L’elefante nella stanza*

*Nota redazionale.

Pubblichiamo questa lettera aperta inviata alle organizzazioni della comunità ebraica statunitense da più di 900 (ma il numero continua ad aumentare) accademici, intellettuali, artisti, anche rabbini. I firmatari italiani sono una dozzina, il più famoso dei quali è il professor Marcello Flores. L’intento è quello di convincere i dirigenti delle varie associazioni ebraiche a intervenire per porre fine al sostegno nei confronti del governo israeliano e all’occupazione. Ci sono alcuni aspetti particolarmente rilevanti di questa lettera. In primo luogo il fatto che vi si faccia costante riferimento al regime di apartheid imposto da Israele sui palestinesi. In secondo luogo si invita a fare pressione per impedire che gli aiuti militari USA a Israele vengano utilizzati nei territori occupati. Infine l’appello è stato firmato anche da accademici noti per le loro posizioni filo-sioniste, come David Myers, Dov Waxman, Shaul Magid, Daniel Levy e Benny Morris. Quest’ultimo è il più noto e significativo (tra l’altro è tra i primi firmatari). Morris è stato uno dei capofila della nuova storiografia israeliana, che, attraverso lo studio della documentazione presente negli archivi israeliani, ha smontato la narrazione ufficiale riguardo in particolare alla guerra del 1947-49 e alla pulizia etnica a danno dei palestinesi. In seguito però Morris ha preso posizioni anche molto radicali a favore del progetto sionista e delle politiche nei confronti dei palestinesi. A giudicare dal suo appoggio a questo appello c’è da sperare che si sia ravveduto.

Lettera aperta 

Noi, accademici e personaggi pubblici in Israele/Palestina e all’estero, richiamiamo l’attenzione sul collegamento diretto tra il recente attacco di Israele al sistema giudiziario e la sua oppressione illegale di milioni di palestinesi nei Territori palestinesi occupati. Il popolo palestinese viene privato di quasi tutti i diritti fondamentali, compreso il diritto di voto e di protesta. Affronta continue violenze: solo quest’anno, le forze israeliane hanno ucciso oltre 190 palestinesi in Cisgiordania e a Gaza e demolito oltre 590 strutture. I vigilantes dei coloni bruciano, saccheggiano e uccidono impunemente.

Senza pari diritti per tutti, in uno Stato, in due Stati o in qualsiasi altro quadro politico, c’è sempre il pericolo di una dittatura. Non ci può essere democrazia per gli ebrei in Israele finché i palestinesi vivono sotto un regime di apartheid – come lo hanno definito gli esperti legali israeliani. In effetti, lo scopo ultimo della riforma giudiziaria è quello di inasprire le restrizioni su Gaza, privare i palestinesi di uguali diritti sia oltre la Linea Verde che al suo interno, annettere più terra e operare una pulizia etnica in tutti i territori sotto il dominio israeliano a danno della loro popolazione palestinese. I problemi non sono iniziati con l’attuale governo radicale: il suprematismo ebraico è in crescita da anni ed è stato sancito dalla Legge sullo Stato Nazione del 2018.

Gli ebrei americani sono stati a lungo in prima linea nelle cause per la giustizia sociale, dall’uguaglianza razziale al diritto all’aborto, ma non hanno prestato sufficiente attenzione all’elefante nella stanza: l’occupazione di lunga data di Israele che, ripetiamo, ha prodotto un regime di apartheid. Man mano che Israele si è spostato più a destra ed è caduto sotto l’incantesimo dell’agenda messianica, omofoba e misogina dell’attuale governo, i giovani ebrei americani se ne sono progressivamente estraniati. Nel frattempo, i miliardari finanziatori ebrei americani aiutano a sostenere l’estrema destra israeliana.

In questo pressante frangente, che è anche una possibilità di cambiamento, chiediamo ai leader dell’ebraismo nordamericano – leader di fondazioni, studiosi, rabbini, educatori – di

1. Sostenere il movimento di protesta israeliano, ma invitandolo ad accogliere nel suo programma l’uguaglianza per ebrei e palestinesi all’interno della Linea Verde e nei TPO.

2. Sostenere le organizzazioni per i diritti umani che difendono i palestinesi e forniscono informazioni in tempo reale sulla realtà vissuta di occupazione e apartheid.

3. Impegnarsi a rivedere le disposizioni educative e i programmi di studio per bambini e giovani ebrei al fine di fornire una valutazione più corretta del passato e del presente di Israele.

4. Chiedere ai leader eletti negli Stati Uniti di aiutare a porre fine all’occupazione, di impedire l’uso degli aiuti militari americani nei Territori palestinesi occupati e di porre fine all’impunità israeliana alle Nazioni Unite e in altre organizzazioni internazionali.

Basta silenzio. È il momento di agire.

Lista dei firmatari

  1. Shira Klein, Associate Professor of History, Chapman University

  2. Omer Bartov, Professor of Holocaust and Genocide Studies, Brown University

  3. Meir Amor, Associate Professor Concordia University (ret.) 

  4. Lior Sternfeld, Associate Professor of History and Jewish Studies, Penn State University

  5. David N. Myers, Professor of Jewish History, UCLA 

  6. Yair Mintzker, Professor of History, Princeton University

  7. Tamir Sorek, Professor, Penn State University

  8. Nitzan Lebovic, Professor of History, Apter Chair of Holocaust Studies, Lehigh University

  9. Samuel Moyn, Professor, Yale University

  10. Amos Goldberg, Research Institute of Contemporary Jewry, the Hebrew University of Jerusalem 

  11. Zach Adam, Professor Emeritus, the Hebrew University of Jerusalem

  12. Sarah Stroumsa, Professor Emerita, the Hebrew University of Jerusalem 

  13. Daniel Blatman, Professor Emeritus, Department of Jewish History, the Hebrew University of Jerusalem 

  14. Ella Segev, Associate Professor, the Hebrew University of Jerusalem

  15. Ben Kiernan, Professor of History, Yale University (ret.) 

  16. Efraim Davidi, lecturer, Tel Aviv University 

  17. Yael Hashiloni Dolev, Professor, Ben-Gurion University of the Negev 

  18. Anat Matar, Senior Lecturer in Philosophy, Tel Aviv University 

  19. Dr. Noga Wolff, Independent Scholar 

  20. Omri Boehm, Associate Professor of Philosophy, The New School for Social Research 

  21. Oren Yiftachel, Professor of Geography, Ben- Gurion University of the Negev

  22. Naama Meishar, Technion – Israeli Institute of Technology

  23. Yael Sela, Research Associate, Moses Mendelssohn Center, Potsdam University 

  24. Yiftah Elazar, Senior Lecturer in Political Science, The Hebrew University of Jerusalem 

  25. Dudy Tzfati, Associate Professor of Genetics, The Hebrew University of Jerusalem 

  26. Ofer Ashkenazi, Associate Professor of History, The Hebrew University of Jerusalem 

  27. Sara Helman, Associate Professor, Ben Gurion University of the Negev (ret.)

  28. Outi Bat-El Foux, Professor Emerita, Tel Aviv University 

  29. Benny Morris, Professor Emeritus, Ben-Gurion University of the Negev 

  30. Meron Mendel, Professor, Frankfurt University of Applied Sciences 

  31. Yitzhak Hen, Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  32. Ronen Segev, Professor, Ben Gurion University of the Negev 

  33. Uri Mor, Associate Professor, Ben-Gurion University of the Negev

  34. Michael Steinberg, Professor of History, Brown University 

  35. Avraham Sela, Professor Emeritus, The Hebrew University of Jerusalem 

  36. Atalia Omer, Professor of Religion, Conflict, and Peace Studies, University of Notre Dame 

  37. Jung Cyrulnik Daphna, Social Worker

  38. Alon Confino, Professor of History and Jewish Studies, UMass Amherst 

  39. Isaac Nevo, Associate Professor, Ben-Gurion University of the Negev

  40. Raya Morag, Professor, The Hebrew University of Jerusalem 

  41. Katharina Galor, Hirschfeld Senior Lecturer in Judaic Studies, Brown University

  42. Guy Stroumsa, Professor Emeritus, The Hebrew University of Jerusalem & University of Oxford 

  43. Dr. Tammy Razi 

  44. Yosi Avron, Professor Emeritus, Technion – Israeli Institute of Technology

  45. Rachel Burnett, Fellow at the Y&S Nazarian Center for Israel Studies

  46. Liora Halperin, Professor, University of Washington 

  47. Steven J. Zipperstein, Daniel E. Koshland Professor in Jewish Culture and History, Stanford University 

  48. Hanno Loewy, Jewish Museum Hohenems 

  49. Avrum Burg, Associate Professor, former speaker of the knesset, former chairman of the Jewish Agency 

  50. Abigail Jacobson, Associate Professor, The Hebrew University of Jerusalem 

  51. Susan Neiman, Director, Einstein Forum 

  52. David Enoch, Professor of Law and Philosophy, The Hebrew University of Jerusalem 

  53. Assaf Hasson, Associate Professor, Ben Gurion University of the Negev

  54. David De Vries, Professor Emeritus, Department of Labor Studies, Tel Aviv University 

  55. Galit Hasan-Rokem, Professor Emerita, The Hebrew University of Jerusalem 

  56. Ron Naiweld, Centre National de la Recherche Scientifique – CNRS

  57.  Edouard Jurkevitch, Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  58. Sidra DeKoven Ezrahi, Professor Emerita, The Hebrew University of Jerusalem

  59. David Abraham, Professor of Law, University of Miami 

  60. David Guggenheim, Associate Professor, Johns Hopkins University

  61. Ian Balfour, Professor Emeritus, York University 

  62. David Feldman, Director, Birkbeck Institute for the Study of Antisemitism, University of London

  63. Michael Rothberg, Professor of English, Comparative Literature, and Holocaust Studies, UCLA

  64. Fareed Mahameed, Assistant Director, Center for Transboundary Water Management, The Arava Institute for Environmental Studies

  65. Paul Mendes-Flohr, Professor, The University of Chicago

  66. Iris Hefets, Psychoanalyst, Berlin

  67. Meir Aridor, Associate Professor of Cell Biology, University of Pittsburgh 

  68. Elazar Barkan, Professor, Columbia University 

  69. Atina Grossmann, Professor of History, Cooper Union, New York 

  70. Dmitry Shumsky, Associate Professor of History, The Hebrew University of Jerusalem 

  71. Li Wai-yee, Professor of Chinese Literature, Harvard University 

  72. Nina Robins, Masters Student of Global Public Health, New York University 

  73. Hannan Hever, Professor of Jewish Studies and Comparative Literature, Yale University 

  74. Haim Bresheeth, Professorial Research Associate, SOAS 

  75. Dr. Adi Avivi

  76. Avner Ben-Amos, Professor Emeritus, Tel-Aviv University 

  77. Oded Heilbronner, Professor of History and Cultural Studies, Hebrew University of Jerusalem

  78. Ivy Sichel, Professor of Linguistics, UC Santa Cruz 

  79. Hilla Dayan, Lecturer, activist, Gate48 and Academia for Equality 

  80. Khalefah Alghanim, Graduate Student Researcher, UCLA 

  81. Nomi Erteschik-Shir, Professor Emerita, Ben Gurion University of the Negev

  82. Ayelet Ben-Yishai, Associate Professor of English, Universty of Haifa 

  83. Margaret Olin, Senior Lecturer Emeritus, Yale University 

  84. Jacob Katriel, Professor Emeritus of Chemistry, Technion – Israeli Institute of Technology

  85. Yuval Tal, Assistant Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  86. Stefan Rokem, Professor Emeritus, The Hebrew University – Hadassah Medical School

  87. Heather Stone, Adv. 

  88. Uri Horesh, Senior Lecturer in Arabic Linguistics, Achva Academic College

  89. Ariel Chipman, Professor of Evolutionary Biology, The Hebrew University of Jerusalem

  90. Lev Grinberg, Professor Emeritus, Ben Gurion University of the Negev

  91. Arie M. Dubnov, Max Ticktin Professor of Israel Studies and History, George Washington University

  92. Aaron Hahn Tapper, Mae and Benjamin Swig Professor of Jewish Studies, University of San Francisco

  93. Yael Poznanski, Senior Lecturer, Achva Academic College

  94. Oded Bein, Postdoctoral Researcher, Princeton University

  95. Tamar Katriel, Professor Emerita, University of Haifa

  96. Tal Bruttmann, Researcher, Paris Cergy Université 

  97. Marcello Flores, Professor, University of Siena (ret.)

  98. Nurit Peled Elhanan, Lecturer, David Yellin Academic College of Education

  99. Rela Mazali, Writer, Independent Scholar, Activist

  100. Daniel Lieberman, Professor, Harvard University 

  101. Froma Zeitlin, Professor Emeritus of Classics and Comparative Literature, Princeton University 

  102. Adi M. Ophir, Professor Emeritus, Tel Aviv University 

  103. Hasia Diner, Professor Emeritus of American Jewish History, New York University

  104. David Zonsheine, Former chairperson of B’Tselem and Courage to Refuse 

  105. Dr. Sigal Yawetz, Assistant Professor of Medicine, Harvard Medical School

  106. Dr. Dan Eshet, Salem State University

  107. Yuri Pines, Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  108. Avigail Arnheim, Musical Director

  109. Dr. Theodor Bughici

  110. Robert A. Slayton, Professor Emeritus, Chapman University

  111. Diana Kormos Buchwald, Professor of History, Caltech

  112. Ronald Zweig, Taub Professor of Israel Studies (Emeritus), New York University

  113. Itzik Goldberger, Adjunct Professor, Saint Mary’s College

  114. David M. Mittelman, Assistant Professor of Portuguese, United States Air Force Academy (personal speech, not a statement on behalf of the U.S. Government or any agency) 

  115. Yael Niv, Professor of Psychology and Neuroscience, Princeton University

  116. Ze’ev Rosenkranz, Senior Editor, California Institute of Technology

  117. Eyal Landman, Architect and Masters Student, Bezalel Academy of Arts and Design 

  118. Hannah Safran, Haifa Feminist Research Center

  119. Bennett Simon, Clinical Professor of Psychiatry, Emeritus, Harvard University

  120. Marion Kaplan, Professor Emerita of Modern Jewish History, New York University 

  121. Dr. Ira Avneri, Tel Aviv University and the Hebrew University of Jerusalem

  122. Renee Poznanski, Professor Emerita, Ben Gurion University of the Negev 

  123. Mark Roseman, Distinguished Professor, Indiana University Bloomington

  124. Lawrence Baron, Emeritus Professor, San Diego State University

  125. Joseph Zernik, Human Rights Alert NGO

  126. Ran Zwigenberg, Associate Professor of Asian Studies, History, and Jewish Studies, Penn State University

  127. Phyllis Albert, Local Affiliate, Center for European Studies. Harvard University

  128. Allon M Klein, Associate Professor, Harvard Medical School 

  129. Einor Cervone, Associate Curator, Denver Art Museum

  130. Anjuska Weil, former member of parliament, Canton of Zurich

  131. Ranen Omer-Sherman, Endowed Chair of Jewish Studies, University of Louisville 

  132. Yair Wallach, Reader in Israeli Studies, SOAS, University of London 

  133. Ron Barkai, Professor, Tel Aviv University

  134. Rogers Brubaker, Professor of Sociology, UCLA 

  135. Liron Mor, Associate Professor, UC Irvine 

  136. Mordechai Feingold, Van Nuys Page Professor of History of Science and the Humanities, Caltech

  137. Roberta Apfel, Associate Professor, Harvard Medical School 

  138. Judith Zeitlin, William R. Kenan, Jr Professor, University of Chicago

  139. Carolyn Dean, Professor, Yale University

  140. Kenneth B. Moss, Professor, University of Chicago 

  141. Helaine Blumenthal, Ph.D. 

  142. Ziva Galili, Emerita Distinguished Professor, Rutgers University 

  143. Nili Gesser, Postdoctoral Fellow, Drexel University 

  144. Ian Barnard, Professor of Rhetoric and Composition, Chapman University 

  145. Shaul Magid, Professor of Jewish Studies, Dartmouth College 

  146. Aneil Rallin, former Associate Professor of Rhetoric and Composition

  147. Hagit Borer, Professor, Queen Mary University of London 

  148. Tamar Barkay, Lecturer, Tel Hai College 

  149. Avner Cohen, Professor, Middlebury Institute of International Studies at Monterey 

  150. Renate Bridenthal, Emerita Professor, The City University of New York 

  151. Nadav Amir, postdoctoral fellow, Princeton University 

  152. Eyal Sivan, Filmmaker, Independent scholar, essayist 

  153. Omer Tamuz, Professor of Economics and Mathematics, Caltech 

  154. Ruvik Horesh, Professor (retired) 

  155. Dr. Liat Tsuman, Psychoanalytic Candidate, New York University 

  156. Zamir Shatz, artist

  157. Reshef Agam-Segal, Associate Professor, Virginia Military Institute

  158. Wu Hung, Professor, University of Chicago 

  159. Ori Yehudai, Associate Professor of History, The Ohio State University 

  160. Snait Gissis, Researcher & Teacher, Tel Aviv University 

  161. Teddy Fassberg, Tel Aviv University 

  162. Dr Moshe Behar, Herzlia/Manchester 

  163. Lisa Leitz, Delp-Wilkinson Professor of Peace Studies, Chapman University 

  164. Sahar Bostock, PhD candidate, Columbia University 

  165. Nomi Stolzenberg, Professor of Law, University of Southern California 

  166. Janice Hamer, composer, Visiting Associate Professor, Swarthmore College (retired)

  167. Derek Penslar, William Lee Frost Professor of Jewish History, Harvard University 

  168. Sherry Gorelick, Professor Emerita, Rutgers University 

  169. Ariela Gross, Distinguished Professor, UCLA School of Law 

  170. Mira Sucharov, Professor of Political Science, Carleton University 

  171. Katya Frischer, MD

  172. Irena Klepfisz, Barnard College, (retired) 

  173. J.S.Varsano, Doctor of Veterinary Medicine 

  174. Ruti Margalit, Visiting Professor, Hadassah Medical School, The Hebrew University of Jerusalem

  175. Amanda Bloom, Physician Associate (retired)

  176. Allon Pratt, Teacher, Jewish Theological Seminary (retired)

  177. Shai Haran, Professor, Technion – Israeli Institute of Technology 

  178. Orly Benjamin, Professor, Bar Ilan University 

  179. Aviva Halamish, Professor, The Open University of Israel 

  180. Yofi Tirosh, Associate Professor, Faculty of Law, Tel Aviv University 

  181. Rachel Zelnick-Abramovitz, Professor, Tel Aviv University (retired)

  182. Avi Rubin, Associate Professor, Ben-Gurion University of the Negev 

  183. Daniel DeMalach, Lecturer, Sapir Academic College 

  184. Gila Svirsky, Former CEO, New Israel Fund in Israel 

  185. Rivka Nir Grinshtein, Lecturer, The Open University of Israel 

  186. Haggai Ram, Professor of History, Ben-Gurion University of the Negev 

  187. Elchanan Reiner, Professor Emeritus, Tel Aviv University 

  188. Harvey Goldberg, Professor Emeritus, The Hebrew University of Jerusalem

  189. Rotem Tellem MD, Tel Aviv Medical Center, Tel Aviv University

  190. Frances Tanzer, Rose Professor of Holocaust Studies and Jewish Culture, Clark University 

  191. Rotem Geva, Lecturer, The Hebrew University of Jerusalem

  192. Avihay Dorfman, Professor of Law, Tel Aviv University 

  193. Gilad Sharvit, Assistant Professor, Towson University 

  194. Rachman Chaim, Associate Professor, Technion – Israeli Institute of Technology (retired)

  195. Celia Wasserstein Fassberg, Professor Emerita, The Hebrew University of Jerusalem

  196. Amal Jamal, Associate Professor of Political Science, Tel Aviv University 

  197. Shiri Regev-Messalem, Associate Professor, Bar Ilan University 

  198. Chana Kronfeld, Professor of the Graduate School and Prof. Emerita, University of California, Berkeley 

  199. Anat Ascher, Lecturer and Course Coordinator in Philosophy, The Open University of Israel

  200. Roee Kibrik, Researcher, The Hebrew University of Jerusalem

  201. Anat Keidar, Social Worker

  202. Natalie Davidson, Senior Lecturer, Buchman Faculty of Law, Tel Aviv University 

  203. Dr. Chemi Shiff, Head of Research, Emek Shaveh 

  204. Efrat Eizenberg, Associate Professor, Technion – Israeli Institute of Technology

  205. Maxim Reider, Journalist/Photographer 

  206. Goren Hilit, Psychologist

  207. Orr Comay, PhD, Tel Aviv University 

  208. Claude Stern, Lawyer, former Stanford DCI 2020 cohort member

  209. Dr. Suzy Ben Dori

  210. Gina Ben David, Performance Artist

  211. Dr. Chen Misgav, The Open University of Israel

  212. Yoav Di-Capua, Professor of History, The University of Texas at Austin 

  213. Mr. Gilad Melzer, Beit Berl College 

  214. Maayan Padan, PhD Student, Bar Ilan University, Adjunct Lecturer, Ben-Gurion University of the Negev 

  215. Jennifer Robertson, Professor Emerita, University of Michigan  

  216. Yehouda Shenhav-Shahrabani, Professor Emeritus, Tel Aviv University 

  217. Alma Itzhaky, research fellow, Leibniz Center for Literary and Cultural Research, ZfL Berlin 

  218. Itamar Haritan, PhD Student, Cornell University

  219. Amnon Raz-Krakotzkin, Professor, Ben-Gurion University of the Negev

  220. Sagit Mor, Associate Professor, Faculty of Law, University of Haifa 

  221. Rachel Kallus, Professor Emerita, Technion – Israeli Institute of Technology

  222. Ophira Gamliel, Lecturer in South Asian Religions, University of Glasgow

  223. Alon Marcus, Teaching faculty member, The Open University of Israel 

  224. Ido Roll, Associate Professor and Deputy Senior Vice President, Technion – Israeli Institute of Technology

  225. Erica Weitzman, Associate Professor, Northwestern University

  226. Simon Levis-Sullam, Ca’ Foscari University of Venice

  227. Raz Chen Morris, Associate Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  228. Chen Bram, Research Fellow, Truman Institute, The Hebrew University of Jerusalem

  229. Matityaho Shemoeloff, Author and poet

  230. Gideon Freudenthal, Professor Emeritus, Tel Aviv University

  231. Uri Ram, Professor Emeritus, Ben-Gurion University of the Negev 

  232. Roii Ball, Historian, University of Münster 

  233. Edith Lutz, PhD in Jewish Studies

  234. David Winizki, MD, Zürich 

  235. Marcelo Svirsky, University of Wollongong, Australia 

  236. Chamutal Eitam, Humanitarian advisor MSF – Médecins Sans Frontières

  237. Michal Kaiser-Livne, Psychoanalyst, Berlin

  238. Na’ama Rokem, Associate Professor, University of Chicago

  239. Jenna M Gibbs, Associate Professor of History, Florida International University 

  240. Ruth Luschnat, case worker, Berlin

  241. Rafi Greenberg, Professor, Archaeology, Tel Aviv University 

  242. Jeff Peck, Professor and Dean, City University of New York (retired) 

  243. Eran Fisher, Associate Professor, The Open University of Israel 

  244. Ruth Fruchtman, Writer and Journalist, Berlin 

  245. Leah Gruenpeter Gold, PhD candidate, Tel-Aviv University 

  246. Jonathan Zeitlin, Distinguished Faculty Professor of Public Policy and Governance Emeritus, University of Amsterdam 

  247. Dr. David Senesh, senior clinical psychologist

  248. Betty Amstutz Gerson, teacher and writer (retired)

  249. Hadas Shintel, Lecturer in Psychology, College of Law and Business, Ramat Gan

  250. Yossi Dahan, Associate Professor, College of Law and Business, Ramat Gan 

  251. Miriam Victory Spiegel, Family Therapist, Zürich

  252. Yoav Beirach, Post-Doctoral Research Fellow, Technion – Israel Institute of Technology

  253. Jeffrey B Cooper, Professor Emeritus, Harvard Medical School

  254. Hadassah Danit O’Reilly, Independent Scholar of Holocaust and Genocide

  255. Naomi Tauber, Clinical psychologist

  256. Patrick Barnard, Journalist

  257. Chiara Adorisio, Associate Professor of Philosophical Anthropology, La Sapienza University

  258. Shaul Mitelpunkt, Department of History, University of York

  259. Nadav Assor, Associate Professor of Art, Connecticut College

  260. Dorit Peleg, writer

  261. Hagar Dror Maliniek, Clinical Psychologist

  262. Naomi Weiner, Professor, David Yellin Academic College

  263. Amir Locker-Biletzki, Independent Scholar

  264. Paul Osman, Associate Professor, Harvard University 

  265. Kobi Peterzil, Professor, University of Haifa

  266. Geri Müller, President, Association Swiss Palestine, Baden, Switzerland

  267. Lily Koliner, PhD student, The Hebrew University of Jerusalem

  268. Sharon Peled, Candidate, The Institute For Psychoanalytic Training And Research, NY

  269. Dr. Lia Eshet, Family physician

  270. Jill Hamberg, Retired Assistant Professor, State University of New York, Empire State University

  271. Ian Lustick, Bess W. Heyman Professor Emeritus, University of Pennsylvania

  272. Tahel Gover, Academic Librarian, University of Haifa

  273. Hadar Ahuvia, Choreographer, Rabbinical Student, Hebrew College

  274. Robert Cohen, Writer

  275. Nira Yuval-Davis, Professor Emeritus, University of East London

  276. Neta Stahl, Associate Professor, Johns Hopkins University

  277. Sasha Senderovich, Associate Professor of Slavic and Jewish Studies, University of Washington Seattle

  278. Helena Desivilya Syna, Professor Emerita, Yezreel Valley College

  279. Aram Ziai, Professor in Political Science, University of Kassel

  280. Dan W Wasserman, Graduate student, Bar-Ilan University

  281. Yanay Israeli, Assistant Professor, University of Michigan

  282. Michael Stanislawski, Nathan J. Miller Professor of History, Columbia University

  283. Clement Segal, Middle-Eastern Studies, Science Po Grenoble

  284. Barry Cohen, Associate Dean, Ying Wu College of Computing, New Jersey Institute of Technology (retired)

  285. Tova Benjamin, PhD Candidate, New York University

  286. Vanessa Tor, Theater Director

  287. Mikhal Dekel, Distinguished Professor, City College of New York

  288. John P Pittman, Associate Professor, John Jay College of Criminal Justice, City University of New York

  289. Joshua Schreier, Professor of History, Vassar College

  290. Susan Shapiro, Associate Professor, University of Massachusetts Amherst

  291. Alana M. Vincent, Associate Professor, History of Religion, Umeå University

  292. Joshua Shanes, Professor, College of Charleston

  293. Michael G Levine, Professor, Rutgers University

  294. Allison Mickel, Associate Professor of Anthropology, Lehigh University

  295. Jonathan Buchsbaum, Professor Emeritus, Media Studies, Queens College, City University of New York

  296. Dan Simon, Professor of Law and Psychology, University of Southern California

  297. Avner Baz, Professor, Tufts University

  298. Mordehai Amihai Bivas, Ambassador (retired)

  299. David Haig, Professor, Harvard University

  300. Rachel Kapeliuk Azgad, Psychoanalyst

  301. Avivit Ballas Baranes, Artist and Lecturer

  302. Clifford Kulwin, Rabbi Emeritus, Temple B’nai Abraham, Livingston, NJ

  303. Dor Yaccobi, PhD Candidate, Tel Aviv University

  304. Nathaniel Berman, Professor, Religious Studies, Brown University

  305. Sam Fleischacker, LAS Distinguished Professor, University of Illinois at Chicago

  306. Avner Wishnitzer, Professor of Middle Eastern History, Tel Aviv University

  307. Vardit Rispler-Chaim, Associate Professor, University of Haifa (retired)

  308. Anita Bardin, Director, Shiluv Family Therapy Institute (retired)

  309. Philip Prinz, Professor Emeritus, San Francisco State University

  310. Dr. Einat Davidi, Senior Lecturer, University of Haifa

  311. Rivka Ribak, Associate Professor, Department of Communication, University of Haifa

  312. Dr. Lian Malki-Schubert

  313. Joy Ladin, Writer and teacher

  314. Margaret Schabas, Fellow of the Royal Society of Canada, Professor, University of British Columbia

  315. Robert Weinberg, Professor of History, Swarthmore College

  316. Gal Gvili, Associate Professor, McGill University

  317. Tamar Shochat, Professor, University of Haifa

  318. Nora North, NYC Department of Education (retired)

  319. Anat Prior, Associate Professor, Faculty of Education, University of Haifa

  320. Frances Geteles, Professor Emerita, City College, NY

  321. Anna Gutgarts, Research Member, University of Haifa

  322. David Hall, Illustrator

  323. Edna Gorney, Lecturer, Haifa University (retired)

  324. Alan Tansman, Professor, University of California, Berkeley

  325. Paula Varsano, Professor, University of California, Berkeley

  326. Dr Yohai Hakak, Senior Lecturer, Brunel University London 

  327. Michael Sfard, Human Rights Lawyer

  328. Ayla Matalon, Former Lecturer, Technion MBA Program

  329. Linda Dirtmar, Professor Emerita, University of Massachusetts

  330. Pamela Burdman, Executive Director, Just Equations

  331. Dorit Avnir, Doctor of Arts, Art Therapist

  332. Ruth Ben-Artzi, Associate Professor of Political Science, Providence College

  333. Pini Herman, Past Research Associate Professor, University of Southern California 

  334. Rawia Aburabia, Assistant Professor of Law, Sapir Academic College

  335. Danny Rubinstein, Journalist and author

  336. Dorit Barchana-Lorand, Kibbutzim College of Education and the Arts

  337. Naftali Kaminski, Professor of Medicine, Yale University

  338. Natasha Gordinsky, Senior lecturer, University of Haifa

  339. Brigitte Hahn, Technion-Israel Institute of Technology

  340. Shelley Berlowitz, PhD, Alumna University of Konstanz

  341. Zur Shalev, Professor, University of Haifa

  342. Sheer Ganor, Assistant Professor, University of Minnesota, Twin Cities

  343. Leon Duveen, Chair Lib Dems (UK) for Peace in the Middle East

  344. Elisabeth Goldwyn, Professor, Haifa University

  345. Patrick Macklem, Professor Emeritus of Law, University of Toronto

  346. Shir Alon, Assistant professor, the University of Minnesota

  347. Ori Goldbergת Assistanא Professor, Reichman University

  348. Nadje Al-Ali, Professor of Anthropology and Middle East Studies, Watson Institute for International & Public Affairs

  349. Marc Caplan, (APL) Professor, Heinrich-Heine University

  350. Batja P. Guggenheim-Ami, Professor emeritus, FHSG St.Gall Switzerland

  351. Menachem Elimelech, Professor, Yale University

  352. Laura Levitt, Professor of Religion, Jewish Studies, and Gender, Temple University

  353. Moshe Zuckermann, Professor of History and Philosophy, Tel Aviv University

  354. Alessandro Treves, Professor, SISSA, Trieste

  355. David Blanc, Professor of Mathematics, University of Haifa

  356. Jeremiah Riemer, former Assistant Professor, Johns Hopkins School of Advanced International Studies

  357. Edy Kaufman, Professor, M.A. Peace and Conflict Management, University of Haifa

  358. Elly Levy, Attorney

  359. Mark Fichman, Associate Professor Emeritus, Carnegie Mellon University

  360. Cara Rock-Singer, Assistant Professor, UW Madison

  361. Iris Kaminski, Environmental Scientist, New Haven

  362. Michael Hiller, Former board member, Grundrechtekomitee (Committee for Basic Rights)

  363. Andras Hamori, Professor Emeritus, Princeton University

  364. Sandro Ventura, Psychiatrist

  365. A. Kedem, PhD student, Hifa University

  366. Seth Schwartz, Professor of History and Classics, Columbia University

  367. Ellen Weiss, Children’s book author

  368. Nir Friedman, Professor, The Hebrew University of Jerusalem

  369. Steve Fassberg, Professor of Hebrew Language, The Hebrew University of Jerusalem

  370. Amos Laor, Labor union lawyer

  371. Dennis Jett, Professor, Penn State University

  372. Benny Miller, Professor of International Relations, Haifa University

  373. Itamar Shachar, Assistant Professor of Sociology, Hasselt University

  374. Or Simovitch, Arts Educator

  375. Ran Shauli, Faculty member, Bar Ilan University

  376. Marcos Silber, Associate Professor, Department of Jewish History, University of Haifa

  377. Alice Robinson, Psychotherapist

  378. Israel Charny, Professor of Psychology Hebrew University (retired)

  379. Uri Amir Koren, PhD student, Rutgers University

  380. Itamar Kastner, Senior Lecturer, University of Edinburgh

  381. Gil Gambash, Professor, University of Haifa

  382. Mark Siegel, Professor, Yale University

  383. Richard Strier, Professor Emeritus, University of Chicago

  384. Sigall Horovitz, Faculty of Law, Hebrew University of Jerusalem

  385. Candice Breitz, Professor, HBK Braunschweig, Germany

  386. Mabel Stilman Kolesas, Librarian

  387. Ram Reshef, Senior lecturer, University of Haifa

  388. Dr. Barbara Landau, Lawyer, Psychologist, Mediator, Co-founder J-Link International Network & Co-Chair Canadian Association of Jews and Muslims

  389. Baruch Eitam, Associate Professor, University of Haifa

  390. Marianne Hirschberg, Professor, Faculty of Human Sciences, University of Kassel, Germany

  391. Claire Bergen, Rabbinic Student, International Institute for Secular Humanistic Judaism

  392. Sandra Meiri, Senior Lecturer Emerita, The Open University of Israel

  393. Zackary Berger, Associate Professor of Medicine, Johns Hopkins School of Medicine, Core Faculty, Johns Hopkins Berman Institute of Bioethics

  394. Igal Ezraty, Jaffa Theatre Director

  395. Michal Kofman, Associate Professor (Term) of sociology, University of Louisville

  396. Avraham Oz, Professor, University of Haifa

  397. Jacob Nissim, Adv.

  398. Sima Godfrey, Associate Professor Emerita, University of British Columbia

  399. David Harel, Professor, The Weizmann Institute, and President, Israel Academy of Sciences and Humanities

  400. Rabbi Chaim Seidler-Feller, UCLA

  401. Enzo Traverso, Professor of History and Romance Studies, Cornell University

  402. Richard Levy, Labor and Civil Rights Attorney

  403. Andrew F. Jones, Professor of Chinese, University of California, Berkeley

  404. James Young, Distinguished Professor Emeritus, University of Massachusetts Amherst

  405. Merav Amir, Senior Lecturer of Human Geography, Queen’s University Belfast

  406. Umit Kurt, Professor, University of Newcastle

  407. Michelle Shwartz, Teacher (retired)

  408. Kenneth Kotovsky, Professor Emeritus, Carnegie Mellon University

  409. Paul Scham, Associate Research Professor, University of Maryland

  410. Y. L. Al-Sheikh, Palestinian-American Member of Democratic Socialists of America

  411. Nell Hirschmann-Levy, Esq., lawyer

  412. Joel Beinin, Donald J. Mclachlan Profesor of History, Emeritus, Stanford University

  413. Sheryl Nestel, Affiliated Scholar, New College, University of Toronto

  414. Mical Raz, Professor of History and Clinical Medicine, University of Rochester

  415. Max Finkel, Masters of Israel Studies, Brooklyn Law School

  416. Ariel Katz, Associate Professor, Faculty of Law, University of Toronto

  417. Max Lahn, PhD Student, University of Michigan

  418. Sara Roy, Center For Middle Eastern Studies, Harvard University

  419. Sadu Nanjundiah, Professor of Physics, Chaudhary Charan Singh University

  420. Martha Schoolman, Associate Professor of English, Florida International University

  421. Lawrence Davidson, Professor Emeritus, West Chester University

  422. Audrey Macklin, Professor of Law, University of Toronto

  423. Cedric Cohen-Skalli, Senior Lecturer, The University of Haifa

  424. Schneur Newfield, Assistant Professor, Borough of Manhattan Community College, City University of New York

  425. Miriam Zucker, Researcher, Adjunct Professor, York University

  426. Dr. Andrea Siegel, Jewish Studies Scholar, Chaplain, Psychotherapist

  427. Ruth Fallenbaum, PhD

  428. Yaron Klein, Associate Professor, Carleton College

  429. Ido Bermanis, DMD

  430. Dorothy Burlage, Clinical Psychologist

  431. Melissa F. Weiner, Professor Of Sociology, College of The Holy Cross

  432. Marcia Newfield, Adjunct Lecturer, Professional Staff Congress, City University of New York (retired)

  433. Nancy Burke, Core Faculty, Past President, Chicago Center for Psychoanalysis

  434. Deborah Dwork, Director Of The Center For The Study of The Holocaust, Genocide, And Crimes Against Humanity, Graduate Center—City University of New York

  435. Ayalah Shapiro Bivas, Psychoanalyst, Contemporary Freudian Society

  436. Dr. Orna Kenan, Lecturer, UCLA (retired)

  437. Deborah Cowen, Professor, University of Toronto

  438. Sherman Teichman, Founding Executive Director Emeritus, Institute for Global Leadership, Tufts University

  439. Mauro Saccol, PhD, University of Genoa

  440. Jeremy Ginges, Professor, London School of Economics And Political Science

  441. Yulia Gilich, PhD

  442. Zachary Braiterman, Professor, Syracuse University

  443. Marc Gopin, James Laue Professor, George Mason University

  444. Yaakov Lipsker, PhD Candidate, Jewish Theological Seminary

  445. Yoav Duman, Professor, Green River College

  446. Sirmichael T. Cianci, Research Fellow, Johns Hopkins University SAIS

  447. Nir Arielli, Associate Professor, University of Leeds

  448. Menashe Anzi, Professor, Ben-Gurion University

  449. Karin Loevy, manager JSD Program at New York University School of Law, Researcher at the Institute for International Law and Justice, New York University School of Law

  450. Alma Ganihar, Writer

  451. Samir L. Iranee, MBA, Sprachen-Unidozent In Frankfurt Am Main

  452. Henry Reichman, Professor Emeritus of History, California State University, East Bay

  453. Revital Madar, Research Fellow, European University Institute

  454. Dana Arieli, Professor, Holon Institute of Technology

  455. Oded Ezer, Professor, Design Faculty, Holon Institute of Technology

  456. Emily Sun, Associate Professor, Barnard College

  457. Anat Katsir, Professor, Bezalel Academy of Arts & Design Jerusalem

  458. Hazem Malhas, Engineer and Activist in Protecting Natural and Human Heritage

  459. Yoav Shemer-Kunz, PhD, Political Scientist, University of Strasbourg

  460. Tal Nahari, PhD Student, The Hebrew University of Jerusalem

  461. Avinoam J. Stillman, Doctoral Candidate, Freie Universität Berlin, Founding Editor of Blima Books

  462. Willi Goetschel, Professor, University of Toronto

  463. Dr. Shlomi Ravid, Executive Director, The Center for Jewish Peoplehood Education

  464. Motti Regev, Professor, The Open University of Israel

  465. Ido Nahari, Editor, Arts of The Working Class

  466. Gaby Belz, Founding Member, Jewish Voice for Democracy and Justice In Israel/Palestine

  467. Gwyn Daniel, Psychotherapist and Trainer

  468. Jonathan Preminger, Faculty, Cardiff University

  469. Elad Lapidot, Professor, The University of Lille

  470. Ilan Pappe, Professor, University of Exeter, UK

  471. Nora Rubel, Associate Professor, University of Rochester

  472. Stav Zeitouni, Doctoral student, New York University

  473. Amnon Beeri-Sulitzeanu, CO-CEO, The Abraham Initiatives

  474. Avner Giladi, Professor Emeritus, University of Haifa

  475. Brooke Maddux, PhD Candidate, Université de Reims, France

  476. Carola Mathers, Jungian Analyst

  477. David Bollag, MD

  478. Avi Shlaim, Professor Emeritus, The University of Oxford

  479. Clea McNeely, Research Professor, University of Tennessee

  480. Jochi Weil-Goldstein, Ina Autra Senda – Swiss Friends of Combatants for Peace

  481. Hadas Reshef, PhD Student, Freie Universität Berlin

  482. Rabbi Jeanette Friedman Sieradski, Publisher, The Wordsmithy LLC.

  483. Larisa Fialkova, Associate Professor, Dept. of Hebrew and Comparative Literature, University of Haifa

  484. Nerina Cecchin, PhD

  485. Yonatan Sagiv, Research Associate, SOAS University, London

  486. Steven Knoblauch, Adjunct Associate Clinical Professor, New York University Postdoctoral Program in Psychotherapy and Psychoanalysis

  487. Yaudat Mustafa, Professional Engineer

  488. Eleanor Roffman, Professor Emerita, Lesley University

  489. Rivka Jaussi, Poetess

  490. Guy Levi, Learning Innovation Expert

  491. Mardge Cohen MD, Boston Health Care for the Homeless Program 

  492. Marina Calculli, PhD, Columbia University and Leiden University

  493. Gilad Halpern, Journalist, Broadcaster, Media Historian

  494. Dallas R. Scouton, PhD, Brandeis University

  495. Ofer Tur-Sinai, Senior Lecturer, Faculty of Law, Ono Academic College

  496. Derek Brian Gripper, Artist, Researcher, Lecturer of Maths Education 

  497. Nadia Zeldes, Senior Researcher, Ben-Gurion University of the Negev

  498. Miryam Segal, Associate Professor, Queens College and the City University of New York Graduate Center  

  499. Dror Feiler, Chairperson for European Jews for a Just Peace

  500. Suzanne Kallala, Lecturer, College of North West London

  501. Charles Weed, Professor Emeritus, Keene State College 

  502. Amira Katz, Faculty Emeritus of the Department of Asian Studies, Hebrew University of Jerusalem

  503. Shachar Pinsker, Professor, University of Michigan

  504. Phyllis Ewen, Artist

  505. Jan Gross, Professor of History Emeritus, Princeton University

  506. Rebecca Lesses, Associate Professor of Jewish Studies, Ithaca College

  507. Dirk Moses, Professor, City College of New York

  508. Elizabeth Berger MD, Associate Clinical Professor, George Washington University

  509. Antony Lerman, Senior Fellow, Bruno Kreisky Forum for International Dialogue

  510. Liat Naeh, Academic and Writer

  511. Rochelle Tobias, Professor of German, Johns Hopkins University

  512. Peter Rachleff, East Side Freedom Library

  513. Ofer Shinar Levanon, PhD

  514. David Rohrlich, Professor, Boston University

  515. Paul Cotton, Physician (retired)

  516. Ghislaine Boulanger, Psychologist and Psychoanalyst

  517. Arturo Marzano, Associate Professor, University of Pisa

  518. Dov Waxman, Rosalinde and Arthur Gilbert Foundation Professor of Israel Studies, UCLA

  519. David Laibman, Professor Emeritus of Economics, Brooklyn College and City University of New York

  520. Aryeh Cohen, Professor, American Jewish University 

  521. Jerome Bourdon, Professor, Tel Aviv University

  522. Shana Sippy, Associate Professor of Religion, Centre College

  523. Judith Gerson, Professor Emerita, Rutgers University

  524. Michal Aviad, Professor, Tel Aviv University

  525. Rabbi Michal Morris Kamil, Community Rabbi

  526. David Biale, Distinguished Professor Emeritus, UC Davis

  527. Ezequiel Kopel, Journalist and Author

  528. Magali Sarfatti Larson, Professor Emerita of Sociology, Temple University

  529. Miriam Eliav-Feldon, Professor, Tel Aviv University

  530. Irene Gendzier, Professor, Boston University (retired)

  531. Orli Avi-Yonah, PhD, Lecturer on Psychiatry, Harvard Medical School

  532. Jordan Pollack, Professor, Brandeis University

  533. Nitsan Chorev, Professor of Sociology and International and Public Affairs, Brown University 

  534. Teresa Bailey, Consultant and Child and Adolescent Psychotherapist

  535. Karen Klein MD, Physician

  536. Nancy Stern, Professor, City College of New York, City University of New York

  537. Elsa Auerbach, Professor Emerita, University of Massachusetts Boston

  538. David Wakstein, Artist 

  539. Galit Weidman Sassoon, PhD

  540. Leah Cohen, Barrett Professor of Creative Writing, College of the Holy Cross 

  541. Osvaldo Golijov, Professor of Music, College of the Holy Cross

  542. Anna Koch, Teaching Fellow, School of Slavonic and East European Studies, University College London

  543. Dana Grabelsky, Doctoral Candidate in Philosophy, City University of New York Graduate Center

  544. Yitzhak Melamed, Professor of Philosophy, Johns Hopkins University

  545. Irwin Ford Rosenfarb, Professor, Alliant International University

  546. Amy Pett, PhD

  547. Joshua Gritz, Graduate Architecture Student, Parsons School of Design 

  548. Hannah Pollin-Galay, Senior Lecturer, Tel Aviv University

  549. Kevin Avruch, Professor Emeritus, George Mason University 

  550. Alexander Elinson, Associate Professor, Hunter College, City University of New York

  551. Michelle Golden, Special Educator

  552. Ella Levitt, Independent Art Theorist

  553. Maya Herman, Sociology PhD Student, New School for Social Research

  554. Adele Diamond, Canada Research Chair Tier 1 and Professor, University of British Columbia 

  555. Marianne Hirsch, Professor Emerita, Columbia University

  556. Anna Bikont, Writer

  557. Hagar Salamon, Professor, Hebrew University of Jerusalem

  558. Diane L. Wolf, Professor Emerita of Sociology, UC Davis

  559. John Torpey, Presidential Professor of Sociology and History, Graduate Center, City University of New York

  560. Ben Ratskoff, Assistant Professor of Modern Jewish History and Culture, Hebrew Union College-Jewish Institute of Religion

  561. Jean-Marc Dreyfus, Professor, The University of Manchester (UK)

  562. Christine Pagnoulle, Honorary Senior Lecturer, the University of Liège 

  563. Michael Meranze, Professor of History, UCLA

  564. Benjamin Carter Hett, Professor of History, Hunter College and the Graduate Center, City University of New York

  565. Anna Hájková, Associate Professor, University of Warwick 

  566. Helen Deutsch, Professor of English, UCLA

  567. Galand Pierre, Professor of Universités ULB (retired)

  568. Sander Gilman, Professor Emeritus, Emory University

  569. Dr. Michele Klein, Independent Scholar

  570. Noah Asher Golden, Associate Professor of Teacher Education, California State University, Long Beach

  571. Dean Strachan, PhD Candidate, University of Chicago

  572. Sofya Aptekar, Associate Professor, City University of New York, School of Labor and Urban Studies

  573. Heather Formaini, Psychoanalyst, Lucca, Italy

  574. Vincent Wertz, Professor, Université catholique de Louvain

  575. Katie Gentile, Professor of Interdisciplinary Studies, John Jay College of Criminal Justice, City University of New York

  576. Darryl E. Brock, PhD

  577. Dagmar Herzog, Professor of History, Graduate Center, City University of New York

  578. Peter Beinart, Professor, City University of New York

  579. Kathryn Russell, Professor Emerita, State University of New York Cortland

  580. Katharine Baker, PhD, Bowen Center for the Study of the Family

  581. Patrick Italiano, Researcher, University of Liege

  582. Victoria Sanford, Lehman Professor of Excellence, Lehman College and the City University of New York Graduate Center

  583. Jillian Rogin, Associate Professor, University of Windsor

  584. Aaron Kreuter, Assistant Professor, Trent University

  585. Daniel Bertrand Monk, Professor, Colgate University

  586. Jason Appt, Instructor, Naropa University 

  587. Jess Salomon, Comedian

  588. Francesca Zorzetto, Journalist & Blogger

  589. Elissa Bemporad, Professor of East European Jewish History and the Holocaust, City University of New York 

  590. Francesca Gorgoni, Post-Doctoral, Inalco University, France

  591. Freddie Rokem, Professor Emeritus, Tel Aviv University

  592. Karsten Struhl, Adjunct Professor, New School for Public Engagement

  593. Steven Beller, Historian, Washington DC

  594. Molly Schiffer, PhD Student, Northwestern University

  595. Tom Weiner, retired 6th grade teacher, Smith College Campus School

  596. A. Joseph Layon, MD, Professor of Anesthesiology, University of Central Florida, Orlando

  597. Helen Raizen, co-chair, Israel Palestine Committee, Boston Workers Circle

  598. H. Patricia Hynes, Professor of Environmental Health and Justice, Boston University School of Public Health (retired)

  599. Joel Weisberg, Stark Professor Emeritus, Carleton College

  600. Carolyn Toll Oppenheim, Journalism Professor, Emerson College (retired)

  601. Kendall Gardner, PhD, University of Oxford

  602. Gabriele Hourticolon, Johns Hopkins University Libraries

  603. Lila Corwin Berman, Professor of History and Murray Friedman Chair of American Jewish History, Temple University

  604. Sid Shniad, founding member, Independent Jewish Voices Canada 

  605. Sam Shonkoff, Assistant Professor of Jewish Studies, Graduate Theological Union

  606. Linda Gordon, University Professor of History and the Humanities, New York University

  607. Marjorie Feld, Professor of History, Babson College

  608. Nir Shavit, Professor of Electrical Engineering and Computer Science, Massachusetts Institute of Technology

  609. Joan W. Scott, Professor Emerita, Institute for Advanced Study, Princeton, New Jersey

  610. Lynn Gottlieb, Rabbi

  611. Claudio Treves, Former Trade Union Official

  612. Dana Brooks, Professor Emeritus, Northeastern University

  613. Saeb Rawashdeh, Editor of The Jordan Times

  614. Avishai Ehrlich, Professor, The Academic College Tel Aviv-Yaffo

  615. Carole Turbin, Professor, State University of New York (retired)

  616. Rhea Tregebov, Associate Professor Emerita, University of British Columbia

  617. Lynne Layton, Psychoanalyst, Massachusetts Institute for Psychoanalysis

  618. Rowland Selame, PhD

  619. Noa Shaindlinger, Assistant Professor, Worcester State University 

  620. Robert Boikess, Professor of Chemistry, Rutgers University

  621. Rafat Sub Laban, Human Rights Defender from occupied East Jerusalem

  622. Dr. Moncef Kallala, Lecturer, Hawaii Pacific University (retired)

  623. Daniel Levy, President, U.S./Middle East Project

  624. Emilio Sacerdoti, IMF senior staff member (retired), World Bank consultant

  625. Jerry Merose, Professor Emeritus, Hamburg University of Applied Sciences

  626. Joel Hecker, Professor, Reconstructionist Rabbinical College

  627. Warren Goldstein, Professor Emeritus History, University of Hartford 

  628. Matthew Teller, journalist and author

  629. Sahar Aziz, Distinguished Professor of Law, Rutgers University

  630. Judy Andler J.D.

  631. Fred Block, Research Professor, UC Davis

  632. Liat Kozma, Associate Professor, Department of Islamic and Middle East Studies, The Hebrew University of Jerusalem

  633. Carole Joffe, Professor Emerita of Sociology, UC Davis

  634. Rachel Feldman, Assistant Professor of Religion, Dartmouth College

  635. Mateo Alaluf, Professor, Free University of Brussels

  636. Stephen Soldz, Professor, Boston Graduate School of Psychoanalysis

  637. Ronnie Lesser, PhD, Psychologist

  638. Seth Sanders, Professor, Religious Studies Department and Jewish Studies Program, UC Davis

  639. Diane B. Paul, Professor Emerita, University of Massachusetts Boston

  640. Sven-Erik Rose, Associate Professor, UC Davis

  641. Maurice Pasternak, Professer, Ecole nationale supérieure des arts visuels de La Cambre (retired)

  642. Jane Kenner, Member, Psychoanalytic Institute of Northern California (retired)

  643. Roberta De Monticelli, Professor, San Raffaele University, Milan and Geneva University

  644. Barbara S. Kane, Psychoanalyst

  645. Andrew Samuels, Professor and Former Chair, UK Council for Psychotherapy

  646. Stephen Portuges, PhD Psychoanalyst, New Center for Psychoanalysis

  647. Ruth Marshall, Associate Professor of Political Science/Study of Religion, University of Toronto

  648. Susan Herman, NYU Postdoctoral Program 

  649. Rosalind Petchesky, Distinguished Professor Emerita, Hunter College and the Graduate Center, City University of New York

  650. Kobi Kabalek, Assistant Professor, Penn State University

  651. Kenneth Miller, Professor of Neuroscience, Columbia University

  652. Barbara Eisold, PhD, New York University

  653. Eyal Rozmarin, Psychologist and Psychoanalyst

  654. Brooke Lober, PhD, University of California, Berkeley

  655. Marla Stone, Professor of History, Occidental College

  656. Lawrence Moss, former Distinguished Lecturer and Rita E. Hauser Director of the Human Rights Program, Roosevelt House Public Policy Institute at Hunter College, City University of New York

  657. Virgil Mathiowetz, Board Member, Middle East Peace Now 

  658. Yehuda Aharon, Postgraduate Student, University of Western Sydney 

  659. Marci Shore, Associate Professor of History, Yale University

  660. Frank Emspak, Professor Emeritus, School for Workers, University of Wisconsin, Madison

  661. Lawrence Rosenwald, Professor Emeritus of English, Wellesley College

  662. Monica L. Meerbaum, PhD, Clinical Psychologist/Psychoanalyst

  663. Cathy Lisa Schneider, Professor, American University

  664. Ofra Bloch, Psychoanalyst

  665. Miriam Rürup, Director of Moses Mendelssohn Center, Professor, University of Potsdam

  666. Peter Klein, PhD 

  667. Judy Somberg, Retired Attorney

  668. Miko Zeldes-Roth, PhD Student, University of Toronto

  669. Donald W. Wood, Lecturer, Oklahoma State University

  670. Marika Sosnowski, Research Fellow, Melbourne Law School

  671. Juan Cole, Collegiate Professor, University of Michigan

  672. Alon Friedman, Professor, Dalhousie University

  673. Riaz Tejani, Associate Professor, University of Redlands

  674. Susan Gutwill, Faculty, Women’s Therapy Centre Institute and Center for the Study of Psychotherapy and Psychoanalysis of New Jersey 

  675. Cheryl Pearlman, Psychotherapist

  676. Syvanne Avitzur, Public and International Affairs MA Candidate, University of Ottawa

  677. Lawrence Blum, Professor, University of Massachusetts Boston

  678. Adrienne Harris, Psychoanalyst

  679. David L. Mandel, Human Rights Attorney

  680. Erica Schoenberg, PhD, Psychoanalyst 

  681. Philip Joseph, Associate Professor of English, University of Colorado Denver

  682. Dr. Steven Wagner, Senior Lecturer in International Security, Brunel University London

  683. Stanley Habib, Professor Emeritus, City University of New York

  684. Alexander Yonkel Perelson, PhD Student, Binghamton University

  685. Jaap Hamburger, Chairman, A Different Jewish Voice, Amsterdam 

  686. Einav Rabinovitch-Fox, Lecturer of History, Case Western Reserve University 

  687. Linda Arkin, Licensed clinical social worker

  688. Jason Stanley, Jacob Urowsky Professor of Philosophy, Yale University

  689. Gina Glasman, Lecturer of Judaic Studies, State University of New York Binghamton

  690. Kathryn Levy, Poet

  691. Denni Liebowitz, Psychoanalyst and Clinical Social Worker, Psychoanalytic Institute of Northern California

  692. Michael Dahan, Senior Lecturer, Sapir College

  693. Marilynn Gillies, Nursing Teacher (retired)

  694. Steven Reisner, PhD Psychoanalyst

  695. Oded Erez, Assistant Professor, Hebrew University of Jerusalem 

  696. Avraham Milgram, Former Historian, Yad Vashem, Jerusalem

  697. Gershon Baskin, PhD, Founder, Israel/Palestine Center for Research and Information 

  698. Nancy Hollander, Member and Faculty, Psychoanalytic Institute of Northern California

  699. Renata Segre, Independent historian

  700. Mor Geller, PhD Student, Hebrew University of Jerusalem

  701. Larry Stillman, Adjunct Senior Research Fellow, Monash University

  702. Adina Stern, Center for Research on Antisemitism, Technical University Berlin

  703. Benjamin Arbel, Professor Emeritus, Tel Aviv University

  704. Jawed Siddiqi, Emeritus Professor, Sheffield Hallam

  705. Ameen Abu-Hanna, Professor, University of Amsterdam

  706. Claude Veraart, Professor Emeritus, Université Catholique de Louvain

  707. Assaf David, The Van Leer Jerusalem Institute and The Forum for Regional Thinking

  708. Umayya Abu-Hanna, Author

  709. Talma Bar-Din, Feminist Activist

  710. Thaera Shadid, Project Coordinator, PLO

  711. A. Archie Wolfman, Doctoral Researcher, Queen Mary University of London

  712. Dania Thomas, Lecturer, University of Glasgow

  713. Corey Balsam, National Coordinator, Independent Jewish Voices Canada

  714. Shakhar Rahav, Senior Lecturer, University of Haifa

  715. Nadira Omarjee, Research Fellow, Vrije Universiteit Amsterdam 

  716. Ides Nicaise, Professor Emeritus, KU Leuven

  717. Frank Roels MD, Professor Emeritus, Ghent University

  718. Frans Daems, Professor Emeritus of Dutch Linguistics, University of Antwerp

  719. Bronwen Morgan, Professor of Law, University of New South Wales Sydney

  720. Susan Bernofsky, Professor, Columbia University

  721. Willie Van Peer, Full Professor, University of Munich

  722. Alain Schmitt, Doctor (retired)

  723. Gal Levy, Senior teaching faculty, The Open University of Israel 

  724. Karel Arnaut, Associate Professor, KU Leuven

  725. Raphael Van Laere, Royal Academy for Archaeology of Belgium

  726. Gill Knight, Unite Community Officer Sussex Coast Branch

  727. Timothy Snyder, Levin Professor of History and Public Affairs, Yale University 

  728. Giorgio Gomel, President, Alliance for Middle East Peace, Europe

  729. Sandra Fox, Visiting Assistant Professor, New York University

  730. Marc David, Professor Emeritus, Universiteit Antwerpen

  731. Stefanie Schüler-Springorum, Director, Center for Research on Antisemitism

  732. Ali Hariri, Therapist

  733. Dalal Iriqat, Assistant Professor, Arab American University Palestine 

  734. Dana Ron Goldreich, Professor, Tel Aviv University

  735. Esther Cohen, Professor Emerita, The Hebrew University of Jerusalem

  736. Lieve Franssen, Music Pedagogue, High School of Teachers, Brussels (retired)

  737. E. Natalie Rothman, Professor, University of Toronto

  738. Oded Goldreich, Professor, Weizmann Institute of Science, Israel

  739. Giovanni Picker, PhD, Lecturer, University of Glasgow

  740. Jay Yair Brodbar, PhD, former ED, New Israel Fund of Canada, Mazon Canada

  741. Herman De Ley, Professor Emeritus, Ghent University, Berline

  742. Yali Hashash, PhD

  743. Matthew Girson, Professor, DePaul University

  744. Evan Goldstein, PhD Candidate, Yale University

  745. Ian Mutchnick, MD, MS, Assistant Professor Pediatric Neurosurgery, University of Louisville and Norton Neuroscience Institute

  746. Joshua Fogel, Professor of History, York University

  747. Annick Suzor-Weiner, Professor Emeritus, Univerrsité Paris-Saclay, France

  748. Anna Zalik, Associate Professor, York University, Canada

  749. Henrique Samet, Adjunct Professor, Universidade Federal do Rio de Janeiro 

  750. Laura Kogel, Psychotherapist, Faculty, Women’s Therapy Centre Institute

  751. Eric Corijn, Professor, Free Universty, Brussels

  752. David Cannon, Chair, Jewish Network for Palestine, United Kingdom

  753. Wayne Lencer, Professor of Pediatrics, Harvard Medical School

  754. Zohar Alon, Middle School Teacher, Amos Oz Tel Aviv

  755. Caren Shapiro, LCSW, MFS

  756. Deborah Dash Moore, Frederick G.L. Huetwell Professor of History and Judaic Studies, University of Michigan

  757. Russell Vandenbroucke, Professor, University of Louisville

  758. Janet Gyatso, Academic Dean, Harvard Divinity School

  759. Bertram Silverman, Professor Emeritus, Hofstra University

  760. Marie-France Silver, Professor, York University

  761. Elio Luiz Mauer, Universidade Federal do Paraná (retired)

  762. Fania Fridman, Professor, Universidade Federal do Rio de Janeiro

  763. Zohar Segev, Professor, University of Haifa

  764. Yoel Lubell, Professor, Nuffiled Department of Medicine, Unversity of Oxford

  765. Lynne Smith, Director, New Village Press

  766. Evelyne Reberg, Children’s Book Author

  767. Naama Brenner, Professor, Technion – Israel Institute of Technology

  768. Beverly Voloshin, Professor Emerita, San Francisco State University; Visiting Professor, Al-Quds Bard College

  769. Lawrence Brown, Fellow Emeritus, Faculty, William Alanson White Institute

  770. Peter Chidiac, Professor, University of Western Ontario

  771. Brian Kasher, Curator, Images of Global Peace

  772. Kathryn Kish Sklar, Distinguished Professor of History, Emerita, State University of New York Binghamton

  773. Ari Ariel, Associate Professor of Instruction, University of Iowa

  774. Tom Zoellner, Professor of English, Chapman University

  775. Michael Kagan, Professor of Law, University of Nevada, Las Vegas

  776. Paulina Roitman, Psychologist

  777. Arthur Silver, Associate Professor, History, University of Toronto (retired)

  778. Samuel Wiener, MD

  779. Claudio Rotenberg, Psychoanalyst

  780. Gershon Shafir, Distinguished Professor, University of California, San Diego 

  781. Ruth Rosen, Professor Emerita, University of California Davis

  782. James Berger, Senior Lecturer, Yale University

  783. Annapurna Menon, Teaching Associate, University of Sheffield 

  784. Amir Theilhaber, Post-Doc, Bielefeld University

  785. Steven Delue, Professor Emeritus of Political Science, Miami University

  786. Keith Kahn-Harris, Senior Lecturer, Leo Baeck College, London

  787. H. Homedan, MD

  788. Gilad Isaacs, Executive Director, Institute for Economic Justice, University of the Witwatersrand

  789. Judith Smith, Professor Emerita of American Studies, University of Massachusetts Boston

  790. Aviel Verbruggen, Professor Emeritus, University of Antwerp

  791. Erez Braun, Professor, Technion – Israel Institute of Technology

  792. Claire Kahane, Professor Emerita, University at Buffalo

  793. Daphna Baram, PhD Researcher, Lancaster University

  794. Jonathan Portes, Professor of Economics and Public Policy, King’s College London

  795. Naomi Scheman, Professor Emerita of Philosophy, University of Minnesota

  796. Debra Morrow, PhD, Psychologist 

  797. Shimon Marom, Professor, Technion – Israel Institute of Technology

  798. Reine Meylaerts, Full Professor, Katholieke Universiteit Leuven

  799. Rachel Aisengart, Associate Professor, Federal University of Rio de Janeiro

  800. Daniel Disegni, Lecturer, Ben-Gurion University of the Negev

  801. Robin Margo, Former President, NSW Jewish Board of Deputies; NIF Australia

  802. Diana B. Greenwald, Assistant Professor, City College of New York

  803. Michael Barnett, University Professor of international Affairs and Political Science, George Washington University

  804. Patricia Willson, Université de Liège, Universidad de Buenos Aires

  805. Dan Fischer, Jewish Educator, Sinai Synagogue

  806. Huw Price, Emeritus Bertrand Russell Professor, University of Cambridge 

  807. Brett Kaplan, Professor, University of Illinois

  808. Smadar Ben-Natan, PhD

  809. Thomas Cox, Brooklyn For Peace

  810. Leslie Eastman, Senior Lecturer, Royal Melbourne Institute of Technology University

  811. Stephen Benson, Member, Psychologists for Social Responsibility

  812. Angela Godfrey-Goldstein, Co-director, Jahalin Solidarity

  813. Walda Katzfishman, Professor, Howard University (retired)

  814. Nina Allen, Senior Lecturer, Suffolk University (retired)

  815. Karl Klare, Matthews Distinguished Professor, Northeastern University School of Law

  816. Jasmin Habib, Professor, Political Science & Anthropology, University of Waterloo

  817. Rebecca L. Stein, Professor of Cultural Anthropology, Duke University

  818. Larry Goldsmith, Professor of English Letters, Universidad Nacional Autónoma de México

  819. Sam Friedman, Research Professor, New York University Grossman School of Medicine 

  820. Barak Mendelsohn, Professor, Haverford College

  821. Rachel Levitsky, Professor, Pratt Institute

  822. Marion Lipshutz, MA, MSLIS

  823. Jennifer Selwyn, Adjunct Associate Professor of History, Portland State University

  824. Judith Plaskow, Professor Emerita, Manhattan College

  825. Jessica Cohen, Independent Translator, Denver

  826. Renée Steinhagen, Public Interest Attorney

  827. Karen Dias, Psychologist, San Francisco

  828. Marguerite Feitlowitz, Professor Emerita, Bennington College

  829. Michele Landsberg, Columnist (retired)

  830. Alice Shaw, Psychoanalyst/Psychologist, Faculty, Psychoanalytic Institute of Northern California

  831. Beatriz Radunsky, Programmer in the Performing Arts Area

  832. David Zyngier, Associate Professor, Southern Cross University, Australia

  833. Bradley Burston, Journalist

  834. Diane Arnson Svarlien, Translator

  835. José Hamra Sassón, Babelica Program Coordinator, Instituto de Estudios Críticos

  836. Paul Blain Levy, Reader, University of Birmingham

  837. Peter Slezak, Honorary Associate Professor, University of New South Wales

  838. Letty Cottin Pogrebin, Writer and Activist

  839. Aidan McQuade, PhD, Writer

  840. Ron Meir, Professor, Technion – Israel Institute of Technology

  841. Ahmed Abbes, Director of Research, Institut des Hautes Études Scientifiques

  842. Daniel Boyarin, Taubman Professor of Talmudic Culture Emeritus, UC Berkeley

  843. Martin Kemp, Psychoanalyst

  844. Ferruccio Martinelli, Operations Manager, Bocconi University

  845. Christine Schmidt, Licensed clinical social worker, CGP

  846. Rev. Lilian Patey

  847. Colin Purkey, Physics Lecturer, College of North West London

  848. Camilla Wasserman, Senior Research Specialist, Karolinska Institutet

  849. Jean-Marc Lévy-Leblond, Professor Emeritus, Université de Nice

  850. Jerise Fogel, Adjunct Professor, Montclair State University

  851. Heather L Munro, Lecturer in Social Anthropology, King’s College London

  852. Andrea Balduzzi, Researcher, Genoa University, Italy (retired)

  853. Mohammad Fadel, Professor, University of Toronto

  854. Sara Thabit, Associate Researcher, Tallinn University of Technology

  855. Cheryl Qamar, Licensed clinical social worker

  856. Bruno Contini, Professor Emeritus, University of Torino

  857. MP Fristot, Teacher (retired)

  858. Hassan Jijakli, Professor, Université Libre de Bruxelles

  859. Lawrence Moss, Professor, Indiana University

  860. Isabel Casimiro, Associate Professor, Eduardo Mondlane University

  861. Alon Liel, PhD, Ambassador (retired)

  862. Raya Cohen, Lecturer, Department of Jewish History, Tel Aviv University; Department of Sociology, University of Naples Federico II (retired)

  863. Hila Milo Rasouly, Assistant Professor, Columbia University

  864. Rafael Araya Masry, President, Confederación Palestina Latinoamericana y del Caribe

  865. David Bartram, Sociologist, University of Leicester

  866. Ifat Levy, Professor, Yale University

  867. Jacqueline Goldman, Program Director, Brown University

  868. Ilan Baruch, Ambassador (Retired), Chair, Policy Working Group

  869. Michel Ouaknine, Semiconductor Specialist and Peace Activist

  870. Jethro Eisenstein, Board Chair, JVP Boston Chapter

  871. Amanda Minervini, Assistant Professor, Colorado College

  872. Uri Schreter, PhD Candidate, Harvard University

  873. Rosalind Edwards, Professor, University of Southampton

  874. Lex Takkenberg, Senior Advisor on the Question of Palestine, Arab Renaissance for Democracy and Development 

  875. Roy Bar Sadeh, Postdoctoral Fellow, Free University of Berlin

  876. Gilad Kenan, PhD Candidate, Tel Aviv University

  877. Richard Friend, Associate Professor, University of York

  878. Anna Berg, Educator (Retired)

  879. Thomas Suárez, Independent Researcher, Volinist and Composer

  880. Rania Madi, UN and EU Consultant

  881. John Judis, Author

  882. Liem Berman, MSW, Smith School for Social Work

  883. Doug Rossinow, Professor of History, Metro State University 

  884. Nasri Khoury, Neurosurgeon 

  885. Robert Herbst, Board Co-Chair, Israeli Committee Against Home Demolitions – USA

  886. Andrew Bush, Professor of Hispanic Studies and Jewish Studies, Vassar College

  887. Rabbi James Ponet, Howard M. Holtzmann Jewish Chaplain Emeritus, Yale University

  888. Jonathan Lebolt, Faculty, Center for the Study of Psychotherapy and Psychoanalysis of New Jersey

  889. Haynes Miller, Professor Emeritus, Massachusetts Institute of Technology

  890. Roni Mikel-Arieli, Academic Director of the Oral History Division, Hebrew University of Jerusalem 

  891. Natasha Zaretsky, Professor of History, University of Alabama at Birmingham

  892. Ross Brann, Professor of Near Eastern Studies, Cornell University

  893. Steven M. Wasserstrom, Moe and Izetta Tonkin Professor of Judaic Studies and the Humanities, Reed College

  894. Stephen Naman, President, American Council for Judaism, Inc. 

  895. Elana Ponet, Former Director at Hillel Children’s School, Yale University

  896. Adam Ganz, Professor, Royal Holloway, University of London 

  897. Pauline M. Coffman, Director, School of Adult Learning, North Park University (Retired)

  898. Jamal Kanj, Writer

  899. Alisse Waterston, Presidential Scholar and Professor, City University of New York, John Jay College 

  900. Michal Huss, Postdoctoral Fellow, Minerva Center for Human Rights, Hebrew University of Jerusalem

  901. Jacob Bender, Creative Director, Council on American-Islamic Relations – Philadelphia

  902. Limor Yehuda, Lecturer, Hebrew University of Jerusalem

  903. Nitzan Lubianiker, Postdoctoral Associate, Yale University

  904. Rabbi Michael Lerner, Editor, Tikkun Magazine 

  905. Jason Hart, Professor of Humanitarianism and Development, University of Bath

  906. Peter Rachleff, Professor Emeritus of History, Macalester College

  907. Zulfiqar Malik, Editor, Muslim News Digest

  908. Stellan Vinthagen, Endowed Professor, University of Massachusetts, Amherst

  909. Wendy Doniger, Professor Emerita of the History of Religions, University of Chicago

  910. Dr. Bassel Makhouly, University of Göttingen

  911. Salam Al-Marayati, President, Muslim Public Affairs Council

  912. Werner Ruf, Professor of Political Science, University of Kassel

  913. Ethan Taubes, Asylum and Human Rights Lawyer

  914. Benjamin Schreier, Mitrani Professor of Jewish Studies and Professor of English, Pennsylvania State University

  915. Doris Bergen, Professor of History, University of Toronto

  916. Dr. Diana Pinto, Independent Scholar

  917. Natalie Zemon Davis, Professor Emerita, Princeton University

  918. Karem A. Sakallah, Professor, University of Michigan

  919. Veerle Provoost, Professor, Ghent University

  920. Helga Baumgarten, Professor of Political Science (retired), Birzeit University, Palestine

  921. Philippe Gasser, Psychiatrist

  922. Eli Valley, Artist and Cartoonist

  923. Dorota Glowacka, Professor, University of King’s College (Canada)

  924. Janie Arnéguy, Teacher 

  925. Jeremy Appel, Independent Journalist

  926. Iris Seri-Hersch, Associate Professor, Aix-Marseille University

  927. Sidney Tarrow, Professor Emeritus of Government, Cornell University

  928. Eric A. Gordon, Author

  929. Rebecca Glasberg, Postdoctoral Researcher, Stanford University

  930. Jeff Warner, Former Curator of Lunar Samples, NASA Johnson Spacecraft Center  

  931. James Silk, Binger Clinical Professor of Human Rights, Yale Law School

  932. Sarah Imhoff, Professor, Indiana University

  933. Jacob Klein, Professor, Weizmann Institute of Science

  934. Marc Bernstein, Professor Emeritus of Hebrew and Israeli Cultural Studies, Michigan State University

  935. Marie Ariel, Retired Librarian

  936. Rafik Beekun, Professor, University of Nevada

  937. Immanuel Wineman, PhD, Teachers College of Columbia University 

  938. Dov Baum, PhD

  939. Daniel Bannoura, PhD Candidate, University of Notre Dame

  940. Mitchell Plitnick, President, Rethinking Foreign Policy

  941. Arnaud Amzallag, Researcher, MGH and Harvard Medical School

  942. David Sorkin, Professor, Yale University

  943. Dennis Nobile, Filmmaker

  944. Khalil Simaan, Professor, University of Amsterdam 

  945. Seham Kafafi, PhD Candidate, University of Notre Dame

  946. Susan S. Lanser, Professor Emerita, Brandeis University

  947. Bonnie Gitlin, LCSW, Psychotherapist

  948. Abe Silberstein, Writer

  949. Jan van der Meulen, PhD and International Dialysis Expert, London School of Hygiene and Tropical Medicine

  950. Rebecca Alpert, Professor Emerita, Temple University 

  951. Daniel Bernstein Vulkan, Former Senior Researcher, Board of Deputies of British Jews

  952. Amira Saunders, Teacher And Instructional Coach

  953. David A. Love,Teaching Assistant of Professor of Journalism And Media Studies, Rutgers University

  954. Nirit Sommerfeld, Actress, Singer, Author

  955. Brian Precious, Mathematician and Political Activist 

  956. Jordan Bridges, Department of Philosophy, Rutgers New Brunswick 

  957. Steven Nadler, Vilas Research Professor and Professor of Philosophy, University of Wisconsin-Madison

  958. Judith Bernstein, Jewish-Palestinian Dialogue Group, Munich

  959. Joanne Devoe, RN and BSN, Cornell University, MLA and MAS, Johns Hopkins University

  960. E. Neiman, Vocational College, Geisenheim University

  961. Eleanor Wynn, Research Scholar, Ronin Institute 

  962. Galila Agam, Professor, Ben-Gurion University

  963. Johanna Lessinger, Associate Professor of Anthropology (retired), John Jay College, City University of New York

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Durante una sparatoria in una colonia in Cisgiordania sono rimasti feriti cinque coloni israeliani

Redazione di Days of Palestine

1 agosto 2023 – Days of Palestine

Martedì un uomo armato ha aperto il fuoco in un centro commerciale nella colonia di Ma’aleh Adumim in Cisgiordania, ferendo cinque coloni israeliani prima di essere colpito e ucciso dalle forze di occupazione.

L’attacco è avvenuto intorno alle quattro del pomeriggio ora locale, quando l’attaccante si è avvicinato ad un gruppo di coloni israeliani in un ristorante nel centro commerciale e ha cominciato a sparare.

I feriti israeliani sono stati portati negli ospedali di Gerusalemme per le cure. Uno di loro era in gravi condizioni con una ferita d’arma da fuoco al petto. Gli altri hanno subito ferite da lievi a moderate.

La ragione dell’attacco non è stata immediatamente chiara, ma l’esercito di occupazione israeliano ha affermato che stava investigando sull’incidente e cercando possibili complici dello sparatore.

Le fazioni palestinesi l’hanno esaltato come un atto eroico di resistenza contro l’occupazione israeliana. Hamas l’ha definito “una risposta naturale ai crimini dell’occupazione e dei coloni”.

L’attacco è stato il primo di questo tipo a Ma’aleh Adumim, una grande colonia illegale ad est di Gerusalemme in cui vivono circa 40.000 israeliani.

L’attacco è avvenuto a fronte di una crescita di violenza nella Cisgiordania occupata, dove secondo i dati di Al-Haq, una organizzazione palestinese per i diritti umani, dal 1 gennaio le forze israeliane hanno ucciso almeno 160 palestinesi, inclusi 25 minorenni. Il numero di palestinesi uccisi quest’anno è il più alto nello stesso periodo dal 2000, quando è scoppiata la seconda intifada o sollevazione.

Molte delle morti sono avvenute durante le incursioni israeliane, gli scontri e i presunti attacchi dei palestinesi. Israele dice di agire per autodifesa e per prevenire la violenza, ma i palestinesi lo accusano di uso eccessivo della forza e di punizioni collettive.

La spirale di violenza è stata alimentata da molteplici fattori, inclusa la continua espansione israeliana delle colonie illegali nella Cisgiordania, la demolizione delle case e delle strutture palestinesi, la detenzione e gli abusi sui prigionieri palestinesi e le restrizioni all’accesso palestinese a Gerusalemme e ai luoghi santi.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Rapporto OCHA del periodo 5 – 24 luglio 2023

1). Un palestinese ha ucciso un soldato israeliano ed ha ferito una guardia di sicurezza di un insediamento colonico israeliano; successivamente è stato ucciso in uno scontro a fuoco (seguono dettagli).

Il 6 luglio, un palestinese ha sparato, uccidendo un soldato israeliano; è quindi fuggito, ma è stato ucciso in un successivo scontro a fuoco con le forze israeliane. L’episodio è avvenuto vicino all’incrocio di Jit, prossimo all’insediamento israeliano di Kedumim (Qalqilya), quando forze israeliane hanno fermato e perquisito un veicolo palestinese. Nello stesso episodio è rimasta ferita una guardia di sicurezza israeliana. Più tardi, lo stesso giorno, forze israeliane hanno fatto irruzione a Qibya (Ramallah), da dove proveniva l’autore dell’aggressione, ed hanno fatto un sopralluogo nella sua casa di famiglia; secondo quanto riferito, in preparazione della sua demolizione punitiva. Durante il sopralluogo, le forze israeliane hanno sparato proiettili veri e lacrimogeni contro palestinesi residenti che lanciavano pietre. Tre palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti con proiettili veri e altri 20 hanno ricevuto cure mediche per aver inalato gas lacrimogeni. Altri tre palestinesi sono stati arrestati. Secondo fonti israeliane un soldato israeliano è stato ferito da pietre.

2). Nella città di Nablus, nel corso di un’operazione che ha comportato scontri a fuoco, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi (seguono dettagli).

Il 7 luglio, forze israeliane hanno fatto irruzione nella Città Vecchia di Nablus, hanno circondato una casa ed hanno avuto uno scontro a fuoco con palestinesi all’interno della stessa. Due palestinesi sono stati uccisi. Secondo fonti israeliane, gli uomini erano sospettati di aver sparato a forze israeliane.

Altri 23 palestinesi sono rimasti feriti mentre lanciavano pietre contro forze israeliane; queste hanno sparato proiettili veri, proiettili di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni. Tre uomini sono stati arrestati. Secondo fonti mediche, durante l’operazione, le forze israeliane avrebbero ostacolato l’accesso delle squadre mediche.

3). Il 7 luglio, nel Campo profughi di Nur Shams (Tulkarm), un palestinese è morto per le ferite riportate dall’esplosione di un ordigno che stava preparando.

4). Durante due episodi registrati a Nablus e Ramallah, forze israeliane hanno ucciso due palestinesi e ne hanno ferito un altro (seguono dettagli).

Il 10 luglio, ad un checkpoint situato sulla strada 450 vicino al villaggio di Deir Nidham (Ramallah), forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese che, secondo la loro versione, aveva lanciato una granata e aveva sparato contro di loro. Non sono stati segnalati ferimenti di israeliani. Secondo fonti mediche, per circa quattro ore, le forze israeliane hanno impedito alle squadre mediche di raggiungere l’uomo ferito. Il corpo dell’uomo è stato trattenuto dalle autorità israeliane.

Il 21 luglio, nel villaggio di Sabastiya a nord-ovest di Nablus, un palestinese è stato ucciso e un altro è stato ferito e arrestato dalle forze israeliane. L’esercito israeliano ha riferito di un tentativo di speronamento con veicolo. Secondo testimoni oculari, le forze israeliane che pattugliavano la zona hanno aperto il fuoco contro il veicolo senza preavviso. Le Organizzazioni per i diritti umani hanno riferito di aver trovato nel veicolo più di 40 fori di proiettile. In seguito all’accaduto, residenti palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane che hanno sparato lacrimogeni, costringendo 15 palestinesi a richiedere cure mediche per inalazione di gas lacrimogeno.

5). Nell’area di Ramallah, in due distinte manifestazioni contro l’espansione degli insediamenti colonici, forze israeliane hanno ucciso due palestinesi, tra cui un giovane di 16 anni, e ne hanno ferito altri due (seguono dettagli).

Il 7 luglio, nel villaggio di Umm Safa, durante una manifestazione contro la creazione di un nuovo insediamento israeliano, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese e ferendone un altro. Secondo quanto riferito, i palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane, che hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni. Secondo testimoni oculari, l’uomo ferito a morte, nel momento in cui è stato colpito, non partecipava alla manifestazione e non era coinvolto in scontri.

Il 21 luglio, durante una manifestazione tenuta a Umm Safa, palestinesi hanno lanciato pietre contro forze israeliane che hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni, uccidendo un palestinese di 16 anni e ferendone un altro con proiettili veri. La manifestazione si è tenuta per protestare contro la continua espansione degli insediamenti colonici israeliani e i continui attacchi di coloni contro il villaggio. Ciò ha portato a 29 il totale di minori palestinesi uccisi finora in Cisgiordania nel 2023, rispetto ai 15 nello stesso periodo del 2022.

6). Nella città di Nablus, durante un episodio legato a coloni, forze israeliane hanno ucciso un palestinese (seguono dettagli).

Il 20 luglio, nella città di Nablus, sono scoppiati scontri tra forze israeliane che accompagnavano coloni alla tomba di Giuseppe e palestinesi. I palestinesi hanno sparato proiettili veri e ordigni esplosivi; le forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni. Un palestinese è stato ucciso e altri 73 sono rimasti feriti: tre colpiti da proiettili veri e 65 curati per inalazione di gas lacrimogeno. Secondo fonti mediche, le forze israeliane hanno impedito alle équipe mediche di intervenire e trasferire in ospedale un ragazzo di 12 giorni che aveva inalato gas lacrimogeno. Inoltre il parabrezza di un’ambulanza è stato frantumato da proiettili di gomma.

7). In Cisgiordania, durante il periodo in esame, sono stati feriti da forze israeliane 352 palestinesi, tra cui almeno 56 minori, comprese 26 persone colpite da proiettili veri. La maggior parte dei feriti (120) è stata segnalata durante manifestazioni contro l’espansione degli insediamenti a Umm Safa (Ramallah) e le restrizioni di accesso legate agli insediamenti a Kafr Qaddum (Qalqilya).

Altri 121 feriti si sono avuti durante 19 operazioni di ricerca-arresto e altre operazioni condotte da forze israeliane in Cisgiordania. Ciò include un’operazione durante la quale le forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di Nur Shams (Tulkarem) nell’area A della Cisgiordania, causando, con i bulldozer, danni alle infrastrutture stradali, comprese le reti fognarie ed interrompendo servizi idrici, elettrici e fognari. Sei palestinesi sono rimasti feriti, di cui quattro colpiti da proiettili veri e due da schegge. Dopo questa operazione, sette minori sono rimasti feriti mentre, secondo quanto riferito, maneggiavano un ordigno esplosivo artigianale. Secondo fonti ufficiali israeliane, l’operazione è stata effettuata per “neutralizzare ordigni esplosivi e arrestare sospetti ricercati”.

In altri sette episodi, registrati principalmente intorno a Nablus e Ramallah, 87 palestinesi sono stati feriti da forze israeliane. Ciò ha fatto seguito allo sconfinamento di coloni israeliani, accompagnati da forze israeliane, in sette Comunità palestinesi: Urif e Nablus, Kafr Qaddum e Arab Al Khouli/Wadi Kana (entrambe a Qalqiliya), Kobar e Al Mazra’a al Qibliya (entrambe a Ramallah) e At Tuwani (Hebron); in tali circostanze sono stati segnalati episodi di lancio di pietre da parte di residenti palestinesi contro forze israeliane. In altri due casi, forze israeliane hanno sparato, ferendo due palestinesi, tra cui un minore, mentre cercavano di entrare in Israele attraverso varchi abusivi nella Barriera vicino a Tulkarm e Qalqilya.

I restanti 22 feriti palestinesi, di cui quattro con proiettili veri, si sono verificati durante scontri con lancio di pietre contro forze israeliane posizionate all’ingresso di Beita (Nablus). Complessivamente, 288 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno, 26 sono stati colpiti da proiettili veri, 29 sono stati feriti da proiettili di gomma, sei da schegge e tre sono stati aggrediti fisicamente.

8). In Cisgiordania sedici (16) palestinesi, compresi due minori, sono stati feriti da coloni israeliani, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in altri 44 casi. Ciò si aggiunge alle vittime palestinesi da parte di coloni e forze israeliane nei suddetti episodi relativi a coloni (seguono dettagli).

In due distinti episodi, accaduti il 7 e il 10 luglio, vicino agli ingressi di Beit Ummar (Hebron) e Huwwara (Nablus), due minori palestinesi sono stati investiti e feriti da coloni.

Il 12 luglio, quattro palestinesi sono stati aggrediti fisicamente da coloni nei pressi della Comunità di Ein al Beida, a est di Tubas.

Il 13 luglio, coloni accompagnati da forze israeliane hanno aggredito fisicamente pastori palestinesi nella Comunità araba di Al Kholi (Qalqiliya), provocando danni alla proprietà e feriti. Secondo la Comunità locale, le forze israeliane presenti sul posto, sono intervenute per proteggere i coloni. Quattro anziani palestinesi hanno richiesto cure mediche in ospedale, due dei quali in gravi condizioni. Le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni ed hanno arrestato sei palestinesi.

Lo stesso giorno, nel sito di un nuovo avamposto di insediamento vicino al villaggio di Kobar (Ramallah), coloni hanno lanciato pietre, ferendo un palestinese. Successivamente, palestinesi hanno lanciato pietre contro coloni e contro forze israeliane che li scortavano sparando lacrimogeni. Secondo i media israeliani, durante l’episodio un colono è stato ferito da una pietra.

Il 15 luglio, ad At Tuwani (Hebron), coloni hanno lanciato pietre, ferendo un palestinese che pascolava il proprio bestiame. Secondo i media israeliani, i palestinesi avevano lanciato pietre contro i coloni, ferendone uno. Successivamente, forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio effettuando un’operazione di ricerca e provocando il ferimento di un palestinese e l’arresto di tre attivisti per i diritti umani.

Il 17 luglio, vicino al villaggio di Husan (Betlemme), coloni, secondo quanto riferito provenienti dall’insediamento di Beitar Illit, hanno aggredito fisicamente una donna palestinese che lavorava la propria terra.

Il 22 luglio, nel villaggio di Al Mazra’a al Qibliya (Ramallah), secondo quanto riferito, coloni provenienti dall’avamposto dell’insediamento di Haresha hanno ferito due palestinesi. Un palestinese è stato ferito con proiettili di gomma sparati dalle forze israeliane intervenute. Secondo fonti della Comunità, durante il periodo di riferimento, più di 400 alberi e alberelli sono stati vandalizzati su terra palestinese prossima agli insediamenti israeliani, in otto casi registrati vicino ad Al Bowereh, Adh Dhahiriya, Khirbet Sarura e Umm ad Daraj (tutti a Hebron), Al Lubban Sharqiya e Sabastiya (entrambe a Nablus) e Al Mazra’a al Qibliya (Ramallah).

Altre proprietà palestinesi sono state danneggiate e il bestiame è stato ferito in 18 casi registrati a Ramallah, Nablus, Salfit, Hebron e Gerusalemme, o nelle vicinanze. I beni danneggiati comprendevano strutture residenziali e agricole, trattori, coltivazioni, tratti di reti idriche e pannelli solari. Nei restanti 18 casi segnalati in Cisgiordania, coloni israeliani hanno lanciato pietre, danneggiando 38 veicoli palestinesi.

9). In Cisgiordania, otto coloni israeliani, tra cui tre minori, sono stati feriti da palestinesi in sei diversi episodi (seguono dettagli).

Il 16 luglio, sulla strada 356 vicino all’insediamento di Tekoa (Betlemme), palestinesi armati hanno aperto il fuoco su veicoli israeliani. Tre israeliani sono rimasti feriti, compresi due minori. Successivamente, forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca nella città di Betlemme, dove hanno ferito cinque palestinesi, di cui tre con proiettili veri, e hanno fatto irruzione in una moschea dove hanno arrestato due palestinesi, tra cui uno sospettato di aver compiuto l’attacco.

Oltre ai due israeliani feriti vicino a Kobar e At Tuwani (vedi sopra), il 12 luglio, durante una manifestazione contro gli insediamenti a Kobar (Ramallah), un ragazzo di 14 anni è stato ferito da pietre lanciate da palestinesi.

Il 10 e 20 luglio, nel villaggio di Deir Qaddis (Ramallah) e all’interno dell’insediamento di Ghilo (Gerusalemme est), due israeliani sono rimasti feriti in una aggressione con coltello da parte di palestinesi. In altri tre casi registrati il 7, 9 e 16 luglio, vicino a Ramallah e Nablus, secondo fonti israeliane, palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani provocando il ferimento di un israeliano e danni a tre veicoli.

10). Nella Città Vecchia di Gerusalemme, forze israeliane hanno sfollato dalla loro casa, con la forza, un’anziana coppia palestinese (seguono dettagli).

L’11 luglio, la famiglia Ghaith-Sub Laban è stata sfrattata dalla propria casa dopo che il loro contratto di locazione protetto era stato invalidato dai tribunali israeliani, consentendo il sequestro della loro proprietà da parte di un’organizzazione di coloni israeliani. A seguito del loro sfollamento, la loro casa è stata immediatamente consegnata a coloni israeliani. L’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i Diritti Umani nei TPO ha affermato che le leggi israeliane utilizzate per sfrattare la famiglia sono intrinsecamente discriminatorie e violano gli obblighi di Israele in materia di diritti umani. Secondo le valutazioni dell’OCHA, circa 1.000 palestinesi sono a rischio di sgombero forzato a Gerusalemme est, principalmente a causa di procedimenti giudiziari avviati da gruppi di coloni.

11) Le autorità israeliane, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere, hanno demolito, confiscato o costretto a demolire 54 strutture a Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, comprese 20 abitazioni. Di conseguenza, 66 palestinesi, tra cui 34 minori, sono stati sfollati e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 795 altri. Sedici (16) delle strutture interessate erano state fornite da donatori in risposta a precedenti demolizioni. Quindici (15) di queste 16 strutture sono state demolite in un’unica circostanza ad Al Muntar (Gerusalemme) e un’altra struttura è stata demolita a Beit Jala (Betlemme). L’ottanta per cento delle strutture colpite (43) si trovava in Area C. Le restanti undici strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, comprese nove strutture residenziali, provocando lo sfollamento di cinque famiglie, comprendenti 24 persone, tra cui 12 minori. Otto delle undici strutture demolite a Gerusalemme est sono state demolite dai proprietari per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane. Inoltre, non conteggiate sopra, le autorità israeliane hanno demolito due strutture agricole nell’area C di Birin vicino a Bani Na’im (Hebron) presumibilmente per “violazione di un terreno demaniale”.

12). Otto famiglie sono state sfollate dal governatorato di Gerusalemme e dalle colline a Hebron Sud, in conseguenza della violenza dei coloni e della perdita dell’accesso ai pascoli (seguono dettagli).

Il 10 e 19 luglio 2023, sette famiglie composte da 36 persone, inclusi 20 minori e otto donne (tutti registrati come rifugiati) della Comunità beduina di Al Baqa’a nel Governatorato di Gerusalemme, e una famiglia palestinese composta da 13 persone, inclusi nove minori, della Comunità di pastori di Wedadie, nelle colline di Hebron Sud (a sud del villaggio di As Samu’a) hanno smantellato le proprie strutture residenziali e di sostentamento, hanno lasciato le proprie Comunità e si sono trasferiti in luoghi più sicuri. Secondo le famiglie, il trasferimento è conseguenza dell’aumento delle attività insediative, seguite alla creazione di nuovi avamposti di insediamento di pastori e agricoltori israeliani. Tra il 2022 e il 2023 circa 300 persone sono state sfollate da Ras al Tin, Wadi as Seeq, Ein Samiya, Lifjim e Al Baqa’a, in ragione della violenza dei coloni e della perdita dell’accesso ai pascoli.

13). Nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 20 casi, le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento”. Questi episodi hanno interrotto il lavoro di agricoltori e pescatori. Un pescatore è rimasto ferito, altri quattro sono stati arrestati e una barca è stata sequestrata.

14). Il 5 luglio 2023, per la prima volta dall’escalation dello scorso maggio, gruppi armati palestinesi di Gaza hanno lanciato contro Israele cinque razzi che sarebbero stati tutti intercettati. Le forze aeree israeliane hanno effettuato quattro attacchi aerei ed hanno lanciato otto missili; secondo quanto riferito, prendendo di mira postazioni appartenenti a gruppi armati a Gaza City e nel nord di Gaza. Non ci sono state segnalazioni di feriti da nessuna delle due parti, ma sono state danneggiate una casa a Sderot e due strutture civili a Gaza.

Ultimi sviluppi (dopo il periodo di riferimento)

Questa sezione si basa su informazioni iniziali provenienti da diverse fonti. Ulteriori dettagli confermati saranno forniti nel prossimo rapporto.

Il 25, 26 e 27 luglio, in tre diverse operazioni condotte a Nablus e Qalqiliya, forze israeliane hanno sparato, uccidendo cinque palestinesi, tra cui un minore. Durante una delle operazioni, sono stati segnalati scontri a fuoco tra palestinesi e forze israeliane.

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Note a piè di pagina

1 – Vengono conteggiati separatamente i palestinesi uccisi o feriti da persone che non fanno parte delle forze israeliane; ad esempio da civili israeliani o da razzi palestinesi malfunzionanti, così come quelli la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute.

2 – Le vittime israeliane in questi rapporti includono persone che sono state ferite mentre correvano ai rifugi durante gli attacchi missilistici palestinesi. I cittadini stranieri uccisi in attacchi palestinesi e le persone la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute, vengono conteggiate separatamente.

La protezione dei dati dei civili da parte di OCHA include episodi avvenuti al di fuori dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) solo se hanno coinvolto residenti dei Territori Palestinesi Occupati come vittime o responsabili.

Questo rapporto riflette le informazioni disponibili al momento della pubblicazione. I dati più aggiornati e ulteriori analisi sono disponibili su ochaopt.org/data.

Versione originale

 

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Le truppe israeliane uccidono tre palestinesi in Cisgiordania

Maureen Clare Murphy

7 luglio 2023, ElectronicIntifada

Le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi nella Cisgiordania occupata venerdì, il giorno dopo che un soldato era stato ucciso a colpi di arma da fuoco in una colonia.

Venerdì pomeriggio Abd al-Jawad Hamdan Saleh, 24 anni, è morto dopo essere stato colpito al petto dalle truppe nel villaggio di Um Safa, vicino alla città di Ramallah nel cuore della Cisgiordania.

Le forze israeliane si erano schierate a Um Safa al momento della preghiera del venerdì nella piazza della città, prima di una marcia di protesta contro un vicino avamposto coloniale.

Un membro del consiglio del villaggio ha detto a WAFA, l’agenzia di stampa ufficiale palestinese, che i soldati hanno chiuso tutti gli ingressi a Um Safa e si sono appostati sui tetti degli edifici più alti.

Nel contempo i coloni, scortati dai militari, hanno attaccato gli abitanti del villaggio.

Um Safa è stata oggetto di crescenti vessazioni da parte dei coloni israeliani, che il mese scorso hanno distrutto gli arboscelli di ulivo del villaggio.

Alla fine di giugno i coloni, alcuni armati di fucili, hanno appiccato il fuoco a case e veicoli nel villaggio protetti dalla polizia di frontiera paramilitare israeliana dopo che quattro israeliani erano stati uccisi in un attacco a fuoco in una colonia. Secondo WAFA “i coloni infuriati “hanno sparato indiscriminatamente contro tutto ciò che incontravano, comprese case e veicoli”.

All’alba dello stesso giorno due uomini sono stati uccisi dalle forze israeliane nella città di Nablus, nel nord della Cisgiordania, in quella che potrebbe essere considerata un’esecuzione extragiudiziale.

Le truppe hanno preso d’assalto un quartiere nella Città Vecchia di Nablus e hanno circondato un edificio attaccandolo con pesanti colpi di arma da fuoco, intimando ai due uomini di arrendersi.

Le autorità israeliane hanno affermato che i due uomini – Khairi Shahin, 34 anni, e Hamza Maqbul, 32 – sono stati “uccisi durante uno scontro a fuoco con le nostre forze”.

Tuttavia dei testimoni oculari palestinesi hanno detto ai giornalisti che gli uomini sono stati uccisi dopo che avevano deposto le armi e chiesto alle truppe di non sparare.

Un testimone oculare ha detto ai media di aver sentito un soldato parlare con uno degli uomini che si trovava all’interno della casa dicendogli di arrendersi. L’uomo ha risposto di essere disarmato ma di avere paura ad uscire perché i soldati avrebbero potuto sparargli.

Dopo circa 10 minuti di trattative l’uomo ha accettato di uscire – e lo ha fatto con le mani alzate seguendo tutte le indicazioni del soldato. Nonostante le esplicite promesse a voce del soldato che non gli avrebbero sparato se si fosse arreso, secondo il testimone oculare l’uomo è stato ucciso dagli israeliani pochi secondi dopo essere uscito dalla casa.

Israele afferma che gli uomini uccisi a Nablus venerdì avevano sparato mercoledì ad un’auto della polizia in una colonia vicino a Nablus. Nellattacco c’erano stati danni ma nessun ferito.

Giovedì un soldato israeliano della Brigata Givati era stato ucciso nei pressi della colonia di Kedumim, nel nord della Cisgiordania.

Il soldato è stato “ucciso da un aggressore palestinese seduto in un’auto fermata per controlli dalla pattuglia di sicurezza vicino alla colonia”, ha riferito il quotidiano di Tel Aviv Haaretz.

L’uomo palestinese presumibilmente armato, Ahmad Yassin Ghaidhan, un 19enne del villaggio di Qibya, è stato ucciso dalle truppe.

All’alba di venerdì i soldati hanno fatto irruzione nel villaggio di Qibya e hanno preso le misure della casa appartenente alla famiglia di Ghaithan in preparazione della sua demolizione. Israele demolisce sistematicamente le case dei palestinesi accusati di attacchi con un atto di punizione collettiva proibito dal diritto internazionale.

Hamas ha rivendicato l’attacco a Kedumim.

Il gruppo di resistenza ha avvertito Bezalel Smotrich – il Ministro delle Finanze israeliano che vive a Kedumim e vuole imporre il dominio teocratico ebraico in tutta la Palestina storica – che i suoi militanti “hanno quasi bussato alla sua porta”.

Le Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno dichiarato giovedì di essere responsabili anche dell’attentato del 20 giugno nella colonia di Eli durante il quale sono rimasti uccisi quattro israeliani. Le Brigate Qassam hanno affermato che è stato in risposta al raid su Jenin di due giorni prima che aveva provocato la morte di sei palestinesi.

Hamas ha affermato di essere anche responsabile di un attacco con auto, speronamento e accoltellamento a Tel Aviv martedì in cui sono rimasti feriti sette israeliani, alcuni dei quali gravemente. Il presunto assalitore palestinese è stato colpito e ucciso sul posto.

Abu Obaida ha affermato che gli attacchi a Tel Aviv e Kedumim sono stati “in risposta ai crimini del nemico a Jenin”.

All’inizio di questa settimana almeno 12 palestinesi e un soldato israeliano erano rimasti uccisi nell’offensiva militare di due giorni nella città di Jenin, nel nord della Cisgiordania – la più vasta operazione in Cisgiordania in circa due decenni.

Israele ha lanciato attacchi aerei e un assalto di terra, provocando un’ampia distruzione nel campo profughi di Jenin.

Venerdì Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha detto di essere “profondamente turbato” dagli eventi di Jenin, affermando che “In questa circostanza le forze israeliane hanno fatto chiaramente uso di forza eccessiva“.

Un gruppo di esperti indipendenti dei diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato mercoledì che gli attacchi aerei e l’invasione da parte di Israele possono costituire un crimine di guerra.

Secondo il monitoraggio di The Electronic Intifada dall’inizio dellanno più di 190 palestinesi sono stati uccisi dalla polizia, dai soldati e dai coloni israeliani, o sono morti per le ferite riportate. Tra loro c’erano 33 ragazzi e ragazze.

Il numero di vittime palestinesi nel 2023 ha già sorpassato quello dell’anno precedente. Durante lo stesso periodo in Israele e in Cisgiordania trenta persone tra cui cinque bambini sono state uccise dai palestinesi nel contesto dell’occupazione, o sono morte per ferite riportate in precedenza.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Rapporto OCHA del periodo 13 giugno – 4 luglio 2023

 

1). Durante un’operazione condotta a Jenin, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi, tra cui un minore; altri due palestinesi, tra cui un altro minore, sono morti per le ferite riportate (seguono dettagli).

Il 19 giugno, forze israeliane hanno condotto un’operazione su larga scala della durata di oltre 11 ore, iniziata con unità sotto copertura che hanno fatto irruzione a Jenin durante le prime ore del mattino. Le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi, tra cui un minore, e ne hanno feriti altri 90. Almeno 50 dei feriti sono stati causati da proiettili veri. Palestinesi e forze israeliane hanno avuto uno scontro a fuoco nelle aree vicine al Campo profughi di Jenin. Dai palestinesi sono stati usati ordigni esplosivi improvvisati che hanno provocato danni all’equipaggiamento militare israeliano. Successivamente, le forze israeliane hanno lanciato un attacco aereo, secondo quanto riferito, come parte del processo di evacuazione delle truppe che erano state affrontate dai palestinesi con armi da fuoco e ordigni esplosivi. Secondo fonti israeliane, durante l’operazione, otto membri delle forze israeliane sono rimasti feriti. Secondo fonti mediche, durante le operazioni, le forze israeliane hanno limitato il movimento delle ambulanze nell’area. Il 20 e 21 giugno, altri due palestinesi, tra cui una ragazza, sono morti per le ferite riportate ad opera delle forze israeliane, durante l’operazione a Jenin. Una valutazione umanitaria iniziale stima che almeno 75 case abbiano subito danni durante l’operazione, compresi i danni causati dall’uso di proiettili esplosivi da spalla. Sono stati segnalati danni anche a infrastrutture come generatori elettrici, reti idriche e servizi di telecomunicazione. Non è stato segnalato alcuno sfollamento.

2). Il 20 giugno, nel Campo profughi di Balata (Nablus), due palestinesi sono stati uccisi e un minore è rimasto ferito da un ordigno esplosivo, maneggiato incautamente e fatto esplodere.

3). Due palestinesi hanno ucciso quattro coloni israeliani, tra cui due minori, prima che venissero uccisi (seguono dettagli).

Il 20 giugno, vicino all’insediamento colonico di Eli (Nablus), due palestinesi hanno sparato, uccidendo quattro coloni israeliani, tra cui due minori, e ferendone altri quattro. Uno degli aggressori è stato colpito e ucciso da un colono israeliano sul posto, mentre l’altro è fuggito ed è stato colpito e ucciso dalle forze israeliane vicino al villaggio di Aqqaba (Tubas), durante una caccia all’uomo. Successivamente, le forze israeliane hanno inasprito le restrizioni di movimento nel governatorato di Nablus e hanno chiuso diversi checkpoints.

4). Le forze israeliane hanno ucciso un palestinese durante un episodio legato a coloni (seguono dettagli).

Il 21 giugno, in seguito all’aggressione avvenuta nei pressi di Eli, circa 300-400 coloni israeliani sono entrati nella Comunità palestinese di Turmus’ayya (Ramallah), accompagnati da forze israeliane. I coloni israeliani hanno sparato, lanciato pietre, aggredito fisicamente residenti palestinesi e dato fuoco a case, veicoli, alberi e terreni coltivati di proprietà palestinese (maggiori dettagli di seguito). I palestinesi hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni. Le forze israeliane hanno ucciso un palestinese e ne hanno feriti altri 41, tra cui due minori.

5). Le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi, tra cui un minore, in un attacco con droni a Jenin (seguono dettagli).

Il 21 giugno, vicino al checkpoint di Al Jalama (Jenin), tre palestinesi, tra cui un minore, sono stati presi di mira da un attacco aereo israeliano mentre viaggiavano su un veicolo. L’esercito israeliano ha dichiarato che l’attacco con droni era indirizzato contro palestinesi che avevano precedentemente effettuato attacchi con armi da fuoco contro israeliani. Alla chiusura del presente bollettino le autorità israeliane stavano ancora trattenendo i loro corpi.

6). In Cisgiordania, presso checkpoints, un minore palestinese è stato ucciso e sei membri delle forze israeliane e un colono israeliano sono rimasti feriti in due attacchi con armi da fuoco (seguono dettagli).

Il 24 giugno, al checkpoint di Qalandiya (Gerusalemme), un palestinese di 17 anni ha aperto il fuoco contro forze israeliane ed è stato successivamente colpito e ucciso dalle forze israeliane. Secondo fonti israeliane, due membri delle forze israeliane sono rimasti feriti. Il corpo del giovane viene trattenuto dalle autorità israeliane.

Il 13 giugno, un colono israeliano e quattro membri delle forze israeliane sono rimasti feriti quando autori, ritenuti palestinesi, hanno sparato contro i loro veicoli, vicino al checkpoint di Barta’a (Jenin). Successivamente le forze israeliane  hanno intensificato le restrizioni di accesso all’area.

7). Il 3 e 4 luglio 2023, le forze israeliane hanno condotto un’operazione aerea e terrestre su larga scala nel Campo profughi di Jenin e dintorni. I dettagli dell’impatto umanitario dell’operazione di due giorni sono disponibili negli aggiornamenti flash n. 1 e n. 2 di OCHA e nel rapporto sulla situazione n.1. Il Ministero della Sanità palestinese (MoH) ha confermato che, durante l’operazione a Jenin, sono stati uccisi dodici palestinesi, tra cui quattro minori. Inoltre, un palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane, il 3 luglio a Ramallah, durante una manifestazione con lancio di pietre in segno di protesta contro l’operazione di Jenin. Durante l’operazione sono rimasti feriti almeno 143 palestinesi. Secondo fonti israeliane, un soldato israeliano è stato ucciso e un altro è rimasto ferito. Una panoramica delle distruzioni causate dall’operazione di Jenin non è inclusa in questo rapporto poiché le valutazioni umanitarie sono ancora in corso.

8). In ulteriori episodi che hanno provocato vittime in tutta la Cisgiordania, le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi e altri due sono morti per le ferite riportate durante cinque operazioni di ricerca-arresto e altre operazioni condotte dalle forze israeliane, inclusa una demolizione punitiva (seguono dettagli).

Il 13 giugno, forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di Balata, hanno circondato una casa e hanno avuto uno scontro a fuoco con palestinesi. Un palestinese affetto da autismo è stato colpito e ucciso, e nove palestinesi sono rimasti feriti, tutti da proiettili veri sparati dalle forze israeliane.

Il 15 giugno, forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Nablus e condotto una demolizione punitiva della casa di famiglia del palestinese coinvolto nella sparatoria e nell’uccisione di un soldato israeliano nella città di Nablus, nell’ottobre 2022. I palestinesi hanno lanciato pietre in varie località della città di Nablus, e in alcuni casi si è verificato uno scontro a fuoco tra forze israeliane e palestinesi. Un palestinese è stato colpito e ucciso, e 333 palestinesi sono rimasti feriti, di cui tre con proiettili veri sparati dalle forze israeliane.

Il 19 giugno, forze israeliane hanno condotto un’operazione a Hussan (Betlemme), durante la quale i palestinesi hanno lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro le forze israeliane, e queste ultime hanno sparato proiettili veri e lacrimogeni, uccidendo un palestinese e ferendone altri tre, di cui due con proiettili veri.

Il 20 e 24 giugno, due palestinesi sono morti per le ferite riportate, uno durante un’operazione di ricerca-arresto nel Campo profughi di ‘Askar (Nablus) il 19 giugno, e un altro il 22 maggio 2023, durante un’operazione delle forze israeliane a Jenin che ha comportato scambi a fuoco con i palestinesi.

9). In Cisgiordania, durante il periodo in esame, 1.310 palestinesi, tra cui almeno 103 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane, comprese 105 persone colpite da proiettili veri. La maggior parte dei feriti (618) è stata registrata in due episodi di demolizione punitiva a Nablus. Altri 317 feriti si sono verificati durante 23 operazioni di ricerca-arresto e altre operazioni condotte dalle forze israeliane in tutta la Cisgiordania. In altri 22 casi, registrati principalmente intorno a Nablus e Ramallah, 187 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane. La maggior parte di loro è stata curata per inalazione di gas lacrimogeni. Ciò ha fatto seguito all’ingresso di coloni israeliani, accompagnati dalle forze israeliane, in queste Comunità palestinesi. Circa l’85% di questi feriti è stato registrato tra il 20 e il 24 giugno, dopo l’uccisione di israeliani vicino a Eli. Altri 170 feriti sono stati registrati durante manifestazioni, contro l’espansione degli insediamenti e le restrizioni di accesso legate agli insediamenti a Beit Dajan e Beita (entrambe a Nablus), e Kafr Qaddum (Qalqilya), e in altre manifestazioni contro l’operazione condotta a Jenin il 3-4 luglio. Un altro minore palestinese è stato aggredito fisicamente, ferito e arrestato dalle forze israeliane a un checkpoint nell’area H2 della città di Hebron. I restanti 17 feriti palestinesi, tra cui quattro feriti da arma da fuoco e con proiettili veri, sono avvenuti durante scontri con lancio di pietre contro le forze israeliane posizionate all’ingresso di Beit Ummar (Hebron) e Husan (Betlemme). Complessivamente, 953 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, 105 sono stati colpiti da proiettili veri, 50 sono stati feriti da proiettili di gomma, 33 da schegge, 23 sono stati aggrediti fisicamente, tre sono stati colpiti da granate assordanti.

10). Nella Cisgiordania settentrionale e centrale, coloni israeliani hanno ferito 19 palestinesi ed hanno causato danni a proprietà palestinesi in 46 casi, in quattro giorni consecutivi, tra il 20 e il 24 giugno (seguono dettagli).

Dopo l’attacco con armi da fuoco vicino all’insediamento di Eli, centinaia di coloni israeliani, accompagnati da forze armate, hanno aperto il fuoco, lanciato pietre, aggredito fisicamente i residenti palestinesi e dato fuoco alle loro proprietà in 36 Comunità palestinesi; principalmente intorno a Nablus e Ramallah. In totale, 41 case di proprietà palestinese sono state danneggiate. Cinque case di proprietà palestinese sono state completamente bruciate nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah) e 36 sono state danneggiate o bruciate a Huwwara, Al Lubban ash Sahrqiya, ‘Urif, Turmus’ayya, Umm Saffa e Sinjil. La maggior parte dei danni è avvenuta alle finestre, frantumate con pietre dai coloni. Almeno sei famiglie palestinesi, sono state sfollate; comprendevano 25 palestinesi, tra cui otto donne, 12 minori e una persona con disabilità. Almeno 75 veicoli di proprietà palestinese sono stati danneggiati o distrutti, di cui 39 completamente bruciati. Inoltre, il 21 giugno, coloni israeliani hanno vandalizzato una scuola e una moschea a ‘Urif (Nablus). La sera del 21 giugno, coloni israeliani sono entrati nella scuola vuota e hanno lanciato bottiglie incendiarie contro le finestre di due aule, provocando danni. In totale, durante questi attacchi di coloni, 19 palestinesi, tra cui cinque minori, sono stati feriti da coloni e altri 160 sono stati feriti da forze israeliane intervenute o comunque coinvolte. Dei 160 feriti, 14 sono stati causati da proiettili veri, 15 da proiettili di gomma, 123 hanno ricevuto cure mediche per aver inalato gas lacrimogeni sparati dalle forze armate e otto sono stati aggrediti fisicamente. A‘Urif (Nablus), quattro coloni israeliani sono stati feriti da pietre lanciate da palestinesi durante uno di questi episodi.

11). Altri sei palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti da coloni israeliani, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in altri 33 casi registrati in Cisgiordania. Questi si aggiungono alle vittime palestinesi da parte di coloni e forze israeliane nei suddetti episodi relativi a coloni (seguono dettagli).

Il 21 giugno, coloni israeliani hanno aggredito fisicamente e ferito un palestinese all’ingresso di Birin (Hebron) con una sbarra di metallo.

Il 28 giugno, coloni hanno aggredito fisicamente e ferito due minori palestinesi che pascolavano il loro bestiame ad Al Mu’arrajat East (Ramallah).

Lo stesso giorno, coloni israeliani hanno allestito due tende residenziali su un terreno privato palestinese a Khirbet, nell’area di Tawamini, a Massafer Yatta (Hebron). In un successivo scontro fisico tra proprietari terrieri palestinesi e coloni israeliani, un palestinese è stato aggredito fisicamente e ferito.

Il 2 luglio, coloni israeliani hanno bloccato una strada vicino al villaggio di Yasuf (Nablus) e hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi. Un minore palestinese è stato ferito con pietre e due veicoli hanno subito danni. Il 3 luglio, un palestinese è stato colpito e ferito da proiettili veri sparati da coloni israeliani, dopo che, durante la notte, coloni scortati dalle forze israeliane avevano attaccato il villaggio di Deir Dibwan (Ramallah). I palestinesi hanno lanciato pietre e i coloni israeliani hanno sparato proiettili veri, provocando il ferimento di un palestinese a una mano.

Secondo fonti delle Comunità, durante il periodo di riferimento, più di 260 alberi e alberelli sono stati vandalizzati su terra palestinese vicino agli insediamenti israeliani, in otto episodi segnalati vicino a Husan e Al Khadr (entrambi a Betlemme), Tarqumiya, Al Bowereh e At Tuwani (tutti a Hebron) , Umm Saffa e Dura al Qar’a (entrambe a Ramallah) e Kafr ad Dik (Salfit). Altre proprietà palestinesi sono state danneggiate e il bestiame è rimasto ferito in 14 casi verificatisi a Ramallah, Nablus, Salfit, Hebron, Gerusalemme e Qalqiliya o nelle vicinanze. Le proprietà danneggiate includevano strutture residenziali e agricole, trattori, colture e una rete idrica. Negli altri 11 casi segnalati in Cisgiordania, coloni israeliani hanno lanciato pietre, danneggiando 19 veicoli palestinesi.

12). Oltre ai quattro israeliani uccisi e ai nove feriti vicino al checkpoint di Eli, Barta’a (Jenin) e ‘Urif (Nablus) (vedi sopra), in Cisgiordania, altri due coloni sono rimasti feriti in episodi di lancio di pietre. In due casi, il 22 giugno e il 4 luglio, palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani vicino a Gerico e Gerusalemme, provocando il ferimento di due israeliani e danni a due veicoli. In altri quattro casi, secondo fonti israeliane, persone ritenute palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, vicino a Ramallah, Gerico e Betlemme, causando danni a due veicoli.

13). In Israele, dieci israeliani sono rimasti feriti in due attacchi palestinesi con accoltellamento e speronamento con auto e un aggressore palestinese è stato ucciso (seguono dettagli).

Il 3 luglio, un ragazzo palestinese di 14 anni di Jenin ha accoltellato e ferito un israeliano a Bnei Brak (Israele) prima di essere arrestato dalla polizia israeliana.

Il 4 luglio, un palestinese di Hebron ha speronato con il suo veicolo dei pedoni israeliani a Tel Aviv, prima di uscire dalla sua auto e accoltellare altri. Secondo fonti israeliane, almeno nove persone sono rimaste ferite, tra cui una donna incinta che ha perso il bambino. Secondo quanto riferito, l’autore è stato ucciso da un civile israeliano.

14). A Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 38 strutture comprese 14 abitazioni. Di conseguenza, 48 palestinesi, tra cui 22 minori, sono stati sfollati e i mezzi di sussistenza di oltre 8.000 altri ne sono stati colpiti. Sei delle strutture colpite erano state fornite da donatori in risposta a precedenti demolizioni nelle Comunità di Hammamat al Maleh e Ein al Hilwa – Um al Jmal (entrambe a Tubas). Più della metà delle strutture colpite (23) si trovavano in Area C. Le restanti 15 strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, inclusa una struttura residenziale ad Ath Thuri, provocando lo sfollamento di due famiglie comprendenti 14 persone, tra cui sei minori. Undici (11) delle 15 strutture demolite a Gerusalemme Est sono state distrutte dai loro proprietari per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane.

15). Il 15 e 22 giugno, forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Nablus, nell’Area A della Cisgiordania, e hanno demolito con esplosivi due appartamenti in due distinti edifici a più piani, per motivi punitivi, sfollando due famiglie comprendenti undici persone, tra cui tre minori. Entrambe le case appartenevano alle famiglie di due uomini arrestati e accusati di aver ucciso un soldato israeliano nell’ottobre 2022. Il 14 giugno, durante una di queste demolizioni, un palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane, mentre, durante entrambe le demolizioni, altre 618 persone, compresi 38 minori, sono state ferite. Secondo quanto riferito, i palestinesi hanno lanciato pietre e oggetti esplosivi e le forze israeliane hanno usato munizioni vere, proiettili di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni. Dall’inizio del 2023, per motivi punitivi, sono state demolite 14 case e una struttura agricola, rispetto alle 14 strutture di tutto il 2022 e alle tre del 2021. Le demolizioni punitive sono una forma di punizione collettiva e come tali sono illegali ai sensi del diritto internazionale.

16). Nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, presumibilmente per imporre restrizioni all’accesso, in almeno 21 casi, le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento”. In tali circostanze, il lavoro di agricoltori e pescatori è stato gravemente limitato. In due casi, un pescatore è rimasto ferito e altri cinque sono stati arrestati. Inoltre, un peschereccio è stato sequestrato e un altro è stato danneggiato. In due occasioni, le forze israeliane hanno utilizzato bulldozer per spianare il terreno all’interno di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale, nell’Area centrale. In altre circostanze, tre uomini palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre cercavano di entrare in Israele attraverso la recinzione perimetrale.

17). Il 3 e 4 luglio, a Gaza City, palestinesi si sono riuniti vicino alla recinzione perimetrale israeliana per protestare contro l’operazione delle forze israeliane a Jenin. Cinque palestinesi sono rimasti feriti, tra cui un minore, mentre i manifestanti lanciavano pietre e le forze israeliane sparavano proiettili veri.

18). Inoltre, nella Striscia di Gaza, il 14 e il 26 giugno, tre minori palestinesi sono stati feriti dall’esplosione di residuati bellici che avevano trovato a Rafah e nella città di Gaza e che stavano manomettendo.

Ultimi sviluppi (dopo il periodo di riferimento)

Questa sezione si basa su informazioni iniziali provenienti da diverse fonti. Ulteriori dettagli confermati saranno forniti nel prossimo rapporto.

Il 6 luglio, nei pressi dell’insediamento israeliano di Kedumim e del villaggio palestinese di Jit (Qalqiliya), un palestinese ha sparato, uccidendo un soldato israeliano; l’uomo è stato successivamente ucciso dalle forze israeliane. Una guardia israeliana è rimasta ferita.

Il 7 luglio, durante una un’operazione che stavano conducendo a Nablus, in uno scontro a fuoco con palestinesi, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi.

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Note a piè di pagina

1 – Vengono conteggiati separatamente i palestinesi uccisi o feriti da persone che non fanno parte delle forze israeliane; ad esempio da civili israeliani o da razzi palestinesi malfunzionanti, così come quelli la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute.

2 – Le vittime israeliane in questi rapporti includono persone che sono state ferite mentre correvano ai rifugi durante gli attacchi missilistici palestinesi. I cittadini stranieri uccisi in attacchi palestinesi e le persone la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute, vengono conteggiate separatamente.

La protezione dei dati dei civili da parte di OCHA include episodi avvenuti al di fuori dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) solo se hanno coinvolto residenti dei Territori Palestinesi Occupati come vittime o responsabili.

Questo rapporto riflette le informazioni disponibili al momento della pubblicazione. I dati più aggiornati e ulteriori analisi sono disponibili su ochaopt.org/data.

Versione Originale

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




In diretta: il raid di Jenin si conclude con la morte di 12 palestinesi e un israeliano

5 luglio 2023 – Middle East Eye

Le truppe israeliane si ritirano dal campo profughi martedì notte dopo un assalto durato due giorni

PUNTI CHIAVE

I residenti di Jenin si svegliano in mezzo alla devastazione

Uccisi tre minorenni su 12 palestinesi

Israele bombarda Gaza dopo il lancio di razzi

Aggiornamenti in tempo reale

Il bilancio delle vittime palestinesi sale a 12 mentre è rimasto ucciso un soldato israeliano

7 ore fa

Buongiorno lettori di MEE,

È stata un’altra notte di conflitto nella Cisgiordania occupata, a Gaza e in Israele.

Ieri notte, secondo l’esercito israeliano, i due giorni di assalto israeliano al campo profughi di Jenin si sono conclusi con la ritirata delle truppe che ha lasciato una scia di devastazione.

Quando poco dopo la mezzanotte le truppe israeliane se ne sono andate gli abitanti hanno dichiarato di aver trovato al loro rientro il caos, con strade distrutte e edifici ridotti in macerie.

Almeno 12 palestinesi sono stati uccisi e più di 100 sono rimasti feriti.

Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese quasi un terzo [degli abitanti] del campo profughi, circa 4.000 palestinesi, è fuggito dalle proprie case.

La scorsa notte mentre Israele ritirava le sue forze un soldato israeliano è stato ucciso.

Nell’operazione sono stati utilizzati circa 1.000 soldati israeliani, con l’impiego di elicotteri d’attacco insieme a droni, aerei da combattimento e armi pesanti, con il risultato che numerose proprietà sono state danneggiate o distrutte.

Qualche ora dopo che le forze israeliane hanno iniziato a ritirarsi da Jenin cinque razzi sono stati lanciati da Gaza verso Israele, inclusa la città di Sderot. Non sono stati segnalati feriti.

L’attacco di Israele a Jenin è stato uno dei più pesanti assalti israeliani in Cisgiordania in quasi 20 anni.

L’esercito israeliano ha effettuato contro il campo profughi almeno 20 attacchi con droni.

Aggiornamento a tarda notte

15 ore fa

Il raid israeliano nella città occupata di Jenin, in Cisgiordania, ha ucciso almeno 12 palestinesi quando i militari hanno preso di mira il campo profughi e gli ospedali della zona, in quella che è una delle più vaste operazioni militari in Cisgiordania degli ultimi anni.

L’offensiva è stata diffusamente descritta come uno dei peggiori attacchi israeliani a Jenin degli ultimi due decenni.

Martedì il Ministero della Sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese ha confermato la morte di 2 persone, portando il numero totale di palestinesi uccisi ad almeno 12.

Secondo la Ministra della Sanità palestinese May al-Kaila durante il raid le forze israeliane hanno preso di mira anche ospedali, personale medico e ambulanze.

La ministra ha affermato che le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’ospedale pubblico di Jenin e hanno aperto il fuoco provocando tre feriti. Kaila ha aggiunto che hanno attaccato anche l’ospedale Ibn Sina.

Nel corso del raid oltre agli ospedali sono state danneggiate anche una chiesa cattolica e una moschea. Le foto condivise online mostrano le finestre della chiesa distrutte ed evidenti danni all’esterno.

Diverse notizie che citano fonti israeliane hanno affermato che martedì le forze israeliane avrebbero iniziato a ritirarsi, mentre i media palestinesi riportano sporadici scontri con le forze israeliane.

“Le forze israeliane hanno iniziato a ritirarsi dal campo di Jenin”, ha detto martedì sera ad AFP [agenzia di stampa francese, ndr.] un portavoce dell’esercito, senza fornire ulteriori dettagli.

Tuttavia, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che l’operazione non è stata un evento occasionale, aggiungendo che Israele “continuerà fino a quando sarà necessario” ad impegnarsi in operazioni militari a Jenin.

MEE sta facendo una pausa nella copertura, ma riprenderà presto. Per rimanere aggiornato sulle ultime novità, seguici su Facebook, Instagram, Twitter e TikTok.

La risposta degli Stati Uniti all’assalto in Cisgiordania riafferma la mano libera di Israele

16 ore fa

Il crescente uso da parte di Israele di sofisticate attrezzature militari nella Cisgiordania occupata, inclusi droni ed elicotteri d’attacco Apache, ha incontrato una scarsa reattività da parte dell’amministrazione Biden, cosa che ha sottolineato la mancanza di linee rosse da parte di Washington in risposta all’intensificarsi della violenza nella regione.

Il raid su Jenin è il culmine di settimane di attacchi militari che hanno visto Israele dispiegare armi sempre più pesanti nella Cisgiordania occupata.

“Quando si tratta dell’uso della forza da parte di Israele gli Stati Uniti non pongono assolutamente linee rosse”, ha detto a MEE Marwa Maziad, esperta di relazioni USA-arabo-israeliane, presso l’Università del Maryland.

A giugno per la prima volta in quasi 20 anni elicotteri da combattimento sono stati inviati nella Cisgiordania occupata dopo che un un veicolo di trasporto truppe è stato colpito da quello che i militari hanno definito un ordigno esplosivo improvvisato (IED) abbastanza avanzato”.

Solo due giorni dopo Israele ha ucciso in un attacco con droni vicino a Jenin due membri del ramo militare del movimento della Jihad islamica palestinese e un leader militare di Fatah.

Alcuni esperti hanno affermato che gli Stati Uniti sono preoccupati che l’introduzione da parte di Israele di droni armati nella Cisgiordania occupata abbia l’effetto potenziale di allentare le regole di ingaggio e infiammare ulteriormente le tensioni, ma gli analisti dicono a Middle East Eye che il raid mortale di Israele su Jenin mostra che per l’amministrazione Biden si tratta di una questione irrilevante.

Il bilancio delle vittime sale ad almeno 12

17 ore fa

Il Ministero della Sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese ha affermato che il bilancio delle vittime del raid dell’esercito israeliano a Jenin è ora salito a 12 palestinesi.

Per ora il Ministero non ha fornito dettagli sulle circostanze del nuovo decesso.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per le violenze in Cisgiordania

18 ore fa

Venerdì il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà a porte chiuse in seguito all’operazione militare israeliana nella città palestinese di Jenin.

Secondo Reuters i diplomatici hanno detto che gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto l’incontro “alla luce degli allarmanti sviluppi in Palestina”.

Le organizzazioni ebraiche statunitensi incolpano Netanyahu per la violenza dei coloni della Cisgiordania

19 ore fa

Una dichiarazione congiunta rilasciata lunedì da 12 organizzazioni ebraiche americane incolpa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per gli attacchi violenti dei coloni israeliani contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.

“In qualità di leader della comunità ebraica americana non possiamo rimanere a guardare”, viene riportato su Haaretz come parte della dichiarazione firmata da organizzazioni tra cui l’Union for Reform Judaism, il New Israel Fund, J Street e il National Council for Jewish Women.

Le organizzazioni hanno espresso la loro “crescente angoscia e orrore” per la recente ondata di attacchi violenti da parte di coloni ebrei israeliani contro le comunità palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Questa violenza “non è venuta dal nulla, ma è in linea con il più ampio programma del governo Netanyahu di espansione degli insediamenti, intensificazione dell’occupazione ed espulsione dei palestinesi”, sostengono le organizzazioni.

“Il primo ministro Netanyahu ha la responsabilità ultima delle politiche messe in atto in Cisgiordania sotto la sua autorità e per la ‘chilul hashem’, dissacrazione del nome di Dio, che è stata scatenata sotto forma di questi spregevoli attacchi violenti”.

Le forze israeliane iniziano a ritirarsi da Jenin

19 ore fa

Nella tarda serata di martedì le forze israeliane hanno iniziato a ritirarsi dalla città palestinese di Jenin dopo aver condotto una delle più pesanti operazioni militari da anni nella Cisgiordania occupata, secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche che citano fonti israeliane.

“Le forze israeliane hanno iniziato a ritirarsi dal campo di Jenin”, ha detto martedì sera ad AFP un portavoce dell’esercito, senza fornire ulteriori dettagli.

Martedì scorso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’operazione a Jenin non è stata un evento occasionale e che Israele “continuerà per tutto il tempo necessario” a impegnarsi in operazioni militari a Jenin.

L’ultimo raid, iniziato lunedì, ha ucciso 11 palestinesi e ha lasciato decine di feriti. Le forze israeliane hanno anche preso di mira diversi ospedali della zona con lacrimogeni e proiettili veri.

Il Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha affermato che i militari sarebbero in grado di “duplicare e riprodurre” l’operazione a Jenin e prendere di mira chiunque “cerchi di danneggiare i cittadini israeliani”.

“Lo seguiremo fino a casa sua, alla sua camera da letto, lo arresteremo e lo assicureremo alla giustizia”, ha detto.

“Quando Israele ha attaccato ci trovavamo in ospedale “

19 ore fa

Rapporto di Middle East Eye da un ospedale di Jenin mentre le forze israeliane continuano il loro raid nella città occupata della Cisgiordania, prendendo di mira gli ospedali e sparando nelle loro vicinanze.

Ci trovavamo all’ospedale governativo di Jenin quando l’esercito israeliano lo ha attaccato con lacrimogeni sparati dai soldati e con droni”, ha detto Latifeh Abdellatif, corrispondente di Middle East Eye.

“Sono stati sparati almeno sei volte dei lacrimogeni all’interno dell’ospedale nonostante fossero presenti pazienti che potevano essere danneggiati dall’inalazione di gas”.

Abdellatif afferma che poco dopo i gas lacrimogeni le forze israeliane hanno sparato proiettili veri nelle vicinanze dell’ospedale, ferendo almeno tre persone. Aggiunge che ci sono stati attacchi simili vicino all’ospedale Ibn Sina.

“Ci sono stati molti casi di soffocamento curati sul posto e sono state portate alcune persone per cure urgenti”, dice.

Potete leggere di più sui rapporti di Abdellatif qui.

Israele attacca gli ospedali, afferma il Ministero della Sanità palestinese

20 ore fa

Il ministro della sanità palestinese May al-Kaila ha dichiarato che le forze israeliane stanno sempre più prendendo di mira ospedali, personale medico e ambulanze.

Kaila ha detto che le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’ospedale pubblico di Jenin e hanno aperto il fuoco lasciando tre persone ferite. Ha aggiunto che hanno fatto irruzione anche nell’ospedale Ibn Sina.

“Questa aggressione è un affronto al diritto internazionale e [dimostra] una determinazione ad uccidere [i palestinesi]”, ha affermato.

Martedì pomeriggio le forze israeliane hanno anche preso di mira con lacrimogeni l’ospedale pubblico come riportato dai media locali con video che mostrano persone in fuga dalla struttura circondata da una coltre di fumo.

Anche gli ospedali Khalil Suleiman e Amal sono stati attaccati.

Kaila ha affermato che l’esercito israeliano ha ripetutamente ostacolato e impedito alle squadre di ambulanze palestinesi di raggiungere i feriti.

La coalizione BDS sudafricana chiede il boicottaggio di Israele

1 giorno fa

La sezione sudafricana del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) chiede al Paese di attuare un boicottaggio di Israele e di perseguire i sudafricani che hanno prestato servizio nelle forze militari israeliane.

La dichiarazione arriva dopo che nelle prime ore di lunedì l’esercito israeliano ha lanciato il suo ultimo raid nella città di Jenin, nella Cisgiordania occupata.

“Il nostro governo afferma di sostenere i principi del diritto internazionale, quindi attendiamo un’azione decisiva dal Sudafrica alle Nazioni Unite, chiedendo il ripristino delle procedure anti-apartheid attraverso sanzioni internazionali e un embargo sulle armi contro lo [Stato di] apartheid israeliano”, ha affermato Roshan Dadoo, coordinatore della coalizione BDS sudafricana.

“Chiediamo inoltre che il nostro governo dichiari persona non grata l’ambasciatore dello [Stato di] apartheid israeliano a Pretoria e rompa le relazioni diplomatiche e qualsiasi altro rapporto”, ha affermato.

La coalizione ha dichiarato che il Sudafrica “ha il dovere morale ed etico di agire contro l’impunità dello Stato israeliano coloniale dell’apartheid e di sostenere il popolo palestinese che resiste [all’] occupazione illegale e ai crimini di guerra commessi contro di loro”.

Il Sudafrica ha una legge che stabilisce che ai suoi cittadini non è permesso di “impegnarsi in attività mercenarie” o fornire “assistenza militare straniera a qualsiasi Stato” a meno che non venga concessa un’autorizzazione speciale. Chiunque violi questa legge è soggetto a detenzione carceraria.

Ci sono stati diversi casi portati dai palestinesi all’Autorità Nazionale di Perseguimento Penale contro i sudafricani che prestano servizio nell’esercito israeliano.

Il bilancio delle vittime sale a 11

1 giorno fa

Dopo la morte di un giovane palestinese martedì il bilancio delle vittime del raid israeliano nella città occupata di Jenin in Cisgiordania è salito a 11 palestinesi.

Secondo i notiziari palestinesi Abd al-Rahman Sa’abneh è morto martedì per le ferite riportate dopo essere stato ferito da proiettili veri sparati da soldati israeliani a Jenin.

Nel raid israeliano danneggiati luoghi di culto

1 giorno fa

Sia una chiesa cattolica che una moschea hanno subito danni a seguito del raid israeliano su larga scala a Jenin.

Il Patriarcato Cattolico di Gerusalemme ha rilasciato una dichiarazione in cui conferma che la chiesa è stata presa di mira dall’offensiva.

Le foto condivise online mostrano le finestre della chiesa distrutte ed evidenti danni all’esterno.

“La città di Jenin sta affrontando un’aggressione israeliana senza precedenti che prende di mira persone e territorio”, ha dichiarato il patriarca Pierbattista Pizzaballa.

La parrocchia cattolica della città ha subito danni a causa di questa aggressione, ha aggiunto.

Lunedì anche la moschea di Al-Ansar è stata presa di mira dalle forze israeliane, che avevano come obiettivo i palestinesi rimasti nella moschea durante la notte.

La moschea, che si trova nel quartiere di Al-Damaj, è stata utilizzata nel corso dei bombardamenti da persone in cerca di sicurezza.

Testimoni oculari hanno affermato che nei locali della moschea sono stati usati proiettili veri e lacrimogeni e che hanno contribuito ai danni anche i bulldozer che hanno scavato intorno alla moschea.

Ministero della Sanità palestinese: oltre 20 persone in gravi condizioni

1 giorno fa

Il Ministero della Sanità palestinese afferma che oltre 100 persone hanno riportato ferite gravi a seguito dell’offensiva israeliana a Jenin. Circa 20 dei feriti sono stati definiti in “gravi condizioni”.

Secondo i media locali le forze israeliane sono ancora nel campo di Jenin e prendono di mira case e persone con colpi di arma da fuoco.

Sono stati sparati lacrimogeni contro la folla anche fuori dall’ospedale principale di Jenin, senza alcuna indicazione di quanto durerà l’offensiva.

La Mezzaluna Rossa afferma che finora oltre 500 famiglie sono state evacuate dal campo.

Per il secondo giorno il campo di Jenin resta tagliato fuori dalle risorse

1 giorno fa

Abitanti e testimoni oculari nel campo di Jenin affermano che a seguito dell’offensiva israeliana per il secondo giorno le persone non hanno avuto accesso alle risorse primarie.

Siamo rimasti senza acqua e senza elettricità, è impossibile contattare chiunque sia rimasto nel campo, ci ha detto un testimone oculare.

Finora oltre 3.000 persone sono state sfollate da Jenin, eppure il campo è stato completamente chiuso, con un numero imprecisato di persone rimaste al suo interno.

Il corrispondente di MEE sul campo afferma anche che le forze israeliane stanno entrando nelle case private ed effettuando arresti, lasciando le persone in uno stato di terrore.

Il Primo Ministro britannico esorta Israele a mostrare “moderazione”

1 giorno fa

Martedì Rishi Sunak, il Primo Ministro del Regno Unito, ha esortato Israele a proteggere i civili palestinesi, mentre le forze israeliane continuano l’offensiva a Jenin per il secondo giorno.

“Ci preme dire che la protezione dei civili deve avere la priorità in qualsiasi operazione militare, e sollecitiamo le IDF [esercito israeliano, ndt.] a mostrare moderazione nelle sue operazioni e chiediamo a tutte le parti di evitare un’ulteriore escalation sia in Cisgiordania che a Gaza, sia ora che nei giorni a venire.”

Sunak ha anche affermato che il Regno Unito chiede a Israele di “aderire ai principi di necessità e proporzionalità nel difendere i propri legittimi interessi di sicurezza”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Rapporto OCHA del periodo 30 Maggio – 12 Giugno 2023

https://ochaopt.org/poc/30-may-12-june-2023

1). Un bimbo palestinese di due anni è stato colpito e ucciso dalle forze israeliane (seguono dettagli). Il 1° giugno, un soldato israeliano ha sparato con proiettili veri, ferendo il bambino e suo padre; il bambino è morto, quattro giorni dopo, per trauma cranico. Secondo l’esercito israeliano, riportato dai media, il soldato ha erroneamente identificato l’auto dove erano seduti il padre e il bambino come possibile minaccia di attacco armato contro un vicino insediamento colonico israeliano. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, tra il 1° gennaio e il 12 giugno 2023, le forze israeliane hanno ucciso 21 minori palestinesi, rispetto ai 14 uccisi nello stesso periodo nel 2022.

2). Il 9 giugno, a un checkpoint vicino a Rantis (Ramallah), le forze israeliane hanno ucciso un palestinese. Secondo l’esercito israeliano, i soldati stavano ispezionando un veicolo sospettato di essere stato rubato; l’autista avrebbe tentato di afferrare l’arma di un soldato ed è stato colpito e ucciso da un altro soldato. Secondo quanto riferito, un membro delle forze israeliane è rimasto ferito. Il corpo del palestinese è stato trattenuto dalle autorità israeliane. Finora, nel 2023, in Cisgiordania e in Israele, sono stati colpiti e uccisi dalle forze israeliane 13 palestinesi mentre attaccavano o, presumibilmente, tentavano di attaccare soldati israeliani.

3). Il 30 maggio, nei pressi dell’insediamento colonico di Hermesh (tra Jenin e Tulkarm) un colono israeliano è stato colpito e ucciso in una sparatoria con palestinesi. Ad oggi, ciò porta a 21 il numero di israeliani uccisi, nel 2023, in Cisgiordania compresa Gerusalemme est e in Israele, ad opera di palestinesi o in attacchi di palestinesi; nel 2022 erano stati sei, in un periodo equivalente. Tra le vittime anche un cittadino straniero.

4). In Cisgiordania sono stati feriti dalle forze israeliane 382 palestinesi (15 con proiettili veri), tra cui almeno 34 minori (seguono dettagli). Dei feriti, 25 sono stati segnalati durante dieci operazioni di ricerca-arresto. Altri 60 feriti si sono verificati in due episodi in cui le forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di Askar (Nablus) e nella città di Nablus per effettuare sopralluoghi delle case di famiglia di due palestinesi; uno accusato di aver ucciso una israeliana e le sue due figlie, e un altro accusato di aver ucciso una soldato; i sopralluoghi sono stati effettuati in preparazione della demolizione punitiva degli edifici.

In un altro caso, le forze israeliane hanno sparato, ferendo due palestinesi, un adulto e un bambino; ciò nel contesto di una irruzione nel Campo profughi di Aqabat Jaber (Gerico) per emettere un ordine di demolizione punitiva contro una struttura residenziale.

Altri 41 feriti, tra cui otto minori, sono stati segnalati durante una demolizione punitiva eseguita nella Città Vecchia di Ramallah (vedi maggiori dettagli di seguito).

207 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane che accompagnavano coloni israeliani i quali hanno lanciato pietre, hanno appiccato il fuoco e sparato contro i palestinesi e le loro case o altre proprietà, a Burqa, Jalud (entrambi a Nablus), Al Mazara’a Al Qibliyeh (Ramallah) e Kafr Thulth (Qalqiliya).

Altri quarantasette (47) palestinesi sono rimasti feriti nei pressi di Beit Dajan (Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqilya) mentre manifestavano contro le restrizioni di accesso e l’espansione degli insediamenti colonici. In un altro caso, le forze israeliane hanno sparato, ferendo un palestinese che stava cercando di raggiungere il posto di lavoro in Israele attraverso un varco abusivo nella Barriera, vicino a Habla (Qalqilya).

Due distinti episodi sono stati registrati presso checkpoints: al checkpoint di Huwwara (Nablus), le forze israeliane hanno aggredito fisicamente e ferito un palestinese di Hebron; mentre al checkpoint del Campo profughi di Shu’fat a Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno sparato, ferendo, con cinque proiettili veri, un palestinese di Ramallah, presumibilmente perché l’uomo guidava a velocità sostenuta verso un checkpoint installato all’ingresso di Gerusalemme est. Complessivamente, 325 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, 15 sono stati colpiti da proiettili veri, 35 sono stati feriti con proiettili di gomma, quattro sono stati feriti da schegge, uno è stato aggredito fisicamente e due sono stati feriti da granate assordanti o da bombolette di lacrimogeni.

5). In Cisgiordania, coloni israeliani hanno ferito 17 palestinesi, di cui tre con proiettili veri, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in altri 25 casi (seguono dettagli). Il 30 maggio, nel villaggio palestinese di Jalud (Nablus), coloni israeliani armati, secondo quanto riferito, provenienti dall’avamposto colonico di Ahiya, hanno aperto il fuoco, hanno lanciato pietre e cercato di appiccare il fuoco a una casa palestinese. Sette palestinesi sono stati feriti con pietre e sette case palestinesi e due veicoli sono stati vandalizzati. I coloni erano accompagnati da forze israeliane, che hanno sparato proiettili di gomma e lacrimogeni, ferendo altri cinque palestinesi.

Il 4 giugno, nel villaggio di Burqa, coloni israeliani, secondo quanto riferito, provenienti dall’avamposto di Homesh, hanno ferito 145 palestinesi, la maggior parte curati per inalazione di gas lacrimogeni; hanno anche danneggiato almeno tre case, tre veicoli, una caserma e una struttura di sussistenza. Secondo i media israeliani, i palestinesi avevano lanciato pietre contro di loro, ferendone tre. Dopo l’intervento delle forze israeliane, quattro palestinesi sono stati feriti con proiettili veri e tre con proiettili di gomma, e 137 hanno richiesto cure mediche per inalazione di gas lacrimogeno.

Il 3 giugno, due palestinesi, tra cui una donna, sono stati aggrediti fisicamente e feriti dopo che coloni israeliani erano entrati nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, attaccando i residenti e danneggiando le case con pietre.

Il 12 giugno, nel quartiere di Ras Al ‘Amud, sempre a Gerusalemme est, coloni hanno aggredito fisicamente e ferito un uomo.

L’8 e il 7 giugno, ad Al Mazra’a Al Qibliya (Ramallah), coloni israeliani, secondo quanto riferito, provenienti dall’avamposto di Haresha, accompagnati dalle forze israeliane, hanno aggredito fisicamente e spruzzato gas al peperoncino ferendo tre palestinesi, tra cui una donna e danneggiando con pietre almeno sei veicoli. Durante lo stesso episodio, altri 15 palestinesi hanno ricevuto cure mediche dopo aver inalato gas lacrimogeni sparati dalle forze armate. Durante il periodo di riferimento, secondo fonti delle Comunità, in sei casi, più di 150 alberi e alberelli sono stati vandalizzati su terra palestinese prossima agli insediamenti israeliani.

Secondo fonti locali e testimoni oculari, in undici episodi segnalati a Duma, Yanun, Deir Sharaf, Madama e Burqa (tutti a Nablus), Ad Deir (Tubas), Kafr as Dik (Salfit), Al Mughayyir (Ramallah), Khallet Sakariya (Betlemme ), coloni hanno appiccato il fuoco ai raccolti, hanno fatto irruzione in case e terreni agricoli, lanciando pietre e causando danni ad almeno nove abitazioni, quattro strutture agricole, tre trattori; hanno vandalizzato due reti idriche e 16 veicoli ed hanno provocato lesioni al bestiame.

In altri due casi, coloni israeliani, secondo quanto riferito provenienti dall’avamposto dell’insediamento di Micha, hanno attaccato terreni agricoli di agricoltori palestinesi di Ein Samiya (Ramallah); altri coloni hanno lanciato pietre contro gli agricoltori, hanno vandalizzato un sistema di irrigazione dell’acqua che serve più di 10 ettari di terra coltivata, due serbatoi d’acqua, quattro strutture agricole, una latrina finanziata da donatori e almeno 15 alberi, compromettendo il sostentamento di almeno 14 famiglie palestinesi. In altri otto episodi, persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno lanciato pietre, danneggiando 14 veicoli palestinesi che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania.

6). Un colono israeliano è stato ucciso (vedi sopra), mentre un altro è rimasto ferito in un attacco a colpi di arma da fuoco. Inoltre, in Cisgiordania, altri cinque sono rimasti feriti in episodi di lancio di pietre (seguono dettagli). Il 6 giugno, un colono israeliano è rimasto ferito e la sua auto ha subito danni ad opera di autori ritenuti palestinesi che hanno sparato contro il suo veicolo in transito tra i checkpoints di Za’tara e Huwwara (Nablus). Le forze israeliane hanno lanciato una caccia all’uomo e istituito posti di blocco, ostacolando l’accesso e il movimento dei palestinesi dentro e fuori l’area (vedi sotto).

In altri tre episodi registrati il 31 maggio, il 2 e l’8 giugno, palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani vicino a Betlemme, Gerico e Gerusalemme, provocando il ferimento di quattro coloni e danni a tre veicoli. Inoltre, in altri due casi segnalati vicino a Ramallah e Nablus, persone ritenute palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, causando, secondo fonti israeliane, danni a due veicoli.

7). Tre membri delle forze israeliane sono rimasti feriti in attacchi palestinesi (seguono dettagli). Il 2 giugno, nei pressi del villaggio di Deir Sharaf (Nablus), un soldato israeliano è stato ferito in un attacco a colpi di arma da fuoco da parte di un autore ritenuto palestinese.

Il 5 giugno, nella città di Huwwara (Nablus), altri due soldati israeliani sono rimasti feriti in un attacco di speronamento con auto da parte di un aggressore ritenuto palestinese. Successivamente, a seguito di entrambi gli attacchi, le forze israeliane hanno condotto operazioni di ricerca-arresto intorno alla città di Nablus, ostacolando il movimento dei residenti. Un palestinese, accusato di aver effettuato l’attacco di speronamento, è stato arrestato.

8). Imminente sgombero forzato a Gerusalemme est. A seguito di procedimenti legali avviati da un’organizzazione di coloni israeliani, un’anziana coppia palestinese corre il rischio imminente di essere sgomberata con la forza dalla propria casa nel quartiere musulmano della Città Vecchia di Gerusalemme. Si stima che 970 palestinesi, tra cui 424 minori, siano a rischio di sgombero forzato a Gerusalemme est a causa di procedimenti simili; tale pratica è incompatibile con il diritto internazionale. Quindici delle famiglie a rischio si trovano nella Città Vecchia.

9). A Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 14 strutture, comprese cinque case. Di conseguenza, 44 palestinesi, tra cui 19 bambini, sono stati sfollati e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altri 70. Due delle strutture colpite nella Comunità di Tatrit, a Hebron, erano state fornite da donatori come assistenza umanitaria in risposta a una precedente demolizione. Durante tali fatti, le forze israeliane hanno danneggiato terreni agricoli, un muro, recinzioni metalliche, una rete idrica e 55 ulivi. La metà delle strutture colpite (sette) si trovavano in Area C. E le restanti sette strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, comprese due strutture residenziali nell’area di Wadi Qaddum a Silwan, provocando lo sfollamento di sei famiglie comprendenti 31 persone, tra cui 22 minori. A Gerusalemme Est, cinque delle otto strutture sono state demolite dai proprietari per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane. Inoltre (non conteggiato sopra), durante un’operazione militare israeliana condotta nel Campo profughi di Nur Shams (Tulkarm) in Area A della Cisgiordania, le forze israeliane hanno distrutto una struttura commerciale, compromettendo i mezzi di sussistenza di sette persone.

10). L’8 giugno, forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ramallah in Area A della Cisgiordania ed hanno demolito con esplosivi il secondo piano di un edificio residenziale a più piani. Si è trattato di una demolizione punitiva della casa di famiglia di un palestinese accusato di aver ucciso due israeliani, e ferito altri, nel novembre 2022. Una famiglia, composta da sei persone, tra cui un minore, è stata sfollata e due famiglie hanno subito danni provocati alle abitazioni adiacenti. Durante l’operazione, 41 palestinesi sono rimasti feriti, tra cui otto minori e un giornalista, che è stato ricoverato in ospedale per fratture al cranio. Secondo quanto riferito, i palestinesi hanno lanciato pietre e oggetti esplosivi contro le forze israeliane e queste ultime hanno usato munizioni vere e proiettili di metallo rivestiti di gomma e gas lacrimogeni. Dall’inizio del 2023, per motivi punitivi sono state demolite 12 case e una struttura agricola, rispetto alle 14 strutture demolite nel 2022 e alle tre nel 2021. Le demolizioni punitive sono una forma di punizione collettiva e come tali sono illegali ai sensi del diritto internazionale.

11). Il 12 giugno, le forze israeliane hanno sfollato per otto ore una famiglia di otto persone della Comunità di pastori di Ibziq (Valle del Giordano), adducendo scopi di esercitazioni militari. Questa Comunità si trova in una “zona di fuoco”, così dichiarata da Israele e ad alto rischio di trasferimento forzato. Le “zone di fuoco” coprono quasi il 30% dell’Area C e ospitano 38 Comunità che comprendono 6.200 persone.

12). In Cisgiordania, le chiusure continuano ad interrompere l’accesso di migliaia di palestinesi a mezzi di sussistenza e servizi (seguono dettagli). Il 6, 7 e 12 giugno, l’esercito israeliano ha eretto cumuli di terra all’ingresso dei villaggi di Beita e Odala (entrambi a Nablus) e di Ya’bad (Jenin), ostacolando il movimento di almeno 32.000 palestinesi. Quest’ultimo tumulo è stato rimosso dopo due giorni, mentre quelli di Beita e Odala erano ancora presenti alla fine del periodo di riferimento. Secondo quanto riferito, queste chiusure sono state la risposta agli spari contro veicoli di coloni israeliani che hanno provocato il ferimento di un colono e di tre membri delle forze israeliane (vedi sopra).

Nell’area H2 della città di Hebron, sono stati segnalati sette checkpoints volanti, rispetto a una media bisettimanale di due dall’inizio del 2023, con conseguenti lunghi ritardi. Inoltre, l’accesso palestinese al villaggio di Al Mughayyir (Ramallah) è stato limitato per il diciottesimo giorno, a partire dalla fine del periodo di riferimento, determinando lunghi tempi di attesa per i pendolari, a causa delle prolungate ispezioni all’ingresso del villaggio.

Per la settima settimana, le forze israeliane hanno chiuso il cancello stradale installato all’ingresso del villaggio di Tuqu’ (Betlemme), limitando il movimento di circa 4.500 persone, e costringendo i residenti e altri ad utilizzare strade sterrate alternative e lunghe deviazioni per accedere a cliniche, scuole e mercati.

13). Nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 31 casi, le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento”, presumibilmente per imporre restrizioni all’accesso. Non sono stati segnalati feriti o danni, anche se il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. In cinque occasioni, bulldozer militari israeliani hanno spianato il terreno all’interno di Gaza vicino alla recinzione perimetrale a Gaza, Khan Younis, Gaza nord e l’area centrale.

Ultimi sviluppi (dopo il periodo di riferimento)

Questa sezione si basa su informazioni iniziali provenienti da diverse fonti. Ulteriori dettagli confermati saranno forniti nel prossimo rapporto.

In due distinti episodi verificatisi il 13 e 14 giugno, forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese autistico durante un’operazione di ricerca-arresto condotta nel Campo profughi di Balata (Nablus) e un altro uomo durante un’operazione di demolizione punitiva nella città di Nablus. Secondo quanto riferito, entrambi gli episodi sono avvenuti durante scontri a fuoco con palestinesi.

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Note a piè di pagina

1 Vengono conteggiati separatamente i palestinesi uccisi o feriti da persone che non fanno parte delle forze israeliane; ad esempio da civili israeliani o con razzi palestinesi che non hanno raggiunto il bersaglio, così come quelli la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute

2 In questi rapporti le cifre delle vittime israeliane includono persone che sono state ferite mentre correvano ai rifugi durante gli attacchi missilistici palestinesi. I cittadini stranieri uccisi in attacchi palestinesi e le persone la cui causa immediata di morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute, sono conteggiate separatamente.

La protezione dei dati dei civili da parte dell’OCHA include episodi avvenuti al di fuori dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) solo se hanno coinvolto residenti dei Territori Palestinesi Occupati come vittime o responsabili. Durante questo periodo di riferimento, un cittadino straniero che è stato ucciso nel centro di Israele da un cittadino palestinese di Israele non è incluso in questo rapporto, e nemmeno il cittadino palestinese di Israele, che è stato colpito sul posto, e ucciso, dalla polizia.

Questo rapporto riflette le informazioni disponibili al momento della pubblicazione. I dati più aggiornati e ulteriori analisi sono disponibili su ochaopt.org/data

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Riduzione del numero di permessi di costruzione concessi dallo Stato di Israele ai palestinesi

Redazione di MEMO

13 giugno 2023 – Middle East Monitor

L’agenzia Wafa news ha riferito che durante il primo trimestre di quest’anno la percentuale delle licenze edilizie che lo Stato di Israele ha concesso ai palestinesi nei territori occupati è diminuito del 10%.

L’ufficio centrale di statistiche palestinese ha affermato oggi che nel primo trimestre del 2023 sono stati rilasciati nei territori palestinesi occupati, in totale 2.530 permessi di costruzione, tra cui 1.625 licenze per nuove costruzioni.

I nuovi dati mostrano una diminuzione del 10% del numero di permessi concessi ai palestinesi in confronto all’ultimo trimestre dello scorso anno.

Ai palestinesi sono raramente concesse licenze edilizie dalle autorità israeliane di occupazione, specialmente a Gerusalemme Est occupata.

Inoltre l’istituto centrale di statistica palestinese ha aggiunto che i dati hanno rivelato che il numero dei permessi rilasciati durante il primo trimestre del 2023 è diminuito del 18% in confronto al quarto trimestre del 2022 e di un altro 23% in confronto al primo semestre del 2022.

Ciò è avvenuto dopo che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha riferito lo scorso mese che nel primo trimestre del 2023 le forze israeliane di occupazione hanno demolito, forzato la popolazione locale a farlo o sequestrato 290 strutture possedute da palestinesi in tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est.

“Tutte le strutture tranne 19 sono state colpite dai provvedimenti per la mancanza di permessi di costruzione che sono quasi impossibili da ottenere da parte dei palestinesi” ha spiegato l’OCHA. “Come conseguenza 413 persone, inclusi 194 bambini, sono stati deportati e le vite o l’accesso ai servizi di altre 11.000 sono state compromesse.”

I permessi di costruzione sono rilasciati a prezzi esorbitanti e insostenibili per la maggior parte dei palestinesi, creando un escamotage che consente allo Stato di Israele di annettere una maggior quantità di terra e lasciare i palestinesi in un limbo impedendo loro di sviluppare le infrastrutture. I palestinesi che fanno richiesta di permessi spesso non hanno risposta per anni oppure vedono la loro richiesta rifiutata.

L’OCHA ha aggiunto che “il numero di strutture colpite nel primo trimestre del 2023 è aumentato del 46% rispetto allo stesso periodo nel 2022, che ha visto già il numero più alto di demolizioni registrato nella Cisgiordania e a Gerusalemme dal 2016.”

La politica ampiamente praticata dallo Stato di Israele di demolizioni di case colpendo intere famiglie è un atto di punizione collettiva illegale e è in diretta violazione del diritto internazionale in materia di diritti umani.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Rapporto OCHA del periodo 15 – 29 Maggio 2023

1). A Nablus e Jenin, nel corso di due operazioni di ricerca-arresto, le forze israeliane hanno ucciso quattro palestinesi e ferito altri 67 (seguono dettagli).

Il 22 maggio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di Balata (Nablus), uccidendo tre palestinesi. Secondo testimoni oculari e riprese video online, a uno degli uomini le forze israeliane hanno sparato alla schiena mentre tentava di fuggire dall’area. Successivamente, si è verificato uno scontro a fuoco tra forze israeliane e palestinesi, che ha provocato l’uccisione di altri due palestinesi che, secondo l’esercito israeliano, avevano partecipato allo stesso scontro a fuoco. Durante l’operazione, le forze israeliane hanno demolito una struttura residenziale ed hanno distrutto parzialmente altre due unità usando esplosivi: sei famiglie palestinesi sono state sfollate (ulteriori dettagli di seguito). L’esercito israeliano ha dichiarato che la deflagrazione è stata causata dalla distruzione degli ordigni esplosivi trovati nel sito. 63 palestinesi sono rimasti feriti, di cui quattro con proiettili veri. Fonti mediche hanno riferito che le forze israeliane hanno limitato il movimento delle ambulanze nell’area, ostacolando la fornitura immediata di assistenza medica ai feriti. Secondo le forze israeliane, un soldato israeliano è rimasto ferito.

Il 29 maggio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel Campo profughi di Jenin, cui è seguito uno scontro a fuoco con palestinesi. Un palestinese è rimasto ucciso; secondo l’esercito israeliano, l’uomo aveva partecipato allo scontro a fuoco e in precedenza era stato coinvolto in attacchi contro israeliani. Durante la stessa operazione, sei palestinesi sono rimasti feriti e altri sei sono stati arrestati. Secondo i media locali, le forze israeliane hanno ostacolato il lavoro dei paramedici e hanno causato danni a un’ambulanza. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, tra il 1° gennaio e il 29 maggio 2023, le forze israeliane hanno ucciso 112 palestinesi; più del doppio del numero di morti (53) registrati nello stesso periodo del 2022.

2). A Hebron, un colono israeliano ha sparato, uccidendo un palestinese che era entrato in un insediamento israeliano, secondo quanto riferito, con in mano un coltello. L’episodio è avvenuto il 26 maggio, nell’insediamento di Teneh Omarim (Hebron). Testimoni oculari, citati dai media israeliani, hanno affermato di temere che fosse lì per compiere una aggressione con coltello. Il suo corpo è stato trattenuto dalle autorità israeliane. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, dall’inizio del 2023 fino al 29 maggio, i coloni israeliani hanno ucciso cinque palestinesi, tre dei quali erano autori/presunti autori di aggressioni contro israeliani.

3). In Cisgiordania, le forze israeliane hanno ferito 409 palestinesi, tra cui almeno 41 minori; 40 di loro sono stati colpiti con proiettili veri (seguono dettagli).

214 dei ferimenti sono stati registrati durante operazioni delle forze israeliane. Più della metà dei feriti (83) si è verificata durante un’operazione condotta, prima dell’alba, nel Campo profughi di Aqbat Jaber (Gerico), durante la quale le forze israeliane hanno anche arrestato quattordici palestinesi, hanno causato ingenti danni alle case palestinesi ed hanno impedito a paramedici e ambulanze di raggiungere i feriti .

In quattro diversi episodi, le forze israeliane hanno ferito 122 palestinesi mentre scortavano coloni israeliani che sconfinavano in Comunità palestinesi. Di questi, la maggior parte è stata segnalata in due episodi principali: il primo nella città di Nablus, quando i coloni sono entrati nella tomba di Giuseppe; il secondo in prossimità di una sorgente, presso la Comunità palestinese di Qaryut (Nablus) in cui sono stati segnalati scontri.

Altri sessantanove palestinesi sono rimasti feriti nei pressi di Beit Dajan, Beita e Burqa (Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqilya) mentre manifestavano contro le restrizioni di accesso e l’espansione degli insediamenti. I rimanenti quattro ferimenti di palestinesi, tutti colpiti e feriti con proiettili veri, sono avvenuti durante scontri con lancio di pietre contro forze israeliane posizionate all’ingresso della città di Qalqiliya, del Campo profughi di Ayda e del villaggio di Husan (entrambi a Betlemme).

Complessivamente, 340 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, 40 sono stati colpiti da proiettili veri, 16 sono stati feriti con proiettili di gomma, sette hanno riportato ferite da schegge, tre sono stati aggrediti fisicamente e tre sono rimasti feriti perché colpiti da granate assordanti o lacrimogeni.

4). Il 18 maggio, migliaia di israeliani hanno marciato attraverso Gerusalemme Est durante l’annuale Giornata di Gerusalemme “Marcia della Bandiera”, che commemora l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est nel 1967. Le autorità israeliane hanno dispiegato migliaia di agenti di polizia ed eretto barriere metalliche fuori dalla Porta di Damasco, bloccando l’accesso dei palestinesi dentro e fuori la Città Vecchia di Gerusalemme. Sono scoppiati scontri tra palestinesi e forze israeliane durante i quali diversi palestinesi, compresi minori e donne, sono stati aggrediti fisicamente e almeno altri dieci sono stati arrestati. Folti gruppi di israeliani sono successivamente entrati nella Città Vecchia di Gerusalemme, gridando insulti e slogans provocatori contro i palestinesi e lanciando oggetti contro i giornalisti, ferendone almeno due. All’inizio dello stesso giorno, le autorità israeliane avevano limitato l’accesso dei palestinesi alla moschea di Al-Aqsa per celebrare le preghiere dell’alba, consentendo l’ingresso solo alle persone di età superiore ai 50 anni. Al mattino, a circa 2.600 israeliani era stato consentito l’accesso al Complesso con il supporto della polizia israeliana. Ne sono scaturiti scontri tra palestinesi e polizia israeliana.

5). In Cisgiordania, coloni israeliani hanno ferito 17 palestinesi, di cui tre colpiti con proiettili veri, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in altri 19 casi (seguono dettagli).

Tra il 19 e il 20 maggio, in tre distinti episodi, sono stati segnalati scontri tra coloni israeliani e palestinesi dopo che coloni israeliani hanno marciato nella Città Vecchia di Gerusalemme e nell’area di At Tur. I coloni hanno lanciato pietre, provocando danni a 17 veicoli di proprietà palestinese e a quattro negozi. Otto palestinesi e due coloni sono rimasti feriti. Le forze israeliane sono intervenute e hanno sparato lacrimogeni e proiettili di gomma ferendo altri cinque palestinesi e arrestandone due.

Il 24 maggio, tre palestinesi sono stati feriti da proiettili veri, e uno da schegge, quando coloni israeliani, scortati dalle forze israeliane, sono entrati nel villaggio palestinese di Burqa (Nablus), attaccando i residenti e danneggiando case, serbatoi d’acqua e rifugi per il bestiame.

Il 26 maggio, secondo quanto riferito, un gruppo di circa 50 coloni israeliani armati, provenienti dall’insediamento israeliano di Adi Ad, ha aperto il fuoco, hanno lanciato pietre e aggredito fisicamente palestinesi che stavano lavorando nella propria terra tra i villaggi di Al Mughayyir e Turmus’aya (a est di Ramallah). Sei palestinesi sono rimasti feriti, di cui due colpiti da proiettili veri. I coloni hanno appiccato il fuoco a cinque veicoli di proprietà palestinese, ne hanno danneggiato altri quattro con pietre, danneggiando anche il foraggio per il bestiame.

Il 29 maggio, a Deir Dibwan (Ramallah), coloni israeliani, secondo quanto riferito provenienti da un avamposto di insediamento eretto recentemente e chiamato Sde Yonatan, hanno lanciato pietre e ferito due agricoltori palestinesi che lavoravano le proprie terre. Durante lo stesso episodio, i coloni hanno lanciato pietre, danneggiando cinque veicoli e una casa, ed hanno dato fuoco a un altro veicolo.

Secondo fonti della Comunità, durante il periodo di riferimento, sono stati vandalizzati, su terra palestinese, in otto episodi separati, più di 500 alberi e alberelli prossimi a insediamenti israeliani. Secondo fonti locali e testimoni oculari, in sei episodi registrati a Qaryut, Sabastiya e Burqa (tutti a Nablus), Ramin (Tulkram) e Beit Ummar (Hebron) coloni hanno appiccato il fuoco a terreni coltivati, causando danni ai raccolti, ed hanno fatto irruzione nei terreni agricoli , danneggiando strutture agricole, condotte idriche e recinzioni metalliche. Nei restanti cinque episodi segnalati in Cisgiordania, persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno lanciato pietre, danneggiando otto veicoli palestinesi.

6). Il 23 e il 29 maggio due coloni israeliani sono stati feriti dal lancio di pietre contro veicoli che viaggiavano lungo le strade della Cisgiordania, presso Nablus e Ramallah. Inoltre, un soldato è rimasto ferito in uno speronamento con auto. In altri tre casi separati, segnalati vicino a Nablus, Jenin e Betlemme, palestinesi hanno sparato contro veicoli israeliani, provocando danni a tre veicoli; e ancora, nei pressi di Ramallah e Gerico, presumibilmente ad opera di palestinesi, sono state lanciate pietre contro veicoli israeliani, danneggiandoli. Fonti israeliane hanno riferito che, durante il periodo di riferimento, in totale, sono stati danneggiati sette veicoli israeliani. In un evento separato, il 21 maggio, sulla strada principale della città di Huwwara a Nablus, un soldato israeliano è rimasto ferito in uno speronamento con auto. L’aggressore è fuggito e le forze israeliane hanno avviato una caccia all’uomo, portando restrizioni all’accesso e al movimento palestinese dentro e fuori l’area interessata.

7). Il 22 maggio, i residenti della Comunità di pastori palestinesi di Ein Samiya a Ramallah si sono trasferiti; ciò a causa delle ripetute violenze dei coloni, della riduzione dei pascoli determinata dall’espansione degli insediamenti, oltre che a causa delle demolizioni e delle minacce alla loro scuola da parte delle autorità israeliane. Un totale di 33 famiglie comprendenti 178 persone, tra cui 78 minori, sono state sfollate. Nella sua dichiarazione del 25 maggio 2023, la coordinatrice umanitaria ad interim, Yvonne Helle ha sottolineato la natura non volontaria del loro sfollamento ed ha espresso preoccupazione per l’ambiente coercitivo in Cisgiordania, che ha portato a sfollamenti simili a Wadi as Seeq e Ras a Tin (entrambe a Ramallah) e nelle Comunità di Lifjim (Nablus), provocando lo sfollamento di oltre 180 palestinesi dall’inizio del 2022. Durante la notte del 23 maggio, coloni israeliani hanno fatto irruzione nella Comunità di Ein Samiya, vandalizzando la scuola della Comunità; inoltre hanno danneggiato cisterne d’acqua e distrutto tre latrine mobili.

8). L’intensificazione delle attività di insediamento israeliano nei pressi del villaggio palestinese di Burqa (Nablus) ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza delle persone e l’accesso ai mezzi di sussistenza. Il 18 maggio, l’esercito israeliano ha revocato il divieto di ingresso di israeliani nell’insediamento di Homesh e ha assegnato la terra a un Consiglio regionale di coloni. Il 25 maggio, coloni israeliani hanno iniziato a erigere nuove strutture nell’insediamento. Secondo quanto riferito, queste attività fanno parte di un’iniziativa israeliana per “regolarizzare” l’insediamento che, originariamente, fu costruito su terra palestinese di proprietà privata, negandone l’accesso, fin da allora, ai legittimi proprietari palestinesi. L’insediamento fu evacuato nel 2005 e successivamente ricostituito come scuola religiosa.

9). A Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 43 strutture, comprese undici abitazioni. Di conseguenza, 56 palestinesi, tra cui 33 minori, sono stati sfollati e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 200 altri (seguono dettagli).

Una delle strutture colpite era stata fornita da donatori come assistenza umanitaria alla Comunità di pastori di Umm al Kheir a Hebron, situata in un’area designata dalle autorità israeliane come “zona di tiro 917” e dichiarata chiusa per consentire le esercitazioni dell’esercito israeliano.

Più dell’80% delle strutture colpite (35) si trovavano in Area C. Le restanti otto strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, comprese due strutture residenziali demolite nell’area di Wadi Qaddum a Silwan, provocando lo sfollamento di sette famiglie comprendenti 39 persone, di cui 22 minori. Cinque delle otto strutture demolite a Gerusalemme Est sono state demolite dai proprietari per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane. Inoltre (non conteggiato sopra), durante un’operazione militare israeliana nel Campo profughi di Balata, nell’area A della Cisgiordania, le forze israeliane hanno demolito tre strutture residenziali, sfollando sei famiglie comprendenti 34 persone, tra cui 20 minori.

10). Il 23 maggio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Ni’lin (Ramallah) nell’Area B della Cisgiordania e hanno demolito per motivi punitivi la casa a più piani di una famiglia il cui membro, il 9 Marzo 2023, aveva ucciso in Israele un israeliano e ne aveva feriti altri due. Una famiglia, composta da 14 persone, tra cui otto minori, è stata sfollata e due famiglie sono state colpite in altro modo. Dall’inizio del 2023, sono state demolite per motivi punitivi undici case e una struttura agricola, rispetto alle 14 strutture del 2022 e alle tre del 2021. Le demolizioni punitive sono una forma di punizione collettiva e come tali sono illegali ai sensi del diritto internazionale.

11). In due occasioni, per consentire esercitazioni militari, le forze israeliane hanno temporaneamente sfollato, per quattro ore, tre famiglie comprendenti 14 persone, della Comunità di pastori di Al Farisiya-Nab’a al Ghazal, nella Valle del Giordano settentrionale. Questa Comunità si trova in una “zona di fuoco”, così dichiarata da Israele ed è considerata ad alto rischio di trasferimento forzato. Le “zone di fuoco” coprono quasi il 30% dell’Area C e ospitano 38 Comunità che comprendono 6.200 persone.

12). In Cisgiordania le chiusure continuano a interrompere l’accesso di migliaia di palestinesi a mezzi di sussistenza e servizi (seguono dettagli).

Il 23 e il 25 maggio, l’esercito israeliano ha eretto cumuli di terra e ha chiuso il cancello stradale all’ingresso dei villaggi di Shufa (Tulkarm) e Beit Iksa (Gerusalemme), rispettivamente per un giorno e per due ore, ostacolando il movimento di almeno 1.400 palestinesi. Secondo quanto riferito, nel caso di Shufa, ciò è avvenuto in risposta a un episodio di spari contro veicoli di coloni israeliani, che ha provocato il ferimento di un colono.

Inoltre, in due distinti episodi, il 16 maggio l’esercito israeliano ha installato due cancelli stradali: uno all’ingresso della città di Gerico e l’altro su una strada che conduce a terreni agricoli nella Comunità di Al ‘Auja a Gerico, ostacolando l’accesso palestinese dentro e fuori la città di Gerico e verso terreni agricoli. Nell’area H2 della città di Hebron, sono stati segnalati un totale di 12 checkpoints volanti, rispetto a una media bisettimanale di due dall’inizio del 2023, con conseguenti lunghi ritardi. Inoltre, durante il periodo in esame, l’accesso palestinese al villaggio di Al Mughayyir (Ramallah) ha continuato a essere limitato, secondo quanto riferito, a causa del lancio di pietre contro veicoli di coloni israeliani.

13). Nella Striscia di Gaza, in almeno 15 casi, presumibilmente per imporre restrizioni all’accesso, le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento” contro palestinesi che si avvicinavano o alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa. Non sono stati segnalati feriti o danni, anche se è stato interrotto il lavoro di agricoltori e pescatori. In tre occasioni, i bulldozer militari israeliani hanno spianato il terreno, all’interno di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale a Rafah, Khan-Younis e nell’Area Centrale. Il 18 maggio, palestinesi si sono riuniti vicino alla recinzione perimetrale nella città di Gaza per protestare contro l’annuale Giornata di Gerusalemme “Marcia della bandiera”. Le proteste hanno portato a scontri tra forze israeliane e manifestanti palestinesi, vicino alla recinzione, provocando il ferimento di 11 palestinesi, tra cui due minori, una donna e un paramedico.

Ultimi sviluppi (al di fuori del periodo di riferimento)

Questa sezione si basa su informazioni iniziali provenienti da diverse fonti. Ulteriori dettagli confermati saranno forniti nel prossimo rapporto

Il 30 maggio, nei pressi dell’insediamento di Hermesh, tra i governatorati di Jenin e Tulkarm nella Cisgiordania settentrionale, in uno scontro a fuoco, un colono israeliano è stato colpito e ucciso da un palestinese. Le forze israeliane hanno lanciato una caccia all’uomo e istituito posti di blocco, ostacolando l’accesso e il movimento dei palestinesi dentro e fuori l’area. In seguito all’accaduto, coloni israeliani hanno attaccato palestinesi e loro proprietà nei villaggi circostanti e agli incroci stradali.

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Note a piè di pagina

1 Vengono conteggiati separatamente i palestinesi uccisi o feriti da persone che non fanno parte delle forze israeliane, ad esempio da civili israeliani o colpiti da razzi palestinesi non giunti a bersaglio , così come quelli la cui causa immediata della morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute. In questo periodo di riferimento, un palestinese che è stato ucciso da un colono israeliano viene conteggiato separatamente.

2 Le vittime israeliane in questi grafici includono persone che sono state ferite mentre correvano ai rifugi durante gli attacchi missilistici palestinesi. I cittadini stranieri uccisi in attacchi palestinesi e le persone la cui causa immediata della morte o l’identità dell’autore rimangono controverse, poco chiare o sconosciute, vengono conteggiate separatamente

Questo rapporto riflette le informazioni disponibili al momento della pubblicazione. I dati più aggiornati e ulteriori analisi sono disponibili su ochaopt.org/data

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Israele, con demolizioni e confische di proprietà, sfolla 50 palestinesi in due settimane

Redazione di The New Arab

20 maggio 2023 – NewArab

Sono più di venti i minori tra i 50 palestinesi sfollati a causa di confische e demolizioni di proprietà, compresi alcuni casi in cui le autorità israeliane hanno costretto le persone a demolire le proprie case.

In due settimane dall’inizio di questo mese Israele ha sfollato 50 palestinesi con demolizioni e confische di proprietà a Gerusalemme Est e in aree della Cisgiordania.

Tra gli sfollati c’erano 23 bambini, ha detto venerdì l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) nel suo rapporto dal 2 al 15 maggio.

Vi sono stati anche casi in cui le autorità israeliane hanno costretto le persone a demolire da sé le proprietà. Ha riguardato Gerusalemme Est e l’Area C della Cisgiordania che è sotto il controllo di Israele.

“Le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire 42 strutture a Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, comprese 17 case, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele che sono quasi impossibili da ottenere”, ha affermato l’OCHA.

Ha aggiunto che nove delle strutture, tra cui una scuola, erano state edificate come aiuto umanitario.

Delle 42 strutture in questione, 26 erano ubicate in Area C.

“Le restanti 16 sono state demolite a Gerusalemme Est, compresi due complessi residenziali demoliti nell’area di Wadi Qaddum a Silwan provocando lo sfollamento di sette famiglie comprendenti 39 persone di cui 22 minori”, ha affermato l’OCHA.

Altre sette strutture sono state distrutte dai proprietari per evitare il pagamento di multe alle autorità israeliane”.

Il 7 maggio le forze israeliane hanno distrutto la scuola elementare Jubbet Al-Dhib vicino a Betlemme, suscitando aspre critiche da parte dell’Unione Europea che aveva finanziato il progetto.

L’UE ha dichiarato di essere “sconvolta” alla notizia delle forze israeliane entrate all’alba nel sito della scuola, che secondo un funzionario dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ospitava 45 studenti ed era composta da cinque aule.

Si richiede un blocco affinché Israele “fermi tutte le demolizioni e gli sfratti, che aumenteranno solo le sofferenze della popolazione palestinese e aggraveranno ulteriormente un’atmosfera già tesa”.

“Le demolizioni sono illegali secondo il diritto internazionale, e il diritto dei bambini all’istruzione deve essere rispettato”, ha affermato in una nota l’ufficio del rappresentante UE nei Territori palestinesi.

A parte gli eventi a Gerusalemme Est e nell’Area C, un’altra struttura residenziale è stata distrutta e altre tre danneggiate nell’Area A della Cisgiordania, che dovrebbe essere sotto il pieno controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha affermato l’OCHA.

Ne sono responsabili le forze israeliane secondo l’organismo delle Nazioni Unite che ha affermato i fatti essere accaduti durante un’operazione nella città vecchia di Nablus.

Nablus, insieme alla città di Jenin, è stata obiettivo centrale di micidiali raid israeliani in Cisgiordania negli ultimi mesi.

Ad oggi, di quest’anno le forze e i coloni israeliani hanno ucciso oltre 150 palestinesi, in media più di uno al giorno.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)