Rapporto OCHA del periodo 19 aprile-9 maggio 2022

1). In Cisgiordania e Israele, durante quattro attacchi palestinesi, o attacchi tentati o presunti, sono rimasti uccisi quattro israeliani e un ragazzo palestinese (presunto aggressore); nelle stesse circostanze sono rimasti feriti anche cinque israeliani e un palestinese [seguono dettagli].

Il 29 aprile, nell’insediamento di Ariel, a nord di Salfit, due palestinesi di Qarawat Bani Hassan (Salfit) hanno sparato, uccidendo una guardia di sicurezza israeliana; sono stati successivamente arrestati quello stesso giorno. Il 5 maggio, nella città di Elad, in Israele, due palestinesi di Rummana (Jenin) hanno ucciso tre israeliani e ne hanno feriti altri quattro; sono stati arrestati tre giorni dopo. L’8 maggio, nell’insediamento israeliano di Tekoa (Betlemme), un ragazzo palestinese di 17 anni è stato ucciso con arma da fuoco da una guardia di sicurezza israeliana; secondo le autorità israeliane sarebbe stato visto scavalcare la recinzione perimetrale dell’insediamento, impugnando un coltello. Nella circostanza non è stato segnalato alcun ferito israeliano. Lo stesso giorno, alla Porta di Damasco (Gerusalemme Est), presso una torre di sorveglianza della polizia, un palestinese avrebbe accoltellato e ferito un agente di polizia israeliano e successivamente, secondo i media israeliani, sarebbe stato colpito e ferito con arma da fuoco.

2). A seguito dei due suddetti attacchi, le forze israeliane hanno fatto irruzione nei villaggi di Qarawat Bani Hassan (Salfit) e Rummana (Jenin), da dove provenivano gli autori, ed hanno bloccato tutti gli accessi alla città di Salfit e ai cinque villaggi vicini. Le irruzioni hanno innescato scontri con palestinesi; questi hanno lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro le forze israeliane che, in risposta, hanno sparato proiettili veri; ciò ha provocato l’uccisione di un palestinese di 27 anni nel villaggio di Azzun (Qalqiliya). Altri tre palestinesi sono stati feriti con proiettili veri e altri dodici sono stati arrestati dalle forze israeliane. Per almeno un giorno, è stato seriamente compromesso l’accesso ai servizi e ai mezzi di sussistenza di tutti i quarantamila residenti dei villaggi colpiti. Durante le irruzioni, le forze israeliane hanno anche perquisito le case di famiglia degli autori dell’attacco di Elad ed hanno effettuato rilevamenti, secondo quanto riferito, nella prospettiva di una loro demolizione “punitiva”.

3). In Cisgiordania, in quattro distinti episodi, le forze israeliane hanno ucciso altri quattro palestinesi con proiettili veri [seguono dettagli]. Una delle vittime, un ventenne, è deceduto per le ferite riportate il 9 aprile, durante un’operazione di ricerca-arresto condotta ad Al Yamun (Jenin); era stato colpito con arma da fuoco dalle forze israeliane, nel contesto di lanci di pietre da parte palestinese. Un altro ventenne è stato ucciso il 27 aprile, nel Campo profughi di Jenin, durante un’operazione di ricerca-arresto; secondo fonti israeliane, la vittima sarebbe stata coinvolta in uno scontro a fuoco. Un’altra vittima, di 20 anni, è stata uccisa il 26 aprile, con arma da fuoco, nel Campo profughi di Aqabet Jaber (Gerico), sempre nel contesto di lanci di pietre, ad opera di palestinesi, contro un’unità israeliana sotto copertura; durante tale operazione altri tre palestinesi sono rimasti feriti e altri due sono stati arrestati. In un altro caso, verificatosi l’8 maggio, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un palestinese di 27 anni che tentava di entrare in Israele attraverso una breccia nella Barriera, nell’area di Tulkarm.

4). In Cisgiordania, complessivamente, sono stati feriti dalle forze israeliane 668 palestinesi, inclusi 24 minori [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (375) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti; altri 78 ferimenti sono avvenuti durante altre manifestazioni a Nablus, Qalqilya e Betlemme tenute in segno di protesta contro l’incremento di uccisioni di palestinesi. In cinque episodi, a Qaryut (Nablus), città di Nablus, città di Salfit e Haris (Salfit), 100 palestinesi sono stati feriti dopo che coloni israeliani, accompagnati da forze israeliane, sono entrati in Comunità palestinesi; secondo fonti palestinesi, le forze israeliane hanno sparato in aria bombe assordanti e i residenti hanno successivamente lanciato pietre contro di loro. Altri 12 palestinesi sono rimasti feriti durante cinque operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme, Gerico, Jenin e Betlemme. Altri quattro sono rimasti feriti durante una demolizione “punitiva” a Silat al Harithiya (Jenin), (vedi più avanti). I restanti 99 feriti sono stati segnalati nella Città Vecchia di Gerusalemme (vedi sotto). Di tutti i feriti palestinesi, 17 sono stati causati da proiettili veri, 117 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per inalazione di gas lacrimogeni.

5). In sei occasioni, la polizia israeliana ha effettuato operazioni dentro e intorno ad Haram Al Sharif / Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme, innescando violenti scontri con i palestinesi. Un totale di 99 palestinesi, inclusi 15 minori, sono rimasti feriti; altri 107 sono stati arrestati, mentre le finestre, le porte e i tappeti della moschea di Al Qibly hanno subito ingenti danni. Queste operazioni hanno fatto seguito, per tre settimane consecutive, a incursioni quasi quotidiane da parte delle forze israeliane, con lo scopo di allontanare i fedeli palestinesi e garantire l’ingresso degli israeliani nel Complesso. Le forze israeliane hanno sparato granate assordanti, proiettili con la punta di gomma e lacrimogeni ed hanno malmenato i palestinesi con manganelli, compresi minori, donne e giornalisti. Il 4 maggio, gli israeliani hanno ripreso i loro ingressi quotidiani nel Complesso di Al Aqsa, dopo che le autorità israeliane ne avevano vietato l’ingresso per 12 giorni. Funzionari palestinesi hanno avvertito che l’ammissione di coloni israeliani nel Complesso potrebbe aggravare ulteriormente una situazione già tesa e modificare lo “status quo” ad Haram Al Sharif / Monte del Tempio. Secondo i funzionari israeliani, non c’è alcuna intenzione di modificare lo “status quo”.

6). Il 3 maggio, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto la petizione presentata da 12 Comunità di pastori palestinesi di Massafer Yatta (Hebron) contro la decisione dell’esercito israeliano di utilizzare 3.000 ettari della loro terra [palestinese] come “zona di tiro” operativa. Dal 4 maggio, l’esercito israeliano è autorizzato a condurre addestramenti militari in quest’area. Circa 1.200 palestinesi, inclusi 560 minori, potrebbero essere sfollati con la forza o subire conseguenze di altro tipo.

7). In Area C della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone ad autodemolire nove strutture di proprietà palestinese. Di conseguenza, una persona è stata sfollata e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altre 31 circa. Ciò in conseguenza di una diminuzione delle demolizioni e delle confische durante il Ramadan, coerentemente con quanto verificatosi nella maggior parte degli anni precedenti.

8). Il 7 maggio, a Silat al Harithiya (Jenin), le forze israeliane hanno demolito “punitivamente” parti di una struttura abitativa. La proprietà ospitava due familiari di un palestinese accusato di essere coinvolto nell’uccisione di un colono israeliano avvenuta il 16 dicembre 2021.

9). Coloni israeliani hanno ferito diciassette palestinesi, inclusi due minori, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 27 casi [seguono dettagli]. In sei distinti episodi accaduti a Surif, As Samu’s e Safa (tutti a Hebron), Sinjil (Ramallah), Beita (Nablus) e Kisan (Betlemme), coloni israeliani hanno aggredito e ferito tredici contadini palestinesi che stavano lavorando nelle proprie terre; due dei contadini feriti sono stati colpiti con armi da fuoco e tre aggrediti da cani. Altri dieci attacchi si sono verificati a Nablus, Ramallah, Hebron e Salfit, con irruzioni in strutture di sostentamento, furto di attrezzature agricole e serbatoi d’acqua e danni a un impianto idrico e condutture. In altri quattro casi, vicino a Ramallah, Hebron e Nablus, sono state lanciate pietre contro veicoli palestinesi, provocando il ferimento di quattro palestinesi, tra cui una bambina di quattro anni, e danni ad almeno sedici veicoli. In tredici episodi, accaduti Betlemme, Ramallah, Salfit, Hebron, Nablus e Qalqilya, coloni hanno sradicato circa 450 ulivi di proprietà palestinese.

10). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno lanciato pietre, ferendo tredici coloni israeliani e danneggiando dieci veicoli israeliani che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania. Gli episodi sono avvenuti vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme. In otto casi, veicoli e autobus israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

11). In Gaza, tra il 20 e il 23 aprile, gruppi armati palestinesi hanno lanciato razzi contro Israele. Successivamente, in un episodio, le forze israeliane hanno effettuato attacchi aerei, colpendo postazioni militari a Gaza. In Israele tre israeliani sono rimasti feriti mentre cercavano rifugio e sono stati segnalati alcuni danni. Un palestinese è stato ferito da razzi palestinesi caduti all’interno di Gaza. I raid aerei non hanno procurato alcun ferito, ma sono stati rilevati danni ai siti presi di mira e alle vicine proprietà civili, comprese quattro unità abitative. Il 24 aprile, a seguito di uno degli attacchi missilistici, le autorità israeliane hanno imposto un divieto di due giorni all’uscita da Gaza di 12.000 lavoratori o commercianti palestinesi titolari di permessi israeliani.

12). Il 4 maggio, a causa delle celebrazioni nazionali israeliane, le autorità israeliane hanno chiuso, per persone e merci, i valichi controllati da Israele; successivamente, adducendo problemi di sicurezza, le autorità israeliane hanno annunciato una proroga del divieto di uscita delle persone (con alcune eccezioni) fino a nuovo avviso. Al termine del presente rapporto, la chiusura del valico di Erez risulta essere la più lunga dall’escalation di maggio 2021 e impedisce l’uscita per motivi di lavoro, fino ad un massimo di 12.000 persone titolari di permessi israeliani. Il valico commerciale di Kerem Shalom è stato riaperto il 6 maggio, consentendo la normale circolazione delle merci in entrata e in uscita da Gaza.

13). Sempre nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 50 occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte]. In tre casi, tre palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di arma da fuoco israeliani. Undici pescatori, tra cui tre minori, sono stati arrestati in mare e quattro barche da pesca sono state sequestrate.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

L’11 maggio, un’importante giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Aqla, mentre svolgeva un servizio giornalistico su un’operazione militare israeliana condotta nel Campo profughi di Jenin, è stata uccisa con arma da fuoco e un altro giornalista è rimasto ferito. Il Coordinatore Speciale e il Coordinatore Umanitario, facendo eco ai portavoce del Segretario generale ONU, hanno chiesto indagini tempestive e l’accertamento delle responsabilità relative alle circostanze della sua uccisione.

L’11 maggio, ad Al Bireh, Ramallah, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo di 16 anni.

Il 13 maggio, nel Campo profughi di Jenin, nel corso di una operazione militare, un soldato israeliano è stato ucciso e un numero, ancora non definito, di palestinesi, feriti.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 5 – 18 aprile 2022

1). Nel contesto della perdurante situazione di violenza, in Israele e in Cisgiordania sono stati uccisi 15 palestinesi e tre israeliani e sono rimasti feriti 945 palestinesi e 23 israeliani: sono state condotte molteplici operazioni di ricerca-arresto, si sono verificati violenti scontri e sono state applicate severe restrizioni agli accessi.

Il 19 aprile, Tor Wennesland, Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha rilasciato una dichiarazione, esprimendo la propria preoccupazione per le violenze ed esortando i leader a “ridurre le tensioni, creare le condizioni per riportare la calma e garantire che nei Luoghi Santi lo “status quo” sia garantito”.

2). Nel corso di due aggressioni attuate da palestinesi, due israeliani sono stati uccisi e undici sono stati feriti; successivamente entrambi gli autori sono stati uccisi [seguono dettagli]. Il 7 aprile, a Tel Aviv (Israele), un palestinese del Campo profughi di Jenin ha sparato uccidendo due israeliani e ferendone altri dieci; il giorno successivo, uno dei feriti è morto per le ferite riportate e, in uno scontro a fuoco, le forze israeliane hanno ucciso l’aggressore. Il 10 aprile, all’ingresso della moschea Ibrahimi, nell’area H2 della città di Hebron, una donna palestinese avrebbe accoltellato un poliziotto di frontiera israeliano ed è stata uccisa dalle forze israeliane. Secondo testimoni oculari, per circa mezz’ora, i soldati hanno impedito al personale medico di soccorrere la donna. Dopo l’attacco, le forze israeliane hanno intensificato le restrizioni all’ingresso dei fedeli musulmani nella moschea. Alla chiusura del presente rapporto i corpi di entrambi i palestinesi sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane. Il 12 aprile, in Israele, un palestinese di Hebron è stato ucciso con arma da fuoco dalla polizia israeliana nel corso di un raid condotto in un luogo di lavoro sospettato di impiegare palestinesi non in possesso dei permessi israeliani. Funzionari israeliani hanno detto che l’uomo aveva accoltellato un ufficiale di polizia israeliano. Testimoni oculari palestinesi hanno detto che l’uomo stava dormendo e non aveva manifestato segni di resistenza.

3). In Cisgiordania, a seguito all’attentato di Tel Aviv [vedi sopra], le operazioni militari israeliane si sono intensificate: undici palestinesi, inclusi tre minori, sono stati uccisi dalle forze israeliane e altri sono rimasti feriti durante molteplici operazioni di ricerca-arresto ed altre circostanze [seguono dettagli]. Il 9 aprile, nel Campo profughi di Jenin, da cui proveniva l’attentatore, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese e ne hanno feriti altri dieci, tra cui un 17enne, morto due giorni dopo per le ferite riportate; durante l’operazione si sarebbe verificato uno scontro a fuoco con palestinesi. Il 10 aprile, a Husan (Betlemme), le forze israeliane hanno ucciso una donna palestinese 45enne, disarmata e con problemi di vista; secondo le autorità israeliane (che hanno aperto un’inchiesta sull’accaduto) la donna aveva ignorato gli avvertimenti a non avvicinarsi. Sempre il 10 aprile, ad Al Khadr (Betlemme), un 21enne è stato ucciso con arma da fuoco; secondo fonti israeliane, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro veicoli israeliani. In tre diverse operazioni di ricerca-arresto tenute il 13 e 14 aprile, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo quattro palestinesi e ferendone altri sei, incluso un ragazzo di 17 anni che è morto, giorni dopo, per le ferite riportate. Le tre operazioni di ricerca-arresto sono avvenute a Silwad (Ramallah), Kafr Dan (Jenin) e Beita (Nablus); tali operazioni hanno innescato scontri. Il 14 aprile, un altro ragazzo, 14enne, è stato ucciso dalle forze israeliane all’ingresso di Husan (Betlemme); in questa circostanza i palestinesi avevano lanciato pietre contro le forze israeliane schierate all’ingresso del villaggio e queste avevano sparato proiettili veri, proiettili rivestiti di gomma e lacrimogeni. Il 18 aprile, una donna palestinese, è morta per le ferite riportate il 9 aprile a Jenin, mentre transitava in taxi durante uno scontro a fuoco tra palestinesi e forze israeliane.

4). Un altro palestinese è stato ucciso a Nablus dalle forze israeliane il 13 aprile, vicino alla Tomba di Giuseppe, luogo che nel corso degli anni è stato motivo di scontri tra palestinesi e forze israeliane che accompagnano i coloni israeliani [in visita alla Tomba]. [Di seguito l’antefatto dell’episodio del 13 aprile]. Il 9 aprile, palestinesi avevano vandalizzato il Complesso [della Tomba di Giuseppe], appiccando il fuoco ad una sua parte. L’Autorità Palestinese aveva annunciato la sua intenzione di riparare la struttura; nondimeno, il 13 aprile, coloni israeliani e forze israeliane sono entrati nel Complesso per effettuare le riparazioni. Durante tali lavori, le forze israeliane hanno sparato bombe assordanti verso palestinesi che lanciavano pietre contro di loro. Successivamente, le forze armate hanno sparato proiettili veri, proiettili di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni, ferendo 26 palestinesi. L’uomo ucciso [vedi inizio paragrafo] è stato colpito da un proiettile nella propria auto; stava portando i nipoti in una scuola vicina. Il 10 aprile, le forze palestinesi hanno sparato, ferendo due coloni che cercavano di accedere alla Tomba di Giuseppe senza accompagnamento militare [israeliano]; un altro colono che fuggiva dalla zona con il suo veicolo, ha investito e ferito un palestinese.

5). Dal 2 aprile, data di inizio del Ramadan, le forze israeliane hanno intensificato la loro presenza dentro e intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme. Il 15 e 17 aprile, le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’Haram Al Sharif / Monte del Tempio ed hanno usato la forza per far uscire i palestinesi. Secondo il commissario di polizia israeliano, ciò è avvenuto dopo che palestinesi avevano attaccato una stazione di polizia e avevano minacciato la sicurezza dei fedeli ebrei al Muro Occidentale. Le forze israeliane hanno sparato granate assordanti, proiettili con parte anteriore di gomma spugnosa ed hanno picchiato i palestinesi con i manganelli, compresi minori, donne, giornalisti e altri che, a quanto pare, non erano stati coinvolti in alcun lancio di pietre. Un totale di 180 palestinesi, inclusi 27 minori e quattro donne, sono rimasti feriti. Secondo i media israeliani, tre membri delle forze israeliane sono stati feriti da pietre. Durante l’operazione del 15 aprile [di cui sopra], le forze israeliane hanno arrestato 470 palestinesi, inclusi 60 minori, la maggior parte dei quali è stata rilasciata più tardi, quello stesso giorno.

6). Oltre ai sopraccitati 180 feriti a Gerusalemme Est, in Cisgiordania sono stati feriti dalle forze israeliane altri 765 palestinesi, inclusi 35 minori, il che rappresenta un aumento del 73% rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (485) sono stati registrati in diverse manifestazioni. Questi includono circa 201 feriti segnalati in otto proteste contro gli insediamenti [colonici] vicino a Beita, Beit Dajan, Burqa e Qaryut (tutti a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya). Altri 284 feriti sono stati conteggiati nel corso di manifestazioni contro l’elevato numero di vittime: alcuni partecipanti a tali proteste hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni, proiettili di gomma e proiettili veri. Altri 212 feriti sono stati registrati in 16 operazioni di ricerca-arresto svolte in Cisgiordania, inclusa Beita (Nablus) dove, in una singola operazione, sono rimaste ferite 147 persone. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 109 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 108 palestinesi. Il 12 e 13 aprile, a Tulkarm, le forze israeliane hanno fatto irruzione presso l’Università Tecnica palestinese, dove hanno aperto il fuoco contro gli studenti, ferendone 68, compresa una guardia di sicurezza che, secondo funzionari israeliani, era sospettata di essere coinvolta in un attacco contro israeliani. Di tutti i feriti palestinesi, 85 sono stati colpiti da proiettili veri, 90 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per aver inalato gas lacrimogeni.

7). Secondo i dati ufficiali israeliani, il primo e il secondo venerdì del Ramadan (8 e 15 aprile), attraverso i quattro checkpoint predisposti lungo la Barriera, sono entrati a Gerusalemme Est 130.000 palestinesi titolari di documenti d’identità della Cisgiordania. Le autorità israeliane hanno consentito a uomini di età superiore ai 50 anni, donne di tutte le età e bambini di età inferiore ai 12 anni di entrare a Gerusalemme Est senza permesso. Quest’anno, per il Ramadan o per la Pasqua, le autorità israeliane non hanno concesso permessi ai residenti di Gaza.

8). In Area C della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi edilizi rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto le persone a demolire cinque strutture di proprietà palestinese. Di conseguenza, otto persone, tra cui quattro minori, sono state sfollate e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di circa altre quattro. Il calo delle demolizioni e delle confische a cui si è assistito nelle ultime settimane è in linea con la prassi di riduzione di tali interventi durante il mese del Ramadan, (prassi attuata nella maggior parte degli anni precedenti).

9). Coloni israeliani hanno ferito due palestinesi, e persone conosciute come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in dodici casi [seguono dettagli]. Il 9 aprile, coloni hanno aggredito fisicamente un palestinese che pascolava il bestiame vicino a Kafr al Labad (Tulkarm) e un altro nell’area H2 della città di Hebron. Altri tre attacchi si sono verificati a Qaryut (Nablus), nella Comunità di Ras a Tin (Ramallah) e a Wadi Fukin (Betlemme), tra cui l’irruzione in strutture di sostentamento, il furto di attrezzature agricole e serbatoi d’acqua e il danneggiamento di un impianto idrico e condutture. In due casi, coloni hanno attaccato pastori palestinesi e le loro mucche nella Comunità di Hammat al Maleh nella valle del Giordano settentrionale (Tubas) e agricoltori palestinesi a Kafr ad Dik (Salfit), causando danni ai raccolti. In altri cinque casi, sono state lanciate pietre contro veicoli palestinesi vicino a Gerusalemme, Hebron e Nablus, provocando danni ad almeno otto veicoli.

10). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, lanciando pietre hanno ferito 13 coloni israeliani ed hanno danneggiato sette veicoli israeliani che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania, vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme. In otto casi, veicoli e autobus israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

11). Il 18 aprile, per la prima volta in oltre tre mesi, gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza hanno lanciato un razzo verso il sud di Israele. Il razzo è stato intercettato dall’esercito israeliano. Successivamente, le forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei, colpendo un sito di addestramento militare nel sud della Striscia di Gaza. In entrambi i casi non sono stati registrati feriti.

12). Sempre nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana o al largo della costa, in almeno 38 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte]. In due dei casi, le forze israeliane hanno arrestato sette pescatori in mare, ferito uno di loro e sequestrato tre barche da pesca.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

a). Il 22 aprile, un palestinese di 18 anni è morto per le ferite riportate il 9 aprile, quando era stato colpito dalle forze israeliane nel corso di un’operazione di ricerca-arresto condotta ad Al Yamun.

b). Il 19 e 20 aprile un gruppo armato palestinese di Gaza ha lanciato due razzi contro Israele; tre civili israeliani sarebbero rimasti feriti mentre cercavano rifugio e sarebbero stati segnalati danni. Successivamente, le forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei, colpendo postazioni militari di Gaza; non ci sono stati feriti palestinesi, ma sono stati segnalati danni.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2:

Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre] sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3:

In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto OCHA del periodo 22 marzo – 4 aprile 2022

1). Nel corso di due aggressioni da parte di palestinesi, sono stati uccisi tre israeliani e due stranieri; entrambi gli aggressori sono stati uccisi sul posto [dalle forze israeliane] [seguono dettagli].

Il 29 marzo, nella regione centrale di Israele, un palestinese di Ya’bad (Jenin) ha sparato uccidendo tre israeliani (di cui uno poliziotto) e due stranieri, e ferendo altri. L’aggressore, che secondo quanto riferito era entrato in Israele senza permesso, è stato colpito ed ucciso dal poliziotto sopraccitato (a sua volta poi deceduto per le ferite riportate). Il giorno seguente, vicino all’insediamento di Gush Etzion (Betlemme), un palestinese di 30 anni ha accoltellato e ferito un colono israeliano ed è stato successivamente ucciso da un altro colono. Alla chiusura del presente rapporto i corpi di entrambi gli assalitori sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane.

2). In due episodi durante i quali, secondo quanto riferito, palestinesi avrebbero lanciato pietre o bottiglie incendiarie, o avrebbero sparato, le forze israeliane hanno sparato e ucciso altri tre palestinesi, incluso un minore [seguono dettagli]. Il 31 marzo, nel Campo profughi di Jenin, nel corso di un’operazione di ricerca-arresto, le forze israeliane hanno sparato e ucciso due palestinesi disarmati, uno dei quali 16enne, e ne hanno feriti altri venti; secondo quanto riferito, si è trattato di uno scontro a fuoco con palestinesi. Il 1° aprile, nell’area H2 della città di Hebron, un palestinese di 28 anni è stato colpito ed ucciso con arma da fuoco; secondo i media israeliani, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro una struttura in cui erano in servizio soldati israeliani. Nei due episodi non è stato segnalato alcun ferito israeliano.

3). Il 2 aprile, allo svincolo di Arraba (Jenin), altri tre palestinesi sono stati uccisi da forze israeliane sotto copertura. In questo caso, quattro soldati israeliani sono rimasti feriti nello scontro a fuoco con palestinesi. Per diverse ore, le forze israeliane hanno impedito al personale sanitario palestinese di raggiungere il luogo. Secondo i media israeliani, i tre palestinesi intendevano effettuare un attacco contro israeliani poiché nel loro veicolo sono state trovate armi.

4). In Cisgiordania, complessivamente, sono stati feriti dalle forze israeliane 441 palestinesi, inclusi 84 minori; più del doppio rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (289) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti [colonici]. Nei villaggi di Qaryut (Nablus) e Kafr ad Dik (Salfit) e nella città di Hebron, 39 persone sono rimaste ferite dalle forze israeliane in seguito all’ingresso di coloni israeliani in queste aree e al successivo lancio di pietre da parte palestinese contro le forze israeliane; queste ultime hanno sparato proiettili veri, proiettili di gomma e lacrimogeni contro i palestinesi. Nella città di Jenin, durante un’operazione di ricerca-arresto, palestinesi avrebbero lanciato pietre contro le forze israeliane e queste ultime hanno sparato lacrimogeni, alcuni dei quali sono caduti vicino a un complesso ospedaliero; cinque pazienti e personale sanitario hanno richiesto cure mediche per l’inalazione di gas lacrimogeni, mentre diversi reparti hanno dovuto essere evacuati. Altri 73 palestinesi sono rimasti feriti durante cinque operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme, Jenin e Betlemme. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 40 operazioni di ricerca-arresto, arrestando 78 palestinesi. Altri 40 feriti sono stati segnalati nella Città Vecchia di Gerusalemme e Tulkarm (vedi sotto). Di tutti i feriti palestinesi, sette sono stati colpiti da proiettili veri, 81 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per aver inalato gas lacrimogeni.

5). Dal 2 aprile, inizio del Ramadan, le forze israeliane hanno intensificato la loro presenza dentro e intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme, inclusa la zona antistante la Porta di Damasco, dove i palestinesi si radunano dopo aver interrotto il digiuno. Alcuni palestinesi hanno lanciato pietre contro la polizia israeliana, ferendo un poliziotto; nello scontro 19 palestinesi, tra cui almeno un minore, sono rimasti feriti (inclusi nei 441 citati sopra) e almeno dieci sono stati arrestati.

6). Dopo l’attacco del 29 marzo in Israele [vedi sopra, 1° paragrafo], l’esercito israeliano ha schierato soldati nella Cisgiordania settentrionale, con lo scopo di bloccare l’accesso irregolare di palestinesi in Israele attraverso brecce della Barriera [israeliana che recinge la Cisgiordania]. In diverse occasioni, secondo quanto riferito, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni e granate assordanti contro i palestinesi lungo la recinzione, provocando diciassette feriti (inclusi nei 441 complessivi, vedi sopra).

7). In Area C della Cisgiordania, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 21 strutture di proprietà palestinese [seguono dettagli]. Non risultano sfollamenti, ma sono comunque stati colpiti i mezzi di sussistenza di circa 115 persone, inclusi 44 minori. La maggior parte delle strutture colpite (13 su 21) sono state segnalate in un singolo caso, nella città di Tulkarm, mentre due delle strutture si trovavano nella Comunità di pastori di Ras at Tin (Ramallah), in un’area dichiarata da Israele “zona di tiro” destinata alle esercitazioni militari. Le restanti sei strutture si trovavano nei governatorati di Gerusalemme, Gerico, Hebron e Betlemme.

8). Il 30 marzo, la Corte Suprema israeliana ha prorogato di sette mesi una ingiunzione provvisoria che impedisce la demolizione di 34 abitazioni in Al Walaja (Betlemme) in cui vivono circa 300 persone minacciate di sfollamento. Nondimeno, 12 strutture, non incluse nell’ingiunzione, potrebbero essere demolite in qualsiasi momento.

9). Il 27 marzo, coloni israeliani hanno occupato il primo piano del Petra Hotel, nella Città Vecchia di Gerusalemme. Nonostante le cause giudiziarie pendenti dal 2004, la polizia israeliana ha facilitato il trasferimento. Contestualmente, nell’area circostante, ci sono stati scontri verbali e fisici tra palestinesi, coloni e forze israeliane e tre palestinesi sono stati arrestati.

10). Coloni israeliani hanno ferito cinque palestinesi, e persone conosciute come coloni o ritenuti tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 35 casi, con un aumento del 75% rispetto al periodo di riferimento precedente [seguono dettagli]. I ferimenti si sono verificati in quattro distinti episodi: vicino a Jinba (Hebron) coloni hanno aggredito fisicamente un palestinese che pascolava il bestiame, mentre vicino a Kafr ad Dik (Salfit) è stato aggredito un uomo che coltivava la propria terra; vicino a Huwwara e Deir Sharaf (entrambi a Nablus) coloni hanno lanciato pietre contro veicoli, danneggiandoli e ferendo tre palestinesi. In altri sei casi, circa 255 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati vicino agli insediamenti colonici israeliani prossimi a Al Lubban ash Sharqiya (Nablus), Turmus’ayya (Ramallah), Ash Shuyukh (Hebron) e Kafr Qaddum (Qalqiliya). In undici episodi accaduti a Ramallah, Nablus, Gerusalemme, Qalqiliya, Salfit e nell’area di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, coloni israeliani hanno forato i pneumatici di 83 auto di proprietà palestinese ed hanno attaccato nove case, danneggiando le finestre e scrivendo scritte ingiuriose sui muri. Altri nove casi sono stati registrati a Salfit, Hebron, Ramallah e Qalqiliya, dove sono state rubate attrezzature agricole e bestiame e sono stati danneggiati un pozzo e tre serbatoi d’acqua. In altri nove casi, vicino a Gerusalemme, Hebron e Nablus, coloni hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi, danneggiandone almeno dieci.

11). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno ferito sei coloni israeliani e danneggiato dieci veicoli [seguono dettagli]. Vicino a Nablus, Ramallah e Gerusalemme sei coloni israeliani sono rimasti feriti da lanci di pietre. In altri 13 casi veicoli israeliani sono stati danneggiati da lanci di pietre o bottiglie incendiarie.

12). Vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 27 casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte]. Nessuno è rimasto ferito, ma agricoltori e pescatori sono stati costretti ad allontanarsi dalle loro aree di lavoro.

Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 7 aprile, nella regione centrale di Israele, un palestinese della Cisgiordania, ha sparato uccidendo tre israeliani e ferendone altri. Successivamente, in Cisgiordania, in contesti diversi, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi e ferito altri.

(Dettagli nel prossimo Rapporto).

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

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50 membri del Congresso [USA] si oppongono ai piani israeliani di demolire 38 case palestinesi.

Philip Weiss

28 marzo 2022 – Mondoweiss

Con un atto di insolita opposizione all’infinita occupazione israeliana, 50 membri del Congresso hanno firmato una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken esortandolo a cercare di fermare la demolizione israeliana di 38 case palestinesi ad al-Walaja, un villaggio nella Cisgiordania occupata perché le demolizioni minano la “dignità palestinese” e “a lungo termine, la sicurezza israeliana”.

Come parte dei piani per la grande Gerusalemme, Israele prevede di mettere sulla strada 360 palestinesi per fare spazio agli insediamenti ebraici.

La Corte Suprema israeliana deciderà su un appello dei palestinesi il 30 marzo. (I palestinesi hanno costruito le case senza permessi; ma Israele nega comunque quasi tutte le richieste di costruzione nell’Area C dell’occupazione. [l’area sotto diretto controllo di Israele, ndt])

Alla domanda specifica su al-Walaja, un alto assistente del Dipartimento di Stato ha suggerito la scorsa settimana che Blinken avrebbe sconsigliato le demolizioni in quanto “passi unilaterali” che minano la cosiddetta soluzione dei due Stati.

Tra i firmatari della lettera del Congresso su al-Walaja figurano molti [democratici] progressisti, come Betty McCollum, Marie Newman, Ilhan Omar e Jamaal Bowman, così come i deputati liberal di J Street [una organizzazione ebraica statunitense favorevole alla soluzione dei “due Stati”, ndt], Jared Huffman, Jennifer Wexton e Andy Levin. E diversi ebrei, tra cui Jan Schakowsky, Jamie Raskin, Steve Cohen, John Yarmuth e Levin.

contro le demolizioni di al-Walaja. Americans for Peace Now le definisce “moralmente sbagliate”, nonché un ostacolo alla possibilità che i palestinesi ottengano mai una capitale per uno Stato palestinese a Gerusalemme. Ameinu [Ameinu, che in ebraico significa “il nostro popolo”, è una comunità di ebrei progressisti in Canada, Stati Uniti, Australia e Brasile, ndt] ha descritto la secolare coltivazione di ulivi, frutta e verdura sui terrazzamenti del villaggio di cui gli insediamenti ebraici illegali desiderano impadronirsi. J Street ha postato contro le demolizioni antecedenti.

Il problema di questo villaggio è emerso durante un dibattito congressuale per le primarie nel Michigan lo scorso giovedì. Due membri democratici del Congresso competono per un distretto suburbano di Detroit recentemente formato con l’unione di due distretti. Una delle principali tematiche in questa competizione è: quanto ti è permesso criticare Israele. La rappresentante Haley Stevens è stata appoggiata dall’AIPAC [American Israel Public Affairs Committee], la lobby israeliana di destra; lei non critica mai Israele. Il rappresentante Andy Levin fa parte di J Street. Si definisce un “audace progressista” e talvolta critica Israele, ed è stato attaccato come “corrosivo” da un ex leader dell’AIPAC.

Si dice che Levin e Stevens siano vicini nei sondaggi. Le primarie sono il 2 agosto e gli ebrei sono elettori chiave nel distretto.

Nel forum condotto dal gruppo filo-israeliano Jewish Democratic Council of America Levin ha criticato le demolizioni di Walaja definendole “ingiuste”. Ha chiesto condizioni sull’impiego dei 4 miliardi di dollari di aiuti ad Israele, ma non proponendo nessun taglio degli aiuti.

È importante garantire che i nostri aiuti militari a Israele siano utilizzati per legittimi scopi di sicurezza. Questo è qualcosa che facciamo anche con il nostro aiuto a tutte le altre nazioni. Non vogliamo che i nostri aiuti vengano utilizzati per perpetuare o estendere l’occupazione, o per eseguire azioni ingiuste come demolizioni di case, sfollamenti forzati o violenze contro i civili. Incidenti come la potenziale demolizione delle case di 300 persone nel villaggio di al-Walaja che potrebbe accadere proprio ora danneggiano famiglie innocenti e allontanano le prospettive di pace.

Stevens non è d’accordo. E’contraria a qualsiasi vincolo sugli aiuti a Israele, considera lo status di Gaza e della Cisgiordania “di lunga contesa”, considera l’Iran il “vero problema” nella regione e non vuole fare pressione su Israele “perché faccia tutte le concessioni”. Stevens ha sollevato un drappo rosso per gli elettori pro-Israele: la convinzione del direttore di Amnesty International che Israele non dovrebbe essere uno Stato ebraico.

In questo momento ci troviamo in una situazione in cui il capo di Amnesty International ha messo in discussione il diritto di Israele di esistere come Stato ebraico. Trovo ciò del tutto inaccettabile e offensivo per le mie convinzioni e per come penso che dobbiamo fare come paese e come mondo, e non ho paura di denunciarlo.

Levin ha giocato ripetutamente la carta ebraica.

Non vedo un modo per avere un futuro pacifico e sicuro per una patria democratica per il mio popolo a meno che non teniamo conto dei diritti politici e umani dei palestinesi. So che è difficile, so che è controverso. Non mi sono candidato per un lavoro facile. Mi collocherò in questa frattura e lavorerò con israeliani e palestinesi per riunire le parti e lavorare per la soluzione dei due Stati in modo che finalmente potremo avere pace e sicurezza nella regione.

La mozione [presentata al Congresso, ndt] per sostenere la soluzione dei due Stati di Levin è il credo di J Street. (Chiunque sia stato in Palestina sa che due Stati non esisteranno mai e sostenere la fede in questa soluzione senza esercitare alcuna pressione su Israele è una forma di crudeltà verso i palestinesi.)

Ma sarà interessante da osservare questa contesa in quanto mette a confronto una democratica intransigente sostenitrice di Israele con uno più progressista.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Rapporto OCHA del periodo 8 – 21 marzo 2022

1). Nel contesto di due operazioni di ricerca-arresto, nel corso delle quali alcuni palestinesi hanno aperto il fuoco o lanciato bottiglie incendiarie, o pietre contro forze israeliane, queste hanno sparato, uccidendo due palestinesi, tra cui un minore, e ferendone altri tre.

[seguono dettagli]. Il 15 marzo, nel Campo profughi di Balata (Nablus), un ragazzo di 16 anni è stato ucciso con arma da fuoco; secondo fonti israeliane, il giovane aveva aperto il fuoco contro le forze israeliane impegnate nella cattura di un palestinese del Campo; nel corso dell’operazione altri due palestinesi sono rimasti feriti. Le prime indagini delle Organizzazioni per i Diritti Umani indicano che il ragazzo non era coinvolto nello scontro a fuoco. Lo stesso giorno, nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme), un palestinese 21enne è stato ucciso con arma da fuoco e un altro è rimasto ferito; secondo un funzionario israeliano citato dai media israeliani, da parte palestinese vi erano stati lanci di ordigni esplosivi contro le forze israeliane che avevano fatto irruzione nel Campo per arrestare un altro uomo. Un altro palestinese è rimasto ferito nel Campo profughi di Ad Duhaishe (Betlemme), sempre durante un’operazione di ricerca-arresto. In nessuno dei tre episodi è stato riportato alcun ferimento di israeliani. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 95 operazioni di questo tipo, arrestando 143 palestinesi, inclusi dodici minori.

2). Un palestinese di 23 anni è morto per le ferite riportate il 2 marzo vicino a Burqa (Nablus); le forze israeliane l’avevano colpito con arma da fuoco nel corso di una protesta in solidarietà con i prigionieri palestinesi. Ciò porta a 18 il numero totale di palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) dall’inizio dell’anno; sono inclusi tre palestinesi autori o presunti autori di attacchi contro israeliani.

3). Complessivamente, in Cisgiordania, sono stati feriti dalle forze israeliane 222 palestinesi, inclusi 37 minori, con un incremento del 60% rispetto al precedente periodo di riferimento [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (190) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), in manifestazioni contro gli insediamenti [colonici]. Nella città di Nablus, 20 persone sono rimaste ferite in seguito all’ingresso di coloni israeliani in un sito religioso (La Tomba di Giuseppe), accompagnati da forze israeliane. Secondo fonti della locale Comunità palestinese, le forze israeliane hanno sparato in aria bombe assordanti, innescando scontri con i residenti locali, che hanno lanciato pietre contro le forze israeliane. Altri otto palestinesi, tra cui due minori, sono rimasti feriti durante il lancio di pietre contro forze israeliane in servizio presso un checkpoint collocato tra le aree H1 e H2 della città di Hebron; queste ultime hanno sparato proiettili veri e proiettili di gomma. Altri quattro feriti sono stati segnalati in operazioni di ricerca-arresto (vedi sopra). Del totale di feriti palestinesi, nove sono stati colpiti da proiettili veri, 28 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeno.

4). A Gerusalemme sono avvenuti due accoltellamenti ad opera di palestinesi [seguono dettagli]. Il 19 marzo, a Gerusalemme Ovest, un palestinese di Gerusalemme Est ha accoltellato e ferito un civile israeliano ed è stato successivamente colpito e ferito da forze israeliane. Il 20 marzo, nel quartiere di Ras al ‘Amud a Gerusalemme Est, un altro palestinese ha accoltellato e ferito due poliziotti israeliani ed è stato successivamente arrestato.

5). Nella Striscia di Gaza, un ragazzo palestinese di 15 anni è stato ferito dall’esplosione di un residuato bellico trovato a terra. Il ragazzo ha riportato gravi ferite che hanno reso necessaria l’amputazione di una mano.

6). In diverse località della Cisgiordania le forze israeliane hanno continuato a limitare il movimento dei palestinesi [seguono dettagli]. Gli ingressi principali ai villaggi di Burqa e Al Mas’udiya (entrambi a Nablus) sono rimasti bloccati da cumuli di terra e blocchi di cemento; in prossimità di questi due villaggi, il 16 dicembre 2021, un colono israeliano fu ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da palestinesi. Queste misure hanno costretto circa 8.000 palestinesi a ricorrere a lunghe deviazioni, rendendo difficoltoso il loro accesso ai mezzi di sussistenza ed ai servizi. Il 13 e 19 marzo, le forze israeliane hanno bloccato l’ingresso principale del villaggio di Sinjil (Ramallah) e chiuso un cancello stradale posto tra il villaggio di An Nabi Salih (Ramallah) e la strada 60, interrompendo l’accesso diretto di circa 7.000 palestinesi ai mezzi di sussistenza e ai servizi e costringendoli a lunghe deviazioni. Queste chiusure sono presumibilmente collegate al lancio di pietre, da parte palestinese, contro i veicoli di coloni israeliani. Nell’area H2 di Hebron, in seguito al lancio di pietre da parte di palestinesi contro una torre militare presidiata da soldati israeliani, forze israeliane hanno impedito ai pedoni ed ai residenti palestinesi di entrare ed uscire dalla Città Vecchia di Hebron e, per cinque giorni consecutivi, hanno costretto i proprietari di negozi a chiudere per diverse ore.

7). In Area C ed a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto i proprietari a demolire nove abitazioni ed altre strutture palestinesi. Di conseguenza, undici persone sono state sfollate, tra cui sette minori, e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 70 altre. Otto delle strutture erano in Area C e una a Gerusalemme Est.

8). Coloni israeliani hanno ferito due palestinesi e persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 20 casi [seguono dettagli]. I ferimenti si sono verificati vicino a Kisan (Betlemme), dove coloni hanno aggredito fisicamente e spruzzato liquido al peperoncino su donne palestinesi che pascolavano il bestiame. In quattro episodi verificatisi vicino agli insediamenti israeliani prossimi ad Al Mughayyir (Ramallah), Kafr ad Dik e Yasuf (entrambi a Salfit), circa 155 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati. A Far’ata (Qalqiliya) e Qaryut (Nablus), i pneumatici di venti auto di proprietà palestinese sono stati forati e sui muri di tre case sono state dipinte scritte ingiuriose, secondo quanto riferito, ad opera di coloni di Gilad Farm e Shilo. Quattro episodi accaduti a Nablus, Salfit e Ramallah, includono l’irruzione in una casa e in un terreno agricolo, il furto di attrezzature agricole e il danneggiamento di raccolti. Nell’area H2 di Hebron, coloni hanno lanciato pietre contro pedoni e case palestinesi, danneggiando almeno tre case.

9). Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno ferito tre israeliani e danneggiato diversi veicoli israeliani. Oltre al civile israeliano che è stato accoltellato a Gerusalemme Ovest (vedi sopra), due coloni israeliani sono rimasti feriti dal lancio di pietre contro veicoli in transito su strade della Cisgiordania, nei governatorati di Hebron e Gerusalemme. In dodici episodi, veicoli israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre o bottiglie incendiarie.

10). Vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 24 casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, secondo quanto riferito, per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte da Israele]. Non sono stati segnalati feriti. In due casi, cinque palestinesi di Gaza, compreso un minore, sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre, a quanto riferito, tentavano di entrare in Israele attraverso la recinzione. Un palestinese di Gaza è stato arrestato dalle forze israeliane al valico di Erez. In due occasioni, le forze israeliane, [entrate] all’interno di Gaza, hanno spianato terreni prossimi alla recinzione, danneggiando almeno 1,9 ettari di colture.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

 



[Sono passati]19 anni dall’uccisione dell’attivista pacifista statunitense Rachel Corrie.

Redazione

19 marzo 2022 MiddleEastMonitor

L’omicidio israeliano della statunitense attivista per la pace Rachel Corrie è stato ricordato e condannato il 16 marzo 2022, nel 19° anniversario della morte. Insieme ad altri otto, Corrie faceva da scudo umano per impedire ai bulldozer israeliani di demolire le case palestinesi a Gaza.

Corrie era nata il 10 aprile 1979 a Olympia, Washington. Ha dedicato la sua vita ai diritti umani, difendendo principalmente i diritti dei palestinesi.

Nel 2003 si è unita ai membri dell’International Solidarity Movement, una ONG filo-palestinese, per protestare contro la demolizione israeliana di case palestinesi nella città di Rafah, nel sud di Gaza.

Il 16 marzo si era posta davanti a un bulldozer israeliano, mettendo in atto una protesta pacifica per proteggere la casa di una famiglia palestinese dalla demolizione.

Teneva in mano un megafono e invitava l’autista del bulldozer israeliano a non demolire la casa palestinese, ma lui ha continuato a procedere, schiacciandola.

I palestinesi hanno accolto la notizia del suo omicidio con dolore e orrore, chiamandola “martire”.Da allora, i palestinesi hanno dedicato un campionato sportivo annuale a celebrare l’assassinio israeliano di Corrie.

Un enorme murale di Corrie è stato dipinto su un muro vicino a dove è stata uccisa.

(traduzione dallinglese di Luciana Galliano)




Rapporto OCHA del periodo 22 febbraio – 7 marzo 2022

Le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi, inclusi due minori, implicati, a quanto riferito, nel lancio di pietre o di bottiglie incendiarie

[seguono dettagli]. Il 22 febbraio, vicino ad Al Khadr (Betlemme), un 13enne è stato ucciso con arma da fuoco; secondo fonti israeliane, aveva lanciato una bottiglia molotov contro veicoli israeliani. Il 1° marzo, nei pressi di Beit Fajjar (Betlemme) è stato ucciso un 19enne: secondo quanto riferito, il giovane camminava insieme ad un amico; avendo visto soldati israeliani alla ricerca di lanciatori di pietre palestinesi, entrambi hanno iniziato a correre; le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco mentre li inseguivano. Secondo fonti mediche, il giovane è stato colpito alla testa da una distanza ravvicinata. Il 6 marzo, ad Abu Dis (Gerusalemme), un 15enne palestinese è stato colpito con arma da fuoco; secondo quanto riferito, aveva lanciato una bottiglia incendiaria contro soldati israeliani in servizio presso una torretta militare: è morto in ospedale per le ferite riportate. Secondo fonti mediche, il ragazzo è stato colpito alla testa. In nessuno dei tre episodi è stato segnalato il ferimento di qualche israeliano. Tor Wennesland, Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, in riferimento a quanto accaduto, ha affermato che “I minori non devono mai essere oggetto di violenza o essere messi in situazioni di pericolo”.

2) – Il 6 e 7 marzo, nella Città Vecchia di Gerusalemme, due palestinesi, di 19 e 22 anni, dopo aver ferito con coltello tre poliziotti israeliani, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dalla polizia israeliana. Secondo quanto riferito, uno degli aggressori, già colpito con arma da fuoco, è stato colpito ancora mentre giaceva a terra ferito. Al momento della chiusura del presente rapporto, i corpi di entrambi gli assalitori erano trattenuti dalle autorità israeliane. Il Coordinatore speciale ha evidenziato che “Non può esserci giustificazione per la violenza o il terrore: sono da condannare da parte di tutti. Tuttavia, le forze di sicurezza israeliane devono usare la forza “letale” solo quando è strettamente necessaria a proteggere la vita”.

3) – Altri due palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane durante uno scontro a fuoco, mentre altri 12 sono rimasti feriti quando, nel contesto di operazioni di ricerca-arresto, palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane [seguono dettagli]. Il 1° marzo, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi e ne hanno ferito un altro in uno scontro a fuoco avvenuto nel Campo profughi di Jenin; secondo quanto riferito, una delle vittime sarebbe membro di un gruppo armato palestinese. Altri dodici palestinesi sono rimasti feriti nel corso di cinque operazioni di ricerca-arresto condotte a Gerusalemme, Hebron e Ramallah. In totale, le forze israeliane hanno effettuato 82 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 183 palestinesi.

4) – Le forze israeliane hanno bloccato gli ingressi principali di cinque villaggi palestinesi, ostacolando l’accesso di decine di migliaia di persone ai mezzi di sussistenza ed ai servizi [seguono dettagli]. Il 22 febbraio, per la seconda volta in una settimana, durante una protesta organizzata da coloni israeliani contro i lanci di pietre da parte palestinese, l’ingresso principale del villaggio di Al Lubban ash Sharqiya (Nablus) è stato bloccato al traffico veicolare per diverse ore. Durante la chiusura, alcuni palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane che hanno sparato lacrimogeni. Sei studenti delle scuole sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno. Inoltre, gli ingressi a Burqa (Nablus), Silat adh Dhahr e Al Jalama (entrambi a Jenin) e Sinjil (Ramallah) sono stati bloccati al traffico veicolare e sono rimasti chiusi fino alla fine del periodo di riferimento, costringendo i residenti a compiere lunghe deviazioni; le chiusure sono presumibilmente legate al lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli di coloni israeliani.

5) – Complessivamente, in Cisgiordania, 140 palestinesi, inclusi 20 minori, sono stati feriti da forze israeliane [seguono dettagli]. Quasi la metà dei feriti (63) sono stati registrati vicino a Beita e Beit Dajan (entrambi a Nablus), Kafr Qaddum (Qalqiliya), il quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, e nell’area H2 della città di Hebron, nel corso di manifestazioni contro gli insediamenti e in solidarietà alle famiglie a rischio di sgombero forzato. Nei villaggi di Burqa (Nablus), Kafr ad Dik (Salfit) e nella città di Hebron, 23 persone sono rimaste ferite in scontri con forze israeliane, a seguito dell’ingresso di coloni israeliani in queste aree palestinesi. Il 28 febbraio, altri 38 palestinesi, tra cui un neonato e una ragazza sorda, e quattro poliziotti israeliani, sono rimasti feriti durante scontri verificatisi all’interno e nei dintorni della Città Vecchia di Gerusalemme, dove le forze israeliane avevano intensificato la loro presenza durante la celebrazione di una festa islamica: almeno 20 palestinesi sono stati arrestati. Secondo quanto riferito, nell’area H2 della città di Hebron, studenti palestinesi hanno lanciato pietre contro forze israeliane e queste ultime hanno sparato lacrimogeni contro un vicino complesso scolastico; tre insegnanti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni. Ulteriori tredici feriti sono stati segnalati in episodi di lancio di pietre e operazioni di ricerca-arresto (vedi sopra). Del totale di feriti palestinesi, sette sono stati colpiti da proiettili veri, 75 da proiettili di gomma e la maggior parte dei rimanenti è stata curata per aver inalato gas lacrimogeno.

6) – Il 7 marzo, le forze israeliane hanno demolito per “motivi punitivi” due abitazioni a Silat al Harthiya (Jenin), sfollando 12 persone, tra cui sei minori. Le strutture prese di mira ospitavano le famiglie di due palestinesi accusati di aver ucciso un colono israeliano il 16 dicembre 2021. Le demolizioni hanno innescato scontri tra le forze israeliane e i residenti palestinesi. Durante tali scontri un palestinese ha urtato con il proprio veicolo due soldati israeliani, ferendoli, ed è stato successivamente arrestato. Il 14 febbraio, nello stesso villaggio e in relazione allo stesso caso, è stata demolita un’altra casa, provocando lo sfollamento di 15 persone; durante gli scontri successivi, le forze israeliane hanno sparato, uccidendo un ragazzo di 17 anni.

7) – Inoltre, in Area C e a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o costretto i proprietari a demolire 27 tra abitazioni ed altre strutture palestinesi. Di conseguenza, 50 persone sono state sfollate, inclusi 22 minori, e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di oltre 140 altre. Sedici delle strutture, inclusa una che era stata fornita come assistenza umanitaria, si trovavano in Area C e undici a Gerusalemme Est.

8) – Il 1° marzo, nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, la Corte Suprema Israeliana ha annullato gli ordini di sfratto pendenti contro sette famiglie palestinesi, composte da 28 persone, tra cui nove minori. Il tribunale ha confermato per le famiglie lo status di “inquilini protetti”, fino a quando non sarà stabilita la proprietà della terra. Complessivamente, a Gerusalemme Est, più di 200 famiglie sono a rischio di sgombero forzato per casi giudiziari presentati da organizzazioni di coloni.

9) – Coloni israeliani hanno ferito due palestinesi e, in 20 casi, persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi [seguono dettagli]. I ferimenti si sono verificati in due distinti episodi accaduti vicino ad Al Jwaya (Hebron) e Kisan (Betlemme), quando coloni hanno aggredito fisicamente palestinesi che pascolavano il bestiame. In quattro casi, verificatisi vicino a Deir Jarir (Ramallah), Kafr ad Dik (Salfit) e Al Jwaya (Hebron), circa 480 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati sradicati o vandalizzati in prossimità di insediamenti israeliani. A Iskaka (Salfit), i pneumatici di undici auto di proprietà palestinese sono stati forati e i muri di tre case sono stati imbrattati con scritte ingiuriose, secondo quanto riferito ad opera di coloni di Ariel. Altri quattro episodi sono stati registrati a Salfit, Hebron e Ramallah, tra cui l’irruzione in una casa e su un terreno coltivato, il furto di attrezzature agricole e il danneggiamento di un pozzo d’acqua.

10) – Persone conosciute come palestinesi, o ritenute tali, hanno ferito tre coloni israeliani e danneggiato diversi veicoli israeliani [seguono dettagli]. Il 3 marzo, nella città di Hezma (Gerusalemme), un israeliano è stato accoltellato e ferito mentre faceva acquisti. Le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca-arresto nella città ed hanno arrestato un palestinese sospettato. Vicino ad Azzun (Qalqiliya) e Al Lubban ash Sharqiya (Nablus) altri due israeliani sono stati feriti dal lancio di pietre. In 36 casi, veicoli con targa israeliana sono stati danneggiati da sassi o bottiglie incendiarie lanciate contro di essi.

11) – In Gaza, vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa, in almeno 35 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, a quanto riferito, per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte], ferendo un pescatore con un proiettile di gomma. Un uomo d’affari palestinese di Gaza è stato arrestato dalle forze israeliane al valico di Erez. In tre occasioni, ad est di Deir Al Balah e Khan Younis, forze israeliane [sono entrate nella Striscia ed] hanno spianato terreni vicini alla recinzione.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 9 marzo, un palestinese di 23 anni è morto per le ferite riportate il 2 marzo, nei pressi di Burqa (Nablus), dove era stato colpito da forze israeliane.




Un messaggio da una persona “non civilizzata”

Ghada Hania

7 marzo 2022- Mondoweiss

Ghada Hania risponde all’inviato della CBS Charlie D’Agata che ha messo a confronto la vita nella “civilizzata” Ucraina a luoghi come Iraq, Afghanistan, o forse Palestina, che hanno visto “infuriare conflitti per decenni”.

Sono Ghada. Non sono civilizzata. Mi sono laureate presso il dipartimento di Letteratura inglese. Sto per terminare un master in Linguistica applicata. Sono ricercatrice, traduttrice, scrittrice di contenuti [in rete] e blogger con 4 anni di esperienza sia in arabo che in inglese.

Non sono civilizzata: faccio parte dell’Associazione degli Scrittori Palestinesi. Ho pubblicato un libro con una nota casa editrice giordana ed ho scritto un blog di ottimo livello nei blog di Al Jazeera.

Mio padre non civilizzato è docente di matematica che ha insegnato a generazioni di alunni ed ha ispirato la mia sorella maggiore non civilizzata, docente di matematica. Il mio incivile fratello minore si è recentemente laureato in fisica presso la facoltà di scienze. La mia incivile madre ha una piccola biblioteca con molti libri di vario genere, legge e scrive riassunti su carta filigranata di alta qualità.

Il mio zio non civilizzato ha conseguito un dottorato in chimica ed è docente universitario. La mia zia non civilizzata è infermiera pediatrica all’ospedale. Si prende cura dei pazienti. La mia cugina non civilizzata è ingegnera informatica, sviluppatrice di siti in rete e programmatrice di computer.

Alla mia non civilizzata nipotina piace comprare pupazzi di astronauti e spera di diventare astronauta da grande. La mia non civilizzata nipotina ha un piccolo pianoforte e sta imparando le note musicali grazie a un’applicazione sul telefono di sua madre.

La mia non civilizzata famiglia ha insegnato a me e ai miei fratelli ad amare gli altri, rispettare gli anziani ed essere gentili con i bambini. La mia non civilizzata famiglia ci ha insegnato onore, dignità, giustizia, generosità e onestà. Ci hanno insegnato anche a diffondere amore e armonia.

Il nostro non civilizzato vicino è responsabile operativo all’ospedale al-Shifa. Passa la maggior parte della giornata al lavoro. Può a malapena vedere la sua famiglia. Tuttavia è contento in quanto fornisce servizi umanitari a persone indifese.

La mia amica non civilizzata è un’artista. Disegna personaggi a carboncino e i suoi quadri sono stati esposti in molte mostre d’arte.

Il mio non civilizzato insegnante ha vinto un premio per l’editoria internazionale, e ricordo che ha pubblicato con una prestigiosa casa editrice britannica un libro sulla traduzione giuridica.

La mia non civilizzata compagna di classe ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2017. È una scrittrice ed ha ricevuto molti premi letterari. Il suo piccolo figlio non civilizzato è ossessionato dalla raccolta di libri di fumetti per bambini.

Sono iscritta a un corso di formazione sull’imprenditorialità nella produzione letteraria. Ho incontrato una ragazza non civilizzata affetta da una malattia nell’infanzia, eppure ha resistito e non si è arresa. Con il passare del tempo è guarita. È diventata un’artista poliedrica: disegna, scrive e ha un’impresa di piccoli mobili in legno.

La responsabile di questo corso di formazione è una donna non civilizzata che ha un master in chimica medica e ha brevettato una cura per una malattia della pelle.

Sono state aperte due librerie di proprietà di persone non civilizzate che vivono nel quartiere. Lì puoi trovare tutto quello che puoi immaginare.

La nostra società non civilizzata dimostra collaborazione e unità durante le aggressioni da parte dell’occupazione israeliana. Nella nostra casa diamo rifugio a chiunque ne abbia disperatamente bisogno. Li nutriamo e ci prendiamo cura di loro.

Inoltre la nostra società non civilizzata promuove campagne di finanziamento per aiutare persone bisognose. E, cosa più importante, un grande numero di persone non civilizzate risponde alle campagne per la donazione del sangue nei centri sanitari.

I nostri combattenti per la libertà non civilizzati difendono coraggiosamente la loro patria dal vero nemico. Si preparano e si equipaggiano molto bene giorno e notte per la libertà, la dignità e l’onore del loro popolo. Sacrificano le loro anime, anelando alla libertà.

I nostri lavoratori edili non civilizzati ricostruiscono dalle rovine edifici, grattacieli, case, istituzioni, centri educativi. L’occupazione israeliana distrugge ogni cosa e loro continuano a ricostruire, ancora e ancora.

Il nostro popolo non civilizzato ha nel cuore la fervida speranza che un giorno sarà indipendente e libero dall’occupazione.

Siamo non civilizzati e non abbiamo occhi azzurri né capelli biondi.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il Naqab è un tassello chiave del puzzle dell’apartheid in Israele

Ahmed Abu Artema 

 23 febbraio 2022 – Electronic Intifada

Il primo febbraio Amnesty International ha pubblicato un rapporto in cui dichiara Israele un regime di apartheid.

Che i palestinesi vivano nella Striscia di Gaza assediata, a Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania occupata o in Israele, Israele li tratta come un gruppo razziale inferiore e li priva dei loro diritti.

Il rapporto definisce la regione del Naqab meridionale (Negev) un “ottimo esempio” delle pluriennali politiche israeliane per appropriarsi di terre e risorse palestinesi a vantaggio degli ebrei israeliani.

Durante le settimane precedenti la pubblicazione del rapporto di Amnesty i beduini palestinesi nel Naqab hanno respinto rinnovati tentativi israeliani di espropriare vasti appezzamenti di terra con la scusa del “rimboschimento.”

Il mese scorso l’esercito israeliano è intervenuto pesantemente contro i manifestanti sparando pallottole di acciaio rivestite di gomma e lanciando lacrimogeni dai droni. I palestinesi feriti sono stati decine e pare che le autorità israeliane abbiano fermato oltre 80 persone.

Secondo Haaretz la polizia israeliana ha anche lanciato pallottole di acciaio con punta in spugna contro i manifestanti, ferendone cinque alla testa.

Un ragazzino palestinese che assisteva alle proteste ha perso un occhio dopo essere stato colpito dalla polizia israeliana.

Secondo Al Jazeera il Jewish National Fund  [Fondo Nazionale Ebraico, ente no profit dell’Organizzazione Sionista Mondiale, ndtr.] e l’Israel Land Authority [Autorità Israeliana per la terra, ndtr.] stanno cercando di espropriare più di 11.000 ettari di terreni palestinesi per piantare alberi.

Ma i beduini palestinesi sanno che Israele usa da molto tempo il “rimboschimento” per impadronirsi di terre nel Naqab e altrove e per nascondere monumenti e rovine di villaggi palestinesi dopo averli distrutti e attuato la pulizia etnica.

È un metodo tipico di Israele per cancellare tutte le tracce dei suoi crimini.

Ebraizzare il Naqab

Fin dal 1948 Israele ha adottato varie politiche per “ebraizzare” il Naqab, soprattutto destinando vaste aree intorno ai villaggi beduini a riserve naturali, zone industriali e per esercitazioni militari, come notato da Amnesty.

Israele ha radunato gli abitanti beduini e li ha trasferiti con la forza in quelle che chiama “città pianificate” con conseguenze devastanti per coloro che vivono nella zona.

Nel Naqab Israele si rifiuta ancora di riconoscere 35 villaggi beduini, che di conseguenza sono privi di luce e acqua e destinati alla demolizione, sostiene Amnesty.

A dicembre le autorità israeliane di occupazione hanno demolito il villaggio beduino di al-Araqib nel nord del deserto di Naqab quasi per la duecentesima volta dal 2000.

I palestinesi l’hanno ripetutamente ricostruito solo per subirne di nuovo la demolizione con il pretesto che non è riconosciuto.

Rifiutando di concedere ai villaggi uno status ufficiale Israele limita la partecipazione politica degli abitanti beduini e li esclude dall’assistenza sanitaria e dal sistema scolastico. Ciò intende costringerli a lasciare le proprie case e villaggi, il che equivale al trasferimento coatto.

Secondo Human Rights Watch [notissima Ong per i diritti umani con sede negli USA, ndtr.] fra il 2013 e il 2019 Israele ha demolito nel Naqab più di 10.000 case.

Nel 2013 la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato il cosiddetto Prawer Plan, studiato per trasferire con la forza gli abitanti di decine di villaggi palestinesi del Naqab e concentrarli in una zona segregata.

Secondo questa legge Israele trasferirà in modo coatto 70.000 beduini e i 35 villaggi non riconosciuti saranno demoliti.

Per ora le proteste popolari e la condanna di molte organizzazioni internazionali hanno costretto il governo di Israele a sospendere l’implementazione del piano.

Questi progetti sono progettati per cacciare i palestinesi dalla regione e rimpiazzarli con ebrei israeliani.

Naqab come continuazione della Nakba

Sin dalla sua fondazione nel 1948 sulle rovine di città e villaggi palestinesi, l’obiettivo strategico coloniale di Israele è il furto di terre palestinesi e il trasferimento forzato della sua popolazione nativa.

Dall’estremo nord della Galilea al sud del Naqab e ovunque nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, Israele continua a perseguire questo obiettivo.

Mentre il mese scorso, in una notte fredda e piovosa, l’esercito israeliano attaccava i manifestanti nel Naqab, i bulldozer demolivano la casa della famiglia Salhiya nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est occupata, lasciando la famiglia senza un tetto.

Gli abitanti del Naqab riconoscono il significato nazionale della loro causa. Le loro sofferenze sono le stesse subite dall’intero popolo palestinese.

Qualcuno ha chiamato la violenta repressione israeliana e il trasferimento coatto dei palestinesi del Naqab una versione in scala ridotta della Nakba, la pulizia etnica di circa 800.000 palestinesi per far posto a Israele nel 1948.

Il mese scorso Aden Hajjouj, attivista palestinese nel Naqab, ha detto ai media con ardore rivoluzionario: “Ci trattano come rifugiati nella nostra terra”.

Questa non è la loro terra, è la nostra. Siamo qui da prima del 1948, prima che Israele diventasse Israele.”

Identità nazionale collettiva

La definizione di apartheid di Amnesty segue quelle dell’anno scorso di B’Tselem, associazione israeliana per i diritti umani, e di Human Rights Watch.

Questi rapporti allarmano Israele perché minano la falsa immagine che cerca di presentare al mondo.

La designazione di Israele quale Stato di apartheid sposta l’attenzione da una visione limitata del conflitto nella Cisgiordania occupata e Gaza a considerare il problema come vera essenza di Israele.

Come scrive Amnesty nel suo rapporto: “Dalla sua istituzione nel 1948 Israele ha perseguito una chiara politica per stabilire e mantenere un’egemonia demografica ebraica e massimizzare il suo controllo sulla terra per avvantaggiare gli ebrei israeliani e così minimizzare il numero dei palestinesi, limitare i loro diritti e ostacolare la loro capacità di sfidare questa spoliazione.”

I palestinesi respingono uno Stato razzista

Fin dalla sua fondazione Israele ha cercato di separare il popolo palestinese e frammentarne l’identità nazionale. I cittadini palestinesi di Israele sono quelli sopravvissuti alla Nakba del 1948 e i loro discendenti che riuscirono a restare in quello che è poi diventato Israele.

A seconda di dove si trovavano geograficamente Israele ha classificato i palestinesi con una gerarchia di identificazioni con implicazioni politiche, di sicurezza e giuridiche.

Questa separazione fu imposta dopo la firma degli accordi di Oslo fra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina a metà degli anni ’90.

Sebbene gli strumenti repressivi di Israele differiscano a seconda della classificazione giuridica e geografica dei palestinesi, l’essenza della repressione è la stessa: espulsioni, trasferimenti e discriminazione razziale contro i palestinesi.

Israele sperava che tali divisioni avrebbero portato a una frattura nella coscienza nazionale palestinese contro il colonialismo.

Il governo israeliano non ha mai cercato di integrare i propri cittadini palestinesi, che costituiscono il 20% della popolazione del Paese. Sebbene questi palestinesi siano ufficialmente considerati cittadini israeliani, Israele li sottopone a una persecuzione etnica e religiosa.

Successivi governi israeliani hanno approvato decine di leggi su terre, abitazioni, costruzioni, istruzione e lavoro. Queste leggi discriminano i cittadini palestinesi di Israele, li privano dei loro diritti civili, ne confiscano le terre e restringono il loro spazio pubblico.

La sistematica discriminazione razziale israeliana contro i palestinesi nel vasto territorio occupato nel 1948 ha contribuito alla crescita del patriottismo palestinese.

In parte soppresso per decenni nell’Israele odierno, esso è riapparso nel maggio 2021 quando i palestinesi hanno protestato diffusamente contro l’assalto militare israeliano contro Gaza e gli abusi di Israele a Sheikh Jarrah [quartiere palestinese di Gerusalemme est dove Israele sta cercando di cacciare gli abitanti, ndtr.].

Come dichiara Amnesty International nella sintesi del rapporto sull’apartheid: “In una dimostrazione di unità mai vista in decenni, ([i palestinesi) hanno sfidato la frammentazione e segregazione territoriale che affrontano nella loro vita quotidiana e hanno partecipato a uno sciopero generale per protestare contro la loro comune repressione da parte di Israele.”

Questa unità, dal Naqab nel sud della Galilea al nord, da Gaza alla Cisgiordania, è essenziale per allontanarsi dal modello fallito dei due Stati che non garantisce tutti i diritti dei palestinesi, e li sprona verso un’azione per uno Stato che difenda principi chiave come parità di diritti e il diritto al ritorno [dei profughi].

Ahmed Abu Artema, scrittore palestinese e attivista, è un rifugiato di Ramle [città palestinese in cui nel 1948 ci furono massicce espulsioni e che ora si trova in Israele, ndtr.].

(Traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Rapporto OCHA del periodo 25 gennaio- 7 febbraio 2022

In Cisgiordania, un totale di 218 palestinesi, inclusi 28 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane [seguono dettagli].

La maggior parte, 204 persone, è rimasta ferita durante le proteste contro gli insediamenti [colonici] svolte a Kafr Qaddum (70 feriti), Beita (15) e Beit Dajan (119). Undici palestinesi sono rimasti feriti nel corso di sei operazioni di ricerca-arresto: i residenti palestinesi hanno lanciato pietre e le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni e proiettili di gomma; questi episodi si sono verificati in Kafr ‘Aqab (Gerusalemme), in Deir Jarir, nel Campo profughi di Al Am’ari (Ramallah) e nella città di Gerico. Complessivamente, un palestinese è stato ferito con arma da fuoco e 49 da proiettili di gomma; la maggior parte dei rimanenti è stata curata per inalazione di gas lacrimogeno.

Il 1° febbraio, il Procuratore Generale di Israele ha autorizzato il ripristino dell’insediamento [colonico avamposto] israeliano di Evyatar su terreno privato palestinese vicino al villaggio palestinese di Beita (Nablus); l’insediamento era stato precedentemente evacuato [da Israele]. Da quando, nei primi giorni di maggio 2021, iniziarono, nelle vicinanze di Beita, le periodiche proteste contro tale avamposto e contro altri insediamenti, nove palestinesi sono stati uccisi e oltre 5.300 sono stati feriti, di cui 186 con proiettili veri e 965 con proiettili di gomma; i rimanenti sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeno.

Il 6 febbraio, un’anziana donna israeliana è morta per le ferite causate dall’esplosione di un razzo palestinese lanciato [da Gaza] durante le ostilità del maggio 2021.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 70 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 126 palestinesi. La maggior parte delle operazioni e degli arresti si è avuta nei governatorati di Betlemme, Hebron e Gerusalemme. In due casi, la polizia israeliana ha fatto irruzione negli uffici di Al Waqf (una organizzazione islamica), ha confiscato attrezzature per ufficio, compresi i computer, ed ha consegnato a due palestinesi il divieto, per due settimane, di entrare nel complesso di Haram al Sharif / Monte del Tempio.

In Area C ed a Gerusalemme Est, adducendo la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato, o costretto i proprietari a demolire, 53 case di proprietà palestinese ed altre strutture. Di conseguenza, sono state sfollate 26 persone, inclusi tredici minori, e sono stati colpiti i mezzi di sussistenza di altre 400 circa [seguono dettagli]. In Area C, complessivamente, sono state demolite cinquanta strutture, cinque delle quali erano state fornite come assistenza umanitaria in risposta a precedenti demolizioni. Il 1° febbraio, vicino al checkpoint di Al Jalama a Jenin, sono state confiscate 30 bancarelle, colpendo il sostentamento di 120 persone, di cui 45 minori. Altre venti strutture, di cui sette residenziali, sono state demolite in otto diverse Comunità dell’Area C. Tre strutture sono state demolite a Gerusalemme Est, in Silwan e Jabal al Mukabbir, incluse due abitazioni autodemolite dai proprietari per evitare tasse comunali e possibili danni agli effetti personali ed alle strutture vicine. A Khirbet Sarura e Khirbet al Fakheit, entrambi a Massafer Yatta (Hebron), le autorità israeliane hanno emesso ordini di demolizione contro un asilo e una struttura abitativa, posti entrambi in un’area designata dalle autorità israeliane come “zona di tiro” per l’addestramento militare: i palestinesi che vi risiedono stanno affrontando un contesto coercitivo che li mette a rischio di trasferimento forzato.

Il 1° febbraio, nel Campo profughi di Shu’fat (Gerusalemme Est), le autorità israeliane hanno parzialmente demolito un appartamento e ne hanno sigillato la parte rimanente, sfollando una famiglia palestinese composta da sei persone, tra cui tre minori. Questa misura punitiva è conseguente all’uccisione di un israeliano, nella Città Vecchia di Gerusalemme, da parte di un membro della famiglia sfollata; l’uccisore era stato colpito e ucciso sul posto dalle forze israeliane.

In Cisgiordania, coloni israeliani hanno ferito due palestinesi in due episodi, e persone conosciute come coloni israeliani, o ritenute tali, hanno danneggiato proprietà palestinesi in 20 casi [seguono dettagli]. Il 4 febbraio, a Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est), un colono israeliano ha aggredito e ferito fisicamente un palestinese durante una manifestazione contro gli sgomberi forzati e le demolizioni. Il 3 febbraio, vicino all’insediamento israeliano di Havat Gal (Hebron), coloni israeliani hanno aggredito fisicamente e spruzzato con liquido al peperoncino un ragazzo di 14 anni che stava pascolando le pecore. Vicino agli insediamenti israeliani di Bruqin, Yasuf e Kafr ad Dik (Salfit), nonché a Mantiqat Shi’b al Butum e Al Ganoub (Hebron), in sei episodi, sono stati sradicati o vandalizzati circa 140 alberi e alberelli di proprietà palestinese. In tre episodi, riportati da palestinesi, coloni hanno pascolato il bestiame su terreni appartenenti a palestinesi di Khirbet Samra (Tubas), causando danni ai loro raccolti. In altri tre casi, accaduti a Kisan e Khirbet Zanuta (Hebron), coloni hanno lanciato pietre contro agricoltori palestinesi e hanno impedito loro di pascolare il bestiame; gli aggressori hanno anche ucciso una pecora e ne hanno ferito altre quattro. A Kafr ad Dik (Salfit) e Qaryut (Nablus), un impianto idrico e una fattoria sono stati vandalizzati da coloni israeliani che avevano fatto irruzione in queste Comunità. Nell’area H2 della città di Hebron, coloni hanno lanciato pietre contro pedoni e negozi palestinesi, danneggiando almeno cinque veicoli e tre negozi; alcuni negozi hanno dovuto chiudere per diversi giorni a causa dei ripetuti lanci di pietre.

In Cisgiordania, in 21 casi, persone conosciute come palestinesi, o ritenuti tali, hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, ferendo un colono israeliano e danneggiando veicoli.

Il 7 febbraio, nella zona di Kardala (valle del Giordano settentrionale), le forze israeliane hanno condotto addestramenti militari in un’area circostante la Comunità di pastori di Kardala (Tubas); l’area è designata [da Israele] come “zona di tiro”. Due mucche sono state uccise, altre tre sono state ferite e l’accesso della Comunità ai servizi è stato interrotto.

Vicino alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 43 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, presumibilmente per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte]. In una occasione, ad est di Khan Younis, le forze israeliane [sono entrate nella Striscia ed] hanno spianato il terreno vicino alla recinzione. Secondo quanto riferito, in tre casi, cinque palestinesi di Gaza sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre tentavano di entrare irregolarmente in Israele attraverso la recinzione. La maggior parte dei palestinesi, bloccati nell’enclave [di Gaza], non possono richiedere permessi israeliani di uscita, anche quando la loro destinazione è la Cisgiordania; meno che mai quando è Israele.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

L’8 febbraio, forze israeliane sotto copertura sono entrate nella città di Nablus; qui hanno ucciso tre palestinesi all’interno di un’auto. Secondo le autorità israeliane, citate dai media israeliani, le vittime erano membri di un gruppo armato palestinese che aveva compiuto attacchi contro le forze israeliane. In conseguenza di ciò, in Cisgiordania, i palestinesi hanno effettuato proteste contro le uccisioni e in alcune aree è stato annunciato uno sciopero generale.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

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