Il criminale di guerra Gadi Eisenkot si aggiudica 1 milione di dollari di finanziamenti dell’UE

David Cronin 

12 febbraio 2025 – Electronic Intifada

L’Unione Europea ha approvato un finanziamento di circa 1 milione di dollari a un’impresa guidata da Gadi Eisenkot, uno dei politici israeliani responsabili del genocidio a Gaza.

Storage Drop, come si chiama l’azienda di Eisenkot, fa parte di Hydrocool, un progetto finanziato dall’UE ufficialmente concepito per ridurre l’impatto ambientale dei sistemi di climatizzazione dell’aria.

Eisenkot è poco convincente come campione della sostenibilità ecologica.

Dall’ottobre 2023 al giugno dell’anno scorso ha fatto parte del gabinetto di guerra che ha gestito il genocidio a Gaza e autorizzato tattiche che hanno riguardato massacri sistematici e la distruzione di strutture civili.

Concedere all’impresa di Eisenkot un ruolo in un progetto presumibilmente amico del clima come Hydrocool non controbilancia le responsabilità che lui e i suoi colleghi del gabinetto di guerra hanno per aver distrutto la rete idrica e di trattamento delle acque reflue di Gaza.

Benché da alcuni media sia dipinto come un “moderato”, Eisenkot ha in precedenza sostenuto l’uso estremo della violenza.

È stato tra i comandanti militari che elaborarono la cosiddetta “Dottrina Dahiyeh”, in riferimento a un quartiere di Beirut in cui Israele provocò massicce devastazioni durante l’attacco contro il Libano nel 2006.

Nell’ottobre 2008 Eisenkot lanciò un avvertimento a ogni area in cui Israele incontrava resistenza: “Quello che è successo al quartiere di Dahiyeh a Beirut nel 2006 avverrà in ogni villaggio da cui si spari contro Israele,” affermò.

Metteremo in atto una forza sproporzionata contro di esso e vi provocheremo gravissimi danni e distruzioni. Dal nostro punto di vista non sono villaggi di civili, sono basi militari.”

Il piano che aveva riassunto venne messo in pratica poco dopo, quando Israele lanciò una grande offensiva contro Gaza nel dicembre 2008. In linea con la dottrina Dahiyeh, in svariate occasioni Israele in seguito ha inflitto “grandi danni e distruzioni” contro villaggi e città palestinesi e libanesi.

La Storage Drop di Eisenkot è la principale beneficiaria di finanziamenti UE sulla base del progetto Hydrocool, che durerà fino al 2027.

Ovviamente è imperdonabile che i funzionari di Bruxelles approvino un finanziamento a un’impresa guidata da un uomo direttamente responsabile della devastazione di Gaza. Così facendo l’UE sta negando l’appoggio dichiarato alla Corte Internazionale di Giustizia, che nel gennaio 2024 ha giudicato plausibile la causa che il Sudafrica ha intentato contro Israele.

Il Sudafrica sostiene che Israele sta violando la Convenzione contro il Genocidio, una pietra miliare del diritto internazionale che venne stilata dopo l’Olocausto, in base alla quale la convenzione impone come dovere ai governi e alle istituzioni statali di tutto il mondo di non favorire crimini contro l’umanità.

Ho contattato la Commissione Europea, l’esecutivo dell’UE, chiedendo perché abbia approvato finanziamenti a un’azienda che include un importante complice di una guerra genocida.

La Commissione Europea non ha risposto alla domanda. Un portavoce ha semplicemente replicato che Horizon Europe, il programma di ricerca scientifica dell’UE, “non finanzia progetti di carattere militare.”

Sono in vigore vari meccanismi per impedire che i fondi dell’UE vengano utilizzati in modo improprio per attività che violino le leggi internazionali,” ha aggiunto il portavoce.

Indipendentemente da quali meccanismi possa mettere in atto, la burocrazia di Bruxelles ha chiaramente aiutato un’impresa guidata da Badi Eisenkot, uno degli strateghi di un genocidio.

L’Unione Europea continua a valutare la possibilità di avere relazioni più intense con Israele mentre quello Stato ha commesso un genocidio. Dalla lettura delle discussioni che si sono tenute lo scorso anno risultano lodi per le “eccellenti prestazioni” delle imprese e istituzioni israeliane in Horizon Europe, il programma di ricerca scientifica dell’UE.

Promesse non mantenute

Quelle discussioni sono avvenute durante un periodo in cui gli studenti di molti Paesi stavano ricorrendo ad azioni dirette contro il genocidio di Gaza.

L’università di Galway, in Irlanda, ha risposto alle proteste con la promessa di rivedere i suoi rapporti con controparti israeliane, ma nonostante l’impegno preso sta coordinando un nuovo progetto finanziato dall’UE su “integrazione della desalinizzazione dell’acqua di mare e la produzione di idrogeno verde.” Sarà guidato da un consorzio che include anche il Technion, il politecnico israeliano, che lavora con l’industria bellica israeliana sullo sviluppo di nuovi macchinari per attaccare i palestinesi. Come nota Maya Wind nel suo libro Torri d’avorio e d’acciaio [Ed. Alegre, 2024], il Technion è arrivato “fino al punto di offrire esplicitamente corsi sul commercio e l’esportazione di armi e sicurezza.”

I suoi stretti rapporti con la principale industria bellica israeliana, Elbit System, sono stati riconosciuti nel recente passato quando a Bezalel Machlis, amministratore delegato dell’impresa, è stato assegnato il titolo di “custode del Technion”.

Durante il genocidio a Gaza Israele ha utilizzato l’intelligenza artificiale (IA) per selezionare gli obiettivi degli attacchi in cui è stato ucciso un gran numero di civili.

Le informazioni su un’applicazione così sinistra della robotica non sembrano aver indotto grandi patemi d’animo a Bruxelles. L’UE ha destinato 1,5 milioni di dollari a un nuovo progetto di ricerca sull’IA guidato dal Technion.

Oltre a beneficiare dalla cooperazione per le ricerche Israele è stato a lungo attivo nella Enterprise Europe Network [Rete Europea d’Imprese], un piano di sostegno delle piccole e medie imprese.

La rete è essenzialmente un’agenzia matrimoniale per imprese: svolgendo il ruolo di Cupido, l’Unione Europea aiuta le imprese nella loro ricerca di partner commerciali.

Una ricerca nella banca dati della rete mostra che sta assistendo un’anonima impresa israeliana che offre “tecnologia di tipo militare per la sorveglianza.”

Secondo la rete l’azienda israeliana spera che i suoi prodotti possano essere istallati all’estero in progetti nel settore dell’energia e nelle prigioni.

Come documentato da Antony Loewenstein nel suo libro e film Laboratorio Palestina [Fazi editore, 2024], Israele è abile nel trovare opportunità di esportazione di armi e apparecchiature di spionaggio testate nel contesto di un’occupazione, che è illegale. Ma ciò non impedisce a Israele, con un aiuto tutt’altro che trascurabile dell’Unione Europea, di cercare di trasformarla in un’opportunità commerciale.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Perché l’UE non divorzierà da Israele

David Cronin

7 novembre 2024The Electronic Intifada

Ora che il suo mandato come responsabile della politica estera dell’Unione Europea sta per concludersi Joseph Borrell si sta trasformando in Mister Rabbia. In un commento recente ha sostenuto che è “giunto il momento” di porre fine all'”occupazione illegale” della Cisgiordania e di Gaza.

Borrell non ha nulla da perdere nell’essere schietto e preciso.

<<La situazione a Gaza e nei Territori Occupati peggiora di ora in ora, con sofferenze insopportabili per i civili. Nessuno sembra essere in grado o disposto a fermarla.

I coloni violenti seminano distruzione, gli ospedali sono assediati, le attività dell’UNRWA sono sempre più a rischio.>>

Josep Borrell Fontelles (@JosepBorrellF) 4 novembre 2024

Non c’è alcuna prospettiva di una rapida riconciliazione tra lui e il governo israeliano, che ha infondatamente diffamato Borrell come antisemita. E se qualcuno si lamenta di come lui definisca l’occupazione “illegale”, Borrell può fare riferimento a una sentenza emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia a luglio.

Tuttavia occorrerà più di qualche aspro commento per compensare il modo in cui Borrell ha favorito relazioni più strette con Israele durante gran parte del suo mandato quinquennale.

Ha ottenuto un certo successo in tal senso. Nel 2022 è stato risuscitato il Consiglio di Associazione UE-Israele, un forum di dialogo di alto livello, dopo essere stato messo in naftalina per un decennio.

Né la rabbia di Borrell dovrebbe nascondere il modo in cui la burocrazia di Bruxelles ha continuato a fare affari con Israele mentre massacra persone a Gaza e in Libano.

Il mese scorso l’UE ha annunciato che avrebbe dato un marchio di missione” a Eilat, una città in Israele. Il marchio – che dovrebbe aiutare le autorità locali ad avere un maggiore accesso ai finanziamenti – premia i piani volti a raggiungere la “neutralità climatica”.

Elogiare un’istituzione israeliana per la “neutralità climatica” è uno scherzo di cattivo gusto considerando che la guerra contro Gaza è stata un disastro ambientale. Secondo una stima la quantità di carbonio rilasciata durante i primi 120 giorni ha superato quella che 26 paesi poco inquinanti emetterebbero in un anno intero.

Grossolana incoerenza

Un altro esempio di grossolana incoerenza può essere il modo in cui l’UE ha recentemente approvato una sovvenzione per la ricerca scientifica per un progetto sulla pancreatite gestito dall’Università Ebraica di Gerusalemme.

La sovvenzione è stata firmata il 21 ottobre, solo pochi giorni dopo che Israele ha attaccato due dei tre ospedali ancora funzionanti (anche se a malapena) nel nord di Gaza.

Perché l’UE è pronta a sostenere progetti medici israeliani nello stesso momento in cui Israele sta annientando il sistema sanitario palestinese?

Un indizio può essere trovato in un documento informativo interno all’UE che ho ottenuto tramite una richiesta di accesso alle informazioni. Risale al dicembre 2021 e sostiene che la partecipazione di Israele a Horizon Europe, il programma scientifico dell’UE, è preziosa.

“Come UE noi beneficiamo dell’eccellenza, della capacità di innovazione di prim’ordine di Israele nelle nostre aree prioritarie chiave (verde, digitale, salute pubblica), nonché di un sostanziale contributo finanziario”, afferma.

Il contributo finanziario era “molto importante” all’epoca “vista l’incertezza” sul coinvolgimento della Gran Bretagna in Horizon Europe, aggiunge il documento (vedi sotto).

Queste poche frasi sono rivelatrici. I paesi che prendono parte a Horizon Europe da fuori UE pagano per farlo.

Dopo che la Gran Bretagna ha lasciato l’Unione Europea nel 2020 non è più stata coinvolta nelle attività di ricerca dell’UE per alcuni anni.

La Gran Bretagna alla fine è entrata a far parte di Horizon Europe nel gennaio 2024. Durante la sua assenza, alcuni addetti ai lavori di Bruxelles hanno evidentemente visto Israele come sostituto della Gran Bretagna, almeno per quanto riguarda il programma di ricerca, un cardine della spesa dell’UE.

Josep Borrell è il secondo spagnolo a ricoprire la carica di capo della politica estera dell’UE.

Quando il suo connazionale Javier Solana stava per concludere il suo mandato in quel ruolo ha definito Israele “un membro dell’Unione Europea senza esserne membro istituzionale”.

Nell’ottobre 2009 Solana ha definito la cooperazione nella ricerca scientifica con Israele come “molto importante”.

Da allora gli addetti ai lavori dell’UE hanno continuato a sostenere lo stesso argomento.

Per parecchie persone a Bruxelles la relazione con Israele è considerata una specie di matrimonio. Non importa a quale barbarie si riduca Israele, la gerarchia dell’UE non osa pensare a un divorzio.

(traduzione dall’ inglese di Giuseppe Ponsetti)




Borrell dell’Unione Europea: “L’UNRWA non è una organizzazione terroristica”

Redazione di Palestine Chronicle

15 luglio 2024 – Palestine Chronicle

L’agenzia Anadolu riferisce che lunedì il responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha ripetuto il rifiuto di etichettare l‘agenzia ONU per i rifugiati palestinesi come “organizzazione terroristica”.

Borrell ha affermato che “rifiutiamo ogni tentativo di etichettare l’UNRWA come ‘organizzazione terroristica’. Come può un’agenzia delle Nazioni Unite essere considerata una organizzazione terroristica?”

Queste considerazioni sono state fatte durante una conferenza congiunta con il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi a Bruxelles ai margini del quindicesimo incontro del Consiglio d’Associazione tra Unione Europea e la Giordania.

Borrell ha anche affermato che l’Unione Europea, insieme ad altri donatori internazionali, continuerà s supportare e finanziare l’UNRWA.

Borrell ha affermato che “concordiamo sul fatto che è fondamentale preservare l’insostituibile ruolo dell’UNRWA in tutta la regione, includendo sicuramente anche la Giordania.”

Non c’è stato alcun commento israeliano immediato sulla dichiarazione di Borrell.

Verso la fine di maggio il parlamento israeliano, la Knesset, ha votato una mozione preliminare per approvare una legge che designi l’UNRWA come “organizzazione terroristica”.

La legge inoltre impone che venga applicata la legge anti-terrorismo all’agenzia dell’ONU e che vengano interrotte tutte le comunicazioni e le relazioni tra Israele e l’agenzia.

Israele ha fatto azioni di lobby per chiudere l’UNRWA, dato che è l’unica agenzia ONU che ha un mandato specifico per occuparsi dei bisogni fondamentali dei rifugiati palestinesi.

Tel Aviv ha ripetutamente equiparato il personale UNRWA ai membri di Hamas con l’obiettivo di screditarlo, ma senza fornire prove delle accuse.

L’UNRWA è stata fondata da una risoluzione ONU nel 1949 e deve fornire assistenza e protezione ai rifugiati nelle sue cinque aree operative: Giordania, Siria, Libano, Cisgiordania e Striscia di Gaza.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




L’appoggio dell’UE a Israele la rende complice di genocidio

Niamh Ni Bhriain e Mark Akkerman

6 luglio 2024 – Al Jazeera

L’UE continua ad esportare armi verso Israele e finanzia vari enti israeliani

Sono passati 9 mesi dall’inizio della guerra genocida di Israele contro Gaza che ha ucciso più di 38.000 palestinesi, ne ha feriti più di 86.000 e ne ha sfollati più di 1.9 milioni. Nonostante le frequenti condanne a parole, i leader europei hanno fatto ben poco per fermarla. Ancora peggio, molti Paesi europei continuano a sostenere economicamente e militarmente Israele.

Poiché gli Stati Uniti sono considerati il maggior sostenitore della macchina da guerra israeliana, è facile non tenere in considerazione l’appoggio europeo. Tuttavia uno sguardo più attento sulle dimensioni dell’assistenza finanziaria e militare europea a Israele mette a nudo la complicità dell’UE con il continuo genocidio a Gaza e le varie atrocità nella Cisgiordania occupata.

Fornitura di armi utilizzate per il genocidio

L’UE è il secondo maggior fornitore di armi a Israele dopo gli USA. Secondo le cifre della banca dati COARM [Esportazione di armi convenzionali] dell’European External Action Service [Servizio Europeo per le Azioni all’Estero] tra il 2018 e il 2022 gli Stati membri dell’UE hanno venduto a Israele armi per un valore di 1,76 miliardi di euro.

Le armi hanno continuato a passare dai Paesi europei a Israele anche dopo che in gennaio la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso una sentenza provvisoria in base alla quale probabilmente l’esercito israeliano sta commettendo un genocidio. L’UE ha in vigore un sistema per imporre un embargo sulle armi, ma si è rifiutata di applicarlo a Israele, lasciando agli Stati membri la possibilità di mettere in atto lentamente misure sotto la pressione della società civile, con scarsa volontà politica di farlo e molto al di sotto di quanto necessario.

Alcuni Paesi dell’UE, tra cui Italia, Olanda, Spagna e la regione belga della Vallonia, hanno annunciato che avrebbero sospeso il trasferimento di armi a Israele, ma alcune di queste dichiarazioni non sono state seguite da azioni concrete e tempestive, o, quando lo sono state, hanno rappresentato una sospensione temporanea o parziale di vendita di armi, molto meno di un embargo militare contro Israele.

Secondo il SIPRI [Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace, con sede a Stoccolma, ndt.] la Germania è di gran lunga il maggior fornitore europeo, avendo rifornito Israele con il 30% del suo armamento tra il 2019 e il 2023. Lo scorso anno le esportazioni sono salite da 32,3 a 326,5 milioni di euro, e la maggior parte delle licenze è stata concessa dopo il 7 ottobre.

Secondo i dati dell’UE tra il 2018 e il 2022 ci sono stati altri importanti fornitori europei a Israele. Essi includono la Romania, che ha esportato licenze per un valore di 314,9 milioni di euro, l’Italia, con 90,30 milioni di euro, la Repubblica Ceca, con 81,55 milioni di euro, e la Spagna, con 62,9 milioni di euro. L’UE non ha ancora presentato i dati dei trasferimenti nel 2023. Oltre ai rifornimenti diretti a Israele, gli armamenti dell’UE spesso vengono esportati indirettamente in Israele attraverso gli USA.

Benché l’esportazione di armi sia soggetta ad accordi con l’utilizzatore finale, gli USA rifiutano di rispettare questa condizione e i Paesi dell’UE non la mettono in pratica. Ciò rende impossibile tracciare in che misura le armi e componenti di armamenti dell’UE esportati negli USA finiscono successivamente nei sistemi d’arma inviati in Israele.

Ciononostante le esportazioni militari note dell’UE verso Israele possono essere direttamente legate al genocidio a Gaza. I carrarmati israeliani Merkava, che dall’invasione di terra iniziata alla fine di ottobre operano a Gaza, stanno utilizzando componenti per motori fabbricati dall’impresa tedesca MTU (una controllata di Rolls Royce), mentre le corvette Sa’ar, navi da guerra costruite dall’impresa tedesca ThyssenKrupp Marine Systems, sono state in attività nelle acque che circondano la Striscia assediata.

L’impresa britannica BAE Systems, in collaborazione con la tedesca Rheinmetall, produce gli obici semoventi M109, che sono stati utilizzati per bombardare zone densamente abitate di Gaza. Amnesty International ha trovato prove che queste armi di artiglieria hanno utilizzato anche munizioni al fosforo bianco, che possono bruciare la pelle fino all’osso e provocare disfunzioni organiche. In base alle leggi internazionali il loro uso in aree civili è limitato.

I caccia da guerra F-35, prodotti negli USA e utilizzati per i bombardamenti a tappeto contro Gaza, si basano su componenti europei con almeno il 25% di pezzi di ricambio esportati direttamente in Israele dall’Europa. Solo l’Olanda ha imposto limitazioni su di essi in seguito a una denuncia intrapresa da organizzazioni della società civile vinta in appello.

Soldi pubblici europei per le armi israeliane

I Paesi europei non solo esportano armi in Israele mentre c’è un crescente consenso internazionale sul fatto che Israele sta portando avanti un genocidio a Gaza, ma stanno anche spendendo denaro pubblico per appoggiare i produttori di armi che le fabbricano.

Una nuova ricerca del Transnational Institute [gruppo di studio e ricerca olandese, ndt.] e di Stop Wapenhandel [organizzazione olandese contro il commercio e la produzione di armi, ndt.] rivela che il denaro dei contribuenti europei per un importo di 426 milioni di euro sta attualmente finanziando imprese che armano Israele.

L’impresa tedesca Rheinmetall, che invia in Israele proiettili per carrarmati, ha ricevuto oltre 169 milioni di euro, mentre la compagnia finno-norvegese Nammo, il cui lanciarazzi a spalla “anti-bunker” vengono esportati in Israele, ha ricevuto più di 123 milioni di euro. Altri beneficiari includono Leonardo, ThyssenKrupp, Rolls Royce, BAE Systems e Renk.

Il denaro pubblico europeo è anche andato a finanziare progetti di sicurezza e difesa che hanno beneficiato la macchina da guerra israeliana. Dal 2008 sono stati 84 gli enti israeliani a ricevere 69,39 milioni di euro da un totale di 132 progetti per la sicurezza. Nonostante violi sistematicamente da decenni i diritti umani dei palestinesi, il ministero della Sicurezza Pubblica [israeliano] ha partecipato ai principali progetti per la sicurezza finanziati dall’UE.

Inoltre molta della produzione di conoscenza utilizzata nello sviluppo degli strumenti per la guerra digitale israeliana attualmente utilizzati a Gaza è stata probabilmente perfezionata e migliorata in università che beneficiano dei finanziamenti europei per la ricerca.

Dal 7 ottobre l’UE ha concesso 126 milioni di euro per finanziare 130 progetti di ricerca che coinvolgono enti israeliani. Due di questi progetti stanno fornendo un totale di 640.000 euro per l’impresa bellica Israel Aerospace Industries. Negli anni che hanno preceduto il 7 ottobre 2023 alcuni enti israeliani hanno ricevuto 503 milioni di euro in base a Horizon Europe [programma di finanziamento dell’UE per progetti scientifici, ndt.] (2021-2023).

Inoltre per decenni i Paesi dell’UE hanno speso denaro dei contribuenti in armamenti per Israele, supportandone quindi il complesso militare-industriale. Israele è tra i primi 10 esportatori di armi al mondo, con circa il 25% delle sue esportazioni per la difesa che vanno a Paesi europei.

Le aziende israeliane pubblicizzano regolarmente i propri prodotti come “testati sul campo”, una strategia che è legittimata dai Paesi dell’UE quando fanno affari con loro. I droni sono di gran lunga il prodotto di maggior successo e l’agenzia di sicurezza dei confini dell’UE Frontex li noleggia da Elbit e dalle Israel Aerospace Industries (IAI) per voli di sorveglianza sul Mediterraneo.

Dopo il 7 ottobre i Paesi dell’Ue hanno continuato a collaborare con imprese di armamenti israeliane. Mentre c’è stato un tentativo della Francia di escludere le compagnie israeliane dalla fiera delle armi Eurosatory, l’iniziale sentenza a tal fine di un tribunale è stata di fatto ribaltata da una corte di Parigi e alle imprese israeliane è stato concesso di parteciparvi.

Il fatto che denaro pubblico europeo sia destinato a industrie belliche e ad altri enti coinvolti nel massacro israeliano a Gaza significa di fatto che l’UE sta finanziando un genocidio.

Con tutti i suoi discorsi sui diritti umani e lo Stato di diritto l’UE non ha tenuto fede a nessuno dei due in risposta alla guerra genocida di Israele contro Gaza, facendo a pezzi la sua credibilità e legittimità. Non è troppo tardi per invertire parte dei danni imponendo un embargo sulle armi contro Israele e riducendo il flusso di armi statunitensi che transitano attraverso l’Europa verso il regime genocida. Non farlo, soprattutto alla luce della sentenza transitoria della CIG sulla plausibilità del genocidio, renderebbe complici l’UE e i suoi Stati membri.

Le opinioni espresse in questo articolo sono degli autori e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Al Jazeera.

Niamh Ni Bhriain

Coordinatrice del Transnational Institute.

Niamh Ni Bhriain coordina il programma Guerra e Pacificazione del Transnational Institute, che si concentra sullo stato di guerra permanente e sulla resistenza pacifica. Ha conseguito un master in Leggi Internazionali per i Diritti Umani presso l’Irish Centre for Human Rights [Centro Irlandese per i Diritti Umani] all’università statale d’Irlanda di Galway (NUIG). Prima di arrivare al TNI Niamh ha passato alcuni anni in Colombia e Messico lavorando con organizzazioni della società civile e con l’ONU nelle aree di costruzione della pace, giustizia transizionale, protezione dei difensori dei diritti umani e analisi dei conflitti.

Mark Akkerman

Ricercatore presso Stop Wapenhandel.

Mark Akkerman è un ricercatore di Stop Wapenhandel ed è attivamente coinvolto nelle ricerche del Transnational Institute sulla militarizzazione dei confini. Ha anche scritto e fatto campagne su argomenti come l’esportazione di armamenti in Medio Oriente, il settore degli eserciti e della sicurezza privati, il greenwashing del mercato delle armi e la militarizzazione della risposta al cambiamento climatico.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Israele demolisce la scuola elementare palestinese di un villaggio cisgiordano vicino a Betlemme

Hagar Shezaf

8 maggio 2023 Haaretz

L’Unione Europea e il Ministero degli Esteri tedesco condannano la demolizione fatta da Israele di una scuola in Cisgiordania frequentata da decine di alunni palestinesi

Domenica l’amministrazione civile israeliana in Cisgiordania ha demolito una scuola elementare palestinese vicino a Betlemme, frequentata da molti studenti, a seguito della sentenza del tribunale distrettuale su una petizione presentata dalla ONG di destra Regavim [ONG israeliana pro-coloni ndt.], co-fondata dal Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.

La scuola, situata nel villaggio beduino di Jubbet ad-Dib, è stata costruita sei anni fa e accoglieva studenti sia di Jubbet ad-Dib che di Beit Ta’mir. Prima che fosse costruita i bambini della zona dovevano percorrere ogni giorno circa tre chilometri per raggiungere la scuola più vicina. Dopo la demolizione, gli abitanti hanno allestito una tenda nello stesso punto dove programmano di tenere le lezioni.

L’UE, che ha contribuito a finanziare la costruzione della scuola, ha condannato la demolizione definendola una violazione del diritto dei bambini all’istruzione e dicendo di “aver seguito da vicino questo caso e chiesto alle autorità israeliane di non eseguire la demolizione”.

La dichiarazione ha sottolineato inoltre che tali demolizioni sono “illegali ai sensi del diritto internazionale, e il diritto dei bambini all’istruzione deve essere rispettato. L’UE invita Israele a fermare tutte le demolizioni e gli sgomberi, che non faranno che aumentare le sofferenze della popolazione palestinese e rischiano di infiammare le tensioni nel territorio.”

Anche il portavoce del Ministero degli Esteri tedesco ha condannato la demolizione, affermando che la distruzione della scuola “mina” il processo di pace e “sarà discussa con le autorità israeliane”.

Poiché la scuola è stata costruita senza un permesso formale da parte di Israele, il tribunale aveva ordinato l’interruzione dei lavori durante la sua costruzione. Il tentativo di ricevere retroattivamente un permesso per la scuola è stato successivamente respinto. L’avvocato Haytham Khatib della Society of St. Yves, un gruppo cattolico per i diritti umani, ha presentato una petizione contro il rifiuto, ma Regavim ha insistito per la demolizione della scuola.

Il tribunale alla fine si è pronunciato a favore di Regavim, basando la sua decisione su un parere ufficiale emesso nel 2018 in cui si affermava che la scuola aveva problemi di sicurezza e poteva crollare in caso di terremoto.

“Ci dicono che la scuola non è sicura per i bambini, ma non ci permettono di fare nulla. [Non possiamo] ripararla o intervenire su di essa”, dice Halin Musa Sabah, residente a Beit Ta’mir, uno dei proprietari del sito in cui è stata costruita la scuola e zio di uno degli studenti. Secondo Sabah, la scuola “è stata costruita in modo che i nostri figli possano ricevere un’istruzione, che è un diritto di ogni bambino”.

L’attivista Hassan Brijia, membro del comitato contro la barriera di separazione israeliana e gli insediamenti nell’area di Betlemme, afferma che Israele non rilascia permessi di costruzione ai beduini e che la scuola era “essenziale per la vita in questa zona.”

E chiede ” Gli studenti più grandi hanno dieci anni. Rappresentano davvero un tale pericolo per Israele?”.

“L’organizzazione di Bezalel Smotrich [Ministro delle Finanze] ha presentato la petizione contro la scuola e ora Smotrich ne esegue la demolizione”, afferma Brijia – una constatazione con cui Sabah è d’accordo.

“Smotrich ha detto che Huwara deve essere spazzata via e ora ha spazzato via la nostra scuola”, aggiunge Sabah. “Come puoi guardare i bambini che piangono? Come puoi guardare un bambino di sei anni che singhiozza? Come puoi spiegarglielo? Che specie di persona puoi aspettarti cresca in una realtà del genere?”

Dopo che domenica la notizia della demolizione è stata resa pubblica, Regavim ha pubblicato la seguente dichiarazione: “Questo edificio è solo una delle centinaia di scuole illegali costruite in Giudea e Samaria come parte del metodo palestinese di prendere il controllo della terra”.

L’organizzazione ha anche pubblicato un rapporto sull’argomento come elemento della sua guerra in corso contro quelle che dice essere scuole palestinesi illegali nella regione.

Shlomo Ne’eman, capo sia del Consiglio Yesha, organizzazione ombrello che rappresenta gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che del Consiglio regionale di Gush Etzion ha accolto con favore la demolizione, definendola “un altro passo nella nostra continua battaglia per i territori della nostra nazione. Abbiamo ancora molto lavoro da fare”.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)