I media pubblicizzano il rapporto dell’ADL che equipara l’antisionismo all’antisemitismo

Michael Arria

24 marzo 2023 – Mondoweiss

La ricerca annuale dell’ADL sull’antisemitismo negli USA offre una visione distorta del problema perché l’organizzazione conteggia tra le azioni anti-semite le proteste antisioniste contro Israele.

Questa settimana l’Anti-Defamation League [Lega contro la Diffamazione, una delle principali associazioni della lobby filo-israeliana negli USA, ndt.] (ADL) ha reso pubblica la sua ricerca annuale sugli incidenti di antisemitismo negli Stati Uniti. Secondo i dati nel 2022 essi sarebbero aumentati del 36%, con un totale di 3.697 casi. È il numero più alto dal 1979, quanto l’ADL ha iniziato a raccogliere queste informazioni, e un incremento di circa il 500% negli ultimi dieci anni.

Tuttavia un rapido sguardo alla metodologia dell’associazione rivela immediatamente che le sue conclusioni sono discutibili. L’ADL attribuisce esplicitamente azioni e proteste antisioniste contro Israele all’antisemitismo, perché possono mettere a disagio studenti ebrei.

Dichiarazioni pubbliche di opposizione al sionismo, che spesso sono antisemite, sono incluse nella ricerca quando si può stabilire che esse abbiano avuto un impatto negativo su uno o più individui ebrei o associazioni ebraiche identificabili e localizzate,” spiegano gli autori del rapporto. “Ciò è più frequente nei campus dei college, dove alcuni studi hanno mostrato che l’opposizione accesa a Israele e al sionismo può avere un effetto intimidatorio sulla vita di studenti ebrei e aggrava le pressioni percepite da studenti ebrei in aggiunta agli incidenti di cui diamo conto in questa ricerca.”

Come prevedibile le “raccomandazioni” della ricerca includono l’adozione della controversa definizione di antisemitismo dell’IHRA, la promozione degli accordi di Abramo [tra Israele e alcuni Paesi arabi, ndt.] e la mobilitazione contro il movimento nonviolento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni [contro Israele, ndt.] (BDS).

Su Twitter la presidentessa della Foundation for Middle East Peace [Fondazione per la Pace in Medio Oriente] Lara Friedman presenta un istruttivo legame che riduce notevolmente i numeri gonfiati: 241 degli incidenti documentati sono relativi a critiche a Israele o al sionismo e di questi l’ADL ne attribuisce 70 a singole persone legate ad associazioni di attivisti antisionisti.

Friedman evidenzia che, anche accettando la distorta visione dell’ antisemitismo da parte dell’ADL, questi incidenti non costituiscono una parte considerevole dei fatti documentati. Ciononostante nel suo rapporto l’ADL dedica più parole a Israele che a qualunque altro argomento e gli concede uno spazio doppio rispetto a quello dedicato dal suprematismo bianco o alle aggressioni antisemite.

Così in sostanza l’ADL continua a utilizzare una definizione politicizzata di antisemitismo che demonizza la libertà di parola che critica Israele o il sionismo, e gonfia questi numeri molto discutibili dedicando uno spazio sproporzionato ad enfatizzare la minaccia rappresentata dalle critiche a Israele e al sionismo,” conclude Friedman.

Il contenuto del rapporto non è affatto sorprendente. Il direttore dell’ADL Jonathan Greenblatt ha ripetutamente dichiarato di considerare antisemita l’antisionismo. “Come ideologia l’antisionismo ha le sue radici nell’odio,” ha detto al pubblico dell’incontro nazionale dei dirigenti dell’ADL nel 2022. “Esso si basa su un concetto: la negazione di un altro popolo, un concetto alieno al discorso contemporaneo quanto il suprematismo bianco. Richiede una negazione deliberata della storia anche superficiale dell’Ebraismo e della lunga storia del popolo ebraico. E, quando un’idea deriva da una tale sconvolgente intolleranza, essa porta ad azioni sconvolgenti.”

L’ho già detto in precedenza e lo ripeto: l’antisionismo è antisemitismo,” ha affermato nel novembre 2021. “Negare il diritto degli ebrei, unico tra tutti i popoli del mondo, ad avere una patria è antisemitismo. Prendere di mira solo lo Stato ebraico per condannarlo ignorandone altri è un pregiudizio.”

I principali media hanno informato del rapporto, ma hanno ampiamente omesso di respingere le sue affermazioni o di fornire il contesto dell’ideologia politica dell’associazione.

Un servizio dell’NPR [principale rete radiofonica pubblica USA, ndt.] sulle conclusioni dell’organizzazione non cita affatto Israele, la Palestina o il sionismo, né lo fa l’informazione della CNN. L’articolo del New York Times sul rapporto menziona semplicemente che “include alcuni incidenti definiti come antisionisti o contro Israele,” ma accetta la (falsa) affermazione dell’ADL secondo cui “non confonde le critiche generali a Israele o l’attivismo anti-israeliano con l’antisemitismo.”

Greenblatt è stato invitato da PBS Newhour [notiziario televisivo serale USA, ndt.] a parlare del rapporto ed ha apertamente calunniato gli antisionisti senza smentite: “Quando vediamo accaniti attivisti antisionisti nei campus dei college intimidire apertamente, aggressivamente e quasi con gioia studenti ebrei, qualcosa di fondamentale si è rotto nella nostra società,” ha detto al conduttore Geoff Bennett.

Poi Bennett ha esplicitamente ripetuto il discorso dell’ADL chiedendo a Greeblatt di spiegare i falsi dati sui campus. “Ha colpito anche me leggere in questo rapporto dell’aumento del 41% di attività antisemite nei campus dei college e delle università,” ha affermato Bennett. “E continuando a leggere sull’argomento quello che ho imparato è che spesso studenti ebrei affermano che gli abusi sono spesso accentuati quando emergono critiche contro Israele. Dimmi qualcosa in più a questo proposito.”

Nella sua risposta Greenblatt è arrivato fino a suggerire che gli antisionisti sono indirettamente responsabili di scritte naziste.

Beh, vedi, non c’è sicuramente niente di sbagliato nel criticare le politiche dello Stato di Israele,” ha sostenuto Greeenblatt. “È una cosa frequente. Vivere in democrazia significa questo. Lo fa anche l’ADL. Ma l’instancabile ossessione contro lo Stato ebraico, le affermazioni secondo cui stia in qualche modo commettendo un genocidio contro i palestinesi o sia responsabile di suprematismo bianco, se pensi che un Paese, l’unico Stato ebraico al mondo, sia in qualche modo suprematismo bianco o stia commettendo un genocidio, ovviamente, tu – noi non dovremmo poi essere sorpresi quando compaiono svastiche sulla sede dell’associazione ebraica o quando le persone pensano che sia giusto prendere di mira e vittimizzare apertamente studenti ebrei.”

Gli attivisti hanno costantemente insistito perché le associazioni per i diritti umani smettano di lavorare con l’ADL a causa della lunga storia di opposizione ai diritti dei palestinesi e di collaborazione con le forze dell’ordine da parte dell’organizzazione. Nel 2020 una coalizione di associazioni (tra cui American Muslims for Palestine [Musulmani Americani per la Palestina], il Palestinian Youth Movement [Movimento Giovanile Palestinese], Adalah Justice Project [Progetto di Giustizia Adalah] e IfNotNow [SeNonOra]) hanno pubblicato una lettera aperta chiedendo di intervenire.

Benché l’ADL sia integrata nel lavoro di comunità su una serie di problemi, essa ha una storia e un costante comportamento aggressivo contro movimenti per la giustizia sociale guidati da comunità di colore, queer, immigrati, musulmani, arabi e altri gruppi emarginati, schierandosi nel contempo con polizia, dirigenti di destra e perpetratori della violenza di stato,” vi si legge. “Cosa ancora più indignante, spesso ha condotto questi attacchi sotto la bandiera dei ‘diritti civili’.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




Il sistema carcerario israeliano sta ritardando le cure mediche salvavita di Abdul-Razeq Farraj

KHALED FARAJ

14 MARZO 2023 – Mondoweiss

Il trattamento di Abdul-Razeq Farraj per un tumore maligno è stato ritardato dai servizi penitenziari israeliani, parte di una più ampia politica israeliana di sistematica negligenza delle cure dei prigionieri palestinesi.

Mio fratello, Abdul-Razeq Farraj, che è detenuto nelle carceri israeliane, ha notato per la prima volta delle piaghe nere sul lato sinistro del naso tre mesi fa. Ha informato il medico del carcere e, a seguito di una procedura di screening, l’autorità penitenziaria ha ordinato che fosse trasferito in un ospedale civile per sottoporsi a ulteriori esami. Si è scoperto che questa piaga è un tumore maligno e che è necessario eseguire un’operazione per rimuoverla.

Non sono un medico, ma un semplice confronto tra una foto del tumore che ho visto tre mesi fa e un’altra foto che l’avvocato ha avuto il permesso di scattare questo mese indica cambiamenti visibili per quanto riguarda le sue dimensioni. In effetti, il tumore è cresciuto rapidamente sul lato sinistro del naso di mio fratello.

Un amico chirurgo mi ha in un primo momento informato che il caso non è pericoloso e che una semplice procedura avrebbe rimosso efficacemente il tumore. Questo quando ha visto la prima foto tre mesi fa. Questo mese, tuttavia, dopo aver visto la foto recente e dopo aver consultato altri medici, il mio amico ha notato che è necessaria un’operazione urgente e che l’espansione del tumore è verticale e non solo orizzontale. Qualsiasi ritardo nell’esecuzione dell’operazione porterebbe all’espansione del tumore, ha avvertito. In effetti, quello di cui stiamo parlando qui è un tumore maligno che non deve essere ignorato. L’autorità penitenziaria di Ofer, dove è detenuto mio fratello, ha ritardato la consegna del referto medico al suo avvocato e a un rappresentante di Medici per i Diritti Umani. La relazione è stata finalmente inviata all’avvocato, ma non è altro che un verbale procedurale privo di qualsiasi sostanza.

Il mio amico chirurgo e i suoi colleghi nel Regno Unito sono rimasti sorpresi quando hanno saputo di questo ritardo deliberato nel sottoporre mio fratello all’operazione così necessaria. Infatti era urgente eseguire l’operazione e rimuovere il tumore sin dal dicembre 2022, cioè da quando ha ricevuto per la prima volta la diagnosi. Questo tipo di ritardo da parte delle autorità del servizio penitenziario israeliano nel fornire cure mediche urgenti ai prigionieri palestinesi è chiaramente intenzionale.

Mio fratello Abdul-Razeq è imprigionato da più di tre anni e mezzo. È stato sottoposto a brutali torture nei centri di interrogatorio israeliani durante il suo ultimo arresto nel 2019 ed è attualmente in attesa di processo nei tribunali militari israeliani.

Ma questa non è la prima incarcerazione di mio fratello. Ha trascorso oltre dieci anni della sua vita in prigione secondo la politica arbitraria della detenzione amministrativa, tra il 1995 e il 2018. Ha anche scontato una pena di sei anni tra il 1985 e il 1991. Questi arresti, insieme al suo recente arresto nel 2019, portano a un totale di vent’anni che ha già trascorso nelle carceri israeliane. In particolare, i tribunali militari israeliani hanno sempre ripetuto la stessa accusa di “mettere in pericolo la sicurezza regionale e la sicurezza del pubblico” nella loro lista di imputazioni contro mio fratello, così come nei suoi ordini di detenzione amministrativa che si basano su “fascicoli segreti” a cui né gli avvocati né i loro clienti hanno accesso.

Abdul-Razeq, che ha da poco compiuto sessant’anni, ha passato un terzo della sua vita lontano dalla sua famiglia. Suo figlio, Basil, ha terminato gli studi di dottorato a Ginevra, in Svizzera, e ha iniziato a insegnare alla Birzeit University pochi mesi fa. Suo figlio minore, Wadea, ha terminato gli studi in ingegneria e ha iniziato a lavorare, il tutto mentre il padre era via. La sua compagna di vita, Lamis, ha trascorso metà della sua vita coniugale viaggiando tra prigioni e tribunali militari israeliani cercando di trovare una sorta di temporanea stabilità familiare.

 Sì, Abdul-Razeq è stato punito, in senso letterale, più di una volta, davanti allo stesso tribunale e sotto la stessa accusa. Mentre era fuori di prigione, Abdul-Razeq ha lavorato per molti anni nel giornalismo e nello sviluppo agricolo come parte del suo lavoro nell’ Union of Agricultural Work Committees. Ha impegnato il suo tempo durante il suo primo lavoro a denunciare i crimini israeliani contro i palestinesi, e ha dedicato il secondo a rafforzare la resilienza e la resistenza dei contadini palestinesi sulla loro terra contro le politiche dei coloni israeliani. Abdul-Razeq ha dedicato parte del suo tempo e delle sue energie per porre termine all’occupazione; per la libertà del suo popolo; per la giustizia e i diritti umani.

La preoccupazione che ho per mio fratello questa volta non è simile agli anni precedenti quando era in detenzione amministrativa. Allora l’intera famiglia avrebbe atteso la sua “presunta” data di rilascio; mia madre – che la sua anima riposi in pace – i suoi fratelli e sorelle, moglie e figli sarebbero al solito delusi da un altro rinnovo della detenzione per la seconda, terza, quarta e anche decima volta.

Questa volta è diverso. Mio fratello Abdul-Razeq non è più giovane, né ha la forza che aveva una volta. In secondo luogo, il suo caso riguarda una malattia che si sta rapidamente diffondendo. In terzo luogo, la nostra preoccupazione è aumentata con l’ascesa dell’estrema destra israeliana dato il suo ruolo importante nell’amministrare lo stato colonizzatore, in particolare dato che il colono criminale, condannato ed estremista Itamar Ben-Gvir ha ricevuto l’autorità sul servizio penitenziario israeliano come parte delle competenza del suo ministero di recente costituzione come ministro della sicurezza nazionale. In quarto luogo, la politica israeliana di trascurare le necessità mediche dei nostri prigionieri è diffusa e i nostri prigionieri sono lasciati soli ad affrontare il loro destino.

Fornire cure mediche ai detenuti è uno dei diritti più inalienabili a cui dovrebbero avere accesso. In effetti è noto come l’occupazione israeliana abbia una lunga storia, comprovata dai nomi e dalle testimonianze dei prigionieri, di trascuratezza nelle cure mediche dei prigionieri arabi e palestinesi.

Le organizzazioni mediche e per i diritti umani devono coordinare collettivamente gli sforzi per fare pressione sull’occupazione israeliana affinché fornisca le cure mediche necessarie a tutti i prigionieri malati. Questa è la sua responsabilità legale e “morale”. Infine la nostra richiesta è la libertà e il diritto alle cure mediche per Abdul-Razeq e i suoi compagni nelle prigioni coloniali israeliane.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)

 




‘I palestinesi sono animali’ – Perché molti ebrei israeliani approvano il pogrom dei coloni

Philip Weiss

7 marzo 2023 – Mondoweiss

C’è un’opinione diffusa tra molti israeliani: ok, questa è la situazione, comunque loro sono animali, comportiamoci allo stesso modo”, dice Amos Harel riguardo alla visione israeliana degli attacchi dei coloni contro i palestinesi.

Un importante giornalista israeliano la scorsa settimana ha spiegato agli ebrei americani che molti nella società israeliana approvano il “pogrom” dei coloni contro il villaggio palestinese di Huwwara perché considerano i palestinesi “animali” ed accettano come normale l’occupazione.

Parlando all’associazione della lobby filoisraeliana ‘Israel Policy Forum’ (IPF), Amos Harel del quotidiano Haaretz [principale quotidiano israeliano di centro sinistra, ndt.] ha detto che la furia dei coloni a Huwwara il 26 febbraio, che ha ucciso un palestinese e distrutto negozi e automobili, ricorda il Ku Klux Klan che terrorizzava i neri nel sud [degli USA, ndt.], o i pogrom russi contro gli ebrei.

Susie Gelman, presidentessa dell’IPF, ha quindi chiesto se gli israeliani provassero orrore per Huwwara e se il pogrom potesse aprire gli occhi a coloro che hanno rimosso gli orrori della Cisgiordania. Harel ha detto che la maggioranza non prova orrore, che Huwara potrebbe essere “il lato oscuro della luna” benché disti 45 minuti dalla periferia di Tel Aviv.

E per molti israeliani il pogrom è assolutamente giustificabile, occhio per occhio:

La maggioranza degli israeliani rimuove ciò che accade nei territori [occupati, ndt.], non va a visitarli…Per la maggior parte delle persone è una specie di realtà oscura che avviene altrove e che non ha praticamente niente a che fare con loro…

Molti israeliani che hanno saldi principi si sentono malissimo riguardo a quanto è accaduto. Altri dicono: ‘Gli sta bene, bisogna fare così: occhio per occhio, dente per dente’. E purtroppo ciò che sentite è quanto affermano anche alcune persone di destra, non solo i politici di estrema destra.

C’è un’opinione tra molti israeliani: ok, questa è la situazione, comunque loro sono animali, comportiamoci allo stesso modo. Questo spaventa moltissimo, e penso che sia uno dei risultati o delle implicazioni di una lunga occupazione. Io sono nato dopo la Guerra dei Sei Giorni [nel 1967, ndt.], questa è la realtà che conosco. Molte altre persone non pensano neanche più a questo. Fa parte della realtà – gli ebrei stanno sopra, gli arabi sotto, le cose stanno così. Ma ovviamente sul lungo termine questo non può durare per sempre. Ci sarà un alto prezzo morale da pagare per questa situazione, soprattutto se si pone all’interno dell’equazione anche la religione, che a mio avviso è parte del problema.”

È importante sottolineare che quando si tratta di rimuovere gli orrori dell’occupazione i capi degli ebrei sionisti americani sono stati centrali nel soffocare questa consapevolezza negli USA. L’‘Israel Policy Forum’ è tra le associazioni filoisraeliane che hanno agito a Washington per fornire a Israele un’assoluta impunità politica per le sue violazioni delle Convenzioni di Ginevra nell’insediare e popolare colonie per 55 anni, al punto che ora ci sono più di 700.000 coloni ebrei soggetti a leggi differenti rispetto ai palestinesi che vivono sotto occupazione.

Per esempio, l’‘Israel Policy Forum’ ha difeso Israele dalle accuse di “apartheid” avanzate da importanti associazioni per i diritti umani. Nondimeno Harel ha detto che i recenti cambi nell’amministrazione sotto il governo Netanyahu non fanno che rafforzare le accuse, ponendo i palestinesi della Cisgiordania sotto la competenza del Ministero della Difesa e i coloni ebrei sotto l’autorità del Ministero delle Finanze.

[Harel] ha motivato l’uso di termini come “pogrom” e “KKK” relativamente alla furia dei coloni, seguita all’uccisione di due coloni israeliani da parte di un palestinese armato di fucile sulla strada principale di Huwwara:

Questo è il termine che utilizzano i media israeliani: è stato un pogrom. E’ stato compiuto da decine, se non centinaia, di coloni che hanno dato fuoco a negozi e case in tutto il villaggio di Huwwara…La cosa più sconcertante forse è stato il fatto che l’esercito israeliano non ha agito, non è intervenuto, ci è voluto molto tempo…prima che iniziasse a impedire ai coloni ulteriori rappresaglie…Sembrava che un uragano fosse passato per la strada principale del villaggio…E’ stato molto preoccupante da un punto di vista strategico – significa maggiore escalation e maggiore violenza…E dal punto di vista etico…ciò che abbiamo visto, e mi scuso per il brutale linguaggio che sto usando, è stato un KKK locale scatenato per tutte le strade di Huwara: è qualcosa che come ebrei e israeliani non possiamo permettere.”

I ministri di destra fascisti nella coalizione di Netanyahu pensano che “forse una nuova Nakba non è una cattiva idea, una deportazione di palestinesi.”, ha detto Harel. “Sono le persone che fanno parte della struttura decisionale. Non sono dei fanatici. Sono le persone su cui Netanyahu fa affidamento.”

Harel prevede che a causa delle proteste senza precedenti in Israele Netanyahu non andrà avanti con la riforma giudiziaria che ha predisposto, e che alla fine il governo cadrà perché l’estrema destra sarà delusa da Netanyahu e lo abbandonerà.

Ha anche detto che la presenza nelle manifestazioni di riservisti dell’esercito e di altre forze di sicurezza ha dato loro un carattere “militarizzato”, ma le rende più efficaci in quanto rappresentano “il cuore, l’anima e la spina dorsale della società israeliana.”

Se parlate con i funzionari, sono tutti molto preoccupati (dalle proposte di riforma di Netanyahu)… Ex importanti membri del Mossad [servizi segreti israeliani per l’estero, ndt.) e funzionari dello Shin Bet [servizi segreti interni, ndt.] partecipano alle manifestazioni…C’è qualcosa di molto militaresco nelle proteste israeliane, ma anche di patriottico…E’ così che bisogna fare. Usare i generali, le uniformi e le truppe per far valere la propria autorità, se volete, per farsi sentire.”

Philip Weiss

Philip Weiss è caporedattore di Mondoweiss.net e ha fondato il sito nel 2005-06.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




L’ambasciatore degli Stati Uniti Tom Nides afferma che i palestinesi non hanno bisogno di diritti, hanno solo bisogno di “soldi”

Philip Weiss

23 febbraio 2023 – Mondoweiss

La scorsa settimana l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Tom Nides ha tenuto un’intervista con David Axelrod ed è stato quanto mai sincero – e il risultato è sorprendente: Israele ora è “in fiamme” e i palestinesi non hanno pari diritti. Ma i palestinesi non hanno bisogno di diritti, hanno solo bisogno di “soldi”.

E cosa tiene Nides sveglio la notte? Qual è la sua “più grande paura”? Israele ha “perso l’efficacia di una propria narrazione” nei campus universitari negli Stati Uniti, anche tra i giovani ebrei!

Quindi i palestinesi vengono uccisi in ogni dove perché resistono all’occupazione e la preoccupazione e il timore dell’ambasciatore è che nelle università non venga più diffusa la versione filo-israeliana. Che le persone che sostengono Israele abbiano paura di farsi avanti!

Non penso che si possa ottenere una dimostrazione migliore del ruolo narcisistico della lobby israeliana dello scambio Axelrod-Nides del 16 febbraio. Nides è un tipo simpatico, un affabile uomo d’affari di Duluth i cui legami familiari nella comunità ebraica ufficiale hanno spinto la sua carriera nel Partito Democratico, fino a un incarico di grande fiducia da parte di Joe Biden. E cosa gli interessa davvero? Promuovere Israele nelle università.

In realtà è solo un galoppino filo-israeliano, ma lo è anche Axelrod: entrambi questi potenti accoliti sessantenni si scavalcano a vicenda per mostrare il loro attaccamento emotivo a Israele in quanto presunta democrazia, tralasciando del tutto le uccisioni dei palestinesi. Forse la fase più sconvolgente di questa performance è il momento in cui Nides si vanta di andare a ogni shiva [rituale religioso ebraico in occasione di un lutto, ndt.] per ogni israeliano ucciso da “terroristi” e poi si lamenta che vengano uccisi anche dei palestinesi innocenti – senza alcun accenno ai loro funerali, perché non ci va.

Questo razzismo anti-palestinese è profondamente radicato nella nostra politica, ma il fatto che Nides se ne vanti dovrebbe essere imbarazzante. Ed è un liberal” [progressista, ndt.] ! Il quale ci dice che i palestinesi vogliono “denaro” non diritti.

Sentiamo cosa hanno da dire Nides e Axelrod.

Nides critica il governo Netanyahu per aver portato avanti i piani per privare la magistratura dei poteri e legalizzare gli insediamenti. “Stiamo dicendo al Primo Ministro, come dico ai miei figli, tira i freni, rallenta… Stai andando troppo veloce”. Questo era il titolo della notizia.

Axelrod afferma che le critiche di un ambasciatore e anche del presidente Biden sono “molto insolite”.

Nides si dice entusiasta della democrazia israeliana e spiega quanto sia importante questa percezione per il settore commerciale e per gli Stati Uniti che difendono Israele.

Prima di tutto, questa è una democrazia piena di vita, come dimostrano le decine di migliaia di persone che protestano ogni sabato… La realtà è che il 72% di questo Paese ha votato per la quinta volta in due anni. È incredibile. In America possiamo solo sognarlo…

Alla fine dei conti gli Stati Uniti non si trovano nella posizione di dire e dettare a Israele come scegliere la loro Corte Suprema. Per essere chiari, l’unica cosa che lega i nostri Paesi è un sentimento di democrazia, un senso delle istituzioni democratiche.

È così che difendiamo Israele alle Nazioni Unite, è così che difendiamo i valori che condividiamo.

E gli Stati Uniti non rinunceranno mai a difendere Israele. Lo dice Biden. Nides:

Senti, la cosa più importante è che questa relazione tra Stati Uniti e Israele sia indissolubile, che è l’indicazione che ho ricevuto dal presidente quando ho accettato questo lavoro. Come tu sai, David… Joe Biden si preoccupa davvero per Israele. Crede nel suo cuore e nella sua anima, nelle sue kishke [viscere in ebraico, ndt.], come diremmo noi ebrei…. Ha detto: non è necessario essere ebreo per essere sionista».

Noi ebrei” è un segnale; entrambi i personaggi si lasciano andare. Axelrod e Nides si scambiano la loro buona fede sionista e il reciproco “orgoglio per Israele”. Axelrod, 68 anni, ex braccio destro di Barack Obama, dice di essere cresciuto a New York in una famiglia di immigrati, che hanno messo insieme i soldi per mandare i loro nonni in Israele. “Qualcosa di cui io e la mia famiglia siamo sempre stati orgogliosi è questa democrazia piena di vita… una democrazia che prospera in una parte del mondo che in realtà non ha mai visto una democrazia”. E non danneggerebbe “l’anima di Israele” la perdita di indipendenza della magistratura?

“Ci tengo molto a Israele”, dice Nides. Ha visitato il Paese per la prima volta a 15 anni, alla fine degli anni ’70. E in questo momento gli ebrei americani sono preoccupati che i cambiamenti di Netanyahu possano minare la “democrazia” israeliana: “Gli ebrei americani e non solo gli ebrei liberal riformatori come me, ma anche gli ebrei moderati e conservatori sono piuttosto preoccupati”. (Per la cronaca, questa settimana sul New York Times Peter Beinart ha demolito il concetto di democrazia ebraica. “Non puoi salvare la democrazia in uno Stato ebraico”. Non tutti gli ebrei americani sono stupidi e venduti.)

Axelrod chiede se Nides si preoccupi della “sfilacciatura” di quel sostegno ebraico americano nel caso Israele prendesse una svolta antidemocratica e le politiche espansionistiche di Israele venissero proseguite (come è stato per 56 anni)? Questo è ciò che tiene Nides sveglio la notte:

“Quello che veramente mi preoccupa, David, che mi tiene sveglio la notte, è quanto succede nei campus universitari. Questo mi fa preoccupare davvero… E’ molto difficile per un ragazzo ebreo o non ebreo intervenire e parlare di Israele. Abbiamo perso l’efficacia della nostra narrazione nei campus universitari e dobbiamo concentrarci su questo… Ho fatto una registrazione su Hillel [antico rabbino ebreo, ndt.]… Ho detto: ascoltate ragazzi, abbiamo perso questa efficacia della nostra narrazione, potete essere a favore sia di Israele che del popolo palestinese! In qualche modo abbiamo perso questa efficacia di una nostra narrazione nei campus universitari. Si può sostenere la discussione dicendo di avere a cuore sia il popolo palestinese che Israele. Va bene, non c’è niente di sbagliato in questo!”

Axelrod interviene dicendo che si può essere “contrari al terrorismo e alla brutalità che gli israeliani hanno conosciuto ed essere critici quando vengono limitati i diritti umani dei palestinesi”. Limitati: bell’eufemismo!

Nides confessa la sua più grande paura:

“Ciò che mi preoccupa più di ogni altra cosa è la prossima generazione, ok? La prossima generazione di ragazzi che frequentano i campus universitari e i dottorati. Questa è la mia più grande paura. Sì, Israele deve realizzare un maggiore impegno nella comunicazione. Devono comunicare in modo che i giovani credano che Israele sia un Paese democratico, in cui i diritti delle persone sono protetti.”

I due esperti discutono della soluzione dei due Stati. “A questo punto sembra una tipologia di espressione vuota”, sostiene Axelrod; e Nides dice che si tratta di una “visione”, ma il denaro è più importante per i palestinesi.

“Ascolta, non sto sognando. Non sono un sognatore. Ecco perché mi concentro sulle cose che fanno la differenza, ragazzi. Mi sveglio ogni giorno e cerco di fare qualcosa che aiuti il popolo palestinese. E queste cose sono i soldi. Come ricorderai, sotto l’amministrazione Trump hanno tagliato tutti i fondi per i palestinesi, tutto. Sotto l’amministrazione Biden negli ultimi due anni abbiamo fornito loro circa 750 milioni di dollari di assistenza diretta al popolo palestinese. Questo è reale, è concreto. E’ qualcosa che fa davvero la differenza…”

Alla gente non interessa la politica ma i soldi: La persona media non si sveglia… e dice: oh dov’è la mia soluzione a due Stati? No, si sveglia e dice: dove trovo lavoro? posso guadagnarmi da vivere? posso comprare un’auto? Queste sono cose concrete.” Proprio come la convinzione di Trump/Kushner nella “pace economica”, non nei diritti.

Nides afferma in tono difensivo di trascorrere la maggior parte del suo tempo a cercare di portare cose concrete ai palestinesi.

“Mentre inseguiamo questo tipo di idea di una soluzione a due Stati . Io passo il 60% del mio tempo cercando di aiutare il popolo palestinese. OK? Trascorro il mio tempo cercando di far aprire il ponte Allenby [varco di confine tra Giordania e Territori Palestinesi Occupati, ndt.] 24 ore su 24, 7 giorni su 7… Spingo in modo aggressivo per ottenere un accordo sul 4g, in modo che i palestinesi abbiano 4g e non 2g sui loro telefoni… Si tratta di fare cose per il popolo palestinese. Dicono: ‘Oh Tom, sono piccole cose…’ Non mi interessa. Istruzione, assistenza sanitaria… Il palestinese medio si sveglia ogni giorno, proprio come l’israeliano medio, e tutto quello che vuole è sicurezza, lavoro, libertà e opportunità, niente di più…”

Nides pensa che Netanyahu si ritirerà a causa dell’economia: L’unica cosa che sta attirando l’attenzione del primo ministro, come dovrebbe essere, è l’impatto economico che questo può avere. Credo, forse sto sognando, forse, ma credo che prevarranno le menti più assennate.” (Proprio quello che fa il BDS quando prende di mira l’apartheid.)

Nides ripete che Israele è in fiamme. “Come ho detto 100 volte al primo ministro non possiamo dedicare tempo alle cose a cui insieme teniamo se il giardino è in fiamme”. E quando il ministro della polizia Itamar Ben-Gvir è salito al Nobile Santuario [la moschea di Al Aqsa di Gerusalemme, la seconda più antica moschea dell’Islam, ndt.] – “per creare problemi, a mio avviso … .. questo è il tipo di assurdità che a mio avviso infiamma le cose”.

Non preoccuparti, qualunque cosa faccia Israele, gli Stati Uniti lo difenderanno:

“Proprio su questo non esistono dubbi. Copriamo saldamente le spalle a Israele, sia per quanto riguarda la sua sicuerezza che alle Nazioni Unite.”

Nides poi si vanta:Mi sono recato allo shiva [servizio funebre, ndt.] di ogni famiglia di ogni israeliano ucciso da un terrorista nell’ultimo anno e mezzoCapisco la minaccia a cui si trova esposto Israele.”

E che dire di tutti i palestinesi uccisi? Axelrod fa riferimento all'”uso eccessivo della forza in Cisgiordania”.

“Mi si spezza il cuore, ok, mi si spezza il cuore quando un palestinese innocente viene ucciso, ma certamente mi si spezza il cuore quando un ebreo innocente esce da una sinagoga e viene falciato da un terrorista… È terribile.”

Quei palestinesi non hanno diritti, ma guai parlare di dar loro diritti perché questo metterebbe fine al sogno sionista. Nides:

“In definitiva, il motivo per cui sostengo una soluzione a due Stati è che salvaguarderebbe Israele come Stato democratico ebraico. Fino a quando qualcuno viene da me e dice: “Hey Tom, ho questa nuova idea che potresti avere uno Stato unico e salvaguardare uno Stato democratico ebraico – è fantastico, mostramelo. Non è possibile, e quando qualcuno mi esporrà un modo in cui far sì che 3 milioni di persone che vivono in Cisgiordania ottengano gli stessi diritti dei 9 milioni di persone che vivono in Israele, dimostrando che sia possibile, allora ne potremo discutere. Ma purtroppo non è così. Ed è per questo che è importante mantenere in vita la visione di una soluzione a due Stati.”

In conclusione: sono contro la parità di diritti. E 2 milioni di persone a Gaza sono al di là delle mie preoccupazioni. E io sono un liberal. E Joe Biden ha bisogno della lobby israeliana.

(traduzione dall’inglese di Aldo lotta)




È iniziata la guerra di Ben-Gvir a Gerusalemme

MARIAM BARGHOUTI e YUMNA PATEL

18 febbraio 2023 Mondoweiss   

Gli eventi degli ultimi giorni a Gerusalemme dimostrano che la guerra dichiarata da Ben Gvir a Gerusalemme Est [sezione palestinese della città, ndt.] è già iniziata, con le autorità israeliane che inaspriscono il controllo sui palestinesi in tutta la città.

La scorsa settimana tre israeliani sono stati uccisi quando un palestinese di Gerusalemme est ha diretto la sua auto contro una fermata dell’autobus nell’insediamento illegale di Ramot Alon.

L’irruzione in auto a Gerusalemme è stata l’ultima di una serie di attacchi di “lupi solitari” da parte di palestinesi nella città occupata, inclusa una sparatoria nell’insediamento di Neve Yaacov che ha ucciso sette israeliani il 27 gennaio, il giorno dopo che le forze israeliane avevano sparato e ucciso 9 palestinesi nel campo profughi di Jenin.

Dopo ogni incidente la risposta del governo israeliano è stata quasi identica: immediati appelli alla punizione collettiva della famiglia del palestinese autore dell’attacco, con arresti di massa e demolizioni punitive di case. Il governo ha anche chiesto l’espulsione delle famiglie dei palestinesi accusati di aver compiuto attacchi contro israeliani e l’allentamento delle norme sulle armi per rendere più facile portare armi agli israeliani.

In seguito all’irruzione di Ramot Alon, l’ultranazionalista israeliano e parlamentare di estrema destra Itamar Ben-Gvir ha chiesto alla polizia israeliana, sulla quale ha il controllo in qualità di Ministro della Sicurezza nazionale, di “riportare l’ordine a Gerusalemme est.”

La repressione proposta da Ben-Gvir a Gerusalemme Est include la richiesta di chiudere interi quartieri, erigere posti di blocco volanti, istituire blocchi e perquisizioni per tutti i palestinesi che entrano ed escono da determinati quartieri e accelerare la demolizione di case a Gerusalemme Est.

Sebbene si sia parlato di dissidi tra Ben-Gvir e il capo della polizia israeliana Kobi Shabtai su quando e come la polizia dovrebbe agire in base ai radicali ordini di Ben-Gvir, gli eventi degli ultimi giorni a Gerusalemme hanno segnalato che, indipendentemente dal fatto se ci sia o meno un accordo a livello governativo, la guerra dichiarata da Ben-Gvir a Gerusalemme est è già in corso.

È documentato che nei quartieri cittadini la polizia israeliana e le forze di polizia di frontiera molestano e attaccano i palestinesi senza essere provocati. Sono stati documentati diversi casi di minori fermati e perquisiti mentre andavano a scuola, passanti e negozianti palestinesi attaccati da agenti di polizia e, in un caso, un palestinese a cui le forze israeliane hanno sparato arbitrariamente e indiscriminatamente mentre guidava.

Nel frattempo le forze israeliane hanno intensificato la demolizione di case palestinesi a Gerusalemme est, con il pretesto che sono prive dei permessi di costruzione rilasciati da Israele.

Persecuzione e aggressioni ai civili

Negli ultimi giorni sono apparsi numerosi rapporti che documentano le punizioni e le vessazioni collettive sulla popolazione palestinese a Gerusalemme est.

Molti degli incidenti sono avvenuti dentro e intorno all’area di Shu’fat, dopo che nel campo profughi di Shu’fat le forze israeliane hanno sparato e ferito un adolescente palestinese che avrebbe tentato di accoltellare un soldato al posto di blocco fuori dal campo. Durante il presunto tentativo di accoltellamento un ufficiale della polizia di frontiera israeliana ha sparato e ucciso un collega.

Nei giorni e ore successive all’uccisione del soldato ad opera del collega, le forze israeliane hanno imposto la chiusura totale del posto di blocco, effettuato arresti e perquisizioni casuali dei residenti e hanno fatto irruzione nel campo profughi vessando e aggredendo i palestinesi nell’area.

In un video che è diventato virale sui social media, un ragazzo palestinese viene picchiato dalla polizia di frontiera israeliana a un posto di blocco fuori dal posto di blocco militare di Shu’fat dopo che gli agenti gli avevano ordinato di spogliarsi durante una perquisizione casuale.

In altri casi documentati sui social media si vedono le forze di polizia di frontiera israeliane aggredire una donna che passa nel campo profughi di Shu’fat, aggredire minori e impedire loro di attraversare un posto di blocco militare per recarsi a scuola, e fermare e perquisire bambini e i loro zaini nella Città Vecchia di Gerusalemme Est.

In un altro caso, un palestinese è stato ferito da proiettili veri quando agenti israeliani hanno crivellato la sua auto di proiettili affermando che aveva tentato di speronarli con il suo veicolo. I media palestinesi e i testimoni oculari hanno riferito che l’uomo stava semplicemente attraversando un’area in cui i soldati stavano conducendo un raid e che gli hanno sparato senza motivo.

L’anno scorso, prima di assumere l’incarico di ministro, Ben-Gvir aveva chiesto di allentare le regole di ingaggio contro coloro che “odiano Israele”.

Aumentano le demolizioni di case e le famiglie dei detenuti sono prese di mira

Venerdì 17 febbraio sei proprietari di case palestinesi sono stati informati dei piani del comune di Gerusalemme di distruggere le loro case nel quartiere di Issawiya a Gerusalemme Est, dove risiedeva Hussein Qaraqe, il palestinese che ha effettuato l’attacco con l’auto a Ramot Alon. 

Secondo Wafa News Agency, gli edifici non erano di nuova costruzione, alcuni hanno 25 anni. All’inizio della settimana un altro palestinese di Issawiya è stato costretto a demolire un ampliamento di due stanze della sua casa, e altre due case sono state demolite nel quartiere di Jabal al-Mukaber.

Al Jazeera ha riferito che dall’inizio dell’anno le forze israeliane hanno demolito almeno 47 strutture palestinesi a Gerusalemme Est e che al 7 febbraio almeno 60 palestinesi sono rimasti senza casa a causa delle demolizioni.

Secondo l’analisi di Mondoweiss sui dati OCHA delle demolizioni, tra il 2018 e il 2021 c’è stato un aumento del 156% delle espulsioni di palestinesi dalle loro case in Cisgiordania e a Gerusalemme. Nello stesso periodo, c’è stato un aumento del 99% delle espulsioni dei palestinesi dalle loro case nella sola Gerusalemme Est.

In aggiunta, giovedì a Gerusalemme le forze israeliane hanno saccheggiato le case di detenuti ed ex detenuti palestinesi, sequestrando alle famiglie denaro, oro e beni personali di valore.

Le forze israeliane hanno in passato preso di mira ex detenuti a Gerusalemme, dove le forze armate hanno fatto irruzione nelle case e preso con la forza tutto il denaro trovato. La casa della famiglia di Ahmad Manasra, processato come un adulto all’età di 13 anni, era una di quelle case.

Secondo Amjad Abu Asab, capo del Comitato per le famiglie dei prigionieri a Gerusalemme, prendere di mira i detenuti palestinesi e le loro famiglie serve a cacciare i palestinesi da Gerusalemme, come la demolizione delle case. “L’occupazione mira a compiacere i coloni e l’estrema destra razzista premendo per ulteriori politiche discriminatorie contro i detenuti”, ha detto Abu Asab in un’intervista ad Al-Qastal.

“Una nuova Nakba”

“Il governo israeliano fascista di destra sta lanciando un attacco senza precedenti contro il nostro popolo a Gerusalemme”, ha dichiarato giovedì 17 febbraio Qadura Faris, direttore dell’Associazione dei Prigionieri Palestinesi.

In un’escalation di campagne di perquisizioni e arresti, le forze israeliane continuano a detenere in massa palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme. Il più alto tasso di arresti si concentra a Gerusalemme.

Secondo il dipartimento di monitoraggio dell’Associazione dei Prigionieri Palestinesi, a gennaio più di 255 palestinesi sono stati arrestati a Gerusalemme, facendo di Gerusalemme il luogo con il tasso più alto di arresti di palestinesi per mano delle autorità israeliane.

Nelle ultime settimane, le autorità israeliane hanno sequestrato il denaro fornito dall’Autorità Nazionale Palestinese alle famiglie dei detenuti politici palestinesi a Gerusalemme, che considerano pagamento da “entità ostili”.

L’ANP è incaricata della fornitura di stipendi e sostegno monetario ai detenuti palestinesi e alle loro famiglie in caso di detenzione da parte di Israele. Ciò è in gran parte dovuto alla considerazione che molti dei detenuti sono spesso il principale sostegno delle loro famiglie.

“Quello che sta accadendo nel prendere di mira le famiglie dei prigionieri e gli ex detenuti politici”, ha detto Faris, “è una nuova Nakba, che l’occupazione sta sviluppando con l’uso di nuovi mezzi tecnologici”.

Questo concentrarsi su Gerusalemme fa molto aumentare le preoccupazioni palestinesi che Gerusalemme venga espropriata alla comunità palestinese.

Dal 2021, i responsabili politici e il personale militare israeliani chiedono la revoca della residenza a Gerusalemme ai palestinesi come misura punitiva contro coloro che hanno partecipato alle proteste della Rivolta dell’Unità nel 2021 [contro lo sgombero di residenti palestinesi a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est, ndt.].

Nel 2018 questo potere è stato affidato al Ministro degli Interni ad interim, che ha il potere di revocare la residenza permanente dei gerosolimitani, una politica che è stata applicata solo contro i palestinesi.

Proteste israeliane contro il governo mentre aumentano gli insediamenti

Il 13 febbraio decine di migliaia di ebrei israeliani si sono riuniti a Gerusalemme per protestare contro le nuove misure del Parlamento che cercano di indebolire la Corte Suprema israeliana, consolidando ulteriormente il potere delle forze armate israeliane.

Ciò è avvenuto il giorno dopo che il nuovo governo israeliano ha approvato e legalizzato nove avamposti in Cisgiordania. “È ora che il mondo punisca Israele per aver sfidato le risoluzioni delle Nazioni Unite e le politiche americane ed europee che chiedono di fermare gli insediamenti”, ha detto in una dichiarazione il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh.

L’anno scorso l’esercito israeliano ha dotato gli avamposti e le colonie israeliane in Cisgiordania di tecnologia e supporto.

Questa ribellione contro il diritto internazionale e la legittimità internazionale deve essere perseguita con gravi ripercussioni”, ha proseguito Shtayyeh, chiedendo il boicottaggio di Israele “in quanto Stato al di fuori della legalità”.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)




Tre palestinesi uccisi in 3 giorni durante l’escalation militare israeliana

Mariam Barghouti

13 Febbraio 2023 – Mondoweiss

Le forze israeliane e i coloni israeliani hanno ucciso 3 palestinesi in tre giorni poco dopo che Itamar Ben Gvir aveva chiesto una “Operazione Scudo difensivo 2″*  in risposta all’attacco ai coloni israeliani. *[operazione militare condotta in Cisgiordania nel 2002 ndt]

I coloni israeliani e l’esercito israeliano hanno ucciso tre palestinesi in tre giorni di seguito. Ciò avviene poco dopo che il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha chiesto di invadere la Cisgiordania in risposta all’uccisione di coloni israeliani, una “Operazione Scudo difensivo 2”.

Sabato 11 febbraio, Mithqal Rayyan, 27 anni, è stato ucciso da un colono israeliano a Qarawa Bani Husan, vicino a Salfit; domenica 12 febbraio le forze israeliane hanno invaso il campo profughi di Jenin e ucciso il quattordicenne Qusai Radwan e lunedì 13 febbraio le forze israeliane hanno fatto irruzione a Nablus in un’operazione militare contro i combattenti della resistenza palestinese durante la quale Ameer Bustami, 21 anni, è stato colpito e ucciso dall’esercito.

Nel fine settimana: l’uccisione di un padre e di un adolescente

Due palestinesi sono stati uccisi durante il fine settimana: sabato 11 febbraio il 27enne Mithqal Rayyan a Qarawat Bani Husan vicino a Salfit e domenica 12 febbraio il quattordicenne Qusai Radwan nel campo profughi di Jenin.

Sabato pomeriggio Mithqal Rayyan è stato ucciso da un colono israeliano con una pallottola alla testa durante un attacco di coloni contro contadini palestinesi e i loro campi.

Rayyan era padre di tre figli. Suo figlio maggiore ha solo 4 anni e ha una figlia di 2 anni e un neonato di meno di un mese.

Durante il suo funerale la madre di Rayyan è stata vista tenergli la testa e baciarlo in lacrime.

Ha detto alla Maan News Agency: “È partito la mattina senza salutare sua moglie e i suoi figli solo per tornare da loro come martire”.

Il giorno successivo, 12 febbraio, l’adolescente Qusai Radwan è stato ucciso durante un’incursione israeliana a Jenin – un evento quasi quotidiano – che aveva lo scopo di arrestare il fratello del detenuto politico palestinese Zakaria Zubeidi, uno dei sei palestinesi che sono fuggiti dalla prigione di Gilboa nel settembre 2021.

Gibril Zubeidi ed altri due sono stati arrestati durante il raid. Nel maggio dello scorso anno, Daoud Zubeidi, il fratello maggiore di Zakaria e Gibril, è stato arrestato dalle forze israeliane pochi giorni dopo l’uccisione di Shireen Abu Akleh, e sarebbe poi morto per le ferite riportate durante il suo arresto.

Qusai Radwan è stato sepolto nel suo villaggio natale di Arqah più tardi domenica sera.

A Nablus continuano gli scontri

Dopo la mezzanotte di lunedì, intorno all’una di notte, le forze speciali israeliane sotto copertura hanno attaccato Nablus vicino al campo profughi di Al-Ain.

Entro la prima mezz’ora dell’incursione le forze israeliane sono riuscite a circondare e ad assediare un edificio vicino alla Città Vecchia che si credeva ospitasse un combattente della resistenza. I combattenti della resistenza circondati si sono rifiutati di consegnarsi, ne è seguito un lungo scontro a fuoco che è durato quasi quattro ore.

Due palestinesi sono stati infine arrestati, Osama Al-Tawil e Abed Al-Kamel Jury, con l’accusa di essere sospettati di aver effettuato nell’ottobre dello scorso anno una sparatoria nei pressi dell’insediamento illegale di Shavei Shomron durante la quale un ufficiale israeliano che stava proteggendo una marcia di coloni è stato ucciso.

Durante l’assalto notturno a Nablus sette persone sono state ferite con proiettili veri, ma le forze israeliane hanno negato l’accesso al personale medico per raggiungere i feriti. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese anche tre medici volontari sono stati trattenuti per diverse ore in un edificio ed è stato loro impedito di fornire cure di emergenza. Secondo la Mezzaluna Rossa nella Città Vecchia a un ferito con proiettili veri alla coscia è stato impedito di raggiungere l’ospedale.

“I soldati della Fossa dei Leoni sono attualmente impegnati nella battaglia per la dignità”, ha affermato lunedì un comunicato stampa rilasciato dal gruppo di resistenza armata la Fossa dei Leoni. “Una battaglia per gli stessi valori di Al-Azizi, Al-Nabulsi e Al-Wadee”, riferendosi ai combattenti caduti che erano figure di spicco del gruppo di resistenza armata. La dichiarazione prosegue invitando i palestinesi ad affrontare le incursioni israeliane.

Vicino all’ingresso occidentale della città le forze israeliane hanno circondato un edificio e lo hanno attaccato con una serie di esplosivi, come mostrano filmati condivisi con Mondoweiss da abitanti e giornalisti locali.

Alle 2:30 del mattino le moschee della città hanno dato l’allarme avvertendo dell’incursione con suoni acuti, mentre nel centro della città sono seguiti scontri armati. In concomitanza con la Fossa dei leoni, anche le Brigate Quds-Battaglione Nablus, un gruppo di resistenza armata affiliato alla Jihad islamica palestinese (PIJ), si sono unite agli scontri.

Il Battaglione Nablus delle Brigate Al-Quds, secondo una dichiarazione sul suo account Telegram, ha riferito che il suo gruppo si è unito agli scontri contro le forze di invasione israeliane e ha sparato ordigni esplosivi da diverse posizioni.

L’assalto è stato così brutale che testimoni oculari lo hanno definito un “vero campo di battaglia”. Riprese video e reportage di giornalisti locali mostrano continue e consecutive sparatorie con munizioni vere. Queste si sono ulteriormente intensificate quando un veicolo dell’esercito si è fermato vicino a una scuola a Nablus, mentre i combattenti della resistenza hanno continuato a sparare contro l’esercito mentre si ritirava intorno alle 4:00 del mattino.

Alle 4:25, la Mezzaluna Rossa ha riferito che Ameer Bustami è stato dichiarato morto dopo diversi tentativi di rianimazione da parte dei medici dell’ospedale Rafidia vicino a Nablus.

Secondo locali fonti di notizie di Jenin, durante l’incursione di domenica al campo profughi di Jenin per arrestare Gibril Zubeid i combattenti della resistenza palestinese hanno impiegato un drone volante per monitorare il movimento dei veicoli militari israeliani che invadevano il campo. Questo è considerato un nuovo sviluppo della resistenza palestinese che, fino allo scorso anno, si era limitata a lanciare pietre e bombe molotov contro le forze israeliane d’invasione.

Con l’uccisione di Bustami, il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania è salito a 48 in meno di due mesi dall’inizio del nuovo anno, compresi dieci minori.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




L’esercito israeliano uccide 5 palestinesi durante l’incursione nel campo profughi di Aqbat Jabr

MARIAM BARGHOUTI

6 FEBBRAIO 2023 – MONDOWEISS

Dopo un assedio di dieci giorni imposto a Gerico e dintorni l’esercito israeliano ha assaltato il campo profughi di Aqbat Jabr e ha ucciso 5 palestinesi

Lunedì mattina, 6 febbraio, le forze israeliane hanno condotto un’incursione mortale nel campo profughi di Aqbat Jabr, situato a sud-ovest di Gerico, nella Valle del Giordano. Aqabat Jabr è il più grande campo profughi della Cisgiordania.

Il raid arriva più di una settimana dopo che un palestinese avrebbe aperto il fuoco in un ristorante vicino alla colonia illegale di Almog il 28 gennaio. Nessuno è rimasto ferito nella sparatoria e lo sparatore è fuggito. Le forze israeliane hanno successivamente lanciato una caccia all’uomo di una settimana che ha comportato la chiusura dell’area di Gerico e che è culminata con l’incursione di questa mattina.

I palestinesi descrivono l’incursione come una “missione omicida” che prende di mira i combattenti della resistenza ricercati nell’area.

L’esercito israeliano ha inizialmente riferito che almeno quattro palestinesi sono stati uccisi e uno gravemente ferito, anche se i media palestinesi e israeliani sostengono che il bilancio delle vittime sia più alto alcuni parlano dell’uccisione di sette persone.

I cinque palestinesi uccisi sono stati identificati dal Ministero della Salute palestinese (MOH) come Ra’fat Wael Oweidat, 21 anni, Ibrahim Wael Oweidat, 27, Malek Ouni Lafi, 22, Adham Majdi Oweidat, 22, e Thaer Oweidat, 28.

Inoltre i media israeliani hanno riferito che l’esercito ha trattenuto i corpi di tutti i palestinesi uccisi.

Il ministero della Salute palestinese deve ancora confermare ufficialmente il numero totale delle vittime. Prima di mezzogiorno ora locale ha rilasciato una dichiarazione secondo cui “non ci sono informazioni ufficiali sullo stato di salute dei cittadini arrestati dalle forze di occupazione durante l’attacco alla città”.

Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese almeno tre palestinesi sono stati feriti con proiettili veri durante l’incursione. Nel campo sono stati arrestati altri otto palestinesi.

L’incursione su Aqbat Jabr

L’incursione di lunedì mattina avviene più di una settimana dopo una presunta sparatoria in un ristorante vicino ad Almog. Secondo fonti militari israeliane e l’agenzia di notizie Aqsa, affiliata ad Hamas, i combattenti che hanno effettuato la sparatoria erano membri delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas.

Sabato, appena due giorni prima dell’incursione mortale di lunedì, l’esercito ha condotto un’operazione simile nello stesso campo profughi con il pretesto di cercare i colpevoli della sparatoria, ma l’esercito israeliano ha annunciato di non essere stato in grado di arrestare i combattenti della resistenza responsabili.

L’incursione odierna è avvenuta all’alba, quando, secondo gli abitanti del campo, le forze israeliane hanno circondato una casa.secondo i rapporti militari israeliani che sono stati confermati da fonti di notizie palestinesi locali e dagli abitanti del campo.

Secondo i rapporti militari israeliani confermati da fonti di notizie palestinesi locali e dagli abitanti del posto l’invasione è durata almeno quattro ore

Secondo il corrispondente dell’esercito israeliano Itay Blumenthal l’esercito ha preso di mira e ucciso i due combattenti della resistenza armata presumibilmente responsabili della sparatoria all’incrocio della colonia di Almog e ne ha ucciso altri tre durante gli scontri.

Secondo i giornalisti e il personale medico sul posto è stato negato l’accesso al campo ai giornalisti e al personale medico.

Poche ore dopo l’incursione un testimone oculare ha detto: “Questa è una politica sistematica della macchina da guerra israeliana per prevenire la denuncia dei crimini quotidiani commessi contro i palestinesi”.

Aggiunge: “Questo mira a spezzare il popolo palestinese, siamo presi di mira nelle nostre case, nelle nostre fattorie e non si fa nulla. Ci sono crimini di guerra organizzati che vengono compiuti per allontanarci dalle nostre case” e chiede: “fino a quando la comunità internazionale rimarrà in silenzio e non sarà in grado di fermare questi crimini?”

Un assedio di dieci giorni

A seguito dell’incursione nel campo di sabato 4 febbraio, che ha visto scontri sia armati che disarmati da parte degli abitanti del campo, l’esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione in cui rilevava la sua incapacità di catturare i responsabili della sparatoria.

Dal 4 febbraio tutti i punti di entrata e di uscita intorno a Gerico sono stati bloccati dai militari, mentre l’esercito ha eretto diversi posti di blocco volanti nell’area circostante perquisendo le auto e trattenendo i palestinesi in viaggio da e per Gerico.

Secondo la Palestine Prisoners Society nell’arco di dieci giorni più di 23 palestinesi sono stati arrestati ad Aqbat Jabr , compresi almeno due minori. Altri 13 palestinesi sono stati arrestati durante incursioni militari in Cisgiordania, in particolare nei distretti di Nablus e Ramallah.

La scorsa settimana l’esercito israeliano ha anche chiesto di rafforzare la sua presenza in Cisgiordania dispiegando nuovi battaglioni in varie aree.

I palestinesi entrano in sciopero generale

In seguito alle uccisioni nel campo profughi i palestinesi di Gerico hanno risposto bruciando pneumatici e protestando contro le forze israeliane intorno ai punti di ingresso della città.

Vari gruppi politici palestinesi hanno chiesto di rispondere con ulteriori reazioni agli assalti israeliani e agli attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme. A Gerico, Ramallah, Salfit, Hebron e Nablus i palestinesi hanno dichiarato uno sciopero generale, chiudendo i negozi per tutto il giorno. Gruppi di queste località hanno anche chiesto ad altri paesi e città di osservare lo sciopero.

I consigli studenteschi di Birzeit, Gerusalemme e Hebron hanno chiesto un “giorno della rabbia” pubblico e il confronto con l’esercito israeliano ai posti di blocco militari.

La resistenza armata palestinese ha continuato a diffondersi in Cisgiordania e a Gerusalemme. Mentre la resistenza armata era inizialmente concentrata nel campo profughi di Jenin e Nablus, si è poi diffusa fino alla nascita di piccoli gruppi armati in aree come Ramallah, Tubas, Salfit, Tulkarem, Hebron e Gerico.

Il 26 gennaio le forze israeliane hanno invaso il campo profughi di Jenin e ucciso dieci palestinesi in quello che è diventato noto come il massacro del giovedì nero. Da allora sono state segnalate diverse sparatorie in vari punti del territorio occupato.

Dall’inizio dell’anno, le forze israeliane e i coloni armati hanno ucciso 41 palestinesi. Nelle prime cinque settimane del 2023 sono stati uccisi più palestinesi che in tutti i primi quattro mesi dello scorso anno, segnalando una probabile escalation della violenza nella regione.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Un altro eminente sionista ammette che il progetto è fallito

Philip Weiss

9 gennaio 2023 – Mondoweiss

Hillel Halkin si è trasferito in Israele dagli Stati Uniti 50 anni fa come sionista convinto. Ora lo scrittore confessa che il progetto è fallito perché non poteva far fronte alle richieste palestinesi, e che è stato ingenuo.

Abbiamo seguito con attenzione indizi sul fatto che la comunità ebraica si stia rivoltando contro Israele in seguito allo shock per il nuovo governo fascista, e questa è un altra testimonianza.

Hillel Halkin, un sionista convinto di 83 anni trasferitosi dagli Stati Uniti in Israele nel 1970, scrive su Jewish Review of Books che Israele è condannato. “Siamo sull’orlo di un baratro e stiamo precipitando.” E nulla salverà Israele dall’abissodella politica messianica di destra.

I leader israeliani hanno evitato la questione centrale dei diritti dei palestinesi, spiega Halkin, scrittore e traduttore. Quindi il problema è cresciuto e Israele è diventato sempre più di destra. E non solo di destra, ma di un estremismo religioso. Quando l’intero scopo del sionismo era quello di svezzare il popolo ebraico dalla religione e produrre una democrazia laica.

Così Jeremy Pressman [docente in Scienze Politiche presso l’Università del Connecticut ed esperto della questione israelo-palestinese, ndt.] si prende gioco su Twitter della rivelazione di Halkin: “‘Non avrei mai pensato che i leopardi mi avrebbero divorato la faccia’, singhiozza la donna che ha votato per il Leopards Eating People’s Faces Party [partito dei leopardi divoratori di facce umane]”. Molto arguto. Ma io faccio i complimenti ad Halkin. Ci sono molti sionisti che sono stati attratti dall’ideologia per un senso di idealismo/liberazione ebraica/chiusura mentale; e sebbene quasi tutti per decenni non si siano curati delle notizie dalla Palestina, almeno Halkin ammette umilmente di aver sbagliato.

Halkin inizia il suo racconto descrivendo un amico israeliano che dopo l’elezione di Begin nel 1977 percepì dei segnali di pericolo e iniziò a votare per i partiti palestinesi prima di trasferirsi in Portogallo 10 anni fa: “un antisionista dichiarato le cui terribili previsioni per il futuro di Israele ci hanno portato ad accese discussioni”. Quell’amico ha recentemente scritto ad Halkin per dirgli: te l’avevo detto. Halkin ha risposto:

Hai vinto. Da anni ormai Israele mi sembra un sonnambulo che cammina verso un baratro. In quel baratro ora stiamo precipitando.

Halkin nutre la speranza che Israele possa riprendersi, ma afferma che il nuovo governo radicale fa presagire “un caos politico”. E quando “i consolatori” dicono: “Questa è solo un’elezione, tra due anni tornerà il blocco centrista”, dice che è un pio desiderio. , ci saranno altre elezioni. E i mascalzoni probabilmente le vinceranno con margini maggiori di quelli con cui hanno vinto queste.

I dati demografici mostrano che Israele sta solo peggiorando. Ci sono sempre più giovani elettori ultraortodossi. “La politica israeliana è ora talmente consolidata intorno a linee identitarie di gruppo che i blocchi elettorali sono estremamente stabili… le correnti che spingono Israele costantemente verso destra persisteranno”.

La confisca senza fine della terra palestinese e l’espansione degli insediamenti coloniali spinge l’opinione pubblica israeliana sempre più a destra. Più questo conflitto diventa senza speranza, più guadagna la destra e i suoi alleati religiosi e perde il centro-sinistra”.

Il razzismo domina la cultura politica israeliana:

Secondo un sondaggio dello scorso anno un quarto di tutti gli israeliani non religiosi di età compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni e la metà di tutti i credenti pensano che i cittadini arabi di Israele debbano essere privati del diritto di voto!

Questa è la popolazione votante nel futuro di Israele – ed è un futuro in cui è esclusa qualsiasi alleanza tra il centrosinistra e i partiti arabi di Israele che possa bilanciare il blocco religioso di destra. Lo stato di cronica esacerbazione delle relazioni arabo-ebraiche lo garantisce, dal momento che nessun partito ebraico può permettersi di essere visto come “amante degli arabi”…

La soluzione dei due Stati è fallita nel 2009, ma su questo tutti mentono. “Sebbene le sue virtù continuino a essere decantate da tutti, tale soluzione è irrealizzabile, resa tale dall’attuale presenza di centinaia di migliaia di coloni israeliani in Giudea e Samaria”. Tutti i principali partiti in Israele hanno adottato la politica di “gestione del conflitto”. Come se ciò fosse realizzabile, tanto meno auspicabile.

E ora Israele “va verso un disastro… un Israele bi-nazionale che inevitabilmente imploderebbe dall’interno o un Israele moralmente ripugnante ostracizzato dal mondo e abbandonato da molti dei suoi stessi cittadini”. Sì, ben un milione di laici vivono già all’estero. Altri se ne andranno.

Halkin dice che Israele sparirà entro 30 anni, se annetterà la terra – qualcosa che il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich vuole fare “con l’aiuto di Dio”. Sia i palestinesi che gli israeliani sono diventati più religiosi e il conflitto distrugge ogni speranza. “La costante deriva verso la religione nella vita israeliana degli ultimi decenni, così opposta alla tendenza nei paesi occidentali, è direttamente correlata all’impasse israelo-palestinese”.

Halkin spiega che il sionismo doveva essere antimessianico:

Il sionismo aspirava a svezzare il popolo ebraico dalla convinzione che Dio fosse dalla sua parte e che a lui si potesse affidare per essere salvato dalle situazioni difficili, che avrebbe dovuto fare affidamento su Dio piuttosto che su se stesso perché ciò era stato stabilito da Dio. Fu proprio per questo che la maggior parte dei rabbini d’Europa, dove sorse il sionismo, e specialmente dell’Europa orientale, dove trovò le sue radici più profonde, lo combatterono con le unghie e con i denti. La maggior parte dell’ultra-ortodossia è rimasta aspramente antisionista fino alla dichiarazione dello Stato di Israele…

E ora, con il traino di Benjamin Netanyahu, queste sono le forze che ci trascinano nell’abisso. [Gli antisionisti] hanno dato la colpa al sionismo, e io l’ho data all’ebraismo, delle cui fantasie e delusioni il sionismo ha cercato di curarci solo per esserne esso stesso infettato. Il sionismo voleva renderci un popolo normale. Ha fallito e si è snaturato nel processo.

Halkin ha la bontà di ammettere che altri lo avevano già previsto molto tempo fa.

Non ho mai creduto agli avvertimenti, lanciati da molti nel corso degli anni, che l’espansione delle colonie avrebbe portato Israele al punto di non ritorno. Credevo che alla fine, prima o poi, per quanto tempo ci fosse voluto, l’unica soluzione praticabile, l’unica soluzione ancora da provare, sarebbe stata colta [la soluzione dei due Stati]…

Sono stato (come spesso mi è stato detto) ingenuo. Siamo oltre il dirupo e stiamo precipitando, e nessuno sa quanto il baratro sia profondo.

Halkin ha 83 anni e devo credere che sia un esponente rappresentativo dei sionisti laici che cominciano ad avere terribili dubbi su una filosofia che hanno abbracciato. Il governo Netanyahu-Ben-Gvir-Smotrich offre loro l’opportunità di distaccarsene.

Non analizzerò qui l’argomentazione di Halkin (le sue giustificazioni per la Giudea e la Samaria, il suo biasimare i palestinesi, la sua incapacità nell’attribuire da subito ai palestinesi una comprensione del sionismo). Penso che abbiamo bisogno che più ebrei sionisti divengano ex sionisti e decolonizzino la mente ebraica e l’establishment statunitense, per aprire la strada alla democrazia. Quindi plaudo al coraggio e onestà di Halkin e al suo cambiamento.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Cinque vittorie del BDS del 2022 che potreste esservi perse

Michael Arria  

22 dicembre 2022 – Mondoweiss

Il 2022 è stato un altro anno memorabile per la crescita del movimento BDS guidato dai palestinesi. Ecco alcune vittorie dell’anno appena trascorso che potreste esservi perse.

A ottobre l’inviato dell’ONU per il Medio Oriente ha annunciato che il 2022 è destinato a diventare l’anno più luttuoso per i palestinesi della Cisgiordania occupata da quando, nel 2005, l’organizzazione ha iniziato a registrare le vittime.

Non c’è da sorprendersi che questo tipo di violenza abbia suscitato un ulteriore appoggio per il BDS, il movimento non violento guidato dai palestinesi che intende fare pressione su Israele perché rispetti i suoi obblighi internazionali. Ecco alcuni eventi BDS del 2022 negli Stati Uniti che potreste esservi persi.

Oakland Roots lascia la Puma

Durante la Coppa del Mondo [di calcio] la Palestina è diventata una questione importante, in quanto tifosi e giocatori hanno manifestato la propria solidarietà con il Paese. Poco prima che il campionato iniziasse, in California gli attivisti hanno ottenuto una grande vittoria legata al calcio.

Gli Oakland Roots (che giocano nella USL Championship league [uno dei principali tornei calcistici degli USA, ndt.]) sono diventati la prima squadra sportiva degli USA a lasciare la Puma come sponsor. La squadra ha subito pressioni da parte dell’Arab Resource & Organizing Center [organizzazione che promuove i diritti degli arabi in California, ndt.] (AROC) insieme alle associazioni di sostegno La Brigada del Pueblo e Oakland Roots Radicals [gruppo di tifosi della squadra, ndt.].

La Puma è stata presa di mira dai sostenitori del BDS fin dal 2018, quando l’industria produttrice di abbigliamento sportivo ha firmato un accordo per sponsorizzare l’Israel Football Association [Federazione Calcistica Israeliana, ndt.] (IFA). Varie squadre con sede nelle colonie illegali della Cisgiordania fanno parte dell’IFA.

Puma è il principale sponsor dell’Israele Football Association, che include squadre delle colonie israeliane illegali,” hanno detto gli Oakland Roots Radicals a SFGATE [sito web di notizie con sede a San Francisco, California, ndt.]. “L’ingiustizia che il popolo palestinese subisce in quanto viene espulso dalle colonie illegali è in conflitto diretto con i valori della comunità di Oakland e con quelli sposati dai Roots, che ci rendono così orgogliosi di sostenerli. Chiediamo ai Roots di prendere posizione e opporsi all’ingiustizia interrompendo i rapporti con Puma finché non porrà fine al suo sostegno al regime israeliano di apartheid e occupazione militare.”

Come avviene in genere, il club ha affermato che si è trattato di una decisione puramente casuale che non ha niente a che fare con la politica, e siti filo-israeliani hanno accolto questa versione. Tuttavia i sostenitori del BDS l’hanno ovviamente vista come una vittoria.

Questa è una vittoria per il popolo palestinese, la gente di Oakland e della Bay Area [zona della baia di San Francisco, ndt.] e per tutte le persone che lottano per un mondo senza oppressione,” ha sostenuto in un comunicato Lara Kiswani di AROC. “AROC festeggia l’iniziativa senza precedenti presa dagli Oakland Roots. Questo è un esempio di ciò che si può ottenere quando istituzioni della comunità (attività economiche, squadre sportive, università) lavorano con, e prestano ascolto a, le voci della loro comunità chiedendo giustizia razziale e prendono iniziative concrete e tangibili per accoglierne le richieste.”

I Big Thief annullano i concerti a Tel Aviv

A giugno il complesso di rock indipendente Big Thief ha annullato due concerti che avrebbero dovuto tenersi in Israele. Dopo aver subito le reazioni negative riguardo alle date, all’inizio la band ha emesso un comunicato in cui difendeva la sua decisione di suonare a Tel Aviv.

Siamo ben consapevoli degli aspetti culturali del movimento BDS e della disperata situazione del popolo palestinese,” vi si legge. “Per quanto riguarda la nostra adesione al boicottaggio, non sosteniamo di sapere dove si collocano gli alti valori morali e vogliamo rimanere aperti alle prospettive di altre persone e all’amore al di là del dissenso. Comprendiamo la natura intrinsecamente politica di suonare là e le sue implicazioni. La nostra intenzione non è screditare i valori di quanti sostengono il boicottaggio o ignorare quanti soffrono. Cerchiamo di essere disponibili ad apprendere.”

Meno di una settimana dopo il gruppo ha cambiato totalmente la sua decisione. “Da quando abbiamo annunciato questi concerti in Israele abbiamo dialogato costantemente con amici, familiari, sostenitori del BDS, alleati, palestinesi e israeliani impegnati nella lotta per la giustizia per i palestinesi,” hanno spiegato nel loro nuovo comunicato. “È stata l’unica cosa che abbiamo avuto in mente e nei nostri cuori.”

Barby, il locale israeliano in cui il gruppo avrebbe dovuto suonare, ha denunciato i Big Thief come “un branco di miserabili musicisti smidollati” e ha definito il movimento BDS come un “boicottaggio da terrore nazista.” Tuttavia i musicisti non hanno fatto marcia indietro. “Salutiamo il coraggio dei Big Thief e la loro volontà di dare ascolto agli oppressi,” ha affermato la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI). “Riconosciamo anche la chiara posizione della maggioranza dei fan del gruppo in appoggio con saldi principi al BDS.”

L’Harvard Crimson sostiene il BDS

In aprile il comitato di redazione dell’Harvard Crimson (giornale studentesco dell’università di Harvard dal 1873) ha pubblicato un editoriale di adesione al movimento BDS e chiede libertà per la Palestina.

Come comitato di redazione siamo profondamente consapevoli del privilegio di cui godiamo per il fatto di disporre di una firma istituzionale e in pratica anonima,” vi si legge. “Persino in questo campus molti dei nostri coraggiosi coetanei che sostengono la liberazione della Palestina si possono trovare in liste nere che implicitamente e vergognosamente li mettono in relazione con il terrorismo.”

Questi due fattori — gli incredibili soprusi e la nostra possibilità privilegiata di parlare per loro e di affrontare un’ingiustificata ritorsione comparativamente minore — ci impone di prendere una posizione. In base all’opinione del nostro comitato, i palestinesi meritano dignità e libertà,” continua. “Appoggiamo il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni come mezzo per raggiungere questo obiettivo.”

In passato il nostro comitato è stato scettico riguardo al movimento (quando non, più in generale, dei suoi obiettivi) sostenendo che il BDS nel suo complesso ‘non comprende le sfumature e le particolarità del conflitto Israele-Palestina.’ Deploriamo e rigettiamo questa opinione. È un nostro imperativo categorico schierarci e aiutare i vulnerabili e gli oppressi. Non possiamo sminuire la violenta situazione dei palestinesi, né lasciare che il nostro desiderio di uno strumento perfetto e immaginario danneggi un movimento così promettente, vitale e ispirato.”

Come prevedibile l’editoriale ha scatenato una tempesta di critiche, e il corpo accademico ed ex-studenti hanno pubblicato comunicati in cui hanno manifestato la propria indignazione. Tuttavia molte persone legate all’università hanno accolto positivamente questa posizione.

L’ Harvard College Palestine Solidarity Committee [Comitato del College di Harvard in Solidarietà con la Palestina] (PSC) ha affermato che questo editoriale (e le reazioni che ha suscitato) dimostrano che l’attivismo del BDS sta avendo un impatto concreto.

L’opposizione istituzionale è estenuante e frustrante, ma come studenti attivisti siamo giunti alla conclusione che il nostro potere sta nel suscitare attenzione per la nostra causa tra i nostri coetanei,” afferma un articolo dell’associazione. “Piuttosto che pensare a come rispondere agli ex-studenti sionisti con nomi importanti e posizioni di potere, cerchiamo la nostra forza nel suscitare l’appoggio studentesco per la liberazione dei palestinesi. Cerchiamo di costruire solidarietà con altre cause di difesa sociale, spingendo gli studenti che si nascondono dietro alla ‘neutralità’ a impegnarsi su questioni delicate di oppressione e diseguaglianza e a portare il dibattito sulla giustizia nella nostra rete di amici, negli spazi culturali e nelle aule.

Il recente editoriale del Crimson dimostra che il nostro approccio sta funzionando. Studenti in genere non impegnati nel lavoro del PSC stanno cominciando ad ascoltare, e sono loro il pubblico che conta. Membri del corpo docente stanno intervenendo per esprimere il proprio appoggio. Rimaniamo saldi nel nostro appello per la liberazione dei palestinesi, ispirato per decenni da studenti che ci hanno preceduti, da membri del PSC e da attivisti che chiedevano il disinvestimento contro il regime dell’apartheid sudafricano. Questo è solo l’inizio e il nostro movimento non farà che crescere.”

Alcuni sondaggi mostrano che l’appoggio al BDS sta crescendo tra gli elettori democratici e i giovani

Negli ultimi anni un sondaggio dopo l’altro indica che l’appoggio nei confronti di Israele sta scemando tra gli elettori democratici e i giovani degli USA, mentre quello per i palestinesi continua ad aumentare.

Il 2022 non è stato diverso. In agosto una ricerca sugli elettori democratici condotta da Brookings e dall’università del Maryland ha mostrato che la stragrande maggioranza degli elettori democratici che hanno sentito parlare del movimento BDS lo appoggia, con una differenza di 33 a 10.

In maggio un sondaggio degli stessi istituti di ricerca ha mostrato che una larga maggioranza di elettori democratici pensa che Biden e il Congresso non li rappresentino nei rapporti con Israele. Tra i democratici informati riguardo alla posizione della Casa Bianca sulla questione, il 26% afferma che la Casa Bianca si è collocata più vicino a Israele di loro, mentre solo il 3% ha sostenuto che si è schierata più a favore della Palestina di quanto avrebbero voluto loro. I numeri sono ancora più clamorosi riguardo al Congresso. Tra i democratici che hanno un’opinione in merito il 33% dice che i propri rappresentanti sono schierati più a favore di Israele di quanto lo siano loro, mentre solo il 3% pensa il contrario.

Questi studi sono in linea con un sondaggio del Pew [noto centro studi statunitense, ndt.] a maggio, che ha scoperto che i democratici hanno opinioni più favorevoli sui palestinesi che sugli israeliani con un margine del 64% contro il 60%. La differenza è maggiore tra le persone con meno di 30 anni: 61% contro 56%.

Il sondaggio del Pew indica che la grande maggioranza degli elettori democratici non conosce il movimento BDS (l’85% ha affermato di non averne mai sentito parlare), ma un numero sorprendente ha affermato di appoggiare una soluzione con uno Stato unico nella regione. Il 36% dei democratici ha sostenuto di volere una soluzione a due Stati e il 19% di volere uno Stato democratico.

Pillsbury disinveste da Israele

In maggio General Mills [multinazionale statunitense del settore alimentare, ndt.] ha annunciato di aver disinvestito la sua quota del 60% in una consociata israeliana. Il comunicato dell’impresa non fa menzione del movimento BDS e sostiene che l’iniziativa ha riguardato solo “scelte strategiche su dove indirizzare prioritariamente le nostre risorse per ottenere maggiori profitti.” Tuttavia negli ultimi due anni General Mills è stata presa di mira dall’American Friends Service Committee [organizzazione legata alla chiesa quacchera, ndt.] (AFSC) in quanto alcuni dei prodotti della Pillsbury [industria dolciaria di proprietà della General Mills, ndt.] venivano confezionati in una colonia illegale israeliana.

Il disinvestimento da parte di General Mills dimostra che la pressione dell’opinione pubblica funziona anche con le multinazionali più importanti,” ha affermato in un comunicato Noam Perry dell’AFSC. “Con questa mossa, General Mills si aggiunge a molte altre imprese americane ed europee che hanno disinvestito dall’illegale occupazione israeliana, comprese, solo negli ultimi due anni, Microsoft e Unilever. Chiediamo a tutte le industrie di disinvestire dall’illegale e brutale occupazione israeliana in Palestina e dal sistema di apartheid di cui è parte. Ci congratuliamo con General Mills per la sua decisione e speriamo che sia il primo passo per interrompere tutti i suoi rapporti con l’apartheid israeliano nel rispetto dei diritti umani universali.”

Dal 2002 General Mills ha gestito una fabbrica di prodotti della Pillsbury nella zona industriale di Atarot, una colonia illegalmente annessa da Israele durante la guerra del 1967 [la guerra dei Sei Giorni, ndt.]. Nel 2020 le Nazioni Unite hanno identificato la General Mills come una delle 112 imprese che violano le leggi internazionali gestendo un’attività economica all’interno dei territori occupati.

La campagna No Dough For the Occupation [Niente soldi all’occupazione] dell’AFSC è stata appoggiata da organizzazioni come l’American Muslims for Palestine [Musulmani Americani per la Palestina] e Jewish Voice for Peace [Voce Ebraica per la Pace, principale organizzazione ebraica americana contro l’occupazione e l’apartheid israeliani, ndt.], così come dalla  Ainsworth United Church of Christ [Chiesa Unita di Cristo Ainsworth] di Portland, in Oregon. È stata sostenuta anche da cinque membri della famiglia Pillsbury, che lo scorso anno hanno pubblicato un editoriale sulla Star Tribune [il più diffuso quotidiano del Minnesota] in cui hanno chiesto alla gente di boicottare la General Mills.

Siamo fieri che il nostro cognome venga associato a prodotti venduti in tutto il mondo,” vi si legge. “Ma in questo momento non possiamo avere la coscienza pulita comprando prodotti che portano il nostro cognome.

Finché la General Mills continuerà a trarre profitto dalla spoliazione e dalla sofferenza del popolo palestinese, non compreremo alcun prodotto di Pillsbury. Chiediamo alla General Mills di smettere di fare affari su terra occupata e chiediamo a tutte le persone di coscienza e a tutte le organizzazioni socialmente responsabili in tutto il mondo di unirsi al boicottaggio dei prodotti della Pillsbury finché la General Mills smetterà questo comportamento illegale e immorale.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)




‘Separazione con solida maggioranza ebraica’: alla conferenza di J Street appello per una versione israeliana delle leggi ‘Jim Crow’

Philip Weiss

10 dicembre 2022 – Mondoweiss

È sicuramente scioccante sentire pubblicizzata la separazione razziale in uno contesto progressista americano, ma, lo scorso fine settimana, alla conferenza di J Street [associazione  ebraica sionista americana che promuove la soluzione a due Stati, N.d.T.] un politico israeliano, Yair Golan, ha promosso come l’unica soluzione alla questione palestinese una esplicita visione di un Israele con leggi ‘Jim Crow’ [norme in vigore nel sud degli USA fra il 1877 e il 1964 per mantenere la segregazione razziale dei servizi pubblici, N.d.T.]. 

L’unica possibilità per Israele è scegliere l’opzione della separazione… Dobbiamo ammetterlo: la realizzazione della visione sionista è quella di una patria per il popolo ebraico con una solida maggioranza ebraica. Questo è l’unico percorso per uno Stato libero, egalitario e democratico.”

Golan, un generale in pensione, è all’estrema sinistra dello spettro politico ebraico in Israele, ex parlamentare del partito Meretz [storico partito della sinistra sionista, N.d.T.] che, nelle ultime elezioni israeliane, non ha neppure superato la soglia di sbarramento. 

Così questa è la vostra tesi proveniente dalla sinistra sionista in Israele. Ospitata dai sostenitori sionisti in America ed è l’idea della segregazione.

Domenica, nel suo discorso dal palco della conferenza, Golan ha descritto la questione palestinese come una “minaccia esistenziale” per Israele: La questione palestinese minaccia di lacerare la società israeliana dall’interno. Non c’è una questione più controversa del futuro dei territori. Nessun’altra ha causato tale violenza politica in Israele, e nessun’altra esige di prendere decisioni così difficili come quelle richieste dal problema palestinese. 

Di fatto Israele ha due opzioni, una devastante e la seconda molto difficile. Israele deve scegliere, e quanto prima, tanto meglio: annessione o separazione. 

Ribadisco: annessione o separazione. Guardando al futuro queste sono le uniche due alternative. L’annessione distruggerà il sogno sionista. In Giudea e Samaria (termini biblici per Cisgiordania) vivono tra i 2,6 e i 3,2 milioni di palestinesi, nella striscia di Gaza 2,1 milioni. In Israele la destra messianica mira ad annettere la Giudea e la Samaria, rioccupare Gaza e ricostruire Gush Khatif (le colonie a Gaza). È folle. 

Questa visione messianica è una completa pazzia. L’unica possibilità di Israele è scegliere l’opzione della separazione. Non la spiegherò ora, ma la separazione può essere attuata nella pratica…

Dobbiamo ammetterlo: la realizzazione della visione sionista è quella di una patria per il popolo ebraico con una solida maggioranza ebraica. Questo è l’unico percorso per uno Stato libero, egalitario e democratico. Tutti gli altri tentativi di costringere a vivere insieme due popoli differenti, all’incirca delle stesse dimensioni, con una lunga storia di ostilità e guerre, sono destinati a fallire. La sfida di creare una collaborazione vera ed egalitaria con una numerosa minoranza araba, i cittadini arabi di Israele, è piuttosto ardua e difficile. 

Neppure la separazione sarà facile da realizzare, ma è l’unica possibilità per un futuro di sicurezza e pace per Israele. Il processo per realizzare la separazione potrebbe significare azioni unilaterali, bilaterali e multilaterali, e Israele, potenza originaria, deve prendere l’iniziativa. 

Signore e signori, è tutta una questione di iniziativa e, mi vergogno nel dire che abbiamo perso questa abilità di prendere l’iniziativa.

Meretz è sceso sotto la soglia del 3,25% per l’elezione in parlamento dopo una campagna politica in cui la questione palestinese non è mai stata neppure discussa dai partiti israeliani.

L’appello per la segregazione di Golan è coerente con altre tesi simili presentate a J Street, come la ricetta per la separazione delle comunità palestinesi ed ebree del defunto Amos Oz.

Gli oratori sionisti progressisti mettono spesso in relazione le loro paure delle violenze che ne seguirebbero nel caso di uno Stato con ebrei e palestinesi in lotta per il potere. Tali timori sono comprensibili, ma in questo momento esiste già una realtà con uno Stato unico e ai palestinesi è inflitta molta violenza che non è contrastata dai sionisti progressisti. E forse dovrebbero smettere di parlare del “sogno” del sionismo come qualcosa da preservare, dato che il sionismo è sicuramente responsabile di “un regime di supremazia ebraica” dal fiume al mare [cioè sia in Cisgiordania che in Israele, N.d.T.] (che la più importante organizzazione per i diritti umani del Paese definisce come una situazione di apartheid). 

Golan ha riconosciuto il potere degli ebrei americani su queste questioni: 

Israele è la patria di tutti gli ebrei. Quale devoto servitore e vero patriota di Israele vi chiedo di continuare a intraprendere tutte le azioni possibili. Noi in Israele abbiamo bisogno della vostra saggezza, della vostra perspicacia, della vostra cultura ebraica senza pari, delle vostre capacità organizzative, della vostra competenza politica e di tutti gli altri mezzi che vogliate impiegare e condividere. Vi ringrazio per l’incredibile lavoro già svolto da voi. 

Mi sembra che gli ebrei americani progressisti e di sinistra debbano farsi valere e smettere di delegare agli israeliani, essere onesti riguardo all’apartheid e presentare il movimento dei diritti civili in America, non il segregazionismo del Sud, come un modello per il cambiamento. Il politico palestinese Ayman Odeh ha fatto proprio questo alla conferenza di J Street, chiedendo agli americani di aiutare Israele e la Palestina a provare una grande trasformazione simile all’opera incompleta per i diritti civili negli Stati Uniti.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)