Il killer silenzioso di Gaza

Taqwa Ahmed Alwawi

15 giugno 2026 – Palestine Deep Dive

Mentre gli ospedali collassano e la fame aumenta un’epidemia respiratoria espone la crescente catastrofe sanitaria di Gaza.

A metà gennaio 2026 il collasso del sistema sanitario di Gaza aveva raggiunto un punto di svolta catastrofico. I corridoi degli ospedali erano già sovraffollati di pazienti affetti da malnutrizione, malattie croniche e lesioni legate al genocidio quando una nuova ondata di malattie respiratorie ha iniziato a diffondersi rapidamente nella Striscia. Il 14 gennaio il dottor Muhammad Abu Salmiya, direttore del complesso medico Al-Shifa, ha avvertito pubblicamente che i virus respiratori si diffondevano a una velocità allarmante, travolgendo un sistema sanitario che aveva perso da tempo la capacità di rispondere.

I medici riscontravano un significativo aggravarsi delle malattie respiratorie stagionali. Il personale medico ha riferito sintomi insolitamente gravi, tra cui febbre alta prolungata, estrema stanchezza, intenso dolore corporeo e difficoltà respiratoria acuta. Questi sintomi sono più pericolosi tra i bambini malnutriti, i pazienti anziani e quelli con preesistenti patologie.

A causa della distruzione dei laboratori, dellassenza di test diagnostici e della mancanza di strutture operative in grado di effettuare test su larga scala, i medici non sono in grado di confermare lesatto ceppo del virus a Gaza, né sono autorizzati a inviare test al di fuori di Gaza. Di conseguenza i medici non hanno accesso ai vaccini specifici per la malattia in circolazione. Si basano invece sui sintomi clinici e sui modelli ricorrenti tra i pazienti per acquisire una comprensione della malattia. Molti sospettano che si tratti di un ceppo influenzale mutato o di uninfezione respiratoria simile al coronavirus, esacerbata dalla fame e dallo stress cronico.

Le malattie che i medici non riescono a identificare con precisione a causa della mancanza di test diagnostici e di laboratori funzionanti possono includere sia infezioni comuni che ceppi potenzialmente sconosciuti. Ciò che è evidente tuttavia è che in un sistema sanitario privato di medicinali, attrezzature e personale, e in una popolazione già indebolita da una crisi prolungata, queste malattie stanno diventando molto più gravi di quanto sarebbero normalmente. Condizioni patologiche che di solito si risolverebbero con riposo e cure di base si stanno invece aggravando, trasformandosi in malattie prolungate e debilitanti, sempre più difficili da trattare.

Abu Salmiya, direttore del Complesso Medico Al-Shifa, il più grande ospedale di Gaza, ha sottolineato che la diffusione delle infezioni non avviene nel nulla; il sistema immunitario della popolazione di Gaza è stato sistematicamente indebolito dalla fame prolungata, dai ripetuti spostamenti forzati e da oltre due anni di incessanti attacchi militari israeliani. I virus respiratori agiscono su corpi già debilitati dalla fame, dalla disidratazione, dallo stress cronico e dai traumi.

I medici spiegano che la mancanza di cibo ha lasciato molti pazienti con una risposta immunitaria gravemente compromessa. Le infezioni minori persistono, peggiorano e si diffondono, mentre la guarigione diventa lenta o impossibile. In questo contesto un virus stagionale che altrimenti sarebbe gestibile è diventato potenzialmente fatale.

Strutture sanitarie al collasso

Gli ospedali di Gaza operano ben oltre le loro capacità. In diverse strutture l’occupazione dei posti letto ha superato il 150%, mentre l’assistenza preventiva di routine, comprese le vaccinazioni annuali per bambini, anziani e persone con malattie croniche, è di fatto collassata. In molti casi i vaccini sono semplicemente non disponibili.

Quello che sta accadendo a Gaza è la prevedibile conseguenza di una distruzione deliberata e sistematica delle infrastrutture sanitarie pubbliche.

Dall’ottobre 2023 i raid aerei e le operazioni di terra israeliane hanno danneggiato o distrutto ospedali, cliniche, ambulanze e infrastrutture mediche, mentre centinaia di operatori sanitari sono stati uccisi e feriti durante l’offensiva.

Alla fine del 2025 solo una frazione degli ospedali di Gaza era seppure solo parzialmente funzionante. Le unità di terapia intensiva operavano regolarmente oltre la loro capacità, mentre la carenza di carburante, elettricità, acqua potabile e forniture mediche paralizzava i servizi essenziali. Bambini e anziani sono particolarmente vulnerabili. I medici sono stati costretti a eseguire interventi chirurgici senza un’anestesia adeguata e, a volte, senza un’illuminazione affidabile a causa delle interruzioni di corrente.

Nel corso del genocidio l’ospedale Al-Shifa, il più grande complesso medico di Gaza, è stato ripetutamente attaccato, assediato ed evacuato con la forza. Ai pazienti veniva ordinato di andarsene anche in condizioni critiche, alcuni costretti a percorrere lunghe distanze sotto il fuoco nemico.

Il 23 novembre 2023 il dottor Muhammad Abu Salmiya è stato arrestato dalle forze israeliane mentre accompagnava un convoglio di evacuazione medica coordinato dalle Nazioni Unite. È stato detenuto in Israele per circa sette mesi senza accusa né processo ed è stato rilasciato il 1° luglio 2024 senza alcuna incriminazione formale. La sua detenzione ha allontanato uno dei più alti dirigenti sanitari di Gaza in un momento in cui il sistema sanitario era già al collasso.

Collasso sistematico

Nei campi profughi e nei rifugi sovraffollati le famiglie sono costrette a sopravvivere con un apporto calorico minimo e a bere acqua non potabile, con servizi igienici inadeguati. In alcune zone del nord di Gaza, in seguito alla chiusura delle stazioni di pompaggio per carenza di carburante, le acque reflue si riversano nelle aree residenziali. In queste condizioni le malattie infettive si diffondono rapidamente. Le infezioni respiratorie acute, le malattie simil-influenzali e altre patologie trasmissibili sono aumentate vertiginosamente, soprattutto nei rifugi sovraffollati dove il distanziamento fisico e l’igiene di base sono impossibili.

Per capire come l’epidemia stia influenzando la vita quotidiana ho parlato con diversi abitanti di Gaza che, in base ai loro sintomi, i medici ritengono siano contagiati da un virus respiratorio. Le loro testimonianze erano sorprendentemente simili e riflettevano un’esperienza condivisa e ricorrente in tutta la Striscia. “Qui la gente non muore più solo per le bombe”, mi ha detto un abitante del luogo, “muore di fame e di malattie”.

Osama, un diciannovenne che vive nella zona centrale di Gaza, ha descritto sintomi iniziati solo due giorni prima del nostro incontro, ma che si sono aggravati rapidamente. Ha parlato di forti mal di testa, estrema debolezza muscolare, nausea e completa perdita di appetito: sintomi che, a suo dire, erano di gran lunga peggiori di qualsiasi influenza avesse mai avuto. Come altre persone con cui ho parlato, Osama aveva cercato di farsi curare, ma aveva scoperto che non cerano farmaci disponibili.

Aggravata dalla grave carenza di cibo e medicine la malattia lo ha lasciato esausto e in gran parte incapace di muoversi durante il giorno, impedendogli di svolgere le attività più elementari. La sua più grande paura è che, senza accesso a cure adeguate, le sue condizioni peggiorino. Il suo messaggio riecheggiava quello espresso, seppur con parole diverse, da tutti gli intervistati: “Le persone a Gaza sono esseri umani, proprio come tutti gli altri fuori”.

Morti silenziose

Queste testimonianze riflettono una realtà condivisa: la malattia si sta diffondendo in un luogo dove riposo, nutrimento, calore e cure mediche sono in gran parte inesistenti.

Organizzazioni umanitarie internazionali hanno ripetutamente avvertito che la catastrofe sanitaria di Gaza non è casuale. Associazioni mediche hanno descritto l’attuale situazione degli ospedali di Gaza come sovraffollata e insicura, mentre funzionari sanitari internazionali hanno sottolineato che la distruzione delle infrastrutture sanitarie ha reso quasi impossibile il controllo delle malattie.

Ai sensi del diritto internazionale umanitario gli attacchi alle strutture sanitarie, il blocco degli aiuti medici e la privazione di cibo ai civili costituiscono gravi violazioni. Eppure non c’è nessun addebito delle responsabilità, anche quando malattie prevenibili diventano letali.

Il virus respiratorio che si sta diffondendo a Gaza dall’inizio del 2026 è la conseguenza biologica dell’assedio, della carestia e della distruzione sistematica del sistema sanitario.

I medici avvertono che senza un intervento immediato che includa cibo, medicine, carburante e protezione per le strutture mediche l’epidemia continuerà, mietendo silenziosamente vittime mentre il mondo distoglie lo sguardo.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Jenin: tutta la storia, intervista con Mustafa Barghouti

Mustafa Barghouti

7 luglio 2023 – PalestineDeepDive

Il dottor Mustafa Barghouti è il leader di Iniziativa Nazionale Palestinese e anche il presidente della Società Palestinese di Assistenza Medica. È stato candidato alla presidenza nelle elezioni palestinesi ed è medico. 

Questa settimana il dr. Barghouti ha passato parecchi giorni a Jenin, è entrato nella città e nel campo profughi nel secondo giorno dell’incursione e degli attacchi israeliani che hanno ucciso 12 palestinesi, fra cui 4 minori. 

Palestine Deep Dive [Approfondimenti sulla Palestina, rivista on-line, ndt.] ha ottenuto un’intervista esclusiva con il dr. Barghouti per ascoltare il suo resoconto su come si sono svolti gli attacchi israeliani contro Jenin, sull’entità dei danni dopo il massacro, sul conseguente stato d’animo della gente sul posto. Vogliamo anche conoscere la sua opinione su come oggi i palestinesi sono trattati dai principali mezzi d’informazione.

PDD: Può riassumerci gli eventi di questa settimana a Jenin?

Dr Barghouti: Certo. Beh, prima di tutto lasciatemi dire che l’attacco israeliano contro Jenin non è in alcun modo giustificato. Non era diretto solo contro il campo di Jenin, ma anche contro l’intera città. Per pattugliare la zona Israele ha usato tutto il suo arsenale militare: blindati, carri armati, elicotteri Apache e caccia F-16.

Hanno usato razzi e droni per attaccare una popolazione essenzialmente di civili, in una delle zone più densamente popolate del mondo: il campo profughi di Jenin infatti conta 16.000 persone che vivono in meno di mezzo chilometro quadrato.

L’esercito ha mirato ad arrestare o uccidere persone che stanno resistendo all’occupazione, ma non ci sono riusciti, a parte uccidere 12 persone fra cui 4 minori di età inferiore ai 17 anni. Poiché hanno fallito, hanno condotto arresti arbitrari di persone che non fanno realmente parte della resistenza. Hanno anche condotto attacchi terribili e causato enormi danni al campo.

Hanno utilizzato carri armati e bulldozer corazzati che hanno demolito le strade principali e il campo, distruggendo anche delle case, moltissime auto, dando poi fuoco a molti edifici nella città di Jenin, così come nel campo profughi.

Hanno anche usato droni per lanciare razzi contro i civili. Sono stato in molte case che sono state completamente, totalmente distrutte. È stato veramente un miracolo che non siano state uccise molte più persone, ma ci sono stati comunque almeno 200 feriti. Il numero ufficiale è 130, ma in realtà molti preferiscono essere curati a casa piuttosto che in ospedale per paura di essere arrestati. A Jenin ho visitato gli ospedali principali che sono molto vicini al campo, e ho visto i feriti, persone a cui hanno sparato con l’intento di uccidere.

I feriti hanno pallottole nell’addome, nel petto e nelle gambe. Tutti i proiettili usati sono ad alta velocità e lo scopo era di uccidere. Ho visto un uomo colpito alla testa, con il cervello spappolato, prima che lasciassimo l’ospedale ne hanno annunciato la morte. Ma hanno compiuto terribili massacri anche dentro le case, attacchi terribili contro le persone. Le loro famiglie mi hanno detto che l’esercito è entrato nelle case attraverso i muri.

Sono andati da una casa all’altra aprendosi dei varchi nei muri e quindi le famiglie improvvisamente si sono trovate davanti i soldati. Hanno separato gli uomini dalle donne, ammanettato gli uomini, isolandoli in una stanza separata per poi arrestarne la maggioranza, mentre le donne erano in una zona separata, tutte nella stessa stanza. Di solito l’esercito interrompe l’erogazione dell’elettricità. Come sapete la zona è molto calda, è estate, la gente è rimasta bloccata nelle stanze senza acqua, cibo, provviste e con un gran caldo. Molti sono anziani che soffrono di ipertensione, diabete e cardiopatie.

Sono stati tenuti così per due giorni mentre l’esercito occupava il resto della casa, in molti casi l’hanno usata per creare postazioni per i cecchini per sparare alle persone che pensavano facessero parte della resistenza. Molte famiglie mi hanno detto che i soldati hanno rubato loro i soldi. Ci sono dei piccoli, contenitori, non so come li chiamano, in cui i bambini conservano i loro soldini, uno sembrava un giocattolo: li hanno rotti e hanno preso i risparmi dei bambini!

Ma, peggio ancora, hanno isolato i minori, in alcuni casi in una stanza con un ufficiale o un soldato per interrogarli, cercando di costringerli a testimoniare contro i familiari, per esempio a dire che i familiari avevano delle armi. Quando non ci sono riusciti hanno portato nella stanza un cane per terrorizzarli mentre erano separati dalle famiglie. Questo è il tipo di comportamento dell’esercito israeliano. Oltre a ciò hanno attaccato le ambulanze, impedendo alle equipe mediche di raggiungere i feriti in tempo. Hanno sparato a un ragazzo, Hamesia, e l’hanno lasciato a morire dissanguato, il suo corpo è stato trovato solo ore dopo perché l’esercito non ha permesso a nessun medico di avvicinarglisi.

Hanno sparato alle ambulanze, al personale di pronto soccorso e ai giornalisti. C’è un video in cui si vede l’esercito sparare 10 volte da un blindato contro una macchina da presa di una TV e una troupe della stazione televisiva Al-Araby. Solo un miracolo ha salvato questi giornalisti dall’essere uccisi, come era accaduto in precedenza a Shireen Abu Akleh nella stessa zona, e non sorprende che si siano comportati così con i nostri giornalisti. Nel corso degli ultimi 10 anni l’esercito ha ucciso 52 giornalisti palestinesi nel corso di vari attacchi contro i civili.

Fino ad ora il numero totale di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano è 197, i feriti sono molte centinaia. Queste sono le cifre più alte dal 2005. L’attacco contro Jenin ha fallito nel senso che non sono riusciti a catturare le persone che cercavano.

PDD: cosa voleva ottenere il primo ministro Benjamin Netanyahu invadendo Jenin?

Dr Barghouti: Netanyahu ha dichiarato molto chiaramente che il suo obiettivo è non solo prevenire la fondazione di uno Stato palestinese indipendente, ma soprattutto togliere completamente dalla testa della gente anche solo l’idea di uno Stato palestinese. Ha dichiarato che il suo governo fascista ha annunciato dei piani per espandere le colonie con una velocità senza precedenti. Hanno già costruito 50 nuove colonie illegali, cosa che non succedeva da anni. Hanno dichiarato la costruzione di non meno di 13.000 nuove abitazioni nelle colonie.

Hanno rivelato che il loro obiettivo è di legalizzare tutti gli avamposti di insediamento creati dai coloni, inclusi i sette nuovi che hanno ricevuto un’autorizzazione da questo nuovo governo. Il numero totale di avamposti di insediamento è 171. Il piano di Netanyahu è di riempire la Cisgiordania con 151 di queste nuove colonie che andranno ad aggiungersi alle altre. Smotrich, il secondo più importante ministro del governo e che si è auto-dichiarato fascista e omofobo, ha reso noto la strategia dell’establishment israeliano.

Ha detto che riempirà la Cisgiordania di coloni e colonie, cosicché i palestinesi perderanno ogni speranza di ottenere un loro Stato e poi avranno una scelta fra tre opzioni: emigrare, morire o accettare una vita di sottomissione a questo regime. Ben-Gvir ha detto che hanno ucciso 120 palestinesi e che ne uccideranno altre migliaia. Ecco il tipo di linguaggio che questo governo sta usando. Allora qual è il piano di Netanyahu?

Il piano di Netanyahu è annettere completamente tutta la Cisgiordania e ebraizzarla, impedire la creazione di uno Stato palestinese indipendente, non concedere la libertà ai palestinesi e allo stesso tempo uccidere chiunque resista a queste ingiustizie. Quando parla di uccidere e arrestare i palestinesi che resistono all’occupazione egli intende praticamente chiunque respinga questi orrendi progetti di mantenere l’occupazione e il sistema di apartheid in Palestina. Non ci sta riuscendo perché l’intero popolo palestinese non accetterà mai una vita di schiavitù sotto l’occupazione israeliana e il suo sistema di apartheid. 

Praticamente quello che Netanyahu sta facendo è esattamente quello che Einstein ha descritto come follia: quando uno continua a fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Noi siamo stati vittime dell’oppressione israeliana per i 56 anni di occupazione e 75 anni di pulizia etnica avvenuta durante la Nakba nel 1948 e loro hanno continuato ad opprimerci, ma noi non abbiamo mai smesso di resistere a questa ingiustizia in ogni modo possibile. Ed ecco il motivo per cui dico che Netanyahu sta fallendo, perché il suo obiettivo di soggiogarci non avrà mai successo. Nel frattempo tantissimi hanno perso la loro vita, anche in questa fase, e penso che la morte di ogni palestinese, e di ogni israeliano, sia responsabilità del governo israeliano, anche se le cifre sono così diverse.

Quando si paragona il numero dei palestinesi uccisi con quello degli israeliani la discrepanza è enorme, ma io penso che tutti, il sangue di tutti, palestinesi o israeliani, sia sulle mani di questi estremisti e fascisti come Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir, che impediscono che la pace prevalga in quest’area o che qui ci sia giustizia. 

Credo che ora ci troviamo davanti a uno dei governi più estremisti, ma la cosa tragica è che l’opposizione sionista in Israele, che si oppone a Netanyahu riguardo alla riforma del sistema giudiziario, non ha nulla da obiettare a quello che si sta facendo a noi palestinesi. In realtà tutti i leader dell’opposizione hanno sostenuto gli attacchi contro il campo di Jenin e quelli contro i palestinesi. È veramente di poco aiuto e molto deludente perché significa che sfortunatamente tutti i partiti sionisti stanno sostenendo il sistema di occupazione, apartheid e fascismo e la crescita del fascismo che sta riguardando Israele stesso.

Ci sono stati molti saggi leader israeliani che a un certo punto hanno detto che l’occupazione diventerà il cancro che divorerà Israele dall’interno, e io penso che sia esattamente quello che sta succedendo. L’occupazione ha prodotto i coloni, i coloni l’apartheid che sta ora producendo il fascismo in Israele, che è la cosa più pericolosa a cui siamo sottoposti. 

Nel frattempo voglio elogiare il notevole spirito di resilienza e solidarietà che i palestinesi hanno mostrato l’un l’altro nel campo di Jenin, perché oggi ero con equipe mediche che venivano da Ramallah, Gerusalemme e Tulkarem, con la Società Palestinese di Assistenza Medica, l’organizzazione che dirigo.

Erano tutti nel campo ad aiutare la gente, offrendo cure. La gente è arrivata da tutto il Paese per portare latte, cibo, materiale medico sanitario per i bambini e molte amministrazioni comunali intorno a Jenin hanno mandato trattori e macchinari per cercare di riparare alcuni dei terribili danni alle infrastrutture causati dall’esercito. Sono state tagliate le condutture dell’acqua, disselciate le strade, distrutte le attrezzature sanitarie, completamente tagliata la rete elettrica. Le infrastrutture sono state distrutte e non è la prima volta: è esattamente quello che è successo nel 2002 quando Israele invase il campo di Jenin e distrusse tutto, uccidendo più di 70 persone. È veramente ironico che la generazione che oggi sta resistendo all’occupazione sia quella dei bambini nati nel 2002.

PDD: Qual è oggi l’atteggiamento sul terreno dei giovani palestinesi verso il “Processo di Pace”?

La giovane generazione e io stesso abbiamo perso speranza nel cosiddetto processo di pace molto tempo fa, ma cosa abbiamo? Gli accordi di Oslo furono firmati nel 1993, esattamente 30 anni fa. Israele ne ha ostacolato l’implementazione, essi dovevano essere un accordo ad interim solo per sei anni per arrivare alla fondazione di uno Stato palestinese. Yitzhak Rabin, che firmò quell’accordo, fu assassinato da un estremista israeliano. Netanyahu ha sollevato l’opinione pubblica israeliana contro il governo che firmò gli Accordi di Oslo. Netanyahu nel 1994 ha poi scritto un libro intitolato A Place Under the Sun (Un posto sotto il sole) in cui ha promesso che avrebbe affossato il processo di Oslo e impedito la fondazione di uno Stato palestinese. Questo è esattamente quello che ha fatto. Dal 2014 non c’è stato un solo incontro fra i leader palestinesi e quelli israeliani. Israele ha bloccato tutti questi meeting, i negoziati e ha continuato a costruire colonie illegali che sottraggono terra alla Cisgiordania, distruggendo qualsiasi possibilità per la soluzione dei due Stati.

Quando Israele attacca il campo di Jenin, dei civili, sta attaccando dei rifugiati spogliati delle loro terre, della loro patria nel 1948 e che vivono in condizioni orribili in un campo profughi sotto l’occupazione israeliana. Quando Israele attacca un campo profughi così, con una situazione molto critica sotto la sua occupazione con il suo arsenale militare, carri armati, aerei, droni e caccia, quando fa tutto ciò è totalmente inaccettabile che il mondo resti in silenzio e, ancor peggio, che alcuni Paesi incoraggino Israele.

Le dichiarazioni del governo degli Stati Uniti e del governo britannico dicono che Israele ha il diritto all’autodifesa non sono altro che dare il via libera a questa aggressione. E il popolo palestinese che vive sotto l’occupazione israeliana? Non abbiamo il diritto di difenderci o per loro siamo degli esseri subumani? Penso che il fatto vergognoso sia che il parlamento britannico discuta come impedire la forma di resistenza più pacifica, cioè il boicottaggio, disinvestimento e le sanzioni. Fare ricorso al BDS come è successo in Sudafrica non è altro che un atto di libertà di parola, libertà per un popolo di lottare contro l’ingiustizia, per protestare contro l’occupazione e il sistema di apartheid.

Queste posizioni a sostegno di Israele rendono complici coloro che rilasciano dichiarazioni come “Israele ha il diritto all’autodifesa” di un crimine di guerra che Israele ha commesso e continua a commettere contro il popolo palestinese. Tutto il discorso sulla soluzione dei due Stati è diventato null’altro che un cliché che non convince nessuno. Se Stati Uniti, Regno Unito, Europa fossero realmente seri a proposito dello Stato palestinese lo avrebbero riconosciuto e non si sarebbero limitati a riconoscere solo Israele. Se fossero seri sulla soluzione dei due Stati avrebbero iniziato immediatamente a far pressione su Israele, inclusa l’imposizione di sanzioni, per costringerlo a fermare le attività delle colonie illegali che, come ammettono questi Paesi, stanno distruggendo la possibilità di uno Stato palestinese e la soluzione dei due Stati. Penso che tutto questo parlare della soluzione dei due Stati sia null’altro che un modo per distrarre l’attenzione, un modo per dare a Israele più tempo per finire il vero lavoro che sta facendo qua: l’annessione della Cisgiordania e l’eliminazione totale di ogni possibilità di soluzione a due Stati.

E noi diciamo che, nonostante Israele abbia distrutto l’opzione dei due Stati, ciò non significa che abbiano distrutto la nostra speranza di libertà. E hanno creato una nuova realtà, che è una realtà di uno Stato di apartheid. L’alternativa può solo essere uno Stato democratico in cui i palestinesi godano della parità dei diritti non solo come cittadini, ma anche come Nazione, con l’uguaglianza dei diritti per i cittadini e parità di diritti nazionali. Questa è l’unica soluzione a una situazione di uno Stato di apartheid.

PDD: come sono trattati oggi i palestinesi dai media?

Dr Barghouti: Noi siamo per lo più ignorati e raramente intervistati. Io ricordo sempre che 10 o 20 anni fa venivamo intervistati molto più frequentemente dai media internazionali, come CNN e BBC. Negli ultimi anni siamo stati totalmente ignorati. Io non penso che la narrazione dei palestinesi passi attraverso la maggioranza di questi organi di stampa. È per questo che ora contiamo di più sui social media.

Anche quando abbiamo la rara opportunità di portare all’attenzione della gente la narrazione e il punto di vista palestinese, gli israeliani attaccano immediatamente queste emittenti, come stanno facendo ora con la BBC. Vogliono monopolizzare la verità, i media. Vogliono impedire alla gente in Gran Bretagna e nel mondo di conoscere la realtà, la verità. La BBC ha intervistato me ma anche molti israeliani, molti più di noi, eppure gli israeliani attaccano la BBC perché vogliono zittire la voce della verità. Vogliono ostacolare la possibilità che nel mondo si sappia la verità su quello che sta succedendo qui.

Noi non stiamo dicendo che non dovrebbero intervistare gli israeliani, lasciate che lo facciano, ma dovrebbero intervistare anche noi. Noi abbiamo il pieno diritto di portare le nostre opinioni ai media e all’opinione pubblica mondiali. La gente può poi giudicare da sé chi ha ragione e chi torto, cosa è corretto e cosa non lo è, e quali sono i fatti. Ma impedire persino che si possa conoscere il punto di vista dei palestinesi secondo me fa pensare a due cose.

Uno, un comportamento fascista che tenta di monopolizzare la verità e i fatti. Mi spiace. Mostra anche che la posizione di Israele è debole perché hanno paura della verità. Hanno paura del fatto che se si mette uno di noi davanti ai media con un israeliano, persino uno dei fascisti israeliani, la gente riconoscerà immediatamente che noi stiano dicendo la verità. Io dico sempre ai miei colleghi dei media che noi abbiamo bisogno forse di un decimo di quello che hanno gli israeliani per avere la meglio. Perché? Perché noi diciamo la verità ed è questo che essi temono.

PDD: La BBC avrebbe dovuto scusarsi con l’ex primo ministro Naftali Bennett per aver domandato se Israele è “felice di uccidere minori palestinesi”?

Dr Barghouti: Penso che fosse solo giusto perché Israele sta uccidendo i minori. Appena prima dell’ultimo assalto contro Jenin i soldati israeliani hanno ucciso un bambino di due anni e mezzo e il padre davanti a casa. Il padre è stato raggiunto da due proiettili alla spalla e il piccolo uno al cervello, è morto: due anni e mezzo! Gli hanno sparato dieci volte. Poi l’esercito ha detto che è stato un errore, ma nessun soldato è stato portato in tribunale e nessuno è stato punito. Nel 1996 io stesso come medico stavo cercando di aiutare un ferito al quinto piano a Ramallah dove c’erano scontri fra l’esercito e la gente.

Mentre stavo cercando di bloccare l’emorragia un cecchino israeliano mi ha visto e mi ha sparato due volte. Ho ancora 35 schegge nella schiena e in una spalla. Nessuno è stato punito. No, Israele uccide bambini e civili e medici e giornalisti. No, non penso che la BBC avrebbe dovuto scusarsi per questo. Secondo me l’establishment israeliano con il suo enorme potere sta praticando quello che io chiamo terrorismo intellettuale contro i media in tutto il mondo e contro chiunque solidarizzi con i palestinesi. Nessuno dovrebbe accettare di subire questo terrorismo intellettuale che Israele sta mettendo in atto.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Palestine Deep Dive.

Mustafa Barghouti

Politico, attivista e medico

Il dr. Mustafa Barghouti è medico, attivista e politico palestinese, segretario generale di Iniziativa Nazionale Palestinese, anche nota come Mubadara. È membro del Consiglio Legislativo Palestinese dal 2006 e fa anche parte del Consiglio Centrale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)