Rapporto OCHA del periodo 2 -15 novembre 2021

Il 5 novembre, nel villaggio di Deir al Hatab (Nablus), forze israeliane hanno ucciso un 15enne palestinese.

L’uccisione è avvenuta nel contesto di proteste durante le quali palestinesi hanno lanciato pietre contro le forze israeliane che hanno sparato con armi da fuoco e lanciato lacrimogeni. A quanto riferito, l’esercito israeliano ha aperto un’indagine.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 190 palestinesi [seguono dettagli]. 135 sono rimasti feriti durante le proteste contro le attività di insediamento vicino a Beita (126) e Beit Dajan (9), nel governatorato di Nablus. Altri 47 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri avvenuti nei pressi del checkpoint DCO [Ufficio di Coordinamento Distrettuale] (Ramallah). Un palestinese è stato ferito in At Tuwani (Hebron), durante un’operazione di ricerca-arresto; i rimanenti feriti sono dovuti a scontri scoppiati tra palestinesi e forze israeliane nei governatorati di Betlemme ed Hebron. Nel complesso, un palestinese è stato ferito da proiettili veri e 27 da proiettili di gomma, sette sono stati aggrediti fisicamente e i rimanenti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeno. Oltre a quelli feriti direttamente dalle forze israeliane, a Beita, 11 palestinesi sarebbero stati feriti mentre scappavano dalle forze israeliane, o in circostanze che non è stato possibile verificare. Inoltre, nell’area di Betlemme, un uomo è stato ferito da un ordigno inesploso mentre raccoglieva rottami metallici in una zona dichiarata da Israele “area militare chiusa”.

In Cisgiordania forze israeliane hanno effettuato 65 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 92 palestinesi. Il maggior numero di operazioni è stato registrato in Hebron, seguito da Betlemme.

In almeno 4 occasioni, in Gaza, vicino alla recinzione perimetrale ed al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi], apparentemente per far rispettare le restrizioni di accesso [loro imposte]. Non sono stati segnalati feriti. Bulldozer militari israeliani, [entrati] all’interno della Striscia di Gaza, hanno spianato il terreno vicino alla recinzione perimetrale, ad est di Khan Younis. Durante tale operazione sono stati danneggiati 7.000 metri quadri di terreno coltivato ad ortaggi. In un altro caso, un uomo è stato arrestato mentre, secondo quanto riferito, cercava di entrare in Israele attraverso la recinzione perimetrale.

Per mancanza di permessi edilizi israeliani, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto i proprietari palestinesi ad autodemolire 49 strutture, sfollando 38 persone e pregiudicando, in grado diverso, i mezzi di sussistenza o l’accesso ai servizi di quasi altre 400 persone [seguono dettagli]. Fra le strutture demolite in Area C c’è una moschea, otto strutture abitative e 23 strutture di sostentamento, distribuite in 16 Comunità. Otto strutture, comprese due abitazioni demolite dai proprietari, sono state demolite in Gerusalemme Est.

Coloni israeliani hanno ferito 20 palestinesi e cinque volontari israeliani; persone note come coloni israeliani (o ritenuti tali) hanno danneggiato o rubato il raccolto di dozzine di ulivi [seguono dettagli]. A Khallet Athaba’ (Hebron), palestinesi hanno lanciato pietre contro coloni israeliani che avevano eretto una tenda; alcuni fra questi ultimi hanno ferito cinque palestinesi, di cui tre con armi da fuoco. Nello stesso contesto, alcuni coloni hanno dato fuoco a una tenda ed a cinque veicoli palestinesi, tra cui due ambulanze. Altri undici palestinesi sono stati feriti, con pietre, da coloni che avevano fatto irruzione nei villaggi di Burin e Burqa (Nablus) e nel quartiere di Ras al Amud a Gerusalemme Est; in questa seconda località sono state vandalizzate anche diverse auto. In Hebron, nella zona di Saadet Tha’lah, tre pastori, tra cui due donne, sono stati aggrediti fisicamente. A Huwwara (Nablus), coloni hanno aggredito fisicamente e ferito un altro agricoltore che stava raccogliendo olive ed hanno ucciso tre vitelli. Inoltre, a Surif (Hebron), coloni hanno lanciato pietre e ferito cinque volontari israeliani che scortavano raccoglitori di olive palestinesi. A Burin e nell’area Ash Shuyukh di Hebron, coloni avrebbero vandalizzato circa 120 ulivi e rubato il raccolto di altre dozzine di ulivi. Secondo quanto riferito, in diversi episodi accaduti a Nablus ed Hebron, coloni hanno vandalizzato pozzi d’acqua e serbatoi mobili, telecamere di sorveglianza e una struttura abitativa. Nella zona H2 di Hebron, mentre coloni molestavano palestinesi, un colono è stato colpito e ferito da pietre lanciate da palestinesi.

Nel governatorato di Gerusalemme e nella Valle del Giordano, palestinesi, o persone ritenute tali, hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, ferendo tre coloni. In Cisgiordania, secondo fonti israeliane, il lancio di pietre da parte di palestinesi ha danneggiato 30 auto israeliane.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 16 novembre, a Tubas, durante un’operazione di ricerca-arresto, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese di 26 anni.

Il 17 novembre, nella Città Vecchia di Gerusalemme, un ragazzo palestinese 16enne ha accoltellato due agenti di polizia israeliani ed è stato successivamente colpito a morte.




Rapporto OCHA del periodo 5 – 18 ottobre 2021

Secondo fonti israeliane, le forze israeliane hanno sparato uccidendo un 14enne palestinese e ferendo un altro ragazzo, poi arrestato: entrambi stavano lanciando bottiglie incendiarie contro veicoli israeliani.

L’episodio è avvenuto il 14 ottobre, nei pressi del checkpoint dei Tunnel che controlla l’accesso all’area di Gerusalemme per chi arriva dalla Cisgiordania meridionale. Sempre il 14 ottobre, nell’area di Qalandiya (Gerusalemme), ad un posto di blocco “volante”, un palestinese ha investito e ferito gravemente un agente della polizia di frontiera israeliana. Le forze israeliane gli hanno sparato ferendolo gravemente alla testa.

In Cisgiordania, complessivamente, le forze israeliane hanno ferito 159 palestinesi [seguono dettagli]. La maggior parte (115) è rimasta ferita durante le ininterrotte proteste contro le attività di insediamento vicino a Beita (90 feriti) e Beit Dajan (25 feriti) nel governatorato di Nablus. Altri otto palestinesi sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeni sparati dalle forze israeliane che erano intervenute nel villaggio di Burin a Nablus, durante una incursione di coloni (vedi sotto). I restanti feriti sono stati registrati principalmente durante scontri in prossimità di checkpoint. Nel complesso, cinque palestinesi sono stati colpiti da proiettili veri e 25 da proiettili di gomma, 21 sono stati aggrediti fisicamente o colpiti da granate sonore; i rimanenti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni. Oltre a quelli feriti direttamente dalle forze israeliane, cinque palestinesi sarebbero rimasti feriti nel villaggio di Beita, mentre scappavano dalle forze israeliane, o in circostanze che non è stato possibile verificare.

Intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme, è stato registrato un incremento della violenza, con numerosi feriti o arrestati [seguono dettagli]. Il 10 ottobre, palestinesi hanno manifestato contro l’abbattimento di parti di un cimitero islamico vicino alla Città Vecchia; alcuni di loro hanno dato fuoco a un container appartenente alla municipalità di Gerusalemme. Le demolizioni erano iniziate lo scorso anno; erano state interrotte dopo un ricorso legale, ma sono riprese dopo una ordinanza del tribunale israeliano. Complessivamente, durante il periodo di riferimento [di questo rapporto], intorno alla Città Vecchia, 24 palestinesi sono stati colpiti da granate sonore o proiettili di gomma sparati dalle forze israeliane; tre israeliani (due coloni e un agente della polizia di frontiera) sono stati aggrediti fisicamente da palestinesi mentre 19 palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 113 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato circa 150 palestinesi. Il governatorato più colpito è stato quello di Gerusalemme.

In almeno 23 occasioni, in Gaza, vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento [verso palestinesi] apparentemente per far loro rispettare le restrizioni di accesso. Non sono stati segnalati feriti. All’interno di Gaza, nella zona di Rafah, in prossimità della recinzione perimetrale, bulldozer militari israeliani hanno effettuato la spianatura di terreno. Sempre nell’area di Rafah, forze israeliane hanno confiscato un peschereccio ancorato a sei miglia nautiche dalla costa di Gaza, ben all’interno dell’area di pesca attualmente consentita [ai palestinesi] dalle autorità israeliane, cioè 15 miglia al largo della costa meridionale di Gaza. Le forze israeliane hanno anche arrestato due palestinesi (uno è un ragazzo) che, secondo quanto riferito, tentavano di entrare in Israele attraverso la recinzione perimetrale.

In Area C, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 23 strutture di proprietà palestinese, sfollando quattro persone [seguono dettagli]. Gli sfollati vivevano nella Comunità di pastori di Az Za’ayyem (Gerusalemme). Dodici strutture, prevalentemente residenziali, sono state smantellate nella Comunità di pastori di Ras at Tin, a Ramallah, colpendo 50 persone. Si stima che siano circa 350 gli agricoltori e le rispettive famiglie della Comunità di Tayasir, nella Valle del Giordano, colpiti dalla demolizione di una strada agricola pavimentata. Le restanti demolizioni includono strutture di sussistenza ad Haris (Salfit) e Ma’in (Hebron).

Coloni israeliani hanno ferito sette palestinesi, mentre persone note come coloni, o ritenute tali, hanno danneggiato o rubato il raccolto di oltre 1.600 alberi, principalmente ulivi [seguono dettagli]. Quattro dei feriti sono stati colpiti con pietre da coloni israeliani che avevano fatto irruzione nel villaggio di Burin (Nablus), causando danni a case ed alberi. Nel villaggio di Yasuf, a Nablus, una donna è stata spruzzata con liquido al peperoncino da coloni che hanno anche lanciato pietre contro altri palestinesi che raccoglievano le olive. Gli altri due sono stati feriti a Hebron. Agricoltori palestinesi, testimoni oculari e proprietari di terreni (in alcuni casi avvalorati da rapporti del Ministero dell’Agricoltura) riferiscono che, dal 12 ottobre, inizio della raccolta annuale delle olive, nei villaggi intorno a Nablus, Hebron, Salfit e Ramallah, oltre 1.400 alberi, principalmente ulivi, sono stati vandalizzati o ne sono stati rubati i frutti. Molti di questi alberi erano stati piantati [su terreni di proprietà palestinese] in prossimità di insediamenti colonici israeliani. I restanti 200 alberi danneggiati sono stati segnalati da proprietari, poco prima dell’inizio della stagione. Coloni hanno anche vandalizzato diverse auto a Marda (Salfit) e Beit Iksa e nel quartiere di Silwan (entrambi a Gerusalemme).

Nel governatorato di Ramallah, persone note come palestinesi, o ritenute tali, hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani, ferendo un colono. In Cisgiordania, secondo fonti israeliane, il lancio di pietre ha danneggiato 22 auto israeliane.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Sono cresciuto guardando i coloni attaccare il mio villaggio palestinese. Adesso stanno diventando sempre più sfrontati. Ho paura.

Basil Al-Adraa

17 agosto 2021- Haaretz

Gli attacchi dei coloni contro le comunità palestinesi stanno diventando più gravi e coordinati e ora si usano anche le armi. Ecco come riescono a farla franca

Nel 2005, il giorno del mio decimo compleanno, ho visto per la prima volta i coloni attaccare la mia famiglia. Ricordo che papà stava arando la terra di famiglia nelle colline a sud di Hebron mentre poco lontano io e la mamma lo guardavamo. Ricordo di averle preso la mano quando un gruppo di uomini mascherati provenienti dal vicino avamposto di coloni israeliani correva verso di noi lanciando pietre contro mio padre. Lui cominciò a filmare gli aggressori mentre io cercavo di raggiungerlo, ma la mamma mi fermò.

“Non muoverti,” mi disse e notai che era terrorizzata. 

Adesso ho 25 anni. Sono cresciuto con questi attacchi la cui frequenza è aumentata e che sono diventati una parte centrale della mia vita, specialmente da quando la situazione è peggiorata in questi ultimi mesi. Vivo a Twani, un piccolo villaggio palestinese sulle colline meridionali della Cisgiordania e, come i miei genitori, sono un attivista che crede nella resistenza non violenta all’occupazione. Una macchina fotografica e un taccuino sono tutto quello che ho a mia disposizione.

Negli ultimi due mesi, dopo la più recente guerra contro Gaza, gli attacchi dei coloni sono diventati più gravi e coordinati ed essi hanno cominciato a usare le armi.

Recentemente ho collaborato a un’inchiesta giornalistica che ha rivelato che a maggio, in un solo giorno, mentre i caccia israeliani sganciavano bombe su Gaza, in quattro zone diverse della Cisgiordania sono stati ammazzati almeno quattro palestinesi dopo che coloni armati avevano assaltato contemporaneamente i loro villaggi, con i soldati israeliani che assistevano o partecipavano agli attacchi.

L’uso massiccio di armi durante attacchi premeditati dei coloni è un fenomeno nuovo e pericoloso. Il mio villaggio, Twani, è stato preso di mira. Ogni sabato durante gli ultimi due mesi, coloni dall’avamposto di Havat Ma’on hanno attaccato violentemente le nostre case. Sono riuscito a filmarne quattro.

In uno dei miei video si vede un gruppo di coloni mascherati invadere i terreni del nostro villaggio, impugnando bastoni di legno e fionde. Cominciano a bruciare i nostri campi e a lanciare pietre contro di noi mentre i soldati israeliani accanto a loro non fanno nulla.

Sono accorso con altri abitanti e abbiamo cercato di bloccarli, ma l’esercito israeliano ci ha respinti con granate stordenti. A questo punto uno dei coloni ha sparato parecchie volte con la pistola verso di noi. Il video in cui ho ripreso la sparatoria è mosso perché mi tremavano le mani dalla paura. Quando mi sono girato, ho scoperto che per fortuna nessuno dei miei amici era stato colpito. I soldati hanno assistito a tutto ciò senza far nulla.

Gli attacchi dei coloni israeliani non sono casuali né riflettono una qualche tendenza a esplosioni di violenza. Fanno quello che fanno per creare degli incidenti. Loro vogliono la nostra terra.

Durante gli ultimi due mesi i coloni hanno fondato tre nuove fattorie vicino a casa mia. Hanno ricevuto dall’esercito israeliano oltre 4.000 dunam (circa 400 ettari), una vasta area di terra che era stata espropriata ai palestinesi nel 1980 e dichiarata “terra statale”. Intere comunità palestinesi usano ogni giorno queste terre per scopi agricoli e per allevare pecore e la violenza inflitta contro di loro è uno strumento centrale per dissuaderli dal continuare a farlo. La terra era stata rubata ai palestinesi legalmente, dallo Stato: questa è violenza “legale”. La violenza illegale dei coloni non fa che completare questo processo.

Capire l’intreccio fra gli attacchi dei coloni, e le leggi razziste che le completano, è importante. Quattro meccanismi e pratiche legali del regime militare meritano un’attenzione speciale.

Secondo Peace Now [Ong israeliana contraria all’occupazione, ndtr.], per prima cosa lo Stato espropria terre palestinesi dichiarandole ‘terre statali’ usando una legge molto discriminatoria e poi assegnando il 99,76% di questi terreni solo ai coloni.

Secondo, le IDF [Forze di Difesa Israeliane, l’esercito israeliano, ndtr.] fingono di non vedere gli avamposti che vengono costruiti illegalmente su queste cosiddette “terre statali ” e permettono loro di collegarsi alla rete elettrica e idraulica.

Terzo, le IDF impediscono di collegarsi ad acqua ed elettricità alla maggior parte delle comunità palestinesi nella mia zona sotto diretto controllo militare in una zona definita dagli Accordi di Oslo “Area C” e respingono il 98% delle nostre richieste di permessi edilizi.

Quarto, in questo contesto di spossessamento, quando ci sono violenze da parte dei coloni la polizia non indaga attivamente e solo raramente arresta i colpevoli israeliani. Le ricerche di Yesh Din, un’associazione contraria all’occupazione, indicano che, fra il 2005 e il 2014, in Cisgiordania, il 91% delle denunce presentate dai palestinesi alla polizia israeliana sui reati politici commessi da israeliani si sono conclusi senza un rinvio a giudizio.

Nel 2019 mi sono personalmente trovato a fronteggiare le conseguenze di omissioni sistematiche della polizia. Era una giornata di sole e ho ricevuto una telefonata da un vicino che con voce tremante mi ha detto che un gruppo di coloni stava tirando pietre contro di lui e la sua famiglia.

Con la macchina fotografica in mano sono corso verso il campo da dove mi avevano telefonato e ho visto sei coloni e un cane. Quando ho cominciato a filmarli, uno di loro mi ha aizzato contro il cane che mi ha morso la mano. Ho sentito un dolore intenso e ho notato che stavo sanguinando.

Quando i soldati sono arrivati si sono rifiutati di chiamare un’ambulanza. Sono rimasto a terra sanguinante per circa 40 minuti. Finalmente è arrivata un’ambulanza palestinese e mi ha portato all’ospedale.

Due giorni dopo essere stato dimesso, sono andato direttamente a una stazione di polizia israeliana in una colonia nelle vicinanze. Non mi è facile entrare in una colonia, ma l’ingiustizia che avevo subito era così dolorosa che dovevo andarci. Come palestinese che vive sotto l’occupazione militare straniera questo è l’unico modo per chiedere giustizia.

Fortunatamente avevo ripreso tutta la scena. Nel mio video la faccia del colono si poteva vedere con chiarezza. Eppure il poliziotto che stava raccogliendo la mia deposizione ha rivoltato tutto contro di me. Mi ha chiesto: “Cosa stava facendo là? Perché non è scappato? Perché stava filmando? Perché porta altri attivisti a filmare e a causare problemi?”

Alla fine, dopo una giornata lunga e snervante, sono riuscito a presentare la mia denuncia. Non sorprende che nessuno sia mai stato arrestato. Recentemente lo stesso colono ha aizzato il cane contro altre due persone del mio villaggio.

L’impunità dei coloni che ho osservato personalmente e la ricerca di Yesh Din sono il contesto che ha permesso ai colpevoli di cominciare a usare le armi negli ultimi due mesi. Ho molta paura per la mia comunità che è completamente indifesa e deve lottare da sola contro forze e individui armati. I coloni possono fare quello che vogliono perché non c’è nessuno a fermarli e nessuno a ritenerli responsabili. Il risultato diretto è che i membri della mia comunità stanno soffrendo e perdono i propri mezzi di sussistenza. Alcuni sono stati uccisi e molte altre vite sono in pericolo fino a quando questa situazione non sarà presa sul serio. Quando si sveglierà il mondo?

Basil Al-Adraa è un attivista dei diritti umani e un giornalista.

(tradotto dall’inglese da Mirella Alessio)




Rapporto OCHA del periodo 29 giugno – 12 luglio 2021

Il 3 luglio, coloni israeliani, accompagnati da soldati, sono entrati nel villaggio di Qusra (Nablus), scontrandosi con i residenti palestinesi. Nel corso di tali scontri è stato ucciso un 21enne palestinese:

secondo i militari, l’uomo ha lanciato un ordigno esplosivo e le forze israeliane gli hanno sparato. Coloni israeliani e residenti palestinesi si sono lanciati pietre reciprocamente e, secondo fonti locali, dopo che il 21enne palestinese era stato colpito, alcuni coloni lo hanno percosso. Nel corso di manifestazioni in cui i palestinesi hanno chiesto alle autorità israeliane la restituzione del corpo dell’ucciso, le forze israeliane hanno disperso la folla sparando proiettili veri, proiettili di gomma e gas lacrimogeni: diversi palestinesi hanno subito lesioni.

In Cisgiordania, in scontri, le forze israeliane hanno ferito complessivamente almeno 981 palestinesi, tra cui 133 minori [seguono dettagli]. Del totale dei feriti, 892 sono stati registrati nel governatorato di Nablus, includendo i feriti nei suddetti eventi di Qusra, e quelli collegati alle proteste contro l’espansione degli insediamenti nei villaggi di Beita e Osarin; 19 sono rimasti feriti nei quartieri di Ras al ‘Amud e Silwan a Gerusalemme Est; 13 nel villaggio di Halhul (Hebron) e i rimanenti in altre località. Complessivamente, 36 palestinesi sono stati colpiti da proiettili veri, 214 da proiettili di gomma; i rimanenti sono stati curati principalmente per l’inalazione di gas lacrimogeni o sono stati aggrediti fisicamente. Oltre ai 981 feriti direttamente dalle forze israeliane, 58 sono rimasti feriti a Beita e Osarin cercando di sfuggire alle forze israeliane o in circostanze non verificabili.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 163 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 134 palestinesi, tra cui sei minori. La maggior parte delle operazioni è avvenuta a Nablus, seguita da Hebron e Gerusalemme Est; le restanti operazioni sono state effettuato in altri governatorati.

Il 4 luglio, nella Città Vecchia di Gerusalemme, le autorità israeliane hanno convocato un bambino palestinese di nove anni per un interrogatorio le cui ragioni restano sconosciute. Da metà aprile, a Gerusalemme Est, sono stati arrestati dalle autorità israeliane almeno 65 minori palestinesi, più della metà dei quali sono stati arrestati nel solo mese di giugno.

A Gaza, palestinesi hanno lanciato palloni incendiari verso Israele e le forze israeliane hanno effettuato quattro attacchi aerei, prendendo di mira siti militari, ferendo due persone e danneggiando case ed una manifattura. Vicino alla recinzione perimetrale e al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento, in almeno nove occasioni; secondo quanto riferito per far rispettare [ai palestinesi] le restrizioni di accesso [loro imposte]. Hanno anche svolto almeno quattro operazioni di spianatura del terreno vicino alla recinzione perimetrale, all’interno di Gaza.

Il 12 luglio, le autorità israeliane hanno esteso da 9 a 12 miglia nautiche la zona di pesca consentita [ai palestinesi] al largo della costa meridionale di Gaza, mentre l’hanno mantenuta a sei miglia nella parte settentrionale. Lo stesso giorno, le autorità israeliane hanno annunciato l’ampliamento della gamma di merci consentite in entrata e in uscita dalla Striscia di Gaza; le limitazioni erano state imposte dall’inizio del conflitto del 10-21 maggio.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, sono state demolite o sequestrate 59 strutture di proprietà palestinese, sfollando 81 persone e determinando ripercussioni su circa altre 1.300 [seguono dettagli]. 30 strutture sono state demolite a Humsa – Al Bqai’a (Valle del Giordano), una clinica mobile è stata confiscata nella Comunità di Umm Qussa (Hebron) e una scuola in costruzione è stata demolita a Shu’fat (Gerusalemme Est). L’8 luglio, nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), le forze israeliane hanno demolito, con motivazioni punitive, una casa appartenente alla famiglia di un palestinese (con cittadinanza statunitense), che era stato arrestato dopo che, il 2 maggio, aveva ucciso un colono e ferito altri due.

Il 2 luglio 2021, coloni israeliani, sotto scorta della polizia israeliana, si sono trasferiti in un edificio vuoto nella zona di Wadi Hilweh, nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est. Dall’inizio dell’anno, questo è il secondo insediamento di coloni all’interno di Comunità palestinesi a Gerusalemme Est, ed entrambi in Silwan.

Coloni israeliani hanno ferito nove palestinesi, tra cui quattro minori e due donne, aggredendoli fisicamente, lanciando loro pietre o spruzzando liquido al peperoncino su di loro. Sei dei ferimenti sono avvenuti nella zona H2 di Hebron, due a Maghayir al Abeed, uno a Tuba (tutti in Hebron) e uno a Kisan (Betlemme). In Cisgiordania, autori conosciuti o ritenuti coloni israeliani hanno danneggiato almeno 1.120 alberi o alberelli, almeno cinque veicoli, oltre a pali elettrici, recinzioni ed altre proprietà palestinesi.

Palestinesi hanno ferito, lanciando pietre, almeno tre coloni israeliani che viaggiavano su strade della Cisgiordania. Secondo fonti israeliane, sono state danneggiate almeno 21 auto israeliane.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 14 luglio, le forze israeliane hanno confiscato almeno 49 strutture nella Comunità palestinese di Ras al Tin, sfollando 84 persone, tra cui 53 minori.

Il 15 luglio, a Humsa – Al Bqai’a, le forze israeliane hanno confiscato una struttura recentemente installata per ospitare una famiglia di otto persone, tra cui sei minori, che aveva già perso la casa in un precedente episodio avvenuto una settimana prima (vedi paragrafo 7 di questo Rapporto).

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I medici palestinesi lottano in prima linea per salvare vite

Redazione di Al Jazeera

15 giugno 2021 – Al Jazeera

Forze israeliane e coloni prendono di mira i manifestanti palestinesi e i medici che cercano di salvarli.

Niilin, Cisgiordania occupata. Bassem Sadaqa indica il foro di una pallottola nella portiera dell’autista dell’ambulanza che lui guida, prova tangibile di quello che, secondo lui, è un evento normale per i medici palestinesi che sono “regolarmente presi di mira” dalle forze israeliane.

Lui ha cinque figli, vive a Niilin e da vent’anni fa il paramedico per la Mezzaluna Rossa palestinese (PRCS).

In un primo momento ho pensato che l’ambulanza fosse stata colpita da pietre, ma poi ho visto il foro. Lo sparo non è stato uno sbaglio, i soldati israeliani hanno preso di mira l’ambulanza mentre io ero proprio lì vicino. Inoltre non è stata la prima volta che le ambulanze che ho guidato sono state prese di mira.”

Il giorno in cui è successo Sadaqa era in prima linea con i suoi colleghi medici palestinesi che lottano per salvare vite e trasportare i manifestanti feriti verso gli ospedali che distano mezz’ora d’auto.

Gli abitanti dei villaggi palestinesi stavano protestando contro l’insediamento illegale dell’ennesimo avamposto sulla terra del loro villaggio quando sono stati fronteggiati da coloni israeliani in uno scontro che ha causato violenza e molti feriti.

Niilin è un villaggio agricolo con oltre 6.000 abitanti che si guadagnano da vivere principalmente coltivando la terra, situata 17 km a occidente di Ramallah, la città principale della Cisgiordania occupata.

Qui la gente lotta per non perdere la terra rimasta al villaggio dopo gli espropri conseguenti a insediamenti e avamposti illegali israeliani che avanzano sempre di più e che ora li hanno circondati con le colonie illegali israeliane di Nili e Na’ale a nordest e Modi’in Illit a sud.

Negli accordi di Oslo del 1993, stipulati fra il governo israeliano e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, il 93% della superficie del villaggio, 15.000 dunam (1500 ettari), era stato designato come Area C, corrispondente al 60% della Cisgiordania, sotto il totale controllo di Israele.

Israele limita le costruzioni dei palestinesi nella maggior parte dell’Area C mentre riserva l’area all’espansione delle colonie, illegali secondo il diritto internazionale.

Aumento dell’uso di munizioni vere’

Recentemente un venerdì, la giornata in cui in genere si svolgono le proteste in Cisgiordania, Al Jazeera ha accompagnato un’ambulanza guidata dai paramedici Ziad Abu Latifa, 50 anni, del campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme) e Said Suleiman, 40 anni, del villaggio di al-Midya, vicino a Niilin.

Un colono di un avamposto nelle vicinanze aveva spostato la sua mandria a pascolare su terra palestinese, innescando due giorni di proteste durante i quali gruppi di coloni hanno invaso il villaggio, incendiato i campi e danneggiato veicoli appartenenti a palestinesi che a centinaia si sono riuniti nel tentativo di respingerli.

Uno dei feriti è il sindaco di Niilin, Emad Khawaja, ferito a una gamba da truppe israeliane.

Il primo giorno degli scontri sono state ferite undici persone con munizioni vere, quattro il secondo giorno. Recentemente abbiamo notato un incremento nell’uso di questo tipo di munizioni contro i manifestanti,” ha detto Khawaja ad Al Jazeera.

La pallottola resterà nella gamba per tutta la mia vita perché tentare di estrarla causerebbe un danno maggiore.”

Mentre il numero dei feriti sale, proprio quest’ambulanza correva a rotta di collo lungo le strette strade tutte a curve, su per le colline e giù nelle valli, facendo due viaggi, avanti e indietro, da Niilin all’ospedale di Ramallah.

Abu Latifa, con otto figli, è paramedico da cinque anni e un volontario della PRCS da 17, dice ad Al Jazeera che, sebbene il suo lavoro sia pericoloso e stressante, pensa di star aiutando come meglio può dopo essere stato testimone in prima persona delle ferite inflitte ai palestinesi nel corso degli anni e della carenza di cure mediche adeguate a loro disposizione.

Quando ho partecipato alle proteste durante la prima Intifada con ossa fratturate sono stato abbandonato sul ciglio della strada da soldati israeliani prima che un automobilista di passaggio mi portasse in ospedale, dove sono rimasto privo di sensi per due giorni,” ha detto Abu Latifa.

Durante la prima Intifada, dal 1987 al 1993, Yitzhak Rabin, il defunto primo ministro israeliano aveva ordinato ai soldati israeliani di spezzare braccia e gambe dei palestinesi per impedire loro di lanciare pietre durante le proteste che si erano allargate nella Cisgiordania e a Gaza, una decisione che aveva provocato lo sdegno internazionale.

Quella è stata la motivazione che mi ha spinto a studiare per diventare paramedico e poter prestare i primi soccorsi alle persone e trasportarle in ospedale,” spiega Abu Latifa.

Un soldato mi ha colpito alla testa con il calcio del fucile’

Sadaqa dice che mentre presta servizio sul campo cerca di stare calmo, di ignorare lo stress e di concentrarsi sulla cura dei suoi pazienti per quanto possibile date le circostanze.

Uno degli altri problemi che affrontiamo è quello dei soldati che rifiutano di permettere alle ambulanze di avvicinarsi a coloro che sono gravemente feriti o che le fermano mentre cercano di trasportare i feriti in ospedale, talvolta portando via i nostri pazienti dalle ambulanze,” afferma.

Non è solo ad aver vissuto questo tipo di situazioni.

Una delle peggiori esperienze di Abu Latifa è stata quando stava cercando di raggiungere un manifestante palestinese nel villaggio di Nabi Saleh, vicino a Ramallah, a cui una pallottola era uscita dal collo dopo aver attraversato il fianco.

Il giovane era stato ferito da lontano mentre i soldati israeliani stavano reprimendo una protesta sul terreno del villaggio, ma le truppe hanno impedito ai paramedici di avvicinarsi al ragazzo gravemente ferito che in seguito è morto.

È particolarmente difficile viaggiare di notte per trasportare i pazienti quando non c’è nessuno in giro e non ci sono giornalisti sul posto a testimoniare quello che sta succedendo,” riferisce Abu Latifa.

Recentemente sono andato al villaggio Kubar, vicino a Ramallah, per portare via un giovane che era stato ferito a una gamba dai soldati. Ma mentre cercavo di caricarlo su un’ambulanza, un soldato mi ha colpito in testa con il calcio del suo M-16 (fucile d’assalto).

Poi ho telefonato in centrale e dopo un’ora di negoziati con l’ufficiale di collegamento israeliano ci è stato permesso di evacuare il paziente.”

Mentre il sole tramonta, il turno di Abu Latifa e Suleiman finisce, l’ambulanza ritorna a Ramallah con i paramedici esausti, soddisfatti di aver fatto del loro meglio per salvare delle vite.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)




Rapporto OCHA del periodo 1 – 14 Giugno 2021

In Cisgiordania, in tre circostanze diverse, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi, compreso un ragazzo; un sesto palestinese è morto per ferite di arma da fuoco

Il 10 giugno, a Jenin, forze israeliane sotto copertura hanno colpito ed ucciso un presunto membro della Jihad islamica palestinese ed hanno arrestato un’altra persona; nella stessa operazione, altri tre palestinesi, membri delle forze di sicurezza, sono stati colpiti dalle forze israeliane: due sono stati uccisi, il terzo è rimasto gravemente ferito. Il giorno successivo, a Beita (Nablus), in scontri scoppiati durante una manifestazione settimanale contro la creazione di un insediamento avamposto israeliano, le forze israeliane hanno ucciso un minore palestinese. Il 12 giugno, al checkpoint di Qalandiya, una donna palestinese ha ignorato l’alt delle forze israeliane ed ha continuato a camminare verso i militari: è stata colpita ed uccisa; secondo fonti israeliane, portava un coltello. In precedenza, il 2 giugno, era morto un palestinese, colpito il 18 maggio dalle forze israeliane in scontri scoppiati al checkpoint di Beit El (Ramallah) durante una manifestazione palestinese.

A Gaza sono morti tre palestinesi, compreso un minore [seguono dettagli]. Il 9 giugno, nella città di Gaza, un bambino di nove anni è stato ucciso ed il fratello maggiore è stato gravemente ferito dalla esplosione di un residuato bellico; le recenti azioni di guerra hanno lasciato detriti e terreni agricoli pesantemente contaminati da ordigni inesplosi. Durante il periodo di riferimento, un uomo e una donna sono morti per le ferite riportate tra il 10 ed il 21 maggio, durante il suddetto conflitto.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno ferito almeno 495 palestinesi, inclusi quattro minori [seguono dettagli]. Di questi, 374 sono rimasti feriti a Beita, durante le già citate proteste [vedere primo paragrafo]; 23 sono rimasti feriti a Silwan (Gerusalemme Est), compreso un ragazzo. I restanti ferimenti si sono verificati in governatorati diversi.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 129 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 265 palestinesi, tra cui 30 minori [seguono dettagli]. Trenta operazioni sono state condotte a Hebron, 44 a Gerusalemme e Ramallah (22 ciascuna), 28 a Betlemme e Nablus (14 ciascuna), mentre le restanti operazioni si sono svolte in altri governatorati. Dei 265 arresti, 114 sono stati effettuati a Gerusalemme, tra cui 17 minori.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato, o costretto ad autodemolire, 53 strutture di proprietà palestinese, sfollando 71 persone, tra cui 43 minori, e creando ripercussioni di diverse entità su più di 1000 palestinesi [seguono dettagli]. La maggior parte delle persone colpite dai provvedimenti si trovava nell’area Massafer Yatta di Hebron, dove le autorità israeliane hanno distrutto due strade e una rete idrica che serviva più Comunità. Altre strutture includevano proprietà utilizzate per l’agricoltura, il commercio o i servizi. 48 delle 53 strutture e 66 dei 71 palestinesi sfollati erano in Area C; i rimanenti erano in Gerusalemme Est.

Persone, riconosciute come coloni israeliani o ritenute tali, hanno ferito 11 palestinesi, tra cui quattro minori, e hanno danneggiato veicoli, centinaia di alberi, sistemi idrici e altre proprietà palestinesi [seguono dettagli]. A Gerusalemme Est, un palestinese e due minori, suoi figli, sono stati spruzzati con spray al peperoncino ed hanno richiesto cure mediche; così è stato per una donna che, in un altro episodio accaduto a Sheikh Jarrah, è stata aggredita da una persona penetrata nella sua casa. Altri palestinesi sono rimasti feriti ad Al Khadr (Betlemme), Huwwara (Nablus) e nella zona H2 di Hebron. Ad Al Jab’a (Betlemme), sono stati incendiati circa 1.000 ulivi; a Ni’lin (Ramallah) 30 ulivi e una casa; a Beita (Nablus) 70 ulivi e a Tuba (Hebron) circa 80 balle di fieno.

Secondo fonti israeliane, lanciatori di pietre palestinesi, o ritenuti tali, hanno ferito nove coloni israeliani ed hanno danneggiato almeno 26 auto israeliane.

In aree di Gaza adiacenti alla recinzione perimetrale o al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco d’avvertimento in almeno nove occasioni, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]. In una occasione, le forze israeliane sono entrate nella Striscia ed hanno spianato un terreno vicino alla recinzione.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 16 giugno, durante proteste palestinesi contro la creazione di un insediamento israeliano vicino a Beita (Nablus), un 16enne palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane. Lo stesso giorno, vicino a Hizma (Gerusalemme), è stata uccisa una donna palestinese 29enne che avrebbe tentato di investire le forze israeliane e, successivamente, avrebbe brandito un coltello.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it




Rapporto OCHA del periodo 24 – 31 maggio 2021

Nota relativa al recente scontro armato tra Palestinesi ed Israele (10-21 maggio)

Secondo OHCHR [Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani], durante il periodo delle ostilità, a Gaza sono stati uccisi 256 palestinesi, tra cui 66 minori e 40 donne; e, secondo il Ministero della Salute locale, quasi altri 2.000 sono stati feriti. In Israele sono state uccise 13 persone, tra cui due minori e sei donne. In Cisgiordania, sono stati uccisi 26 palestinesi e circa 6.900 sono stati feriti. Il bilancio delle vittime registrate in Cisgiordania include 11 persone uccise il 14 maggio, segnando il numero più alto di vittime palestinesi in un solo giorno da quando, nel 2005, l’OCHA ha iniziato a documentare le uccisioni.

I rapporti specifici, inerenti lo scontro armato, sono disponibili [in inglese] a questo indirizzo: https://www.ochaopt.org/crisis

Forze israeliane hanno sparato e ucciso tre palestinesi [seguono dettagli]. Ad oggi, il numero di vittime palestinesi registrate in Cisgiordania nel 2021 è 36 di cui sei minori.

Il 24 maggio, a Gerusalemme Est, un palestinese 17enne ha accoltellato due israeliani: un civile ed un soldato, ed è stato poi ucciso da un agente di polizia israeliano. Il giorno successivo, durante un’operazione nel Campo Profughi di Al Amari (Ramallah), forze israeliane sotto copertura hanno sparato ad un altro palestinese. Il 28 maggio, nel corso di una protesta contro la creazione di un nuovo insediamento avamposto israeliano vicino al villaggio di Beita (Nablus), le forze israeliane hanno sparato e ucciso un terzo palestinese.

Complessivamente, in Cisgiordania, forze israeliane hanno ferito 100 palestinesi [seguono dettagli]. Almeno 69 di loro sono rimasti feriti durante la suddetta manifestazione a Beita; altri 15 vicino al villaggio di Ni’lin (Ramallah), in una separata protesta contro l’espansione degli insediamenti; dieci sono stati feriti durante una protesta contro la chiusura dell’ingresso principale del villaggio di Al Mughayyir (Ramallah) ad opera delle forze israeliane e sei in altri episodi. Dei 100 feriti complessivi, 50 sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeni, 18 sono stati colpiti da proiettili di gomma, 16 sono stati colpiti da proiettili di arma da fuoco e altri 16 sono stati aggrediti fisicamente o colpiti dai contenitori dei gas lacrimogeni.

A Gaza, il 24 e il 26 maggio, due palestinesi sono morti per le ferite riportate durante il recente conflitto.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 115 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 145 palestinesi. La maggior parte delle operazioni è stata svolta nel governatorato di Gerusalemme, soprattutto a Gerusalemme Est, dove da quando (a metà aprile) sono aumentati disordini e violenze, le forze israeliane hanno svolto 99 [delle 115] operazioni, arrestando 97 palestinesi, tra cui sei giornalisti.

A Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno continuato a limitare l’accesso all’area di Al Ja’ouni di Sheikh Jarrah. Dal 3 maggio, l’accesso a tale area è consentito solo ad ambulanze, veicoli dell’ONU e, previ severi controlli di identificazione, ai palestinesi residenti. Queste restrizioni conseguono alle proteste contro un piano israeliano per sfrattare famiglie palestinesi dalle loro case nel quartiere (in seguito ad una causa intentata in tribunale da gruppi di coloni) ed agli scontri tra palestinesi e forze israeliane.

Il 31 maggio, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno confiscato cinque strutture nelle Comunità di Umm Zaitunah e Al Buweib in Hebron, sfollando nove persone, tra cui quattro minori e minando i mezzi di sussistenza di altre 17. Le strutture comprendevano tre abitazioni e due strutture di sostentamento. Questa confisca viene dopo una riduzione delle demolizioni durante il Ramadan ed il recente conflitto di maggio.

Persone note o ritenute coloni israeliani hanno ferito cinque palestinesi e danneggiato decine di alberi di proprietà palestinese [seguono dettagli]. In episodi accaduti nella città di Hebron e a Deir Jarir (Ramallah), coloni hanno spruzzato spray al peperoncino su tre palestinesi, tra cui un ragazzo e un anziano, mentre a Qaqiliya altri coloni hanno aggredito fisicamente un contadino che stava lavorando la propria terra. Un altro agricoltore è stato aggredito fisicamente vicino al villaggio di Ar Rihiya (Hebron), dove colture appartenenti a palestinesi sono state sradicate e almeno 100 ulivi sono stati dati alle fiamme. Inoltre, a Sinjil (Ramallah), sono stati danneggiati circa 70 alberi. Palestinesi hanno riferito che coloni, a Burin (Nablus), hanno rubato oltre 100 balle di fieno e a Kisan (Betlemme) si sono impossessati di una cisterna per la raccolta dell’acqua. Il 24 maggio, una guardia della colonia israeliana di Dolev (Ramallah) ha sparato, ferendo un 16enne palestinese in circostanze non ancora chiare.

Secondo fonti israeliane, in Cisgiordania, alcuni palestinesi, noti o ritenuti tali, hanno lanciato pietre ferendo una israeliana che transitava in auto e danneggiando 17 auto israeliane.

Il valico di Kerem Shalom, per il transito delle merci, rimane aperto per l’ingresso di specifici prodotti di base, tra cui foraggio, forniture mediche, forniture e carburante per il settore privato e per UNRWA. Dal 10 maggio, nessuna merce è stata autorizzata ad uscire da Gaza attraverso il medesimo valico. Il valico di Erez rimane chiuso per la maggior parte dei palestinesi di Gaza: solo per visite mediche urgenti è stata consentita l’uscita ad un numero molto limitato di persone. Dal 25 maggio è sta autorizzata la pesca nel mare di Gaza, ma solo entro sei miglia nautiche dalla costa.

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Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 2 giugno, un palestinese è morto per le ferite riportate il 18 maggio: le forze israeliane gli avevano sparato durante scontri al checkpoint di Beit El.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

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Il colono mi ha colpito in testa con un tubo e si è fatto tutto buio.

 

Basil al Adraa

18 marzo 2021 +972 magazine

Un picnic di famiglia sulle colline di Hebron è finito nel sangue dopo che un colono ha colpito con un tubo di metallo Said Abu Aliyan facendolo finire in ospedale

Sabato scorso ho trascorso la giornata all’ospedale Al-Ahli di Hebron, davanti al letto di un palestinese ferito che non riusciva quasi a parlare. Said Abu Aliyan, abitante di Umm Lasfa, villaggio sulle colline a sud di Hebron, mi fa da guida da molti anni. Aspettava che lo operassero alla mandibola, che gli aveva rotto quella mattina un colono armato di un tubo di metallo.

Quando Said mi ha visto, ha sussurrato a fatica: “Stavamo sulla nostra terra. Tutta la famiglia. I miei figli, quelli dei miei fratelli, mia moglie. Andiamo lì tutti i sabati, nella nostra terra, che si trova vicino all’avamposto di Mitzpe Yair.”

“All’improvviso è spuntato un colono,” ha proseguito Said. “Lo conosco. Non appena ci ha visti, è tornato di corsa nella sua colonia. In zona lo conoscono tutti. Sempre a cercar grane, porta le pecore a pascolare sui nostri terreni e attacca le case dei palestinesi con l’aiuto degli altri coloni.”

Dopo qualche minuto il colono si è rifatto vivo insieme con altre 15 persone se non di più, ricorda Said. “Si sono scagliati contro di noi con mazze, tubi e pietre. Ero in piedi davanti alla mia macchina, terrorizzato, e facevo del mio meglio per proteggere i bambini vicini a me. Qualcuno di loro è corso dentro a nascondersi.”

Poi hanno cominciato ad attaccare Said e la sua famiglia. “I coloni ci tiravano pietre da ogni parte, senza pietà,” mi ha detto Said. “I bambini gridavano. Un sasso mi ha colpito alla mano e ho iniziato a sanguinare. A stento mi rendevo conto di quanto stava accadendo, quando un colono mi ha afferrato e mi ha picchiato al volto con un tubo metallico, poi mi ha colpito ripetutamente alla testa. Sono caduto, ho perso i sensi e tutto si è fatto buio. Sono svenuto. Da quel momento non mi ricordo niente. Ma la paura per i miei figli – questo orrore- continuava.”

Mentre Said raccontava dell’attacco alla moglie Rima, che gli sedeva accanto, sfuggiva qualche gemito di dolore. Un colono aveva colpito anche lei con una mazza. “Quando sono arrivati i coloni,” mi ha detto, “ero impietrita per la paura. Ma poi mi sono ricordata che situazioni come questa vanno documentate, così ho tirato fuori il cellulare e ho iniziato a riprendere la scena.”

“Filmavo e intanto cercavo di proteggere i bambini,” ha aggiunto Rima. “Li chiamavo: venite da me – venite qui! Poi il colono ha cercato di strapparmi il cellulare. Non volevano che qualcuno vedesse i loro crimini. Non volevano che qualcuno vedesse la paura negli occhi dei miei figli. Un colono mi ha colpita alla schiena con una mazza. Ho tentato di scappare ma è arrivato un altro colono che ha cercato di nuovo di strapparmi il cellulare. L’ho stretto forte. Il colono mi ha lasciata andare e ha incominciato a colpire mio marito con la stessa mazza.”

E’ stato terribilmente difficile ascoltare Said e Rima – ascoltare la storia di una famiglia che un sabato è uscita per godersi un picnic e bersi del thè insieme.

Said ha chiamato noi, gli attivisti palestinesi che documentano regolarmente casi nella zona di violenza da parte dei coloni e di distruzioni da parte dell’esercito israeliano, ma non sono riuscito ad arrivare in tempo per filmare l’attacco. Anche se siamo partiti immediatamente dal villaggio di Susiya, l’esercito israeliano aveva bloccato la strada.

Di recente l’esercito sta approntando posti di blocco improvvisati per impedirci di documentare le ingiustizie commesse in zona. E’ esattamente quello che avevano fatto anche stavolta per impedirci di raggiungere il luogo dell’aggressione. Ho visto nei loro occhi e nel loro comportamento che mi odiano. Ci odiano tutti perché siamo sempre lì a registrare tutto ciò che fanno.

Ho già assistito a simili aggressioni. Già da bambino ho sperimentato i crimini perpetrati dai coloni contro la mia famiglia ed i miei vicini. Non parlo solo dei pestaggi: i coloni ci sradicano gli alberi, fanno irruzione nelle nostre case, attaccano gli studenti, investono e avvelenano le nostre pecore, ci inquinano i pozzi.

A tutt’oggi non ho visto un solo colono arrestato dalla polizia israeliana, nonostante le loro violenze siano ampiamente documentate. Sebbene i palestinesi presentino regolarmente denunce alla polizia, non si fa mai nulla. Da queste parti la giustizia è merce rara.

In compenso, quando i coloni vogliono fare arrestare dei palestinesi, i soldati li accontentano senza problemi – proprio come è successo la settimana scorsa, quando un gruppo di bambini palestinesi sono stati fermati e portati in una stazione di polizia per avere raccolto verdure selvatiche nei pressi di un avamposto israeliano.

A volte gli arresti vengono eseguiti di notte nel corso di un’irruzione, come hanno fatto con mio padre il mese scorso. Arrestato dopo che un colono lo aveva ingiustamente accusato di avergli scagliato delle pietre. E’ stato rilasciato qualche giorno dopo.

Questa è la differenza fra noi e loro. Spesso i palestinesi evitano di presentare denunce alla polizia israeliana; dei 1.293 casi di violenza commessi dai coloni in Cisgiordania fra il 2005 e il 2019 documentati dalla organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, il 91% si è concluso al termine delle indagini senza alcun rinvio a giudizio.

Non ho motivo di credere che il caso di Said finirà in modo diverso.

Per me l’obiettivo di questa violenza è evidente. Coloni, soldati, poliziotti hanno tutti un unico obiettivo: costringerci a cedere. Farci chinare il capo per la disperazione. Costringerci ad abbandonare le nostre terre per poterle annettere.

Basil al-Adraa è un attivista e fotografo del villaggio di a-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron.

traduzione dall’inglese di Stefania Fusero




Rapporto OCHA del periodo 2 – 15 marzo 2021

Il 7 marzo, a Gaza, al largo della costa di Khan Younis, in una barca palestinese si è verificata un’esplosione che ha provocato la morte di tre pescatori, due fratelli e un loro cugino.

La causa è stata inizialmente attribuita al malfunzionamento di un razzo durante una prova effettuata da gruppi armati palestinesi, che hanno però negato tale ipotesi. A seguito di un’indagine, il Ministero dell’Interno di Gaza ha ipotizzato che i pescatori avessero tirato su con le loro reti un drone israeliano, caduto in mare e contenente esplosivo. Le autorità israeliane hanno negato qualsiasi coinvolgimento nell’episodio.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno ferito sessantadue palestinesi, inclusi nove minori [seguono dettagli]. Quarantuno di loro sono rimasti feriti in scontri verificatisi in cinque villaggi del governatorato di Nablus: da parte palestinese si è ricorso principalmente al lancio di pietre e da parte delle forze israeliane al lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma. Sedici persone sono rimaste ferite in altri scontri scoppiati durante quattro operazioni di ricerca-arresto condotte nella città di Al Bireh (Ramallah) e nei Campi profughi di Ad Duheisha (Betlemme), Al Fawwar (Hebron) e Al Am’ari (Ramallah). I rimanenti feriti si sono avuti nei governatorati di Betlemme, Qalqiliya e Gerusalemme, in scontri con lancio di bottiglie incendiarie contro veicoli israeliani, durante una protesta settimanale e durante scontri ad hoc. Complessivamente, 35 palestinesi sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, nove sono stati colpiti da proiettili veri, 12 da proiettili di gomma e sei sono stati aggrediti fisicamente. Infine, un pastore palestinese è rimasto ferito per l’esplosione di un residuato bellico che stava maneggiando.

L’8 marzo, a Tubas, nel corso di una operazione di ricerca-arresto, due palestinesi e un soldato israeliano sono rimasti feriti; secondo fonti israeliane, uno dei palestinesi sarebbe stato colpito e arrestato nel corso dell’operazione mentre cercava di accoltellare un soldato. Sempre secondo fonti israeliane, in un altro episodio verificatosi lo stesso giorno, una donna palestinese è stata arrestata in un insediamento avamposto, prossimo al villaggio di Ras Karkar (Ramallah), per aver tentato di accoltellare una colona.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 193 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 172 palestinesi, inclusi 15 minori. Il governatorato di Ramallah ha registrato il maggior numero di operazioni (48), seguito dai governatorati di Hebron (37) e Gerusalemme (35).

In aree di Gaza adiacenti alla recinzione perimetrale e in mare, le forze israeliane hanno aperto il fuoco d’avvertimento in almeno 29 occasioni, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]: due pescatori sono stati feriti, mentre la loro barca ha subito danni. In altre tre occasioni, le forze israeliane [sono entrate in Gaza e] hanno spianato terreni adiacenti alla recinzione. Non sono stati segnalati feriti.

In Area C e Gerusalemme Est, citando la mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 26 strutture di proprietà palestinese, sfollando 42 persone, di cui 24 minori, e colpendone in altro modo circa 120 [seguono dettagli]. Diciassette delle strutture interessate e tutti gli sfollamenti sono stati registrati in Area C. Due edifici sono stati demoliti nel villaggio di Ein Shibli (Nablus), sfollando 17 persone, sulla base di “Ordini militari 1797” che consentono la demolizione entro 96 ore dall’emissione di un ordine di rimozione”. I restanti sfollamenti derivano dalla demolizione di quattro case nelle Comunità di At Tuwani e Khallet Athaba a Hebron, e a Beit Jala a Betlemme. Il sostentamento di 20 persone è stato colpito dallo smantellamento di una bancarella per la vendita di ortaggi vicino alla città di Qalqiliya; altre 16 persone sono state colpite dalla demolizione di due case disabitate e dalla confisca di un container metallico a Isteih (Gerico). Due delle nove strutture prese di mira a Gerusalemme Est sono state demolite dal proprietario.

Nel governatorato di Hebron, coloni israeliani, o individui ritenuti tali, hanno ferito sei palestinesi e danneggiato proprietà palestinesi, compresi veicoli e alberi. Quattro dei feriti sono stati aggrediti fisicamente in tre diversi episodi [seguono dettagli]. Due ragazzi, di 13 e 14 anni, sono rimasti feriti in due distinti episodi avvenuti rispettivamente nell’Area H2 della città di Hebron e nella zona di Bir al ‘Idd; in quest’ultimo caso, l’asino che il ragazzo stava cavalcando è stato accoltellato. Un uomo e una donna sono stati aggrediti con mazze vicino al Mantikat Shi’b al Butum: l’uomo ha riportato gravi ferite alla testa. I restanti due feriti erano pastori, aggrediti con pietre e coltelli vicino a Bani Na’im (Hebron); tre delle loro pecore sono state ferite. In diverse altre occasioni a Hebron (Saadet Tha’lah) e Betlemme (Kisan), coloni israeliani hanno scacciato i pastori dalla zona. Almeno 42 alberi e alberelli sono stati sradicati nei villaggi di At Tuwani (Hebron) e Kafr Qaddum (Qalqiliya); inoltre, in quest’ultima località, nel corso dell’episodio citato, sono stati rubati attrezzi agricoli. Palestinesi hanno riferito che, a Yanun (Nablus), coloni hanno pascolato il loro bestiame su terreni appartenenti a palestinesi del villaggio, danneggiando ulivi, mentre a Ein Samiya (Ramallah), hanno aggredito agricoltori che lavoravano la loro terra, danneggiando un trattore. Secondo fonti palestinesi, nei villaggi di Jalud e Huwwara (Nablus) e Kafr ad Dik e Bruqin (Salfit), coloni israeliani hanno danneggiato almeno cinque veicoli, una casa e una struttura agricola.

Il 10 marzo, nel governatorato di Hebron, nei pressi dell’insediamento avamposto di Havat Maon, cinque ragazzi palestinesi di età intorno ai 10 anni, mentre raccoglievano erbe selvatiche, sono stati fermati da coloni. Sono stati poi portati dai soldati alla stazione di polizia di Kiryat Arba, a quanto riferito perché sospettati di aver tentato di rubare dei pappagalli. Sono stati rilasciati in giornata.

In quattro episodi, autori ritenuti palestinesi, hanno colpito con pietre e ferito quattro israeliani: due vicino agli insediamenti di Rimonim (Gerusalemme) e Gush Etzion (Betlemme), un autista entrato accidentalmente ad Al Isawiya (Gerusalemme Est) e un altro all’ingresso del villaggio di Bidiya (Salfit). Secondo fonti israeliane, venticinque veicoli israeliani che transitavano sulle strade della Cisgiordania, sono stati danneggiati da pietre.

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nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

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Rapporto OCHA del periodo 2 – 15 febbraio 2021

Il 5 febbraio, vicino al villaggio di Ras Karkar (Ramallah, nei pressi di un insediamento colonico avamposto [cioè, non autorizzato dal Governo israeliano] di nuova costruzione, un colono israeliano ha sparato, uccidendo un palestinese 34enne che, secondo fonti militari israeliane, aveva cercato di entrare in una casa dell’avamposto. Successivi scontri a Ras Karkar, villaggio di provenienza dell’uomo, hanno provocato il ferimento di un palestinese e di un soldato israeliano. A Nuba (Hebron), un altro palestinese 25enne è rimasto ucciso dall’esplosione di un ordigno rinvenuto nei pressi della sua casa.

In vari scontri avvenuti in Cisgiordania, sono rimasti feriti settantuno palestinesi e quattro soldati israeliani [seguono dettagli]. Trenta dei palestinesi feriti sono stati curati per aver inalato gas lacrimogeno durante una protesta svolta il 12 febbraio ad Humsa – Al Bqai’a, contro demolizioni e confische. Altri ventisette palestinesi sono rimasti feriti durante proteste: contro la realizzazione di tre insediamenti colonici avamposti su terra palestinese in Kafr Malik, Deir Jarir, Ras at Tin, Al Mughayyir (in Ramallah); contro la realizzazione di un altro [insediamento avamposto] su terreni palestinesi in Beit Dajan (Nablus); contro l’espansione degli insediamenti colonici a Kafr Qaddum (Qalqiliya). Sette palestinesi sono rimasti feriti negli scontri scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto condotte nei Campi profughi di Ad Duheisha (Betlemme) e di Jenin, e nel villaggio di Jaba (sempre a Jenin). Altri tre sono rimasti feriti nell’area di Jenin mentre, a quanto riferito, tentavano di entrare in Israele attraverso varchi nella Barriera. Due [palestinesi] sono rimasti feriti ad Al Lubban ash Sharqiya (Nablus), in seguito all’intervento delle forze israeliane richiamate da scontri tra palestinesi e coloni; altri due, vicino al villaggio di Silwad (Ramallah), in circostanze non ancora chiare. Cinquantuno dei feriti sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni, dieci sono stati colpiti da proiettili di gomma, sei sono stati colpiti da proiettili di armi da fuoco ed i restanti sono stati aggrediti fisicamente o colpiti da bombolette lacrimogene. Quattro soldati israeliani sono rimasti feriti a Beituniya (Ramallah), durante un’operazione di ricerca-arresto.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 186 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 172 palestinesi. I governatorati di Gerusalemme, Ramallah ed Hebron sono stati i più coinvolti (in media 28 operazioni ciascuno). In uno degli episodi, accaduto a Hebron, forze israeliane hanno fatto irruzione nel municipio arrestando i dipendenti al lavoro per il turno di notte; sarebbero stati rotti mobili e porte.

A Gaza, vicino alla recinzione israeliana del suo perimetro o in mare, al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno 28 occasioni, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]. In altre tre occasioni, sempre vicino alla recinzione, le forze israeliane hanno svolto operazioni di spianatura del terreno.

Dopo una chiusura di oltre due mesi, il 1° febbraio, il valico egiziano di Rafah, al confine con Gaza, è stato aperto per quattro giorni consecutivi, in entrambe le direzioni. Il 9 febbraio, le autorità egiziane hanno annunciato che il valico rimarrà aperto in entrambe le direzioni, a tempo indeterminato. Dall’inizio di febbraio sono state registrate 6.373 uscite [da Gaza] e 3.520 ingressi.

Citando la mancanza di permessi di costruzione, sono state demolite o sequestrate 89 strutture di proprietà palestinese, sfollando 146 persone, di cui 83 minori, e creando ripercussioni su almeno 330 [seguono dettagli]. Il 3 e l’8 febbraio, nella Comunità Humsa – Al Bqai’a nella Valle del Giordano, le autorità israeliane hanno demolito 37 strutture, la maggior parte delle quali erano state donate. In ciascuno dei due episodi sono state sfollate sessanta persone, inclusi 35 minori. Questa Comunità, dislocata prevalentemente in un’area destinata all’addestramento militare israeliano, negli ultimi mesi ha subito molteplici demolizioni di massa. Una dichiarazione delle Nazioni Unite, rilasciata il 5 febbraio, ha denunciato che la pressione esercitata sulla Comunità per indurla ad abbandonare il luogo, costituisce un reale rischio di trasferimento forzato. A sud di Hebron, nelle Comunità di Ar Rakeez, Umm al Kheir e Khirbet at Tawamin, sono state sequestrate sette strutture, comprese latrine mobili, compromettendo le condizioni di vita e il sostentamento di 80 persone. Inoltre, ad Al Jalama (Jenin), i mezzi di sussistenza di circa 70 persone sono stati colpiti dalla demolizione di 13 bancarelle adibite alla vendita di bevande. A Gerusalemme Est, sono state demolite sette strutture, di cui quattro ad opera degli stessi proprietari per evitare costi aggiuntivi; una famiglia di quattro persone è stata sfollata.

Inoltre, nel villaggio di Tura al Gharbiya (Jenin), le autorità israeliane hanno demolito, a scopo punitivo, una casa, sfollando 11 persone, tra cui quattro minori. La casa apparteneva alla famiglia di un palestinese accusato di aver ucciso, a dicembre [2020], una donna israeliana. L’anno scorso, con le stesse motivazioni, sono state demolite sette strutture.

Secondo il Ministero dell’Agricoltura palestinese, le autorità israeliane hanno sradicato 1.000 alberelli vicino alla città di Tubas. Erano stati piantati in risposta allo sradicamento di migliaia di alberi, avvenuto il mese scorso nella stessa area, sulla base del fatto che la terra è stata dichiarata [da Israele] “Terra di Stato”.

Coloni israeliani, o persone ritenute tali, hanno ferito quattro palestinesi, compreso un minore, ed hanno danneggiato proprietà palestinesi, compresi alberi [seguono dettagli]. Tre palestinesi sono stati aggrediti fisicamente nel villaggio di Al Lubban ash Sharqiya (Nablus), in due separati scontri con coloni israeliani, mentre un 13enne è stato aggredito fisicamente nell’area di Hebron controllata da Israele (H2). Nel villaggio di Susiya (Hebron), un volontario straniero è stato colpito con pietre e ferito e, nel villaggio di As Samu, altri volontari stranieri e locali sono stati attaccati e derubati da persone ritenute coloni. Secondo fonti palestinesi, oltre 130 ulivi e alberelli sono stati sradicati o abbattuti nelle comunità di Khirbet Sarra (Nablus), Bruqin e Kafr ad Dik (Salfit), in At Tuwani e Bir al ‘Idd (Hebron) e in Al Janiya (Ramallah). A Bruqin sono stati rubati circa 180 pali da recinzione. Inoltre, a Beit Dajan è stata danneggiata una struttura agricola e a Qusra (entrambi a Nablus) è stato dato alle fiamme un veicolo. Un altro veicolo che transitava vicino all’insediamento di Bet El (Ramallah) è stato colpito con pietre e danneggiato. A Qawawis, un pastore ha riferito della morte di sette sue pecore a causa di una sostanza velenosa che egli ritiene sia stata spruzzata da coloni del vicino insediamento di Mitzpe Yair, i quali, egli dice, lo hanno ripetutamente attaccato mentre pascolava le sue pecore. In un altro episodio avvenuto nella zona di Ein ar Rashrash (Ramallah), un pastore ha riferito che un veicolo, verosimilmente guidato da coloni, aveva investito ed ucciso due delle sue pecore. Secondo quanto riferito, a Gerusalemme Est, autori ritenuti coloni israeliani avrebbero danneggiato una telecamera di sorveglianza e una serratura nella chiesa ortodossa rumena.

Secondo fonti israeliane, due israeliani, una ragazza di 14 anni e una donna, in viaggio sulle strade della Cisgiordania, sono stati feriti da autori ritenuti palestinesi. A quanto riferito, trenta veicoli israeliani sono stati danneggiati, prevalentemente colpiti da pietre.

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Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 16 febbraio, nella Comunità beduina di Humsa – Al Bqai’a, nella valle del Giordano settentrionale, le forze israeliane hanno confiscato cinque tende di sostentamento finanziate da donatori [correlato ad altri eventi descritti nel 6° paragrafo di questo Rapporto].