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Il congresso del Partito Laburista vota il sostegno a sanzioni contro Israele per il “crimine di apartheid”

Joe Gill

27 settembre 2021 Middle East Eye

La mozione sfida la leadership di Keir Starmer riconoscendo che Israele ha messo in atto un sistema di apartheid e chiedendo la cessazione del commercio di armi con Israele.

 

Lunedì è stata una giornata disastrosa per Keir Starmer: durante il congresso del partito i delegati hanno fatto approvare una provocatoria mozione sulla Palestina e un membro del governo ombra si è dimesso con una durissima dichiarazione che stigmatizza la leadership di Starmer.

Il congresso del partito laburista ha sostenuto una mozione che sollecita il partito a sostenere sanzioni contro Israele per le sue azioni illegali ai sensi del diritto internazionale, a bloccare il commercio di armi del Regno Unito con Israele e a cessare gli scambi commerciali con le colonie illegali sui territori palestinesi occupati.

Il voto imbarazza Starmer, che ha trascurato la questione palestinese da quando è subentrato a Jeremy Corbyn, da sempre sostenitore delle richieste palestinesi di porre fine all’occupazione militare e agli abusi israeliani.

Subito dopo l’approvazione della mozione, la ministra ombra laburista degli Esteri, Lisa Nandy, l’ha disconosciuta dichiarando a Jewish News [quotidiano gratuito ebraico che ha sede a Londra, ndtr]: “Non possiamo sostenere questa mozione.”

Ha condannato la posizione pro-palestinese del congresso dicendo: “E’ nostro dovere nei confronti dei popoli di Israele e Palestina adottare un approccio equo ed equilibrato che riconosca che la pace è possibile solo se viene garantita la sicurezza di Israele accanto ad uno Stato palestinese sovrano ed autosufficiente.”

In seguito, con il grave gesto delle proprie dimissioni nel corso del congresso, il ministro ombra per l’impiego Andy McDonald ha dichiarato che Starmer ha tradito l’impegno di unire il partito sulla base di politiche socialiste preso al momento della sua elezione alla guida del partito.

McDonald ha spiegato che si dimetteva perché aveva ricevuto istruzioni da parte dell’ufficio di Starmer di opporsi ad un salario minimo nazionale di 20 dollari (15 sterline) e un’indennità di malattia obbligatoria pari al salario di sussistenza.

Nella lettera di dimissioni McDonald, che aveva già occupato posizioni di rilievo nel gruppo parlamentare del partito a guida Corbyn, scrive: “Dopo 18 mesi sotto la tua guida il nostro movimento è sempre più diviso e i giuramenti che avevi fatto agli iscritti non vengono onorati.”

Parlando poi in serata ad una riunione collaterale del partito , dove è stato accolto con entusiasmo, McDonald ha dichiarato che il partito deve “dire la verità su ciò che non ha funzionato [nella società] e avere coraggio su come porvi rimedio, ”ma che Starmer si è rifiutato di farlo in qualità di leader.

Ha quindi aggiunto: “Avevo detto con chiarezza a Keir che anche se non lo avevo votato né sostenuto, visto che pensavo che avrebbe vinto, lo avrei aiutato a portare avanti i dieci impegni che aveva assunto.” Ma gli impegni politici presi da Starmer sono stati annacquati.

La mozione sulla Palestina

La mozione sulla Palestina fa riferimento a recenti rapporti sui diritti umani che evidenziano “in modo inequivocabile” che Israele si è macchiata di apartheid, riconosciuto come crimine dall’ONU, come dimostrato dall’organizzazione israeliana per i diritti B’tselem e da Human Rights Watch.

La mozione sostiene la società civile palestinese nella sua richiesta di “misure efficaci” contro la costruzione delle colonie, rivendica la fine dell’occupazione della Cisgiordania e del blocco di Gaza, e sostiene il diritto dei palestinesi a ritornare alle proprie case.

La mozione, proposta dalla sezione giovanile del partito laburista, è passata senza difficoltà dopo una breve discussione presto interrotta dagli organizzatori del congresso e non trasmessa in diretta ai delegati.

Parlando contro la mozione, il parlamentare Steve McCabe, presidente di Labour Friends of Israel [gruppo parlamentare che cerca di rafforzare i legami tra il partito laburista britannico e quello israeliano,ndtr], ha dichiarato “questa mozione eterogenea è troppo gridata, troppo arrabbiata, troppo faziosa e non si concentra per niente sulla ricerca della pace.”

Il voto non è vincolante per la dirigenza laburista, ma dimostra che la base del partito è tuttora orientata a sostenere i diritti dei palestinesi e a porre fine alla complicità britannica nell’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

La UK Palestine Solidarity Campaign [Campagna di solidarietà con la Palestina, ndtr] ha avuto parole di plauso: “approvata storica mozione sulla Palestina al congresso del 2021 del partito laburista che prende atto che Israele pratica l’apartheid e richiede severe sanzioni.”

Le azioni militari di Israele di maggio contro Gaza, con centinaia di morti, hanno provocato grandi proteste nel Regno Unito, portando 200.000 persone in piazza per la più grande dimostrazione a sostegno della Palestina mai vista in Gran Bretagna.

Da quando è stato eletto alla guida del partito lo scorso anno, il leader laburista Keir Starmer ha decisamente abbandonato la posizione del suo predecessore Jeremy Corbyn, da sempre a sostegno della causa palestinese, dichiarando di “sostenere incondizionatamente il sionismo”.

I membri palestinesi del partito laburista hanno denunciato che la dirigenza non li ha sostenuti e ha trasformato il partito in un ambiente ostile per chi difende i diritti umani dei palestinesi.

Un gruppo di autorevoli palestinesi ha scritto diverse volte a Starmer senza ricevere alcuna risposta dal capo del partito laburista.

Atallah Said, ex presidente dell’Associazione Arabo-britannica e fondatore di Arab Labour [l’associazione promuove la causa laburista fra le comunità arabe in Gran Bretagna, ndtr] ha dichiarato all’Independent lo scorso maggio: “ignorare le molte lettere di autorevoli membri della comunità palestinese britannica significa che questa comunità è sgradita all’interno del partito.

Il leader sta praticamente trattando l’intera comunità come reietti e si rifiuta non solo di incontrarci, ma persino di risponderci. Questo va di pari passo con l’allarmante cambio di rotta del partito laburista nel suo approccio alla questione del razzismo e con il suo dietrofront nei confronti della Palestina.”

Martedì scorso, nel corso di un collegamento video con un evento collaterale del partito laburista, l’attivista di Hebron Issa Amro ha sostenuto che la mozione sulla Palestina è stata una grande vittoria.

Che cosa è accaduto nel partito laburista? Che cosa non si è fatto per distruggere il punto di vista palestinese all’interno del partito laburista – [ma] ieri abbiamo vinto. Amiamo Jeremy Corbyn, ma ce l’abbiamo fatta senza di lui, con i nostri sostenitori all’interno del partito laburista.”

traduzione dall’inglese di Stefania Fusero

Testo della mozione approvata dal Partito Laburista britannico nella Conferenza Annuale di Brighton 2021

27/09/2021

La Conferenza condanna la Nakba in corso in Palestina, la violenza militarizzata di Israele che attacca la moschea di Al Aqsa, gli sfollamenti forzati da Sheikh Jarrah e l’assalto mortale a Gaza.

Insieme all’annessione de facto della terra palestinese mediante la costruzione accelerata di insediamenti e alle dichiarazioni dell’intenzione di Israele di procedere con l’annessione, è sempre più chiaro che Israele è intenzionato a eliminare qualsiasi prospettiva di autodeterminazione palestinese.

La Conferenza prende atto della mozione del Congresso TUC 2020 che descrive la costruzione e l’annessione di tali insediamenti come “un altro passo significativo” verso il crimine di apartheid delle Nazioni Unite e invita il movimento sindacale europeo e internazionale a unirsi alla campagna internazionale per fermare l’annessione e porre fine all’apartheid.

La Conferenza prende atto anche degli inequivocabili rapporti del 2021 di B’Tselem e Human Rights Watch che concludono che Israele sta praticando il crimine di apartheid come definito dalle Nazioni Unite.

La Conferenza accoglie con favore la decisione della Corte penale internazionale di avviare un’inchiesta sugli abusi commessi nei Territori palestinesi occupati dal 2014.

La Conferenza decide che è necessaria un’azione ora a causa delle continue azioni illegali di Israele e che i laburisti dovrebbero aderire a una politica etica su tutto il commercio del Regno Unito con Israele, compreso il blocco a qualsiasi commercio di armi utilizzato per violare i diritti umani palestinesi e il commercio con insediamenti israeliani illegali.

La Conferenza decide di sostenere “misure efficaci” comprese sanzioni, come richiesto dalla società civile palestinese, contro le azioni del governo israeliano che sono illegali secondo il diritto internazionale; in particolare per garantire che Israele fermi la costruzione di insediamenti, annulli qualsiasi annessione, ponga fine all’occupazione della Cisgiordania, al blocco di Gaza, faccia cadere il Muro e rispetti il ​​diritto del popolo palestinese, sancito dal diritto internazionale, al ritorno alle loro case.

La Conferenza decide che il Partito Laburista deve stare dalla parte giusta della storia e rispettare queste risoluzioni nella sua politica, comunicazione e strategia politica.

Traduzione di Angelo Stefanini

 




La sospensione di Corbyn caratterizzerà Starmer come la guerra in Iraq fece con Blair

David Hearst

2 novembre 2020 – Middle East Eye

Il silenzio di Keir Starmer sulla Palestina e il modo in cui tratta il suo predecessore hanno messo il leader laburista in rotta di collisione con molti compagni di partito

Uno degli aspetti meno conosciuti dell’attacco di Keir Starmer alla sinistra del suo partito da quando è diventato leader dei laburisti è il suo crescente silenzio sulla Palestina.

Zittire la lobby palestinese nel Regno Unito è sempre stato l’obiettivo del Ministero degli Affari Strategici israeliano che ha fatto di tutto per condizionare le discussioni su Israele all’interno del Labour Party.

Nel 2017, un documentario di Al Jazeera rivelò gli sforzi di Shai Masot, l’uomo del ministero a Londra, per dar vita a un’organizzazione giovanile nel Labour Party. Masot fu anche ripreso da un reporter sotto copertura mentre diceva di aver intenzione di “far cadere” quei ministri e parlamentari che si pensava creassero “problemi” a Israele.

Quando Masot fu beccato ed espulso, fu creato un feed sugli incontri avvenuti fino a dieci anni prima fra palestinesi e Jeremy Corbyn quando era un parlamentare, ma nelle retrovie del suo partito, per provocare scalpore nei confronti dell’allora capo laburista.

Questo feed era stato costruito ad arte.

Quando Corbyn incontrò tre politici di Hamas a cui i documenti di identità di Gerusalemme era stati revocati e avevano inscenato una protesta in una tenda della Croce Rossa (all’epoca fu un caso famoso e molti israeliani andarono a manifestare la propria solidarietà), la presenza di un secondo parlamentare laburista, Andy Slaughter, non un alleato di Corbyn, ma solidale con i palestinesi, fu rimossa dai reportage britannici.

Una foto di Slaughter apparve però durante un’esclusiva dell’emittente israeliana i24 sulla “visita segreta di Corbyn” in una trasmissione del 2018, cioè otto anni dopo la visita dei parlamentari nel novembre 2010.

Il ruolo dello Shin Bet

I dettagli precisi della visita di Corbyn in Israele nel 2010, compresi i partecipanti, gli organizzatori e chi avevano incontrato, furono monitorati e registrati dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano.

Quando queste visite terminarono, lo Shin Bet invitò la persona di riferimento locale di Corbyn per quello che si rivelò essere un interrogatorio di cinque ore in una stazione di polizia ad Haifa.

Lo Shin Bet le disse che non aveva problemi con il suo lavoro a favore della causa palestinese, ma che non avrebbe tollerato che facesse propaganda nelle aule parlamentari del Regno Unito.

Se non avesse tenuto conto dell’avvertimento, avrebbe passato il resto dei suoi giorni in prigione come nemica dello Stato. Il suo avvocato le disse che in effetti avrebbero potuto fabbricare una simile accusa contro di lei e che, se fosse successo, un tribunale israeliano l’avrebbe mandata in prigione. Lei è cittadina israeliana.

Se non altro gli avvertimenti dati al contatto di Corbyn confermano che i servizi di sicurezza israeliani tenevano d’occhio il parlamentare almeno da cinque anni prima che diventasse il leader del Labour e molto prima che l’antisemitismo in quel partito diventasse un tema degno di nota.

Nessuno nel partito era interessato ai viaggi di Corbyn, che certo non erano un segreto. Sedeva all’opposizione, ai margini del partito. Solo lo Shin Bet ne prese atto.

La campagna diffamatoria è stata meravigliosamente efficace. Naturalmente molti gruppi vi hanno partecipato per ragioni diverse, persone indifferenti al conflitto in Palestina per il quale in precedenza non avevano mai mostrato alcun interesse.

Il materiale compromettente dei passati contatti di Corbyn non avrebbe avuto alcun peso se non ci fosse stata la volontà all’interno del partito e nel quartier generale Labour di bloccare Corbyn a tutti i costi. Ma nel complesso ha funzionato.

In un sondaggio condotto l’anno scorso Survation [agenzia londinese di sondaggi e ricerche di mercato, ndtr.] ha chiesto a cittadini britannici a conoscenza dell’antisemitismo nel Labour quale fosse la percentuale di membri del partito che avessero ricevuto accuse in merito.

La media delle risposte fu: “il 34%”. La cifra reale è meno dell’1%. La percezione dell’antisemitismo nel partito di Corbyn è stata sovrastimata di 300 volte rispetto a quella reale.

Palestina perduta

Da quando è diventato leader, Keir Starmer ha evitato contatti con leader palestinesi sia in Israele che in Inghilterra.

Starmer ha avuto due opportunità per occuparsene.

Il 26 giugno 2020, 15 membri della Knesset, il parlamento israeliano di cui fa parte la Lista Unita, hanno scritto a tutti i leader dei partiti del Regno Unito sollecitandoli a “contrastare attivamente ” i tentativi di annessione unilaterale dei territori da parte di Israele.

La Lista Unita, la principale coalizione che rappresenta i palestinesi cittadini di Israele, è il terzo gruppo per numero di parlamentari. La lettera è stata spedita da Yousef Jabareen, capo del comitato internazionale della Lista Unita.

Il primo ministro Boris Johnson ha incaricato di rispondere uno dei suoi ministri, James Cleverly, sottosegretario per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Noi continuiamo a sollecitare Israele a non compiere questi passi. Il primo ministro ha espresso in numerose occasioni al primo ministro Netanyahu l’opposizione britannica alle annessioni unilaterali,” ha scritto Cleverly.

Starmer non ha risposto allora e deve ancora rispondere adesso. Jabareen ha ricevuto una risposta automatica dall’ufficio di Starmer in cui gli si diceva che il politico riceve centinaia di email al giorno.

Il 16 settembre, un gruppo di eminenti palestinesi britannici, molti dei quali, ma non tutti, membri del Labour, ha scritto una lettera aperta al partito insistendo sul “diritto dei palestinesi di illustrare con precisione le nostre esperienze di espropriazione e oppressione” e respingendo i tentativi laburisti di confondere anti-sionismo e antisemitismo.

La lettera era accompagnata da mail a Starmer in cui si chiedeva un incontro. È stato loro risposto che Starmer era troppo occupato per incontrarli. Gli è stato detto di rivolgersi a Lisa Nandy, ministra degli Esteri ombra, ma anche lei si è rifiutata di incontrarli.

Una ramanzina’

Comunque, quando Stephen Kinnock, appartenente alla destra del partito e feroce critico di Corbyn, ha chiesto un dibattito parlamentare perché il Regno Unito “vieti tutti i prodotti che provengono da colonie israeliane nei territori occupati”, Nandy ha trovato il tempo per intervenire.

Secondo una fonte citata da MailOnline [sito in rete del giornale britannico di destra Daily Mail, ndtr.], Nandy ha scritto al Board of Deputies of British Jews [comitato dei deputati degli ebrei britannici ndtr.] e al Jewish Leadership Council [Consiglio dei leader ebrei] che Kinnock, da lungo tempo coerente critico delle politiche di Israele verso i palestinesi, si è preso una bella “ramanzina ” per le sue affermazioni durante il dibattito ai Comuni.

“Lisa non ha nascosto il fatto che lei e il leader fossero arrabbiati con Kinnock,” secondo la fonte.

“Specialmente dopo tutto il lavoro fatto per cercare di ripristinare le relazioni del Labour con la comunità ebraica.”

Si disse che Starmer fosse “infuriato”.

La stessa Andy ha proposto un divieto alle importazioni di merci provenienti dalle colonie illegali della Cisgiordania, ma solo se Israele avesse proceduto all’annessione.

L’unico intervento di Starmer in questo dibattito è stato quando gli è stato chiesto delle sanzioni da Jewish News [quotidiano e sito web ebraici molto noti in Gran Bretagna ndtr.] e lui ha invece sottolineato la necessità di mantenere un “buon rapporto di lavoro con Israele”.

Starmer ha detto: “Io non sono d’accordo con l’annessione e non penso sia un bene per la sicurezza nella regione, e penso che sia molto importante che noi lo diciamo.

Se ne seguiranno sanzioni è un’altra questione, ma al momento risolviamola nel modo corretto. Ma questo non è per il bene della sicurezza nella regione. Quella dovrebbe avere la massima priorità.”

Quando incalzato, ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di un’ottima relazione di lavoro e dobbiamo essere in grado di scambiarci punti di vista con franchezza, come si farebbe con un alleato, e io penso che su alcuni di questi temi quello di cui noi abbiamo maggiormente bisogno è uno scambio franco.”

Storia del partito laburista

Lunedì 2 novembre c’è stato il 103° anniversario della Dichiarazione di Balfour che impegnava il governo britannico a sostenere un focolare ebraico in Palestina.

Il documento del 1917 precede l’emergere del Labour come forza politica negli anni successivi alla prima guerra mondiale, ma il partito ha una sua storia in Medio Oriente che nessun leader può ignorare.

Nel 1944, quando il territorio della Palestina era ancora sotto controllo britannico, il comitato esecutivo nazionale aveva presentato una mozione, approvata dalla conferenza, che diceva: “Sicuramente la Palestina è un problema per il trasferimento di popolazione, per motivi umani e per promuovere un insediamento stabile. Che gli arabi siano incoraggiati ad andarsene, mentre gli ebrei si trasferiscono. Che siano lautamente compensati per le loro terre e che il loro reinsediamento altrove sia attentamente organizzato e finanziato generosamente.”

Ma ha una storia ancora più recente di questa.

La sospensione di Corbyn la scorsa settimana dopo il rapporto sull’antisemitismo della Commissione per i diritti umani e l’uguaglianza (EHRC) contrasta con il trattamento riservato da Corbyn a Tony Blair che, in qualità di ex primo ministro laburista, fu criticato molto severamente nel 2016 dal rapporto Chilcot per la sua decisione di invadere l’Iraq nel 2003.

John Chilcot, ex alto diplomatico, fece a pezzi Blair arrivando quasi ad accusarlo di aver mentito al parlamento.

Chilcot disse che Saddam Hussein al tempo dell’invasione “non costituiva alcuna minaccia imminente” e rivelò una nota privata che Blair aveva mandato a Bush nel luglio 2002 che diceva: “Sarò comunque con te.”

In una conferenza stampa di due ore in seguito alla pubblicazione del rapporto, Blair non si dichiarò pentito. “Credo di aver preso la decisione giusta e che il mondo sia migliore e più sicuro,” dichiarò.

Sostenne di aver agito in buona fede, basandosi sulle informazioni dell’epoca che dicevano che il presidente dell’Iraq aveva armi di distruzioni di massa. Questo “si rivelò poi errato.”

Sospensione di Corbyn

Corbyn ha presentato sincere scuse da parte del partito per la decisione di invadere l’Iraq.

Ha detto: “Quindi ora presento sincere scuse da parte del mio partito per la disastrosa decisione di entrare in guerra contro l’Iraq nel marzo 2003. Queste scuse sono dovute prima di tutto al popolo dell’Iraq. Centinaia di migliaia di vite sono state perse e il Paese vive ancora le devastanti conseguenze della guerra e delle forze che ha scatenato. Sono loro ad aver pagato il prezzo più alto per il più grave disastro in politica estera negli ultimi 60 anni.”

Ha continuato: “Le scuse sono anche dovute alle famiglie di quei soldati che sono morti in Iraq o che sono ritornati a casa feriti o handicappati. Hanno compiuto il loro dovere, ma in una guerra in cui non avrebbero mai dovuto essere mandati.”

Blair all’epoca era solo un membro del partito ed era nella stessa situazione di Corbyn la scorsa settimana.

Però Corbyn non ha sospeso Blair perché non aveva chiesto scusa e pronunciato parole che andavano contro la linea del partito.

Invece è successo l’opposto. Il “partito della guerra ” nel Labour Party è andato all’offensiva contro la leadership.

I parlamentari che avevano appoggiato la guerra in Iraq e che avevano sempre votato contro le commissioni di inchiesta, si sono scagliati contro Corbyn.

Dei 71 parlamentari che votarono la sfiducia contro Corbyn nel 2016 e che erano in parlamento nel 2003, il 92% aveva votato a favore della guerra e sette contro.

Per giustificare la sua decisione di sospendere Corbyn, Starmer ha detto che l’ex leader aveva disobbedito alla sua risposta al rapporto dell’EHRC, in cui condannava chiunque tentasse di sostenere che l’antisemitismo era stato esagerato per motivi politici.

La notte precedente la pubblicazione del rapporto, Starmer ha telefonato a Corbyn per dirgli che non l’avrebbe citato nella sua dichiarazione in risposta al rapporto dell’EHRC. Corbyn e il suo team avevano ripetutamente chiesto a Starmer cosa avrebbe detto nella sua dichiarazione. Starmer aveva risposto che gli avrebbe mandato il testo.

Anche la vice segretaria Angela Rayner aveva promesso al team di Corbyn che avrebbe mandato il testo di Starmer. Nessuno dei due l’ha fatto. Le reazioni dei due uomini erano quindi in rotta di collisione.

Sembra che sia stato Corbyn a disobbedire alla leadership, anche se al momento di parlare non aveva idea di cosa Starmer avrebbe detto su un punto chiave che ha determinato il loro scontro.

Di conseguenza Corbyn non si è tirato indietro, ma c’è una possibilità che il gruppo di Starmer sapesse cosa avrebbe detto, mentre Corbyn è stato tenuto all’oscuro fino a quando era troppo tardi.

La sinistra controbatte

Corbyn non si è difeso contro le accuse di aver tollerato l’antisemitismo o di essere lui stesso un antisemita, affermazioni ripetute ancora oggi. Dato che ha permesso a questa campagna di procedere incontrastata fino all’Alta Corte, lui stesso è responsabile.

Il giorno della sospensione di Corbyn, La Campagna Contro l’Antisemitismo che ha originariamente presentato denuncia all’EHRC, ha scritto a Starmer e David Evans, il segretario generale, chiedendo di investigare 32 membri del partito laburista, inclusa Angela Rayner, l’attuale vice di Starmer, e altri 10 parlamentari. 

In risposta, sette membri di sindacati affiliati al partito laburista e uno che ha appoggiato Starmer come candidato [a segretario], hanno reso pubblica una dichiarazione in cui esprimono una “seria preoccupazione” sul modo e il motivo della sospensione di Corbyn, affermando che essa ha minato l’unità del partito e il processo democratico.

Molto diversa dalla “Clausola 4” che Tony Blair con il suo New Labour aveva usato per definire l’abbandono dello storico impegno del partito per la proprietà statale di industrie chiave, la sospensione di Corbyn potrebbe caratterizzare la leadership di Starmer come la decisione di Blair di invadere l’Iraq, gettando un’ombra su tutto quello che ha fatto un uomo eletto tre volte primo ministro. Gli spettri dell’Iraq perseguitano Blair ancor oggi.

A parte il destino di Corbyn, il sostegno alla Palestina nel partito è molto maggiore di quello che Starmer vorrebbe. La Palestina che lui conosce molto meno di Corbyn è il suo tallone di Achille.

A meno che Corbyn non venga riammesso rapidamente, la decisione di sospenderlo dal partito potrebbe macchiare permanentemente e definitivamente la leadership di Starmer.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

David Hearst

David Hearst è caporedattore di Middle East Eye. Ha lasciato The Guardian come caporedattore esteri. Nel corso di 29 anni di carriera ha scritto sulla bomba di Brighton [attentato dell’IRA contro la Thatcher il 12 ottobre 1984 con l’uccisione di 5 membri del Partito Conservatore, ndtr.], sullo sciopero dei minatori, sulla violenta reazione lealista in seguito all’accordo anglo-irlandese nell’Irlanda del Nord, sui primi scontri in Slovenia e Croazia dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, sul crollo dell’Unione Sovietica, sulla Cecenia, e sui conseguenti molteplici conflitti. Ha descritto il declino morale e fisico di Boris Eltsin e le condizioni che hanno creato l’ascesa di Putin. Dopo l’Irlanda, è stato nominato corrispondente dall’Europa per la sezione europea del Guardian, poi è entrato a far parte dell’ufficio di Mosca nel 1992, prima di diventare direttore di redazione nel 1994. Ha lasciato la Russia nel 1997 per entrare nell’ufficio esteri, è diventato direttore per l’Europa e quindi direttore associato per gli esteri. È passato a The Guardian da The Scotsman, dove aveva lavorato come corrispondente per il settore istruzione.

(Traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)