Distruggere Gaza “con amore”: i nuovi yogi-nazisti israeliani
Alon Ida
18 maggio 2025 – Haaretz
Chi ha detto che spiritualità e pulizia etnica non possano andare a braccetto? Israele è pieno di persone spirituali che vedono l’annientamento dell’altro come una forma di crescita personale.
Rivka Lafair è una “conduttrice di workshop, incontri e sessioni di gruppo su tematiche yoga, insegnante di yoga femminile e sviluppo personale”. Vive nell’insediamento di Shiloh, nella Cisgiordania meridionale, e si definisce un'”ebrea orgogliosa” che “pensa fuori dagli schemi”. Adorabile. Inoltre, vuole annientare ed espellere due milioni di esseri umani dalla Striscia di Gaza.
Lafair appartiene a una corrente all’interno dell’ebraismo israeliano che può essere descritta come “Yogi-Nazi”: persone la cui spiritualità è alla base del loro nazismo. Si tratta di un substrato relativamente nuovo, sebbene con profonde radici nella cultura locale, che ha guadagnato popolarità dal 7 ottobre, soprattutto grazie alla sua capacità di unire concetti che, in superficie, sembrano agli antipodi: spiritualità e annientamento, emancipazione ed espulsione, yoga e fame, ritiri spirituali e bombardamenti a tappeto.
Lafair è convinta che “la musica ha il potere di alterare la nostra coscienza”, ma anche che espellere e annientare due milioni di abitanti di Gaza inizi con “una modifica della propria coscienza”. Per riuscire in questo importante cambiamento cognitivo dobbiamo capire che “qui abbiamo un nemico che guardiamo negli occhi prima di eliminare“. Sì, guardateli negli occhi, non fatelo alle loro spalle, perché dobbiamo essere in contatto diretto, senza intermediari, con coloro che stiamo annientando.
E per chiarire che per “nemico” non intende solo i terroristi di Hamas, precisa: “Siamo determinati a vendicarci e a distruggere Gaza. Dal neonato all’anziana”. Conclude con un versetto biblico appropriato: “Cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo; non dimenticare”.
Lafair capisce che le persone tendono a rimanere perplesse di fronte a questa dissonanza tra spiritualità e annientamento. Così in uno dei suoi video lancia “un messaggio a tutti coloro che non capiscono come sia possibile essere spirituali, insegnare yoga e tenere ritiri mentre si invoca l’espulsione e l’annientamento del proprio nemico”.
In effetti la sua risposta è semplice: “Amo il mio popolo con un amore eterno e odio il mio nemico con un odio eterno… L’uno non contraddice l’altro. Si può essere una persona piena di valori e amore, e allo stesso tempo… sapere anche cosa è giusto e cosa è sbagliato, resistere al nemico e sapere cosa bisogna farne.”
Quindi, cosa bisogna farne? (SHSHSH… non ditelo a nessuno.)
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E se lo spiritualismo nazista di Lafair può essere liquidato perché è una colona che ha trovato una soluzione efficace per realizzare l’idea del Grande Israele, vale la pena notare che questo è un fenomeno molto più ampio che non si limita ai territori occupati.
Alla vigilia del Giorno della Memoria dell’Olocausto, ad esempio, il comico e autore satirico Gil Kopatz, che da anni flirta con la spiritualità e la religione, ha pubblicato quanto segue: “Se dai da mangiare agli squali alla fine ti mangiano. Se dai da mangiare ai Gazawi alla fine ti mangiano. Sono favorevole all’estinzione degli squali e allo sterminio dei Gazawi. Riflessioni per il Giorno della Memoria dell’Olocausto 2025”.
In seguito alla “tempesta” generata dal post Kopatz ha pubblicato una precisazione: “Non provo un briciolo di compassione per i Gazawi. Per gli arabi in generale sì, per gli esseri umani in generale sì, per gli squali no, e nemmeno per le bestie umane”. Naturalmente, il suo desiderio di sterminare milioni di persone non implica che sia una cattiva persona. Anzi, scrive: “Mi considero una persona umana, liberale e morale”. Per chiudere in bellezza termina il post con un pizzico di umorismo nero: “Non è un genocidio, è un pesticidio, ed è necessario”. Un vero spasso, eh?

Gil Kopatz, “Non è genocidio, è pesticidio”. Foto Davina Zagury
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In effetti in Israele è stata mobilitata al servizio dello Yogi-Nazismo gran parte della terminologia spirituale. Prendiamo ad esempio M., una donna di una grande città abbiente a pochi chilometri a nord di Tel Aviv. Gestisce uno studio descritto come “uno spazio piacevole, pieno di ispirazione”, che sposa tre valori: “Creatività. Emozione. Esperienza”.
In questo piacevole spazio promuove “gruppi di creatività per bambini dai quattro anni in su; guida emozionale personale per bambini e ragazzi – con un approccio gentile, relazionale e formativo”. Tutto questo avviene, ovviamente, in “un’atmosfera familiare, calorosa e professionale” (gli interessati sono “invitati con affetto”).
Eppure, quando a questa stessa M. viene mostrato un video che mostra un bambino affamato nella Striscia di Gaza, afferma immediatamente: “È poco credibile. Mi dispiace. Ho visto come vengono messe in scena le clip: posizionamento, applicazione del trucco, stesura di una sceneggiatura”. Ma credibile o meno la stessa donna che si prende cura dei bambini “con un approccio gentile, affettuoso e premuroso” spiega: “Sapete cosa? Anche se fosse reale, dopo il 7 ottobre non provo un briciolo di compassione per nessuno lì. Nemmeno per i bambini”. Inoltre: “Mi rattrista vedere persone tra noi condividere questa merda e, peggio ancora, identificarsi con essa ed esprimere dolore”.
Per chiarire che non è una persona insensibile, riassume: “Chi scrive è una madre, un’amante dell’umanità e una persona fantastica a tutto tondo”. È solo che “il 7 ottobre mi ha portato via l’innocenza”. Povera donna, sta davvero lottando.
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Neanche A. è una colona. Vive in una città ben nota in Israele e sta semplicemente cercando una nuova casa per “un cane fantastico!!!! È completamente addestrato a vivere in casa, un cane pieno d’amore che ha bisogno di una casa calda e amorevole”.
Tanta cura, tanto amore, tanta compassione. Eppure, quando si imbatte nella fotografia di un bambino di Gaza ucciso in un bombardamento israeliano capisce immediatamente che qualcuno sta cercando di confonderla e scrive: “Chiariamo le cose. Se non ci fosse stato un massacro qui, non ci sarebbe stato un massacro lì!! Non è il caso dell’uovo e della gallina!!!”
In seguito, quando l’uovo e la gallina non riescono a capire cosa intendesse, ricorre ad alcune delle “migliori” calunnie sfatate diffuse in seguito all’orribile massacro – “dopo che i bambini qui sono stati bruciati, decapitati, messi in un forno” – e conclude con fermezza: “Non c’era bisogno di mandare un container di vestiti per i loro bambini”.
Certo, anche lei un tempo era una persona compassionevole e sensibile – “Non fraintendetemi, la pensavo esattamente come voi fino al 6 ottobre, ma se qualcuno viene a uccidervi… il caso è chiuso. Loro hanno iniziato e noi finiremo!!!” (non intendete forse “finire?“).
Ce ne sono tante nell’Israele contemporaneo. Persone spirituali che vedono l’annientamento dell’altro come una forma di crescita personale e l’eradicazione del nemico come un’acquisizione di potere. Vivono in un unico grande rifugio, dove la coscienza è così finemente sintonizzata che ogni rumore scompare, ogni disturbo è attutito, così che rimangono solo con se stesse, loro e il loro essere interiore – puro, compassionevole, incontaminato – e finalmente in grado di connettersi con ciò che è rimasto lì per tutto il tempo, in attesa di essere rivelato: il desiderio di annientare e distruggere milioni di persone, inclusi bambini, donne e anziani. Con grande amore.
(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)