Israele pronto ad avviare la costruzione di una tangenziale nel cuore della Cisgiordania

Emma Graham-Harrison

Martedì 13 gennaio 2026 – The Guardian

Il progetto stradale, parte del progetto per un nuovo insediamento illegale nell’area E1 a est di Gerusalemme, è considerato uno strumento di annessione

Israele prevede di iniziare il mese prossimo i lavori di una tangenziale che chiuderà il cuore della Cisgiordania occupata ai palestinesi e consoliderà di fatto l’annessione di un’area fondamentale per la vitalità di un futuro Stato palestinese.

La strada è un elemento chiave del progetto di un nuovo vasto insediamento illegale nell’area E1 a est di Gerusalemme che frammenterebbe la Cisgiordania occupata. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha affermato che i piani mirano a “seppellire l’idea di uno Stato palestinese”.

Concepita come un corridoio di transito chiuso ai veicoli palestinesi, la tangenziale fornirà a Israele un pretesto per impedire ai palestinesi di accedere alle strade esistenti nell’area dell’insediamento pianificato, dove saranno ammessi solo i veicoli israeliani.

La tangenziale venne soprannominata “strada della sovranità” quando la costruzione iniziale fu approvata nel 2020 dall’allora ministro della Difesa, Naftali Bennett, che celebrò il ruolo del progetto come strumento di annessione. “Stiamo applicando la sovranità nei fatti, non nelle parole”, affermò all’epoca. L’attuale ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato lo scorso anno che la costruzione di strade e l’espansione degli insediamenti avrebbero rafforzato la “presa” di Israele sulla Cisgiordania occupata.

L’area E1 copre circa il 3% della Cisgiordania occupata, un triangolo di terra tra Gerusalemme, Betlemme e Ramallah, fondamentale per lo sviluppo e la prosperità di un futuro Stato palestinese.

Gli oppositori chiamano la tangenziale “strada dell’apartheid” perché costringe palestinesi e israeliani a sistemi di trasporto separati.

Sarà anche uno strumento per la pulizia etnica delle restanti comunità palestinesi nella zona, ha affermato Hagit Ofran, esperta di insediamenti presso il gruppo di pressione israeliano Peace Now. “Vogliono la terra, non vogliono che ci sia la gente”, ha affermato.

Se il nuovo insediamento israeliano verrà costruito di fatto separerà per i palestinesi il nord e il sud della Cisgiordania occupata, e isolerà ulteriormente Gerusalemme Est occupata dalle altre comunità palestinesi.

Costruire una strada per il transito dei palestinesi in quest’area non compenserebbe l’impatto dell’annessione della terra stessa da parte dei i coloni israeliani, ha affermato Ofran. L’imminente inizio dei lavori è stato comunicato ai palestinesi interessati dalla strada, che avevano presentato istanza ai tribunali israeliani per bloccare la tangenziale. Il loro avvocato, Neta Amar-Sheif, ha ricevuto la scorsa settimana una lettera che concedeva 45 giorni di tempo per opporsi ai lavori.

Il tracciato previsto per la strada attraversa le case della comunità di As Saraiya, destinate alla demolizione. Altre comunità, tra cui Elazariya, Abu Dis e Sawahra, saranno isolate all’interno del blocco degli insediamenti israeliani.

“In teoria, potrebbero decidere di istituire un posto di blocco a Elazariya e concedere permessi per le auto dei residenti nella zona, ma non è possibile sostenere una vita comunitaria se ci si trova in un’enclave di israeliani”, ha detto Ofran.

“Quello che probabilmente accadrà è che queste comunità saranno isolate dal loro ambiente circostante e immediatamente sfrattate o espulse”.

La costruzione della strada procede mentre Israele si prepara a iniziare a costruire oltre 3.000 case nell’area E1, adiacente all’insediamento esistente di Ma’ale Adumim. Chiunque viaggi dall’area E1 verso Israele ora deve attraversare un checkpoint per raggiungere Gerusalemme. Una volta che i palestinesi saranno esclusi dalle strade di questa zona il checkpoint verrà rimosso, consentendo agli israeliani di entrare a Gerusalemme senza interruzioni.

“Possono iniziare i lavori senza asfaltare la strada, possono persino costruire l’E1 senza la strada, ma sarà molto difficile per il traffico”, ha detto Ofran. “Se si vuole davvero attrarre persone, allora serve la strada. Fa parte dell’idea generale.”

Quando Israele ha dato l’approvazione formale al progetto E1 l’anno scorso, più di 20 paesi, tra cui Regno Unito, Francia, Canada e Australia, hanno condannato tale decisione come un’inaccettabile violazione del diritto internazionale che rischiava di alimentare la violenza.

Nel 2024, la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite ha stabilito che l’occupazione israeliana dei territori palestinesi è illegale e, in un molto argomentato parere consultivo, ha ordinato a Israele di porvi fine “il più rapidamente possibile” e di effettuare riparazioni complete. Da allora, tuttavia, il governo israeliano ha perseguito un programma aggressivo di espansione degli insediamenti in tutta la Cisgiordania, con scarsa opposizione interna da parte dei principali partiti politici.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)




Proposta di legge israeliana per facilitare gli acquisti di terreni ai coloni nella Cisgiordania occupata

Redazione di Middle East Monitor

28 gennaio 2025 – MiddleEastMonitor

Il Comitato Ministeriale Israeliano per la Legislazione ha approvato domenica una proposta di legge volta ad agevolare gli acquisti di terreni ai coloni ebrei nella Cisgiordania occupata. In base alle attuali normative, ai coloni israeliani è proibito acquistare direttamente terreni, possono acquisire proprietà solo tramite società registrate presso l’amministrazione civile israeliana.

Secondo Haaretz la proposta di legge mira a rimuovere queste restrizioni e ad abrogare formalmente una legge di epoca giordana che proibisce l’affitto o la vendita di beni immobili a individui che non siano giordani, palestinesi o di discendenza araba.

I coloni israeliani hanno a lungo chiesto modifiche a questa legge tramite l’organizzazione non-profit israeliana Regavim che ha persino presentato una petizione all’Alta Corte di Giustizia, che alla fine è stata respinta.

Il parlamentare Moshe Solomon del Partito Sionista Religioso, autore del disegno di legge, ha affermato: “La legge intende ripristinare la normalità nello Stato di Israele, uno Stato ebraico che sin dal Mandato britannico ha permesso il mantenimento di una discriminazione razzista contro gli ebrei”.

I ministri israeliani hanno approvato la prosecuzione dell’iter legislativo con una condizione che include ulteriori misure di legge soggette al coordinamento tra l’ufficio del Primo Ministro e il Ministero della Difesa e l’approvazione del Ministro della Difesa.

Secondo Haaretz la legislazione proposta contiene sostanzialmente due disposizioni chiave. La prima abroga la legge giordana in questione, mentre la seconda afferma che “Qualsiasi individuo può acquistare diritti di proprietà nella regione della Giudea e della Samaria”, riferendosi alla Cisgiordania occupata.

In risposta l’associazione israeliana per i diritti Peace Now ha espresso forte opposizione alla legge, ufficialmente definita “Eliminazione della discriminazione nell’acquisto di beni immobili in Giudea e Samaria”.

Peace Now segnala che la legge potrebbe “aprire la porta ad accordi e contraffazioni discutibili” e avrebbe “dato a un piccolo numero di coloni estremisti la possibilità di acquisire terreni e in seguito stabilire insediamenti, sia nel cuore di Hebron che in qualsiasi altro luogo”. L’associazione ha ulteriormente sottolineato le implicazioni legali del disegno di legge, affermando: “La Knesset non ha l’autorità di approvare leggi per aree che non siano sotto la sovranità israeliana, e il tentativo di applicare le leggi della Knesset al territorio occupato costituisce un’annessione e una palese violazione del diritto internazionale”.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)