Rapporto OCHA della settimana 28 giugno- 4 luglio 2016

In Cisgiordania e Israele, nel corso di quattro attacchi e presunti attacchi ad opera di palestinesi, due israeliani sono stati uccisi e altri sei feriti; tre dei presunti responsabili degli attacchi sono stati uccisi sul posto

[di seguito il dettaglio degli eventi sopraccitati]. Il 30 giugno, nell’insediamento di Kiryat Arba’ (Hebron), un giovane palestinese ha accoltellato e ucciso una 13enne israeliana ed è stato successivamente ucciso dalle guardie di sicurezza dell’insediamento. Nello stesso giorno, a Netanya (Israele), un palestinese ha accoltellato e ferito due israeliani ed è stato successivamente ucciso da un civile israeliano. Il 1° luglio, nella zona H2 di Hebron, le forze israeliane hanno ucciso una 27enne palestinese che avrebbe tentato di accoltellare uno di loro. Più tardi, nello stesso giorno, sulla strada 60 (Hebron), ignoti hanno aperto il fuoco contro una macchina con targa israeliana, uccidendo un colono israeliano e ferendo la moglie e due figli di 15 e 13 anni; sono quindi fuggiti.

In conseguenza degli attacchi sopra riportati, le forze israeliane hanno chiuso diversi snodi stradali che collegano villaggi e città palestinesi dei governatorati di Hebron e Tulkarem. Gli snodi stradali ancora accessibili sono al momento controllati da posti di blocco, dove i soldati israeliani vagliano veicoli e passeggeri. Le chiusure hanno costretto la popolazione a ricercare percorsi alternativi per raggiungere gli snodi praticabili, con tempi di attesa che vanno da pochi minuti a più di un’ora. Conseguentemente, per i circa 890.000 abitanti dei due governatorati coinvolti [Hebron e Tulkarem], l’accesso ai servizi ed ai mezzi di sostentamento risulta pesantemente intralciato.

A Bani Na’im (governatorato di Hebron), città di 26.500 abitanti e residenza di numerosi presunti autori di recenti attacchi, tutti gli ingressi per il movimento veicolare sono stati bloccati, compreso l’unico ingresso destinato ai casi di emergenza, per definire i quali sono richiesti accordi preventivi. I funzionari israeliani hanno anche annunciato la revoca di permessi di lavoro e commerciali per 2.800 residenti della città, misura che, se attuata per lungo tempo, si prevede possa avere un impatto significativo sull’ economia.

Sempre in relazione con gli attacchi sopra riportati, i mezzi di informazione hanno riferito che Israele ha approvato un piano per la costruzione di circa 800 nuove abitazioni in vari insediamenti colonici israeliani, ed ha annunciato una gara d’appalto per la costruzione di 42 unità abitative nell’insediamento colonico di Kiryat Arba, luogo in cui si è verificato uno degli attacchi [vedi il primo paragrafo]. Contemporaneamente, sempre secondo quanto riferito dai mezzi di informazione, le autorità israeliane hanno approvato i piani per la costruzione di circa 600 unità abitative per i palestinesi residenti a Gerusalemme Est.

Il 1° luglio, al checkpoint di Qalandiya (Gerusalemme), un 63enne palestinese è morto per aver inalato gas lacrimogeno ed altri 21 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane. L’episodio si è verificato quando un gran numero di uomini e ragazzi, con un’età non corrispondente ai criteri prefissati dalle autorità israeliane [avere meno di 12 o più di 45 anni] per accedere senza permesso a Gerusalemme Est per la preghiera dei venerdì di Ramadan, si sono riuniti presso il checkpoint di ingresso; al loro rifiuto di allontanarsi dall’area, le forze israeliane hanno risposto sparando lacrimogeni e granate assordanti. Almeno altri 16 palestinesi sono rimasti feriti cadendo mentre fuggivano dalla zona. Sono stati segnalati anche alcuni casi di lanci di pietre da parte di palestinesi, con conseguente ferimento di un soldato israeliano. Si stima che, nel quarto venerdì di Ramadan, sia stato concesso l’ingresso in Gerusalemme Est per pregare nella Moschea di Al Aqsa a circa 73.000 palestinesi detentori di documenti di identità della Cisgiordania.

Durante scontri verificatisi in altre zone della Cisgiordania, altri 58 palestinesi, undici dei quali minori, sono stati feriti dalle forze israeliane. Nell’episodio più grave, verificatosi prima di una demolizione punitiva (vedi sotto) nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme), 26 palestinesi sono stati feriti, 20 dei quali con armi da fuoco. Gli altri ferimenti sono stati riportati durante la manifestazione settimanale a Kafr Qaddum (Qalqiliya) e durante operazioni di ricerca-arresto; la maggior quota di feriti è stata riscontrata a Dura (Hebron).

Complessivamente, in Cisgiordania, le forze israeliane hanno condotto 89 operazioni di ricerca-arresto ed arrestato 162 palestinesi; il governatorato di Gerusalemme conta il più alto numero di arresti (95, tra cui 27 minori), il governatorato di Hebron il maggior numero di operazioni (28).

Nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme), le forze israeliane hanno distrutto, per punizione, le abitazioni di due palestinesi autori, nel dicembre 2015, di una aggressione con coltello a Gerusalemme Est; nel corso dell’aggressione furono uccisi due coloni israeliani, uno dei quali colpito da “fuoco amico” e gli stessi autori dell’aggressione. A seguito delle demolizioni, due famiglie di rifugiati, composte da nove persone, sono state sfollate.

Il 29 giugno, nella città di Ya’bad (Jenin), tre palestinesi sono morti e 14 sono rimasti feriti nel corso di uno scontro armato tra famiglie palestinesi. Nello stesso giorno, nella città di Nablus, in circostanze non chiare, sconosciuti armati hanno ucciso due membri delle forze di sicurezza palestinesi e gravemente ferito una donna palestinese.

Il 1° luglio, un gruppo armato palestinese ha lanciato un razzo verso la città israeliana di Sderot, danneggiando un edificio. Secondo quanto riferito, il giorno dopo, in risposta a questo attacco, l’esercito israeliano ha effettuato una serie di attacchi aerei contro siti appartenenti a gruppi armati palestinesi; è stato colpito anche un negozio nella parte orientale della città di Gaza, con il ferimento di due palestinesi e danni materiali. Ancora in questa settimana, in almeno quindici occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) a terra e in mare; non sono stati registrati feriti, ma pescatori ed agricoltori palestinesi hanno dovuto interrompere le loro attività.

In tre diversi episodi verificatisi a Burin (Nablus), Kafr Qaddum (Qalqiliya) e Wadi Fukin (Hebron), decine di alberi di proprietà palestinese, un appezzamento di terreno coltivato e due serre sono state vandalizzate, secondo quanto riferito, da coloni israeliani. Ancora in questa settimana, nei pressi di Huwwara (Nablus), un palestinese è stato colpito da pietre e ferito da un gruppo di coloni israeliani e il suo veicolo danneggiato. Inoltre, in diverse occasioni, coloni israeliani armati si sono riuniti presso gli ingressi delle città di Salfit e Nablus, impedendo l’accesso e intimidendo i palestinesi presenti.

Sono stati riportati tre episodi di lancio di pietre, da parte di palestinesi contro veicoli israeliani sulla strada 60 e 463 (Ramallah) e in Gerusalemme Est, con conseguente ferimento di quattro israeliani e danni a tre veicoli. In altri due casi, vicino a Betlemme ed Hebron, palestinesi hanno lanciato bottiglie incendiarie verso veicoli israeliani; non sono stati segnalati danni.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto in entrambe le direzioni per cinque giorni (29, 30 giugno e 2, 3, 4 luglio), consentendo a quasi 3.000 persone l’uscita e ad oltre 1.600 l’ingresso a Gaza; secondo le autorità palestinesi di Gaza le persone precedentemente registrate ed in attesa di attraversare erano circa 30.000.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli

þ




Rapporto OCHA della settimana 21 – 27 giugno 2016

Il 24 giugno, vicino all’ingresso dell’insediamento colonico di Kiryat Arba’ (Hebron), una 18enne palestinese, alla guida di un veicolo, ha speronato un’auto con targa israeliana, ferendo due coloni; la donna è stata uccisa dalle forze israeliane.

In seguito all’attacco, per tre giorni consecutivi le forze israeliane hanno bloccato o disposto punti di controllo sugli accessi principali al villaggio di Bani Naim (Hebron), dove viveva la ragazza. Nella prima metà del 2016, le forze israeliane hanno ucciso 54 palestinesi presunti responsabili di attacchi, tra cui sei donne e due ragazze. Per confronto: nell’ultimo trimestre del 2015 furono 89 i presunti aggressori colpiti a morte. Le circostanze di molti episodi hanno sollevato preoccupazione sull’eccessivo uso della forza.

Il 21 giugno, presso il villaggio di Tahta (Ramallah), le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro due veicoli palestinesi che viaggiavano in direzione di Beit ‘Ur: un 15enne è stato ucciso ed altri quattro palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti. Poco prima una vettura con targa israeliana era stata colpita da pietre e tre passeggeri erano stati feriti; l’esercito israeliano ha confermato che il palestinese ucciso ed i feriti non erano coinvolti nel lancio di pietre. Dopo circa 40 ore dall’episodio le autorità israeliane hanno consegnato alla famiglia il cadavere del 15enne ed hanno annunciato l’apertura di un’indagine penale.

In due occasioni durante la settimana, palestinesi si sono scontrati con le forze israeliane nel Complesso di Haram al Sharif/ Monte del Tempio, in Gerusalemme Est: 26 palestinesi, tra cui tre minori, sono rimasti feriti. Gli scontri hanno fatto seguito all’entrata di coloni israeliani ed altri gruppi nel Complesso: secondo le autorità palestinesi ciò ha costituito una trasgressione allo status quo applicato negli anni passati durante gli ultimi dieci giorni del mese di Ramadan.

Altri 30 palestinesi, nove dei quali minori, sono stati feriti dalle forze israeliane durante scontri in altre zone della Cisgiordania: durante la dimostrazione settimanale in Kafr Qaddum (Qalqiliya), prima di una demolizione punitiva [vedere paragrafo successivo] e durante operazioni di ricerca-arresto. In questa settimana, le forze israeliane hanno svolto 89 operazioni di ricerca-arresto, durante le quali sono stati arrestati 112 palestinesi.

Il 21 giugno, in Hajja (Qalqiliya), le forze israeliane hanno demolito, a scopo punitivo, la casa di famiglia di un palestinese che, nel marzo 2016, compì una aggressione con coltello: cinque persone, tra cui due minori, sono state sfollate. Palestinesi, cercando di evitare la demolizione si sono scontrati con le forze israeliane: nove i palestinesi feriti (inclusi nel totale riportato nel paragrafo precedente). Dall’inizio del 2016, le autorità israeliane hanno demolito 19 abitazioni palestinesi per motivi punitivi; per confronto: nella seconda metà del 2015 furono 25. Il 25 giugno 2016, l’UN Relief and Works Agency per i Rifugiati di Palestina (UNRWA), ha invitato le autorità israeliane a porre fine alla pratica delle demolizioni punitive in Cisgiordania.

Per la quarta settimana consecutiva, tredici comunità palestinesi nei governatorati di Salfit, Nablus e Jenin hanno riferito che l’azienda idrica israeliana Mekorot ha ridotto del 50-70% la quantità di acqua a loro fornita. Le oltre 53.000 persone che risiedono in queste aree sono state costrette, per soddisfare i bisogni domestici e di sussistenza, a fare affidamento in misura maggiore sulla costosa acqua trasportata con le autobotti. Le motivazioni di questa riduzione rimangono controverse.

Nella comunità di Al Baq’a, situata in Area C, vicino alla città di Hebron, le autorità israeliane hanno smantellato i tubi dell’acqua di irrigazione, a motivo del loro collegamento illegale alla rete; come parte dell’episodio, è stato distrutto un ettaro di terra coltivata. Ancora in Area C, nella città di Al Khadr (Betlemme), i proprietari di tre strutture abitative e due locali ad uso agricolo hanno ricevuto ordini di arresto-lavori; il provvedimento colpisce cinque famiglie palestinesi.

Nella Striscia di Gaza, in sette occasioni durante la settimana, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti in Aree ad Accesso Riservato, di terra e di mare; non sono stati segnalati feriti. In alcuni dei casi, pescatori ed agricoltori palestinesi hanno dovuto interrompere il lavoro.

Il 26 giugno, Israele ha ridotto da 9 a 6 miglia nautiche la zona di pesca lungo la costa meridionale della Striscia di Gaza. Il 3 aprile 2016, Israele aveva ampliato la zona di pesca [lungo la costa meridionale] a 9 miglia nautiche, pur mantenendo il limite a 6 miglia nautiche lungo la costa settentrionale. Secondo il Ministero dell’Agricoltura [della Striscia di Gaza], la temporanea espansione aveva consentito un aumento significativo della quantità e qualità del pescato. Oltre 35.000 palestinesi dipendono dalla pesca per il loro sostentamento.

Nel terzo venerdì del mese del Ramadan (24 giugno), circa 100.000 palestinesi in possesso di documenti identificativi della Cisgiordania sono stati ammessi in Gerusalemme Est per pregare nella Moschea di Al Aqsa. Ai maschi ultra 45enni ed infra 12enni e alle donne di tutte le età è stato consentito l’accesso senza preventiva autorizzazione. Le autorità israeliane, dopo l’attentato dell’8 giugno a Tel Aviv, tengono ancora in sospeso circa 83.000 permessi precedentemente rilasciati a palestinesi della Cisgiordania per il mese di Ramadan. Durante il periodo di riferimento, tre palestinesi sono stati feriti mentre cercavano di scavalcare la Barriera per andare a pregare a Gerusalemme Est.

In due separati episodi, in As Sawiya (Nablus) e nei pressi di Kafr Malik ed Al Mughayyir (Ramallah), circa 280 alberi di proprietà palestinese ed alcuni ettari di terra coltivata sono stati incendiati e danneggiati, secondo quanto riferito, da coloni israeliani provenienti dall’insediamento di Shilo e da insediamenti colonici illegali della zona. Negli ultimi anni questi insediamenti sono stati una fonte di sistematica violenza e di molestie, minando la sussistenza e la sicurezza fisica dei palestinesi che vivono nei villaggi circostanti. Ancora in questa settimana, un palestinese è stato fisicamente aggredito e ferito da un gruppo di israeliani mentre lavorava nell’insediamento di Ramot, in Gerusalemme Est. Inoltre, coloni israeliani hanno fatto un’incursione nel villaggio di Asira al Qibliya (Nablus), rubando e vandalizzando alcune proprietà e spruzzando scritte tipo “Questo è il prezzo che dovete pagare”.

Sono stati riportati due episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli con targa israeliana che viaggiavano nei pressi dei villaggi di Hizma (Gerusalemme) e di Beit Sira (Ramallah), con conseguenti danni a due veicoli. In cinque casi aggiuntivi, nei pressi di Betlemme, Hebron e Ramallah, palestinesi hanno scagliato bottiglie incendiarie verso auto con targa israeliana: non sono stati segnalati danni.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli nove giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 30.000 persone sono registrate ed in attesa di attraversare.

¡

segue

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 30 giugno, un giovane palestinese ha accoltellato e ucciso una 13enne israeliana nell’insediamento di Kiryat Arba’ (Hebron), ed è stato successivamente ucciso dalle guardie di sicurezza dell’insediamento.

Il 29 giugno, tre palestinesi sono rimasti uccisi e 14 feriti nel corso di uno scontro armato tra famiglie palestinesi nella città cisgiordana di Ya’bad (Jenin); diverse case e veicoli sono stati incendiati o danneggiati.

Il 29 giugno, a Nablus, in circostanze non chiare, uomini armati sconosciuti hanno ucciso due membri delle forze di sicurezza palestinesi e gravemente ferito una donna palestinese.

Il 28 giugno, le autorità egiziane hanno annunciato che il valico di Rafah verrà eccezionalmente aperto, in entrambe le direzioni, dal 29 giugno al 4 luglio (tranne il 1° luglio) per i casi umanitari e le persone pre-registrate.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli




Rapporto OCHA della settimana 14 – 20 giugno 2016

In Area C, nel governatorato di Hebron, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito sette strutture, cinque delle quali si trovavano nel villaggio di Susiya:

sfollati 19 palestinesi, tra cui 12 minori. All’inizio di questo mese, le autorità israeliane avevano annunciato che durante il mese di Ramadan, iniziato il 6 giugno, vi sarebbe stata una sospensione delle demolizioni per mancanza di permessi di costruzione, ad eccezione delle strutture che potessero costituire una minaccia alla sicurezza di Israele.

Il 14 giugno, la Corte Suprema israeliana ha respinto una petizione volta ad evitare la demolizione punitiva delle case di due palestinesi del Campo Profughi di Qalandiya i quali, nel mese di dicembre 2015, a Gerusalemme Est, avevano compiuto una aggressione con coltelli. Nel mese di novembre 2015, Robert Piper, coordinatore umanitario per i Territori palestinesi occupati, aveva invitato le autorità israeliane a fermare le demolizioni punitive poiché costituiscono una forma di punizione collettiva, illegale secondo il diritto internazionale.

È stato riferito che, nel corso delle ultime due settimane, la società idrica israeliana Mekorot ha ridotto la fornitura di acqua a dodici comunità palestinesi comprese nei governatorati di Salfit, Nablus e Jenin. Oltre 53.000 persone residenti in queste aree sono state costrette, per far fronte alle loro necessità domestiche e di sostentamento, ad utilizzare in misura maggiore la costosa acqua da autocisterna. I motivi di questa riduzione restano controversi. In alcune delle comunità colpite, l’8 giugno si è svolta una protesta contro questa situazione.

In due distinti casi, le autorità israeliane hanno confiscato due trattori di proprietà privata, una pompa ed una cisterna che consentivano l’approvvigionamento di acqua per tre famiglie palestinesi residenti nel nord della Valle del Giordano. La confisca è stata motivata, in un caso, con la mancanza delle necessarie autorizzazioni e, nell’altro caso, con il fatto di trovarsi in un’area destinata all’addestramento militare. Ancora nella settimana, in Area C sono stati notificati ordini di arresto-lavori e di demolizione per due invasi per la raccolta dell’acqua, per una scuola materna in costruzione e per sei strutture residenziali disabitate.

In Cisgiordania, 30 palestinesi, dieci dei quali minori, sono stati feriti dalle forze israeliane durante scontri scoppiati nel corso di proteste in Kafr Qaddum (Qalqiliya) e nel Campo Profughi di Ayda (Betlemme), così come nel corso di cinque operazioni di ricerca-arresto, tre delle quali effettuate nel governatorato di Qalqiliya. Il 19 giugno, un ventiduenne palestinese, malato di mente, è morto a causa delle ferite subite dalle forze israeliane durante scontri verificatisi il 4 maggio 2016 nel villaggio di Sa’ir (Hebron). Sempre in questa settimana, un 51enne palestinese è stato aggredito fisicamente in circostanze poco chiare ed è stato ricoverato in ospedale per le cure mediche.

Nella Striscia di Gaza, durante la settimana, in 22 occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) a terra e in mare; non sono stati registrati feriti. In uno degli episodi, quattro barche da pesca sono state sequestrate e portate in Israele, dieci pescatori palestinesi sono stati arrestati, otto dei quali sono stati rilasciati dopo poche ore.

Nel villaggio di Kafr ‘Aqab (Gerusalemme), nel corso di una operazione di ricerca, in scontri con un gruppo di palestinesi armati, le forze di sicurezza palestinesi hanno ferito alla testa, con armi da fuoco, un 15enne palestinese. Altri due scontri armati si sono verificati tra le forze di sicurezza palestinesi e residenti palestinesi dei Campi Profughi di Ramallah e Jenin; non sono stati segnalati feriti.

Un 23enne palestinese è stato ferito dalla deflagrazione di un residuato bellico (ERW) in una zona agricola in Ash-Shuja’iyeh, ad est di Gaza City. Dalla fine delle ostilità [con Israele] del luglio-agosto 2014, nella Striscia di Gaza 13 palestinesi sono stati uccisi e 108 sono stati feriti da residuati bellici.

Nel secondo venerdì di Ramadan (17 giugno), a circa 73.000 palestinesi, in possesso di documenti di identificazione della Cisgiordania, è stato concesso l’ingresso in Gerusalemme Est occupata per pregare nel Complesso della Moschea di Al Aqsa. I maschi di età superiore ai 45 anni, i ragazzi sotto i 12 anni e le donne di tutte le età hanno potuto attraversare senza alcun permesso. Le autorità israeliane, in conseguenza dell’attacco verificatosi l’8 giugno a Tel Aviv, mantengono ancora la sospensione per circa 83.000 permessi rilasciati a palestinesi della Cisgiordania in occasione del mese di Ramadan.

È stato riferito che, nel villaggio di Huwwara (Nablus), un colono israeliano ha sparato contro un palestinese che, fermo ad un incrocio stradale, attendeva un mezzo pubblico. Sono stati inoltre segnalati, nelle aree di Ramallah e Nablus, due episodi di lancio di pietre da parte di coloni israeliani che hanno provocato il ferimento di due palestinesi e danni ai loro veicoli.

Secondo i media israeliani quattro coloni israeliani, tra cui un minore, sono stati feriti da pietre lanciate da palestinesi contro veicoli israeliani nel villaggio di Huwwara, vicino a Burin (Nablus) e presso il villaggio di Jaba’ (Gerusalemme). Dopo il primo episodio, le forze israeliane hanno chiuso quattro strade della zona per almeno due giorni, ed hanno intensificato le ricerche ai checkpoint. In un altro caso, a Gerusalemme Est, nell’insediamento colonico di Talpiot Est, palestinesi hanno lanciato bottiglie incendiarie contro case, senza causare danni; in risposta, le forze israeliane hanno chiuso con blocchi di cemento una strada nel vicino quartiere di Jabal al Muakkbir. Sono stati segnalati altri cinque casi di lancio di pietre e bottiglie incendiarie da parte palestinese contro veicoli israeliani, di cui due con danni.

Durante il periodo di riferimento il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli nove giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza oltre 30.000 persone sono registrate ed in attesa di attraversare.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 21 giugno, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro due veicoli palestinesi, uccidendo un ragazzo di 15 anni e ferendone altri tre, tra cui due minori, che stavano tornando a casa nel villaggio di Beit ‘Ur at Tahta (Ramallah). L’episodio ha fatto seguito al ferimento di tre persone che viaggiavano su una macchina israeliana colpita da pietre; l’esercito israeliano ha confermato che i palestinesi uccisi e feriti non erano implicati in questo episodio. Le autorità israeliane hanno annunciato l’apertura di un’indagine penale.

Il 21 giugno, nel villaggio Hajja (Qalqiliya), le forze israeliane hanno demolito la casa di famiglia del colpevole di una aggressione con coltello avvenuta nel marzo 2016, nel corso della quale un cittadino straniero e l’autore stesso erano stati uccisi; a causa della demolizione, cinque persone, tra cui due minori, sono state sfollate.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli

þ




Rapporto OCHA sulla settimana 7 – 13 giugno 2016

L’8 giugno, due 21enni palestinesi provenienti dalla città cisgiordana di Yatta (Hebron) hanno ucciso tre israeliani e ne hanno feriti altri sette in un centro commerciale a Tel Aviv (Israele).Nella stessa circostanza un’altra israeliana è morta, secondo i media israeliani, per crisi cardiaca.

La polizia israeliana ha arrestato i due aggressori, uno dei quali era stato precedentemente ferito. Il Segretario generale dell’ONU ha decisamente condannato l’attacco. Questo episodio porta a nove il numero di israeliani uccisi in attacchi compiuti da palestinesi della Cisgiordania a partire dall’inizio del 2016; negli ultimi quattro mesi del 2015 le uccisioni furono 23.

nota (nel testo originale): Altri tre israeliani sono stati uccisi nel mese di gennaio 2016, e uno nel mese di ottobre 2015, durante attacchi perpetrati da due cittadini palestinesi di Israele, anch’essi rimasti uccisi.

Dopo questo attacco, le forze israeliane hanno chiuso, per tre giorni, tutte le vie di accesso a Yatta, impedendo ogni movimento in entrata e in uscita dalla città, ad eccezione dei casi umanitari preventivamente concordati. Inoltre, per tutta la settimana, è stato impedito l’ingresso in Israele, o nell’area chiusa posta oltre la Barriera (la “Seam Zone “), a circa 350 titolari di permesso aventi il medesimo cognome del sospetto autore di un tentativo di accoltellamento avvenuto il 2 giugno nella zona di Tulkarem, nel corso del quale il presunto attentatore venne ucciso.

Nello stesso contesto, le autorità israeliane hanno sospeso i permessi rilasciati, per il Ramadan, ad oltre 83.000 palestinesi della Cisgiordania e ad alcune centinaia di abitanti della Striscia di Gaza; permessi utilizzati soprattutto per visite a familiari residenti in Israele. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, oltre a condannare l’attacco, ha espresso preoccupazione per la cancellazione dei permessi, fatto che può configurarsi come una punizione collettiva.

Inoltre, dal 10 al 12 giugno, in occasione di una festa ebraica (Shavuot), le autorità israeliane hanno imposto una chiusura della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, precludendo ai titolari di permesso l’ingresso in Israele e a Gerusalemme Est, ad eccezione degli operatori umanitari, del personale delle organizzazioni internazionali e dei titolari di permesso di ricongiunzione familiare.

Nonostante le misure di cui sopra, durante il primo venerdì del Ramadan (10 giugno), almeno 30.000 palestinesi in possesso di documenti di identità della Cisgiordania sono stati autorizzati ad entrare a Gerusalemme Est per la preghiera. Ciò è dovuto principalmente alla già annunciata rinuncia, da parte di Israele, ad esigere alcuni requisiti per consentire l’ingresso [a Gerusalemme Est] dei palestinesi della Cisgiordania; in particolare, nell’annuncio precedente, si autorizzavano ad entrare gli uomini di età superiore ai 45 anni, i ragazzi al di sotto dei 12 anni e le donne di tutte le età.

L’11 giugno, a Beit ‘Amra (Hebron), le forze israeliane hanno distrutto la casa di famiglia di un 15enne palestinese, attualmente accusato dell’accoltellamento e uccisione di una donna israeliana verificatosi nel gennaio 2016 nell’insediamento colonico di ‘Otni’el. In seguito alla demolizione, sei persone, tra cui un minore, sono state sfollate. Dal quando, nel luglio 2014, questa pratica è stata ripristinata, le autorità israeliane hanno demolito o sigillato 48 case per motivi punitivi, sfollando 288 persone, tra cui 133 minori. Nel mese di novembre 2015, Robert Piper, coordinatore umanitario per i Territori palestinesi occupati, ha invitato le autorità israeliane a fermare questa pratica, che è una forma di punizione collettiva, illegale secondo il diritto internazionale.

Al checkpoint di ‘Awarta (Nablus), nel corso di un presunto tentativo di accoltellamento, le forze israeliane hanno gravemente ferito con arma da fuoco un palestinese mentalmente disabile; nessun soldato israeliano è rimasto ferito. È stato riferito che l’uomo sarebbe stato lasciato a terra sanguinante per circa un’ora, fino a quando un’ambulanza israeliana lo ha prelevato per le cure mediche. In Cisgiordania, in vari episodi, le forze israeliane hanno ferito complessivamente 15 palestinesi, tra cui due minori. Ciò rappresenta, dall’inizio del 2016, una riduzione dell’82% della media settimanale di palestinesi feriti.

L’8 giugno, le forze della Sicurezza palestinese hanno ferito cinque palestinesi durante scontri scoppiati nel corso di una protesta contro l’ingresso di israeliani in un santuario nella città di Nablus (la Tomba di Giuseppe); queste visite avevano già portato a scontri con le forze israeliane: il 6 giugno, era stato ucciso un giovane palestinese. Una protesta simile si era verificata il 4 giugno, con scontri tra manifestanti e forze palestinesi: dieci persone avevano subito lesioni causate dalla inalazione di gas lacrimogeno.

Durante una operazione di ricerca nella città di Qalqiliya, le forze israeliane hanno lanciato razzi illuminanti: almeno 50 alberi di ulivo hanno preso fuoco e sono rimasti danneggiati. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno condotto 87 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 128 palestinesi; circa il 30% degli arresti hanno avuto luogo nel governatorato di Hebron.

Nella zona (H2) della città di Hebron, sotto controllo israeliano, coloni israeliani hanno spruzzato liquido al peperoncino in faccia ad un 13enne palestinese. Inoltre, ci sono stati almeno cinque attacchi di coloni israeliani con conseguenti danni a proprietà palestinesi: 13 alberi di ulivo vandalizzati in Turmus’ayya (Ramallah); lanci di pietre ed atti vandalici contro almeno 21 veicoli in due episodi accaduti nelle zone di Gerusalemme Est e Nablus; 1.500 mq di terra spianati ad Al-Khader (Betlemme); 30 pecore di proprietà palestinese investite ed uccise nel villaggio di Az Zubeidat (Jericho).

Secondo quanto riferito dai media israeliani, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, in quattro distinti episodi di lanci di pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani, cinque israeliani, tra cui un minore, sono stati feriti e un veicolo è stato danneggiato.

Nella Striscia di Gaza, durante la settimana, in dieci occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso palestinesi presenti nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) a terra e in mare; non sono stati registrati feriti. In uno degli episodi, una barca da pesca è stata danneggiata e tre palestinesi sono stati arrestati.

Durante il periodo di riferimento il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è rimasto chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli nove giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza oltre 30.000 persone sono registrate ed in attesa di attraversare.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli

þ




Rapporto OCHA riguardante il periodo: 24 maggio – 6 giugno 2016

Il 2 giugno, una 24enne palestinese, madre di due figli, è stata uccisa dalle forze israeliane mentre si avvicinava al checkpoint di ‘Enav (Tulkarem); si presume abbia tentato di accoltellare un soldato.

In un altro episodio, il 30 maggio, un 17enne palestinese ha accoltellato e ferito un soldato israeliano a Tel Aviv (Israele) ed è stato in seguito arrestato. Dall’inizio del 2016, nel corso di attacchi e presunti attacchi contro israeliani, sono stati uccisi 53 sospetti aggressori palestinesi, tra cui cinque donne e 13 minori; nell’ultimo trimestre del 2015 gli uccisi furono 89. Le circostanze di molti episodi hanno suscitato preoccupazione per l’uso eccessivo della forza.

Le autorità israeliane hanno consegnato alle loro famiglie i corpi di due palestinesi, tra cui una ragazza di 17 anni, sospettati di aver perpetrato attacchi contro israeliani. Sono tuttora trattenuti i cadaveri di altri nove palestinesi.

Un palestinese di 20 anni, colpito con arma da fuoco dalle forze israeliane, durante scontri verificatisi il 2 giugno nella città di Nablus, è successivamente morto in conseguenza delle ferite; gli scontri, che provocarono il ferimento di altri undici palestinesi, erano scoppiati a seguito dell’ingresso di un gruppo di israeliani in visita ad un santuario (la Tomba di Giuseppe).

In Cisgiordania, nelle due settimane cui si riferisce questo rapporto, in scontri con le forze israeliane sono stati feriti 97 palestinesi, tra cui 30 minori e una donna. La stragrande maggioranza degli scontri si è verificata durante manifestazioni e proteste: nei Campi Profughi di Ni’lin e Al Jalazun (governatorato di Ramallah); ad Azzun e Kafr Qaddum (governatorato di Qalqiliya); ad Abu Dis, Al ‘Eizariya e Silwan (governatorato di Gerusalemme). A Gaza, due palestinesi sono stati feriti, con armi da fuoco, durante manifestazioni nei pressi della recinzione perimetrale di Israele.

Durante le due settimane di riferimento, in almeno 25 casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso palestinesi presenti nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e in mare. In uno di questi episodi, cinque pescatori sono stati arrestati dalle forze navali israeliane e due loro barche sono state confiscate.

In Cisgiordania, nell’arco delle due settimane, le forze di Israele hanno condotto 167 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 240 palestinesi; la percentuale di arresti più alta (35%) è stata registrata nel governatorato di Gerusalemme. Nella Striscia di Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato, in sei occasioni le forze israeliane hanno compiuto operazioni di spianatura del terreno ed effettuato scavi.

Il 5 giugno, in Area C, presso la comunità beduina palestinese di Sateh al Bahr (Jericho), per mancanza di permessi edilizi israeliani, le autorità israeliane hanno smantellato e confiscato sei strutture residenziali e due roulotte adibite a scuola materna. Le strutture coinvolte erano state fornite come assistenza umanitaria e finanziate dal Fondo Umanitario per i Territori occupati. Sei famiglie sono state sfollate e tredici bambini privati della scuola. Questa è una delle 46 comunità beduine della Cisgiordania centrale a rischio di trasferimento forzato a causa di un piano israeliano di rilocalizzazione. Dall’inizio del 2016, sono state demolite o confiscate un totale di 180 strutture assistenziali, rispetto alle 108 relative all’intero 2015. Nel periodo di riferimento, con le stesse motivazioni, altre cinque strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, coinvolgendo 19 persone.

Nella Città Vecchia di Gerusalemme Est, a causa di un ordine di sfratto emesso dalle autorità israeliane, due famiglie palestinesi, composte da sette persone, sono a rischio di sfollamento. Ciò fa seguito alla sentenza emessa da un tribunale israeliano a favore di una organizzazione di coloni che rivendica la proprietà delle case dei palestinesi.

Nel nord della Valle del Giordano, tre comunità di pastori (Khirbet ar Ras al Ahmar, Humsa al Bqai’a e Hamamat Al Maleh), composte da circa 360 persone, tra cui 205 minori, sono stati temporaneamente sfollate per tre giorni consecutivi, per più di 14 ore al giorno, per consentire esercitazioni militari israeliane. Ci sono 38 comunità di pastori palestinesi situate in zone designate dalle autorità israeliane come “zone per esercitazione a fuoco”; tali zone coprono circa il 18% della Cisgiordania. Molte di queste comunità, che sono tra le più vulnerabili della Cisgiordania, risiedono in queste zone da prima che le stesse venissero dichiarate “zone per esercitazione a fuoco”.

Secondo i media israeliani, nei governatorati di Hebron e Gerusalemme, tre israeliani, tra cui una donna, sono stati feriti e quattro veicoli israeliani sono stati danneggiati nel contesto di sette episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi.

Nelle due settimane sono stati riferiti quattro episodi di vandalismo contro proprietà palestinesi da parte di coloni israeliani: due episodi di lancio di pietre con danni a due veicoli vicino a Salfit e Betlemme; l’incendio di 15 alberi di ulivo in ‘Urif (Nablus); danni alle colture stagionali ad Al-Khader (Betlemme).

Le autorità israeliane hanno annunciato che durante il mese del Ramadan musulmano, iniziato il 6 giugno, a tutte le donne palestinesi in possesso di documenti di identificazione della Cisgiordania, così come a tutti gli uomini di età superiore ai 45 anni e ai ragazzi al di sotto dei 12 anni, al venerdì sarà consentito l’accesso senza permesso a Gerusalemme Est; uomini e ragazzi che non rientrano in queste categorie potranno richiedere il permesso.

Il valico di Rafah, al confine con l’ Egitto, è stato eccezionalmente aperto per quattro giorni (1, 2, 4, 5 giugno), permettendo a 3.142 palestinesi di uscire e a 894 di entrare a Gaza. Secondo le autorità palestinesi, ci sono più di 30.000 persone registrate e in attesa di attraversare, tra cui circa 9.500 malati e 2.700 studenti. Dall’inizio del 2016, Rafah è stato aperto per soli nove giorni.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

L’8 giugno, due palestinesi provenienti dalla città di Yatta (Hebron) hanno aperto il fuoco in un centro commerciale a Tel Aviv (Israele), uccidendo quattro israeliani e ferendone più di altri dieci; gli autori sono stati successivamente arrestati. Le forze israeliane hanno bloccato tutti gli accessi a Yatta, ad eccezione dei casi umanitari, ed eseguito operazioni di ricerca-arresto.

Il 9 giugno, dopo l’attacco di Tel Aviv, le autorità israeliane hanno annunciato la sospensione di circa 83.000 autorizzazioni concesse a palestinesi per entrare a Gerusalemme Est per la preghiera dei venerdì del Ramadan; sospesi anche i permessi per le visite ai familiari risiedenti in Israele.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli

þ




Dopo l’attacco di Tel Aviv i palestinesi manifestano poca gioia ma comprendono le ragioni di chi ha sparato

Ogni settimana, centinaia di palestinesi sono soggetti a colpi di arma da fuoco da parte degli israeliani e scappano terrorizzati. Secondo loro quello che hanno provato gli israeliani in questo unico attacco è nulla rispetto a quello che sperimentano ogni giorno.

di Amira Hass | 10 giugno, 2016 |

Haaretz

Wafa, l’agenzia ufficiale di notizie dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina [OLP], ha messo sul suo sito una spettacolare fotografia dei fuochi d’artificio a Gaza in onore del sacro mese musulmano del Ramadan e non per inneggiare all’attacco armato di mercoledì a Tel Aviv. Anche se ci sono stati palestinesi che hanno espresso soddisfazione per l’attacco di fronte alle telecamere che li hanno trovati proprio nel momento e nel luogo giusti, né la soddisfazione né l’appoggio[all’attacco] potrebbero descrivere con precisione i sentimenti della maggior parte dei palestinesi sulla sparatoria.

C’è una generale comprensione riguardo al motivo che ha spinto [ad agire]i due attaccanti della città cisgiordana di Yatta, insieme all’apprezzamento per quello che è apparso il loro coraggio. Vi è anche molta preoccupazione rispetto a quale sarà la risposta di Israele.

L’agenzia Wafa ha anche pubblicato una condanna dell’attacco proveniente dall’ufficio del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas. Sicuramente gli israeliani non si accontenteranno di questo, mentre allo stesso tempo i palestinesi si arrabbiano per la sua equidistanza. “L’ufficio di presidenza ha espresso la sua ripetuta condanna di ogni azione da qualunque parte provenga che prenda di mira i civili indipendentemente da quello che potrebbero essere le motivazioni,” afferma il comunicato. Ha anche affermato che la creazione di un clima positivo e la realizzazione di una giusta pace potrebbero garantire la sicurezza dei civili.

L’opposizione di Abbas a qualsiasi escalation ha avuto un riflesso concreto. Per esempio, le sue forze di sicurezza stanno arrestando e imprigionando gli attivisti che non sono stati arrestati da Israele e che hanno guidato le manifestazioni contro il muro di separazione a Betlemme. Di conseguenza sono cessati gli scontri in uno dei punti più caldi. Ma con questo suo comunicato moderato, Abbas ha evidentemente cercato di evitare di urtare la suscettibilità del suo pubblico.

Il suo partito Fatah non ha potuto condannare l’attacco di Tel Aviv. Un comunicato dell’organizzazione ha definito la sparatoria “una risposta individuale e naturale” alla violenza dello Stato israeliano. Un portavoce ha spiegato che per “violenza dello Stato” si intendeva la politica delle demolizioni delle case e lo sradicamento dei palestinesi dalle loro comunità, le “irruzioni dei coloni” sulla spianata delle moschee di Al-Aqsa a Gerusalemme e “gli omicidi a sangue freddo di palestinesi ai checkpoint”.

Da parte sua il movimento Hamas ha elogiato l’attacco, mentre il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina [FPLP] lo ha definito un punto di svolta nell’attuale intifada e una condivisibile reazione al gran numero di palestinesi uccisi da Israele. Riferendosi al luogo dell’attacco di Tel Aviv, avvenuto di fronte al Ministero della difesa, [il FPLP] ha detto che si è trattato di una sfida al nuovo ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, e che è la conferma che la lotta armata è il modo migliore per garantire i diritti dei palestinesi.

Il comunicato del Fronte Popolare si avvicina allopinione prevalente nell’opinione pubblica palestinese rispetto alle posizioni di Abbas o di Fatah, come riportato dal sondaggio pubblicato questa settimana dal Palestinian Center for Policy and Survey Research [Centro palestinese di ricerca e analisi politica]. Il sondaggio ha rivelato che il 58% degli intervistati (il 68% nella Striscia di Gaza e il 52% in Cisgiordania) è convinto che la rivolta degli attacchi individuali esplosa a ottobre, caratterizzata in prevalenza da attacchi all’arma bianca e che si sta trasformando in un’intifada armata, potrebbe essere più utile agli interessi nazionali palestinesi rispetto ai negoziati con Israele.

L’appoggio agli attacchi all’arma bianca è diminuito. Solamente il 36% degli intervistati nella Cisgiordania è solidale. Nella più lontana Gaza, invece, gli attacchi all’arma bianca sono stati appoggiati dal 75% degli intervistati.

In altre parole, vi è un ampio sostegno a parole da parte di coloro che sono lontani e che non sono coinvolti, mentre quelli che possono agire sono restii a farlo.

L’uso delle armi conserva nelle analisi e nelle dichiarazioni la propria aura quale punto più alto della lotta nazionale contro l’occupazione israeliana. Ma né il FPLP, né Hamas o Fatah hanno cercato o osato trasformare l’escalation dell’anno scorso in una lotta armata, perché non possono oppure sanno che fallirebbe, o che la gente non è realmente interessata o preparata.

I programmi televisivi che hanno mostrato gli israeliani che scappavano terrorizzati dagli attentatori sono scene familiari ai palestinesi. Giorno dopo giorno, sperimentano la paura asfissiante degli israeliani armati. Ogni settimana centinaia di palestinesi sono esposti alle sparatorie degli israeliani e fuggono terrorizzati; qualche volta sono feriti o uccisi. Secondo la loro opinione, quello che hanno passato gli israeliani in questo unico attacco è nulla rispetto a quello che sperimentano ogni giorno.

I palestinesi si prendono qualche rivalsa se viene sconvolta la normalità di Tel Aviv, solo a un’ora di macchina dalle zone di disperazione individuale e nazionale a Gaza e in Cisgiordania. La maggior parte è ben consapevole che questo sconvolgimento non cambierà l’orientamento e il comportamento degli israeliani. Tuttavia neppure le dimostrazioni pacifiche, le trattative diplomatiche e i resoconti dei media hanno trasformato gli israeliani in sostenitori del Meretz [partito sionista della sinistra moderata sostenitore della soluzione dei due Stati, ndt]. Quindi tutto quello che rimane è una soddisfazione momentanea di vendetta.

( Traduzione di Carlo Tagliacozzo)




Rapporto OCHA sulla settimana 17- 23 maggio 2016

Una 17enne palestinese è stata uccisa dalla polizia di frontiera israeliana mentre si avvicinava al checkpoint di Beit Iksa, a nord di Gerusalemme. Secondo i media israeliani, prima di essere colpita, la ragazza aveva sollevato un coltello e non aveva rispettato l’ordine di fermarsi.

Non sono stati segnalati feriti tra le forze israeliane. Dall’inizio del 2016, nel corso di aggressioni e presunte aggressioni, le forze israeliane hanno ucciso 52 palestinesi sospetti aggressori, mentre, nel corso dell’ultimo trimestre del 2015, ne furono uccisi 89. Le circostanze di molti episodi hanno creato preoccupazione per l’uso eccessivo della forza.

Le autorità israeliane hanno restituito alle loro famiglie i cadaveri di cinque palestinesi, sospettati di aver perpetrato attacchi contro israeliani. Vengono tuttora trattenuti i corpi di altri nove palestinesi. Il 24 maggio, le autorità israeliane hanno comunicato che avrebbero sospeso la consegna dei cadaveri, a causa di un episodio di presunta violazione delle condizioni concordate per lo svolgimento dei funerali.

In Cisgiordania almeno 49 palestinesi, tra cui quattro minori e una donna, sono stati feriti dalle forze israeliane, in prevalenza durante scontri; la maggior parte dei ferimenti si sono verificati durante le manifestazioni per commemorare il 68° anniversario di quello che, in riferimento ai fatti del 1948, i palestinesi definiscono “Al-Nakba” [la Catastrofe]: in particolare ad Al ‘Eizariya e Silwan (Gerusalemme) e a Ni’lin (Ramallah). Altri feriti si sono avuti nelle manifestazioni settimanali a Kafr Qaddum (Qalqiliya); a Deir Isitya (Salfit), durante una protesta contro la recinzione di una strada principale che impedisce l’accesso alla terra e durante alcune delle 82 operazioni di ricerca-arresto svoltesi nella settimana. Il lancio di lacrimogeni in uno degli scontri verificatisi nel campo profughi di Al Fawwar (Hebron) ha appiccato il fuoco e bruciato 45 ulivi e viti. A Gaza, durante le manifestazioni presso la recinzione, due palestinesi sono stati feriti con armi da fuoco.

Nella Striscia di Gaza, in almeno 13 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) lungo la recinzione perimetrale e in mare. In uno di questi casi un contadino è stato ferito, mentre dieci pescatori, tra cui un minore, sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso le imbarcazioni delle forze navali israeliane, dove sono stati arrestati. Pur mancando una comunicazione ufficiale o una delimitazione, le aree fino a 300 metri dalla recinzione perimetrale sono considerate zone “vietate”, fatta eccezione per gli agricoltori che possono avvicinarsi fino a 100 metri; tuttavia fino a 1.000 metri le aree sono considerate ad alto rischio, e ciò ne scoraggia la coltivazione.

Il 22 maggio, le autorità israeliane hanno annunciato la revoca del divieto di importazione di cemento per il settore privato nella Striscia di Gaza. Il divieto, in vigore dal 3 aprile 2016, era motivato dalla preoccupazione israeliana per il possibile dirottamento di materiali da costruzione verso gruppi armati e dalla scoperta di un tunnel sotterraneo sotto il confine tra Gaza ed Israele.

Le forze israeliane hanno bloccato temporaneamente due delle strade principali per il villaggio Hizma (Gerusalemme), impedendo l’accesso veicolare a circa 7.000 persone. Ciò ha fatto seguito alla esplosione, verificatasi la settimana precedente al checkpoint di Hizma (che controlla l’accesso a Gerusalemme Est), di un ordigno artigianale che ferì un soldato.

A Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito tre case palestinesi ed un locale per la preghiera, sfollando 26 persone, tra cui nove minori, e coinvolgendone altre otto. Dall’inizio del 2016, a Gerusalemme Est sono state demolite 72 strutture (di cui tre per motivi punitivi), rispetto alle 79 dell’intero anno 2015.

Il 18 maggio, un tribunale israeliano si è pronunciato a favore di una organizzazione di coloni che rivendicava la proprietà di tre appartamenti e due negozi nella zona di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est, ordinandone lo sgombero entro il 10 giugno 2016. Quattro famiglie sono a rischio imminente di sfollamento. A Gerusalemme Est, la creazione di insediamenti israeliani nel cuore dei quartieri palestinesi ha inasprito le tensioni e compromesso le condizioni di vita dei palestinesi residenti.

Nella zona H2 della città di Hebron, sotto controllo israeliano, un gruppo di coloni israeliani è entrato in una casa palestinese ed ha aggredito fisicamente e ferito un 16enne palestinese e suo padre. Le forze israeliane sono intervenute e, in base alle affermazioni dei coloni israeliani che sostenevano di essere stati antecedentemente aggrediti dai due, hanno arrestato il ragazzo e suo padre.

Secondo i media israeliani, un bus israeliano che transitava vicino al villaggio di Tuqu ‘(Betlemme) e la metropolitana leggera di Gerusalemme hanno subito danni: il primo per uno sparo e la seconda per il lancio di una bottiglia, presumibilmente ad opera di palestinesi.

Durante il periodo di riferimento il valico di Rafah è stato chiuso sul lato egiziano. L’ultima volta è stato aperto l’11 e il 12 maggio, dopo 85 giorni consecutivi di chiusura. Secondo le autorità palestinesi, almeno 30.000 persone, di cui circa 9.500 malati e 2.700 studenti, sono registrate e in attesa di attraversare. Dall’inizio del 2016, le autorità egiziane hanno aperto il valico di Rafah solo per cinque giorni su 144.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli




Rapporto OCHA della settimana 10-16 maggio 2016

A Gerusalemme Est, tre israeliani, tra cui due donne anziane, sono stati feriti con coltelli in due distinte aggressioni. La polizia israeliana ha arrestato il sospetto autore palestinese di una delle aggressioni, mentre, nel secondo caso, i responsabili sono fuggiti.

Al checkpoint di Hizma (Gerusalemme), secondo quanto riferito, un soldato israeliano è stato ferito dall’esplosione di un ordigno; in relazione a questo episodio, sono stati arrestati due palestinesi. Dall’inizio di aprile 2016, è stato registrato un calo significativo, rispetto ai mesi precedenti, nella frequenza di aggressioni palestinesi e presunte aggressioni contro israeliani.

Nei Territori palestinesi occupati, in scontri con le forze israeliane sono rimasti feriti almeno 78 palestinesi, tra cui 32 minori. La maggior parte degli scontri si sono verificati durante le manifestazioni per commemorare il 68° anniversario di quello che, riferendosi al 1948, i palestinesi chiamano “al-Nakba” [la catastrofe]*. Lacrimogeni sparati dalle forze israeliane in due degli scontri hanno appiccato il fuoco e parzialmente bruciato 30 alberi a Kafr Qaddum (Qalqiliya) e parte di una casa a Kafr ad Dik (Salfit).

* nota di Assopace: il 14 maggio 1948 gli ebrei proclamarono unilateralmente la nascita dello Stato di Israele. L’intervento degli Stati Arabi scatenò la prima delle guerre arabo-israeliane. Gli israeliani, vincitori, occuparono parte del territorio destinato dall’ONU ai palestinesi: circa 600.000 ebrei, in fuga dai paesi arabi, trovarono rifugio in Israele mentre circa 750.000 palestinesi fuggirono nei paesi arabi vicini (campi profughi).

In un altro episodio, in cui non ci sono stati scontri, un incendio è scoppiato vicino al villaggio di Beit ‘Awa (Hebron) a seguito del lancio di bengala (razzi illuminanti) da parte delle forze israeliane: sono bruciati circa 25 ettari di terra coltivata ad ulivo. Le circostanze di questo episodio rimangono poco chiare.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno condotto 78 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 106 palestinesi; il più alto numero di arresti (31) è stato registrato nel governatorato di Gerusalemme. Due di queste operazioni hanno innescato scontri che hanno provocato il ferimento di quattro palestinesi. Nella Striscia di Gaza, in Aree di mare ad Accesso Riservato, 12 pescatori, tra cui quattro minorenni, sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso imbarcazioni delle forze navali israeliane dove sono stati arrestati.

Le forze israeliane hanno revocato le restrizioni imposte nel novembre 2015 sull’accesso dei palestinesi non residenti ad alcune parti della città di Hebron attraverso due punti di controllo chiave (Container e Gilbert checkpoint); nonostante questa facilitazione, il movimento dei palestinesi all’interno dell’area di insediamento israeliano della città rimane soggetto a forti restrizioni. A Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno vietato a due palestinesi l’accesso alla Moschea di Al Aqsa per due e tre mesi rispettivamente, a motivo del loro coinvolgimento in proteste contro l’ingresso di coloni israeliani nello stesso sito.

L’11 e il 12 maggio, in occasione della Giornata della Commemorazione [dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo] e della Giornata dell’Indipendenza di Israele [è lo stesso evento che i palestinesi ricordano come al-Nakba], le autorità israeliane hanno dichiarato una chiusura generale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, impedendo ai titolari di permesso di accedere ad Israele e a Gerusalemme Est, eccetto casi umanitari urgenti ed alcune altre eccezioni. Tutti i valichi commerciali sono stati chiusi.

Le autorità israeliane hanno consegnato alle loro famiglie i cadaveri di due palestinesi, sospettati di aver perpetrato attacchi contro israeliani. Sono ancora trattenuti i cadaveri di altri 13 palestinesi.

In Area C della Cisgiordania, le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 16 strutture di proprietà palestinese per mancanza dei permessi di costruzione. Il 16 maggio, nella comunità beduina palestinese di Jabal al Baba (Gerusalemme), sette container ad uso abitativo, finanziati da donatori, sono stati demoliti ed i materiali per realizzarne altri tre sono stati confiscati. Tale Comunità si trova in una zona destinata [da Israele] all’espansione dell’insediamento colonico di Ma’ale Adumim (il piano E1) ed è una delle 46 comunità beduine nella Cisgiordania centrale a rischio di trasferimento forzato a causa di un piano di “rilocalizzazione” avanzato dalle autorità israeliane. Altri sei strutture di sostentamento sono state demolite nei villaggi di Al Walaja (Betlemme) e Deir al Ghusun (Tulkarem).

Nel corso della settimana sono stati registrati due aggressioni da parte di coloni, con lesioni o danni a palestinesi: nella zona H2 della città di Hebron, una palestinese e sua figlia sono state fisicamente aggredite e ferite da un gruppo di coloni israeliani; in Asfeer (Hebron), un villaggio palestinese situato nella zona chiusa dietro la Barriera, circa 30 coloni hanno vandalizzato la recinzione di una casa e molestato la famiglia, invitandoli a lasciare la zona.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto l’11 e 12 maggio. A fronte di oltre 30.000 persone registrate e in attesa di attraversare, tra cui circa 9.500 malati e 2.700 studenti, è stata consentita l’uscita da Gaza a 739 palestinesi e l’ingresso a 1.220. Questa apertura è avvenuta dopo 85 giorni consecutivi di chiusura – il periodo più lungo dal 2007.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli




Rapporto OCHA della settimana 3- 9 maggio 2016

Nel corso di una serie di raid aerei e cannoneggiamenti effettuati da carri israeliani sulla Striscia di Gaza, una 54enne palestinese, intenta a coltivare la sua terra ad est di Khan Younis, è stata uccisa e altri otto civili palestinesi, tra cui sei minori, sono stati feriti.

La violenza si è intensificata il 4 maggio, quando le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno avviato operazioni militari, a quanto riferito in seguito alla scoperta di un tunnel sotto il confine tra Gaza ed Israele. Gruppi armati palestinesi hanno risposto con colpi di mortaio verso le forze israeliane; non sono stati segnalati feriti israeliani. Durante la settimana, in cinque occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza, hanno spianato il terreno ed effettuato scavi.

Il 3 maggio, un 36enne palestinese ha investito i soldati israeliani in servizio ad un posto di blocco “volante” nei pressi di Deir Ibzi’ (Ramallah); ne ha feriti tre ed è stato successivamente ucciso dagli altri soldati. Più tardi, la stessa notte, il corpo del palestinese è stato consegnato alla famiglia. Questo porta a 51 il numero di palestinesi uccisi dalle forze israeliane, dall’inizio del 2016, in Cisgiordania, durante attacchi e presunti attacchi.

Il 5 maggio, le autorità israeliane hanno comunicato che intendono consegnare quanto prima i cadaveri di palestinesi sospettati di aver perpetrato attacchi contro israeliani negli ultimi sei mesi. Durante il periodo di riferimento, a Gerusalemme Est, uno di questi cadaveri è stato riconsegnato alla famiglia, con la condizione che il funerale fosse limitato a 30 persone, e che fosse versato un deposito di 20.000 NIS (pari a 4.675 euro) a garanzia del rispetto di suddetta condizione. Le autorità israeliane trattengono ancora 15 corpi.

Nei Territori palestinesi occupati, in scontri con le forze israeliane, sono stati feriti 86 palestinesi, tra cui dieci minori. La maggior parte di questi scontri sono scoppiati durante proteste: manifestazioni settimanali a Kafr Qaddum (Qalqiliya) e proteste nei pressi della recinzione che separa Gaza e Israele, oppure nel corso di operazioni di ricerca-arresto. Tra i feriti, un 15enne colpito alla testa da un proiettile di metallo rivestito di gomma, nel villaggio di Al Khader (Betlemme), vicino ad una scuola, durante scontri tra forze israeliane ed un gruppo di ragazzi. Inoltre, tre giornalisti palestinesi sono stati feriti da schegge di granate assordanti sparate dalle forze israeliane durante una manifestazione tenuta al checkpoint di Beituniya, nei pressi della prigione di Ofer (Ramallah), in occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.

Nel governatorato di Hebron, vicino al villaggio di Beit Einoun, le forze israeliane hanno riaperto due cancelli metallici che impedivano ai palestinesi l’accesso ad una importante strada di collegamento. A partire dalla loro chiusura, avvenuta nel mese di ottobre 2015, nei pressi dei cancelli si sono verificati vari attacchi e presunti attacchi contro le forze israeliane ivi operanti, con conseguente uccisione di otto palestinesi e il ferimento di sei soldati israeliani. L’apertura è stata decisa per ridurre le tensioni e facilitare il movimento di 35.000 persone: impiegati, studenti e pazienti che in precedenza erano costretti a lunghe ed onerose deviazioni.

Nella città di Nablus, le autorità israeliane hanno demolito “per punizione” la casa di famiglia di un palestinese, attualmente in stato di detenzione, accusato dell’uccisione di due coloni israeliani, avvenuta il 1° ottobre 2015. Di conseguenza, la moglie incinta è stata sfollata; inoltre, a causa dei danni arrecati durante la demolizione a due appartamenti adiacenti, sono stati coinvolti altri otto palestinesi, tra cui due minori.

Il 6 maggio, per mancanza di un permesso di soggiorno, una 36enne palestinese, madre di tre figli, è stata espulsa a forza dalle autorità israeliane da Gerusalemme Est, dove viveva da anni. La donna, titolare di documento di identità della Cisgiordania, è sposata con il titolare di documento di identità di Gerusalemme che, attualmente, sta scontando una pena detentiva per un attacco perpetrato nel 2002, dopo il quale la loro casa venne sigillata.

Il 9 maggio, secondo quanto riferito dall’organizzazione di coloni di ‘Ateret Cohanim, un gruppo di coloni israeliani si è trasferito in un edificio di tre piani nella città vecchia di Gerusalemme Est; non sono stati segnalati sfollamenti. A Gerusalemme Est, dal 1967, le leggi e la prassi israeliana hanno agevolato l’acquisizione di proprietà e la creazione di insediamenti nel cuore dei quartieri palestinesi. Nel 2015, coloni israeliani si sono impossessati di quattro case, sfollando 17 palestinesi.

Questa settimana sono stati registrati quattro attacchi di coloni israeliani contro palestinesi: nella città di Hebron l’aggressione fisica contro un difensore dei diritti umani; a Shufa (Tulkarem) un furto di bestiame; due episodi di vandalismo contro proprietà vicino a Deir Istiya e a Kifl Haris (entrambe in Salfit). In questa ultimo caso, secondo quanto riferito, coloni israeliani accompagnati da forze israeliane, sono entrati nel villaggio per visitare un sito religioso e, mentre impedivano ad abitanti palestinesi di rientrare nelle loro case, hanno compiuto atti vandalici.

Nella Striscia di Gaza, per l’uso improvvido di candele impiegate per far fronte alla grave carenza di energia elettrica, tre bambini (di 9 mesi, 2 e 4 anni) sono morti per un incendio scoppiato nella loro casa. Durante la settimana, in circostanze simili, sono stati segnalati almeno altri cinque casi che hanno provocato lesioni a tre persone. Da sette settimane consecutive sono in corso interruzioni di energia elettrica (fino a 18-20 ore al giorno), che subordinano l’erogazione dei servizi pubblici fondamentali alla disponibilità del carburante necessario ad azionare generatori di emergenza. Durante la settimana, in tutta la Striscia di Gaza, ci sono state diverse proteste contro questa situazione.

Durante la settimana, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è rimasto chiuso in entrambe le direzioni, portando a 84 giorni il periodo di chiusura ininterrotta: il più lungo a partire dal 2007. Le autorità di Gaza hanno segnalato che risultano registrate e in attesa di attraversare più di 30.000 persone, tra cui circa 9.500 malati e 2.700 studenti.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

L’11 maggio, l’Egitto ha aperto il valico di Rafah con Gaza, in entrambe le direzioni, per due giorni. Questa apertura fa seguito ad 85 giorni consecutivi di chiusura; il periodo più lungo a partire dal 2007.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

considerano già noti ai lettori abituali. In caso di discrepanze, fa testo la versione originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli




Rapporto OCHA della settimana 26 aprile- 2 maggio

Il 27 aprile, una 23enne palestinese, madre ed incinta, e il fratello 16enne sono stati uccisi vicino al checkpoint di Qalandiya (Gerusalemme), secondo quanto riferito da personale della società di sicurezza privata israeliana che presidia il checkpoint.

Le circostanze sono controverse: secondo fonti israeliane, i due portavano dei coltelli e non hanno obbedito all’alt impartito dalle forze israeliane; testimoni oculari palestinesi hanno riferito che il personale di sicurezza ha aperto il fuoco sulla donna che era entrata per errore nella corsia del checkpoint riservata ai veicoli e, successivamente, hanno sparato al fratello accorso per aiutarla. Le autorità israeliane trattengono ancora i loro corpi, insieme a quelli di 16 palestinesi sospettati di aver perpetrato attacchi [contro israeliani] negli ultimi sei mesi.

Nel villaggio di Beit Ur al Foqa (Ramallah), una 16enne palestinese è stata ferita con arma da fuoco durante un presunto tentativo di aggressione contro soldati israeliani. I media israeliani hanno riferito che lei e la sua amica portavano un coltello, una siringa e un biglietto d’addio. Entrambe le ragazze sono state arrestate e non sono stati segnalati feriti tra i soldati israeliani. Secondo i media israeliani, nella Città Vecchia di Gerusalemme, un colono israeliano 60enne è stato accoltellato e ferito da un palestinese; è stato inoltre riferito che il presunto aggressore è fuggito, ma è stato successivamente arrestato.

Durante la settimana, vicino alla colonia di Efrata (Betlemme), un bambino israeliano è stato ferito sull’auto su cui viaggiava, colpita da pietre; inoltre, a Gerusalemme Est, la metropolitana leggera è stata danneggiata da una pietra (o bottiglia), si sospetta, lanciata da palestinesi.

Nei Territori palestinesi occupati, in scontri con le forze israeliane, sono stati feriti 85 palestinesi, tra cui 20 minori. La maggior parte di questi scontri sono scoppiati nel corso di proteste: la manifestazione settimanale a Kafr Qaddum (Qalqiliya) che, da sola, registra 43 feriti; ad Abu Dis (Gerusalemme) e al Campo profughi di Al Jalazun (Ramallah) contro la recente uccisione di palestinesi; durante manifestazioni nei pressi della recinzione di confine tra Gaza ed Israele. In un caso, nei pressi della Al Khader School (Betlemme), un ragazzo di 10 anni è stato urtato e ferito da una jeep israeliana.

In Cisgiordania, a seguito dell’ingresso di coloni e di altri gruppi israeliani in vari siti religiosi in occasione della Pasqua ebraica, sono stati registrati parecchi alterchi e scontri tra palestinesi e forze israeliane. I siti coinvolti includono: il Complesso della Spianata delle Moschee / Monte del Tempio a Gerusalemme Est; il villaggio di Al Karmel nel sud di Hebron; le Piscine di Suleiman presso il villaggio di Al Khader (Betlemme); il villaggio Sebastiya (Nablus); la Tomba di Giuseppe a Nablus. In quest’ultima località, le forze israeliane hanno ferito, con arma da fuoco, un 17enne palestinese. La polizia israeliana ha vietato a quattro palestinesi, per due settimane, l’ingresso nel Complesso della Spianata delle Moschee / Monte del Tempio e, in un altro caso, secondo quanto riferito, ne ha allontanato otto visitatori israeliani.

Nella Striscia di Gaza, in almeno 21 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco in Aree ad Accesso Riservato, di terra e di mare, ed hanno arrestato due pescatori dopo averli costretti a spogliarsi e nuotare verso le imbarcazioni israeliane, dove sono stati tratti in arresto. In quattro occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza, hanno spianato il terreno ed effettuato scavi.

In Cisgiordania, le forze israeliane hanno condotto 45 operazioni di ricerca-arresto arrestando 93 palestinesi: il governatorato di Gerusalemme registra la quota più alta di arresti (65, tra cui 10 minori), per la maggior parte effettuati nella moschea di Al Aqsa.

Per la prima volta in sette anni, a Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno iniziato ad aprire, per due ore al giorno, il cancello sulla Barriera a Dahiyat al Barid, consentendo ai possessori di documenti di identificazione di Gerusalemme, l’utilizzo di un percorso più breve tra Ramallah e le comunità vicine. Le forze israeliane hanno anche riaperto un cancello stradale, chiuso da ottobre 2015, all’ingresso orientale del villaggio di ‘Ein Yabrud (Ramallah), consentendo a circa 11 comunità il transito veicolare verso la strada 60. Un altro cancello stradale, che conduce al villaggio Jamma’in (Nablus), è stato chiuso questa settimana, costringendo i residenti ad una lunga deviazione.

Per mancanza dei permessi rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito tre strutture di sussistenza ed hanno confiscato due serbatoi per l’acqua in un settore dell’Area C della città di Qalqiliya. Il provvedimento interessa 10 famiglie di rifugiati palestinesi, tra cui 32 minori.

In questa settimana non sono stati segnalati attacchi di coloni con vittime o danni [a palestinesi]. Tuttavia, a sud di Yatta (Hebron), coloni israeliani hanno impedito a contadini palestinesi di accedere ai loro terreni che si trovano oltre la Barriera.

Durante la settimana, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è rimasto chiuso in entrambe le direzioni, portando a 77 giorni il periodo di chiusura ininterrotta; il più lungo a partire dal 2007. Le autorità di Gaza hanno segnalato che risultano registrate e in attesa di attraversare più di 30.000 persone, tra cui circa 9.500 malati e 2.700 studenti.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Dal 4 maggio la tensione lungo il confine tra Gaza e Israele è in aumento, concretizzata in una serie di attacchi fra gruppi armati palestinesi ed esercito israeliano. Secondo le prime notizie dei media, una palestinese è stata uccisa ed altri quattro civili palestinesi (di cui tre minori) e un soldato israeliano sono rimasti feriti.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per esplicitare informazioni che gli estensori dei Rapporti considerano note
ai lettori
abituali. In caso di discrepanze, fa testo la versione originale in lingua inglese.

þ

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli