In seguito alle rivelazioni di +972 Microsoft revoca i servizi cloud all’Unità 8200 di Israele.

Yuval Abraham

25 settembre 2025 – +972Magazine

Il colosso della tecnologia ha bloccato l’accesso dopo che abbiamo rivelato che l’esercito israeliano aveva utilizzato i suoi server per archiviare milioni di intercettazioni telefoniche dei palestinesi.

Secondo quanto riportato dal Guardian Microsoft ha informato il Ministero della Difesa israeliano, in una lettera alla fine della scorsa settimana, di aver revocato l’accesso dell’esercito israeliano alla tecnologia che stava utilizzando per archiviare enormi quantità di informazioni di intelligence sui civili palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.

La decisione fa seguito a un articolo di denuncia pubblicato il mese scorso da +972 Magazine, Local Call e dal Guardian che rivelava come l’Unità 8200, l’agenzia d’élite per la guerra informatica dell’esercito israeliano, stesse archiviando registrazioni intercettate di milioni di chiamate da cellulare di palestinesi sulla piattaforma cloud di Microsoft Azure, creando una delle raccolte di dati di sorveglianza più invasive al mondo su un singolo gruppo di popolazione. Secondo l’indagine congiunta, questi dati sono stati utilizzati negli ultimi due anni per pianificare attacchi aerei letali a Gaza, nonché per arrestare palestinesi in Cisgiordania.

Per quanto ne sappiamo questa è la prima volta che una grande azienda tecnologica statunitense revoca l’accesso dell’esercito israeliano a uno qualsiasi dei suoi prodotti dall’inizio della guerra a Gaza. Microsoft continua tuttavia a collaborare con altre unità militari israeliane che sono suoi clienti di lunga data.

La lettera di Microsoft al Ministero della Difesa israeliano, visionata dal Guardian, afferma che l’azienda ha avviato un’indagine esterna “urgente” a seguito della nostra denuncia e ha riscontrato che l’esercito israeliano ha violato i termini di servizio di Microsoft utilizzando la sua piattaforma cloud per archiviare i dati di sorveglianza. Secondo il Guardian la lettera affermava che, poiché l’azienda ha “trovato prove” a supporto della nostra segnalazione, ha deciso di sospendere i servizi di archiviazione e intelligenza artificiale connessi al progetto in esame. Aggiungeva che Microsoft “non ha come obiettivo quello di facilitare la sorveglianza di massa dei civili”.

Giovedì, riporta il Guardian, il vice amministratore delegato e presidente di Microsoft Brad Smith, ha inviato un’e-mail al personale per informarlo della decisione, spiegando che l’azienda ha “cessato e disattivato una serie di servizi a un’Unità del Ministero della Difesa israeliano”. Ha aggiunto: “Non forniamo tecnologia per facilitare la sorveglianza di massa dei civili. Abbiamo applicato questo principio in ogni paese del mondo e lo abbiamo ribadito ripetutamente per oltre due decenni”.

Questa decisione senza precedenti arriva nel mezzo delle crescenti proteste contro Microsoft e altri giganti della tecnologia i cui servizi Israele ha utilizzato per il suo attacco a Gaza che dura da due anni e in cui i civili hanno costituito la stragrande maggioranza delle vittime. Il mese scorso gli attivisti hanno organizzato una manifestazione fuori dal data center di Microsoft nei Paesi Bassi dopo che la nostra indagine ha rivelato che ospitava 11.500 terabyte di dati militari israeliani, equivalenti a circa 195 milioni di ore di audio.

Secondo il Guardian l’Unità 8200 ha rapidamente trasferito la quantità di dati di sorveglianza dai server Microsoft all’esterno dopo pochi giorni dalla pubblicazione della nostra indagine; secondo le fonti del Guardian l’Unità prevedeva invece di trasferire i dati alla piattaforma cloud di Amazon Web Services, dai cui servizi l’esercito è sempre più dipendente dal 7 ottobre.

Tuttavia molti altri progetti militari israeliani che coinvolgono i servizi Microsoft rimangono inalterati. A gennaio un’indagine condotta da +972, Local Call e dal Guardian, basata su documenti trapelati dal Ministero della Difesa israeliano e dalla filiale israeliana di Microsoft, ha rivelato che il gigante tecnologico “ha una presenza in tutte le principali infrastrutture militari in Israele”, con decine di unità dell’esercito israeliano – tra cui forze aeree, terrestri e navali – che si affidano ai servizi cloud di Microsoft. Inoltre durante il periodo più intenso del bombardamento aereo israeliano su Gaza le vendite di servizi di intelligenza artificiale di Microsoft al Ministero della Difesa israeliano sono aumentate significativamente.

Il progetto di sorveglianza di massa ospitato sui server cloud di Microsoft è nato nel novembre 2021, quando Yossi Sariel, allora comandante dell’Unità 8200, si è recato presso la sede centrale del gigante tecnologico a Seattle per incontrare l’amministratore delegato Satya Nadella. Secondo un documento interno di Microsoft ottenuto dal Guardian che riassume l’incontro, Sariel ha informato alti funzionari dell’azienda di voler archiviare enormi quantità di informazioni di intelligence – fino al 70% dei dati dell’Unità, incluso materiale altamente riservato – sui server di Azure.

Un funzionario dell’intelligence ha dichiarato a +972, Local Call e al Guardian che, prima della partnership con Microsoft, l’Unità 8200 disponeva sui suoi server interni solo della capacità di archiviazione necessaria per conservare le registrazioni delle telefonate di decine di migliaia di palestinesi definiti dall’esercito come “sospetti”. Ma grazie alla capacità di archiviazione pressoché illimitata di Azure l’unità ha potuto iniziare a salvare sui suoi server le chiamate intercettate di molti altri palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, consentendo quello che diverse fonti israeliane hanno descritto come l’ambizioso obiettivo del progetto: archiviare “un milione di chiamate all’ora”.

Questa massiccia raccolta di dati di sorveglianza ha permesso all’esercito di ottenere informazioni potenzialmente incriminanti su praticamente qualsiasi palestinese in Cisgiordania, dati che potevano, in pratica, essere utilizzati per ricattare, mettere in detenzione amministrativa o addirittura per giustificare retroattivamente le uccisioni.

Non tutti nell’Unità avevano visto con favore la decisione di Sariel di trasferire le informazioni riservate dell’esercito sui server Microsoft all’estero sia a causa dei costi che della delicatezza del materiale. Ma Sariel aveva insistito, esprimendo chiaramente il suo entusiasmo per il potenziale del progetto.

La nostra indagine ha anche rilevato che la dirigenza di Microsoft considerava il consolidamento dei legami con l’Unità 8200 un’opportunità commerciale redditizia. Nell’incontro del 2021 a Seattle Nadella aveva affermato che la partnership con l’Unità 8200 era “fondamentale” per Microsoft, mentre documenti interni descrivevano il progetto congiunto come “un punto di forza per il marchio”.

Ma di fronte alla crescente indignazione interna e pubblica contro l’azienda – e al crescente numero di organizzazioni per i diritti umani che hanno stabilito che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza – i calcoli di Microsoft potrebbero essere cambiati.

Inizialmente l’azienda ha annunciato a maggio, in seguito alla nostra indagine di gennaio, che una revisione interna non aveva trovato prove che l’esercito israeliano stesse utilizzando la sua tecnologia per danneggiare i palestinesi. Tuttavia l’indagine esterna avviata in risposta alla nostra ultima indagine, supervisionata dagli avvocati dello studio legale statunitense Covington & Burling, ha portato l’azienda a bloccare l’accesso dell’Unità 8200 ad alcuni dei suoi servizi di cloud storage e di intelligenza artificiale.

Secondo il Guardian l’email di Smith al personale sottolinea che la nostra denuncia ha portato alla luce “informazioni a cui [Microsoft] non poteva accedere alla luce dei nostri impegni in materia di privacy dei clienti”. Ha aggiunto: “La nostra verifica è in corso”.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Da un database dell’esercito israeliano emerge che almeno l’83% delle vittime di Gaza sarebbero civili.

Yuval Abraham

21 agosto 2025 – +972 Magazine

Un’indagine congiunta rivela che dati di intelligence classificati di maggio rivelano che Israele ritiene di aver ucciso nei suoi attacchi a Gaza circa 8.900 militanti, indicando una percentuale di massacri di civili con pochi riscontri nelle guerre moderne.

Un’indagine di +972 Magazine, Local Call e The Guardian rileva che sulla base di dati provenienti da un database interno dell’intelligence israeliana almeno l’83% dei palestinesi uccisi nell’aggressione israeliana a Gaza sarebbe costituito da civili.

I dati ottenuti dal database classificato che registra le morti di militanti di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese (PIJ) contraddicono ampiamente le dichiarazioni pubbliche dell’esercito e dei funzionari governativi israeliani durante la guerra, che hanno generalmente sostenuto un rapporto di 1:1 o 2:1 tra vittime civili e combattenti. Al contrario, i dati classificati corroborano i risultati di diversi studi che suggeriscono che i bombardamenti israeliani su Gaza abbiano ucciso civili a un ritmo con poche analogie nelle guerre moderne.

L’esercito israeliano ha confermato l’esistenza del database, gestito dalla Direzione dell’Intelligence Militare (nota con l’acronimo ebraico “Aman”). Diverse fonti di intelligence a conoscenza del database hanno affermato che l’esercito lo considera l’unico conteggio affidabile dei militanti uccisi. Come ha detto uno di loro: “Non c’è altro posto dove controllare”.

Il database include un elenco di 47.653 nomi di palestinesi di Gaza che Aman ritiene attivi nei ranghi militari di Hamas e PIJ; secondo le fonti, l’elenco si basa su documenti interni delle organizzazioni acquisiti dall’esercito (che +972, Local Call e The Guardian non sono stati in grado di verificare). Il database indica 34.973 di questi nomi come membri di Hamas e 12.702 come membri della Jihad Islamica (pochi militanti sono catalogati come facenti parte di entrambe le organizzazioni, ma questi vengono conteggiati solo una volta nel totale complessivo).

Secondo i dati, ottenuti a maggio di quest’anno, l’esercito israeliano riteneva di aver ucciso dal 7 ottobre circa 8.900 militanti, di cui 7.330 morti considerati certi e 1.570 registrati come “probabilmente morti”. La grande maggioranza di loro erano di basso rango, mentre lesercito sospettava di aver ucciso tra 100 e 300 alti esponenti di Hamas su un totale di 750 nominativi presenti nel database.”

Una fonte a conoscenza del database ha spiegato che nell’elenco al nome di ogni combattente che l’esercito è sicuro di aver ucciso è allegato uno specifico documento dell’intelligence che giustifica tale designazione. +972, Local Call e The Guardian hanno ottenuto i dati numerici dal database senza i nomi o ulteriori rapporti dell’intelligence.

Il bilancio complessivo delle vittime pubblicato quotidianamente dal Ministero della Salute di Gaza (che, come rivelato da Local Call l’anno scorso, è considerato affidabile persino dall’esercito israeliano) non distingue tra civili e militanti. Tuttavia, confrontando i dati sulle vittime tra i militanti ottenuti dal database interno dell’esercito israeliano a maggio con il bilancio totale delle vittime del Ministero della Salute, è possibile calcolare un rapporto approssimativo delle vittime civili causate dalla guerra fino a tre mesi fa, quando il bilancio delle vittime era di 53.000.

Supponendo che tutte le morti, certe e probabili, tra i militanti fossero conteggiate nel bilancio delle vittime, ciò significherebbe che oltre l’83% dei morti a Gaza erano civili. Se si escludessero le morti probabili e si considerassero solo quelle certe, la percentuale di morti civili salirebbe a oltre l’86%.

Fonti di intelligence hanno spiegato che il numero totale di militanti uccisi è probabilmente superiore a quello registrato nel database interno, poiché non include i combattenti di Hamas o della Jihad islamica (PIJ) uccisi ma non identificabili per nome, i cittadini di Gaza che hanno preso parte ai combattimenti ma non erano ufficialmente membri di Hamas o della Jihad islamica (PIJ), né figure politiche di Hamas come sindaci e ministri del governo, che Israele considera anch’essi obiettivi legittimi (in violazione del diritto internazionale).

Tuttavia, ciò non significa necessariamente che il tasso di vittime civili sia inferiore a quello calcolato sopra; anzi, potrebbe essere persino più alto. Studi recenti hanno suggerito che il bilancio delle vittime del Ministero della Salute che attualmente si aggira intorno alle 62.000 sia probabilmente una significativa sottostima del numero totale di vittime dell’attacco israeliano, forse di diverse decine di migliaia.

Falsificare le cifre

Fin dall’inizio della guerra, i funzionari israeliani hanno cercato di respingere le accuse di uccisioni indiscriminate a Gaza, mentre il bilancio delle vittime palestinesi aumentava rapidamente. Nel dicembre 2023, con il totale delle vittime già a quota 16.000, il portavoce internazionale dell’esercito israeliano, Jonathan Conricus, dichiarò alla CNN che Israele aveva ucciso due civili per ogni militante, un rapporto che descrisse come “estremamente positivo”. Nel maggio 2024, quando il bilancio delle vittime aveva raggiunto 35.000, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu affermò che il rapporto era in realtà più vicino a 1:1, un’affermazione che ripeté nel settembre dello stesso anno.

Il numero specifico di militanti che Israele afferma di aver ucciso dal 7 ottobre ha oscillato apparentemente senza alcuna logica. Nel novembre 2023, un alto funzionario della sicurezza suggerì sul sito di notizie israeliano Ynet che Israele avesse già ucciso oltre 10.000 militanti. In una valutazione militare ufficiale presentata al governo il mese successivo questo numero scese a 7.860.

Le misteriose oscillazioni nel numero delle vittime tra i militanti continuarono fino al 2024. Nel febbraio di quell’anno, il portavoce delle IDF affermò che Israele aveva ucciso 13.000 combattenti di Hamas, ma una settimana dopo l’esercito riportò una cifra inferiore, pari a 12.000. Nell’agosto 2024 l’esercito dichiarò di aver ucciso 17.000 militanti di Hamas e PIJ, un numero che si ridusse nuovamente due mesi dopo a 14.000 uccisi “con alta probabilità“. Nel novembre 2024 Netanyahu affermò che il numero era “vicino a 20.000”.

Nel suo discorso di congedo, a gennaio di quest’anno, il Capo di Stato Maggiore uscente Herzi Halevi ha ribadito che dal 7 ottobre a Gaza Israele avrebbe ucciso 20.000 militanti. E a giugno il Centro di studi strategici Begin-Sadat dell’Università di Bar-Ilan, un istituto di destra, ha citato fonti militari che affermavano che il numero di vittime tra i militanti a Gaza ammontasse a 23.000.

Fonti di intelligence hanno riferito a +972, Local Call e The Guardian che alcune di queste affermazioni probabilmente derivavano da un database obsoleto e impreciso gestito dal Comando Sud dell’esercito, che alla fine dell’anno scorso stimava, senza un elenco di nomi, che fossero stati uccisi circa 17.000 militanti. “Questi numeri sono fandonie del Comando Sud”, ha affermato una fonte di intelligence.

I resoconti esagerati del Comando Sud si basavano probabilmente su dichiarazioni di comandanti sul campo i cui subordinati solevano segnalare erroneamente le vittime civili come militanti.

Ad esempio, +972 e Local Call hanno recentemente rivelato un caso in cui un battaglione di stanza a Rafah ha ucciso circa 100 palestinesi, registrandoli tutti come “terroristi”; eppure un ufficiale del battaglione ha testimoniato che in tutti i casi, tranne due, le vittime erano disarmate. Un’inchiesta di Haaretz dell’anno scorso ha rilevato in modo analogo che solo 10 dei 200 “terroristi” uccisi dalla 252ª Divisione nel Corridoio di Netzarim, secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’IDF, potevano essere considerati agenti di Hamas.

Nell’aprile 2024 il quotidiano di destra Israel Hayom ha riferito che diversi membri della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset avevano messo in dubbio l’affidabilità delle cifre relative alle vittime tra i militanti presentate loro dall’esercito. Dopo aver esaminato i dati forniti dall’esercito, i membri della commissione hanno scoperto che la cifra reale era molto inferiore e che l’esercito aveva gonfiato il numero di vittime tra i militanti “per creare un rapporto di 2:1” tra uccisioni di civili e di militanti.

“Stiamo segnalando l’uccisione di molti militanti di Hamas, ma credo che la maggior parte delle persone che segnaliamo come morte non siano realmente militanti di Hamas”, ha dichiarato a +972, Local Call e The Guardian una fonte dell’intelligence che ha accompagnato le forze sul campo. “Le persone vengono promosse al rango di terrorista dopo la loro morte. Se avessi dato retta alla brigata sarei giunto alla conclusione che avevamo ucciso il 200% dei militanti di Hamas nella zona”.

Una fonte ufficiale della sicurezza ha confermato che prima che il database dell’intelligence fosse in uso le cifre fornite dall’esercito riguardo alle vittime tra i militanti, come il numero di 17.000, erano solo una “stima” basata in gran parte sulle testimonianze degli ufficiali. “Il metodo di conteggio è cambiato”, ha detto la fonte. “All’inizio della guerra, [ci basavamo] sui comandanti che dicevano ‘Ho ucciso cinque terroristi'”.

Il database dell’intelligence, al contrario, si basa su un’analisi persona per persona e fornisce le uniche cifre sulle quali l’esercito può “fare affidamento” con un alto grado di certezza, ha spiegato la fonte, anche supponendo che i dati possano essere sottostimati. La fonte ha aggiunto che i numeri dichiarati pubblicamente dai leader politici non sono coordinati con i dati di intelligence disponibili.

L’analista palestinese Muhammad Shehada ha dichiarato a +972, Local Call e The Guardian che i numeri nel database dell’intelligence corrispondono strettamente a quelli a lui trasmessi da funzionari di Hamas e della Jihad islamica palestinese: questi nel dicembre 2024 stimavano che Israele avesse ucciso circa 6.500 dei loro membri, compresi quelli dell’ala politica.

“Mentono continuamente”

Poco dopo il 7 ottobre Yossi Sariel, allora comandante della squadra d’élite di intelligence dell’esercito, l’Unità 8200, iniziò a condividere un aggiornamento quotidiano con i suoi subordinati che mostrava il numero di combattenti di Hamas e della Jihad islamica (PIJ) uccisi a Gaza. Il grafico, secondo tre fonti che lo conoscevano, era chiamato “war dashboard” [pannello di controllo di guerra, ndt.] e veniva presentato da Sariel come misura del successo dell’esercito.

“Insisteva molto su ‘dati, dati, dati'”, ha spiegato uno dei subordinati di Sariel. “[C’era] la necessità di misurare tutto in termini quantitativi. Per dimostrare l’efficienza. Per cercare di rendere tutto più intelligente e tecnologico”. Un’altra fonte ha affermato che era come “una partita di calcio, con gli ufficiali seduti a guardare i numeri salire sul pannello di controllo”. (Yossi Sariel ha rifiutato la nostra richiesta di commento, rimandandoci al portavoce delle IDF).

Il Maggior Generale (in congedo) Itzhak Brik, che ha prestato servizio per molti anni come comandante dell’esercito israeliano e in seguito come Difensore Civico per i Reclami dei Soldati, ha spiegato come questa prospettiva abbia alimentato una cultura della menzogna. “Hanno creato un sistema [in base al quale] più si uccideva, più si otteneva successo, e di conseguenza hanno mentito sul numero di persone uccise”, ha affermato, descrivendo i numeri presentati dal portavoce delle IDF come “uno dei bluff più gravi” nella storia di Israele.

“Mentono continuamente, sia a livello militare che politico”, ha aggiunto Brik. “Per ogni raid il portavoce dell’IDF annunciava: ‘Centinaia di terroristi sono stati uccisi'”, ha continuato. “È vero che centinaia di persone sono state uccise, ma non erano terroristi. Non c’è assolutamente alcuna connessione tra i numeri che annunciano e ciò che sta realmente accadendo”.

Ha aggiunto che nel parlare con i soldati il ​​cui compito era esaminare e identificare i corpi delle persone uccise dall’esercito a Gaza, gli è stato riferito: “Tutti quelli che l’esercito afferma di aver ucciso, per la maggior parte sono [civili]. Punto”.

Sia Hamas che la Jihad islamica palestinese sono state gravemente indebolite dall’offensiva israeliana degli ultimi due anni, che ha ucciso la maggior parte dei vertici delle organizzazioni e danneggiato significativamente le loro infrastrutture militari. Tuttavia, i dati ottenuti dal database dell’intelligence mostrano che Israele ha ucciso solo un quinto di coloro che considera militanti. Stime dell’intelligence americana suggeriscono che Hamas abbia reclutato 15.000 militanti durante la guerra, il doppio di quelli uccisi da Israele.

Ma la diffusa retorica genocida della leadership e degli alti comandi militari israeliani fin dall’inizio della guerra suggerisce l’intenzione di colpire tutti i palestinesi di Gaza, non solo i militanti. La mattina del 7 ottobre, l’allora capo di stato maggiore Herzi Halevi disse alla moglie: “Gaza sarà distrutta”, ha rivelato lei in un recente podcast. E in una registrazione trapelata negli ultimi mesi, trasmessa la scorsa settimana sul Canale 12 israeliano, l’allora direttore di Aman, Aharon Haliva, affermò che “50 palestinesi devono morire” per ogni israeliano ucciso il 7 ottobre, aggiungendo: “e non importa se sono bambini”.

Il diritto internazionale non stabilisce cosa costituisca un rapporto “accettabile” tra le vittime civili, ma piuttosto esamina ogni attacco secondo il principio di “proporzionalità“. A questo proposito, già nel novembre 2023 +972 e Local Call avevano rivelato che dopo il 7 ottobre l’esercito israeliano aveva allentato significativamente le restrizioni sulle vittime civili, autorizzando l’uccisione di oltre 100 civili palestinesi nel caso si tentasse di assassinare un alto comandante di Hamas, e fino a 20 per i suoi subalterni.

Il risultato di questa politica dell’eliminazione fisica e del rafforzamento della cultura della vendetta seguite al 7 ottobre è un tasso di vittime civili a Gaza estremamente elevato per una guerra moderna, affermano gli esperti, anche rispetto a conflitti noti per le uccisioni indiscriminate come le guerre civili siriane e sudanesi.

“Questa percentuale di civili tra le vittime sarebbe insolitamente alta, soprattutto perché si protrae da così tanto tempo”, ha affermato Therese Pettersson dell’Uppsala Conflict Data Programme [Programma statistico sui conflitti di Uppsala, ndt.] (UCDP), che raccoglie dati sulle vittime civili in tutto il mondo. Ha aggiunto che è possibile riscontrare tassi simili tra vittime civili quando si individua una particolare città o battaglia all’interno di un conflitto più ampio, ma “molto raramente” quando si considera una guerra nel suo complesso.

Nei conflitti internazionali monitorati dall’UCDP dal 1989 i civili hanno rappresentato una percentuale maggiore di vittime solo nei genocidi di Srebrenica (1992-95) e Ruanda (1994) e durante l’assedio di tre mesi di Mariupol da parte della Russia (2022), ha affermato Pettersson.

Solo quando ci sarà un cessate il fuoco sarà possibile calcolare con precisione il numero di vittime civili e militanti a Gaza. Ma i dati dell’intelligence indicano che il tasso di vittime civili è di gran lunga superiore alle cifre che Israele ha presentato al mondo negli ultimi due anni.

+972 e Local Call hanno inizialmente contattato il portavoce delle IDF per un commento alla fine di luglio, ricevendo una dichiarazione che non contestava le nostre conclusioni: “Durante tutta la guerra sono state condotte valutazioni di intelligence complete sul numero di terroristi eliminati nella Striscia di Gaza. Il conteggio è un processo di intelligence complesso che si basa sulla situazione delle forze sul campo e sulle informazioni dell’intelligence, incrociando un’ampia gamma di fonti di intelligence”.

Tre settimane dopo, in seguito alla richiesta di commento del Guardian sugli stessi dati, l’esercito ha dichiarato di voler “riformulare” la sua risposta e ha respinto le nostre conclusioni senza ulteriori spiegazioni: “Le cifre presentate nell’articolo sono errate e non riflettono i dati disponibili nei sistemi delle IDF. Durante tutta la guerra vengono condotte continue valutazioni di intelligence sul numero di terroristi eliminati nella Striscia di Gaza, basate su metodologie BDA [valutazioni dei danni da bombardamento] e su verifiche incrociate di varie fonti… [inclusi] documenti provenienti da organizzazioni terroristiche nella Striscia”.

Al momento nessun portavoce ha risposto alla domanda sul perché l’esercito abbia fornito risposte diverse a domande su un singolo set di dati.

Ha contribuito all’articolo Emma Graham-Harrison di The Guardian.

Yuval Abraham è un giornalista e regista che vive a Gerusalemme.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Rapporto: nuove prove rivelano che l’esercito israeliano aveva una conoscenza dettagliata del piano di Hamas per attaccare il territorio di Israele

Rachel Fink

18 giugno 2024-Haaretz

Un documento dell’esercito israeliano mai visto prima fa emergere nuovi sorprendenti dettagli sui piani operativi di Hamas per invadere Israele. Il rapporto delinea l’ordine di Hamas di prendere in ostaggio tra i 200 e i 250 israeliani.

Un documento recentemente emerso rivela che l’esercito e l’intelligence israeliani avevano una conoscenza dettagliata del piano di Hamas di attaccare il territorio di Israele; anche riguardo al numero di ostaggi da catturare e ad istruzioni specifiche per il loro trattamento durante la prigionia.

Secondo un servizio trasmesso lunedì sera dall’emittente pubblica israeliana Kan, il documento, basato sulle informazioni dell’Unità 8200 dell’intelligence militare, ha cominciato a circolare il 19 settembre, meno di tre settimane prima del massacro del 7 ottobre.

Le fonti anonime che hanno fornito a Kan il documento affermano anche che il suo contenuto è stato portato all’attenzione di almeno alcuni alti ufficiali dell’intelligence ma apparentemente ignorato. Il documento evidenzia fino a che punto la Divisione Gaza dell’esercito israeliano fosse a conoscenza di un potenziale attacco alle comunità del confine meridionale di Israele.

Il documento, intitolato “Addestramento dettagliato su raid end-to-end”, rivela dettagli sorprendenti e inizia con la descrizione di una serie di esercitazioni condotte dalle unità d’élite Nukhba di Hamas nelle settimane precedenti la sua pubblicazione. Nel documento si legge: “Alle 11 del mattino, dopo la preghiera ed il pranzo, sono state osservate diverse unità convergere per le sessioni di addestramento”.

“Alle 12:00 sono state distribuite attrezzature e armi ai terroristi, quindi ha avuto luogo un’esercitazione dei comandi delle unità. Alle 14:00 è iniziato il raid.” Secondo il documento alle unità Nukhba è stato dato un ordine evidenziato nel documento: ispezionare l’area durante l’incursione e non lasciare documenti dietro.

Kan ha anche riferito che i commando di Hamas si esercitavano a infiltrarsi in un finto avamposto dell’esercito israeliano, simulando basi sul confine di Gaza. L’esercitazione è stata effettuata da quattro unità del gruppo terroristico e a ciascuna era stato assegnato un diverso avamposto.

Gli obiettivi del raid descritti nel documento, che includono le strutture di comando e controllo dell’esercito, le sinagoghe della base, i quartier generali a livello di battaglione, il quartier generale delle comunicazioni e gli alloggi dei soldati, rispecchiano fedelmente i luoghi colpiti dalle forze di Hamas nelle prime ore del mattino del 7 ottobre.

Una delle sezioni più scioccanti del rapporto dell’esercito riguarda le istruzioni relative alla presa di ostaggi, il cui numero è stimato tra 200 e 250, un numero sorprendentemente vicino ai 251 uomini, donne e bambini effettivamente presi prigionieri da Hamas.

Secondo il rapporto dell’intelligence ai terroristi di Hamas è stato detto di perquisire gli israeliani rapiti per sequestrare i telefoni, poiché agli ostaggi era vietato informare le loro famiglie della loro condizione ed è stato ordinato loro di spostare gli ostaggi in un luogo diverso se fosse diventato evidente che Israele aveva scoperto dove venivano tenuti prigionieri. È stato anche detto loro di minacciare di uccidere gli ostaggi come mezzo per scoraggiare i tentativi di fuga.

Sebbene il documento contenga dettagli mai visti prima, è solo uno di una lunga lista di rapporti che indicano fino a che punto gli alti ufficiali israeliani fossero stati avvertiti dei piani di Hamas di attaccare Israele.

Nel luglio 2023 un sottufficiale dell’intelligence militare ha avvertito i suoi comandanti che Hamas intendeva compiere un massacro nelle comunità di confine di Gaza.

Il sottufficiale ha scritto tre rapporti nei sei mesi precedenti l’attacco del 7 ottobre in cui avvertiva che Hamas aveva completato una serie di esercitazioni simulando un raid contro i kibbutz e gli avamposti dell’esercito sul lato israeliano del confine.

A ciò si aggiungono le soldatesse destinate a compiti di osservazione che, per quasi un anno prima del 7 ottobre, hanno segnalato ai loro superiori attività sospette riguardanti i preparativi di Hamas vicino alla recinzione di confine, tra cui l’attività di droni, i tentativi di mettere fuori uso le telecamere di sicurezza, l’uso estensivo di furgoni e motociclette e persino prove per il bombardamento dei carri armati.

Molte delle osservatrici sopravvissute hanno affermato che i loro ripetuti avvertimenti sono caduti nel vuoto presso i loro ufficiali in comando.

Come riportato da Kan, l’esercito israeliano ha annunciato all’inizio di questo mese che all’inizio di luglio inizierà a esaminare i suoi fallimenti nel periodo precedente al 7 ottobre. Secondo la leadership dell’esercito le indagini si concentreranno sulle unità militari ritenute coinvolte nell’aver ignorato i preparativi di Hamas e sottovalutato la capacità del gruppo di sferrare un attacco su larga scala, con particolare attenzione a manovre alla frontiera che risalgono al 2018. Una manciata di ufficiali di alto rango ha già annunciato l’intenzione di dimettersi una volta finita la guerra.

Mentre molti cittadini e parlamentari israeliani hanno chiesto ulteriori indagini sulla gestione politica che ha contribuito al 7 ottobre, il primo ministro Benjamin Netanyahu e i membri della sua coalizione hanno insistito affinché tali indagini aspettassero fino alla fine della guerra a Gaza.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)