L’Occidente deve agire per salvare il dottor Hussam Abu Safiya prima che sia ucciso da Israele

James Smith

6 giugno 2026 Middle East Eye

Il dottor Abu Safiya deve essere rilasciato immediatamente. Lo stesso vale per tutti i detenuti palestinesi, compresi gli altri 82 operatori sanitari ancora nelle carceri israeliane.

Dopo due anni c’è il rischio imminente che venga ucciso nella famigerata prigione israeliana di Nitzan, dopo essere stato tenuto prigioniero per oltre 550 giorni.

Quel giorno di maggio 2024 l’equipaggio della nostra ambulanza si unì a un piccolo convoglio delle Nazioni Unite in viaggio verso il nord di Gaza. Ci era stato concesso un breve spiraglio per portare un’équipe medica norvegese all’ospedale Al Awda e poi trasferire dei pazienti di Kamal Adwan al sud di Gaza, dove avrebbero dovuto attendere l’evacuazione.

Ad Al Awda vedemmo i segni dei ripetuti attacchi israeliani all’ospedale. Le pareti erano crivellate di fori di proiettili di grosso calibro. Tra il terzo e il quarto piano c’era una enorme cavità spalancata dall’attacco israeliano all’ospedale nel novembre 2023, che aveva ucciso tre medici e l’accompagnatore di un paziente.

Raggiungemmo l’ospedale Kamal Adwan ben dopo mezzogiorno. I soldati israeliani ci avevano fermati al posto di blocco di Netzarim per quasi tre ore, il che significava che avevamo pochissimo tempo per identificare e trasferire in sicurezza i pazienti della nostra lista.

Venimmo accolti dal dottor Abu Safiya nel suo ufficio. Erano presenti anche rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e di Medici Senza Frontiere (MSF), e fummo invitati a sederci mentre lui e i suoi colleghi ci spiegavano le numerose sfide che affrontavano come ospedale più a nord di Gaza.

Il ronzio assordante dei droni israeliani era incessante. Nonostante la costante minaccia di attacchi e la precaria scarsità di cibo, ci vennero offerti acqua e biscotti secondo la tradizione dell’ospitalità palestinese.

Maltrattamenti sfrontati

Il dottor Abu Safiya ci fece fare un giro dell’ospedale. I cortili e le scale erano affollati e i reparti pieni.

Fummo portati nel reparto di pediatria per vedere i bambini affidati alle sue cure: decine di bambini in condizioni critiche, alcuni visibilmente malnutriti e altri con urgente bisogno dei farmaci che Israele aveva bloccato impedendo che arrivassero agli ospedali di Gaza.

Quel giorno trasferimmo quattro bambini al sud di Gaza. Tre di loro avevano riportato ferite orribili a causa di un attacco israeliano, mentre il quarto necessitava di evacuazione urgente per un trapianto. Tutti erano stati curati meticolosamente dal dottor Abu Safiya e da infermieri e medici del Kamal Adwan con le poche risorse rimaste.

La volta successiva che vidi il dottor Abu Safiya fu otto mesi dopo, in un video che circolava online: si vedeva il medico camminare verso due veicoli blindati israeliani parcheggiati in una strada adiacente all’ospedale.

Era in piedi, procedeva dritto davanti a sé con indosso il camice bianco. Nelle settimane precedenti la struttura ospedaliera era stata ripetutamente attaccata, presa d’assalto e circondata. Decine di pazienti e membri dello staff erano stati uccisi all’interno dell’ospedale, e molti altri nelle immediate vicinanze.

Poi il dottor Abu Safiya fu fatto sparire con la forza. Si sapeva ben poco di dove si trovasse, o se fosse ancora vivo, finché un avvocato di al-Mezan [ONG palestinese in difesa dei diritti umani, ndt.] non riuscì a fargli visita nel febbraio del 2025.

A quel punto era già stato sottoposto a torture: spogliato, picchiato ripetutamente e tenuto in isolamento per lunghi periodi.

Due settimane dopo i media israeliani pubblicarono un video del dottor Abu Safiya, incatenato mani e piedi e circondato da guardie carcerarie israeliane. I loro volti erano ovviamente coperti: le guardie carcerarie e i soldati israeliani sanno che difficilmente saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni, ma nonostante ciò non vogliono correre rischi.

Il dottor Abu Safiya è detenuto da allora senza accusa né condanna, in base all’illegittima legge israeliana sui combattenti illegali, e durante questo periodo è stato sottoposto a torture e maltrattamenti sfrontati.

Violenza sadica

Nessuna prova è mai stata presentata per giustificare la detenzione del dottor Abu Safiya, né alcuna prova potrebbe mai giustificare la violenza sadica inflittagli.

Il suo crimine? Il fatto che abbia insistito a restare con i suoi pazienti. Che, a differenza del personale delle agenzie delle Nazioni Unite e delle ONG internazionali, si sia rifiutato di andarsene, e così facendo non abbia dato alcuna legittimità ai ripetuti tentativi di pulizia etnica da parte di Israele.

Le mani che curano e resistono alla cancellazione salvando vite umane saranno sempre considerate una minaccia per coloro la cui ambizione è il genocidio.

Ed è così che Israele genocida ha trattato il dottor Abu Safiya. Durante l’ultima visita del suo avvocato, il 2 luglio, era stato picchiato così brutalmente da essere quasi irriconoscibile.

Aveva difficoltà a respirare, era debole, sembrava sul punto di perdere conoscenza ed era profondamente angosciato.

“Questa è l’ultima volta che mi vedi… Mi hanno portato qui [nella prigione di Nitzan] per uccidermi”, ha detto il dottor Abu Safiya al suo avvocato.

La sua vita è in grave pericolo. Non c’è dubbio che il rischio sia reale; sei operatori sanitari palestinesi sono già stati uccisi nei centri di detenzione israeliani dall’ottobre 2023.

Dobbiamo agire

Coloro che avevano il potere di agire hanno invece scelto di restare a guardare mentre Israele semina morte e distruzione in tutta la Palestina e in altri paesi della regione.

La detenzione, la tortura e l’uccisione di palestinesi all’interno del sistema carcerario israeliano non sono un’eccezione, né opera di poche guardie carcerarie corrotte; rappresentano una delle conseguenze più nefaste dell’intrinseco bisogno di Israele di disumanizzare e opprimere il popolo palestinese.

Il dottor Hussam Abu Safiya deve essere rilasciato immediatamente. Così come tutti i detenuti palestinesi, compresi gli altri 83 operatori sanitari che ad aprile si trovavano ancora nelle carceri israeliane, 23 dei quali avevano lavorato anche all’ospedale Kamal Adwan.

Il nostro compito non può certo fermarsi qui. Non esiste un colonialismo di insediamento che rispetti i diritti umani, un apartheid dignitoso o un’occupazione umana.

La sopravvivenza di Israele come colonia di insediamento è imperniata sulla continua tortura e detenzione dei palestinesi e perciò non vi può essere alcuna prospettiva di por fine a questa depravazione finché al colonialismo di insediamento sarà permesso di prosperare.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Middle East Eye.

James Smith è docente di Politiche e Pratiche Umanitarie presso l’UCL (University College London) e medico di pronto soccorso con sede a Londra. Ha lavorato a Gaza tra dicembre 2023 e gennaio 2024 e tra aprile e giugno 2024.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Wael Dahdouh di Al Jazeera vince il premio Coraggio di Reporter Senza Frontiere per il suo lavoro a Gaza

Redazione di MEMO

4 dicembre 2024 – Middle East Monitor

Ieri sera in una cerimonia a Washington il direttore della sede di Gaza di Al Jazeera Wael Dahdouh è stato nominato vincitore per il 2024 del premio Coraggio di Reporter Senza Frontiere.

In un messaggio registrato Dahdouh ha affermato che “abbiamo fatto un enorme sacrificio e pagato un prezzo elevato: estrema stanchezza, notti insonni, sangue, sudore, paura, terrore, perdita, sfollamento, per assicurare che tutte le notizie, le immagini e l’informazione proveniente da Gaza durante questa guerra potesse arrivare al resto del mondo.”

In una dichiarazione Medici Senza Frontiere ha affermato che Dahdouh ha vinto il premio Coraggio perché “non ha mai smesso di informare, nonostante le ferite e la morte di suoi familiari a Gaza.” Egli “racchiude in sé resilienza e lotta per una informazione affidabile,” ha aggiunto.

Ogni anno i premi per la libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere onorano il lavoro dei giornalisti e degli organi di stampa che hanno dato significativi contributi alla difesa e alla promozione della liberà di stampa in tutto il mondo.

La giuria della trentaduesima edizione comprendeva importanti giornalisti, sostenitori della libertà di espressione e fotogiornalisti da tutto il mondo ed è stata presieduta dal presidente di Reporter Senza Frontiere, il giornalista francese Pierre Haski.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Le forze israeliane assaltano l’ospedale Kamal Adwan di Gaza dopo giorni di bombardamenti

Redazione di Al Jazeera e agenzie di stampa

12 dicembre 2023 – Al Jazeera

L’ONU afferma che all’interno si trovano decine di pazienti e circa 3.000 sfollati e il Ministero della Sanità di Gaza chiede l’aiuto internazionale.

Varie fonti e il Ministero della Sanità palestinese hanno detto che le forze israeliane hanno assaltato l’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, dopo averlo assediato e bombardato per diversi giorni.

Ashraf al-Qudra, un portavoce del ministero, ha detto che le truppe israeliane martedì hanno radunato uomini e ragazzi nel cortile dell’ospedale a Beit Lahiya, compreso il personale medico.

Temiamo che li arrestino e che arrestino il personale medico o li uccidano”, ha detto, invocando l’intervento internazionale.

Facciamo appello alle Nazioni Unite, all’Organizzazione Mondiale della Sanità e al Comitato Internazionale della Croce Rossa perché agiscano immediatamente per salvare la vita delle persone

Dentro ci sono pazienti, personale medico e migliaia di civili che vi si sono rifugiati dopo essere stati costretti a fuggire dalle loro case.

Nella sua cronaca di martedì dal sud di Gaza Hani Mahmoud di Al Jazeera ha detto che l’assalto avveniva “sotto un intenso fuoco di armi leggere e artiglieria”.

Carri armati hanno sfondato i cancelli e l’intera struttura è sotto un pesante bombardamento”, ha detto. “Vengono usati megafoni per intimare a chiunque abbia più di 15 anni di uscire dall’edificio con le mani in alto.”

Ha aggiunto che le forze israeliane che hanno assaltato la struttura hanno anche chiesto alle guardie di sicurezza a protezione dell’ospedale di consegnare le armi. 

Kamal Adwan è l’unica struttura sanitaria rimasta nella parte nord di Gaza, ha detto il nostro corrispondente.

“Negli ultimi giorni è finito sotto pesanti bombardamenti, attacchi aerei e granate di carri armati che hanno distrutto la gran parte delle sue strutture e tutte le principali strade che vi conducono.”

Ospedale ‘assediato’

L’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite OCHA ha detto che due madri sono state uccise quando il reparto maternità del Kamal Adwan è stato colpito lunedì.

L’ospedale resta assediato dalle truppe e dai carri armati israeliani”, ha detto OCHA, aggiungendo che l’ospedale in quel momento ospitava 65 pazienti, compresi 12 minori in terapia intensiva e sei neonati in incubatrice.

Circa 3.000 sfollati restano intrappolati nella struttura e attendono di essere evacuati in mancanza di acqua, cibo e energia”, ha aggiunto.

La situazione al Kamal Adwan è catastrofica, ha detto a Al Jazeera Leo Cans, capomissione in Palestina di Medici Senza Frontiere (MSF).

Siamo indignati per ciò che sta accadendo”, ha detto, aggiungendo che i medici a Gaza operano in condizioni simili a quelle della prima guerra mondiale.

Operiamo sul pavimento. I bambini arrivano con ferite molto gravi e i chirurghi devono fare diverse operazioni allo stesso tempo ma non ci sono più letti”, ha detto.

Le truppe israeliane precedentemente hanno assalito ed evacuato altre strutture mediche a Gaza, compreso l’ospedale indonesiano e al-Shifa, l’ospedale più grande del territorio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che solo 11 dei 36 ospedali di Gaza restano parzialmente funzionanti e supplica che non vengano danneggiati.

Non possiamo permetterci di perdere strutture sanitarie e ospedali”, ha detto Rik Peeperkorn, rappresentante dell’OMS per i territori palestinesi occupati, in una conferenza stampa ONU in videocollegamento da Gaza. “Speriamo, scongiuriamo che non accada.”

Da quando Israele ha iniziato la guerra contro Gaza il 7 ottobre sono stati uccisi più di 18.000 palestinesi.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)