1

Bruciano gli alberi e picchiano gli agricoltori: i coloni israeliani fanno scempio di un altro raccolto di olive

Yumna Patel

21 ottobre, 2019 Mondoweiss

Ogni anno, senza eccezione, i palestinesi accolgono l’inizio dell’autunno con la raccolta delle olive. Un sacro evento culturale, le famiglie provenienti da tutto il paese lasciano città e villaggi e si dirigono ai loro uliveti, che hanno ereditato dalle generazioni precedenti.

Ed ogni anno, senza eccezione, gran parte della raccolta è segnata dagli attacchi di coloni e soldati armati israeliani a contadini e famiglie palestinesi. Quest’anno non è stato diverso.

Da quando all’inizio di ottobre è cominciata la raccolta, parecchi attacchi di coloni ai contadini ed al loro raccolto sono stati segnalati da attivisti ed organizzazioni nella Cisgiordania occupata.

Nelle prime due settimane del mese l’Agenzia dell’ONU per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie (OCHA) ha riportato più di 10 attacchi di coloni riguardanti la raccolta di olive.

Secondo l’agenzia, i coloni hanno aggredito fisicamente ed insultato tre contadini palestinesi nei villaggi di Tell e Jit, nella zona di Nablus, e nel villaggio di al-Jab’a, nella zona di Betlemme.

Oltre 100 ulivi sono stati dati alle fiamme e sono stati riferiti più di sette furti del prodotto nei villaggi di Burin (Nablus) e Kifr al-Dik (Salfit).

Fonti di informazione locali hanno anche riferito di altri incidenti in cui sono stati abbattuti e sradicati decine di alberi.

Il 14 ottobre l’agenzia di notizie Wafa ha riferito che un gruppo di coloni armati ha attaccato contadini palestinesi mentre raccoglievano le olive nella zona di Tulkarem, nel nord della Cisgiordania, “e ha minacciato di sparargli se non se ne fossero andati dal loro terreno.”

Pochi giorni dopo, il 16 ottobre, un altro incidente ha occupato i titoli di cronaca, quando un gruppo di giovani coloni mascherati armati di mazze ha attaccato un rabbino israeliano ed il gruppo di contadini palestinesi e di volontari internazionali che era con lui.

L’incidente è avvenuto nel villaggio di Burin – una zona calda per gli attacchi dei coloni, data la sua prossimità a colonie notoriamente violente come Yitzhar e Har Brakha.

Secondo il Times of Israel [quotidiano israeliano indipendente in lingua inglese, ndtr.] un gruppo di circa 10 volontari internazionali stava scortando un gruppo di contadini di Burin e del vicino villaggio di Huwwara, quando una trentina di coloni mascherati provenienti da Yitzhar si sono avventati su di loro.

Il rabbino Moshe Yehudai, dell’associazione Rabbini per i Diritti Umani, è stato uno dei cinque feriti del gruppo, riportando colpi alla testa e al braccio.

In un altro incidente ancora, occorso il 19 ottobre a Burin, si sono visti coloni dell’avamposto di Givat Ronen tirare pietre a contadini palestinesi. Tre di loro pare siano stati portati in ospedale dopo essere stati picchiati e malmenati dai coloni.

Nello stesso giorno le forze israeliane hanno arrestato temporaneamente un gruppo di attivisti e contadini palestinesi nel villaggio mentre raccoglievano olive.

Ghassan Najjar, un attivista di Burin, ha postato su Facebook una foto di ulivi di Burin dati alle fiamme dai coloni, commentando: “Non trovo le parole per descrivere lo stato di oppressione in cui ci troviamo ogni giorno.”

Ma state certi, noi andiamo nei nostri terreni a raccogliere le nostre olive per mandare il messaggio a tutte le bande di coloni che noi siamo più forti di tutti loro”, ha scritto Najjar. “Garantiamo che coltiveremo ogni metro della nostra terra e che bruciare e tagliare i nostri alberi non cancellerà il nostro diritto a coltivare ed accedere alla nostra terra.”

Con oltre 12 milioni di ulivi piantati nel 45% dei terreni agricoli della Cisgiordania, la raccolta delle olive costituisce una delle maggiori fonti di sostegno economico per migliaia di famiglie palestinesi.

Secondo l’OCHA, l’industria dell’olio d’oliva costituisce il sostentamento di oltre 100.000 famiglie e contribuisce per un quarto al reddito lordo agricolo dei territori occupati.

Ma, come sottolinea la locale Ong Miftah, “gli ulivi hanno un significato non solo economico nelle vite dei palestinesi. Non sono come gli altri alberi, sono il simbolo dell’attaccamento dei palestinesi alla loro terra.”

Poiché gli ulivi sono resistenti alla siccità e crescono in condizioni di terreno povere, rappresentano la resistenza e la resilienza dei palestinesi. Il fatto che gli ulivi vivano e diano frutti per migliaia di anni accompagna la storia e la permanenza dei palestinesi su quella terra.”

Yumna Patel è la corrispondente per la Palestina di Mondoweiss.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)