Il movimento europeo di solidarietà con la Palestina rafforza l’appello al boicottaggio dell’azienda farmaceutica israeliana Teva

Ana Vračar

7 novembre 2025, Peoples Dispatch

Cresce la pressione sui governi locali e le farmacie pubbliche a sostituire i prodotti Teva con alternative che non siano complici dell’occupazione e del genocidio perpetrati da Israele

Il colosso farmaceutico israeliano Teva deve affrontare la crescente pressione dei gruppi solidali con la Palestina in tutta Europa. Teva, che è una delle più grandi aziende produttrici di farmaci generici del mondo, ha attivamente sostenuto il genocidio nella Striscia di Gaza dall’ottobre 2023 e già da molto prima di allora contribuisce all’erosione dell’assistenza sanitaria palestinese, ha riferito Giorgia Gusciglio del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC) e coordinatrice europea delle campagne per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Lo scorso anno, mentre i servizi e gli operatori sanitari di Gaza venivano quasi completamente distrutti dagli attacchi israeliani, Teva ha dichiarato un fatturato di oltre 16,5 miliardi di dollari. Parte di tali entrate proviene dal mercato palestinese, dove l’azienda trae profitto dal doppio standard imposti dal regime di apartheid israeliano.

A differenza dei produttori farmaceutici palestinesi, che devono affrontare severe restrizioni, lunghe procedure di importazione e arbitrarie designazioni di “doppio uso” (cioè vietati in quanto potrebbero avere un’applicazione non solo civile ma anche militare) per componenti essenziali, Teva può liberamente commercializzare i propri prodotti nei territori occupati, spesso senza dover adattare il packaging o la documentazione. Secondo le fonti informative di BDS Italia, l’azienda vende farmaci usando scatole e foglietti illustrativi non tradotti in arabo.

Lo sfruttamento delle necessità farmaceutiche nei Territori Palestinesi Occupati non è prerogativa di Teva e non è iniziato nel 2023. Il rapporto del 2012 “Economia prigioniera: l’industria farmaceutica e l’occupazione israeliana” concludeva che “tutte le aziende farmaceutiche israeliane vendono i loro prodotti sul mercato palestinese e ne traggono profitto, senza pagare alcun prezzo per l’occupazione e i danni che essa provoca”.

Una questione di solidarietà con la Palestina e di accesso ai farmaci

Oltre ad essersi appropriata indebitamente del mercato palestinese Teva domina una quota importante del mercato europeo, non solo attraverso la sua ampia selezione di farmaci generici, ma anche attraverso prodotti specifici a marchio proprio per la sclerosi multipla e il cancro. La contraddizione inerente tra l’impegno dichiarato da Teva “a favore di una salute migliore” e la sua comprovata complicità in crimini di guerra ha portato alla nascita di gruppi che si mobilitano per boicottare e denunciare l’azienda. Come spiega Gusciglio, le iniziative si diversificano a seconda del paese: in Irlanda c’è un ampio coinvolgimento dei sindacati, mentre in Belgio e in Italia le iniziative sono prevalentemente guidate da gruppi BDS locali e da reti di attivisti.

Un momento chiave per il raggiungimento dell’obiettivo è il coinvolgimento di pazienti e personale sanitario. Durante il genocidio, BDS Italia ha collaborato strettamente con il collettivo locale Sanitari per Gaza, raggiungendo importanti obiettivi. Secondo gli attivisti contattati da People’s Health Dispatch una delle prime azioni promosse dalla campagna di boicottaggio di Teva è stata la distribuzione di volantini informativi davanti alle farmacie per sensibilizzare utenti e farmacisti sul ruolo svolto dall’azienda durante il genocidio. “Tutti gli attivisti si sono assunti la responsabilità di recarsi in farmacia, organizzare incontri con i farmacisti e cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul boicottaggio dei prodotti Teva”, hanno spiegato gli attivisti. Lo stesso approccio è stato esteso ai medici di base e, ad oggi, la consapevolezza della complicità di Teva è cresciuta in modo significativo sia tra gli operatori sanitari che tra i pazienti, hanno affermato i membri di BDS Italia.

La campagna ha poi coinvolto le associazioni professionali e ha esercitato pressioni sui governi locali affinché sospendessero gli acquisti dei prodotti Teva nelle farmacie pubbliche. Negli ultimi mesi diversi comuni hanno risposto emanando linee guida affinché le farmacie sotto la loro giurisdizione cercassero alternative. “Teva vende principalmente farmaci generici, ma ci sono anche alcuni farmaci che ha sviluppato autonomamente e che quindi non sono sostituibili”, osservano gli attivisti di BDS Italia. “È importante sottolineare che chiediamo la sospensione degli acquisti tranne nel caso di medicinali essenziali o che non possono essere sostituiti”.

Il fatto che alcuni prodotti Teva non siano sostituibili viene spesso utilizzato come argomento fuorviante contro il boicottaggio. In realtà, ciò evidenzia problemi sistemici nel sistema farmaceutico e brevettuale globale più che identificare una questione concreta all’interno dell’appello BDS. Un esempio è il Copaxone, farmaco Teva per il trattamento della sclerosi multipla. Anche l’Unione Europea, alleata fidata di Israele, ha denunciato i tentativi dell’azienda di proteggersi dalla concorrenza estendendo artificialmente la protezione brevettuale del farmaco. Attraverso tali azioni, ha sottolineato BDS Italia, Teva ha probabilmente gonfiato la spesa sanitaria pubblica per i farmaci contro la sclerosi multipla: il Copaxone da solo ha pesato per circa 500 milioni di euro nel 2022. Gli sforzi per mobilitare alternative ai prodotti Teva rappresentano quindi un possibile punto d’incontro tra la solidarietà con la Palestina e le iniziative farmaceutiche pubbliche, aprendo la porta a sistemi sanitari più giusti e accessibili.

I comuni italiani adottano linee guida per sostituire Teva

La prima amministrazione locale a emanare una raccomandazione per abbandonare i prodotti Teva è stata quella di Sesto Fiorentino, vicino a Firenze”, hanno osservato gli attivisti di BDS Italia. “Sono stati prontamente attaccati dai media, con l’accusa di antisemitismo e di cattiva gestione dei fondi pubblici. Alcuni hanno sostenuto che i farmaci Teva sono più economici e che scoraggiarne l’acquisto avrebbe aumentato i costi per i pazienti e il sistema sanitario”.

Nonostante tali attacchi, un numero crescente di comuni ha risposto all’appello al boicottaggio in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Trentino-Alto Adige, tra gli altri. In alcuni casi è stato chiesto alle farmacie pubbliche di trovare dei prodotti sostitutivi a quelli a marchio Teva, in altri casi si è scelto un approccio diverso.

A Rovereto, il Comune ha chiesto alle farmacie di esporre schede grafiche che informano i clienti del loro diritto a scegliere alternative efficaci e sicure ai prodotti Teva, in risposta al successo di un’iniziativa proposta da attivisti locali.

Mentre altri comuni in Italia discutono iniziative simili, il movimento internazionale BDS e il Centro europeo di assistenza legale (ELSC) stanno valutando la possibilità di sostenere i comuni che desiderano introdurre appalti pubblici etici in linea con la legislazione dell’UE e gli standard in materia di diritti umani. Nel frattempo, gli attivisti in Europa continuano a esercitare pressioni, concentrandosi, tra le altre cose, sulla presenza di Teva nelle farmacie ospedaliere e sui suoi tentativi di ripulire la propria immagine attraverso iniziative come gli Humanizing Health Awards, premi per progetti che “umanizzano” il percorso di malattia e cura. Gli attivisti continuano inoltre a collaborare con collettivi di operatori sanitari, come l’azione di digiuno dei Sanitari per Gaza tenutasi in Italia all’inizio di quest’anno, ampliando al contempo le reti internazionali.

Queste campagne già mostrano segni della loro efficacia. Se l’azienda farmaceutica israeliana ha dichiarato orgogliosamente i propri ricavi per il 2024, è stata più cauta nel riferire che già solo nei primi nove mesi dell’anno aveva registrato perdite nette pari a 1,4 miliardi di dollari. Come ha osservato BDS Italia, “l’attacco genocida di Israele dall’ottobre 2023 e le sue varie conseguenze potrebbero essere considerati potenziali fattori che influenzano questi risultati”.

Traduzione di Federico Zanettin




Il boicottaggio dei prodotti israeliani nuovamente di fronte a un tribunale francese

Redazione di MEE

16 marzo 2021 – Middle East Eye

La militante Olivia Zemor è imputata di “diffamazione” e “istigazione alla discriminazione economica” per aver propagandato gli appelli al boicottaggio contro il gigante farmaceutico israeliano Teva.

La direttrice editoriale del sito Europalestine è stata citata in giudizio martedì 16 marzo davanti alla giustizia francese dall’azienda farmaceutica israeliana Teva, per aver propagandato un appello al boicottaggio lanciato a Lione da militanti della causa palestinese.

Olivia Zemor comparirà davanti al tribunale penale di tale città per diffamazione e istigazione alla discriminazione economica, dopo aver riportato sul suo sito, con il titolo ‘Teva, non ti vogliamo’, l’azione di militanti lionesi filopalestinesi davanti alla principale farmacia della città.

La società Teva Santé, con una filiale in Francia e la cui casa madre ha sede in Israele, è un leader mondiale dei farmaci generici.

Indossando felpe verdi sulle quali si poteva leggere “Free Palestine” e “Boycott Israel”, degli attivisti incitavano i consumatori a non acquistare farmaci prodotti dalla Teva.

L’azione si inseriva nel quadro del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), una campagna mondiale di boicottaggio economico, culturale e scientifico di Israele, allo scopo di ottenere la fine dell’occupazione e della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi.

Teva non è coinvolta in un conflitto geopolitico, etnico o religioso e queste azioni compromettono la sua attività economica”, commenta Frédéric Jeannin, avvocato della società farmaceutica.

Con il suo apporto finanziario allo Stato di Israele, questo gigante farmaceutico contribuisce al finanziamento delle operazioni militari a Gaza e allo sviluppo della colonizzazione in Cisgiordania e a Gerusalemme est, in spregio dei diritti del popolo palestinese e delle risoluzioni internazionali, in totale impunità! Fare appello al boicottaggio nei suoi confronti è quindi necessario”, ha spiegato di rimando Olivia Zemor al Courrier de l’Atlas [giornale francese specializzato in problemi del mondo arabo in Europa, ndtr.].

Commistione pretestuosa

Il suo sito, Europalestine, ha anche accusato SLE, la filiale di Teva responsabile dello stoccaggio e della distribuzione dei vaccini contro il COVID-19, di consegnare i vaccini in Cisgiordania solo ai coloni.

Dei cinque milioni di dosi stoccate nello scorso gennaio, Teva, il cui senso etico si evince dalle sue numerose condanne per corruzione e condotta negligente nei confronti dei pazienti, non ha trovato modo di consegnarne ai palestinesi, compresi i circa 30.000 che lavoravano in Israele come manodopera a buon mercato, principalmente nel settore edilizio”, scrive Europalestine.

Per la cronaca, questa causa, che avrebbe inizialmente dovuto essere portata in giudizio al tempo del primo confinamento, giunge in tribunale dopo che lo scorso giugno la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha condannato la Francia per la sua sentenza contro militanti filopalestinesi in una causa analoga (si erano introdotti in un supermercato in Alsazia per invitare al boicottaggio dei prodotti israeliani).

Il proseguimento di questo procedimento giudiziario è tanto più scandaloso in quanto la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con un’importante sentenza emessa l’11 giugno 2020, precisa che ‘l’azione di appello al boicottaggio per contestare la politica di uno Stato si configura come espressione politica e militante e riguarda un argomento di interesse generale’, nella misura in cui non implica conseguenze di violenza e odio o intenzioni razziste”, ha ricordato l’Associazione di Solidarietà franco-palestinese. La CEDU aveva ritenuto che i fatti “si configuravano come espressione politica e militante”.

Spero che i giudici di Lione sapranno applicare la legge, senza lasciarsi influenzare, leggendo con attenzione la sentenza della CEDU che afferma che le nostre azioni non costituiscono discriminazione”, afferma Olivia Zemor, per la quale la Francia è il solo Paese al mondo che mette sotto processo militanti che denunciano la politica di annessione e di apartheid di Israele.”

Eric Dupond-Moretti (Ministro della Giustizia) non chiede solo ai magistrati di condannarci penalmente, ma auspica anche che ci vengano imposte dei “corsi sulla Shoah”. Si vede bene qui la commistione pretestuosa che viene creata tra la difesa legittima dei diritti dei palestinesi e l’antisemitismo, che è un reato e va combattuto. È la politica di colonizzazione di Israele che genera l’antisemitismo e che mette in pericolo gli ebrei di ogni Paese”, ha denunciato Olivia Zemor sul Courrier d’Atlas.

Anche tre associazioni di difesa di Israele e di lotta contro l’antisemitismo si sono costituite parte civile a sostegno di Teva in questa causa.

(Traduzione dal francese di Cristiana Cavagna)