“Un’atmosfera di paura”: l’aumento delle operazioni dell’esercito israeliano preoccupa il campo profughi di Aida

di Chloe Benoist

11 dicembre 2016, Ma’an News

Betlemme (Ma’an) – In un freddo pomeriggio di lunedì, un gruppo di quattro soldati israeliani stava sul terrazzo di quello che gli abitanti conoscono come l’edificio Cola nel cimitero del campo di rifugiati di Aida, puntando le loro armi contro un gruppo di cinque ragazzi palestinesi, nessuno con più di 11 anni, che sbirciavano da un angolo della strada a circa 50 metri di distanza.

La scena è diventata familiare nel campo di rifugiati nella Cisgiordania occupata, in quanto l’esercito israeliano ha intensificato le azioni militari ad Aida nel corso degli scorsi mesi, creando quella che alcuni abitanti hanno definito una costante “atmosfera di paura”.

Una presenza dell’esercito “praticamente continua”

Aida, abitata da circa 5.500 palestinesi, si trova a nord di Betlemme. Nei pressi del campo si trovano il muro di separazione di Israele, che divide in particolare la Tomba di Rachele dalla popolazione palestinese, e una base militare israeliana.

Il campo ha una lunga storia di manifestazioni contro Israele, anche durante la guerra del 2014 contro Gaza. Tuttavia gli abitanti hanno raccontato a Ma’an che l’esercito israeliano ha notevolmente incrementato l’uso della violenza e gli arresti negli ultimi due o tre mesi, nonostante non ci sia stato un aumento delle proteste o di altre azioni contro l’occupazione israeliana.

” Negli ultimi due mesi le forze israeliane hanno messo sotto controllo la maggior parte della zona,” dice a Ma’an Salah Ajarma, il responsabile del centro Lajee [centro culturale di base palestinese, Ndtr.] di Aida. “Scendono (nel campo) in continuazione e non lo avevamo mai visto prima nella nostra area.”

“(Operazioni militari) sono avvenute ad Aida da quando hanno costruito il muro (di separazione), ma negli ultimi due mesi le azioni di provocazione da parte dei soldati sono diventate molto pericolose,” dice a Ma’an Nidal al-Azza, abitante di Aida e direttore dell’ong BADIL. “Ciò crea un’atmosfera di paura tra la gente.”

Muhammad Abu Srour, un volontario del centro giovanile di Aida, dice a Ma’an che i soldati sono schierati in un certo numero di zone chiave, soprattutto di notte. “Ma anche durante il giorno sparano lacrimogeni, pallottole di metallo ricoperte di gomma e a volte anche proiettili letali”, afferma.

Ajarma sostiene di temere l’uso crescente di armi contro persone e case, affermando che mentre poche persone del posto sono state ferite da pallottole vere negli scorsi mesi, molti sono stati colpiti da proiettili in apparenza meno pericolosi, come pallottole di metallo ricoperte di gomma, o da gas lacrimogeni.

L’ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha detto a Ma’an di aver registrato ad Aida dal 1 settembre al 28 novembre almeno 43 palestinesi feriti dalle forze israeliane, compresi 14 bambini.

Mentre al-Azza conferma che le forze israeliane hanno usato gas lacrimogeni “ogni giorno”, lui sottolinea che anche l’uso da parte dell’esercito di riflettori nel campo ha un effetto deleterio sulla popolazione. “Di notte le luci arrivano fin dentro le case della gente – sembra di essere di giorno,” afferma. “Ti senti come se stessero seduti con te in casa tua. Non si tratta solo di paura, ti senti a disagio, come se qualcuno ti stesse guardando.”

Il portavoce dell’UNRWA Chris Gunness ha detto a Ma’an che l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce servizi ai rifugiati palestinesi è “preoccupata” per l’incremento dell’uso di munizioni letali da parte dell’esercito israeliano, sottolineando di aver registrato un aumento delle ferite e delle morti provocate da questi proiettili all’interno e nei pressi dei campi di rifugiati palestinesi nel 2016.

“L’ UNRWA continua a denunciare alle autorità competenti questa preoccupazione, così come l’uso spropositato di gas lacrimogeni nel campo densamente abitato di Aida,” ha aggiunto Gunness.

“L’impatto potenziale dell’uso massiccio di gas lacrimogeni sulla salute del personale dell’UNRWA e sulla popolazione del campo, soprattutto sulle persone vulnerabili, comprese donne incinte, anziani e bambini, è inquietante.”

Gunness ha anche affermato che “in numerose occasioni” le munizioni sparate dalle truppe israeliane hanno colpito una scuola e un ufficio dell’UNRWA ad Aida.

Bambini diventati bersagli

Ciò che ha maggiormente allarmato la popolazione di Aida, tuttavia, è il fatto che sempre più spesso l’esercito prende di mira i minori, in quanto sempre più giovani palestinesi del campo, alcuni di soli 12 anni, sono stati arrestati.

“Circa sei mesi fa l’esercito ha iniziato ad arrestare ragazzi di 16-17 anni. Tre mesi fa, hanno iniziato ad arrestare bambini,” ricorda Abu Srour. “Erano soliti arrestare uno o due bambini ogni due settimane circa, ma recentemente hanno cominciato ad arrestare più bambini in un periodo di tempo più breve.”

In ottobre forze israeliane in borghese travestite da turisti hanno picchiato ed arrestato otto minorenni che si erano riuniti nei pressi della “Chiave” – il cancello simbolo di Aida che si trova nei pressi della base militare israeliana.

“Ero alla finestra quando le forze in borghese sono saltate fuori ed hanno iniziato a picchiare un bambino. Pensavo che fosse un genitore che non voleva che suo figlio stesse nella zona perché è pericolosa,” ricorda Umm Muhammad, una residente dell’area. “Ma dopo hanno iniziato a catturare altri bambini, picchiandone due, poi tre. Dopodiché, soldati (in uniforme) sono usciti rapidamente dalla base militare.”

Solo più tardi Umm Muhammad ha scoperto che nell’incursione erano stati arrestati Mohammad, il figlio sedicenne, e il nipote disabile quattordicenne, Adam. “Non ci saremmo mai aspettati che potesse capitare a noi,” dice.

“Soldati in abiti civili sono arrivati da tre diverse direzioni, ” afferma Abu Srour, che ha assistito all’incidente. “I ragazzini non stavano protestando o facendo qualcosa, stavano solo seduti lì. I soldati sono arrivati ed hanno iniziato a picchiarli, a sbatterli contro il muro e ad arrestarli.”

Umm Muhammad dice di aver potuto visitare suo figlio in carcere per la prima volta il 4 dicembre, circa due mesi dopo che era stato arrestato, aggiungendo che stava bene, ma che il personale della prigione aveva respinto la sua richiesta di avere degli occhiali per ovviare alla sua miopia.

Secondo il padre di Mohammed, i minori rischiano di essere condannati a una pena da otto a dieci mesi di prigione e a un’ammenda di 2.000 shekel (circa 500 €) per aver lanciato pietre.

Abu Srour stima che tra i 30 e i 35 giovani di Aida di un’età compresa tra i 12 e i 17 anni sono stati imprigionati da Israele fino a fine novembre.

Da parte sua l’OCHA ha detto a Ma’an che almeno 35 palestinesi sono stati arrestati ad Aida tra il primo settembre e il 28 novembre.

“Siamo spaventati”

La gente del posto deve adeguare la propria vita quotidiana all’aumentata presenza dell’esercito, in quanto, come molti hanno detto, ha inciso sulla loro libertà di movimento così come sulla loro salute psicologica.

“Vivo in questa zona (nei pressi del muro) ed ero solito usare (l’ingresso principale nei pressi del cimitero) per uscire dal campo, ma ora non più,” dice Abu Srour. “Quando torno di notte passo da un’altra parte perché è pericoloso.”

Abu Srour ha inoltre affermato che la situazione ha danneggiato le aziende nella zona, che hanno dovuto chiudere durante le incursioni, e che alcune famiglie hanno anche iniziato ad aver paura di lasciare i propri figli giocare nell’unico parco giochi del campo a causa della sua vicinanza con la base militare.

Maya al-Orzza, una ricercatrice giuridica di BADIL che inoltre vive ad Aida, ha detto a Ma’an di aver smesso di portare giacche con il cappuccio di notte per non attirare l’attenzione dei soldati, ma che da quel momento è stata infastidita dai soldati israeliani. Alcuni dei suoi amici evitano di accendere le sigarette fuori di casa alla sera, per timore che le forze israeliane possano credere che si tratti di una bottiglia molotov, ha aggiunto al-Orzza.

Nel contempo Umm Muhammad afferma che Shadi, l’altro figlio, di 15 anni, dall’arresto di Muhammad si è chiuso in se stesso.

“Dopo che hanno arrestato suo fratello, è cambiato. Non va più a scuola, ha paura, piange, non dorme,” sostiene.

“Siamo preoccupati per Shadi,” aggiunge, sottolineando che in settembre aveva sofferto di gravi attacchi di asma a causa dell’esposizione a gas lacrimogeni e aveva dovuto stare in casa per due settimane per riprendersi.

“I cani vivono meglio di noi, “afferma Umm Mohammad. “Voglio avere una vita sicura, senza minacce, senza problemi. Voglio avere una vita normale.”

Ajarma sostiene che anche l’uso di forze in borghese vestite da turisti ha avuto conseguenze nel campo, che mantiene stretti rapporti con la comunità degli attivisti internazionali filo-palestinesi.

“E’ molto difficile…ospitiamo molti stranieri, per cui questo incrina la fiducia tra i palestinesi del posto e gli internazionali,” afferma.

Tattiche intimidatorie o l’inizio di una nuova normalità?

Un portavoce dell’esercito israeliano ha detto a Ma’an che hanno “incrementato le operazioni nel campo” a causa delle “attività terroristiche ostili” da parte dei residenti di Aida, come il lancio di pietre o l’uso di bottiglie molotov, che secondo loro ha messo in pericolo i civili israeliani.

L’esercito non ha risposto a ulteriori domande riguardanti quanti israeliani, se ce n’è stato almeno uno, siano stati feriti da settembre, né quanti palestinesi siano stati arrestati ad Aida durante lo stesso periodo.

Gli abitanti di Aida hanno escluso che giovani del posto abbiano tirato più pietre e bottiglie molotov del solito negli ultimi mesi, e si chiedono le ragioni dell’estensione delle attività militari israeliane nella zona.

“Forse vogliono spezzare lo spirito di resistenza della gente,” dice al-Azza. “Vogliono che la nuova generazione cominci a pensare che non vale la pena resistere.”

Nel contempo Abu Srour sostiene che l’esercito sta cercando di provocare una reazione dei giovani del posto per avere un’ulteriore giustificazione per le sue azioni ad Aida.

“A volte sparano (lacrimogeni) per provocare i ragazzini, per iniziare scontri. A volte ci sono pochi ragazzini che tirano pietre lontano dalla Tomba di Rachele. Non colpiscono niente, ma per i soldati questo è un motivo per iniziare a sparare gas lacrimogeni,” sostiene Abu Srour. Sospetta che a volte la noia sia la ragione per cui i soldati israeliani aprono il fuoco.

Tuttavia più preoccupante è la teoria secondo cui la quasi continua presenza militare nel campo possa diventare la nuova normalità.

“Uno dei giovani mi ha parlato del fatto che la stessa cosa è successa anni fa nel campo profughi di Al-Arrub, quando hanno iniziato a fare incursioni nel campo ogni giorno, a sparare gas lacrimogeni e a creare questa atmosfera di paura,” afferma Al-Azza, riferendosi al campo nel distretto di Hebron. “Ora se vai ad al-Arrub, tutti i giorni ci sono checkpoint all’ingresso e gruppi di soldati che pattugliano il campo.”

Ajarma esprime il timore che la situazione di Aida attirerà l’attenzione esterna solo quando degenererà fino a provocare morti.

“Nelle ultime due settimane, quando abbiamo sentito (bottiglie molotov), subito dopo abbiamo sentito (i soldati) sparare pallottole letali” afferma. “Forse uccideranno qualcuno in futuro, ed è di questo che abbiamo paura.”

(traduzione di Amedeo Rossi)

 




Rapporto OCHA del periodo 15 -28 novembre 2016 (due settimane)

Il 22 e 25 novembre, in due distinti episodi verificatisi a Gerusalemme Est, al checkpoint di Shu’fat ed a quello di Qalandiya, le forze israeliane hanno ucciso, con armi da fuoco, due palestinesi, uno dei quali quattordicenne: secondo fonti israeliane, si presume che entrambi fossero aggressori con coltello.

Nessun soldato israeliano è rimasto ferito negli episodi citati. Le autorità israeliane hanno trattenuto i corpi dei palestinesi uccisi; in totale sono ora trattenuti sei cadaveri di palestinesi. Dall’inizio del 2016, 73 palestinesi, tra cui 21 minori, e otto israeliani, tra cui una ragazza, sono stati uccisi durante aggressioni e presunte aggressioni effettuate da palestinesi della Cisgiordania. Le risposte delle forze israeliane ad alcuni di questi episodi hanno sollevato preoccupazione circa un possibile uso eccessivo della forza ed esecuzioni extragiudiziali.

Un altro palestinese di 22 anni è stato ucciso dalle forze israeliane il 18 novembre, con armi da fuoco, in scontri avvenuti nel corso di una manifestazione presso la recinzione perimetrale della Striscia di Gaza. Nei Territori palestinesi occupati (oPt), nel corso di molteplici scontri, le forze israeliane hanno anche ferito 34 palestinesi, tra cui quattro minori. In Cisgiordania, tali scontri sono scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto, durante le manifestazioni settimanali a Ni’lin (Ramallah) e Kafr Qaddum (Qalqiliya) contro la Barriera e contro gli insediamenti, e contro la costruzione di un nuovo insediamento-avamposto [illegale anche per la legge israeliana] nel nord della Valle del Giordano. Tre soldati israeliani sono rimasti feriti ad opera di palestinesi, per lancio di bottiglie incendiarie e pietre.

Una donna palestinese è stata uccisa il 16 novembre nel Campo Profughi di Balata (Nablus), durante uno scontro a fuoco tra Forze di Sicurezza palestinesi e civili palestinesi. La donna non era coinvolta negli scontri, scoppiati nel corso di una operazione di ricerca-arresto nel Campo. Tre membri delle Forze di Sicurezza sono rimasti feriti.

Gli incendi boschivi, divampati tra il 22 e il 27 novembre in molteplici località israeliane ed in alcune zone dei Territori palestinesi occupati (oPt), hanno determinato vasti sfollamenti di popolazione. La polizia israeliana ha avviato indagini su possibili casi di incendio doloso ed ha arrestato alcuni sospetti. In Cisgiordania, circa 380 famiglie sono state temporaneamente evacuate dalle loro case negli insediamenti colonici israeliani di Dolev, Talmon e Halamish (Ramallah); secondo i media, in quest’ultimo insediamento 15 case sono state bruciate completamente e altre 25 sono state danneggiate. Almeno sei persone hanno riportato lesioni per inalazione di fumo. Gli incendi hanno raggiunto la città di Huwwara (Nablus), dove è stato danneggiato un ettaro di terra coltivata. Le forze antincendio palestinesi sono state dispiegate sia in Israele che negli insediamenti colonici della Cisgiordania per sostenere gli sforzi di Israele contro gli incendi.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno condotto 252 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 243 palestinesi. Il governatorato di Gerusalemme ha registrato la più alta quota di arresti (103, di cui 35 minori) e di operazioni (62), incluse le due operazioni compiute nell’Università Al Quds, in Abu Dis (Gerusalemme).

A Gaza, in almeno 16 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti o in avvicinamento alle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare. In un’altra occasione, le forze israeliane sono entrate in Gaza ed hanno svolto un’operazione di spianatura del terreno. Non sono stati segnalati feriti, ma il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. Sei palestinesi sono stati arrestati, tra cui due pescatori che sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso le imbarcazioni della marina israeliana, mentre la loro barca e le reti da pesca sono state sequestrate. Altri quattro civili sono stati arrestati mentre tentavano di entrare illegalmente in Israele.

Per la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o requisito 18 strutture, sfollando 42 palestinesi, tra cui 30 minori, e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 60 persone. In Ma’azi Jaba, una delle comunità colpite nel governatorato di Gerusalemme, le autorità hanno demolito nove tra strutture abitative e di sostentamento che erano state fornite come assistenza umanitaria. Questa è una delle 46 comunità della Cisgiordania centrale a rischio trasferimento forzato in conseguenza di un piano israeliano per “rilocalizzarli”.

In cinque comunità dell’Area C, Khirbet ar Ras al Ahmar e Ibziq (entrambe in Tubas), Jit (Qalqiliya) e Ash Shuyukh (Hebron), le autorità israeliane hanno sequestrato tre trattori e due bulldozer, adducendo quale motivazione il loro impiego in costruzioni illegali. Nel villaggio di Ya’bad (Jenin), per violazione delle norme ambientali, le forze israeliane hanno sequestrato quattro veicoli e 150 tonnellate di legna per la produzione di carbone, fonte di sostentamento per almeno 1.000 lavoratori.

In cinque occasioni, per consentire l’addestramento militare, le forze israeliane hanno sfollato temporaneamente 210 persone, inclusi 123 minori, appartenenti a due comunità di pastori palestinesi nel nord della Valle del Giordano (Khirbet ar Ras al Ahmar e Ibziq). Le due comunità devono far fronte a ripetute demolizioni e restrizioni ai loro spostamenti che acuiscono le crescenti preoccupazioni legate al rischio di trasferimento forzato. In altre tre occasioni, nella stessa area, le forze israeliane hanno effettuato esercitazioni militari in prossimità della comunità di pastori palestinesi di Khirbet Tel al Himma, con conseguenti danni alle proprietà e limitazioni negli spostamenti; per due volte, dalla fine del settembre 2016, tale comunità ha subito demolizioni.

Sono stati registrati tre attacchi di coloni israeliani che hanno causato lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà; in particolare, l’aggressione fisica e il ferimento di tre uomini palestinesi in due distinti episodi avvenuti nella zona H2 di Hebron e danni ad un veicolo palestinese, per lancio di pietre, ad Hebron. Inoltre, non inclusi nel conteggio, a Gerusalemme Est, Hebron e Tubas sono stati segnalati almeno tre episodi di aggressione e intimidazione contro palestinesi.

Secondo i media israeliani, ci sono stati otto casi di lancio di pietre ad opera di palestinesi contro veicoli israeliani; ne sono conseguiti il ferimento di un colono israeliano e danni ad almeno sei veicoli, oltre che alla metropolitana leggera di Gerusalemme.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto per tre giorni (16-18 novembre): è stata consentita l’uscita dalla Striscia di Gaza a 1.702 persone e il rientro a 947. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, dall’inizio del 2016, circa 20.000 persone sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.




I crescenti attacchi israeliani contro civili a Gaza mettono a rischio il cessate il fuoco in vigore da due anni.

Ben White, 8 settembre 2016 Middle East Monitor

Esprimendo preoccupazione che tale violenza possa mettere a rischio l’attuazione del cessate il fuoco che ha posto fine all’operazione “Margine Protettivo” nel 2014, un’informativa delle Nazioni Unite ha rivelato che nel secondo trimestre del 2016 l’esercito israeliano ha significativamente incrementato gli attacchi contro civili palestinesi nella Striscia di Gaza.

Nel periodo da aprile a giugno vi sono state in media più di 90 sparatorie al mese da parte delle forze armate israeliane nelle cosiddette zone ad accesso limitato (ARA) – circa 60 a terra e 30 in mare. Si tratta di oltre il doppio della media corrispondente a gli ultimi 6 mesi del 2015.

Le forze israeliane hanno attaccato da molto tempo agricoltori, pescatori ed altri civili nelle ARA di Gaza. Come ha riportato l’ONU a luglio, le limitazioni all’accesso imposte unilateralmente da Israele sono “applicate facendo fuoco con proiettili letali direttamente o con spari di avvertimento, con la distruzione di proprietà, arresti e confisca di attrezzature.”

Presentando gli ultimi dati in un aggiornamento trimestrale pubblicato il mese scorso, l’Ufficio per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie dell’ONU (OCHA) nei territori palestinesi occupati (OPT) ha definito “l’uso della forza da parte di Israele” nelle ARA “una particolare fonte di preoccupazione”.

Secondo James Heenan, capo dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU nei territori palestinesi occupati, “ci sono quasi quotidianamente episodi in cui le forze israeliane sparano a Gaza, causando spesso feriti o anche morti e distruzioni di proprietà.”

Nella maggior parte dei casi, ha detto Heenan a Middle East Monitor, “non ci sono indicazioni che le forze israeliane fossero di fronte a una minaccia imminente tale da giustificare il livello di forza impiegato, incluso l’uso di armi da fuoco. Spesso le vittime sono contadini, pescatori, bambini e manifestanti.”

Il 3 aprile le autorità israeliane hanno annunciato un ampliamento della zona con permesso di pesca dalla costa sud di Gaza da 6 a 9 miglia (da notare che gli Accordi di Oslo prevedevano un limite di 20 miglia). Comunque il 26 giugno, meno di tre mesi dopo, è stato nuovamente imposto il limite di 6 miglia.

Secondo l’OCHA a luglio sono stati arrestati ed imprigionati più di 90 pescatori, “il numero più alto all’anno da quando, nel 2009, si è iniziato a tenere il conto.” In nove giorni di agosto, per esempio, le forze israeliane hanno attaccato pescatori palestinesi in sei diverse occasioni (il 21, 23, 25, 27, 28 e 29 agosto).

Intanto, a maggio, è stato comunicato che l’esercito israeliano avrebbe permesso ai contadini di accedere alle terre vicine alla barriera di confine, sotto il controllo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC). Dal 2014 l’ICRC aiuta i contadini di Gaza a recuperare la terra e a garantirsi l’ accesso.

Mentre alcuni contadini hanno certamente beneficiato di questo, un portavoce dell’ICRC di Gerusalemme ha rifiutato di commentare i continui attacchi israeliani nelle ARA, dicendo che “tutte le questioni che suscitano preoccupazione sono affrontate come parte del nostro dialogo riservato e bilaterale con tutte le parti in conflitto.”

Come ha detto recentemente un agricoltore agli attivisti: “I miei terreni sono relativamente vicini alla barriera, perciò io non posso metterci piede dalle 6 del pomeriggio alle 6 di mattina senza che mi sparino addosso. Cosa ci posso fare se l’elettricità non c’è prima delle 6 del pomeriggio? Devo lasciare la mia terra senz’acqua, rischiando di perdere il raccolto.”

La violenza usata dalle forze israeliane contro i civili palestinesi nella Striscia di Gaza non è quasi per niente citata dai media occidentali di lingua inglese. La maggioranza degli attacchi a pescatori, contadini e manifestanti non viene nemmeno menzionata.

.Comunque questi attacchi non possono essere separati dal più vasto scenario della Striscia di Gaza, compresa la dimensione della “sicurezza”, che è tipicamente intesa da giornalisti, analisti e politici in termini di lancio di razzi [da parte dei palestinesi] e reazioni militari israeliane.

Secondo Fawzi Barhoum, un portavoce di Hamas a Gaza, Hamas considera l’impiego metodico della violenza contro i palestinesi da parte delle forze israeliane nelle ARA come una violazione del cessate il fuoco del 2014. “Hamas registra tutte le violazioni ed aggiorna regolarmente i garanti regionali del cessate il fuoco”, ha dichiarato.

Inoltre, ha aggiunto Barhoum, questi attacchi delle forze israeliane “mettono a rischio lo status quo.”

“Ogni volta Hamas discute ciò che accade con le altre fazioni palestinesi, che valutano insieme quale sia la risposta migliore alla violazione israeliana in questione; se il silenzio, la condanna, l’avvertimento, il lancio di razzi a breve gittata, piazzare cecchini ai confini, ecc.”

Quindi, oltre al costo per contadini e pescatori della politica israeliana di imporre una “zona interdetta” all’interno di Gaza, questi attacchi, che sono chiaramente in aumento, rischiano anche di minare ulteriormente un accordo di cessate il fuoco che ha portato “tranquillità” per Israele, ma nulla di simile per i palestinesi.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)




Rapporto OCHA del periodo 1 – 14 novembre 2016 (due settimane)

Nei pressi dell’insediamento colonico israeliano di Ofra (Ramallah), le forze israeliane hanno ucciso, con arma da fuoco, un 23enne palestinese mentre tentava di aggredire con un coltello i soldati israeliani. Questo episodio porta a 73 il numero di palestinesi uccisi dalle forze israeliane, dall’inizio del 2016, nel corso di attacchi e presunti attacchi.

Un altro palestinese è stato ferito con arma da fuoco, e successivamente arrestato, in un presunto tentativo di accoltellamento verificatosi nel villaggio di Huwwara (Nablus). In nessuno di tali episodi sono stati riportati ferimenti di israeliani. In un altro caso, ad un posto di blocco vicino alla città di Tulkarem, palestinesi hanno aperto il fuoco e ferito un soldato, riuscendo poi a fuggire.

Nei Territori Palestinesi Occupati (oPt), nel corso di molteplici scontri, le forze israeliane hanno ferito 57 palestinesi, tra cui 19 minori. Nove dei ferimenti si sono verificati nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale e in mare. I rimanenti feriti sono stati registrati in Cisgiordania: durante scontri scoppiati nel corso di operazioni di ricerca-arresto (la maggior parte), durante le manifestazioni settimanali contro la Barriera e gli insediamenti a Ni’lin (Ramallah) e Kafr Qaddum (Qalqiliya) e nel corso di eventi commemorativi del 12° anniversario della morte dell’ex presidente palestinese Yasser Arafat.

In tre diversi episodi, che hanno visto coinvolte forze israeliane e coloni, altri nove palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti mentre raccoglievano olive sui propri terreni. In particolare: in una zona vicino all’insediamento colonico israeliano di Qedumim (Qalqiliya), in circostanze poco chiare, soldati israeliani hanno aggredito fisicamente due persone che erano entrate nella propria terra dopo aver ottenuto una “preventiva autorizzazione” all’accesso; nel villaggio Al Janiya (Ramallah), coloni israeliani hanno fisicamente aggredito quattro persone che stavano lavorando vicino all’insediamento colonico di Talmon; altre quattro persone sono rimaste ferite, nei pressi di Bani Na’im (Hebron), dall’esplosione di una granata assordante abbandonata dalle forze israeliane. In altri due episodi, sempre nel contesto della raccolta delle olive, coloni israeliani hanno vandalizzato 70 ulivi in Sa’ir (Hebron) mentre, presso l’insediamento colonico di Shave Shomron (Nablus), hanno raccolto olive da alberi di proprietà palestinese.

In Cisgiordania, in Area C e Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 47 strutture di proprietà palestinese, sfollando 26 palestinesi, dieci dei quali minori, e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 330 persone. Nove di queste strutture erano state fornite come assistenza umanitaria, in risposta a demolizioni precedenti. Dall’inizio del 2016, il numero di strutture prese di mira ammonta a 1.033: più del doppio rispetto al dato relativo allo stesso periodo del 2015. Nel periodo di riferimento sono stati emessi almeno 24 ordini di demolizione, di arresto-lavori e di sfratto.

Nella comunità pastorale di Khirbet Tana (Nablus), i funzionari israeliani hanno sequestrato un generatore elettrico e una macchina per il taglio dei metalli, appartenenti ad una organizzazione assistenziale; hanno inoltre fatto rilievi fotografici di strutture precedentemente fornite come assistenza; tra queste, una struttura adibita a scuola, quattro cisterne per l’acqua e sei ricoveri abitativi. La comunità si trova all’interno di un’area dichiarata da Israele “zona per esercitazioni a fuoco” e, dall’inizio del 2016, ha subito quattro ondate di demolizioni.

In una dichiarazione rilasciata il 10 novembre, Robert Piper, Coordinatore delle Nazioni Unite per gli Aiuti Umanitari e lo Sviluppo, ha condannato il continuo osteggiamento dell’assistenza umanitaria da parte delle autorità israeliane, affermando che “colpire i più vulnerabili tra i vulnerabili ed impedire loro di ricevere assistenza – in particolare con l’arrivo dell’inverno – è inaccettabile e contraddice gli obblighi di Israele quale potenza occupante”.

In tre occasioni, per consentire l’addestramento militare, le forze israeliane hanno trasferito, per diverse ore ogni volta, 23 famiglie (123 persone, tra cui 59 minori) appartenenti a due comunità di pastori palestinesi nel nord della Valle del Giordano (Khirbet ar Ras al Ahmar e Ibziq). Le due comunità devono far fronte anche ad ripetute demolizioni e restrizioni ai loro spostamenti che acuiscono le crescenti preoccupazioni legate al rischio di trasferimento forzato.

Cinque famiglie palestinesi (29 persone) che vivono nella zona di Silwan di Gerusalemme Est, hanno ricevuto avvisi di sfratto connessi a cause intentate da organizzazioni di coloni israeliani che rivendicano la proprietà delle abitazioni. Un sondaggio esplorativo, effettuato a Gerusalemme Est da OCHA [Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari], indica che su almeno 180 famiglie palestinesi pende una causa di sfratto presentata contro di loro principalmente da organizzazioni di coloni israeliani: sono pertanto a rischio di sfollamento più di 818 palestinesi, tra cui 372 minori.

Nella zona H2 di Hebron, controllata da Israele, coloni israeliani hanno aggredito fisicamente e ferito un ragazzo palestinese che si stava recando a scuola. Nel corso del periodo di riferimento almeno quattro episodi di lancio di pietre da parte di coloni israeliani hanno causato danni a veicoli palestinesi.

Secondo i media israeliani, si sono verificati otto casi di lancio di pietre ad opera di palestinesi contro veicoli israeliani: ferito un colono israeliano, danneggiati almeno sei veicoli e la metropolitana leggera di Gerusalemme. Vicino a Betlemme un altro veicolo è stato danneggiato da un ordigno esplosivo.

A Rafah, nella Striscia di Gaza, un 15enne palestinese è stato ferito dall’esplosione di un residuato bellico con il quale stava giocando nei pressi della scuola.

In almeno 23 occasioni durante il periodo cui si riferisce questo Rapporto (due settimane), le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi presenti o in avvicinamento ad Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare della Striscia di Gaza. In altri tre casi, le forze israeliane sono entrate nelle ARA di terra per livellare il terreno ed effettuare scavi. Non sono stati segnalati feriti, ma è stato interrotto il lavoro di agricoltori e pescatori.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, nell’ultimo giorno del periodo di riferimento [14 novembre] è stato eccezionalmente aperto per i casi umanitari, consentendo l’uscita dalla Striscia di Gaza a 386 palestinesi ed il rientro a 274 (dopo tale data il passaggio è rimasto ancora aperto per alcuni giorni). Secondo le autorità palestinesi di Gaza, dall’inizio del 2016, circa 20.000 persone sono registrate ed in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah. Il valico è stato eccezionalmente aperto il 6 novembre, per consentire a una delegazione di 93 palestinesi l’ingresso in Egitto; è stato quindi riaperto il 12 novembre per consentire il loro rientro.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 18- 31 ottobre 2016 (due settimane)

Durante il periodo di riferimento (due settimane), sono stati registrati quattro attacchi e presunti attacchi palestinesi contro israeliani: sei i soldati israeliani feriti, e tre gli aggressori e presunti aggressori palestinesi (tra cui una ragazza 19enne) uccisi dalle forze israeliane.

Le aggressioni includono: uno speronamento con auto a Beit Ummar (Hebron); una sparatoria al checkpoint Beit El / DCO (Ramallah) ad opera di un membro della Polizia Palestinese che ha agito di propria iniziativa; un presunto accoltellamento al checkpoint di Za’tara (Nablus). Un altro palestinese è stato colpito con arma da fuoco e ferito durante un tentativo di speronamento con auto e attacco con coltello ad un posto di blocco volante nei pressi di Ramallah: l’episodio non ha provocato feriti israeliani.

Nel corso di scontri avvenuti nei Territori Palestinesi Occupati (oPt), le forze israeliane hanno ucciso, con arma da fuoco, un 15enne palestinese; altri 41 palestinesi, tra cui 13 minori e tre donne, sono stati feriti. Quattro dei ferimenti sono avvenuti durante scontri presso la recinzione che separa Gaza da Israele. I rimanenti feriti (37) sono stati registrati in Cisgiordania: nel contesto di scontri scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto; nelle manifestazioni settimanali nei villaggi di Kafr Qaddum (Qalqiliya) e Ni’lin (Ramallah); durante una protesta contro la riduzione di energia elettrica nella città di Al Jiftlik (Jericho). Due soldati israeliani sono rimasti feriti dal lancio di bottiglie incendiarie e pietre da parte di palestinesi.

Il 20 ottobre, un 23enne palestinese è morto per le ferite riportate nel gennaio 2007, quando (aveva 14 anni), durante un’operazione militare israeliana nella città di Ramallah, fu colpito con arma da fuoco. Da allora, il giovane è stato ospedalizzato per la maggior parte del tempo ed ha patito un progressivo deterioramento delle condizioni di salute.

In Cisgiordania, le forze israeliane hanno condotto 196 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 234 palestinesi. Il governatorato di Gerusalemme ha registrato la più alta quota di arresti (97) e di operazioni (56), inclusa l’incursione in una scuola secondaria maschile a Gerusalemme Est. Inoltre, a Gerusalemme, la polizia israeliana ha vietato a 15 palestinesi l’ingresso nella Moschea di Al Aqsa per periodi che vanno da tre mesi a due settimane.

In sette occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno livellato il terreno ed effettuato scavi in prossimità della recinzione perimetrale. In un caso, l’aviazione israeliana ha lanciato un missile, danneggiando una postazione di osservazione appartenente, secondo quanto riferito, ad un gruppo armato. L’episodio ha fatto seguito al lancio, da Gaza verso il sud di Israele, di un missile che non ha causato feriti o danni.

Dando seguito ad episodi di lancio di pietre contro veicoli di coloni israeliani, le forze israeliane hanno chiuso gli ingressi principali di tre villaggi nel governatorato di Ramallah (Deir Nidham, Umm Saffa e Silwad) e di un quartiere di Gerusalemme Est (Jabal Al Mukabbir). Tali chiusure, che sconvolgono l’accesso delle persone ai servizi ed ai mezzi di sussistenza, erano ancora in vigore alla fine del periodo di riferimento del presente Rapporto. Inoltre, dopo l’attacco con armi da fuoco al checkpoint di Beit El / DCO [vedi primo paragrafo], l’esercito ha chiuso il checkpoint in questione; esso controlla la strada principale che entra in Ramallah da est.

Nella Striscia di Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, sono stati registrati almeno 23 casi in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, senza provocare feriti. Due pescatori, tra cui un ragazzo di 17 anni, sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso le imbarcazioni israeliane dove sono stati arrestati, mentre le loro barche e le reti da pesca sono state sequestrate. Inoltre, secondo quanto riferito, al valico di Erez un commerciante palestinese è stato arrestato dalle forze israeliane.

A Gerusalemme Est ed in area C, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 18 strutture in sei comunità palestinesi, sfollando 54 persone, tra cui 29 minori, e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 46. Otto delle strutture colpite – tra cui ricoveri abitativi, latrine e una cisterna d’acqua – erano state fornite come assistenza umanitaria in risposta a precedenti demolizioni. Dall’inizio del 2016, ammonta a 273 il numero delle strutture finanziate da donatori e poi distrutte o confiscate [dalle autorità israeliane]: oltre il 150% dell’intero anno 2015. Inoltre, in un cimitero vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme, le forze israeliane, insieme alla Israel Antiquities Authority, hanno danneggiato materiali da costruzione, in quanto utilizzati per la produzione non autorizzata di lapidi.

In cinque diverse occasioni, le forze israeliane hanno condotto esercitazioni militari nel nord della Valle del Giordano, in prossimità di tre comunità pastorali (Humsa al Bqai’a, Tell al Khashabeh e Lifjim). Questi episodi non hanno comportato sfollamenti, tuttavia sono stati segnalati danni alle strutture e restrizioni di accesso alle zone di pascolo: coinvolte 15 famiglie.

Sono stati registrati quattro attacchi di coloni israeliani con lesioni o danni a proprietà palestinesi. In particolare: a Silwan (Gerusalemme Est), l’aggressione fisica e il ferimento di un bambino palestinese di 6 anni; a Nahhalin (Betlemme) la vandalizzazione di 18 alberi; a Betlemme, danni ad un veicolo per lancio di pietre; a Deir Ammar (Ramallah), il furto di un mulo impiegato per la raccolta delle olive. Inoltre, nella Valle del Giordano settentrionale, coloni israeliani hanno bloccato l’ingresso principale della comunità pastorale di Tell al Himma; comunità che ha recentemente subito demolizioni di vaste proporzioni.

Secondo i media israeliani, nei governatorati di Hebron e Betlemme, per il lancio di pietre ad opera di palestinesi, sono stati feriti quattro israeliani, tra cui tre minori, e sono stati danneggiati diversi veicoli israeliani. Inoltre, sempre per il lancio di pietre da parte palestinese, nel tratto che attraversa Shu’fat (Gerusalemme Est), la metropolitana leggera ha subito danni.

Scontri tra forze di sicurezza palestinesi e civili palestinesi sono stati segnalati nel Campo Profughi di Balata (Nablus), con conseguenti lesioni, dovute ad inalazione di gas lacrimogeno, per otto uomini e un bambino. Gli scontri sono scoppiati nel corso di operazioni di ricerca-arresto svolte dalle forze di sicurezza palestinesi all’interno del Campo Profughi.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto per cinque giorni (19 – 23 ottobre) in entrambe le direzioni; secondo quanto riferito, 3.176 palestinesi sono transitati da Gaza verso l’Egitto e 821 sono rientrati. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, circa 20.000 persone sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso il valico di Rafah.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto OCHA del periodo 20 settembre- 3 ottobre

Il 25 settembre, in una prigione israeliana, dopo 13 anni di detenzione è morto un detenuto palestinese di 40 anni, originario del villaggio di Ya’bad (Jenin). Secondo fonti ufficiali palestinesi, la morte sarebbe da attribuire al peggioramento dello stato di salute ed alla mancanza di cure mediche;

tale versione viene contestata dalle autorità israeliane. Il 29 settembre, a Beit Hanoun (Striscia di Gaza), un trentenne componente di un gruppo armato palestinese è morto e altri tre sono rimasti feriti, secondo quanto riferito, in conseguenza di un incidente verificatosi in una galleria sotterranea. Il 27 settembre, nella città di Nablus, nel corso di una operazione di ricerca-arresto, le forze di sicurezza palestinesi hanno ucciso un palestinese e ne hanno ferito altri tre.

Il 30 settembre, al checkpoint di Qalandia, a nord di Gerusalemme, un palestinese ha aggredito con un coltello le forze israeliane, ferendo un soldato. L’autore (28 anni), proveniente dalla città di Kafr ‘Aqab (Gerusalemme), è stato ucciso nel corso dell’episodio. Nelle due settimane di riferimento sono stati registrati altri tre presunti attacchi palestinesi contro israeliani: un 16enne palestinese è stato ucciso, con armi da fuoco, ad un posto di blocco volante all’entrata del villaggio di Bani Na’im (Hebron), dopo un presunto tentativo di accoltellamento di un soldato israeliano; altri due ragazzi palestinesi (14 e 15 anni) sono stati feriti, uno al checkpoint di Jaljoulia (Qalqiliya) e l’altro presso l’insediamento colonico di Kiryat Arba (Hebron), secondo quanto riferito, dopo aver tentato di compiere aggressioni con il coltello. In entrambi i casi non sono stati segnalati feriti israeliani.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 75 palestinesi, soprattutto durante scontri tra palestinesi e forze israeliane. Due soldati israeliani, a quanto riferito, sono stati feriti da una bottiglia incendiaria durante scontri nel campo profughi di Ad Duheisha (Betlemme). Inoltre, in un episodio verificatosi nei pressi della Scuola Al Khalil, nella zona H2 di Hebron controllata da Israele, 40 studenti hanno inalato gas lacrimogeno, subendo lesioni che hanno richiesto l’intervento medico.

Nella Striscia di Gaza, durante scontri con lancio di pietre da parte palestinese, le forze israeliane hanno ferito con armi da fuoco dieci civili palestinesi; gli scontri erano scoppiati nei pressi della recinzione perimetrale tra Israele e Gaza, nel corso di quattro diverse proteste. Inoltre, in almeno 28 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso persone presenti o in avvicinamento ad Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare. Non sono stati segnalati feriti, ma è stato interrotto il lavoro di agricoltori e pescatori.

In Cisgiordania, durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno condotto quasi 200 operazioni di ricerca ed hanno arrestato circa 300 palestinesi, tra cui 18 minori; alcune delle operazioni hanno innescato scontri violenti. Nei governatorati di Betlemme, Hebron e Gerusalemme sono stati registrati i più alti numeri di operazioni e di arresti. A Gerusalemme, la polizia israeliana ha emanato ordini di interdizione all’ingresso nel Complesso di Haram al Sharif / Monte del Tempio per 19 palestinesi: sei mesi per cinque di loro, due settimane per i rimanenti.

Il 22 settembre, al checkpoint di Gilbert, nella città di Hebron, le forze israeliane hanno impedito a 23 studentesse di attraversare per recarsi a scuola. Inoltre, dopo una presunta aggressione con coltello vicino al checkpoint, le forze israeliane hanno dichiarato l’area “zona militare chiusa” e, per dieci giorni, hanno negato a due famiglie l’accesso alle loro case. Le forze israeliane hanno anche chiuso gli ingressi principali di sette villaggi ed impedito l’accesso veicolare alla strada 60 a più di 40.000 persone, soprattutto nel tratto compreso tra i checkpoint di Huwwara e di Za’atara (Nablus).

In Cisgiordania, durante il periodo di riferimento, a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito 46 strutture, 16 delle quali erano state fornite come assistenza umanitaria in risposta a precedenti demolizioni; fra esse un’aula scolastica e un parco giochi nella comunità beduina di Abu Nuwar (governatorato di Gerusalemme). Le demolizioni hanno comportato lo sfollamento di 56 palestinesi, tra cui 25 minori, mentre altre 185 persone sono state coinvolte in modi diversi. Due terzi di queste strutture sono state demolite tra il 26 e il 28 settembre presso nove comunità palestinesi. L’episodio più grave si è verificato a Khirbet Tell el Himma (Tubas), mentre 10 delle 16 demolizioni hanno avuto luogo nel governatorato di Gerusalemme.

Il 23, 29 e 30 settembre, 14 famiglie palestinesi (73 persone, tra cui 30 minori) della comunità Humsa al Bqai’a nella Valle del Giordano settentrionale (Tubas) sono state evacuate dalle loro case per cinque ore al giorno, per dare spazio ad esercitazioni militari israeliane. L’Amministrazione Civile israeliana aveva consegnato a queste famiglie gli ordini di evacuazione il 22 settembre.

In Al ‘Isawiya, zona di Gerusalemme Est, a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, l’Amministrazione Civile israeliana ha consegnato nove ordini di demolizione nei confronti di nove edifici, ponendo 40 famiglie palestinesi sotto minaccia di sfollamento. Altri dieci ordini di arresto lavori sono stati emessi a Khirbet ad Deir (Betlemme), Khallet Al Hajar (Hebron), e nei villaggi di Al Funduq e Jinsafut, entrambi in Qalqiliya.

Sono stati registrati cinque presunti attacchi di coloni israeliani che hanno provocato danni a proprietà palestinesi. In particolare: ulivi palestinesi nei villaggi di As Sawiya e Yatma (Nablus); altri 20 ulivi in Jinsafut (Qalqiliya); incendi di terreni coltivati nel villaggio di Yanun e di materiali da costruzione nel villaggio di Burin, entrambi in Nablus. Secondo i media israeliani, si sono verificati anche tre episodi di lancio di pietre da parte palestinese contro veicoli israeliani, con lievi danni alla metropolitana leggera di Gerusalemme e ad altri due veicoli: uno vicino al villaggio di Beit Liqya sulla strada 443, l’altro nei pressi della Barriera di sicurezza dell’insediamento colonico di Psagot, entrambi in Ramallah.

Durante il periodo di riferimento il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato eccezionalmente aperto per tre giorni (21-23 settembre) in una sola direzione, secondo quanto riferito, principalmente per consentire il rientro a Gaza di 2.290 pellegrini. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, dall’inizio del 2016, circa 27.000 persone sono registrate e in attesa di uscire da Gaza attraverso Rafah.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

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nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto OCHA del periodo 23 agosto – 5 settembre 2016

Il 24 agosto, presso lo snodo stradale di Yitzhar (Nablus), un 26enne palestinese ha accoltellato e ferito un soldato israeliano; l’aggressore è stato ucciso con arma da fuoco.

Dall’inizio del 2016, in attacchi e presunti attacchi effettuati da palestinesi della Cisgiordania contro israeliani, sono stati uccisi 61 palestinesi, tra cui 16 minori, e 11 israeliani, tra cui una ragazza.

Altri due palestinesi sono stati uccisi, con arma da fuoco, dalle forze israeliane in due distinti episodi. In un caso, all’ingresso del villaggio Silwad (Ramallah), un uomo di 38 anni che, a quanto riferito, era affetto da disturbo mentale, è stato colpito mentre si avvicinava ad una torre militare senza rispettare l’alt. L’esercito israeliano ha aperto un’indagine penale. Nell’altro caso, nel Campo profughi di Shu’fat, soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un veicolo perché, secondo quanto riferito, credevano che stesse per investirli; tuttavia, la polizia israeliana ha riferito che il conducente era ubriaco e che, quindi, l’episodio non è da considerare un attacco deliberato.

Le autorità israeliane hanno restituito alle famiglie i corpi di tre palestinesi sospettati di aver compiuto attacchi contro israeliani; due dei corpi erano stati trattenuti per più di undici mesi. Allo stato attuale, sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane i corpi di altri 12 presunti responsabili palestinesi; alcuni da quasi sette mesi.

In Cisgiordania, durante le due settimane [23 Agosto – 5 settembre], in scontri con le forze israeliane sono stati feriti 66 palestinesi, tra cui due minori e una donna. La maggior parte degli scontri si è verificato durante operazioni di ricerca-arresto, la più ampia delle quali è stata condotta nel Campo profughi di Ayda, dove si sono avuti 24 feriti. Altri scontri, con 11 feriti, sono stati segnalati durante le manifestazioni settimanali a Kafr Qaddum (Qalqiliya). Cinque soldati israeliani sono stati feriti da pietre.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno condotto 186 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 239 palestinesi. Il numero più alto di operazioni (49) e di arresti (95) è stato registrato nel governatorato di Gerusalemme. Alcune delle operazioni sono state condotte a Betlemme e nella città di Hebron, il 23 e il 25 agosto, presso sette officine meccaniche, sospettate di fabbricare armi; cinque officine sono state chiuse e le attrezzature confiscate. Inoltre, nella città di Dura (Hebron), le forze israeliane hanno fatto irruzione in una stazione radio: hanno confiscato tutte le apparecchiature di trasmissione ed hanno emesso un’ordinanza militare di chiusura di tre mesi nei confronti della stazione; cinque membri del personale sono stati arrestati.

A Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno diciotto casi, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso palestinesi: feriti un pastore ed un pescatore successivamente arrestato. Altri due pescatori sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso le imbarcazioni militari israeliane dove sono stati tratti in arresto; le loro barche e le reti da pesca sono state sequestrate.

In Area C e a Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, o confiscato, 28 strutture in sette comunità palestinesi, sfollando 55 persone e compromettendo i mezzi di sostentamento di altre 200. Undici delle strutture prese di mira erano state precedentemente fornite come assistenza umanitaria; fra esse, ricoveri abitativi, latrine e una cisterna per l’acqua. Sale così a 223 il numero di manufatti donati come aiuto umanitario e distrutti o confiscati dall’inizio del 2016: più del doppio di quelli riferiti a tutto il 2015.

Il 30 agosto, nella città di Dura (Hebron), per motivi punitivi, le forze israeliane hanno fatto esplodere la casa di famiglia di un palestinese, attualmente in stato di detenzione, accusato di aver collaborato, il 1° luglio, all’uccisione di un colono israeliano; una famiglia di tre persone, tra cui due minori, è stata sfollata. In conseguenza dell’esplosione una cisterna per acqua è rimasta gravemente danneggiata.

In Jayyus e in Ras Atiya (entrambe in Qalqiliya), le autorità israeliane hanno sradicato 300 ulivi, di proprietà palestinese, a motivo del fatto che queste aree sono designate [da Israele] come “terra di stato”. In precedenza, fino al 2014 (anno in cui fu completata una modifica al tracciato della Barriera) agli agricoltori era stato negato l’accesso alla seconda località (Ras Atiya) a motivo del tracciato della Barriera. In Area C, quasi tutta la “terra di stato” è stata posta sotto la giurisdizione degli insediamenti colonici israeliani.

Le forze israeliane hanno bloccato cinque strade che collegano la città di Huwwara (Nablus) a quattro villaggi vicini, interrompendo in modo significativo l’accesso delle persone ai servizi ed ai mezzi di sostentamento. Secondo fonti israeliane, i blocchi sono conseguenti a diversi episodi di lancio di pietre contro veicoli di coloni israeliani. Durante il periodo di riferimento, i militari hanno riaperto uno degli ingressi alla città di Hizma (Gerusalemme) che, dal 28 luglio, per un motivo simile, era stato interdetto ai veicoli; nella stessa città, permane, invece, la chiusura di altre due strade.

Due palestinesi sono stati feriti da coloni israeliani: uno, nella città vecchia di Gerusalemme est, aggredito fisicamente, e un altro, un contadino, attaccato da cani scatenati da coloni, vicino a Deir Istiya (Salfit). Secondo quanto riferito, decine di alberi di proprietà palestinese sono stati danneggiati dal riversamento di acque reflue operato da coloni israeliani di Betar Illit su terreni appartenenti ad agricoltori del villaggio di Husan (Betlemme).

Nei governatorati di Hebron e Gerusalemme, secondo i media israeliani, due israeliani sono stati feriti e quattro veicoli israeliani sono stati danneggiati dal lancio di pietre da parte di palestinesi.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, per tre giorni è stato aperto eccezionalmente per i pellegrini; è stato riferito che 2.332 palestinesi sono usciti dalla Striscia di Gaza verso l’Egitto. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli 14 giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza si stima che oltre 27.000 persone siano registrate e in attesa di attraversare.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

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nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto Ocha della settimana 16 – 22 agosto

Scontri armati tra forze di sicurezza palestinesi e civili palestinesi, verificatisi il 18 agosto nella città di Nablus, hanno causato la morte di cinque uomini, tra cui due membri delle forze di sicurezza;

altre venti persone hanno subìto lesioni provocate da inalazione di gas lacrimogeno. Gli scontri sono scoppiati nel corso di una operazione di ricerca-arresto che, da quanto riferito, intendeva accertare il possesso illegale di armi. Due uomini, sospettati di aver aperto il fuoco contro le forze di sicurezza, sono stati successivamente arrestati.

Il 21 agosto, nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha effettuato decine di attacchi aerei e sparato colpi di carro armato contro centri di addestramento militare e strutture, causando il ferimento di quattro palestinesi, due dei quali civili (uno minore). I siti presi di mira sono stati gravemente danneggiati, così come un serbatoio d’acqua non utilizzato. Gli attacchi (i più intensi dal cessate il fuoco del 26 agosto 2014) hanno fatto seguito al lancio di un razzo, effettuato da un gruppo armato palestinese, verso il sud di Israele, dove non ha provocato feriti né danni.

Sempre a Gaza, nei pressi della recinzione perimetrale, durante scontri scoppiati nel corso di due manifestazioni di protesta, le forze israeliane hanno sparato con armi da fuoco e ferito quattro civili palestinesi, tra cui un 17enne. Inoltre, in almeno sette occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso persone presenti in Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare: non sono stati segnalati feriti, anche se il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. In mare, due pescatori sono stati arrestati e la loro barca sequestrata, mentre altri quattro civili, tra cui due ragazzi, sono stati arrestati mentre tentavano di entrare illegalmente in Israele.

In Cisgiordania, nel corso di molteplici scontri, le forze israeliane hanno ucciso un giovane palestinese e ferito altre 88 persone, tra cui 14 minori. L’episodio più grave, che ha portato all’uccisione del giovane e a 52 ferimenti (32 dei quali causati da armi da fuoco), ha avuto luogo nel Campo Profughi di Al Fawwar (Hebron), nel corso di una vasta operazione militare. La maggior parte degli altri feriti sono stati registrati vicino ai checkpoint di Beituniya (Ramallah) ed Huwwara (Nablus) e nella città di Abu Dis (Gerusalemme), durante manifestazioni di solidarietà con i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Le autorità israeliane hanno restituito alla famiglia il cadavere di un palestinese sospettato di aver compiuto un attacco contro israeliani; il corpo era trattenuto da più di cinque mesi. Attualmente, sono ancora trattenuti dalle autorità israeliane i corpi di 15 presunti responsabili palestinesi; alcuni da parecchi mesi.

In Area C e a Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione israeliani, le autorità israeliane hanno demolito 28 strutture di proprietà palestinese: sfollate 55 persone, tra cui 20 minori, e coinvolte, in modi diversi, altre 800. Tra le strutture demolite: sette abitazioni, otto latrine, un ricovero per animali nella comunità pastorizia di Jurat al Kheil (Hebron), una strada agricola in Qusra (Nablus) utilizzata da circa 120 famiglie. Sei di queste strutture erano state finanziate da donatori internazionali e fornite come assistenza umanitaria.

In Area C, in separati episodi, adducendo la mancanza dei necessari permessi, le autorità israeliane hanno confiscato attrezzature e alberi di proprietà palestinese. Coinvolte cinque comunità: nei villaggi di Duma (Nablus), Turmus’ayya (Ramallah) e Al Jiftlik (Jericho) sono stati confiscati un serbatoio per l’acqua, una scavatrice, un generatore di energia elettrica e una saldatrice; in Shufa (Tulkarem) e Beit Ula (Hebron), sostenendo che erano stati piantati in aree designate [da Israele] come “terra di stato”, le autorità israeliane hanno sradicato e sequestrato circa 330 piante di vite e di ulivo.

Sempre in Area C, nel governatorato di Gerusalemme, le autorità israeliane hanno tagliato un allacciamento, non autorizzato, ad una conduttura che forniva acqua potabile a 41 famiglie di quattro comunità beduine; è stato riferito che questo allacciamento era attivo da dieci anni. Nella stessa zona, altre due comunità beduine, Sateh al Bahr e Abu Nuwwar, hanno ricevuto 15 ordini di demolizione e arresto-lavori per abitazioni, una scuola materna, e strutture correlate a mezzi di sussistenza. Questa settimana, a seguito di una visita presso quest’ultima comunità, Robert Piper, Coordinatore Umanitario per i Territori palestinesi occupati, ha dichiarato: “La serie ripetuta di demolizioni, le restrizioni all’accesso ai servizi di base e le visite periodiche da parte del personale di sicurezza israeliano per promuovere ‘piani di rilocalizzazione’, sono tutti elementi di un contesto coercitivo” che accresce il rischio di trasferimento forzato di questi palestinesi indifesi.

Secondo quanto riferito, un colono israeliano è stato ferito e tre proprietà danneggiate nei pressi di Husan (Betlemme), Hizma e Shu’fat (entrambi a Gerusalemme), in conseguenza del lancio di pietre da parte di palestinesi.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli quattordici giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 27.000 persone sono registrate ed in attesa di attraversare.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it; Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli




Rapporto OCHA della settimana 2-8 agosto 2016

In Area C e Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione, in 14 distinti episodi le autorità israeliane hanno distrutto, obbligato i proprietari a distruggere, o confiscato 42 strutture: 30 persone sono state sfollate e altre 1.200 sono state coinvolte in modi diversi.

Sei degli episodi si sono verificati in comunità pastorali beduine palestinesi a rischio di trasferimento forzato, intensificando in tal modo il contesto coercitivo che spinge i residenti ad andare via. Dodici delle strutture distrutte o confiscate erano state fornite precedentemente come assistenza umanitaria; ne facevano parte ripari di emergenza, stalle, latrine, un centro sociale ed un allacciamento per l’acqua; la confisca di quest’ultimo significa che quasi 1.000 palestinesi, distribuiti in cinque comunità pastorali nella Valle del Giordano, continueranno a soffrire la carenza d’acqua. Le azioni di cui sopra portano a 200 il numero di strutture di assistenza distrutte o confiscate dall’inizio del 2016; quasi il doppio delle 108 riferite all’intero 2015.

In Yatta (Hebron), le forze israeliane hanno distrutto le case di famiglia di due autori di una aggressione con arma da fuoco, avvenuta a Tel Aviv il 8 giugno 2016, durante la quale furono uccisi quattro israeliani; 13 persone, tra cui sei minori, sono rimaste senza casa. Una delle abitazioni in questione è stata fatta saltare con cariche esplosive che hanno danneggiato altri due appartamenti dello stesso edificio abitati da 20 persone. Dall’inizio del 2016 le autorità israeliane hanno demolito o sigillato, per punizione, 21 case, sfollando 116 persone; un numero quasi equivalente a quello riguardante l’intero 2015.

Scontri con le forze israeliane, avvenuti nei territori palestinesi occupati (oPt), hanno provocato il ferimento di 65 palestinesi, tra cui 15 minori. Otto di questi ferimenti, tra cui quello di un ragazzo di 17 anni, si sono avuti nella Striscia di Gaza, durante una manifestazione vicino alla recinzione perimetrale. Gli altri ferimenti si sono verificati in Cisgiordania: i più gravi sono stati registrati nella città di Al ‘Eizariyeh (Gerusalemme), durante una protesta in solidarietà con i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, e durante le manifestazioni settimanali a Kafr Qaddum (Qalqiliya) e Ni’lin (Ramallah). Ulteriori scontri sono stati registrati durante operazioni di ricerca-arresto; tra esse quelle effettuate nel villaggio di Al Mughayyir (Ramallah), in Burin e Beita (entrambi a Nablus) ed in Beit Ummar (Hebron).

Nella Striscia di Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno sei occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso agricoltori e pescatori palestinesi; non sono state registrati feriti o danni. In un caso, le forze israeliane sono entrate nella Striscia, in ARA di terra, ed hanno spianato il terreno ed effettuato scavi.

Un gruppo di coloni israeliani armati ha ucciso undici pecore appartenenti a palestinesi della Comunità beduina di Est Tayba (Ramallah); il gregge era condotto al pascolo da una donna, nei pressi dell’insediamento colonico israeliano di Rimonim. Sempre questa settimana, nella zona H2 di Hebron sotto controllo israeliano, un ragazzo palestinese disabile di dieci anni è stato aggredito fisicamente e ferito da un gruppo di coloni.

Durante la settimana, secondo quanto riportato da media israeliani, nei pressi di Hizma (Gerusalemme) e Halhul (Hebron), due veicoli israeliani sono stati danneggiati da lanci di pietre effettuati da palestinesi.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è rimasto chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli quattordici giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, circa 27.000 persone sono registrate ed in attesa di attraversare.

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Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 9 agosto, in tre comunità dell’Area C, le autorità israeliane hanno demolito otto strutture palestinesi, sfollando 22 persone e coinvolgendone più di 80; tre delle strutture demolite erano ripari di emergenza forniti in risposta a precedenti demolizioni.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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Rapporto Ocha della settimana 26 luglio – 1 agosto 2016

Nel corso di due distinte presunte aggressioni con coltello, rispettivamente ai checkpoints di Huwwara (Nablus) e Qalandiya (Gerusalemme), le forze israeliane hanno ucciso, con armi da fuoco, un 31enne palestinese e ferito una ragazza palestinese di 21 anni.

Nessun soldato israeliano è rimasto ferito nel corso dei due episodi. In Cisgiordania, dall’inizio del 2016, nel corso di aggressioni e presunte aggressioni effettuate da palestinesi, sono stati uccisi 60 palestinesi, tra cui 16 minori, e 11 israeliani, tra cui una ragazza. Alcuni di questi episodi hanno sollevato preoccupazione per un possibile uso eccessivo della forza e per esecuzioni extragiudiziali ad opera delle forze israeliane.

Nel villaggio di Surif (Hebron), in uno scontro a fuoco verificatosi nel corso di una operazione di ricerca-arresto che lo aveva come obiettivo, le forze israeliane hanno ucciso un 29enne palestinese. Durante l’operazione le forze israeliane hanno abbattuto, usando esplosivi e bulldozer, l’edificio di tre piani dove l’uomo si nascondeva; tre famiglie (otto persone, tra cui tre minori) sono rimaste senza casa. Nella stessa circostanza altri cinque palestinesi, tra cui due minori, sono rimasti feriti e sei sono stati arrestati; tra questi ultimi anche una donna. Il palestinese ucciso era sospettato di aver ucciso un colono israeliano e ferito la moglie e due figli in una aggressione con arma da fuoco, verificatasi il 1 luglio 2016.

Nei Territori palestinesi occupati (oPt), scontri con le forze israeliane hanno provocato il ferimento di 67 palestinesi, tra cui 14 minori. Due dei ferimenti si sono verificati nella Striscia di Gaza, vicino alla recinzione perimetrale, i rimanenti in Cisgiordania. La maggior parte degli scontri sono scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto, tra cui il sopraccitato episodio verificatosi nel villaggio di Surif, e durante una protesta, svoltasi nella città di Abu Dis (Gerusalemme), in solidarietà con i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In Cisgiordania le forze israeliane hanno condotto, complessivamente, oltre 100 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato circa 150 palestinesi.

A Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, in almeno sette occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso agricoltori e pescatori palestinesi; non sono stati segnalati feriti o danni. In due degli episodi verificatisi nelle ARA di mare, otto pescatori sono stati arrestati e due barche sono state confiscate; i pescatori sono stati costretti a togliersi i vestiti e nuotare verso le imbarcazioni militari israeliane.

A Gerusalemme Est, a causa della mancanza dei permessi edilizi israeliani, sono state demolite venti strutture di proprietà palestinese; sfollate 17 persone e coinvolte, in modi diversi, altre 221. L’episodio più significativo ha avuto luogo il 26 luglio in una sezione del villaggio Qalandia: tale sezione rientra nei confini municipali israeliani di Gerusalemme, ma è separata dalla città dalla Barriera; in questo caso, solo una delle 15 strutture demolite era abitata. A Gerusalemme Est salgono così a 114 le strutture di proprietà palestinese demolite dall’inizio del 2016, con un incremento del 40% rispetto alle 80 strutture demolite in tutto il 2015.

In Area C, durante la settimana, non sono state registrate demolizioni; tuttavia le autorità israeliane hanno emesso molteplici ordini di demolizione e arresto-lavori per mancanza dei permessi edilizi [israeliani], permessi che è quasi impossibile ottenere. Sei delle strutture interessate al provvedimento si trovano nel villaggio di Qusra (Nablus) e sono state finanziate da donatori internazionali; fra esse figurano due pozzi d’acqua e una strada agricola. Nella stessa comunità, hanno ricevuto ordini di sfratto anche tre appezzamenti di terreno, dissodati e coltivati di recente, ma designati [da Israele] come “terra di stato”.

Nei pressi dell’insediamento di Ariel (Salfit), coloni israeliani hanno lanciato bottiglie di vetro vuote contro un veicolo palestinese, ferendo un giovane 20enne. Nei governatorati di Ramallah ed Hebron, i media israeliani hanno riferito di sei distinti episodi di lancio di bottiglie incendiarie o pietre, da parte di palestinesi, contro veicoli israeliani e verso torri militari. Nessuno di questi episodi ha causato lesioni o danni.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è rimasto chiuso in entrambe le direzioni. Dall’inizio del 2016, il valico è stato parzialmente aperto per soli quattordici giorni. Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 30.000 persone, con esigenze urgenti, sono registrate ed in attesa di attraversare.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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