L’aviatore USA che ha gridato “Palestina libera” prima di darsi fuoco

Redazione di MEE

26 febbraio 2024 – Middle East Eye

L’azione di protesta contro la guerra a Gaza ha portato a una valanga di critiche contro il modo in cui i principali mezzi di comunicazione hanno dato la notizia dell’incidente.

Aaron Bushnell, militare in servizio attivo dell’aviazione militare USA, è morto domenica dopo essersi dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington per protesta contro il genocidio a Gaza.

Le sue ultime parole sono state “Palestina libera”.

“Non voglio più essere complice del genocidio. Sto per compiere un atto estremo di protesta, ma rispetto a quello che sta provando la gente in Palestina per mano dei suoi colonizzatori non è affatto estremo. È ciò che la nostra classe dirigente ha deciso sia normale. Palestina libera,” ha detto in un video girato mentre camminava davanti all’ambasciata.

Lunedì il Pentagono ha affermato che la sua morte è stata un “evento tragico”.

Il portavoce del Pentagono generale Patrick Ryder ha detto che il segretario alla Difesa USA Lloyd Austin sta seguendo la situazione.

Bhusnell, 25 anni, era in divisa ed ha utilizzato un accendino per darsi fuoco dopo essersi cosparso di un liquido. Ha ripreso tutto l’avvenimento su Twitch, una piattaforma in streaming molto diffusa, che ha cancellato il video.

Nelle immagini due poliziotti gli si avvicinano mentre sta bruciando. Uno di loro gli punta contro un’arma. L’altro dice: “Non c’è bisogno di un’arma, ci vuole un estintore!” Pare che Bushnell sia rimasto avvolto dalle fiamme per circa un minuto prima che gli agenti spegnessero le fiamme.

Lunedì è stato ampiamente condiviso su Twitter un post su Facebook attribuito a Bushnell con il seguente contenuto: “Molti di noi amano chiedersi: ‘Cosa avrei fatto durante lo schiavismo? O nel Sud di Jim Crow [durante la segregazione razziale, ndt.]? O l’apartheid? Cosa avrei fatto se il mio Paese stesse commettendo un genocidio?’ La risposta è: quello che stai facendo, proprio ora.”

Bushnell viveva a San Antonio, Texas, e stava frequentando un corso di laurea di ingegneria informatica.

Nella sua pagina LinkedIn afferma: “Durante il periodo passato nell’esercito sia nei ruoli di comandante che di sottoposto, così come in una precedente esperienza di lavoro svolgendo una serie di ruoli civili mi sono arricchito in contesti di squadra ed ho sviluppato ottime capacità comunicative.”

Non è la prima volta che incidenti come questo avvengono nelle proteste USA contro le guerre ed è il secondo di questi atti di auto-immolazione dall’inizio della guerra a Gaza in ottobre.

A dicembre una contestatrice si è immolata fuori dall’edificio del consolato israeliano ad Atlanta, in quello che la polizia statunitense ha descritto come “un atto estremo di protesta politica.” Ha subito ustioni di terzo grado sul corpo. Sul posto è stata trovata una bandiera palestinese. Il suo nome o età non sono mai stati resi noti dalle autorità.

Il 2 novembre 1965 Norman Morrison, un attivista contro la guerra, si cosparse di cherosene e si diede fuoco davanti all’ufficio del segretario alla Difesa Robert McNamara al Pentagono per protestare contro la partecipazione degli Stati Uniti alla guerra del Vietnam.

Nel 1993 Graham Bamford si versò addosso benzina e si diede fuoco davanti alla Camera Bassa del parlamento britannico nelle ore centrali della giornata per evidenziare le sofferenze di quanti stavano morendo in Bosnia in seguito al genocidio.

Critiche ai mezzi di comunicazione 

Dopo l’evento i principali mezzi di comunicazione sono stati messi in discussione per la scelta dei loro titoli. Quello del New York Times dice “La polizia afferma che un uomo è morto dopo essersi dato fuoco fuori dall’ambasciata israeliana a Washington”.

La CNN: Aviatore USA muore dopo essersi dato fuoco fuori dall’ambasciata israeliana a Washignton.”

La BBC: “Aaron Bushnell: aviatore USA muore dopo essersi dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington.”

Il Washington Post: “Aviatore muore dopo essersi dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana nel Distretto Federale.

“Perché lo ha fatto?” ha scritto Assal Rad, utente di X. “Nessuno dei titoli cita le parole ‘Gaza’ o ‘genocidio’, la ragione della protesta di Aaron o la parola ‘Palestina’, l’ultima che ha detto.”

Reazioni

Membri dello staff di Ceasefire, un gruppo di collaboratori dell’amministrazione Biden che stanno facendo pressione sull’amministrazione per un cessate il fuoco, hanno pianto la perdita di Bushnell e chiesto un immediato e permanente cessate il fuoco a Gaza.

“Il Presidente Biden, nostro comandante in capo, continua a ignorare il dissenso dei collaboratori sulle sofferenze di massa provocate dalla complicità dei nostri dirigenti,” afferma il comunicato.

“Solo il presidente Biden, non attraverso inutili conversazioni dietro le quinte, ma attraverso processi definiti dalle leggi internazionali e una forte attività diplomatica, ha il potere di ridurre i danni che vengono fatti. Può scegliere di cambiare il nostro attuale percorso di distruzioni inutili.”

In un post su Instagram il Movimento Giovanile Palestinese ha affermato: “Mentre i media statunitensi stanno già spacciando la storia come se si trattasse di un malato di mente, un giovane disturbato, il messaggio stesso di Aaron nei secondi prima del suo atto dimostra la limpidezza e lungimiranza morale con cui ha meditato e alla fine deciso il suo atto.”

Aggiunge che la “parola per martire in arabo, ‘shaheed’, si traduce con ‘testimone’, o una persona i cui ultimi istanti di vita sono una testimonianza dell’ingiustizia.

Aaron Bushnell è un martire, il cui ultimo momento è stato speso nel fuoco di una nuda, incontrovertibile verità: la coscienza morale di ogni essere umano, dal ventre della bestia agli angoli più remoti del pianeta, chiede immediata attenzione e azione per porre fine agli orrori che abbiamo davanti a noi,” afferma il comunicato.

Il Forum del Popolo, un centro comunitario che opera per comunità di lavoratori e marginalizzate di New York, sta contribuendo a guidare una veglia per Bushnell il 27 febbraio insieme al Movimento della Gioventù Palestinese.

In un post su Instagram scrive che Bushnell “ha compiuto l’estremo sacrificio per porre fine a un genocidio perpetrato, appoggiato e finanziato dall’amministrazione Biden.

Il sistema è colpevole di crimini contro l’umanità a Gaza e Aaron Bushnell ha preso una posizione eroica. Onoriamo lui e il suo sacrificio.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Come la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia potrebbe alla fine rompere l’assedio di Gaza

David Hearst

26 gennaio 2024 – Middle East Eye

Se Israele continua a rinviare gli aiuti e a prendere di mira i civili palestinesi crescerà la pressione su Regno Unito e USA perché inizino a paracadutare cibo sul territorio.

La sentenza emessa venerdì dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) è più grande e più potente di un bulldozer D9 [bulldozer corrazzato usato dall’esercito israeliano per demolire le case, ndt] contro la posizione occidentale di sostegno all’invasione di Gaza che continua da quasi quattro mesi.

La sentenza stabilisce che ciò che sta avvenendo a Gaza non è una guerra con l’obbiettivo di smantellare un gruppo militante nemico, ma un’operazione che ha lo scopo di smantellare un popolo, e una nazione. Non ci può essere un giudizio legale più epocale nella storia del conflitto, certamente non in questo secolo.

Questa sentenza ristabilisce la moralità, l’imparzialità e il ruolo del diritto internazionale e mostrerà l’impunità di cui Israele ha goduto grazie ai suoi principali fornitori di armi e sostenitori per quello che è: una licenza di uccidere.

Non ci può essere colpo più grande inferto alla posizione di un’amministrazione USA che ha falsamente proclamato “la diplomazia è ritornata” e poi ha continuato a difendere e approvvigionare il più micidiale bombardamento nella storia recente di questo conflitto.

Israele è ora sul banco degli imputati con un’accusa di genocidio e sarà obbligato a riferire entro un mese alla Corte le misure intraprese per impedire l’incitamento al genocidio e il genocidio stesso, perché il suo accusatore, il Sudafrica, possa visionarle, e consentire l’ingresso di maggiori aiuti a Gaza.

Certo ci sarà delusione per il fatto che la CIG ha mancato di richiedere un immediato cessate il fuoco. La Corte lo ha fatto in base al presupposto legale che solo una delle parti in questa guerra è riconosciuta come Stato.

I palestinesi non hanno bisogno di una sentenza di tribunale che sancisca la loro sofferenza. Aspettavano una misura che mettesse fine a questo genocidio, invece di rimandare la palla nel campo di Israele perché agisca in un modo che chiunque sa che non farà. Ma Israele aveva già comunicato la sua intenzione di ignorare qualunque sentenza della CIG, perciò non è ad Israele che si dovrebbe guardare per cambiare questa situazione.

L’unico potere che ha la sentenza della CIG è modificare la politica occidentale che permette al Segretario di Stato USA Antony Blinken di torcersi le mani come se Washington fosse impotente a fermare il massacro quotidiano. Palesemente non lo è.

Urgenza manifesta

Una sentenza del genere inoltre fornisce la necessaria forza a diverse azioni giudiziarie in tutto il mondo che riguardano minori, ma altrettanto importanti, accuse di crimini di guerra. Se la definizione di apartheid è stata un gigantesco colpo ai tentativi di Israele di presentarsi come una normale democrazia occidentale, l’etichetta di genocidio sicuramente inchioda il coperchio della bara.

Chiaramente la Corte non ha creduto alla difesa di Israele e nell’emettere la sentenza la presidente della CIG Joan Donoghue ha fatto ampio uso delle prove fornite dal Sudafrica. Il team sudafricano ha ragione di cantare vittoria.

L’urgenza di questa sentenza è evidente a tutti. Secondo le Nazioni Unite più di 750.000 persone soffrono di una “fame catastrofica” a Gaza. La mancanza di acqua pulita sta portando ad un picco di malattie trasmesse con l’acqua, quali la diarrea che è un importante fattore di morte per i bambini.

Ci sono già quasi 158.000 casi e l’ONU ha avvertito che molte migliaia di bambini potrebbero morire di diarrea prima di morire di fame.

A Gaza funzionano solo 15 su 97 panetterie dopo tre mesi e mezzo di bombardamenti israeliani. Nel centro di Gaza la carenza di grano è così grave che la gente mescola nell’impasto cibo per gli uccelli e foraggio per animali.

Intanto i bulldozer dell’esercito lavorano assiduamente a maciullare i più fertili orti e campi di Gaza. Lo scopo immediato è creare una zona di sicurezza, ma l’obbiettivo strategico è assicurarsi che il territorio non sarà mai più in grado di sfamarsi.

Mentre David Cameron, il ministro degli esteri britannico, si filma mentre carica bancali di aiuti britannici su un aereo a Doha diretto in Egitto, gli israeliani all’altro capo della catena logistica fanno tutto ciò che possono per trasformare il flusso di aiuti in uno stillicidio.

Ci vogliono parecchie settimane di attesa perché i camion entrino a Gaza. Possono essere scaricati e caricati più volte. Se nel carico vengono trovate merci vietate il camion torna in fondo alla coda e l’intero processo ricomincia daccapo. Israele avrebbe respinto articoli come prodotti igienici femminili, kit per il test dell’acqua e disinfettanti per le mani.

Laddove gli aiuti umanitari riescono a passare, la gente affamata viene presa di mira da carrarmati e cecchini. Ci sono ad oggi così tanti casi registrati di ciò, che non si può più considerarlo accidentale.

Le persone fanno la fila nella zona per prendere i prodotti poiché non ci sono addetti che agevolino la distribuzione. Ci sono grandi quantità di persone là…quindi quando le forze israeliane attaccano l’area ci sono decine di morti”, dice un corrispondente a Gaza di Middle East Eye.

Le file di civili a Dawaar al-Kuwait vicino alla zona di Salah al-Din sono state recentemente attaccate dalle forze israeliane, che hanno ucciso 8 persone e ferite decine. Giovedì le forze israeliane hanno ucciso almeno 20 palestinesi e ferito altri 180 mentre aspettavano gli aiuti umanitari a Gaza City.

Ridere e sparare

Poco di tutto ciò è accidentale, o il risultato del caos della guerra. E’ stato calcolato e valutato a fondo. Succede di proposito.

Di fronte al rifiuto dell’Egitto di consentire un esodo di massa di palestinesi nel Sinai, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incaricato Ron Dermer, Ministro per gli Affari Strategici, di escogitare un piano per “sfoltire” la popolazione di Gaza provocando una “fuga di massa” di palestinesi in Europa e Africa via mare.

Il piano, rivelato per la prima volta da Israel Hayom (quotidiano gratuito israeliano, ndtr.), è stato fatto circolare tra pochissime persone a causa della sua “ovvia carica esplosiva”. Il piano sostiene che se milioni di siriani, libanesi e tunisini possono salire sulle barche per fuggire la guerra civile e la povertà, perché non potrebbe essere lo stesso per i palestinesi?

Nonostante mesi di forti pressioni dietro le quinte da parte del presidente USA Joe Biden, non vi è segnale che né Netanyahu né l’esercito stiano deviando dal piano di rendere Gaza invivibile in modo permanente.

I due hanno obbiettivi differenti. Netanyahu vuole una guerra permanente sapendo che appena essa si fermasse la sua coalizione di estrema destra si spezzerebbe e lui si troverebbe in grossi guai, dovendo rispondere della grave falla nella sicurezza che ha permesso a Hamas di scatenarsi nel sud di Israele in ottobre. Solo un sostanziale esodo di palestinesi da Gaza potrebbe soddisfare l’estrema destra.

All’alto comando dell’esercito poco importa una occupazione permanente di Gaza e sta resistendo agli ordini di rioccupare il Corridoio Filadelfia (zona cuscinetto al confine tra Israele e Egitto, ndtr.) intorno al valico di Rafah con l’Egitto. Vuole recuperare l’onore perduto e ristabilire la deterrenza con Hamas. 

Ma per il momento stanno lavorando insieme. Non ci sono indicazioni che Israele stia rinunciando al piano strategico di svuotare Gaza di una parte sostanziale della sua popolazione. I soldati si riprendono in video esultanti mentre spianano intere aree del territorio.

Questo è lo spirito in Israele. Da un pezzo i soldati hanno smesso di “piangere e sparare”; oggi ridono e sparano.

L’imminente prospettiva di decine di migliaia di altri morti a Gaza per fame e malattie getta una luce tragica sul rifiuto della comunità internazionale di fare qualcosa per alleviare questa sofferenza di massa causata dall’uomo, che disprezza apertamente le Convenzioni di Ginevra e tutte le leggi di guerra e si configura come genocidio – sia che la CIG alla fine lo giudichi tale o no.

Netanyahu ignora apertamente le richieste di USA, Regno Unito e UE che non vi siano una rioccupazione di Gaza, corridoi di sicurezza lungo l’attuale confine con Israele e punizioni collettive della popolazione civile e che possano entrare cibo e acqua. Israele continua a restare impunito per questo comportamento.

Politica di facciata

Quanto a Cameron, c’è un netto sapore di nostalgia [imperiale, ndt] nel suo tentativo di spacciare le granate USA e le bombe intelligenti fornite a Israele tramite la base della RAF a Akrotiri a Cipro come un’impresa zelante, condivisa, amorevole.

Nessuno dovrebbe dimenticare il suo personale contributo a quel disastro di intervento militare in Medio Oriente che fu il rovesciamento di Muhammar Gheddafi in Libia e la guerra civile che provocò. Ma anche se il suo pubblico avesse avuto un tale attacco di amnesia, la sua politica riguardo a Gaza è una finzione.

Parlando sullo sfondo del suono dei motori dei jet rombanti nella base aerea al-Udeid in Qatar, Cameron ha detto che nessuno degli aiuti destinati a Gaza sarebbe stato utile se non ci fosse stata “un’immediata tregua nei combattimenti.”

Ricordatemi, per quante settimane dopo il 7 ottobre la Gran Bretagna si è opposta alle richieste di un cessate il fuoco immediato, in base all’assunto che Israele aveva il diritto di difendersi?

Cameron ha poi detto che una tregua nei combattimenti avrebbe dovuto trasformarsi in un sostenibile cessate il fuoco permanente. Ha sentito che cosa ha detto Netanyahu? “Nessuno ci fermerà – né l’Aja, né l’asse del male (guidato dall’Iran), né alcun altro”, ha specificato all’inizio del mese l’ufficio del ministro su Twitter/X.

Cameron non capisce che nel momento in cui Netanyahu deviasse da quella linea perderebbe il governo e probabilmente anche la libertà per le cause per corruzione pendenti in tribunale?

Cameron prosegue prescrivendo ciò che Hamas, che nel Regno Unito è classificata come organizzazione terrorista, dovrebbe fare: “Dovremmo vedere la leadership di Hamas uscire da Gaza.” Non lo farà mai.

Dovremmo vedere smantellati i dispositivi di Hamas in grado di lanciare razzi e attacchi terroristici su Israele.” L’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) ha smantellato il suo arsenale prima o dopo che fu negoziato l’Accordo del Venerdì Santo (nel 1998, ndtr.)? Quando mai un’insurrezione ha deposto le armi prima che fosse siglato un accordo di pace?

Dovremmo vedere una nuova Autorità Palestinese in grado di gestire il governo e i servizi non solo in Cisgiordania, ma anche a Gaza.” L’ANP è attualmente incapace di governare Nablus e Jenin, figuriamoci Gaza.

E soprattutto dovremmo avere un orizzonte politico in modo che il popolo palestinese e gli Stati arabi in questa regione possano vedere che esiste un percorso dal punto in cui siamo ora verso uno Stato palestinese.” Netanyahu si vanta che la missione della sua vita intende impedire proprio questa eventualità.

Cameron avrebbe ben dovuto dire dalla pista affollata di al-Udeid che, perché un tale piano veda la luce, è necessario niente di meno che un cambio di regime a Tel Aviv. E uscirebbe pulito riguardo alla sua responsabilità per questo massacro.

E’ stata la costante inazione riguardo ad uno Stato palestinese da parte di Cameron e dei suoi predecessori e successori – e del governo di cui ora fa parte che ancora non riconosce la Palestina come Stato – che ha creato l’impasse politico che ha condotto alla rinnovata insurrezione che vediamo oggi, non solo a Gaza ma in tutta la Cisgiordania occupata.

Il caso dei lanci aerei

Se Israele non rispetta la sentenza della CIG e continua a bloccare gli aiuti al confine e a prendere di mira i civili in coda per il cibo, come mi aspetto sicuramente che faccia, crescerà la pressione sul Regno Unito e sugli USA per iniziare lanci aerei di cibo sulla stessa Gaza.

La guerra non costituisce un impedimento. E’ stato fatto in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e in Bosnia; perché non si potrebbe fare a Gaza? La Giordania e la Francia hanno dato l’esempio con limitati lanci aerei per sostenere un ospedale da campo giordano. Che cosa impedisce a Gran Bretagna e USA di fare lo stesso?

La risposta è ovvia: Israele. Facciamo chiarezza su che cosa è in gioco qui. Qualunque cosa accada, Israele non accetterà di perdere il suo monopolio sull’imposizione dell’assedio a Gaza che ha mantenuto per più di 16 anni.

L’assedio, che consente a Israele di regolare il grado di sofferenza che infligge ad ogni anima viva a Gaza, è l’arma più preziosa e diabolica nel suo arsenale. Se la perde, perde la guerra.

Ecco che cosa è in gioco nella sentenza della CIG – ed ecco perché questo è un punto di svolta.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

David Hearst è co-fondatore e caporedattore di Middle East Eye. E’ commentatore e relatore sulla regione e analista su Arabia Saudita. E’ stato l’editorialista per l’estero del Guardian e corrispondente in Russia, Europa e a Belfast. E’ arrivato al Guardian da The Scotsman (quotidiano britannico edito a Edimburgo, ndtr.), dove era corrispondente per l’istruzione.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Cosa implica per la guerra contro Gaza la sentenza provvisoria della CIG?

Justin Salhani

26 gennaio 2024 – Al Jazeera

Secondo alcuni esperti, se le misure provvisorie della CIG hanno evitato di chiedere un cessate il fuoco, potrebbero rendere più difficile per Israele continuare la guerra.

Venerdì la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso una serie di misure provvisorie che chiedono a Israele di rispettare la convenzione sul genocidio del 1948, consentire l’ingresso a Gaza di più aiuti umanitari e agire contro quanti esprimono affermazioni genocidarie.

La sentenza provvisoria della Corte Internazionale nella causa intentata dal Sudafrica, che accusa Israele di commettere un genocidio a Gaza, ha evitato di ordinare a Israele di sospendere o porre fine alla sua devastante guerra contro Gaza, che dal 7 ottobre ha ucciso più di 26.000 palestinesi nell’enclave.

Ma ha rigettato la tesi di Israele secondo cui la Corte non ha giurisdizione per imporre misure provvisorie e ha evidenziato che le sue conclusioni sono vincolanti.

L’Autorità Palestinese ha accolto positivamente la sentenza: “La decisione della CIG è un importante richiamo al fatto che nessuno Stato è al di sopra della legge e fuori dalla portata della giustizia,” ha affermato in un comunicato il ministro degli Esteri palestinese Riyadh Maliki. “Ciò infrange la radicata cultura israeliana di criminalità e impunità, che ha caratterizzato le sue pluridecennali occupazione, spoliazione, persecuzione e apartheid in Palestina.”

Mentre la Corte di per sé non ha il potere di imporre l’applicazione della sentenza provvisoria, e neppure il verdetto definitivo che emetterà sul caso, secondo alcuni analisti le sue decisioni di venerdì potrebbero influire sulla guerra a Gaza. Nelle scorse settimane sono aumentate le pressioni su Israele e sui suoi sostenitori americani, mentre continuano a guadagnare terreno gli appelli internazionali per un cessate il fuoco.

La sentenza di venerdì non stabilisce se Israele stia commettendo un genocidio, come ha sostenuto il Sudafrica. Ma la giudice Joan Donahue, attuale presidentessa della CIG, annunciando le misure provvisorie ha affermato che la Corte ha concluso che la “situazione catastrofica” a Gaza potrebbe peggiorare ulteriormente durante il periodo che passerà prima del verdetto finale, e ciò richiede misure transitorie.

“La sentenza invia il forte messaggio a Israele che la Corte vede la situazione come molto grave e che Israele dovrebbe fare quello che può per esercitare moderazione nel portare avanti la sua campagna militare,” afferma Michael Becker, docente di diritto internazionale umanitario al Trinity College di Dublino e che è stato anche un giurista associato presso la Corte Internazionale di Giustizia all’Aia dal 2010 al 2014.

La guerra può continuare?

Nei suoi provvedimenti provvisori la CIG non ordina a Israele di interrompere la campagna militare a Gaza. Nella sua richiesta di interventi temporanei il Sudafrica, citando la possibilità di un genocidio a Gaza, aveva sollecitato una decisione per la cessazione immediata.

Nel marzo 2022, un mese dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Corte aveva ordinato alla Russia di interrompere la sua guerra in Ucraina, ma Mosca ha ignorato quella sentenza.

Quindi Israele non violerebbe le indicazioni di venerdì della CIG continuando la guerra che, insiste ad affermare, proseguirà finché non avrà distrutto Hamas, il gruppo armato palestinese che il 7 ottobre ha attaccato Israele uccidendo circa 1.200 persone e rapito altre 240.

Tuttavia il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarà probabilmente più che mai sottoposto a controllo riguardo alle azioni dei suoi soldati a Gaza e alle affermazioni dei suoi leader e generali.

In base alla sentenza della CIG, a Israele viene chiesto di sottoporre un rapporto entro un mese per dimostrare che sta rispettando le misure provvisorie. Il Sudafrica avrà la possibilità di smentire le affermazioni di Israele.

Israele darà seguito alla sentenza della CIG?

Quando, alla fine di dicembre, il Sudafrica ha presentato la sua denuncia alla CIG, i politici israeliani l’hanno liquidata come una “menzogna” e accusato i sudafricani di “ipocrisia”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele non si sarebbe lasciato influenzare da alcuna sentenza.

“Ripristineremo la sicurezza sia a sud che a nord,” ha scritto Netanyahu sulla piattaforma X, ex Twitter, dall’account ufficiale della presidenza del consiglio israeliana. “Nessuno ci fermerà, né l’Aia, né l’asse del male, né altri.”

Ma, anche se Israele decidesse di non rispettare la sentenza della CIG, ci saranno pressioni sui suoi sostenitori internazionali.

“I politici israeliani hanno già detto che ignoreranno l’ordine della CIG,” dice ad Al Jazeera Mark Lattimer, direttore esecutivo del Ceasefire Centre for Civilian Rights [Centro del Cessate il Fuoco per i Diritti dei Civili, ong britannica, ndt.]. “È molto più difficile, soprattutto per gli USA e gli Stati europei, compresa la Gran Bretagna, ignorare l’ingiunzione, perché essi hanno una storia molto più solida di sostegno e supporto alla Corte Internazionale di Giustizia.”

Alcuni giuristi prevedono che gli alleati occidentali di Israele, tra cui gli USA, rispetteranno la sentenza della CIG. Non farlo avrebbe gravi ripercussioni.

Ciò minerebbe la “credibilità dell’ordine internazionale basato sulle regole che gli USA sostengono di difendere,” afferma Lattimer. Aggiunge che ciò “rafforzerà anche una crescente divisione” tra gli USA e i Paesi occidentali nei confronti del Sud globale, che vede con scetticismo questa asserita “difesa dell’ordine internazionale”.

La sentenza accrescerà le pressioni internazionali per un cessate il fuoco?

Mentre la sentenza di per sé non chiede il cessate il fuoco, essa potrebbe rendere più difficile per gli alleati di Israele continuare a ostacolare i tentativi internazionali di porre fine alla guerra.

“La sentenza della CIG accentua notevolmente la pressione sugli USA e gli altri alleati occidentali perché portino avanti una risoluzione per il cessate il fuoco,” dice ad Al Jazeera Zaha Hassan, avvocata per i diritti umani e ricercatrice presso il Carnegie Endowment for International Peace [gruppo di ricerca indipendente sulla pace con sede a Washington, ndt.]. “Ciò rende molto più difficile agli USA, insieme a Israele, far accettare ai governi occidentali, che si preoccupano ancora molto della legittimità internazionale, di continuare a sostenere che a Gaza Israele sta agendo all’interno dei limiti delle leggi internazionali e per autodifesa.”

Alcune prove suggeriscono che lo sa anche Israele. Secondo alcuni esperti, poco dopo che il Sudafrica ha annunciato che avrebbe portato il caso davanti alla CIG, la strategia di Israele sul terreno ha iniziato a cambiare.

C’è stata “una corsa per eliminare ogni possibilità di un ritorno dei palestinesi nel nord di Gaza,” sostiene Hassan, evidenziando i bombardamenti mirati contro università e ospedali. “Una volta che hai tolto di mezzo gli ospedali hai reso impossibile alle persone restare durante una guerra. È parte di una strategia per obbligare la popolazione palestinese a trasferirsi e per uno sfollamento permanente.”

Ma questo dovrebbe essere la consapevolezza del fatto che il tempo a disposizione di Israele per portare avanti la sua campagna militare sta per scadere.

“C’è bisogno di una pressione internazionale sufficiente a creare sostanzialmente più incentivi per negoziare un cessate il fuoco,” afferma Lattimer. “L’ordinanza della CIG è un importante contributo.”

Compagni d’armi

Soprattutto gli USA hanno fornito l’aiuto militare su cui si basa Israele per continuare a condurre la guerra. Il presidente Joe Biden ha eluso il Congresso USA due volte in un mese per dare l’approvazione alla vendita d’emergenza di armi a Israele.

L’amministrazione Biden sostiene di aver chiesto a Israele di proteggere la vita dei civili, ma ciò non gli ha evitato pesanti critiche, anche interne, per non aver convinto Israele a prestare maggiore attenzione alle vite innocenti a Gaza.

“Questa amministrazione è preoccupata del crescente numero di membri del Congresso, soprattutto senatori democratici moderati che stanno dando segnali d’allarme contro l’uso scorretto delle armi americane e la possibile complicità degli USA se continuano a inviare rifornimenti incondizionati a Israele,” dice Hassan.

La sentenza della CIG potrebbe dare maggiore impulso alla promozione di un cessate il fuoco a Gaza e affinchè gli USA insistano per un maggiore livello di controllo quando si tratta delle azioni dell’esercito israeliano.

“Nel momento stesso in cui gli USA diranno ‘Non continueremo più a rifornirvi’ questa guerra contro Gaza finirà,” sostiene Hassan.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Guerra contro Gaza: stime USA mostrano che il numero di vittime di Hamas è molto inferiore rispetto agli obbiettivi israeliani

MEE staff

21 gennaio 2024 – Middle East Eye

L’organizzazione palestinese ha perso solo il 20-30% dei suoi combattenti ed è ben lungi dall’essere sradicata, concludono le agenzie di intelligence USA

Le agenzie di intelligence USA stimano che Hamas abbia perso solo il 20-30% dei suoi combattenti dall’inizio della guerra israeliana contro Gaza il 7 ottobre.

Le stime, le prime dall’inizio della guerra, non rispecchiano l’obbiettivo dichiarato di Israele di “distruggere” l’organizzazione palestinese, che ha di fatto governato la Striscia di Gaza prima dell’ultima invasione israeliana.

Secondo il rapporto di intelligence citato dal Wall Street Journal di sabato, Hamas è tuttora in grado di combattere le truppe israeliane e di lanciare razzi in Israele “per mesi”.

Il rapporto riferisce che i dirigenti israeliani ritengono che siano stati feriti circa 16.000 combattenti di Hamas, circa la metà dei quali probabilmente non tornerà sul campo di battaglia. Tuttavia le stime USA indicano una cifra tra i 10.500 e 11.700 combattenti, con la possibilità che molti tornino in servizio attivo.

Il giornale USA segnala che l’amministrazione Biden ha ridotto per questo motivo le proprie aspettative relativamente alla guerra ed ha esortato Israele a cambiare le tattiche di guerra per condurre operazioni mirate contro i capi di Hamas.

Un alto ufficiale militare israeliano ha detto al giornale che lo scopo di Hamas è di “non perdere” e sopravvivere al conflitto, piuttosto che di vincere.

Secondo gli ultimi dati dell’agenzia di previdenza sociale israeliana, l’attacco di Hamas ad Israele del 7 ottobre ha provocato la morte di circa 1.200 persone, compresi 695 civili israeliani e 373 militari. Più di 200 persone, sia civili che militari, sono state portate a Gaza come ostaggi.

Secondo il Ministero della Sanità palestinese il conseguente attacco israeliano a Gaza ha finora ucciso più di 25.000 palestinesi, per la maggior parte donne e bambini.

L’offensiva ha comportato accuse di genocidio contro Israele ed una causa di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia intentata dal Sudafrica, che chiede misure provvisorie per fermare la guerra.

La maggior parte della popolazione di Gaza, di 2,3 milioni di persone, è stata sfollata dalla guerra e i rapporti dell’ONU indicano che l’assedio imposto da Israele ha spinto la popolazione sull’orlo della carestia.

L’ala armata di Hamas, le Brigate Qassam, non ha dichiarato il numero totale dei suoi combattenti o degli uccisi durante le ostilità.

Secondo il WSJ un rapporto riservato USA di gennaio stima che prima della guerra Hamas avesse tra i 25.000 e 30.000 combattenti che corrispondono alle stime israeliane di almeno 30.000.

Hamas continua a resistere nonostante le perdite

Il generale dell’esercito in pensione Joseph Votel, ex comandante delle operazioni militari USA in Medio Oriente, ha detto al Wall Street Journal che in base alla sua analisi Hamas è tuttora in grado di continuare la lotta nonostante le perdite subite.

Una persona adesso potrebbe dover svolgere due o tre compiti”, ha detto.

Secondo il WSJ persino al nord, dove gli attacchi israeliani hanno distrutto una vasta parte della città, l’organizzazione continua a resistere.

Hamas sta cercando di riaffermare la propria autorità destinando piccoli gruppi di poliziotti e servizi di emergenza a pattugliare le strade”, scrive il giornale citando ufficiali israeliani e abitanti palestinesi.

Il rapporto aggiunge che il lancio di razzi da parte di Hamas in Israele dal centro di Gaza è un altro segnale della resilienza dell’organizzazione.

Un ufficiale dell’esercito israeliano ha anche detto al WSJ che le autorità del Ministero dell’Interno palestinese guidato da Hamas sono persino tornate a Gaza City, anche in zone precedentemente conquistate dall’esercito israeliano durante i combattimenti.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Immagini e video satellitari rivelano che a Gaza almeno 16 cimiteri sono stati profanati dalle forze israeliane

Jeremy Diamond, Muhammad Darwish, Abeer Salman, Benjamin Brown e Gianluca Mezzofiore

20 gennaio 2024 – CNN

Un’indagine della CNN ha rivelato che nella sua offensiva di terra a Gaza lesercito israeliano ha profanato almeno 16 cimiteri distruggendo lapidi, devastando la terra e, in alcuni casi, abbandonando corpi dissotterrati.

A Khan Younis, nel sud di Gaza, dove allinizio di questa settimana i combattimenti si sono intensificati, le forze israeliane hanno distrutto un cimitero e riesumato i cadaveri nel corso di ciò che le forze di difesa israeliane (IDF) hanno definito in una dichiarazione alla CNN parte di una ricerca dei resti degli ostaggi sequestrati da Hamas durante gli attacchi terroristici del 7 ottobre.

La CNN ha esaminato le immagini satellitari e i filmati dei social media che mostrano la distruzione dei cimiteri che ha verificato direttamente nel corso di un viaggio in un convoglio delle IDF. Nel complesso le prove rivelano una pratica attuata sistematicamente dalle forze di terra israeliane nel corso della loro avanzata attraverso la Striscia.

La distruzione intenzionale di siti religiosi, come i cimiteri, viola il diritto internazionale, tranne in circostanze limitate relative al fatto che quel sito diventi un obiettivo militare, ed esperti di diritto hanno detto alla CNN che le azioni di Israele potrebbero costituire crimini di guerra.

Un portavoce delle IDF non è stato in grado di spiegare la distruzione dei 16 cimiteri dei quali la CNN ha fornito le coordinate, ma ha detto che lesercito a volte non ha altra scelta” se non quella di prendere di mira i cimiteri che, ha sostenuto, Hamas utilizzerebbe per scopi militari.

L’esercito ha affermato che il salvataggio degli ostaggi, il ritrovamento e la restituzione dei loro corpi è una delle sue missioni chiave a Gaza, motivo per cui dei corpi sarebbero stati rimossi da alcune tombe.

Il processo di identificazione degli ostaggi, condotto in un luogo diverso e sicuro, garantisce condizioni professionali ottimali e rispetto per il defunto”, ha detto un portavoce dellesercito alla CNN, aggiungendo che i corpi non ritenuti appartenere ad ostaggi sarebbero restituiti con dignità e rispetto”.

Ma in altri casi sembra che lesercito israeliano abbia utilizzato i cimiteri come avamposti militari. Lanalisi da parte della CNN delle immagini e dei video satellitari ha mostrato che i bulldozer israeliani hanno trasformato numerosi cimiteri in aree di sosta militari, livellando ampi spazi ed erigendo terrapieni per fortificare le posizioni.

Nel quartiere Shajaiya di Gaza City, dove un tempo sorgeva il cimitero, si potevano vedere veicoli militari israeliani circondati da terrapieni su tutti i lati. Secondo quanto riportato dai media locali la parte centrale del cimitero di Shajaiya è stata sgomberata prima della guerra. Ma le immagini satellitari hanno mostrato che altre parti sono state demolite più recentemente e che è visibile la presenza delle IDF dal 10 dicembre.

Il 18 dicembre l’esercito israeliano ha pubblicato una foto non datata di quello che ha affermato essere la conseguenza dell’impatto sul terreno del cimitero di Shajaiya di un razzo lanciato da Hamas. La CNN non ha potuto verificare in modo indipendente quando o dove sia stata scattata la foto.

È stato possibile vedere un’analoga scena di distruzione nel cimitero di Bani Suheila, a est di Khan Younis, dove le immagini satellitari hanno rivelato la deliberata e progressiva demolizione del cimitero e la creazione di fortificazioni difensive nel corso di almeno due settimane tra la fine di dicembre e linizio di gennaio.

Nel cimitero di Al Falouja nel quartiere di Jabalya, a nord di Gaza City, in quello di Al-Tuffah, a est di Gaza City, e in un cimitero nel quartiere di Sheikh Ijlin di Gaza City, lapidi distrutte e marcate impronte di pneumatici indicavano il passaggio sopra le tombe di veicoli pesantemente blindati o di carri armati.

La settimana scorsa il veicolo corazzato che trasportava una squadra della CNN ha attraversato direttamente il cimitero di New Bureij ad Al-Bureij, un campo profughi palestinese nel centro di Gaza, mentre usciva dalla Striscia. Su uno schermo all’interno del veicolo che mostrava delle riprese in tempo reale attraverso la sua telecamera anteriore erano visibili tombe su entrambi i lati della strada sterrata appena demolita. La CNN ha confermato l’ubicazione del cimitero geolocalizzando le riprese fatte quel giorno all’interno di Gaza e confrontandole con le immagini satellitari.

Altri cimiteri presi in esame dalla CNN nelle immagini satellitari hanno mostrato pochi o nessun segno di distruzione o di fortificazioni militari: tra questi due cimiteri dove sono sepolti i caduti della prima e della seconda guerra mondiale, tra cui cristiani e alcuni ebrei.

Il portavoce dellIDF non ha spiegato perché ampie aree di cimiteri siano state demolite con i bulldozer per convertirle in avamposti militari o perché dove un tempo c’erano le tombe si trovassero dei veicoli militari. Abbiamo un serio obbligo di rispettare i morti e non esiste alcuna prassi di convertire i cimiteri in postazioni militari”, ha detto il portavoce alla CNN.

Secondo le immagini satellitari, i video esaminati e le geolocalizzazioni della CNN, le forze israeliane hanno gravemente danneggiato il cimitero di Khan Younis tra lunedì notte e mercoledì mattina, mentre si muovevano nell’area circostante il complesso dell’ospedale Al Nasser e un ospedale da campo giordano.

Lesercito ha dichiarato alla CNN che quando vengono ricevute importanti informazioni d’intelligence o operative”, fanno seguitooperazioni precise di salvataggio di ostaggi nei luoghi specifici in cui sulla base delle informazioni potrebbero essere localizzati i loro corpi”.

Israele ha affermato che durante gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre sono state prese in ostaggio 253 persone e ritiene che 132 ostaggi, di cui 105 vivi e 27 morti, si trovino ancora a Gaza.

Non sono riuscito a trovare la sua tomba”

Dina, la figlia di Munther al Hayek, è stata uccisa nella guerra contro Gaza del 2014. Allinizio di gennaio Munther ha visitato la tomba di Dina nel cimitero di Sheikh Radwan a Gaza City ma lei non c’era. Ha cercato la tomba di sua nonna. Non c’era neanche quella.

Le forze di occupazione le hanno distrutte e demolite”, ha detto alla CNN Hayek, portavoce dell’organizzazione di opposizione palestinese Fatah a Gaza. Le scene sono orribili. Vogliamo che il mondo intervenga per proteggere i civili palestinesi”.

Anche Mosab Abu Toha, un poeta di Gaza le cui opere sono state pubblicate sul New York Times e sul New Yorker, ha appreso che il cimitero dove sono sepolti suo fratello minore e suo nonno è stato gravemente danneggiato dall’esercito israeliano.

Ora al sicuro al Cairo, Abu Toha ha raccontato alla CNN come il 26 dicembre suo fratello lo abbia chiamato dal cimitero di Beit Lahia, nel nord di Gaza, mentre cercava i suoi cari senza riuscire a trovarli.

In una registrazione della loro videochiamata, vista dalla CNN, le macerie ricoprono il terreno dove un tempo sorgeva il cimitero. Nelle immagini satellitari il cimitero è solcato in lungo e in largo da impronte di pneumatici di veicoli militari pesanti.

Il bilancio delle vittime a Gaza cresce di giorno in giorno. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas più di 24.000 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani. Le sepolture spesso avvengono rapidamente secondo la pratica islamica e, dall’inizio della guerra, i morti sono stati spesso sepolti in fosse comuni.

Alla fine di dicembre Israele ha restituito le salme di 80 palestinesi uccisi nel corso della guerra, affermando di aver verificato che non si trattava di ostaggi israeliani catturati da Hamas. I resoconti dei media palestinesi di quel periodo affermavano che i cadaveri restituiti non erano identificabili. La CNN non può verificare in modo indipendente tali affermazioni.

Rispettare i morti

Esperti di diritto internazionale affermano che la profanazione dei cimiteri viola lo Statuto di Roma, il trattato del 1998 che ha istituito e regola la Corte Penale Internazionale (CPI) per giudicare crimini di guerra, genocidi, crimini contro lumanità e crimini di aggressione. Israele, che originariamente aveva sostenuto la creazione della Corte, non ha ratificato lo Statuto di Roma.

I cimiteri sono tutelati in quantobeni civili” ai sensi del diritto internazionale e vengono loro concesse protezioni speciali, con limitate eccezioni.

I cimiteri possono essere attaccati o distrutti solo se laltra parte in guerra li utilizzi per scopi militari o se ciò sia ritenuto una necessità militare e il vantaggio militare ottenuto sovrasti il danno ai beni civili.

Janina Dill, co-direttrice presso lIstituto di Etica, Diritto e Conflitti Armati dellUniversità di Oxford, ha detto alla CNN: La natura civile del cimitero rimane in una certa misura intatta. Quindi chi vuole attaccare un cimitero deve comunque tenere conto della caratteristica di uso civile delle tombe e dellimportanza civile del cimitero, e deve ridurre al minimo i danni alla funzione civile del cimitero”.

Il Sudafrica ha sollevato la questione della distruzione dei cimiteri di Gaza da parte delle IDF come parte della sua denuncia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo che Israele sta commettendo un genocidio. Israele nega laccusa, ma Dill afferma che, sebbene la sola distruzione dei cimiteri non equivalga a un genocidio, può tuttavia contribuire a dimostrare le intenzioni di Israele.

C’è un profondo significato simbolico nellidea che nemmeno i morti siano lasciati in pace”, dice Dill. Il diritto internazionale umanitario protegge la dignità di chi è estraneo al combattimento come di chi combatte, e tale protezione non termina con la morte”.

Ma in almeno due casi è chiaro che si è fatto di tutto per rispettare i morti – nei cimiteri dove i palestinesi non sono sepolti.

A nemmeno un chilometro di distanza dal cimitero distrutto di Al-Tuffah, a est di Gaza City, si trova in gran parte intatto un cimitero che conserva i corpi di soldati, per lo più britannici e australiani, morti durante la prima e la seconda guerra mondiale. Un cratere sul luogo di sepoltura appare nelle immagini satellitari tra l’8 e il 15 ottobre, ma per il resto non è stato toccato dalla guerra.

Un secondo cimitero amministrato dalla Commissione delle Tombe di Guerra del Commonwealth nel centro di Gaza offre un esempio ancora più evidente. Relitti di veicoli dilaniati e strade distrutte circondano il cimitero. Ma il cimitero in sé, che contiene soprattutto tombe di cristiani e di alcuni soldati ebrei della prima guerra mondiale, è intatto.

Dei soldati israeliani hanno persino posato con una bandiera israeliana accanto alla tomba di un soldato ebreo sepolto lì e unaltra immagine pubblicata sui social media mostra un carro armato fermarsi al confine del cimitero – rispettando la sacralità di quel terreno consacrato.

Il rispetto di alcuni morti, ma non di altri, è in violazione del diritto internazionale, ha detto alla CNN Muna Haddad, avvocatessa per i diritti umani e studiosa del culto dei morti, aggiungendo: Ciò che sta accadendo è una chiara violazione di queste regole fondamentali e ‘commettere oltraggio alla dignità personale’ è considerato un crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




La denuncia contro Israele presentata alla CIG dal Sud Africa può fermare la guerra a Gaza?

Shola Lawal

3 gennaio 2024 – Aljazeera

Il procedimento giudiziario chiesto dal Sud Africa potrebbe richiedere anni, ma potrebbe dare peso alle crescenti richieste internazionali a Israele di fermare la guerra.

La settimana scorsa il Sudafrica è diventato il primo Paese a intentare una causa contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dellAia aumentando la pressione internazionale su Tel Aviv affinché cessi l’implacabile bombardamento mortale della Striscia di Gaza intrapreso il 7 ottobre 2023 e che ha ucciso più di 22.000 civili, di cui un numero notevole di minori.

Nella denuncia di 84 pagine che il Sudafrica ha presentato alla Corte il 29 dicembre sono riportate in modo dettagliato le prove della brutalità perpetrata a Gaza e viene chiesto alla Corte – lorganismo delle Nazioni Unite preposto alla risoluzione delle controversie tra Stati – di dichiarare urgentemente che Israele dal 7 ottobre ha violato i suoi obblighi ai sensi diritto internazionale.

Questa mossa è l’ultima di una lunga lista di azioni intraprese da Pretoria dall’inizio della guerra contro Gaza, tra cui la condanna forte e insistente degli attacchi israeliani a Gaza e in Cisgiordania, il richiamo dell’ambasciatore sudafricano da Israele, la denuncia delle sofferenze dei palestinesi alla Corte Penale Internazionale (CPI) e la richiesta di un incontro straordinario dei Paesi BRICS per deliberare sul conflitto. La CPI si occupa di casi di presunti crimini commessi da individui, non da Stati.

Ecco in breve i punti della denuncia alla CIG:

Quali sono le accuse del Sudafrica contro Israele?

Il Sudafrica accusa Israele di aver star commettendo un genocidio a Gaza, in violazione della Convenzione sul Genocidio del 1948 che definisce il genocidio come atti commessi con lintento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.

Le azioni genocide elencate nella denuncia includono l’uccisione di un gran numero di palestinesi a Gaza, soprattutto minori; la distruzione delle loro case; la loro espulsione e sfollamento; oltre all’imposizione nella Striscia di un blocco su cibo, acqua e assistenza.

Inoltre includono la messa in atto di misure che impediscono le nascite palestinesi attraverso la distruzione dei servizi sanitari essenziali necessari per la sopravvivenza delle donne incinte e dei bambini.

Tutte queste azioni, si legge nella denuncia, sono intese a provocare la loro distruzione [dei palestinesi] come gruppo”.

Pretoria accusa inoltre Israele di non essere riuscito a prevenire e reprimere listigazione al genocidio, con specifico riferimento alle dichiarazioni di politici israeliani nel corso della guerra nel tentativo di giustificare le uccisioni e la distruzione a Gaza.

Il Sudafrica ha inoltre richiesto espressamente che la CIG si muova urgentemente per impedire a Israele di commettere ulteriori crimini nella Striscia, verosimilmente attraverso un’ingiunzione a Tel Aviv perché interrompa l’invasione. Tale richiesta avrà la priorità, ha affermato la CIG in una nota, ma non ha specificato una tempistica.

La documentazione del Sudafrica è particolarmente necessaria nel contesto della crescente disinformazione sulla guerra e per altri scopi di ampia portata, ha affermato Mai El-Sadany, avvocata per i diritti umani e direttrice del Tahrir Institute for Middle East Policy.

I procedimenti giuridici sono importanti per rallentare la normalizzazione di qualsiasi atrocità di massa commessa da Israele; mandano il messaggio che se un Paese commette delle atrocità di massa, come sta facendo Israele, deve aspettarsi di essere portato davanti a un tribunale internazionale, che i suoi precedenti siano valutati sulla base delle norme internazionali e che la sua reputazione sulla scena internazionale subisca un duro colpo,” dice.

Quali prove ha citato il Sudafrica?

Il Sudafrica sostiene che le dichiarazioni rilasciate da politici israeliani, incluso il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno dimostrato un intento genocida”.

Ad esempio, la denuncia cita il paragone fatto da Netanyahu tra i palestinesi e Amalek, una nazione biblica della cui distruzione Dio avrebbe incaricato gli israeliti. Il versetto biblico afferma: Ora va’ e colpisci Amalek… uccidi uomini, donne e bambini”.

Inoltre, nella sua dichiarazione del 26 dicembre, Netanyahu ha affermato che, nonostante la vasta distruzione di Gaza e luccisione di migliaia di persone, nei prossimi giorni intensificheremo i combattimenti, e questa sarà una lunga battaglia”.

Nella denuncia sono citate anche diverse altre dichiarazioni, comprese quelle in cui i funzionari israeliani hanno descritto il popolo di Gaza come una forza delle tenebre” e Israele come una forza della luce”.

Il Sudafrica aggiunge che la portata delle operazioni dellesercito israeliano, i suoi bombardamenti indiscriminati e le esecuzioni di civili, così come il blocco da parte di Israele su cibo, acqua, medicine, carburante, ripari e altra assistenza umanitaria”, sono la prova delle sue affermazioni. La denuncia sostiene che tali azioni hanno spinto la Striscia sullorlo della carestia”.

Oltre al genocidio, il Sudafrica sostiene che Israele sta commettendo

nella Striscia di Gaza altre violazioni del diritto internazionale, tra cui l’aver lanciato un’aggressione contro la cultura palestinese attraverso l’assalto a luoghi di religione, istruzione, arte, scienza, a monumenti storici, ospedali e luoghi dove vengono accolti i malati e i feriti”.

Sono già state presentate denunce simili?

SÌ. Secondo la Convenzione sul genocidio, gli Stati-nazione possono sporgere denuncia di genocidio contro altri Paesi, indipendentemente dal fatto che siano direttamente coinvolti o meno nel conflitto. Nel 2019, il Gambia, a nome dellOrganizzazione per la Cooperazione Islamica, ha presentato una petizione alla Corte contro il Myanmar per le sue atrocità contro il popolo Rohingya.

Israele e Sud Africa hanno entrambi aderito alla CIG, il che significa che le sue sentenze sono vincolanti per entrambi. Ma mentre la CIG ha più peso del Consiglio di Sicurezza dellONU, dove Israele è strettamente protetto dagli Stati Uniti, la Corte non ha potere esecutivo. In effetti, in alcuni casi gli ordini della CIG sono stati ignorati senza pesanti conseguenze.

Nel marzo 2022, ad esempio, un mese dopo che la Russia aveva invaso lUcraina, Kiev ha intentato una causa contro la Russia presso la Corte. In quel caso lUcraina ha anche chiesto alla CIG di stabilire misure di emergenza per fermare laggressione della Russia.

Infatti poco dopo la Corte ha ordinato a Mosca di sospendere le operazioni militari, affermando di essere profondamente preoccupata” per laggressione allUcraina. Tuttavia, più di un anno dopo, la guerra in Europa continua.

Cosa succederà dopo?

Martedì le autorità sudafricane hanno confermato che la CIG ha fissato un’udienza per l’11 e il 12 gennaio. “I nostri avvocati si stanno attualmente preparando per questo”, ha scritto su X, ex Twitter, Clayson Monyela, portavoce del Dipartimento per le Relazioni Internazionali e la Cooperazione del Sudafrica.

Ma i procedimenti possono richiedere tempo, anche anni. La Corte, ad esempio, sta ancora deliberando sul caso del Gambia contro il Myanmar del 2019. Su quel caso ci sono state udienze probatorie, lultima nellottobre 2023, quando la Corte ha chiesto al Gambia di rispondere alle controargomentazioni del Myanmar.

Nella sua presentazione di dicembre il Sudafrica ha richiesto preventivamente una procedura accelerata. La sua richiesta di un ordine di emergenza da parte della CIG potrebbe produrre risultati abbastanza rapidi – nel giro di poche settimane – come è accaduto nel caso dellUcraina.

Rispondendo alla denuncia, il Ministero degli Affari Esteri israeliano ha negato con veemenza le accuse di genocidio e ha descritto le accuse di Pretoria come una diffamazione razziale” e una strumentalizzazione spregevole e arrogante” della Corte. Una dichiarazione del ministero ha inoltre accusato il Sudafrica di essere criminalmente complice” degli attacchi di Hamas.

Martedì il portavoce Eylon Levy ha confermato che Tel Aviv si difenderà all’udienza dell’Aia. Assicuriamo ai leader del Sud Africa che la storia li giudicherà e li giudicherà senza pietà”, ha detto Levy ai giornalisti.

Sarang Shidore, direttore del centro di ricerca Quincy Institute con sede a Washington, ha affermato che questa posizione potrebbe significare che Tel Aviv sta prendendo la denuncia come una seria sfida alle sue politiche a Gaza.

Mentre qualsiasi decisione della CIG potrebbe avere poca influenza sulla guerra in sé, una sentenza a favore del Sudafrica e dei palestinesi eserciterebbe una pressione significativa sul sostenitore numero uno e di fatto arsenale di Israele: il governo degli Stati Uniti.

Lamministrazione Biden è sempre più vulnerabile nei confronti degli oppositori interni della guerra e delle accuse internazionali di doppi standard”, ha detto Shidore, alludendo alla netta differenza tra la posizione degli Stati Uniti sulla guerra Russia-Ucraina e quella sulla guerra di Gaza. Tuttavia, una sentenza contro Israele potrebbe avere implicazioni sulla posizione degli Stati Uniti”, ha affermato, aggiungendo: La mia sensazione è che lamministrazione Biden e alcuni importanti alleati europei sosterranno fortemente Israele alla CIG”. Ma vedremo come sarà formulato nella pratica questo sostegno”.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Guerra contro Gaza: il Sudafrica avvia una denuncia alla Corte Internazionale di Giustizia accusando Israele di genocidio

Redazione di MEE

29 dicembre 2023 – Middle East Eye

Città del Capo chiede alla Corte di fermare la campagna militare di Israele a Gaza, definendola una misura necessaria per proteggere i diritti del popolo palestinese

Il Sudafrica ha avviato una procedura affinché La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dichiari che Israele, nella sua campagna militare a Gaza, sta commettendo un genocidio contro i palestinesi.

La richiesta avviata da Città del Capo, che afferma che Israele viola i suoi obblighi in base alla Convenzione sul Genocidio, invoca la fine delle operazioni militari di Israele nell’enclave assediata. Sostiene che tale ingiunzione è “necessaria in questo caso per proteggere contro ulteriori, gravi e irreparabili danni ai diritti del popolo palestinese.”

“Israele è impegnato, si sta impegnando e rischia di impegnarsi ulteriormente in azioni genocidarie contro il popolo palestinese a Gaza,” afferma la denuncia del Sudafrica.

Sostiene di aver chiesto che la CIG dichiari “urgentemente che Israele sta violando i suoi doveri in base alla Convenzione sul Genocidio e dovrebbe interrompere immediatamente ogni azione e misura che contravvenga a questi obblighi e prendere una serie di azioni correlate.”

La presentazione della richiesta è l’ultima iniziativa del Sudafrica per fare pressione affinché Israele ponga fine alla sua guerra contro Gaza. Lo scorso mese i parlamentari del Paese hanno approvato la chiusura dell’ambasciata israeliana a Pretoria e l’interruzione dei rapporti diplomatici con Israele finché non verrà concordato un cessate il fuoco.

Israele ha violentemente respinto l’annuncio di venerdì da parte del Sudafrica, definendo il procedimento “infondato”, per poi continuare ad accusare Hamas delle sofferenze e delle morti della popolazione palestinese a Gaza.

“Israele ha chiarito che gli abitanti della Striscia di Gaza non sono il nemico e sta facendo ogni sforzo per limitare i danni per chi non è coinvolto [negli scontri] e per consentire l’ingresso nella Striscia di Gaza di aiuti umanitari,” ha affermato in un comunicato il ministero degli Esteri israeliano.

La CIG è uno dei sei principali organismi delle Nazioni Unite ed non è legata alla Corte Penale Internazionale (CPI), che processa singoli individui per crimini di guerra e contro l’umanità. Mentre la Corte giudica conflitti tra Paesi, non ha il potere di far rispettare le sue decisioni, nonostante esse siano legalmente vincolanti.

Alcuni analisti avevano in precedenza detto a MEE che, mentre le decisioni della CIG sono difficili da applicare, esse possono contribuire a cambiare la narrazione nel resto del mondo. E la valutazione riguardo a se Israele sta commettendo un genocidio potrebbe provocare gravi danni alla reputazione internazionale di Israele.

La guerra è scoppiata in Israele e a Gaza il 7 ottobre, quando Hamas e gruppi armati palestinesi hanno lanciato un attacco contro Israele che, secondo il bilancio del governo [israeliano], ha ucciso 1.200 israeliani e cittadini di altri Paesi.

Nel contempo secondo il ministero della Sanità palestinese durante la sua campagna di bombardamenti aerei e l’attacco via terra Israele ha ucciso più di 21.000 palestinesi, la maggioranza dei quali donne e minorenni.

Le forze militari israeliane hanno preso di mira infrastrutture civili di vario genere, tra cui ospedali, quartieri residenziali, ambulanze e moschee. Interi quartieri dell’enclave assediata sono stati completamente distrutti.

La convenzione dell’ONU sul Genocidio e lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale definiscono come genocidio azioni “commesse con l’intenzione di distruggere, totalmente o parzialmente, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.”

Esperti di diritto, funzionari dell’ONU e più di 800 studiosi hanno già segnalato che Israele sta tendenzialmente commettendo un genocidio contro i palestinesi.

Da molto tempo il Sudafrica appoggia la costituzione di uno Stato palestinese ed ha anche equiparato la situazione critica dei palestinesi a quella della maggioranza nera nel suo stesso Paese durante il periodo dell’apartheid. Israele nega recisamente di praticare l’apartheid. Tuttavia parecchie importanti associazioni per i diritti umani hanno affermato che, per come tratta i palestinesi, Israele sta mettendo in atto pratiche di apartheid.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




‘Ottantunesimo giorno dell’operazione “Inondazione Al-Aqsa”: l’OMS afferma che il sistema sanitario di Gaza è stato “decimato” dai bombardamenti israeliani

Mustafa Abu Sneineh  

 26 dicembre 2023 – Mondoweiss

Vittime

  • Oltre 20.674 uccisi* e almeno 54.536 feriti nella Striscia di Gaza.

  • 305 palestinesi uccisi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est.

  • Israele ha rivisto al ribasso da 1.400 a 1.147 la stima del numero di morti del 7 ottobre.

  • 491 soldati israeliani uccisi e almeno 1.952 feriti dal 7 ottobre.

* Questo dato è stato confermato dal ministero della Sanità di Gaza il 25 dicembre. A causa delle interruzioni della rete di comunicazione all’interno della Striscia di Gaza da metà novembre il ministero della Sanità di Gaza non è in grado di aggiornare regolarmente e in modo accurato i propri dati. Tenendo conto dei dispersi, alcune associazioni per i diritti umani portano la stima del numero di morti a circa 28.000.

Avvenimenti principali

  • Il leader di Hamas Yahya Sinwar afferma che i combattenti hanno inflitto perdite e danni alle forze israeliane colpendo dal 7 ottobre non meno di 5.000 soldati e attaccando 750 veicoli militari.L’esercito israeliano sostiene che l’aviazione ha lanciato più di 100 attacchi in 24 ore contro Gaza.

  • La Mezzaluna Rossa palestinese afferma che i suoi uffici di Khan Younis sono stati bombardati dall’artiglieria israeliana, che ha distrutto il piano superiore e ha ferito parecchi palestinesi che vi si erano rifugiati.

  • Il personale dell’OMS ha sentito racconti strazianti di sopravvissuti palestinesi del bombardamento israeliano contro il campo profughi di Al-Maghazi, che ha ucciso 70 persone.

  • Le forze israeliane hanno pesantemente bombardato quartieri di Khan Younis e i dintorni dell’ospedale Nasser, cercando di conquistare un avamposto nel sud di Gaza.

  • Forze israeliane hanno ucciso due palestinesi nel campo profughi di Al-Fawwar a Hebron, nel sud della Cisgiordania.

  • Dopo aver fatto irruzione nella sua casa a Ramallah, le forze israeliane hanno arrestato la nota attivista politica Khalida Jarrar,.

  • Forze israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Nur Shams a Tulkarem per circa otto ore, hanno fatto saltare in aria tre proprietà e arrestato parecchi palestinesi.

Il leader di Hamas loda la tenacia dei palestinesi contro l’aggressione israeliana

In una lettera pubblicata dal sito in arabo di Al-Jazeera, nel suo primo messaggio pubblico dal 7 ottobre il leader di Hamas Yahya Sinwar ha affermato che le brigate Izz al-Din Al-Qassam stanno conducendo una feroce battaglia senza precedenti contro le forze dell’occupazione israeliana nella Striscia di Gaza.

La lettera di Sinwar era indirizzata ai membri dell’ufficio politico di Hamas durante il dialogo per i tentativi di mediazione egiziani e qatarini per raggiungere un accordo di cessate il fuoco e uno scambio di ostaggi con Israele. Tuttavia più tardi, lunedì, Al-Jazeera ha tolto dal sito la lettera.

Sinwar ha affermato che i combattenti della resistenza hanno inflitto perdite significative alle forze israeliane, colpendo almeno 5.000 soldati e uccidendone un terzo. Il leader di Hamas ha aggiunto che i combattenti della resistenza hanno attaccato un totale di 750 veicoli militari, determinandone a quanto ha affermato la distruzione totale o parziale.

Ha aggiunto che i palestinesi della Striscia di Gaza “hanno fornito un esempio di sacrificio, eroismo, lealtà, solidarietà e interdipendenza senza precedenti” durante la guerra, in cui le forze israeliane hanno ucciso più di 20.000 palestinesi e ne hanno feriti circa 55.000.

I dati ufficiali israeliani indicano che fino a lunedì nei combattimenti sono stati uccisi 156 soldati israeliani. Tuttavia questi numeri potrebbero essere più alti, in quanto in base a fonti indipendenti l’esercito israeliano avrebbe imposto un ordine di riservatezza che impedisce ai media israeliani di dare informazioni sulle vittime israeliane nella Striscia di Gaza.

Forze israeliane bombardano gli uffici della Mezzaluna Rossa palestinese a Gaza

Martedì mattina l’esercito israeliano ha affermato che nelle ultime 24 ore l’aviazione ha lanciato nella Striscia di Gaza più di 100 attacchi.

Martedì la Mezzaluna Rossa palestinese (PRCS) ha detto che i suoi uffici a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, sono stati attaccati da un bombardamento dell’artiglieria israeliana che ha distrutto il piano superiore. Vari sfollati palestinesi che vi si erano rifugiati sono rimasti feriti.

La PRCS ha affermato che l’equipaggio di un’ambulanza è sopravvissuto “miracolosamente” al bombardamento israeliano di lunedì mentre stava trasportando i corpi di palestinesi uccisi nel quartiere di Al-Katiba a Khan Younis. Forze israeliane la scorsa settimana hanno anche arrestato parecchi dipendenti della PRCS nel centro ambulanze di Jabalia, nel nord di Gaza, dopo avervi fatto irruzione.

Dal 7 ottobre la PRCS, che nella Striscia di Gaza gestisce vari ambulatori medici e ospedali convenzionati, opera in condizioni durissime e con carenza di rifornimenti sufficienti di medicine e carburante. Dal 7 ottobre sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani almeno 284 membri del personale, molti dei quali mentre stavano fornendo interventi di pronto soccorso e assistenza medica.

Lunedì pomeriggio il ministero della Sanità di Gaza ha detto che da ottobre 20.674 persone sono state uccise come martiri e 54.536 ferite nei bombardamenti israeliani.

Il personale dell’OMS ha sentito storie orribili dai sopravvissuti palestinesi del massacro di Al-Maghazi

Domenica notte almeno 70 palestinesi sono stati uccisi nel bombardamento israeliano di case nel campo profughi di Al-Maghazi, nella zona centrale di Gaza. Il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha scritto su X che nell’ospedale Al-Aqsa il personale dell’OMS ha sentito “storie terribili” da vittime del brutale bombardamento di Al-Maghazi.

“Il personale dell’OMS ha ascoltato resoconti strazianti, che sono condivisi sia da lavoratori sanitari che dalle vittime, delle sofferenze causate dalle esplosioni. Un bambino ha perso tutta la sua famiglia nell’attacco contro il campo. Un infermiere dell’ospedale ha sofferto la stessa perdita, in quanto tutta la sua famiglia è stata uccisa,” ha scritto Ghebreyesus.

Ha aggiunto che il personale sanitario dell’ospedale Al-Aqsa ha cercato di salvare la vita di Ahmad, un bambino di 9 anni, che aveva subito una ferita alla testa dovuta a schegge e detriti provocati da un’esplosione israeliana mentre stava attraversando una strada ad Al-Maghazi.

“I medici ci hanno detto che le sue ferite erano talmente serie che non sarebbe sopravvissuto,” ha scritto lunedì.

“L’ospedale (Al-Aqsa) sta assistendo molti più pazienti di quanti la sua capienza e il suo personale possano gestire. Molti non sopravviveranno all’attesa. Al momento l’ospedale ha in funzione cinque sale operatorie e altre due sono gestite da (Medici senza Frontiere), ma non è ancora sufficiente,” ha aggiunto.

Ghebreyesus ha chiesto un cessate il fuoco e ha affermato che il personale dell’OMS sta assistendo alla distruzione del sistema sanitario di Gaza, che è stato “messo in ginocchio” dalla prosecuzione dei bombardamenti israeliani.

Gemma Connell, dell’agenzia umanitaria dell’ONU (OCHA), martedì ha detto alla BBC che lunedì le condizioni dell’ospedale Al-Aqsa erano “una totale carneficina”.

Connell ha affermato che durante la sua visita all’ospedale “ci sono stati nuovi attacchi aerei che hanno colpito aree limitrofe all’ospedale nella zona centrale [della Striscia] e vi venivano portate nuove vittime.”

“Tragicamente ho visto spirare un bambino di nove anni con una terribile ferita alla testa,” ha aggiunto. “Quando dico che ci sono stati di nuovo attacchi oggi e che sono arrivate vittime, alcuni di questi attacchi sono avvenuti in zone in cui era stato detto alla gente di spostarsi, il che, penso, riprende ancora una volta il ritornello che sono così stanca di dire: a Gaza non ci sono posti sicuri.”

Le forze israeliane concentrano la potenza di fuoco contro Khan Younis, nel tentativo di conquistare un avamposto nel sud di Gaza

Nelle ultime 24 ore le forze israeliane hanno intensificato la campagna di bombardamenti nella Striscia di Gaza concentrando la loro potenza di fuoco contro Khan Younis e nelle zone meridionali [della Striscia di Gaza], mentre le forze di terra cercano di conquistare un avamposto nella seconda città più grande dell’enclave costiera.

Almeno dieci palestinesi sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano nella città di Khan Younis. L’agenzia di stampa Wafa informa che le forze israeliane hanno bombardato anche i dintorni dell’ospedale Nasser, le case della famiglia Al-Najjar a sud dell’area di Kaizan Al-Najjar a Khan Younis e della famiglia Abu Rizqa nel quartiere olandese della città.

Lunedì pomeriggio gli attacchi aerei israeliani hanno ucciso cinque palestinesi nel quartiere di Al-Amal di Khan Younis. Il ministero della Sanità di Gaza ha affermato che da domenica pomeriggio le forze israeliane hanno commesso 25 massacri, uccidendo almeno 250 palestinesi e ferendone altri 500.

Ad est e a nord di Khan Younis le forze israeliane hanno colpito con bombardamenti di artiglieria e attacchi aerei le cittadine di Bani Suheila, Al-Bureij e i campi profughi di Al-Maghazi.

Anche Juhr Al-Dik, una zona a sud-est di Gaza City, è stata bombardata. Juhr Al-Dik è diventata il luogo di molti attacchi dei combattenti palestinesi contro le forze israeliane schierate nella zona da fine ottobre.

Nella città meridionale di Rafah molti palestinesi feriti dagli attacchi israeliani sono stati ricoverati nell’ospedale Kuwaitiano. Forze israeliane hanno bombardato la casa della famiglia Al-Amsi in piazza Al-Najmeh a Rafah e un’altra casa nel campo profughi di Al-Shaboura. Lunedì pomeriggio forze israeliane hanno bombardato anche la città di Deir Al-Balah.

Forze israeliane hanno assaltato il campo profughi di Nour Shams, uccidendo due palestinesi a Hebron

Martedì mattina forze israeliane hanno ucciso due palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Il ministero della Sanità ha affermato che Ibrahim Majid Abdel Majeed al-Titi, 31 anni, e Ahmad Muhammad Yousef Yaghi, 17, sono stati uccisi da fuoco israeliano nel campo profughi di Al-Fawwar a Hebron, nel sud della Cisgiordania.

Martedì mattina forze israeliane hanno attaccato Al-Fawwar e hanno sparato proiettili veri contro palestinesi, uccidendo Yaghi e al-Titi. Il numero totale di palestinesi uccisi dalle forze israeliane e dai coloni nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme dal 7 ottobre è salito a 305.

La Wafa ha informato che durante la notte forze israeliane hanno arrestato 55 palestinesi. Gli arrestati più famosi sono l’attivista politica Khalida Jarrar, 60 anni, e Rashad Karaja, capo del consiglio comunale del villaggio di Safa, nei pressi di Ramallah. Sia Jarrar che Karaja sono importanti attivisti di sinistra.

Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella casa di Jarrar nella città di al-Bireh, nei pressi di Ramallah, ed hanno perquisito i suoi effetti personali. Jarrar è stata arrestata molte volte nel corso degli anni ed ha scontato varie sentenze consecutive di detenzione amministrativa, l’ultima nel 2021, dopo di che è stata rilasciata dalla prigione israeliana. La figlia minore di Jarrar, Suha, è morta durante l’ultimo periodo di detenzione di sua madre, e Jarrar, nonostante fosse in prigione senza accuse né processo, non ha potuto partecipare al funerale della figlia.

A Hebron forze israeliane hanno arrestato anche 17 palestinesi delle famiglie Abu Hadid e Al-Atrash, mentre al check point militare di Barta’a, a sud della città di Jenin, sono stati arrestati anche altri 17 operai e commercianti prima di essere trasferiti nei centri di detenzione di Salem e Huwwara.

La Wafa ha informato che durante la notte a Betlemme sono stati arrestati 15 palestinesi, tra cui due donne e un giornalista.

Secondo il Club dei Prigionieri Palestinesi da ottobre le forze israeliane hanno arrestato un totale di 4.785 palestinesi dalle loro case o ai posti di controllo militari. Dopo un’incursione di circa otto ore nel campo profughi di Nour Shams, a est della città di Tulkarem, martedì mattina le forze israeliane si sono ritirate dalla zona.

Forze israeliane hanno fatto saltare in aria tre case a Nour Shams, tra cui quella di Odeh Khalil Arif Hassan, 38 anni, nel quartiere di Al-Maslakh. Hassan era stato arrestato durante l’incursione.

La Wafa ha informato che l’esplosione ha provocato danni alle case vicine, tra cui quella di Abdul Hadi Arif e Muhammad Al-Azab.

La seconda casa che le forze israeliane hanno fatto saltare in aria è stata quella di Yousef al-Zindeeq, situata all’ingresso di Nour Shams. Il secondo piano della casa di Musa Al-Azb è stato in seguito fatto esplodere, provocando un incendio.

La Wafa ha riportato che durante il raid forze israeliane hanno vandalizzato case palestinesi e hanno requisito telefonini, arrestando Abdel Karim Omar Nasrallah, 27 anni, e Ahmad Muhammad Abu Zahra, 26.

Bulldozer israeliani hanno sfasciato vari veicoli palestinesi, distrutto muri e danneggiato strade a Nour Shams. Un edificio in costruzione nella zona di Aktaba è stato colpito con bombe anticarro Energa.

Secondo la Wafa forze israeliane hanno fatto irruzione anche nella città di Tulkarem, e Nour Shams è diventato una “zona militare” chiusa, il che impedisce l’ingresso e l’uscita di palestinesi del campo, mentre un aereo da ricognizione israeliano ha sorvolato a bassa quota la zona.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




I soccorritori di Gaza tormentati per coloro che non hanno potuto salvare

Ruwaida Kamal Amer

19 dicembre 2023 – +972 Magazine

Le squadre della protezione civile lavorano 24 ore su 24 con risorse ridottissime per aiutare i palestinesi intrappolati sotto le macerie. Troppo spesso è una battaglia persa.

Non riesco a dormire nemmeno per un minuto. Sono continuamente ossessionato dalle voci e dalle grida delle persone sotto le macerie che ci pregano di tirarle fuori.”

Ecco come Ibrahim Musa, un ventisettenne del campo profughi di Al-Bureij nel centro della Striscia di Gaza, descrive la sua vita dopo l’inizio del bombardamento di Israele. Non solo lotta per sopravvivere giorno dopo giorno come tutti nell’enclave assediata, ma Musa è anche uno degli oltre 14.000 addetti al soccorso inclusi nelle squadre di difesa civile di Gaza, che dopo ogni attacco aereo israeliano guidano i tentativi di salvare le vite di chi è rimasto intrappolato sotto le macerie.

Musa, pur avendo lavorato nella protezione civile di Gaza per cinque anni – anche durante le tante aggressioni israeliane alla Striscia, come in periodi di relativa “calma” in cui il lavoro consiste nel soccorrere le persone in casi di emergenza più comuni – non ha mai assistito a qualcosa di simile a ciò che sta accadendo adesso. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza dall’inizio della guerra si contano più di 8.000 persone disperse, di cui la gran maggioranza si pensa sia sepolta sotto le macerie. Molti di loro sono probabilmente morti nonostante tutti gli sforzi degli operatori della difesa civile come Musa, che non sono in grado di competere con il livello di distruzione che si è abbattuto su Gaza nelle ultime settimane.

Non abbiamo le attrezzature per rimuovere le macerie,” spiega Musa. “Se si tratta di un edificio di parecchi piani non c’è molto che possiamo fare. Ci vogliono molte ore e molti tentativi per ottenere qualche progresso.”

Arrivati sulla scena della distruzione dopo un attacco aereo israeliano, gli operatori della protezione civile devono cercare velocemente di capire con che cosa hanno a che fare. “Normalmente non sappiamo chi è intrappolato di sotto o quante persone stiamo cercando, perciò chiamiamo tra le macerie chiedendo se qualcuno è vivo e può dirci quante persone vivevano in questa casa.”, dice Musa. “Gridiamo finché qualcuno ci sente. A volte c’è una risposta immediata, ma spesso sentiamo solo dei gemiti che cerchiamo di seguire per salvare quelle persone.”

Una situazione che i soccorritori di Gaza affrontano regolarmente è dover cercare di calmare i bambini che sono intrappolati sotto le rovine della loro casa. “I bambini chiamano da sotto le macerie chiedendo dei membri della loro famiglia”, continua Musa. “A volte mentiamo e diciamo che stanno tutti bene in modo che non rimangano scioccati. Altre volte chiamano per dirci che un membro della famiglia che viveva vicino a loro è diventato un martire.”

Musa spesso ha l’impressione che lui e i suoi colleghi stiano combattendo una battaglia persa. “Non si tratta di una o due case bombardate, ma di interi complessi residenziali”, spiega. “L’intera area è completamente distrutta e diventa un unico cumulo di macerie. Dobbiamo scavare con le mani per tirar fuori le persone ferite ancora vive. Cerchiamo di stare attenti perché il peso delle macerie sui loro corpi potrebbe far sì che noi gli facciamo del male, persino fargli perdere degli arti nel tentativo di salvarli.”

La mia giornata è iniziata il 7 ottobre e non è ancora finita’

Ahmed Abu Khudair di Deir al-Balah, nel centro di Gaza, è un altro membro della protezione civile. Come Musa descrive questa guerra come “più aggressiva e violenta” di tutti i precedenti attacchi di Israele contro la Striscia; di fatto ritiene che l’esercito israeliano stia cercando attivamente di infliggere il maggior danno possibile alla popolazione civile di Gaza.

Gli stessi operatori della protezione civile non sono immuni dagli attacchi israeliani: almeno 32 di loro sono stati uccisi dall’inizio della guerra, compresi sette membri della squadra di Abu Khudair. Lui pensa che non sia stato per sbaglio.

Le forze di occupazione prendono di mira deliberatamente le squadre di difesa civile e delle ambulanze”, dice Abu Khudair. “Io sono stato ferito mentre lavoravo in una casa che era stata bombardata nel sud di Gaza. Abbiamo recuperato i corpi di tre martiri e salvato parecchi feriti, ma poi la casa è stata nuovamente bombardata. Quando sono salito sul tetto di una delle case vicine per cercare le persone siamo stati esposti ad altri due missili.”

Musa concorda con l’affermazione di Abu Khudair: “A Gaza chiunque è un bersaglio”.

Nonostante lavorino regolarmente 24 ore di seguito, gli operatori della protezione civile devono accettare il fatto che non sono in grado di salvare tutte le persone sepolte dalle macerie. “Non ci sono attrezzature”, dice Abu Khudair, spiegando che mancano i bulldozer per rimuovere grandi blocchi di cemento e anche dispositivi elettronici che possano individuare la posizione delle vittime. “Lavoriamo solo con la nostra forza fisica.”

Una situazione particolarmente devastante che è rimasta impressa nella memoria di Abu Khudair è stata in seguito ad un bombardamento notturno vicino ad un distributore di benzina nella cittadina di Al-Qarara, nel sud di Gaza. “Sono arrivato sul posto e in un primo momento non ho potuto trovare alcuna vittima”, ricorda. “Poi ho sentito dei lamenti e mi sono diretto verso quei suoni. Ho scavato tra le macerie e ho trovato due gambe incastrate, che ho liberato – appartenevano a una ragazza di 12 anni di nome Aisha.” La ragazzina gli ha detto che otto membri della sua famiglia erano intrappolati sotto le macerie, oltre ad altre famiglie, compresi 9 bambini molto piccoli.

Nonostante tutti i tentativi possibili di Abu Khudair e dei suoi colleghi, semplicemente non avevano i mezzi per salvarli. Descrive questo come “uno dei momenti più duri che ho vissuto – lasciare un luogo sapendo che ci sono persone vive sotto le macerie, ma non puoi fare niente per loro e alcuni moriranno di sicuro.

Oltre a cercare di salvare ogni giorno persone che non conoscono, i soccorritori hanno anche le proprie famiglie di cui preoccuparsi. Musa è stato lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia lavorando 24 ore su 24 fin dal primo giorno di guerra, vivendo insieme ai suoi colleghi nell’ospedale Martiri di Al-Aqsa.

Nei periodi di guerra chi di noi sta nelle squadre di soccorso non sa mai quando le nostre giornate inizieranno o finiranno”, spiega. “Quanto a me, la mia giornata è iniziata il 7 ottobre e non è ancora finita.”

Essere lontano dalla propria famiglia significa che Musa non sa come stanno i suoi famigliari e riceve solo degli aggiornamenti per telefono. “Alcuni giorni trovano rifugio in una delle scuole a causa del pesante bombardamento del nostro quartiere nel campo [profughi] di Al-Bureij, altri giorni ritornano a casa”, dice. “Manco ai miei figli quanto loro mancano a me.”

Musa ha incontrato sua moglie e i suoi due figli solo una volta in più di due mesi – in seguito ad un attacco aereo vicino alla loro casa. “Mi hanno detto che c’era stato un bombardamento di una casa nel campo”, ricorda Musa. “Ero molto preoccupato per la mia famiglia. Con il veicolo della difesa civile siamo arrivati sempre più vicino alla strada in cui si trova la nostra casa, finché mi sono trovato alla porta del nostro edificio.”

Il bombardamento, prosegue Musa, aveva preso di mira la casa di suo zio, che è nello stesso edificio della sua famiglia. “Ho sentito tutti gridare e piangere. Mi sono messo a cercare mio zio e i suoi figli e chiunque si trovasse nella casa. Ho saputo che mio fratello di 19 anni, Abdul Rahman, era da loro, ma non ne ho trovato traccia. Il suo corpo era stato fatto a pezzi e mia sorella lo ha riconosciuto solo dai pantaloni che indossava; glieli aveva portati in regalo dall’Egitto solo pochi giorni prima della guerra.”

Poi ho visto mia moglie e i miei bambini, per pochi minuti,” prosegue Musa. “Erano salvi, ma terrorizzati.”

Nonostante gli orrori che affrontano, Musa e Abu Khudair trovano un senso profondo nel loro lavoro. “Sentiamo che questi sono nostri figli, nostri fratelli, nostri familiari che stiamo salvando”, spiega Musa. “Proviamo un senso di vittoria quando riusciamo a tirar fuori dalle macerie qualcuno in sicurezza. Ma quando sentiamo le grida di aiuto dei bambini sotto le macerie, nessuno di noi può trattenere le lacrime.”

Ê il nostro lavoro”, dice Abu Khudair. “Anche se Israele non rispetta il diritto internazionale, la legge è dalla nostra parte e siamo protetti dalla volontà di Dio.”

Ruwaida Kamal Amer è una giornalista indipendente corrispondente da Khan Younis.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




“Allarmante”: i palestinesi accusano il procuratore generale della CPI di parzialità dopo la visita in Israele

Mat Nashed e Zena Al Tahhan

9 dicembre 2023 – Al Jazeera

Sebbene la CPI rappresenti un’alternativa ai tribunali israeliani, nessun mandato di arresto è stato emesso contro politici e comandanti militari israeliani

Cisgiordania occupata – Il 2 dicembre Eman Nafii è stata una delle decine di palestinesi invitati a un incontro con il procuratore generale della Corte Penale Internazionale nella Cisgiordania occupata Karim Khan. In quanto moglie del prigioniero palestinese detenuto da più anni in Israele, Nafii voleva parlare a Khan di suo marito e dell’occupazione israeliana.

Ma Khan ha passato la maggior parte dell’incontro a parlare prima che i suoi collaboratori dessero a Nafii e ad altre vittime palestinesi solo 10 minuti per condividere le loro storie.

Le persone erano arrabbiate. Gli hanno detto: ‘Sei venuto per ascoltarci 10 minuti? Come possiamo venire a parlarti delle nostre vicende in 10 minuti?” dice Nafii ad Al Jazeera.

Una delle donne (tra noi) era di Gaza. Ha perso 30 membri della sua famiglia nella (guerra in corso). Ha gridato: ‘Come possiamo spiegare questo in 10 minuti?’”

Benché alla fine Khan abbia ascoltato le vittime per circa un’ora, i palestinesi temono che egli applichi un doppio standard concentrando il suo impegno contro Hamas e ignorando i gravi crimini che Israele è accusato di aver perpetrato in oltre due mesi di una guerra letale.

Molti sono stati delusi del fatto che Khan abbia accettato un invito israeliano a visitare le comunità e le zone israeliane attaccate da Hamas il 7 ottobre rifiutando invece l’invito dei palestinesi a visitare centinaia di colonie illegali e posti di blocco israeliani e campi di rifugiati nella Cisgiordania occupata.

Durante la sua visita di 3 giorni Israele non ha consentito a Khan di entrare a Gaza, dove dal 7 ottobre Israele ha ucciso più di 17.000 persone ed espulso dalla propria casa la maggioranza dei 2.3 milioni di abitanti dell’enclave assediata.

La maggior parte delle persone uccise sono donne e minori, mentre migliaia di giovani ora sono stati rastrellati, molti denudati e portati in località sconosciute. Alcuni giuristi hanno segnalato che le atrocità di Israele a Gaza potrebbero presto configurare un genocidio.

Secondo politici, vittime e giuristi palestinesi, nonostante le crescenti prove e le continue atrocità, Khan ha evidenziato scarso interesse nel mettere seriamente sotto inchiesta Israele.

Khan si è dimostrato entusiasta di iniziare questa indagine (nei territori occupati) dopo il 7 ottobre. Ciò è allarmante,” afferma Omar Awadallah, che monitora le organizzazioni ONU per i diritti umani come membro dell’Autorità Palestinese, l’entità politica che governa la Cisgiordania.

(L’Autorità Palestinese) gli ha attribuito la competenza retroattivamente a partire dal 2014. (Khan) non può dire di non vedere i crimini commessi (nei territori occupati) dal 2014 fino al 7 ottobre,” ha detto Awadallah ad Al Jazeera.

Un’alternativa possibile?

Il 2 gennaio 2015 lo Stato di Palestina ha firmato lo Statuto di Roma, attribuendo alla CPI la competenza per indagare su atrocità come crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio nella Cisgiordania occupata e a Gaza.

L’iniziativa era stata accolta come una vittoria dalle associazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane, che ne avevano abbastanza del sistema giudiziario israeliano perché non puniva politici, militari e coloni israeliani responsabili di crimini come il furto di terre e uccisioni extragiudiziarie nei territori occupati.

Secondo Yesh Din, un’organizzazione israeliana per i diritti umani che si oppone alla colonizzazione illegale in Cisgiordania, i palestinesi vittime di soldati israeliani hanno meno dell’1% di probabilità di ottenere giustizia se presentano una denuncia in Israele.

Secondo un esperto giuridico di Al Mezan, un’organizzazione per i diritti umani che chiede giustizia per Gaza, benché la CPI rappresenti un’alternativa ai tribunali israeliani, nessun mandato di arresto è stato emesso contro politici o militari israeliani per aver commesso crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza e in Cisgiordania.

Abbiamo sottoposto parecchie analisi legali e prove all’ufficio del procuratore generale anche prima che Khan venisse eletto” dice ad Al Jazeera l’esperto, che chiede di rimanere anonimo per timore di rappresaglie da parte delle autorità israeliane. “Pensiamo che l’ufficio (di Khan) abbia già sufficienti prove per emettere mandati di arresto contro dirigenti politici e militari israeliani.”

Dopo essere tornato dalla sua visita di tre giorni in Israele e Cisgiordania, Khan ha rilasciato una dichiarazione in cui ha appena accennato alle crescenti prove che coinvolgono Israele nella commissione di crimini contro l’umanità, come quello di apartheid in Cisgiordania e crimini di guerra in Cisgiordania e Gaza.

Khan ha semplicemente affermato che la sua visita non era “di natura investigativa” e ha chiesto a Israele di rispettare i principi giuridici di “distinzione, precauzione e proporzionalità” nella sua campagna di bombardamenti e nell’offensiva di terra in corso a Gaza.

Khan ha utilizzato un tono diverso quando si è riferito agli attacchi di Hamas il 7 ottobre, definendoli “gravi crimini internazionali che sconvolgono le coscienze dell’umanità.”

Il comunicato di Khan ha indignato le vittime palestinesi che aveva incontrato brevemente a Ramallah.

Ciò che ci ha veramente contrariati è stato quello che ha scritto dopo la visita,” afferma Nafii. “Non avrebbe dovuto tracciare un’equivalenza tra la vittima e i suoi assassini. Volevamo che dicesse agli israeliani di smettere di fare quello che stanno facendo ai detenuti e di (fermare) quello che stanno facendo a Gaza.”

Al Jazeera ha inviato alcune domande scritte all’ufficio di Khan che accolgono le critiche palestinesi alla sua visita in Cisgiordania e al suo comunicato. L’ufficio ha risposto inviando ad Al Jazeera alcune precedenti dichiarazioni di Khan senza rispondere ad alcuna delle domande.

Politicamente compromesso?

Nel settembre 2021 Khan aveva affermato che avrebbe dato minore priorità ai crimini commessi dalle forze statunitensi in Afghanistan e concentrato la sua indagine sulle atrocità commesse dai talebani e dallo Stato Islamico ISKP (ISIS-K) nella provincia del Khorasan.

I critici pensano che Khan si sia inchinato alle pressioni politiche da parte degli Stati Uniti, uno Stato che non aderisce allo Statuto di Roma e che aveva sanzionato il predecessore di Khan per aver osato aprire un’indagine contro le truppe americane in Afghanistan.

Ma Khan ha giustificato la propria decisione sostenendo che la Corte ha risorse limitate e che i talebani e lo Stato Islamico hanno commesso crimini più gravi. Ora i palestinesi temono che Khan possa far ricorso a una giustificazione simile per indagare contro Hamas ma non contro Israele.

Non abbiamo ancora visto un procuratore generale che prenda seriamente in considerazione la questione della Palestina, il che dimostra che tutto il sistema delle leggi internazionali è stato fatto a pezzi,” afferma Diana Buttu, una giurista palestinese.

Butto aggiunge che la CPI è di fatto diventata un tribunale che agisce per gli interessi politici di potenti Stati occidentali invece che in base a principi strettamente giuridici.

Cita la decisione di Khan di incriminare il presidente russo Vladimir Putin per crimini di guerra commessi durante l’invasione russa dell’Ucraina.

La CPI è diventata un tribunale politico che è riuscito ad emettere un’incriminazione contro Putin. Ma, dopo otto settimane da quello che è presumibilmente il peggior disastro (a Gaza) per mano dell’uomo, il procuratore generale è rimasto in silenzio ed è venuto (in visita) su richiesta di Israele.”

Nafii è d’accordo e aggiunge che Khan non può sostenere di non sapere o di essere all’oscuro delle atrocità israeliane contro i palestinesi.

Quante persone vuole vedere morte prima di parlare?” dice ad Al Jazeera. “Vorrei che fosse abbastanza coraggioso da dire la verità e dirla pubblicamente.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)