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I pericoli non dissuadono i bambini dal lavorare nelle discariche di Gaza 

Ola Mousa 

16 giugno 2022The Electronic Intifada

Ogni giorno i bambini rovistano nella discarica di Deir al-Balah.

Fra loro c’è Fadi, undici anni. Va alla discarica nel centro di Gaza ogni giorno, dopo la scuola.

Non abbiamo scelta,” dice Mustafa, suo padre, che lo accompagna per cercare materiali che si possano recuperare e vendere agli impianti di riciclaggio. “Se non lo facessimo, moriremmo di fame.”

Mustafa è un meccanico, ma è disoccupato da sette anni. Entrambi si sono feriti mentre lavoravano alla discarica.

I pericoli di questo lavoro sono risultati evidenti all’inizio di quest’anno.

A gennaio, Osama al-Sirsik, 14 anni, è morto in una discarica a Johr al-Deek, a sud di Gaza City.

Osama ci era andato a lavorare con suo padre, Arafat. Insieme avrebbero raccolto plastica e metalli, particolarmente rame e alluminio, qualsiasi cosa che potessero vendere.

Dobbiamo guadagnarci da vivere”

Era una giornata fredda e piovosa,” dice Arafat. “Ma il brutto tempo non ci ha fermati. Dovevamo guadagnarci da vivere.”

Erano alla discarica da circa due ore quando Arafat si è reso conto che Osama non c’era più. Arafat all’inizio ha pensato che il figlio fosse stato attaccato dai cani.

Il corpo di Osama è stato trovato dopo una lunga ricerca ed è stato accertato che era morto per asfissia traumatica.

Arafat conta sui suoi miseri guadagni derivanti dalla raccolta di materiali riciclabili per sfamare la famiglia. Negli ultimi quattro anni non ha avuto altra fonte di guadagno.

Osama era il più grande dei suoi cinque figli.

La morte del ragazzino ha spinto il comune di Gaza a vietare l’accesso alla discarica ai non addetti ai lavori. Il divieto è stato contestato da varie persone la cui vita dipende dalla raccolta di rifiuti riutilizzabili o riciclabili.

Secondo Marwan al-Ghoul, un impiegato del comune, quasi tutti quelli che raccolgono materiali nella discarica non sono a conoscenza di quanto il loro lavoro possa essere pericoloso.

Stanno solo cercando di sbarcare il lunario,” dice. “Stiamo cercando di trovare urgentemente una soluzione, specialmente perché il lavoro minorile è in aumento.”

Lavorare o morire di fame

Omar, padre di sette figli, si è rifiutato di smettere di raccogliere rifiuti nella discarica. Due dei suoi figli, di 18 e 10 anni, lavorano con lui.

Qualche volta non riesco a dare abbastanza da mangiare alla mia famiglia,” dice.

Omar, un fabbro, è disoccupato da lungo tempo. Con la raccolta di scarti guadagna solo una piccola somma, fino a 9 dollari al giorno.

Quando ho cominciato a fare questo lavoro mi vergognavo,” dice. “Adesso non più. Nessuno può impedirmelo. Le autorità vogliono farci smettere, ma io e molti altri continueremo. Non vorrei farlo, ma non voglio neanche che i miei bambini muoiano di fame.”

Secondo gli ultimi dati disponibili il Palestinian Central Bureau of Statistics [Ufficio centrale palestinese di statistica] ipotizza che meno dell’uno per cento dei minori di Gaza tra i 10 e i 17 anni faccia un lavoro, retribuito o non retribuito.

Ciononostante il Ministero dello Sviluppo Sociale di Gaza crede che il lavoro minorile sia in aumento.

All’inizio dell’anno il ministero ha svolto un’indagine in varie parti di Gaza tra 10.000 famiglie con un reddito inferiore ai 250 dollari.

Secondo l’indagine, fino ad ora inedita, il 60% dei genitori che hanno risposto accetterebbe che i propri figli lavorino, ma solo come ultima risorsa.

Il lavoro minorile a Gaza è conseguenza della povertà, del blocco israeliano e della disoccupazione,” dice Iman Omar, un assistente sociale del ministero. “La maggioranza dei minori che lavorano va comunque a scuola. Lavorano nelle discariche con i padri o i fratelli o vendono materiali.”

Ogni giorno Sharif, 9 anni, raccoglie plastica, lattine vuote e altri metalli per le strade di Gaza. Lavora lui per mantenere la famiglia dato che suo padre è morto,

E voglio risparmiare abbastanza per comprarmi un telefonino,” dice. “Tutti i miei compagni di scuola ne hanno uno e guardano soap e cartoni animati. A casa noi non abbiamo né computer né telefono.”

Un altro che fa un lavoro simile è l’undicenne Husam. Il padre disabile è disoccupato da lungo tempo.

Netturbini e altre persone hanno cercato di impedirgli di raccogliere materiali, ma lui continua.

Carica tutta la plastica e i metalli raccolti nelle discariche e per strada su un carretto che poi il fratello maggiore porta all’impianto di riciclaggio. L’unica precauzione significativa che prende è evitare le discariche vicino agli ospedali per paura delle siringhe.

Husam e il fratello riescono a guadagnare circa 6 dollari al giorno. Lui va a una discarica ogni mattina presto nella speranza di arrivare per primo.

A volte non riesco a raccogliere niente,” dice Husam. “È perché ci sono molti altri bambini e persino adulti che fanno questo tipo di lavoro.”

Ola Mousa è un’artista e scrittrice di Gaza.

(tradotto dall’inglese da Mirella Alessio)




A Gaza i minori devono scegliere fra lavorare o patire la fame

Aseel Kabariti

26 settembre 2021We Are Not Numbers

Ci sono varie forme di lavoro minorile. Molti pensano a un bambino in fabbrica, ma talvolta è un ragazzino adorabile che al mercato ti tira per la manica. 

Per favore, vuole comprare un po’ della mia menta?”, mi chiede un ragazzino con un bel sorriso e un taglio di capelli decisamente cool.

Era una giornata di sole e il mercato di Al-Shejaiya risuonava di rumori: la gente si affollava intorno ai banchi, le voci dei venditori e compratori che discutevano sui prezzi. In tutto quel frastuono io e la mia sorellina riuscivamo a stento a sentirci. Stavamo facendo la spesa per il Ramadan quando è saltato fuori il ragazzo.

Invece ti farò una foto,” ho risposto, immortalando il suo sorriso radioso.

Mia sorella ha suggerito di postarla su Instagram, ma io ho esitato. Postare una foto carina avrebbe normalizzato questo tipo di lavoro infantile oppure attirato un’attenzione quanto mai necessaria?

Lavoro minorile a Gaza

Secondo un rapporto UNICEF del 2018 almeno un terzo delle famiglie palestinesi vive sotto la soglia di povertà e la disoccupazione nella Striscia di Gaza è attestata al 53,7%. Dall’inizio della pandemia la situazione è solo peggiorata. Di conseguenza il numero di minori che lavorano nei negozi di famiglia o come venditori ambulanti è cresciuto drammaticamente. A ogni angolo delle strade più popolari di Gaza City c’è almeno un bambino che prega i passanti di comprare qualsiasi cosa stia vendendo. Molti di loro non hanno scelta; quello che riescono a guadagnare potrebbe essere l’unica fonte di sostentamento della loro famiglia.

Il lavoro minorile è sempre un male?

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro definisce lavoro minorile ogni attività lavorativa “che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, delle loro potenzialità e dignità e che danneggia il loro sviluppo fisico e mentale.” La Convenzione sull’età minima del 1973 “fissa a 15 anni (13 per i lavori leggeri) l’età minima generale per lavorare.”

Per fare l’avvocato del diavolo, queste definizioni, seppure moralmente ben intenzionate, non considerano le specifiche condizioni ed esperienze personali di un bambino lavoratore. Ci sono tre punti importanti da prendere in considerazione.

Primo, le organizzazioni internazionali hanno fissato l’età senza tener conto delle specifiche circostanze di ogni Paese. Ci sono molte famiglie a Gaza che dipendono totalmente dai figli per contribuire a fornire il supporto essenziale per sbarcare il lunario come comprare cibo e acqua. Se qui si seguissero le leggi internazionali e questi ragazzi non potessero lavorare, alcune famiglie morirebbero letteralmente di fame. Davanti alla scelta fra farli lavorare o lasciar morire di fame dei familiari, voi cosa scegliereste?

Secondo, ci sono doppi standard quando si tratta di decidere se il lavoro di un minore è un bene o un male. Per esempio, la società accetta che i minori lavorino come modelli, musicisti e attori, ma non in un negozio o magazzino. L’argomento principale è che quest’ultimo tipo di occupazione depriva i bambini della loro infanzia e non li aiuta a migliorare le proprie competenze.

Ma lavorare in un negozio o vendere qualcosa a un cliente può in realtà aiutarli a imparare e crescere, migliorare la comunicazione, la capacità di essere un leader e un buon venditore. E il lavoro può insegnare ai minori molte cose pratiche che non imparerebbero frequentando la scuola media e che potrebbero aiutarli a ottenere lavori migliori in futuro. Terzo, lavorare e andare a scuola non si escludono a vicenda. Anzi quasi tutti la frequentano. E lavorare può aiutarli nel loro percorso educativo, specialmente in questo periodo in cui è necessaria una connessione internet, soprattutto dopo lo scoppio del COVID-19 che ha spostato quasi tutta l’istruzione online.

Cosa dovremmo fare?

Il ragazzino che io e mia sorella abbiamo incontrato al mercato è stato costretto a passare la sua infanzia lavorando. Condizioni sociali, politiche ed economiche che non può controllare hanno definito la sua vita. Non dovrebbe lavorare per far sopravvivere la propria famiglia, ma la soluzione non è criminalizzare il lavoro minorile a Gaza. Si dovrebbe invece sostenere lo sviluppo economico e creare lavoro, insieme a un sostegno educativo e sociale per questi minori. E per quelli che devono lavorare ci sono alcuni benefici educativi e non dovrebbero necessariamente essere considerati in modo diverso da quelli di ogni bambino attore o musicista.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)