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Un rave, una DJ e un dibattito: i palestinesi scandalizzati da un tecno-party in un luogo sacro

Akram Al-Waara – Ramallah, Cisgiordania occupata

31 dicembre 2020 – Middle East Eye

Nonostante fosse stata concessa l’autorizzazione per l’evento, il governo palestinese ha arrestato la famosa DJ palestinese Sama Abdulhadi e la tiene in carcere da quindici giorni

* Nota redazionale. Oggi 4 gennaio Sama Abdulhadi è stata scarcerata su cauzione ma rimane inquisita e non può lasciare la Palestina per Parigi dove abita.

Una festa organizzata sabato ha suscitato una polemica all’interno della società palestinese e scatenato un acceso dibattito sulla cultura e la religione. Questo clamore fa seguito alla diffusione di video che mostrano gente che fa festa bevendo e ballando nell’antico sito di Nabi Moussa, un luogo sacro musulmano situato nella Cisgiordania occupata, che secondo la tradizione islamica sarebbe il luogo di sepoltura di Mosè.

In un video ampiamente diffuso giovani palestinesi ballano sotto giochi di luce al suono di una musica tecno all’interno di un’antica costruzione a Nabi Moussa, tra Gerico e Gerusalemme.

In un altro video si vede un gruppo di giovani interrompere la festa gridando ai partecipanti: “Fuori! Subito! Uscite!”. Uno dei partecipanti risponde che hanno il permesso del Ministero del Turismo palestinese.

Ciononostante i giovani insistono nel disperdere i festaioli e si avvicinano alla DJ di fama internazionale Sama Abdulhadi – ritenuta la prima donna DJ professionista palestinese -, che fa filmare un video sul sito. 

Si sente Sama Abdulhadi pregare le persone che le si avvicinano: “Siamo desolati, siamo desolati, ce ne andiamo. Vi giuro che ce ne andiamo.”

Lunedì le forze dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) hanno arrestato Sama Abdulhadi e l’ hanno fermata per interrogarla, pur se i responsabili non hanno specificato i motivi del suo arresto. Martedì un giudice ha deciso di prorogare la sua detenzione di quindici giorni.

Una festa “immorale” e “irrispettosa”

Il video ha suscitato l’indignazione di molti palestinesi per i quali questa festa è un affronto all’islam e una “profanazione” del luogo sacro. Il giorno seguente fedeli palestinesi si sono recati a Nabi Moussa e hanno organizzato una manifestazione per pregare nella moschea del sito e condannare una festa “immorale” e “irrispettosa”.

Contemporaneamente si è visto sulle reti sociali uno slancio di solidarietà da parte di utenti di internet palestinesi e stranieri in difesa di Sama Abdulhadi, mentre una petizione per la sua liberazione è stata firmata da migliaia di fan e simpatizzanti.

Nei giorni successivi alla festa, dei video di palestinesi che esprimevano la propria indignazione hanno inondato Twitter, TikTok e Facebook; alcuni di loro chiedevano che i partecipanti alla festa, gli organizzatori ed i rappresentanti del governo che hanno concesso il permesso fossero ritenuti responsabili.

Ciò che è accaduto a Nabi Moussa è abbastanza sconvolgente per noi, in quanto palestinesi: è qualcosa che non possiamo accettare”, confida a Middle East Eye Alaa al-Daya, una studentessa di 23 anni originaria di Gerusalemme.  

Secondo me non è una bella cosa fare questo genere di feste in un luogo che ha tanta importanza religiosa e culturale per le persone”, sostiene.

La giovane spiega che il concetto di rave party, per di più nel luogo di un’antica moschea, non è accettato da una gran parte della comunità palestinese.

Secondo i partecipanti e gli organizzatori della festa l’evento aveva lo scopo di celebrare e preservare la cultura palestinese, precisa.

Ma io non sono d’accordo. Fare festa e bere non sono cose condivise da tutti i palestinesi. Ci sono altri modi per celebrare e proteggere la nostra cultura”, afferma.

Se si fosse trattato di un festival di dabkeh (danza tradizionale araba) o di musica tradizionale palestinese, forse le persone non vi avrebbero visto un problema così grave.”

Invece lo zio di Sama Abdulhadi, Samir Halileh, ha dichiarato che sua nipote faceva un video e intendeva ricreare un’ambientazione caratteristica della musica tecno. Ha aggiunto che le voci sulla presenza di droga erano infondate.

Affermazioni contraddittorie

I responsabili dell’Autorità Nazionale Palestinese si sono affrettate a smentire ripetutamente le affermazioni secondo cui il Ministero del Turismo aveva rilasciato un’autorizzazione per l’evento. Analogamente, il Ministero degli Affari Religiosi e quello del Turismo hanno subito dichiarato di non essere stati informati dell’evento.

Osama Estetia, responsabile dei musei del Ministero del Turismo, ha però dichiarato mercoledì che, quando avevano ricevuto la richiesta per filmare il sito allo scopo di promuoverlo in rete, i suoi servizi non erano stati informati del tipo di musica che sarebbe stata suonata.

L’impiegato che ha ricevuto la richiesta ha risposto trasmettendo un elenco di condizioni, in particolare il rispetto dei regolamenti del sito, delle procedure di pubblica sicurezza, della rilevanza religiosa e della privacy del santuario”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla rete televisiva Al-Watan.

Osama Estetia ha declinato ogni responsabilità riguardo ai fatti, affermando che il ministero aveva chiesto agli organizzatori di coordinarsi con il governatorato di Gerico, in quanto il ministero non era responsabile della gestione del sito stesso.

Secondo lui erano stati gli organizzatori a proporre quel luogo, affermazione contraddetta dal capo della Commissione palestinese indipendente per i diritti umani, Ammar Dweik, che ha affermato il contrario.

Il Primo Ministro Mohammad Shtayyeh ha annunciato la creazione di una “commissione d’inchiesta” per scoprire ciò che è avvenuto e anzitutto perché la festa sia stata organizzata a Nabi Moussa.

Mahmoud al-Habbash, consigliere del presidente Mahmoud Abbas per le questioni religiose, ha pubblicato un comunicato in cui afferma di provare “disgusto e rabbia per quel che è avvenuto alla moschea di Nabi Moussa.”

Non so ancora chi sia responsabile di questo peccato, ma, chiunque sia, la sanzione sarà all’altezza dell’atrocità commessa. Una moschea è una casa di dio, il suo carattere sacro è il carattere sacro della religione stessa”, ha dichiarato.

Sama è un capro espiatorio”

Secondo lo zio di Sama Abdulhadi l’evento ha avuto luogo con l’approvazione del ministero e il problema sta nella definizione del sito stesso, cioè se si tratti di un sito sacro religioso o di un sito turistico che ospita un albergo, delle piazze e una moschea.

È chiaro che Sama è stata vittima di questo contrasto sulla definizione del luogo. Noi non accettiamo l’idea di aver urtato delle sensibilità religiose o profanato un luogo sacro e la disputa sulla natura del sito deve essere definita dal governo.”

Samir Halileh sostiene che sua nipote, che è disposta a collaborare, dovrebbe essere liberata e che dovrebbe essere doverosamente condotta un’inchiesta.

L’insieme del sito occupa 5.000 m2 e la moschea 60 m2. Ci siamo assicurati presso il Ministero del Turismo che fosse possibile organizzarvi una festa”, ha dichiarato alla tv Al-Watan [rete televisiva palestinese accusata da Israele di essere vicina ad Hamas, ndtr.].

Ci hanno detto che il sito comprendeva grandi cortili e che i turisti vi avevano accesso.”

Poco dopo il suo arresto ha iniziato a circolare una petizione per la liberazione di Sama Abdulhadi. Giovedì scorso contava circa 76.000 firme. Secondo la petizione l’incidente avvenuto a Nabi Moussa ha provocato “una feroce campagna di disinformazione sulle reti sociali, che ha alimentato reazioni violente e attacchi personali contro Sama.”

La petizione sottolinea anche il fatto che gli organizzatori hanno sicuramente ricevuto un’autorizzazione scritta dal Ministero del Turismo, che controlla il sito, ma altresì che la festa si è svolta nella zona del “bazar” e non dentro la moschea.

Il ministero era a conoscenza del genere di musica che sarebbe stata suonata durante il concerto – la musica tecno – e che il concerto sarebbe stato filmato in questo sito archeologico (…) allo scopo di promuovere i siti rilevanti del patrimonio palestinese e la musica tecno palestinese presso il pubblico musicale di tutto il mondo.”

Sama Abdulhadi e gli organizzatori del concerto non si sono forse resi conto che questo genere di musica non era consono al sito e alle sue implicazioni storiche, religiose e culturali, ma ciò non toglie che il Ministero del Turismo abbia l’intera responsabilità della decisione di autorizzare lo svolgimento del concerto”, specifica la petizione.

Tra i firmatari della petizione figura l’avvocata ed attivista palestinese-americana Noura Erakat, che ha dichiarato in un post su Facebook di aver firmato la petizione in quanto ritiene che Sama Abdulhadi sia “un capro espiatorio dell’Autorità Nazionale Palestinese.”

Per Alaa al-Daya, la giovane studentessa, gli organizzatori avrebbero dovuto essere informati meglio e Sama non avrebbe dovuto essere arrestata; secondo lei la vera responsabilità è del governo.

È chiaro che adesso il governo cerca di salvare la faccia e di addossare la colpa a qualcun altro, dopo aver visto le reazioni negative che tutto ciò ha provocato”, afferma.

L’hanno arrestata solo per dimostrare di aver preso misure contro la festa. Sama non dovrebbe essere in carcere. È la persona che ha autorizzato la festa che dovrebbe esserci.”

(Traduzione dal francese di Cristiana Cavagna)