Perché il procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan è stato sospeso e cosa potrebbe succedere

Imran Mulla

9 giugno 2026 MiddleEastEye

L’organo esecutivo della Corte ha ignorato le conclusioni di una commissione giudiziaria che aveva scagionato Khan dalle accuse di cattiva condotta

La Corte Penale Internazionale si trova in uno stato di incertezza senza precedenti.

Il suo procuratore capo Karim Khan è stato sospeso nel corso di una campagna per rimuoverlo dall’incarico.

Gli Stati membri dell’ufficio dell’Assemblea degli Stati Parte (ASP), l’organo esecutivo della CPI, hanno votato lunedì per sospendere Khan ignorando l’esito di un’indagine delle Nazioni Unite sulle accuse di molestie e abusi sessuali contro Khan – un’indagine che loro stessi avevano commissionato.

I giudici incaricati di esaminare le conclusioni dell’indagine hanno scagionato il procuratore all’inizio di quest’anno, concludendo che non vi erano prove di illeciti.

Ma l’Ufficio ASP ha deciso di compiere il passo decisamente non convenzionale di ignorare i risultati e di dare invece una propria valutazione dell’indagine.

Khan è in congedo da già più di un anno. È stato sanzionato dagli Stati Uniti per la sua richiesta di mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Anche i suoi due vice e numerosi giudici sono stati sanzionati.

Il mese scorso, in un’intervista a Middle East Eye, Khan ha descritto le incredibili intimidazioni e pressioni che, a suo dire, avrebbe subito in relazione alla sua attività di perseguimento dei mandati di arresto per i ministri israeliani, ed anche le minacce ricevute da parte dell’ex ministro degli Esteri britannico David Cameron e del senatore statunitense Lindsey Graham.

Ha accusato l’organo di governo della Corte di condurre una campagna “pericolosa” e di parte per rimuoverlo dall’incarico con accuse infondate di abusi sessuali, a causa della sua indagine sui presunti crimini di guerra israeliani.

Sebbene l’Ufficio dell’ASP sia un comitato esecutivo composto da 21 membri, tutti i 125 Stati membri della CPI sono rappresentati nell’organo di governo della Corte, appunto l’ASP.

Saranno questi Stati membri a votare in ultima istanza sul destino di Khan.

Se il verdetto di cattiva condotta grave da parte dell’Ufficio dell’ASP venisse confermato da almeno due terzi dei membri, l’ASP terrebbe una seconda votazione per la rimozione del procuratore.

Come si è arrivati ​​a questo punto?

Indagine sui crimini di guerra israeliani

Khan è un avvocato britannico che in passato ha servito come assistente del segretario generale delle Nazioni Unite. Ha svolto inoltre attività di difensore in tribunali penali nazionali ed internazionali.

Nel febbraio 2021 è stato eletto dall’ASP procuratore capo della CPI, diventando la terza persona a ricoprire tale incarico dalla fondazione della Corte nel 2002.

Khan è stato il primo consigliere speciale e capo della squadra investigativa delle Nazioni Unite a muovere accuse al gruppo iracheno dello Stato Islamico (IS) per i crimini commessi tra il 2018 e il 2021.

È stato eletto procuratore capo della Corte Penale Internazionale nel 2021 e da allora il suo ufficio ha indagato su gravi crimini internazionali commessi presumibilmente da leader di Stato in tutto il mondo, fra cui la richiesta di mandati di arresto per i leader della giunta birmana e per i funzionari talebani in Afghanistan.

Quando ha proposto un mandato di arresto per il presidente russo Vladimir Putin, a seguito della sua invasione dell’Ucraina, Khan è stato sanzionato dalla Russia.

L’indagine penale sui presunti crimini di guerra nei territori palestinesi occupati era stata avviata pochi mesi prima dell’insediamento di Khan dalla sua predecessora Fatou Bensouda, ex ministro della Giustizia gambiana e ora ambasciatrice del suo paese a Londra.

Nel 2024 il Guardian ha rivelato che il Mossad aveva esercitato pressioni e verosimilmente minacciato Bensouda senza successo in una campagna di anni per impedirle di avviare l’indagine, e che in seguito aveva messo sotto sorveglianza il suo successore Khan.

Le pressioni su Khan iniziarono ad aumentare nell’aprile del 2024 mentre preparava la richiesta di mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo allora ministro della difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra, e di nuovo nell’ottobre del 2024, un mese prima che i giudici della Corte Penale Internazionale emettessero i mandati. Nel maggio 2024 Khan aveva richiesto i mandati di arresto, che il tribunale emise nel novembre dello stesso anno.

Lo scorso agosto MEE ha riferito che le pressioni esercitate sul procuratore durante quel periodo includevano minacce e avvertimenti rivolti a Khan da parte di importanti politici e accuse da parte di stretti colleghi e amici di famiglia; i timori per la sua incolumità erano alimentati dalla presenza di una squadra del Mossad all’Aia e da scoop sui media riguardanti le accuse di abusi sessuali.

Il mese scorso Khan ha dichiarato a MEE di aver ricevuto informazioni secondo cui sarebbe sotto stretta sorveglianza da parte dei servizi segreti russi e israeliani e di averne informato le autorità.

Ha confermato che il senatore statunitense Lindsey Graham lo aveva minacciato di sanzioni se avesse richiesto i mandati di arresto, come già riferito da MEE.

“È stata una conversazione piuttosto cordiale fino al momento in cui ha detto: ‘Se fai quello che ho sentito dire che farai, ci saranno delle conseguenze'”. Ha anche riportato la sua conversazione del 23 aprile 2024 con l’allora ministro degli Esteri britannico David Cameron, che minacciò Khan del ritiro del Regno Unito dalla Corte Penale Internazionale e del definanziamento della stessa se la Corte avesse emesso mandati di arresto per i funzionari israeliani.

La telefonata è stata riportata per primi da MEE nel giugno dello scorso anno.

Khan ha affermato che Cameron, ex primo ministro e ora membro della Camera dei Lord, gli aveva detto “che avevo perso la testa, o che sarei stato considerato fuori di testa se avessimo proceduto [con i mandati] come lui aveva sentito. Mi ha posto diverse domande e mi ha illustrato le conseguenze, o le probabili conseguenze, ed è stata sicuramente una conversazione difficile”.

Khan ha aggiunto: “Chiaramente non era contento di ciò che aveva sentito e che, dal suo punto di vista, avrebbe causato delle difficoltà. E direi che non avevo dubbi dato che naturalmente, come mi disse, il Regno Unito è uno dei maggiori finanziatori della Corte e se il Regno Unito, il partito [conservatore], il partito all’epoca al governo, e anche gli Stati Uniti avessero pensato che avrei perso il controllo della situazione politica, questo avrebbe portato a delle difficoltà. E naturalmente aveva ragione.”

Il procuratore ha confermato che se la Commissione Affari Esteri avviasse un’inchiesta sulla telefonata e gli chiedesse di testimoniare, “certo che ci penserei e collaborerei”.

Accuse di abusi sessuali

Nel 2025, con Donald Trump presidente degli Stati Uniti, Khan fu colpito da sanzioni.

Le sanzioni furono in seguito estese a due viceprocuratori e otto giudici della Corte Penale Internazionale coinvolti nelle indagini sulla Palestina e sull’Afghanistan, alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, nonché alle ONG palestinesi che avevano fornito prove alla Corte.

Riferendosi alle crescenti pressioni subite dalla Corte col ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025 Khan ha dichiarato: “A febbraio [2025] sono stato la cavia del presidente Trump appena insediato. Poi, ad agosto, sono stati sanzionati i viceprocuratori. E poi alcune ONG palestinesi e persone come Francesca Albanese, relatrice speciale. Gli Stati Uniti ovviamente lo hanno fatto per nuocere, per dissuadere, per garantire il rispetto della loro migliore opzione, ovvero nessuna indagine in Palestina.”

Allo stesso tempo la Corte fu travolta da uno scandalo per le accuse di abusi sessuali contro Khan, che lui ha sempre negato.

Il 29 aprile 2024, oltre un mese dopo la decisione di richiedere i mandati di arresto per Netanyahu e Gallant, una collaboratrice di Khan presentò un’accusa di molestie nei suoi confronti.

Le accuse di molestie furono deferite al Meccanismo di Vigilanza Interna (OIM), l’organo investigativo della Corte, il 3 maggio, ma l’indagine fu archiviata pochi giorni dopo, in seguito alla dichiarazione della donna di non voler collaborare.

Un’altra indagine dell’OIM sulle accuse fu aperta e chiusa più tardi nello stesso anno, prima dell’avvio di un’indagine esterna delle Nazioni Unite.

Il mese scorso Khan ha dichiarato a MEE di non aver goduto dell’anonimato durante le indagini per la denuncia a suo carico, a differenza di quanto accaduto in precedenza ad altri funzionari della Corte accusati di cattiva condotta.

Il suo nome era stato confermato ai media dal presidente dell’Ufficio alla fine del 2024.

La pressione sul procuratore si intensificò ulteriormente all’inizio del 2025, quando si diffuse la notizia che Khan stava cercando di ottenere mandati di arresto per altri ministri israeliani, insieme a ulteriori fughe di notizie sui media riguardanti le accuse di abusi sessuali. L’amministrazione Trump sanzionò Khan nel febbraio dello stesso anno.

Khan si prese poi un periodo di congedo a metà maggio, poco dopo che un tentativo di sospenderlo, sollecitato da un alto funzionario del suo stesso ufficio, era fallito, e nel bel mezzo dell’indagine delle Nazioni Unite sulle accuse di cattiva condotta.

A marzo un collegio di giudici nominato dall’ASP concluse che l’indagine non aveva accertato alcuna “cattiva condotta o violazione del dovere” da parte di Khan.

Tuttavia la maggioranza dei membri dell’Ufficio dell’ASP appoggiò una mozione per ignorare la relazione dei giudici e formulare una propria valutazione dell’indagine.

“Territori inesplorati”

MEE ha saputo che il procuratore ha presentato il mese scorso all’ASP delle prove fornite da Ben Swanson, ex vicesegretario generale dell’Organizzazione per il Meccanismo di Controllo Interno (OIOS) delle Nazioni Unite, l’organismo che ha indagato su Khan.

Swanson ha lasciato il suo incarico nel febbraio 2025, il che significa che il suo periodo in carica si è sovrapposto all’indagine su Khan, iniziata alla fine del 2024.

Swanson ha dichiarato: “Né il rapporto d’indagine dell’OIOS, né il materiale relativo forniscono prove sufficienti a supportare qualsiasi giudizio di cattiva condotta secondo lo standard di prove richiesto”.

Il mese scorso Khan ha avvertito che la campagna contro di lui ha spinto la Corte in un “territorio inesplorato”, che a suo dire rischia di creare un pericoloso precedente per la rimozione di funzionari eletti a causa di pressioni politiche.

“Se un processo può essere manipolato, se può essere sovvertito, se può essere minato perché i funzionari statali e i diplomatici, per qualsiasi motivo, pensano di saperne di più, allora si crea un modello per sbarazzarsi di qualsiasi funzionario eletto, ora o in futuro, con motivazioni pretestuose, inconsistenti, inventate o infondate”, ha dichiarato Khan a MEE.

Khan ha affermato che, se l’ASP avesse cercato di rimuoverlo, avrebbe fatto appello al Tribunale Amministrativo dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILOAT), l’organismo a cui il personale della CPI può appellarsi contro le decisioni sul rapporto di lavoro.

In un parere legale condiviso il mese scorso con gli Stati membri della Corte Penale Internazionale, Abdul Koroma, ex giudice della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), ha affermato che l’ILOAT potrebbe ordinare alla Corte Penale Internazionale di reintegrare Khan e pagare fino a 1,5 milioni di euro (1,74 milioni di dollari) a titolo di risarcimento se l’organo di governo della Corte lo rimuovesse o lo sanzionasse.

Il viceministro degli Esteri norvegese Andreas Kravik ha detto a MEE la scorsa settimana che l’ufficio dell’ASP dovrebbe “rispettare le procedure” che ha messo in atto per esaminare le accuse di cattiva condotta contro il procuratore.

“Quello che abbiamo detto è che la Corte Penale Internazionale deve esaminare questo caso in conformità con le procedure stabilite per esaminare le accuse di cattiva condotta”, ha detto Kravik.

Ha avvertito che “altrimenti ci sarà come minimo una percezione di politicizzazione del processo. E ciò danneggerebbe l’integrità del tribunale.

È qualcosa che non possiamo permetterci, soprattutto in questo momento in cui la Corte è sottoposta a forti pressioni da parte di altri Stati e in cui alcuni Stati stanno cercando, per quanto possibile, di dipingere la Corte come un’entità politicizzata che non opera in conformità con i principi fondamentali del diritto internazionale”.

Ora che Khan è stato sospeso, l’Ufficio dell’Assemblea degli Stati Parte (ASP) ha dichiarato di aver deciso di convocare al più presto una sessione speciale per esaminare la questione.

La valutazione dell’Ufficio si è basata sulla relazione di un’indagine condotta dall’Ufficio dei Servizi di Controllo Interno delle Nazioni Unite (OIOS), sulle prove raccolte, sul parere di un gruppo ad hoc di esperti giuridici e sugli scritti presentati”, si legge nella nota.

La decisione dell’Ufficio e la relativa documentazione rimarranno riservate. L’Ufficio continua a chiedere il dovuto rispetto della privacy e dei diritti di tutte le parti coinvolte, nonché dell’integrità del procedimento in corso”, conclude la nota.

Secondo le regole dell’Assemblea degli Stati Parte (ASP), qualsiasi giudizio di cattiva condotta richiederebbe la maggioranza di due terzi degli Stati membri presenti e votanti dell’Assemblea.

Se l’ASP votasse decretando la grave cattiva condotta si procederebbe a una seconda votazione sulla rimozione del procuratore.

In tale votazione sarebbe necessaria una maggioranza assoluta di almeno 63 voti per rimuovere Khan.

Il team legale di Khan ha dichiarato lunedì: “La decisione è illegittima, proceduralmente scorretta e non supportata da prove. Ignora la conclusione unanime della Commissione Giudiziaria indipendente nominata dallo stesso Ufficio, la quale ha stabilito che gli accertamenti di fatto dell’OIOS non hanno dimostrato cattiva condotta o violazione dei doveri ai sensi del quadro giuridico pertinente.”

Hanno affermato che “intraprenderanno tutte le misure necessarie per contestare la decisione, tutelare i suoi diritti e garantire il rispetto del giusto processo.”

Ora è in ballo il futuro di Khan, insieme a quello della stessa Corte Penale Internazionale.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Gli Stati Uniti minacciano la CPI: abbandonare l’indagine sui crimini di guerra israeliani o “tutte le opzioni sul tavolo”

Imran Mulla

10 luglio 2025 – Middle East Eye

Un consulente legale del Dipartimento di Stato chiede alla Corte di abbandonare tutte le indagini e i mandati di arresto contro Israele minacciando in caso contrario conseguenze non specificate

Un alto consigliere legale del Dipartimento di Stato degli USA ha lanciato una minaccia clamorosa allorgano di vigilanza della Corte Penale Internazionale, avvertendo che tutte le opzioni sono sul tavolo” se la Corte non abbandonerà le indagini e i mandati di arresto contro gli Stati Uniti e Israele.

Reed Rubinstein ha sferrato la minaccia martedì durante una riunione dell’Assemblea degli Stati Parte (ASP), l’organo di controllo della CPI, a New York.

“Useremo tutti gli strumenti diplomatici, politici e giuridici appropriati ed efficaci per bloccare l’ingerenza della CPI”, ha avvertito il rappresentante statunitense.

“Le nostre nuove sanzioni del 5 giugno dovrebbero essere la prova della nostra determinazione”, ha aggiunto, riferendosi alla recente decisione degli Stati Uniti di sanzionare i quattro giudici della CPI che lo scorso novembre avevano emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.

Rubinstein ha poi proseguito con le sue intimidazioni: “Per essere chiari, ci aspettiamo che tutte le azioni della CPI contro gli Stati Uniti e il nostro alleato Israele, vale a dire tutte le indagini e tutti i mandati di arresto, vengano interrotte”, ha affermato.

“In caso contrario, tutte le opzioni restano sul tavolo.”

La riunione dell’ASP era stata convocata per discutere un possibile emendamento allo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della CPI, onde ampliare la giurisdizione della Corte sul “crimine di aggressione”.

La Corte ha giurisdizione nei 125 paesi che ne riconoscono l’autorità.

Tuttavia, l’emendamento la autorizzerebbe a perseguire il crimine di aggressione se commesso sul territorio di uno Stato membro della CPI, come già avviene per i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il genocidio.

Né gli Stati Uniti né Israele sono parti dello Statuto di Roma e da sempre respingono l’autorità della Corte. A Rubinstein è stato permesso di partecipare e parlare alla riunione in qualità di osservatore.

La Corte ha già indagato su presunti crimini di guerra commessi dalle forze americane di stanza in Afghanistan, Paese firmatario dello Statuto di Roma.

Rubinstein ha affermato che “la CPI ha intrapreso azioni illegittime e infondate contro l’America e il nostro stretto alleato Israele”.

Ha aggiunto che la CPI “ha abusato ingiustamente del suo potere e che la sua condotta ostile minaccia di violare la sovranità degli Stati Uniti e di minare il nostro fondamentale lavoro in materia di sicurezza nazionale e politica estera”.

E ha ricordato all’ASP le sanzioni finanziarie e sui visti che gli Stati Uniti hanno imposto al Procuratore Capo della CPI Karim Khan a febbraio.

Khan, cittadino britannico, si è visto revocare il visto americano e alla moglie e ai figli è stato vietato di viaggiare negli Stati Uniti. I suoi conti bancari nel Regno Unito sono stati congelati.

Rubistein, consigliere del Dipartimento di Stato, è stato ampiamente criticato negli Stati Uniti per aver affermato sui social media nel febbraio 2024 che l’amministrazione Biden aveva un “massiccio programma volto a rovesciare il governo israeliano”.

Contestato a marzo per la sua dichiarazione durante un’audizione al Senato sulle relazioni estere, Rubinstein ha dichiarato: “Durante l’amministrazione Obama, il Dipartimento di Stato gestiva fondi per finanziare un’operazione antigovernativa all’interno di Israele.

“Molte delle persone attive nel Dipartimento di Stato dell’amministrazione Obama hanno mantenuto il loro ruolo nel corso della presidenza Biden e, in base alle email che ho ottenuto tramite il Freedom of Information Act e che abbiamo letto, mi risulta che venisse portata avanti la stessa strategia.”

La senatrice Jeanne Shaheen, membro di grado più alto della commissione, ha definito le sue dichiarazioni una “teoria del complotto”.

Inasprimento delle sanzioni statunitensi

Il messaggio di Rubinstein all’ASP è arrivato un giorno prima che mercoledì l’amministrazione Trump annunciasse l’imposizione di sanzioni a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina.

Le sanzioni seguono al duro rapporto di Albanese del 30 giugno, in cui ha elencato i nomi di oltre 60 compagnie, tra cui importanti aziende tecnologiche statunitensi come Google, Amazon e Microsoft, che a suo dire sono coinvolte nella “trasformazione dell’economia di occupazione di Israele in un’economia di genocidio”.

Mercoledì sera il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che “la campagna di guerra politica ed economica di Albanese contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata”.

Le sanzioni congeleranno tutti i beni che Albanese, cittadina italiana, detiene negli Stati Uniti e probabilmente limiteranno la sua possibilità di viaggiare in quella nazione.

Giovedì l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, ha sollecitato la “rapida revoca” delle sanzioni contro Albanese. Ha affermato che “gli attacchi e le minacce contro i titolari di mandati di Procedure Speciali, così come contro istituzioni chiave come la Corte Penale Internazionale, devono cessare”.

La CPI è sempre più sotto assedio e molti esperti ritengono che la Corte stessa potrebbe presto essere presa di mira da sanzioni statunitensi se i mandati di arresto per Netanyahu e Gallant non verranno ritirati.

Khan, il procuratore capo britannico, è attualmente in congedo dopo il fallimento dei tentativi di sospenderlo, e in attesa di un’indagine delle Nazioni Unite sulle accuse nei suoi confronti di violenza sessuale, da lui respinte.

Khan è andato in congedo a maggio mentre, a quanto pare, stava preparando nuovi mandati di arresto per i ministri israeliani di estrema destra Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich a causa della loro promozione di [ulteriori] insediamenti coloniali israeliani illegali nella Cisgiordania occupata.

I mandati sono ora nelle mani di due procuratori aggiunti e la Corte ha recentemente ordinato che ulteriori mandati non vengano resi pubblici.

“Un avvertimento intimidatorio

L’8 giugno un importante avvocato difensore della CPI, Nicholas Kaufman, ha dichiarato in un podcast alla radio pubblica israeliana Kan che le recenti sanzioni statunitensi contro i quattro giudici della CPI erano “intese a incoraggiare l’annullamento dei mandati di arresto per il Primo Ministro Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Gallant”.

Kaufman ha aggiunto: “Di conseguenza, la maggior parte dei commentatori ritiene che [l’imposizione di sanzioni] sia un ulteriore avvertimento intimidatorio, se così posso esprimermi, prima dell’emissione di sanzioni ai procuratori aggiunti che hanno ora sostituito Karim Khan, il quale si è autoimposto un periodo di aspettativa a causa delle accuse di molestie sessuali”.

Il 16 giugno MEE ha rivelato che il governo britannico stava facendo pressioni sugli Stati Uniti affinché non giungessero a sanzionare la Corte.

Fonti diplomatiche hanno affermato che gli Stati Uniti hanno informato i propri alleati che, per evitare ulteriori sanzioni, la Corte dovrebbe chiudere definitivamente tutti i procedimenti contro gli Stati Uniti e Israele.

Gli Stati Uniti hanno inoltre affermato che la CPI deve impegnarsi a non prendere di mira cittadini statunitensi e di Paesi alleati degli Stati Uniti che non abbiano approvato l’autorità giurisdizionale della Corte.

Se gli Stati Uniti sanzionassero la Corte come istituzione, ciò impedirebbe a banche e aziende di software di interagire con essa, il che potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per la CPI, in quanto potrebbe comprometterne la capacità di funzionare.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)