chiusura del presente rapporto [1° maggio], la Centrale elettrica di Gaza non era ancora operativa; era ferma dal 17 aprile per esaurimento delle scorte di carburante.

Inoltre, dal 24 aprile, è stato sospeso l’approvvigionamento elettrico dall’Egitto, a causa di un guasto (ancora da riparare) alle linee. Con l’energia elettrica che arriva solo da Israele, i tagli di elettricità continuano ad essere di 20-22 ore al giorno; tali da sconvolgere gravemente le già precarie condizioni di vita della popolazione. Il 27 aprile, per evitare ulteriori peggioramenti, il Fondo Umanitario per i territori palestinesi occupati ha stanziato 500.000 dollari per l’acquisto di combustibile d’emergenza, in modo da garantire l’erogazione dei servizi essenziali negli ospedali ed in altri presìdi medici di emergenza.

Un aggressore palestinese è stato ucciso, mentre sei israeliani e tre sospetti aggressori palestinesi sono stati feriti durante uno speronamento con auto e quattro aggressioni e presunte aggressioni con coltello. Il 19 aprile, al raccordo stradale di Gush Etzion (Hebron), un palestinese di 21 anni ha guidato il suo veicolo contro un colono israeliano, ferendolo; è stato poi colpito ed ucciso dalle forze israeliane. Il 23 aprile, un giovane palestinese di Nablus, che aveva raggiunto la città di Tel Aviv con un regolare permesso di visita, ha pugnalato e ferito quattro israeliani; successivamente anch’egli è stato colpito e ferito con armi da fuoco. Secondo quanto riportato dai media israeliani, dopo l’episodio le autorità israeliane hanno bloccato un certo numero di permessi dello stesso tipo. Il 24 aprile, al checkpoint di Qalandia (Gerusalemme), una donna palestinese ha pugnalato e ferito una soldatessa israeliana ed è stata successivamente arrestata. In due episodi distinti, verificatisi il 25 e il 26 aprile nei pressi del checkpoint di Huwwara (Nablus), due cugini palestinesi, uno dei quali 17enne, hanno tentato di accoltellare soldati israeliani e sono stati colpiti e feriti; non sono stati segnalati feriti israeliani.

In Cisgiordania 191 palestinesi, di cui 45 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane; la stragrande maggioranza degli scontri si sono avuti durante le manifestazioni in solidarietà con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame (vedi più avanti). Dall’inizio del 2017, questo è il numero più elevato di feriti registrati nell’arco di due settimane. Almeno il dieci per cento di questi feriti sono stati causati da armi da fuoco, mentre la maggior parte dei rimanenti sono da attribuire a proiettili di gomma o ad inalazione di gas lacrimogeno. Il maggior numero di feriti palestinesi è stato segnalato durante le manifestazioni a Sabastiya, Beita (entrambi a Nablus) e presso il checkpoint di Beit El / DCO (Ramallah). Nel corso di nove operazioni di ricerca-arresto sono stati registrati venticinque feriti.

Il 17 aprile, più di 1.000 prigionieri palestinesi, detenuti nelle carceri israeliane, hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le loro condizioni di detenzione. Alla data di chiusura di questo rapporto lo sciopero era ancora in corso. Le loro richieste includono la fine delle pratiche di isolamento e di detenzione amministrativa (detenzione senza imputazione o processo), l’incremento della frequenza e della durata delle visite dei familiari, un miglioramento delle cure mediche.

Nella Striscia di Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno 23 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento; non sono stati segnalati feriti, ma, secondo quanto riferito, il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. Nel contesto dell’applicazione delle restrizioni di accesso al mare imposte da Israele, due pescatori sono stati arrestati dalle forze navali israeliane e la loro barca è stata sequestrata.

È stato riferito che il 27 aprile, ad est di Deir al Balah, un gruppo armato palestinese ha aperto il fuoco contro forze israeliane in pattugliamento lungo la recinzione; non sono stati segnalati feriti. Dopo di ciò, le forze israeliane hanno lanciato una serie di granate verso un sito militare di Hamas; sono stati riferiti danni al sito, ma non feriti.

Nove palestinesi, tra cui una donna, sono stati feriti e oltre 100 alberi sono stati dati alle fiamme in separati episodi che coinvolgono coloni israeliani. Otto dei suddetti palestinesi sono stati feriti in quattro diversi episodi di lancio di pietre vicino ai villaggi di Huwwara e Urif (Nablus). Sempre a Nablus, un contadino palestinese è stato fisicamente aggredito e ferito da coloni israeliani nei pressi del villaggio di Deir Sharaf. Coloni israeliani hanno inoltre incendiato più di 100 alberi in Al Fureidis (Betlemme) e un ricovero per animali a Deir Dibwan (Ramallah).

Secondo i resoconti di media israeliani, nei pressi di Ramallah, Betlemme e Gerusalemme, tre coloni israeliani sono stati feriti e almeno otto veicoli sono stati danneggiati in diversi episodi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie ad opera di palestinesi.

In Cisgiordania, per la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito nove strutture palestinesi. Otto di queste strutture, tra cui una abitazione, erano a Gerusalemme Est (Al Isawiya e Jabal al Mukabbir), la rimanente struttura si trovava presso la Comunità di Jabal al Baba, nell’Area C del governatorato di Gerusalemme; si trattava di un rifugio fornito come aiuto umanitario conseguente ad una precedente demolizione. Nel complesso, 14 palestinesi sono stati sfollati ed altri 19 hanno subito danni.

In due occasioni, per consentire esercitazioni militari, le forze israeliane hanno sfollato, per diverse ore ciascuna volta, 12 famiglie della Comunità pastorale di Khirbet ar Ras al Ahmar, nella Valle del Giordano settentrionale. Tuttavia, secondo i rappresentanti della Comunità, in realtà non si è tenuta alcuna esercitazione. Le autorità israeliane hanno inoltre sequestrato un trattore, con la motivazione che lo stesso era stato utilizzato per una costruzione non autorizzata. Negli ultimi anni, la Comunità ha dovuto far fronte a periodiche demolizioni e restrizioni negli spostamenti; fatti che hanno dato origine a preoccupazioni legate al rischio di trasferimento forzato.

Le autorità israeliane, contestando la violazione di norme ambientali, hanno sequestrato 45 tonnellate di legname presso due laboratori che producono carbone, localizzati in una zona dell’Area B di pertinenza del villaggio di Ya’bad (Jenin) [Area B è la parte della Cisgiordania (circa il 23%) nella quale, in base agli Accordi di Oslo (1993), la gestione degli affari civili spetta all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), mentre la gestione della sicurezza spetta ad Israele]. Di conseguenza, è stata colpita la fonte di sostentamento di tre famiglie e di sei lavoratori. Inoltre, accanto al villaggio di Bardala, nella valle del Giordano settentrionale, le autorità israeliane hanno chiuso e danneggiato otto distinti allacciamenti alla rete idrica, motivando il provvedimento con il fatto che gli stessi non erano stati autorizzati. Di conseguenza, è stata impedita l’irrigazione di oltre 250 ettari di terreno agricolo.

Dal 30 aprile al 2 maggio, durante le festività israeliane, le autorità israeliane hanno rafforzato la chiusura della Cisgiordania e di Gaza, impedendo anche ai possessori di permessi l’entrata in Israele ed in Gerusalemme Est; fanno eccezione i lavoratori umanitari, gli organismi internazionali e i titolari di permessi di ricongiungimenti familiari. È stato chiuso anche il valico per le merci di Kerem Shalom tra Israele e Gaza.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, durante le due settimane di riferimento è rimasto chiuso in entrambe le direzioni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah. Nel 2017 il valico di Rafah è stato aperto eccezionalmente solo per 12 giorni; l’ultima volta il 9 marzo.

¡

Ultimi sviluppi

Il 3 maggio Israele ha ampliato, da sei a nove miglia marine, la zona di pesca lungo la costa meridionale di Gaza; provvedimento valido fino al 7 giugno.

þ




Rapporto OCHA 21 marzo – 3 aprile 2017 ( due settimane)

Tre aggressioni con coltello hanno provocato l’uccisione di due palestinesi e il ferimento di quattro israeliani.

Il 29 marzo, nella Città Vecchia di Gerusalemme è stata colpita con arma da fuoco ed uccisa una donna palestinese di 49 anni che avrebbe tentato di accoltellare un poliziotto israeliano di frontiera: non sono stati segnalati feriti israeliani e sull’episodio le autorità israeliane hanno avviato un’indagine. Sempre nella Città Vecchia, il 1° aprile, un 17enne palestinese ha accoltellato e ferito un poliziotto israeliano e due giovani israeliani ed è stato successivamente colpito ed ucciso. Secondo fonti israeliane, il 27 marzo, nella città israeliana di Lod, un giovane palestinese della città di Halhul (Hebron) ha accoltellato e ferito una donna israeliana ed è stato successivamente arrestato. Questi episodi portano a 12, dall’inizio del 2017, il numero di palestinesi uccisi dalle forze israeliane nel corso di attacchi e presunti attacchi.

Altri due ragazzi palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in due distinti episodi verificatisi vicino a Ramallah e ad est di Rafah (Gaza). Il primo si è verificato il 17 marzo, nei pressi di una torre di guardia militare vicina al Campo profughi di Al Jalazun; le forze israeliane hanno colpito con arma da fuoco ed ucciso un 17enne palestinese e ferito altri tre ragazzi: secondo fonti militari israeliane, la sparatoria ha avuto luogo in risposta al lancio di bottiglie incendiarie contro l’insediamento colonico di Beit El, nel quale non erano stati segnalati danni né feriti. Nel secondo caso, il 21 marzo, le forze israeliane hanno sparato proiettili di carro armato in direzione di uno spazio aperto ad est della città di Rafah, a circa 300 metri dalla recinzione perimetrale: un civile palestinese di 16 anni è stato ucciso ed un secondo è stato ferito; le circostanze dell’episodio non sono ancora chiare.

In Cisgiordania, in numerosi scontri le forze israeliane hanno ferito complessivamente 124 palestinesi, 14 dei quali minori, con un incremento significativo rispetto ai dati registrati dall’inizio del 2017. La maggior parte dei ferimenti si sono avuti durante scontri contestuali alle manifestazioni che commemoravano il 41° anniversario della “Giornata della Terra” che, per i cittadini palestinesi di Israele, rievoca un esproprio di massa di terra palestinese. Altri scontri sono stati segnalati nel corso di molteplici operazioni di ricerca-arresto; al funerale del ragazzo ucciso nel Campo profughi di Al Jalazun [vedi sopra] e durante scontri in varie località dei governatorati di Gerusalemme e Ramallah. A quanto riferito, quattro soldati israeliani sono stati feriti da pietre.

Dopo l’uccisione di un membro di Hamas avvenuta ad opera di ignoti il 24 marzo a Gaza City, le autorità palestinesi de facto di Gaza hanno imposto severe restrizioni di accesso, adducendo motivi di sicurezza. Le uscite attraverso il checkpoint ‘Arba-‘Arba – che controlla l’accesso al valico di Erez tra Gaza e Israele – è stato particolarmente colpito; in tal modo si è ridotto ulteriormente il numero di persone, già esiguo a causa di preesistenti restrizioni imposte da Israele, alle quali è consentita l’uscita. A partire dal 4 aprile, più di 100 pazienti che avevano prenotazioni per cure mediche da effettuare fuori Gaza hanno perso i loro appuntamenti e le relative prestazioni sanitarie e dovranno richiedere nuovamente un permesso di uscita, senza alcuna garanzia di accoglimento e con il possibile rischio di un peggioramento delle loro condizioni di salute. Alla maggior parte del personale delle Organizzazioni umanitarie è stata vietata l’uscita da Gaza attraverso Erez; tuttavia, dal 1° aprile, è stato consentito l’attraversamento al personale internazionale impiegato presso le Nazioni Unite e l’ICRC [Comitato Internazionale della Croce Rossa].

Nello stesso contesto, dal 26 marzo, le autorità de facto impediscono l’accesso dei pescatori palestinesi al mare lungo la costa di Gaza. Il Sindacato dei Pescatori di Gaza ha stimato perdite di due o tre tonnellate di pesce al giorno, con conseguenti aumenti di prezzo del pesce importato. Queste restrizioni, giunte all’inizio della stagione della pesca delle sardine, compromettono ulteriormente i proventi della pesca, già precari per le restrizioni di accesso imposte da lunga data da Israele.

Prima dell’imposizione delle restrizioni da parte delle Autorità de facto, il valico di Erez sotto controllo israeliano era normalmente operativo, mentre il valico di Rafah, controllato dall’Egitto, era chiuso. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, circa 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.

Sempre nella Striscia di Gaza, oltre all’episodio avvenuto ad est di Rafah [vedi sopra], nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno 28 occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento o diretto, interrompendo il lavoro di agricoltori e pescatori. In due occasioni, le forze israeliane sono penetrate all’interno della Striscia ed hanno svolto operazioni di spianatura e scavo nei pressi della recinzione perimetrale ed hanno arrestato un civile palestinese che, presumibilmente, aveva tentato di entrare illegalmente in Israele.

In Cisgiordania, a causa della mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 17 strutture di proprietà palestinese, sfollando 22 palestinesi e colpendo i mezzi di sostentamento di oltre 90 persone. Cinque di queste strutture si trovavano a Gerusalemme Est e le restanti in cinque comunità dell’Area C. Inoltre, nella zona di Jabal al Mukabber di Gerusalemme Est, è stata sigillata punitivamente la casa di famiglia dell’aggressore che, nel mese di gennaio 2017, uccise quattro soldati israeliani: una donna ed i suoi quattro figli sono stati sfollati.

Nel governatorato di Nablus, per la creazione di un nuovo insediamento israeliano e la “legalizzazione” retroattiva di tre avamposti già esistenti, le autorità israeliane hanno dichiarato “terra di stato” vari appezzamenti di terreno non contigui, per un totale di quasi 100 ettari. Questa decisione può avere un impatto sull’accesso alla terra da parte degli agricoltori di quattro villaggi adiacenti (Sinjil, Qaryut, As Sawiya e Al Lubban Ash Sharqiya), compromettendo ulteriormente la loro capacità di sostentamento con il lavoro agricolo. Secondo la decisione del Governo israeliano, il nuovo insediamento servirà alla rilocalizzazione dei coloni recentemente evacuati dall’insediamento avamposto di Amona; la decisione prevede anche limitazioni alla futura espansione dell’insediamento.

In quattro distinti episodi, coloni israeliani armati hanno attaccato o minacciato contadini palestinesi, costringendoli ad uscire dai loro terreni posti in prossimità di insediamenti colonici. In uno di questi episodi, verificatosi vicino al villaggio di Beit Furik (Nablus), un contadino palestinese è stato aggredito fisicamente e ferito. Gli altri tre episodi comprendono minacce e intimidazioni nei confronti di agricoltori palestinesi che, a Nablus e Qalqiliya, possono accedere alla propria terra previo coordinamento ed autorizzazione delle autorità israeliane. Questo meccanismo ha lo scopo di garantire agli agricoltori, due volte l’anno, durante la stagione dell’aratura e durante il raccolto, l’accesso sicuro a zone soggette alla violenza dei coloni. Inoltre, tre veicoli palestinesi sono stati danneggiati da lanci di pietre da parte di coloni.

Secondo i media israeliani, quattro coloni israeliani, tra cui una donna, sono stati feriti e diversi veicoli sono stati danneggiati in almeno 13 episodi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie da parte di palestinesi contro veicoli israeliani: vicino a Gerusalemme, Ramallah, Hebron e Betlemme.

¡

Ultimi sviluppi (dal 6 aprile)

Mezzi di informazione riferiscono che le autorità de facto della Striscia di Gaza hanno giustiziato tre uomini palestinesi accusati di “collaborazione con Israele”.

Il Ministero degli Interni della Striscia di Gaza ha annunciato la revoca di tutte le restrizioni di accesso in vigore dal 26 marzo.

Mezzi di informazione riferiscono che un uomo palestinese ha guidato il suo veicolo contro una fermata del bus nei pressi dell’insediamento di Ofra (Ramallah), casando la morte di un soldato israeliano ed il ferimento di un altro; l’uomo è stato arrestato.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

þ




Rapporto OCHA 7 – 20 marzo 2017 (due settimane)

Il 13 marzo, nella Città Vecchia di Gerusalemme Est, un 25enne palestinese ha accoltellato e ferito due poliziotti israeliani ed è stato poi colpito ed ucciso dalle forze israeliane.

Dopo l’accaduto, le forze israeliane hanno fatto irruzione nella casa di famiglia dell’attentatore, nel quartiere di Jabal al Mukabbir di Gerusalemme Est, hanno arrestato quattro membri della famiglia ed hanno distrutto la tenda eretta per il lutto. Il 15 marzo, una ragazza palestinese 16enne ha schiantato l’auto che stava guidando contro i pilastri metallici che, al raccordo di Gush Etzion (Hebron), proteggono la fermata dell’autobus dei coloni; la ragazza è stata gravemente ferita con arma da fuoco dai soldati israeliani; non sono stati segnalati altri feriti.

Il 17 marzo, durante scontri scoppiati nei pressi del Campo profughi Al ‘Arrub (Hebron), le forze israeliane hanno ucciso, con arma da fuoco, un palestinese 16enne; secondo fonti militari israeliane, l’uso delle armi da fuoco è stato attuato in risposta al lancio di bottiglie incendiarie [da parte palestinese]. Inoltre, 43 palestinesi, 11 dei quali minori, sono stati feriti dalle forze israeliane in diversi scontri verificatisi in Cisgiordania (41 feriti) e nella Striscia di Gaza (2 feriti). La maggior parte dei feriti si sono avuti nel corso di scontri scoppiati a Ni’lin (Ramallah), durante le proteste settimanali contro la Barriera; a Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro le limitazioni di accesso; nel corso di moltepici operazioni di ricerca-arresto; durante una manifestazione nei pressi del checkpoint di Beituniya; e al funerale del palestinese ucciso nel Campo profughi Al ‘Arrub [di cui sopra]. In quest’ultima località, secondo quanto riferito, un soldato israeliano è stato ferito da una pietra.

Il 20 marzo, un’operazione di ricerca-arresto effettuata dalle forze di sicurezza palestinesi nel Campo profughi di Balata (Nablus) ha innescato violenti scontri con un gruppo di residenti armati: un membro delle forze di sicurezza è rimasto ucciso mentre altre quattro persone hanno riportato ferite. In questo Campo, negli ultimi mesi, nel contesto delle attività di polizia operate dalle Autorità palestinesi, si sono vissuti momenti di tensione e violenza fra palestinesi. Ad Al Bireh (Ramallah), il 12 marzo, durante scontri scoppiati nel corso di una protesta, 11 palestinesi, tra cui una donna, sono stati feriti dalle forze di sicurezza palestinesi.

Il 16 e il 18 marzo, nella Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno attaccato e danneggiato una serie di presunte strutture militari ed aree aperte. Gli attacchi erano conseguenti al lancio di due razzi, operato da un gruppo armato palestinese: i razzi erano caduti in uno spazio aperto nel sud di Israele, senza causare vittime o danni. Secondo quanto riferito, un altro razzo lanciato verso Israele è ricaduto dentro la Striscia.

Sempre a Gaza, in almeno 34 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco – di avvertimento o diretto – in Aree ad Accesso Riservato, di terra e di mare. Non sono stati segnalati feriti, tuttavia, a quanto riferito, il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. In altri due casi, le forze israeliane hanno arrestato quattro civili palestinesi, tra cui tre minori; presumibilmente dopo che questi avevano tentato di entrare illegalmente in Israele attraverso la recinzione (a controllo israeliano) che circonda la Striscia di Gaza. Inoltre, in due diverse occasioni, le forze israeliane sono penetrate all’interno della Striscia ed hanno svolto operazioni di spianatura e scavo nei pressi della recinzione perimetrale.

Per mancanza dei permessi di costruzione – per i palestinesi quasi impossibili da ottenere – le autorità israeliane hanno demolito nove strutture palestinesi. Sette di queste (disabitate) si trovavano a Gerusalemme Est; le altre due, tra cui un’abitazione, si trovavano in una comunità dell’Area C (Furush Beit Dajan, in Nablus). Nel complesso, tre palestinesi sono stati sfollati ed altri 43 risultano coinvolti.

In Area C, sempre adducendo la mancanza dei permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno notificato ordini di demolizione e blocco lavori nei confronti di 11 strutture abitative di pertinenza di quattro villaggi (Kafr ad Dik, in Salfit; Al Baqa’a e Deir Samit, in Hebron; Al Khadr in Bethlehem). Inoltre, le autorità israeliane hanno rinnovato gli ordini di requisizione per più di 30 ettari di terreno, già requisito a suo tempo per la costruzione della Barriera nel governatorato di Tulkarem; hanno inoltre emesso ordine di sgombero nei confronti di un appezzamento di terra coltivata con oltre 50 giovani ulivi nel villaggio di Immatin (Qalqiliya), in quanto terra designata [da Israele] come “terra di stato”.

Due palestinesi sono stati feriti e danni materiali significativi sono stati registrati in vari episodi in cui risultano coinvolti coloni israeliani. Tali episodi includono l’aggressione fisica ed il ferimento di un ragazzo palestinese di 13 anni nell’insediamento colonico French Hill a Gerusalemme Est e di una donna palestinese di 29 anni vicino al villaggio di Beitin (Ramallah). Vandalizzazioni di proprietà palestinesi sono state riportate in sette episodi distinti: più di 240 alberi e alberelli di proprietà palestinese danneggiati nelle località di As Sawiya (Nablus), At-Tuwani (Hebron) e Al-Khader (Betlemme); due veicoli palestinese danneggiati per lancio di pietre in episodi verificatisi vicino al raccordo di Mikhmas e nella città di Hebron; una struttura agricola danneggiata nel villaggio di Qusra (Nablus).

Secondo quanto riferito dai media israeliani, un colono israeliano è stato ferito e diversi veicoli sono stati danneggiati in almeno 13 episodi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie da parte di palestinesi contro veicoli israeliani: nei pressi di Gerusalemme, Ramallah, Hebron e Betlemme.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto per due giorni in entrambe le direzioni: è stata consentita l’uscita dalla Striscia di Gaza a 1.473 persone e il rientro a 1.370. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, circa 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

þ




Un documento segreto rivela che Israele espulse abitanti di Gaza subito dopo la guerra dei Sei Giorni

Yotam Berger, 15 marzo 2017, Haaretz

Il memorandum del Ministero degli Esteri rivela che l’esercito israeliano fu impegnato in un’azione di punizione collettiva, in cui scacciò dozzine di residenti del campo profughi e demolì case, per una mina antiuomo le cui tracce portavano al campo.

Un documento segreto del Ministero degli Esteri datato 15 giugno 1967 rivela che Israele espulse dei palestinesi dalla Striscia di Gaza come punizione collettiva per rappresaglia rispetto ad un tentato attacco alle truppe israeliane.

Il documento descrive una visita di funzionari del Ministero degli Esteri all’ufficio del governatore militare a Gaza e parla della decisione di espellere dozzine di palestinesi da Gaza verso il Sinai, dopo che era stata piazzata una mina antiuomo destinata a colpire le forze di sicurezza israeliane. Il documento classificato fu scritto da Avner Arazi, che all’epoca era in servizio al dipartimento per l’Asia del Ministero degli Esteri.

Il dottor Guy Laron, un docente del dipartimento di relazioni internazionali dell’Università Ebraica, ha detto ad Haaretz: “Non so niente di questo episodio, ma vi sono state espulsioni e massacri alla fine della guerra. Non facevano parte della storia ufficiale, ma sono accaduti.”

Ha detto di non aver letto di questo specifico episodio, ma ha citato un esempio relativo all’unità di commando Shaked avvenuto alla fine della guerra. “E’ accaduto sotto il comando di Benjamin Ben-Eliezer (poi deputato e più volte mnistro laburista, ndtr), il 10 o l’11 giugno. C’è anche la storia dei beduini di Rafah, avvenuta dopo, nel gennaio 1972. Furono espulsi migliaia di beduini, si stima dai 6.000 ai 20.000.”

Il documento è stato scoperto da membri di Akevot, l’istituto di ricerca sul conflitto israelo-palestinese. Il direttore esecutivo di Akevot, Lior Yavne, ha detto ad Haaretz: “Quello che è eccezionale in questa storia è che i funzionari del Ministero degli Esteri hanno immediatamente scritto un memorandum di intesa. Non era il loro compito. Dovevano firmare un accordo con UNRWA (agenzia ONU per i profughi palestinesi, ndtr.). Sembra che fossero turbati da quanto avevano visto.”

Il documento descrive la visita di Arazi a Gaza il 14 giugno, giorni dopo la fine della guerra dei Sei Giorni, in cui incontrò il governatore militare di Gaza. I funzionari ricevettero un’informativa sugli avvenimenti dei giorni seguiti alla presa di Gaza. “Il 12 o il 13 una mina antiuomo è esplosa nelle vicinanze di Gaza”, asserisce il documento. “L’indagine ha riscontrato che la mina era stata posata poco prima che esplodesse. Le tracce hanno condotto ad alcune case nel campo profughi di Al-Tarabshe (sic).”

Secondo il documento, gli israeliani chiesero agli abitanti delle case di segnalare le persone che avevano compiuto l’attacco. “Poco tempo dopo, sono comparse 110 persone che si sono dichiarate soldati dell’esercito di liberazione palestinese, assumendosi la responsabilità collettiva,” afferma il documento.

Arazi descrive le ripercussioni di questo atto. “Non hanno voluto sentir parlare di segnalare chi tra loro avesse compiuto l’azione”, ricorda. “Gli furono concesse tre ore per rivelare gli autori dell’azione, altrimenti sarebbero stati puniti tutti – fu deciso di trasferire nel Sinai tutti quelli che non avessero risposto al termine dell’ultimatum e abbandonarli! Pare che nel frattempo sia stata eseguita la punizione. L’esercito fece anche esplodere otto case alle quali conducevano le tracce.”

Il documento descrive anche altri episodi in cui l’esercito cercò di far pressione sulla popolazione palestinese perché consegnasse armi e soldati alle forze di sicurezza.

“Il governo ha chiesto ai residenti del campo profughi nella Striscia di consegnare tutte le armi in loro possesso”, è scritto nel documento. “Loro non hanno risposto a questo appello. Perciò il governo ha chiesto al rappresentante locale dell’Unrwa di indicare un deposito in cui chi possedeva armi potesse riporle nella notte senza essere ricercato o dover essere identificato. Questo metodo è stato più efficace.” E inoltre: “Nell’ipotesi che alcuni soldati egiziani si nascondessero in case del campo profughi, i residenti del campo sono stati invitati a consegnare questi soldati. Non vi è stata alcuna risposta.”

Laron sostiene che ci sono testimonianze oculari di espulsioni di massa dalla Cisgiordania appena finita la guerra. “E’ successo alla fine della guerra in Cisgiordania”, ha detto. “Probabilmente c’era qualche piano organizzato, riguardo al quale non sono stati diffusi documenti. Tuttavia, ci sono resoconti di soldati che arrivavano sui camion e spingevano i residenti ad andarsene, li trasportavano per espellerli”, ha aggiunto.

“Uri Avnery, nelle memorie che ha appena pubblicato, sostiene di aver incontrato soldati dell’unità che dicevano che quello era il loro lavoro – attuare un piano organizzato finalizzato all’espulsione dei residenti della Cisgiordania”, ha continuato Laron. “Il comandante generale, Uzi Narkiss, appena prima della guerra disse che, se ce lo permettessero, potremmo scacciare gli arabi dalla Cisgiordania in 48 ore. Senza dubbio furono esiliate migliaia di persone.”

Yavne, dell’istituto Akevot, ha detto che la testimonianza nel documento del governatore di Gaza nel 1967 dimostra che le demolizioni delle case e le espulsioni sono state usate come strumento di punizione nei territori da parte dell’esercito fin dai primi giorni dell’occupazione. Riguardo all’ufficiale che parlò con i funzionari del Ministero, Yavne ha aggiunto: “I giuristi dello stato tendono a negare che le demolizioni delle case siano parte di una politica di punizioni, ma la testimonianza del generale Gaon mostra la vera natura dell’azione di demolizione, che danneggia sempre coloro che non sono coinvolti nel conflitto.”

(Traduzione di Cristiana Cavagna)




Rapporto OCHA 21 febbraio – 6 marzo 2017 ( due settimane)

Il 24 febbraio, nella Striscia di Gaza, a causa del crollo di un tunnel per il contrabbando, scavato sotto il confine con l’Egitto, tre lavoratori palestinesi sono morti e undici sono rimasti feriti.

Dal 2013, la maggior parte dei tunnel per il contrabbando sono stati distrutti o bloccati dalle autorità egiziane, tuttavia è stato riferito che alcuni sono ancora operativi. In Cisgiordania, un 22enne palestinese, saltando dalla sommità della Barriera è caduto in una profonda buca di una cava nei pressi del villaggio di Azzun Atma (Qalqiliya) ed è morto; il giovane era inseguito dalle forze israeliane e, secondo quanto riferito, stava tentando di entrare illegalmente in Israele per cercare lavoro.

Il 1° marzo, un colono israeliano ha ucciso, con arma da fuoco, un 24enne palestinese che aveva fatto irruzione nella sua casa nell’insediamento avamposto Mor Farm (Hebron); secondo quanto riferito dai media israeliani, il colono era stato accoltellato e ferito dal palestinese.

Il 6 marzo, nella città di Al Bireh (Ramallah), nel corso di uno scontro a fuoco verificatosi nel contesto di un’operazione militare, un 33enne palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane. L’incidente ha innescato scontri che hanno portato al ferimento, con arma da fuoco, di due palestinesi.

In Cisgiordania, complessivamente sono stati feriti dalle forze israeliane 57 palestinesi, tra cui nove minori e tre donne. La parte preponderante dei ferimenti sono stati registrati durante scontri verificatisi nel contesto di operazioni di ricerca-arresto; durante manifestazioni tenute in solidarietà con i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e nelle manifestazioni settimanali nei villaggi di Kafr Qaddum (Qalqiliya) e Ni’lin (Ramallah). Inoltre, in due episodi distinti, due palestinesi, un uomo e una donna, sono stati feriti con arma da fuoco: al checkpoint di Qalandiya e ad un checkpoint “volante” all’entrata del villaggio di Hizma (entrambi a Gerusalemme), presumibilmente per non essersi fermati all’alt intimato loro dai soldati. Inoltre, un soldato israeliano è stato ferito, con arma da fuoco, durante un pattugliamento presso l’insediamento colonico di Efrat (Betlemme).

A Gaza, il 27 febbraio, quattro palestinesi, fra i quali un civile, sono rimasti feriti, ad est di Rafah, nel corso di molteplici attacchi israeliani, sia aerei che terrestri; secondo quanto riferito, gli attacchi costituivano una risposta al lancio di un razzo ad opera di un gruppo armato. Il razzo è caduto in uno spazio aperto nel sud di Israele, senza causare vittime o danni. A quanto riferito, un altro razzo lanciato contro Israele è ricaduto all’interno della Striscia di Gaza.

Sempre a Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno 44 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco, di avvertimento o diretto, ed hanno ferito, nei pressi della recinzione tra Israele e Gaza, due civili palestinesi che, a quanto riportato, tentavano di introdursi in Israele. In applicazione delle restrizione imposte da Israele per l’accesso al mare, cinque pescatori sono stati arrestati dalle forze navali israeliane, mentre le loro barche e le reti da pesca sono state sequestrate. In due casi, le forze israeliane sono entrate in Gaza ed hanno svolto operazioni di spianatura del terreno e scavi nei pressi della recinzione perimetrale.

Tra il 28 febbraio e il 1° marzo, nell’insediamento colonico di Ofra (Ramallah), le forze israeliane hanno evacuato e demolito, in base ad un sentenza della Corte Suprema israeliana, nove abitazioni [coloniche israeliane] che erano state edificate su terra privata palestinese. Secondo un rapporto dei media israeliani, gli scontri verificatisi nel corso dell’evacuazione hanno provocato il ferimento di 11 membri delle forze israeliane e di 17 giovani coloni.

In tre diversi contesti, sei palestinesi sono stati aggrediti fisicamente e feriti da coloni israeliani: quattro di loro, tra cui due minori, mentre pascolavano le pecore nei pressi dell’insediamento colonico di ‘Otniel (Hebron); uno mentre lavorava sul proprio terreno nei pressi dell’insediamento avamposto Gilad Farm (Nablus); e un altro nella città di Huwwara (Nablus), mentre camminava in strada. Sono stati segnalati almeno tre episodi di lancio di pietre da parte di coloni israeliani, con conseguenti danni per tre veicoli di proprietà palestinese.

Secondo i media israeliani, un colono israeliano è stato ferito e diversi veicoli sono stati danneggiati in almeno 18 episodi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie da parte di palestinesi contro veicoli israeliani. Gli episodi hanno avuto luogo nei pressi di Gerusalemme, Ramallah e Betlemme.

Sempre in Cisgiordania, quattro palestinesi, due ragazzi e due uomini, sono rimasti feriti in tre diversi casi di esplosione di residuati bellici. I minori, di età compresa fra 14 e 15 anni, sono rimasti feriti mentre pascolavano le pecore vicino alle comunità Al Mughayyir (Ramallah) e Khashm ad Daraj (Hebron); i due uomini nei pressi del villaggio di Taffuh, (Hebron) mentre manomettevano gli ordigni inesplosi.

Per la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito due strutture di proprietà palestinese in Area C, nel governatorato di Hebron e due strutture a Gerusalemme Est, sfollando 23 palestinesi e coinvolgendone altri 50.

Nel corso di una esercitazione militare, le forze israeliane hanno sfollato, per due volte e per diverse ore ogni volta, 30 famiglie appartenenti a due comunità di pastori nel nord della Valle del Giordano (Khirbet Tana e Lifjim). In un’altra comunità della stessa area (Khirbet ar Ras al Ahmar), le autorità hanno sequestrato quattro veicoli agricoli, utilizzati per la coltivazione e per l’approvvigionamento idrico. Tutte queste comunità si trovano in un’area designata [da Israele] come una “zona militare per esercitazioni a fuoco”.

Il 5 marzo, le autorità israeliane hanno emesso ordini di demolizione definitiva contro quasi tutte le 140 strutture della comunità beduina palestinese di Khan al Ahmar-Abu Helu (governatorato di Gerusalemme), tra cui una scuola elementare, finanziata da donatori, frequentata da circa 170 bambini. Questa è una delle 46 comunità beduine della Cisgiordania centrale che Israele sta cercando di trasferire in tre siti designati. Inoltre, ordini di demolizione definitivi sono stati emessi nei confronti di 13 strutture, in quattro comunità della zona Massafer Yatta (Hebron), e contro una scuola finanziata da donatori nella comunità di Khirbet Tana (Nablus).

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto per un giorno in entrambe le direzioni: è stata consentita l’uscita dalla Striscia di Gaza a 581 persone e il rientro a 566. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, circa 20.000 persone, tra cui casi umanitari, sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it