Un ufficiale riservista afferma che l’esercito israeliano sta affrontando un “decadimento morale”

Redazione di MEMO

7 luglio 2026 – Middle East Monitor

[L’agenzia di notizie turca] Anadolu riferisce che un ufficiale riservista ha affermato che l’esercito israeliano sta affrontando un decadimento morale tra i soldati nel contesto di uno stato elevato di paura, mentre Israele continua la sua guerra contro la Striscia di Gaza.

Io non voglio scrivere riguardo alla difficoltà dei ripetuti turni di servizio militare dei riservisti o del danno che provocano al corpo e all’anima di una persona, anche se questi importanti argomenti dovrebbero essere discussi più spesso,” ha detto l’ufficiale, che non ha voluto rendere pubblico il suo nome, in una lettera pubblicata dal quotidiano Haaretz.

Piuttosto, voglio discutere su valori, un problema che con cui sono purtroppo alle prese dato che testimonio un decadimento morale in corso all’interno dell’esercito. La moralità è l’essenza della nostra natura umana e della nostra connessione con il divino.”

L’ufficiale che si è qualificato come un comandante di una unità di riservisti a Gaza, ha detto che l’esercito sta combattendo “una continua battaglia di una guerra di trincea che non finisce mai.”

L’obiettivo della nostra missione non è più chiara, neanche definita, lasciandoci senza criteri con cui misurare il successo,” ha affermato.

Siccome siamo in una missione difensiva, c’è un grave stato di allarme e paura di un nemico che potrebbe prenderci di sorpresa. Questo stato mentale porta a molti dilemmi morali.”

L’ufficiale israeliano ha affermato che dal 7 ottobre lo stato di allerta ha fatto sì che i soldati sparino ad ogni palestinese che si avvicini a loro.

Qualche volta sparare è giustificata, qualche volta meno. In ogni evento si apre il fuoco perché il singolo soldato sulla linea del fronte si sente minacciato o insicuro,” ha detto.

Il sole cocente, la fatica e l’impressione di inutilità aumentano queste sensazioni anche quando sono prive di fondamento. Anche se è facile giudicarli duramente mentre si sta seduti in un ufficio con aria condizionata presso il quartier generale a Tel Aviv, occorre riconoscere che queste sensazioni esistono.”

L’ufficiale ha ammesso che uccidere così tante persone disarmate sta facendo pagare un prezzo ai soldati. “Ne sto pagando il prezzo su me stesso,” ha detto.

Da ottobre 2023 l’esercito israeliano ha ucciso più di 73.000 persone a Gaza e ne ha ferite altre 173.000 in una guerra letale che ha lasciato un intero territorio in rovina.

Adesso tutto è permesso e abbiamo il grilletto facile, troppo facile,” ha detto l’ufficiale israeliano.

Le regole di ingaggio non restrittive garantiscono che nessun gazawi raggiunga la barriera di confine, ma stanno provocando un crescente costo su di noi, sui nostri valori e sul nostro stato mentale.”

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Netanyahu ammette di non essere riuscito a distruggere il governo civile di Hamas, ma afferma che la ‘migrazione volontaria’ è ancora un’opzione

Redazione di MEMO

1 luglio 2026 – Middle East Monitor

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ammesso che Israele non ha ancora raggiunto il suo obiettivo di porre fine all’amministrazione civile di Hamas nella Striscia di Gaza, ma ha affermato che prima o poi lo farà.

Le sue affermazioni provengono da rapporti che indicano che l’esercito israeliano sta espandendo il suo controllo su Gaza. Netanyahu aveva precedentemente detto che aveva istruito l’esercito per incrementare il controllo fino al 70% del territorio dall’attuale 60%, una azione che viola l’accordo di cessate il fuoco mediato a ottobre 2025 dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.

Parlando riguardo al piano proposto di “migrazione volontaria” per gli abitanti di Gaza, Netanyahu ha affermato che la proposta rimane oggetto di discussione. I mezzi di informazione israeliani hanno riferito che fonti ufficiali hanno deciso di sostituire il termine “migrazione volontaria” con “piano di libertà di movimento” nell’evidente tentativo di rendere la proposta più accettabile sul piano internazionale in seguito alle molte critiche.

Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz aveva detto in precedenza che il “piano di migrazione volontaria da Gaza sarà implementato al momento e nel modo appropriati.”

Organizzazioni per i diritti civili hanno avvertito che la creazione di condizioni di vita che rendono impossibile per i civili rimanere con dignità e facendo loro pressione affinché vogliano lasciare Gaza, “non è un piano per incoraggiare la migrazione volontaria, ma un piano per l’evacuazione e la deportazione forzate.”

Alla domanda riguardo la possibilità di fondare colonie ebraiche nella Striscia di Gaza, Netanyahu ha risposto: “E’ meglio parlare meno e agire saggiamente.”

I suoi commenti arrivano mentre il governo israeliano, sostenuto dai suoi partner di coalizione di estrema destra, continua a promuovere la ricostituzione di colonie a Gaza. Alcuni analisti osservano che l’obiettivo dichiarato di porre fine all’amministrazione civile di Hamas serve come copertura per un più ampio piano israeliano per svuotare il territorio.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




L’ONU sostiene che Israele perpetra il genocidio mirando ai bambini palestinesi

Redazione di Middle East Monitor

23 giugno 2026 Middle East monitor

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato martedì Israele continua a commettere genocidio e altri crimini atroci prendendo deliberatamente di mira i bambini palestinesi.

“Le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi macchiandosi di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e di crimini di guerra in Cisgiordania”, si legge nel rapporto pubblicato dalla Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele.

La Commissione ha affermato di aver concluso lo scorso anno che Israele ha operato un genocidio contro i palestinesi a Gaza, e ha constatato che l’intensità e la sistematicità delle operazioni militari israeliane sono continuate causando morti, feriti e traumi senza precedenti tra i bambini palestinesi.

“Il deliberato attacco ai bambini è uno degli elementi chiave che dimostrano l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane nel distruggere, in tutto o in parte, il popolo palestinese a Gaza”, ha affermato la Commissione.

“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”, ha dichiarato Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione.

“Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti, con il continuo disprezzo da parte di Israele per il cessate il fuoco e per la protezione dovuta ai bambini palestinesi secondo il diritto internazionale”, ha aggiunto.

“Bambini palestinesi sono stati arrestati e sottoposti a torture e altre gravi forme di maltrattamento nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, senza che fossero rilasciate informazioni sulla loro ubicazione”, ha concluso la Commissione.

“Le forze di sicurezza israeliane hanno usato anche violenza sessuale contro i bambini come parte di un processo collettivo di umiliazione e oppressione, radicato in un esteso modello etnico, di genere e intergenerazionale di occupazione e aggressione israeliane”, aggiunge il rapporto.

Il documento afferma che gli attacchi israeliani contro i centri di assistenza neonatale e materna a Gaza hanno danneggiato direttamente la sopravvivenza dei neonati e il futuro riproduttivo dei palestinesi, causando un aumento degli aborti spontanei, delle malformazioni congenite e di vulnerabilità permanenti tra i neonati.

“La fame imposta da Israele attraverso il blocco e l’assedio ha ulteriormente causato la morte di bambini palestinesi e ha gravemente compromesso la salute di molti altri, privandoli di un’alimentazione essenziale e aumentando il rischio di malattie in un contesto di ridotta copertura vaccinale, insicurezza alimentare e servizi sanitari distrutti”, prosegue il rapporto.

“Anche se le bombe e le armi tacessero a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non si riprenderebbero semplicemente da un giorno all’altro”, ha affermato Muralidhar. “La distruzione della loro salute, istruzione e sviluppo è irreversibile”.

“La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi sono inseparabili dal diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”, ha affermato Muralidhar. “Prendendo di mira i bambini, Israele attacca la capacità stessa del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro”.

La Commissione ha dichiarato di aver identificato unità militari israeliane responsabili dell’uccisione e del ferimento di bambini palestinesi e ha formulato raccomandazioni a Israele e agli Stati membri delle Nazioni Unite per garantire che i responsabili vengano incriminati.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza dalla fine del 2025 gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.021 palestinesi e ne hanno feriti altri 3.249, in violazioni quotidiane del cessate il fuoco in vigore.

La guerra genocida di Israele contro Gaza, iniziata nell’ottobre 2023, ha causato la morte di 73.032 persone, il ferimento di oltre 173.300 e la distruzione di circa il 90% delle infrastrutture dell’enclave; le Nazioni Unite stimano che i costi di ricostruzione ammontino a circa 70 miliardi di dollari.

Dall’ottobre 2023 le città e i paesi della Cisgiordania sono stati teatro di raid israeliani quasi quotidiani, con arresti e perquisizioni domiciliari. Secondo i dati ufficiali palestinesi l’intensificarsi degli attacchi da parte dell’esercito israeliano e degli occupanti ha causato la morte di 1.173 palestinesi, il ferimento di 12.666, l’arresto di circa 23.000 persone e lo sfollamento di 33.000.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Un piano finanziario del governo israeliano intende trasformare un sito archeologico palestinese in una struttura per coloni

Redazione di MEMO

23 giugno 2026 – Middle East Monitor

Il parlamentare di estrema destra della Knesset israeliana Zvi Sukkot ha annunciato un nuovo progetto di insediamento che ha per obiettivo il sito archeologico delle Piscine di Fasayel [villaggio palestinese nel governatorato di Gerico, ndt.], nella valle del Giordano occupata, attraverso un piano per ripristinare il sito e trasformarlo nei prossimi mesi in un resort turistico e un’area balneare organizzata.

Il progetto riceverà un finanziamento diretto del governo [israeliano] di tre milioni di shekels [circa 900.000 €] allocati dal ministro delle finanze Bezalel Smotrich.

In dichiarazioni pubblicate sui profili dei suoi social media e su media israeliani, Sukkot ha affermato che il progetto ha l’obiettivo di riqualificare un sito noto in Israele come le Piscine di Erode. Ha dichiarato che l’area ha sofferto per abbandono e vandalismo accusando i palestinesi della regione di “rubare l’acqua” provocando il disseccamento delle antiche piscine.

Sukkot ha anche pubblicato fotografie della sua visita al sito insieme al ministro del patrimonio israeliano Amichai Eliyahu, di estrema destra, annunciando l’avvio di azioni concrete per implementare il progetto.

Osservatori affermano che l’azione fa parte della continua politica israeliana avente per obiettivo prendere il controllo dei siti archeologici palestinesi e cambiarne l’immagine come luoghi di rilevanza ebraica o biblica.

Il progetto accompagna una serie di misure dell’attuale governo israeliano per incrementare il controllo sulla valle del Giordano, usando l’archeologia e il turismo come strumenti per espandere la presenza delle colonie e imporre nuovi fatti sul terreno.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Coloni israeliani distruggono l’unica conduttura d’acqua che alimenta il villaggio di Umm Safa nella Cisgiordania occupata.

Redazione di MEMO

16 giugno 2026 – Middle East Monitor

Lunedì coloni israeliani hanno danneggiato l’unica conduttura d’acqua che rifornisce il villaggio di Umm Safa nella Cisgiordania centrale occupata.

Fonti locali hanno detto all’agenzia [turca] Anadolu che i coloni hanno distrutto la principale e unica conduttura, mentre passavano con un bulldozer sulla terra posseduta da palestinesi e costruivano una strada per la colonia vicino al villaggio, a nord-ovest di Ramallah.

Le fonti hanno affermato che il danno alla conduttura ha provocato l’interruzione totale della fornitura d’acqua al villaggio.

Il villaggio di Umm Safa sta assistendo a un inasprimento degli attacchi dei coloni lanciati dalle colonie circostanti e dagli avamposti in tutte le direzioni, impedendo ai palestinesi l’accesso alle loro terre.

La Cisgiordania occupata ha visto un incremento degli attacchi da parte dei coloni e dell’esercito israeliani contro i terreni agricoli palestinesi, inclusi incendi, deforestazione e azioni per impedire agli agricoltori l’accesso ai loro campi, in particolar modo nelle aree vicine alle colonie e agli avamposti.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Oltre mille professionisti della Sanità chiedono il boicottaggio dell’Associazione Medica Israeliana per il genocidio di Gaza

Redazione MEMO

15 giugno 2026 – Middle East Monitor

Oltre 1.150 professionisti e organizzazioni sanitarie hanno firmato una petizione che chiede il boicottaggio dell’Associazione Medica Israeliana (IMA) accusandola di non aver difeso l’etica medica durante il genocidio perpetrato da Israele a Gaza.

La campagna, guidata dal People’s Health Mment (PHM), da Artsen voor Gaza (Medici per Gaza) e dal Consiglio Consultivo Sanitario di Jewish Voice for Peace, chiede la sospensione dell’IMA dall’Associazione Medica Mondiale (WMA).

Gli attivisti accusano l’IMA di silenzio di fronte alla distruzione del sistema sanitario di Gaza da parte di Israele, all’uccisione e alla detenzione di operatori sanitari palestinesi e alle torture nei centri di detenzione israeliani.

Secondo il PHM la campagna mira a “porre fine alla complicità medica” e a spingere la comunità medica globale ad agire contro quello che definisce il fallimento dell’IMA nel condannare gli attacchi contro le strutture sanitarie di Gaza. Il gruppo afferma che 1.722 operatori sanitari palestinesi sono stati uccisi dall’ottobre 2023, mentre ospedali, ambulanze e cliniche sono stati ripetutamente attaccati o distrutti, paralizzando il sistema sanitario di Gaza.

La rivista The Lancet ha riferito che la campagna chiede che la sospensione dell’IMA venga inserita all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale dell’Associazione Medica Mondiale (WMA) di ottobre. La rivista ha anche osservato di non aver individuato alcuna dichiarazione pubblica in cui l’IMA abbia condannato gli attacchi israeliani contro il sistema sanitario di Gaza, criticato la condotta di Israele nel genocidio, chiesto un cessate il fuoco o reagito ai rapporti delle Nazioni Unite sul genocidio contro i palestinesi.

Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di Città del Capo e membro di People’s Health Movement Sudafrica, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA è stata “collusa con l’indicibile trattamento dei palestinesi durante quest guerra”. Ha accusato l’Associazione di non aver riconosciuto le prove del deliberato attacco mirato contro strutture e operatori sanitari, nonché le condizioni crudeli, disumane e degradanti” a cui sono sottoposti i detenuti palestinesi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani

La PHM afferma che gli operatori sanitari palestinesi sono stati “sistematicamente presi di mira” nell’ambito della distruzione del sistema sanitario palestinese, descrivendo questo fenomeno come centrale nel genocidio di Gaza e nella pulizia etnica nella Cisgiordania occupata. La campagna chiede che le associazioni membri della WMA sollevino formalmente la questione, sostengano misure disciplinari e riconoscano la rappresentanza medica palestinese all’interno della WMA.

In una dichiarazione rilasciata a The Lancet l’IMA ha respinto le accuse definendole “bugie” o “accuse fortemente contestabili presentate come fatti”. Ha sostenuto che le richieste di una sua espulsione confondono le azioni di un governo con quelle di un’associazione medica e ha avvertito che una tale mossa danneggerebbe la collaborazione scientifica e indebolirebbe il dialogo medico internazionale.

Anche la WMA ha dichiarato a The Lancet di apprezzare il dialogo con le 117 associazioni mediche nazionali aderenti e di opporsi all’esclusione di membri a causa delle azioni dei loro governi. Si afferma che il dialogo tra i medici è essenziale durante i conflitti globali e le crisi umanitarie.

Tuttavia gli attivisti sostengono che un dialogo senza assunzione di responsabilità rischia di normalizzare la distruzione del sistema sanitario di Gaza. Derek Summerfield, docente senior onorario di medicina al King’s College di Londra e firmatario della petizione, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA ha “violato ogni regola della WMA”.

(Traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




B’Tselem pubblica un video che mostra un soldato israeliano che spara ad un neonato palestinese in Cisgiordania

Redazione di MEMO

10 giugno 2026 – Middle East Monitor

Un nuovo video pubblicato martedì dal Centro di Informazioni Israeliano per i Diritti Umani B’Tselem mostra un soldato israeliano che spara quattro giorni fa ad un neonato palestinese di sette mesi mentre era tra le braccia di sua madre ad Hebron, nel sud della Cisgiordania.

B’Tselem ha affermato di aver ottenuto il video che mostra i colpi di arma da fuoco di cui è stata oggetto la famiglia Abu Hikal e che hanno ucciso il neonato Sam Abu Hikal e ferito i suoi genitori.

Il video mostra chiaramente che il soldato israeliano ha sparato all’auto che stava per fermarsi, mentre era ancora distante dai soldati e non poneva alcuna minaccia.

Il video mostra anche il padre che tiene il bambino e cerca di fermare l’emorragia alla testa, e la madre, anche lei colpita mentre teneva in braccio il figlio, siede sulla strada vicino all’auto di famiglia.

B’Tselem ha aggiunto che l’incidente è occorso venerdì 5 giugno mentre la famiglia palestinese stava tornando da una visita a parenti a Tel Rumeida, un quartiere di Hebron.

La sparatoria è accaduta dopo che il padre, alla guida dell’auto, ha visto i soldati sulla strada e ha rallentato.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




La Francia vieta ufficialmente la partecipazione israeliana alla fiera della difesa Eurosatory

Redazione di MEMO

2 giugno 2026 – Middle East Monitor

La Francia ha deciso di proibire la partecipazione ufficiale israeliana alla prossima fiera della difesa Eurosatory a Parigi, una scelta che ha attirato critiche da parte di Israele.

Secondo il ministero francese della Difesa la decisione blocca la creazione di un padiglione ufficiale nazionale israeliano ed esclude la partecipazione agli eventi della fiera dei rappresentanti del governo israeliano.

Il ministero ha affermato che le società della difesa israeliane avranno ancora il permesso di esporre certe tecnologie per la difesa aerea. Tuttavia lo show di armi offensive e dei sistemi militari offensivi rimarranno proibiti.

In risposta il ministero israeliano della Difesa ha descritto la decisione francese come “vergognosa e riprovevole.” Il ministro ha detto che la misura è stata motivata da considerazioni politiche e commerciali e ha sostenuto che ad Israele sono state imposte restrizioni che non sono applicate ad altre Nazioni partecipanti.

Secondo il ministero israeliano la decisione costituisce un allontanamento dalle pratiche normalmente seguite dalle fiere internazionali della difesa e corrisponde ad un trattamento discriminatorio dei partecipanti israeliani.

Il ministero ha inoltre affermato che la Francia sta agendo contro i principi che auspica pubblicamente e ha osservato che i sistemi militari israeliani sono stati usati contro quelli che vengono descritti come organizzazioni terroristiche e attori ostili che minacciano la sicurezza regionale.

La disputa segue un periodo di crescente tensione tra Parigi e Tel Aviv. Secondo il ministero della Difesa israeliano in aprile Israele ha sospeso gli acquisti per la difesa e le transazioni relative alla difesa che coinvolgono la Francia, citando politiche francesi che, ha detto, hanno danneggiato gli interessi di sicurezza israeliani, incluse le restrizioni relative alle operazioni militari che riguardano l’Iran.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




L’ex-procuratrice capo della CPI afferma di aver subito pressioni e minacce a causa delle inchieste sulla Palestina

Redazione di MEMO

26 maggio 2026 – Middle East Monitor

L’ex-procuratrice capo della Corte Penale Internazionale (CPI), Fatou Bensouda, ha affermato di aver ricevuto pressioni e minacce per le inchieste relative alla Palestina, inclusi contatti diretti con l’ex-capo del Mossad Yossi Cohen.

In una intervista ad Al Jazeera, Bensouda ha detto che Cohen l’ha incontrata due volte – a Monaco e a New York – ed ha esplicitamente chiesto che fermasse le inchieste riguardanti la Palestina. Lei ha descritto la richiesta come una interferenza diretta nel lavoro della corte.

Secondo Bensouda, la pressione successivamente è aumentata trasformandosi in minacce aventi come oggetto membri della sua famiglia. Ha affermato che suo marito è stato seguito e sono state raccolte informazioni su di lui per quello che lei pensa sia stato un tentativo di influenzare le sue decisioni.

Bensouda ha affermato che ha informato le autorità olandesi riguardo alle minacce ma non ha ricevuto quella che riteneva una protezione adeguata.

Ha anche detto che gli Stati membri della CPI non hanno fornito sufficiente supporto politico di fronte alla pressione israeliana relativa alle inchieste sulla Palestina.

L’ex-procuratrice capo ha sottolineato che la Corte deve continuare il suo lavoro in modo indipendente nonostante le pressioni politiche, argomentando che la giustizia internazionale non dovrebbe essere subordinata agli interessi politici.

Queste affermazioni sono giunte durante le polemiche in corso riguardanti le inchieste della CPI sul conflitto israelo-palestinese.

Precedentemente la CPI aveva emesso mandati di cattura contro Benjamin Netanyahu e l’ex-ministro della difesa Yoav Gallant per le accuse relative a crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il ministro delle Finanze israeliano afferma che la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto contro di lui

Redazione di MEMO

19 maggio 2026 – Middle East Monitor

Il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha affermato che martedì è stato informato di un mandato internazionale d’arresto contro di lui emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI).

Ieri sera sono stato informato che una richiesta per un mandato d’arresto internazionale segreto è stata depositata dal procuratore della Corte antisemita dell’Aja,” ha detto Smotrich ad una conferenza stampa, come riportato dal quotidiano Yedioth Ahronoth.

Smotrich ha descritto l’azione come un tentativo di “imporci una politica di sicurezza suicida attraverso sanzioni e mandati d’arresto.”

Noi non accetteremo imposizioni ipocrite da enti faziosi che si sono posti ripetutamente contro lo Stato di Israele,” ha aggiunto, dicendo che “una larga parte delle Nazioni europee non ha mai eccelso nell’amore per Sion. Ipocrisia e doppi standard sono diventati il tratto distintivo di molti Stati.”

Domenica il quotidiano Haaretz, citando una fonte diplomatica anonima, ha detto che il procuratore capo del CPI ha chiesto mandati d’arresto secretati per “un non specificato numero di funzionari israeliani.”

I mandati riguarderebbero tre ufficiali dell’esercito israeliano e due politici, ha affermato la fonte, aggiungendo che la tempistica della richiesta rimane sconosciuta.

Dopo aver appreso della richiesta del mandato, Smotrich ha anche detto che avrebbe firmato un ordine di deportazione per il villaggio beduino palestinese di Khan al-Ahmar, nella Cisgiordania occupata.

Tuttavia ha osservato che “la firma di un ordine di evacuazione non è tra i poteri di un ministro delle Finanze.”

Circa 200 palestinesi vivono nella comunità di beduini in case di latta e tende e hanno resistito per anni ai tentativi di deportazione legati al progetto di una colonia israeliana illegale conosciuto come “E1.”

Khan al-Ahmar è circondato da colonie israeliane illegali e si trova in un’area obiettivo di Israele per la realizzazione del progetto.

Il piano include la costruzione di più di 3.500 unità abitative illegali che hanno l’obiettivo di collegare la colonia di Maale Adumim con Gerusalemme Est, isolando la città dai dintorni palestinesi e dividendo di fatto la Cisgiordania occupata in due parti.

Il progetto ha incontrato un’ampia opposizione internazionale perché la sua realizzazione è vista come un modo per compromettere la soluzione a due Stati e la fondazione di uno Stato palestinese a fianco di Israele.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)