L’esercito israeliano e i coloni uniti nella punizione collettiva di Al-Mughayyir

Oren Ziv e Shatha Yaish 

27 agosto 2025 – +972 Magazine

L’assedio del villaggio della Cisgiordania e la distruzione dei suoi uliveti sono stati un esercizio congiunto di intimidazione e modificazione dello spazio palestinese

Venerdì 22 agosto una colonna di bulldozer è entrata negli uliveti di Al-Mughayyir, un villaggio a est di Ramallah nella Cisgiordania occupata. Molti erano macchinari civili guidati da coloni, supportati da vari bulldozer blindati dell’esercito. Domenica migliaia di ulivi, molti vecchi di decenni e di proprietà di famiglie locali, sono stati sradicati.

L’ordine è venuto dal generale Avi Bluth, capo del comando centrale dell’esercito israeliano. Ufficialmente la distruzione è parte di una caccia all’uomo per trovare un palestinese armato che avrebbe aperto il fuoco contro coloni israeliani che pascolavano le pecore sulla terra del villaggio, ferendone uno prima di scappare. L’esercito ha sostenuto che la distruzione degli alberi intendeva evitare che il ricercato vi si potesse nascondere. Eppure lo stesso Bluth ha subito rivelato che la vera intenzione era un’altra.

“Ogni villaggio e ogni nemico devono sapere che se attaccano gli abitanti (i coloni), pagheranno un prezzo pesante,” ha dichiarato Bluth durante una conferenza informativa sul posto. “Faranno l’esperienza del coprifuoco, di un assedio e di operazioni di modificazione del territorio.”

“Operazioni di modificazione del territorio” è un eufemismo dell’esercito per indicare una politica di riprogettazione fisica di aree in cui è presente la resistenza palestinese. All’inizio di quest’anno la tattica è stata applicata a campi profughi in tutto il nord della Cisgiordania, dove i soldati hanno demolito centinaia di case, espulso decine di migliaia di abitanti e raso al suolo edifici per agevolare l’accesso all’esercito, lasciando tre campi, uno a Jenin e due a Tulkarem, praticamente deserti.

Ad Al-Mughayyir le parole di Bluth sono state rapidamente messe in pratica. I bulldozer hanno raso al suolo gli uliveti mentre i soldati hanno imposto un assedio e fatto irruzione nelle case. “Ora abbiamo il controllo assoluto del villaggio,” ha detto Bluth. “La prima missione è dare la caccia (all’aggressore)… Il secondo è effettuare qui un’operazione preliminare e garantire che chiunque sia scoraggiato, non solo questo villaggio, ma ogni villaggio che cerchi di alzare una mano contro gli abitanti (i coloni).”

In seguito alle affermazioni di Bluth, due importanti associazioni israeliane per i diritti umani, Yesh Din e l’Association for Civil Rights in Israel [Associazione per i Diritti Civili in Israele, ACRI, ndt.], hanno chiesto che la procura generale militare apra un’indagine penale contro il generale per sospetti crimini di guerra. Nel suo ricorso al tribunale Yesh Din ha sostenuto che l’ordine di Bluth era palesemente illegale “perché contraddice direttamente le disposizioni delle leggi internazionali che proibiscono di danneggiare la proprietà privata e le punizioni collettive,” e perché agli abitanti “non è stata data l’opportunità di presentare appello (contro l’azione).”

Nel contempo ACRI ha affermato che “i crimini di guerra e contro l’umanità (sono diventati) un problema giornaliero in Cisgiordania,” ed ha avvertito che “la dottrina dell’esercito secondo cui ‘non ci sono (persone) non coinvolte’ messa in atto prima a Gaza è arrivata in Cisgiordania ed è stata denominata ‘operazioni di modificazione del territorio’”

Poiché le critiche si sono moltiplicate, il portavoce dell’esercito ha cercato di ridurre il danno. In una dichiarazione rilasciata domenica ha difeso Bluth, insistendo che “l’IDF [l’esercito israeliano, ndt.] condanna i commenti inappropriati contro il capo del comando centrale che sta agendo in base a considerazioni operative e in accordo con la legge.”

Eppure le parole dello stesso Bluth, insieme alla decisione dell’esercito di sradicare intere coltivazioni invece di limitarsi a potare gli alberi, hanno rafforzato la sensazione che ciò riguardi meno considerazioni immediate in merito alla sicurezza e più una punizione collettiva. Questa impressione si è ulteriormente rafforzata dopo che ha circolato sulle reti sociali un video che mostra l’autista di un bulldozer dell’esercito che ha preso parte all’operazione e che si vanta: “Voi figli di puttana, non scocciatemi. Nel prossimo attacco raderò al suolo una casa.”

Il loro obiettivo è espellerci”

Da giovedì a domenica mattina Al-Mughayyir è stato sottoposto a un blocco completo: agli abitanti è stato impedito di uscire dalle proprie case e i soldati hanno chiuso entrambi gli ingressi del villaggio. La porta orientale verso Alon Road [strada che attraversa la Cisgiordania da nord a sud, ndt.] è rimasta chiusa fin dall’inizio della guerra, e durante l’assedio anche quella orientale è stata chiusa, obbligando gli abitanti a cercare di rientrare a casa con deviazioni di molte ore [su strade] che erano anch’esse bloccate. Secondo i racconti di persone del posto giovedì numerosi lavoratori che cercavano di tornare attraverso le colline circostanti sono stati fermati e picchiati da coloni e soldati.

Nel corso dei tre giorni di assedio l’esercito ha arrestato dieci abitanti, tra cui cinque fratelli e il capo del consiglio di villaggio, Amin Abu Alia. L’esercito ha sostenuto che uno degli arrestati è l’uomo armato sospettato di aver sparato al colono. Nel contempo stelle di David e le iniziali “MTA” e “MH”, in riferimento alle squadre di calcio Maccabi Tel Aviv e Maccabi Haifa, sono state scritte con lo spray sui muri di parecchie case.

In un video postato nella pagina Facebook del consiglio Abu Alia ha spiegato perché ha deciso di consegnarsi. “Durante l’incursione in casa hanno arrestato mio figlio e mi hanno detto che dovevo costituirmi,” ha detto. “Hanno collegato l’assedio al villaggio al fatto che mi consegnassi.”

La mattina del 24 agosto finalmente le forze israeliane si sono ritirate, lasciando dietro di sé vaste distruzioni. Solo allora gli abitanti hanno potuto lasciare le loro case e verificare i danni. “Non è stato il primo attacco, ma il più violento,” ha affermato il membro del consiglio Marzouk Abu Naim. “La loro giustificazione è che è stato attaccato un colono. La gente ha perso i suoi alberi, alberi antichi, sradicati lontano da Alon Road (dove è avvenuta la sparatoria). Alcune case sono state invase e perquisite. Le persone sono rimaste scioccate dal numero di soldati e dal livello di odio. Hanno saccheggiato decine di case, lanciato granate stordenti. Lo hanno fatto a casa mia mentre mia moglie ed io eravamo dentro. (In altre case) hanno persino rubato denaro e oggetti in oro.”

In piedi sulla sua terra accanto a Alon Road il cinquantacinquenne Abd al-Latif Abu Alya guarda i resti di 350 ulivi abbattuti. “Il loro obiettivo è mandarci via, sradicarci dalla nostra terra e distruggerla,” dice a +972. “Ma noi siamo radicati qui, saldi sulla nostra terra e vi rimarremo per tutta la vita. Se Dio vuole ripianterò sulla mia terra con rinnovata determinazione. Nessuna distruzione mi spezzerà.”

L’attivista locale Rabeah Abu Naim ripete la stessa opinione, descrivendo come i soldati hanno fatto irruzione nelle case, distrutto beni e si sono impossessati di oggetti di valore: “Hanno assediato il villaggio perché è l’ultimo a est di Ramallah prima della Valle del Giordano. Controllano già la valle e le aree circostanti, ora è il turno dei villaggi più vicini.” Aggiunge che i soldati hanno picchiato il suo fratello minore perché ha filmato i bulldozer e poi hanno arrestato il capo del consiglio “su richiesta dei coloni, per placarli.”

Abd al-Latif Abu Alya, in piedi accanto a uno delle migliaia di ulivi sradicati dall’esercito israeliano a Al-Mughayyir, il 24 agosto 2025. Foto Oren Ziv

Alle domande di +972 su questi avvenimenti il portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che i militari hanno avviato “un’intensa attività operativa nella zona” in risposta a “un grave attacco armato nei pressi del villaggio di Al-Mughayyir e alla fuga del terrorista dal luogo del delitto nel villaggio,” così come “una serie di attacchi terroristici che hanno avuto origine nello stesso villaggio.”

Il portavoce ha aggiunto che le forze israeliane hanno posto in atto nei pressi di Alon Road “operazioni di pulizia del terreno”, che lo sparatore potrebbe aver usato per nascondersi, definendo l’intervento “immediatamente necessario per impedire una minaccia mortale.” Ha confermato che i soldati hanno condotto detenzioni e perquisizioni, durante le quali il sospetto aggressore è stato arrestato. Rispondendo alle denunce degli abitanti secondo cui i soldati hanno confiscato denaro, oro e un’auto, il portavoce ha detto che i militari hanno agito per sequestrare “macchine e armi rubate”.

Gli ulivi sradicati, continua la dichiarazione, “sono stati lasciati ai bordi della zona ripulita; non verranno venduti e l’IDF non intende usarli.” Accuse di furto, ha aggiunto, “sono state esaminate e non confermate.”

Finalmente l’IDF sta agendo a dovere”

Negli ultimi anni, e soprattutto dall’inizio della guerra a Gaza, alcuni coloni si sono impossessati di tutti i pascoli a est della Alon Road, molti dei quali di proprietà di abitanti di Al-Mughayyir. Ora sembrano intenzionati a occupare anche le radure a ovest della strada e a quanto pare l’esercito fa tutto quello che può per assecondarli.

Secondo Dror Atkes, dell’ong israeliana Kerem Navot, dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023 attorno ad Al-Mughayyir sono stati creati quattro nuovi avamposti dei coloni e uno è stato fondato in precedenza quello stesso anno. In totale ora accerchiano il villaggio otto avamposti, tra cui uno all’interno della zona B (territorio sottoposto [in base agli accordi di Oslo, ndt.] all’autorità civile palestinese ma sotto il controllo militare israeliano). Il più importante, Adei Ad, legalizzato nel 2022 e riconosciuto formalmente come colonia lo scorso maggio, funziona come centro per gli altri.

Venerdì Zvi Sukkot, presidente della sottocommissione della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] per gli Affari di Giudea e Samaria [la Cisgiordania, ndt.] ha visitato il luogo in cui sono stati sradicati gli alberi. “Finalmente l’IDF sta agendo a dovere,” ha dichiarato. “Ogni villaggio da cui è uscito un terrorista per colpire i nostri abitanti deve sapere che pagherà un prezzo salato.”

Elisha Yered, che si autodefinisce “giovane delle colline” [gruppo di coloni particolarmente violenti, ndt.] ed ex-portavoce del parlamentare di Sionismo Religioso [partito di estrema destra dei coloni, ndt.] Limor Son Har-Melech, ha descritto nel dettaglio le azioni dell’esercito e le loro motivazioni in un video filmato sul posto: “Per circa 24 ore i bulldozer hanno lavorato per spianare tutti gli alberi ai lati della strada. Al villaggio è stato imposto un blocco, i soldati stanno andando casa per casa e l’esercito ha promesso che è solo l’inizio. Il comandante Bluth parla pubblicamente per la prima volta di punizione collettiva, in modo che (questo villaggio) e i suoi amici capiscano che colpire gli ebrei non paga.”

Yered ha chiesto che la campagna non si fermi ad Al-Mughayyir: “Le case degli assassini nel villaggio devono continuare ad essere demolite, la casa del terrorista deve essere distrutta oggi (indipendentemente dalla posizione della) Corte Suprema e (dell’associazione per i diritti umani) B’Tselem, e il modello deve essere replicato in ogni villaggio che osi metterlo alla prova.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




ONU: da gennaio registrati oltre 1000 attacchi israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania

Amira Haas

28 agosto 2025 Haaretz

Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, che includono solo gli attacchi che hanno provocato morti, feriti o danni alle proprietà, nel 2025 sono stati finora uccisi 11 palestinesi e 696 sono rimasti feriti. I dati indicano una continua tendenza al rialzo nel numero di incidenti violenti da parte di israeliani in Cisgiordania

Nei primi otto mesi di quest’anno le Nazioni Unite hanno registrato oltre 1.000 aggressioni perpetrate da civili israeliani contro palestinesi e le loro proprietà in decine di località in Cisgiordania. Undici palestinesi sono stati uccisi durante questi attacchi mentre cercavano di proteggere le loro case, i greggi di pecore o campi e boschi contro gli aggressori militari e civili. Altri 696 sono rimasti feriti.

Queste cifre attestano la crescente tendenza alla violenza esercitata dai civili israeliani contro i palestinesi dal 2021, anno in cui sono stati documentati 532 casi di questo tipo. Nel 2024 si sono verificati 1.449 simili episodi di violenza, in cui soldati e civili israeliani hanno ucciso 11 palestinesi e ne hanno feriti altri 486.

Tutti questi attacchi sono stati e sono perpetrati in aree sotto la piena responsabilità delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), ovvero nelle aree B e C (una definizione che ha diviso arbitrariamente il controllo in Cisgiordania tra le Forze di Difesa Israeliane e l’Autorità Nazionale Palestinese, una divisione che avrebbe dovuto terminare nel 1999). Secondo il diritto internazionale questo significa che l’esercito deve proteggere le popolazioni locali, le loro vite, i loro mezzi di sussistenza e le proprietà.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UNHCR), che documenta questi attacchi, non include nei suoi rapporti bisettimanali gli attacchi che non si concludono con morti, feriti o danni alle proprietà.

Il dipartimento per gli affari negoziali dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che documenta tutti gli incidenti legati al controllo israeliano in Cisgiordania (da uccisioni e ferimenti a incursioni, detenzioni, espropriazioni di terreni ed erezione di posti di blocco permanenti o mobili), include nei suoi rapporti anche gli attacchi dei coloni che non si concludano con feriti, e tali attacchi si verificano quotidianamente.

Tra questi rientrano le incursioni [nelle proprietà palestinesi, n.d.t.], le minacce con armi e cani, il blocco delle strade, l’intimidazione dei pastori e il disturbo delle loro greggi, l’impedimento dell’accesso agli uliveti, il bagno – spesso con l’accompagnamento dell’esercito – nelle sorgenti dei villaggi e le molestie agli abitanti.

I dati pubblicati da questo dipartimento indicano anche un netto aumento: a luglio 2021 erano stati registrati 51 attacchi e episodi di molestie di varia intensità da parte di cittadini israeliani mentre a luglio di quest’anno ne sono stati registrati 369. A titolo di confronto, nel luglio di quest’anno l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha segnalato 163 attacchi.

Il più grave di questi ultimi attacchi si è concluso con l’uccisione di Awdah Hathaleen del villaggio di Umm al-Kheir. Il presunto assassino è Yinon Levi, un colono di uno degli avamposti della zona. Secondo quanto riportato da palestinesi e organizzazioni israeliane per i diritti umani due giorni fa i coloni hanno allestito roulotte proprio accanto alle case del villaggio, a pochi metri dal luogo in cui si trovava Levi quando ha iniziato a sparare con la sua pistola.

Anche ad agosto si sono verificati decine di attacchi. Solo tra il 12 e il 18 agosto le Nazioni Unite hanno documentato 29 attacchi in 23 comunità della Cisgiordania da parte di civili israeliani contro palestinesi conclusasi con lesioni personali o danni alle proprietà. Undici persone sono rimaste ferite in questi attacchi, nove delle quali da parte dei coloni e due da parte di soldati. Tra i feriti ci sono un uomo anziano, un bambino e tre donne. La documentazione mostra che sono stati danneggiati anche 700 alberi.

I danni agli ulivi e alle aree agricole sono uno degli aspetti più odiosi di tali attacchi. Secondo le prove accumulate nel corso degli anni e documentate da Haaretz in numerose occasioni, i metodi sono vari: includono incendi, tagli, sradicamenti, segatura di rami e, durante la stagione della raccolta delle olive, furto del raccolto. Il danno arrecato pregiudica i ricavi previsti da queste colture. Ogni albero abbattuto o sradicato vanifica anni di lavoro, insieme agli investimenti nelle risorse utilizzate per la loro cura, tra cui acqua e insetticidi.

Gli agricoltori palestinesi sentono una vicinanza emotiva e personale in particolare con i loro ulivi, poiché questi rappresentano la continuità delle generazioni e del loro modo di vivere. Gli alberi sono sia un bene familiare che si trasmette per eredità, sia un simbolo nazionale che attesta l’esistenza di un popolo e il suo legame con la terra. Danneggiare questi alberi non è percepito come vandalismo fine a se stesso, ma come un deliberato intento di cancellare i legami familiari e nazionali delle persone che li possiedono e li coltivano.

Così, quando la scorsa settimana, su ordine del comandante del Comando Centrale delle IDF maggior generale Avi Bluth l’esercito ha sradicato migliaia di ulivi con frutti quasi maturi nel villaggio di al-Mughayyir, lo shock e l’orrore sono stati immensi. Lo sradicamento di massa in pieno giorno è riuscito a fare in due o tre giorni ciò che i civili israeliani “riescono” a fare di nascosto in molti attacchi. Bluth ha presentato questo massiccio sradicamento come la risposta a una sparatoria in cui era rimasto ferito un civile israeliano nei pressi dell’avamposto di Adei Ad; il presunto attentatore proveniva da quel villaggio.

Solo ad al-Mughayyir ci sono stati da gennaio 2023 83 attacchi da parte di civili israeliani. Tra questi l’incendio di auto e case e danni agli alberi. Due abitanti del villaggio che stavano proteggendo le loro case e i loro alberi sono stati uccisi dai soldati nell’aprile 2024 e a metà agosto di quest’anno. Quasi la metà degli attacchi, 39, è stata perpetrata da gennaio di quest’anno. Il numero più alto, 11, si è registrato a maggio.

Secondo B’Tselem almeno 40 comunità di pastori palestinesi hanno dovuto abbandonare le loro residenze negli ultimi tre anni a causa dell’aumento degli attacchi. In molti villaggi si segnala la presenza di israeliani armati che impediscono agli abitanti di raggiungere i loro appezzamenti di terra. I palestinesi affermano che gli aggressori provengono solitamente da avamposti di pastori, che si sono moltiplicati notevolmente negli ultimi anni sia che vi risiedano, che siano in visita o vi lavorino per curare le greggi.

Gli abitanti di questi avamposti si vantano di controllare vaste aree di terreni agricoli e pascoli. Così, ad esempio, in un video pubblicato sui social media questa settimana allo scopo di raccogliere donazioni per questi avamposti, la persona che ha fondato un avamposto a est di al-Mughayyir, Eliav Libi, racconta al rabbino Shmuel Eliyahu che 12 avamposti agricoli ora controllano 90.000 dunam (22.240 acri) tra la catena montuosa centrale e la valle del Giordano.

In un gruppo WhatsApp di sostenitori degli avamposti si possono trovare messaggi come: “Gli arabi riferiscono che degli ebrei festanti hanno incendiato due veicoli nel villaggio di Abu Falah, vicino all’insediamento di Shilo”, oppure “Arabi piagnoni riferiscono che ebrei felici hanno incendiato diversi veicoli nel villaggio di Silwad, vicino all’insediamento di Ofra”. Entrambi sono apparsi il 31 luglio.

Anche i palestinesi hanno gruppi WhatsApp pensati per segnalare in tempo reale attacchi e molestie da parte dei coloni. Lo scorso lunedì mattina uno di questi gruppi ha riferito che un anziano contadino di Halhul è stato picchiato duramente dagli israeliani, che da un mese impediscono alle famiglie di accedere ai loro vigneti. Più tardi nello stesso giorno è stata segnalata la presenza di pastori israeliani con le loro pecore nei vigneti e negli uliveti nei villaggi di Asira al-Qibliya (a sud-ovest di Nablus) e di Atara, a nord di Ramallah.

Quella sera sono stati pubblicati video di due fuoristrada e di un gregge di pecore che invadevano il territorio della comunità di pastori palestinesi di al-Tiran, a sud di Dahariya. Nel 2024 i residenti della vicina Khirbet Zanuta sono stati costretti ad abbandonare le loro case con i loro greggi a causa di molestie simili, sempre più frequenti.

Al portavoce delle IDF è stato chiesto se queste statistiche indichino il fallimento dell’esercito e di commentare la conclusione che gli attacchi sono coerenti con la politica israeliana di accaparrarsi quanta più terra palestinese possibile.

In risposta, il portavoce ha dichiarato: “Le forze delle IDF, l’Amministrazione Civile e la Polizia Israeliana stanno lavorando per prevenire la violenza e mantenere l’ordine pubblico nel settore di Giudea e Samaria. Le IDF prendono molto seriamente, rifiutano e condannano qualsiasi comportamento illegale e agiscono con risolutezza in conformità con gli ordini e i valori delle IDF.

“Le IDF stanno adottando le misure a loro disposizione, inclusi arresti e ordini di espulsione. La missione delle IDF è quella di mantenere la sicurezza di tutti i residenti della regione e di lavorare per prevenire il terrorismo e le attività che mettono in pericolo i cittadini dello Stato di Israele, e questa violenza distoglie l’attenzione delle forze di sicurezza dalla loro missione.”

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)