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Israele ha revocato la residenza a Gerusalemme di un noto avvocato franco-palestinese

Redazione di MEE

19 ottobre 2021 – Middle East Eye

Salah al-Hamouri ha passato più di otto anni nelle carceri israeliane e ora deve andarsene dalla sua città natale.

L’avvocato palestinese Salah al-Hamouri, ex-prigioniero politico che ha anche la cittadinanza francese, ha visto revocata la sua residenza a Gerusalemme est da parte delle autorità israeliane e ora non può più vivere nella sua città natale.

Hamouri è un abitante della Gerusalemme est occupata, che Israele ha conquistato nel 1967. Gli abitanti palestinesi dei quartieri orientali della città occupata in genere rifiutano la cittadinanza israeliana e quindi hanno carte d’identità da residenti rilasciate dal ministero dell’Interno israeliano.

Tuttavia questo status di residenti può essere revocato da Israele, cacciando i palestinesi dalle loro case con la revoca del loro documento d’identità per varie ragioni.

Hamouri, di padre palestinese e madre francese, in precedenza era stato informato che Israele stava cercando di togliergli la residenza quando a settembre 2020 ha ricevuto una lettera del ministero degli Interni. Secondo i media palestinesi lunedì il ministero ha confermato ufficialmente che la decisione era stata presa.

L’avvocato, preso di mira per il suo attivismo politico e in quanto membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), un’organizzazione marxista-leninista della resistenza palestinese, ha passato più di otto anni nelle prigioni israeliane in periodi diversi.

Nel 2001 venne sottoposto a detenzione amministrativa [cioè senza accuse né condanna, ndtr.] per cinque mesi, e per quattro mesi nel 2004. Nel 2005 Israele lo condannò a sette anni di prigione per un presunto piano del PFLP per uccidere un rabbino di estrema destra, Ovadia Yousef, un’accusa che ha sempre respinto.

Più di recente, nel 2018 è stato liberato dalla detenzione amministrativa dopo 13 mesi di arresto senza accuse.

Dopo il suo rilascio, in un’intervista a Middle East Eye Hamouni ha dichiarato: “La prigione è di per sé un luogo difficile per qualunque essere umano, ma è stato particolarmente duro perché Israele ha anche scelto di arrestarmi proprio alla fine della mia formazione giuridica, pochi giorni prima di un viaggio per fare visita alla mia famiglia in Francia.”

Ed ha aggiunto: “Israele mi ha preso di mira durante questo particolare periodo della mia vita per ricordarmi che mi tiene d’occhio con molta attenzione.”

Nel 2018 Human Rights Watch [importante Ong internazionale, ndtr.] ha affermato che dal 1967 Israele ha revocato lo status di residenti ad almeno 14.595 palestinesi a Gerusalemme est.

“Il sistema discriminatorio spinge molti palestinesi a lasciare la loro città con quello che rappresenta un trasferimento forzato, una grave violazione delle leggi internazionali,” afferma HRW.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




La parlamentare palestinese Khalida Jarrar è stata rilasciata dal carcere israeliano

Redazione di Al Jazeera

26 settembre 2021, Al Jazeera

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La leader politica e della società civile Khalida Jarrar, 58 anni, è stata rilasciata dopo quasi due anni trascorsi nelle carceri israeliane.

Nel pomeriggio di domenica le autorità israeliane hanno rilasciato Jarrar, figura della sinistra e membro dell’ormai estinto Consiglio Legislativo Palestinese (PLC), al posto di blocco di Salem ad ovest della città di Jenin.

L’esercito israeliano ha arrestato Jarrar nella sua casa a Ramallah il 31 ottobre 2019, otto mesi dopo che era stata rilasciata dopo 20 mesi di detenzione amministrativa senza processo né accuse.

A luglio una delle due figlie di Jarrar, la 31enne Suha, è morta a Ramallah in seguito a complicazioni di salute, cosa che ha provocato appelli di massa ad Israele per il rilascio della donna politica in tempo per assistere al funerale di sua figlia, appelli respinti da Israele.

Domenica dopo il suo rilascio Jarrar si è recata al cimitero di Ramallah, dove è sepolta Suha.

Quando Jarrar è arrivata, erano presenti al cimitero decine di membri di spicco, sostenitori e leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), il capo dell’Associazione per i Prigionieri Politici, Qadura Faris, la governatrice delle città di Ramallah e al-Bireh, Leila Ghannam, e decine di giornalisti palestinesi.

Mi hanno vietato di partecipare al funerale della mia amatissima figlia e di darle un bacio sulla fronte”, ha detto Jarrar al cimitero.

Mi hanno impedito di dirle addio”, ha aggiunto prima di scoppiare in lacrime. “L’ultima volta che l’ho abbracciata è stata nella notte del mio arresto nel 2019.”

Un alto dirigente del PFLP ha detto che mentre “è veramente un momento doloroso e le parole non possono esprimere il sentimento di profonda tristezza, noi siamo felici che Jarrar sia libera dalla prigione dell’occupazione.”

Jarrar è stata trattenuta in detenzione amministrativa ancora fino a marzo di quest’anno, quando un tribunale militare israeliano la ha incriminata di “appartenenza ad un’organizzazione illegale”, a causa della sua affiliazione al PFLP, un’accusa in base alla quale era stata precedentemente incarcerata.

L’associazione per i diritti dei prigionieri Addameer, con sede a Ramallah, ha dichiarato all’epoca che “tutte queste sue incarcerazioni ed arresti costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e contraddicono il principio giuridico sancito a livello internazionale e il divieto di processare una persona due volte per la stessa azione.”

Israele dichiara illegali oltre 400 organizzazioni, compresi tutti i partiti politici palestinesi – inclusi il partito Fatah al governo e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) – in quanto “gruppi terroristi”.

Condanna regolarmente molti palestinesi col pretesto di “partecipazione ad un’organizzazione illegale” o di “fornire servizi ad una di esse” per via della loro affiliazione politica o di ogni tipo di attività pacifica.”

Jarrar è stata a lungo nel mirino dell’occupazione israeliana a causa del suo carattere schietto e del suo attivismo politico.

Ha trascorso molta parte degli ultimi sei anni entrando ed uscendo dalle carceri israeliane, compresi i periodi tra luglio 2017 e febbraio 2019 in detenzione amministrativa, una politica israeliana che consente l’incarcerazione dei palestinesi a tempo indeterminato, sulla base di “informazioni segrete”, senza presentare accuse formali contro di loro o consentire che siano sottoposti ad un processo.

Nel 2015 è stata condannata a 15 mesi con la stessa accusa – “appartenenza ad un’organizzazione illegale”.

Le autorità israeliane le hanno vietato di viaggiare dal 1988, tranne per un viaggio di tre settimane ad Amman in Giordania, per cure mediche.

Jarrar è stata eletta membro del PLC nella lista del PFLP nel 2006. E’ anche stata nominata nella Commissione Nazionale Palestinese per il monitoraggio rispetto alla Corte Penale Internazionale.

Relazione supplementare di Mohammed Najib a Ramallah

Fonte: Al Jazeera

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)