Gli avvocati affermano che Israele ha prorogato la detenzione degli attivisti della Gaza Flotilla

Urooba Jamal

5 maggio 2026 – Al Jazeera

Le avvocate che rappresentano i due attivisti faranno ricorso contro la decisione di proroga, definendola “illecito di stato”.

Un tribunale israeliano ha prorogato la detenzione dei due attivisti della Flotilla di aiuti umanitari diretta a Gaza, che sono stati sequestrati dalle autorità israeliane la scorsa settimana, afferma un’organizzazione israeliana per i diritti che li rappresenta.

Miriam Azem, coordinatrice dell’ufficio legale internazionale di Adalah, ha confermato a Al Jazeera che martedì il tribunale di primo grado di Ashkelon ha ammesso la richiesta di proroga della detenzione dello spagnolo Saif Abu Keshek e del brasiliano Thiago Avila fino a domenica 10 maggio.

I due erano tra le decine di attivisti salpati per Gaza come parte della Global Sumud Flotilla, intercettata dalle forze israeliane in acque internazionali di fronte alla Grecia il 30 aprile. Gli organizzatori affermano che tra i 180 attivisti, la maggior parte dei quali è stata condotta a Creta, Abu Keshek e Avila sono stati portati in Israele per essere interrogati, e vi restano tuttora in detenzione.

La decisione del tribunale di prorogare la detenzione degli attivisti umanitari catturati in acque internazionali configura una convalida giudiziaria dell’illegalità dello Stato”, ha affermato martedì Adalah in una dichiarazione, aggiungendo che avrebbe fatto ricorso contro la decisione.

La proroga della detenzione degli attivisti si basa su “prove segrete” che non è stato permesso visionare a Abu Keshek, Avila e ai loro avvocati, ha detto Adalah.

Essenzialmente il tribunale ha ammesso l’intera proroga di sei giorni senza porre alcuna limitazione o vincolo giudiziario al periodo di interrogatorio”, afferma la dichiarazione dell’organizzazione.

Non è stato presentato nessun capo d’imputazione contro i due uomini, ma Abu Keshek e Avila affrontano diverse accuse, tra cui l’affiliazione ad una “organizzazione terroristica e contatti con agenti stranieri”, aveva precedentemente detto Adalah a Al Jazeera.

Le avvocate di Adalah Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, che rappresentano i due attivisti, hanno sostenuto che le accuse contro di loro sono “prive di alcun fondamento” e non hanno “basi giuridiche”.

Poiché gli attivisti sono stati catturati a più di 1.000 km di distanza da Gaza e non sono cittadini israeliani, il diritto interno israeliano non si applica a loro”, ha affermato l’organizzazione per i diritti.

Ha inoltre detto che entrambi gli attivisti sono tenuti in “totale isolamento, esposti a luce intensa per 24 ore nelle loro celle e bendati ogni volta che vengono spostati, anche durante le visite mediche.”

L’organizzazione ha dichiarato che gli attivisti continuano lo sciopero della fame, bevendo solo acqua, dal momento del loro sequestro il 30 aprile.

Anche gli organizzatori della Flotilla martedì hanno chiesto il rilascio di Abu Keshek e Avila, premendo sulla comunità internazionale perché si attivasse.

Ancora una volta il regime sionista ha esteso la detenzione illegale dei nostri amici Saif Abu Keshek e Thiago Avila”, ha scritto su X l’organizzazione.

I nostri organizzatori sono stati illegalmente rapiti in acque internazionali, sottoposti a pestaggi e torture in acque territoriali greche e condotti a forza contro la loro volontà nella Palestina occupata, dove sono stati sottoposti a interrogatori, minacce di morte, privazione del sonno e negligenza medica.”

Sabato le avvocate di Adalah avevano visitato gli attivisti nel carcere di Shikma a Ashkelon, dove hanno testimoniato riguardo a “grave violenza fisica configurante tortura.”

Il primo viaggio della Global Sumud Flotilla verso Gaza in agosto e settembre aveva attirato l’attenzione mondiale prima che le forze israeliane intercettassero le imbarcazioni di fronte alle coste di Egitto e Gaza all’inizio di ottobre.

Membri dell’equipaggio, compresa l’attivista svedese Greta Thunberg, sono stati arrestati ed espulsi dalle forze israeliane.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Gli italiani ci hanno regalato un sorriso a Gaza

Eman Abu Zayed

Scrittrice palestinese di Gaza

28 settembre 2025 – Al Jazeera

 

Lunedì scorso ero per strada a Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, cercando di prendere la linea internet, qualcosa che è diventato quasi impossibile a Gaza. La nostra casa era stata appena bombardata per la terza volta nel corso della guerra ed eravamo stati costretti a fuggire per la decima volta. Avevo di nuovo perso tutto.

Il mio cuore era pieno di angoscia e tutto intorno a me mi ricordava la perdita che ci aveva colpiti.

Quando finalmente sono riuscita a connettermi il mio telefono è stato inondato da video, foto e messaggi audio dall’Italia. Ho visto masse di gente in marcia nelle strade, sventolando bandiere palestinesi e inneggiando insieme per la nostra libertà. Ho visto piazze piene di striscioni con la scritta “Fermare la guerra” e “Palestina libera” e volti che mostravano un misto di rabbia e speranza. Cercavano di mandarci un messaggio: vi ascoltiamo, siamo con voi.

Ho provato un’immensa gioia.

Era la prima volta che vedevo manifestazioni pro Palestina di questa grandezza ed impatto. I sindacati di base italiani avevano convocato uno sciopero di 24 ore e gli italiani hanno risposto in massa. In più di 70 città italiane le persone sono scese in piazza per dimostrarci che si preoccupano per Gaza, che sostengono la nostra causa, che vogliono una fine immediata del genocidio.

Non si trattava di una nazione musulmana o a maggioranza araba: si trattava di un Paese occidentale, il cui governo rifiuta di riconoscere uno Stato palestinese e continua a sostenere Israele. Eppure il popolo italiano ha marciato per noi per esprimere la sua solidarietà.

Questa mobilitazione dimostra che la solidarietà per i palestinesi non si limita a chi ci è vicino per lo stesso retroterra culturale, ma si estende alle persone di tutto il mondo, anche in luoghi dove le elite politiche continuano a sostenere Israele.

A Gaza queste immagini della solidarietà italiana si diffondono di telefono in telefono, portando un raggio di speranza tra le macerie, la fame e le bombe. La gente ha trasmesso questi video sulle chat, guardando con stupore le masse italiane. Queste immagini e questi video hanno dipinto un raro sorriso su tanti volti palestinesi. Si è insinuata la sensazione che non siamo completamente abbandonati, che il mondo esterno si sta mobilitando per fermare la guerra.

Durante la scorsa settimana ho anche seguito da vicino la Sumud Flotilla che si stava dirigendo verso Gaza. Il governo italiano ha fatto enormi pressioni sulla delegazione di 50 cittadini italiani perché desistessero. La maggioranza di loro ha rifiutato e ora sono a bordo di diverse navi che si dirigono verso di noi.

Sono anche stata in grado di comunicare con alcuni giornalisti a bordo della nave, che mi hanno detto parole piene di incoraggiamento e speranza, assicurandoci che non siamo soli e che c’è chi continua a lottare per noi, nonostante le distanze e i rischi.

Le manifestazioni e la flotilla non sono state il solo raggio di speranza che mi ha raggiunta dall’Italia. A giugno, dopo aver letto alcuni miei articoli, due italiani, Pietro e Sara, e Fadi, un palestinese che vive in Italia, mi hanno aiutata.

Il loro sostegno non si è limitato alle parole, è stato tangibile. Mi hanno aiutata a diffondere i miei scritti in modo che raggiungessero più persone. Inoltre mi hanno costantemente seguita, chiedendomi di me e della mia famiglia e inviandomi messaggi di speranza e incoraggiamento.

Ad agosto con l’aiuto dei miei amici sono riuscita a pubblicare la mia storia personale sul quotidiano italiano Il Manifesto, condividendo la nostra sofferenza e resilienza con migliaia di lettori.

Prima della guerra non conoscevo molto dell’Italia. Sapevo che è un bel Paese con una storia interessante e una popolazione amichevole. Ma non mi sarei mai aspettata di vedere gli italiani mobilitarsi per la Palestina, scendendo in piazza in tantissimi per sostenerci.

Oggi provo ammirazione e stima per gli italiani. La loro partecipazione alle manifestazioni, il loro appoggio personale e il loro ruolo in iniziative come la Sumud Flotilla mi hanno davvero fatto sentire che la nostra causa non è lontana dal cuore delle persone di tutto il mondo, che la solidarietà internazionale non è fatta solo di parole, ma di azioni concrete.

Spero di vedere manifestazioni simili in altri paesi, per sentire che il resto del mondo vede davvero la nostra sofferenza e sostiene il nostro diritto alla vita, alla libertà e alla dignità.

Al popolo italiano e a tutti gli altri che si mobilitano per Gaza voglio dire: vi vediamo, vi sentiamo, voi riempite di gioia i nostri cuori.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Al Jazeera.

Eman Abu Zayed è una scrittrice palestinese di Gaza e una studentessa in traduzioni

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Una flottiglia di attivisti in missione verso Gaza ha affermato che è stata nuovamente attaccata in Tunisia

Renata Brito e Mehdi El Arem

10 settembre 2025 – Associated Press

TUNISI, Tunisia (AP) — Mercoledì una flottiglia di attivisti internazionali che ha l’obiettivo di rompere il blocco israeliano a Gaza ha affermato che è stata attaccata per la seconda notte di fila quando un drone ha colpito una delle sue navi che era attraccata in acque tunisine. Nessuno è stato ferito.

La Global Sumud Flotilla ha diffuso un video delle telecamere a circuito chiuso che mostra persone a bordo dell’imbarcazione con bandiera inglese “Alma” che urlano “Al fuoco!” indicando il cielo. Proiettili incendiari sono caduti sul ponte esplodendo e provocando un incendio.

Un drone è arrivato e ha sganciato un altro ordigno incendiario,” ha affermato Thiago Avila, un attivista brasiliano e portavoce della flottiglia.

Il gruppo ha anche pubblicato la foto di un oggetto bruciato coperto di plastica fusa, che afferma essere stato lanciato dal drone, provocando l’incendio. “Fortunatamente è stato controllato senza danni strutturali alla nostra barca, senza feriti nel nostro gruppo e noi continuiamo la nostra missione per rompere l’assedio di Gaza,” ha aggiunto Avila.

Il ministro dell’Interno tunisino lo ha descritto come un “atto premeditato” e in un comunicato ha affermato che è stata avviata un’inchiesta per capire chi sia stato il responsabile, ha poi spiegato.

L’attacco è sembrato simile a quello della notte precedente contro l’imbarcazione “Family” battente bandiera portoghese.

Sia l’Alma che la Family sono le navi appoggio della missione e forniscono supporto e provviste alle altre imbarcazioni più piccole e trasportano i membri di più alto profilo della flottiglia, incluse l’attivista svedese Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.

Questi attacchi ripetuti sono avvenuti durante l’intensificata aggressione ai palestinesi di Gaza e sono un tentativo orchestrato di sviare e far deragliare la nostra missione,” hanno affermato gli attivisti.

Mercoledì la guardia costiera tunisina è stata vista vicino alle barche della flottiglia fuori dal porto della città di Sidi Bou Said. Le autorità tunisine avevano precedentemente negato le affermazioni secondo cui il primo attacco era stato causato da droni, aggiungendo che stavano indagando.

Mercoledì al porto si è riunita una grande folla per dare sostegno alla flottiglia prima della sua partenza. Le autorità locali a Sidi Bou Said hanno detto che la partenza della flottiglia è stata ritardata a causa delle condizioni metereologiche.

Non è la prima volta che attivisti che cercano di rompere l’assedio israeliano a Gaza siano finiti sotto attacco.

Un’altra nave ha affermato di essere stata attaccata da droni a maggio in acque internazionali al largo di Malta. Anche un convoglio via terra che viaggiava attraverso il nord Africa aveva tentato di raggiungere il confine [di Gaza con l’Egitto, ndt.] ma è stata bloccata dalle forze di sicurezza lungo il confine della Libia orientale con l’Egitto.

Anche se nel video diffuso dalla flottiglia non si vedono droni, in alcuni dei filmati si possono sentire ronzii compatibili con i velivoli senza pilota.

I partecipanti alla flottiglia hanno anche riferito di aver visto droni in volo sopra di loro sin dalla partenza da Barcellona il primo settembre, anche nei momenti che hanno preceduto gli attacchi. Sebbene non siano stati in grado di fornire prove concrete, alcuni attivisti hanno accusato Israele, che in passato ha intercettato altre barche che cercavano di raggiungere Gaza via mare.

Israele ha fatto questo in altre occasioni, inviare un drone per sabotare alcune barche della flottiglia. Questo è già accaduto,” ha detto martedì Colau.

Israele non ha risposto alle accuse. In precedenza aveva liquidato le flottiglie come trovate pubblicitarie, affermato che il blocco è necessario per prevenire il contrabbando, in particolare di armi.

Il ministro israeliano della Sicurezza Pubblica Itamar Ben-Gvir, di estrema destra, ha sottoposto al governo la proposta di classificare i membri della flottiglia come prigionieri di massima sicurezza, decisione che potrebbe provocare una detenzione di settimane nelle carceri israeliane. Sta anche cercando di classificare allo stesso modo chi protesta in Israele facendo manifestazioni contro la guerra come “sostenitori del terrorismo”, sebbene sia difficile che entrambe le iniziative vengano approvate.

Se la flottiglia dovesse essere intercettata nuovamente da Israele, i suoi membri sarebbero probabilmente deportati nel giro di giorni, come è accaduto l’ultima volta.

Il Mediterraneo è uno degli specchi d’acqua più sorvegliati al mondo con velivoli militari con e senza pilota che volano sopra di esso ogni giorno. Esperti di droni e armi hanno evidenziato che comunque gli attacchi riferiti dalla flottiglia potrebbero essere stati lanciati da piccoli droni commerciali adattati per l’occasione.

La flottiglia di circa 20 barche sta trasportando una quantità simbolica di aiuti umanitari per i palestinesi a Gaza e aveva previsto di fermarsi a Tunisi per permettere ad altre barche di raggiungerla.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)