L’ONU avverte che 14.000 bambini potrebbero morire se gli aiuti non dovessero entrare a Gaza in 48 ore

Redazione di MEMO

20 maggio 2025 – Middle East Monitor

Il responsabile del settore umanitario dell’ONU Tom Fletcher ha affermato oggi alla BBC che circa 14.000 bambini potrebbero morire a Gaza in 48 ore se gli aiuti non dovessero raggiungerli in tempo.

Sebbene Israele abbia detto che avrebbe permesso [l’ingresso] degli “aiuti di base” a Gaza, solo cinque camion sono entrati ieri nell’enclave, due dei quali trasportavano sudari per aiutare a seppellire i palestinesi uccisi dalle bombe israeliane. Altri erano [entrati] a Gaza, ma sono stati bloccati delle forze di occupazione e non hanno raggiunto i palestinesi. Questa è stata la prima consegna di aiuti dal 2 marzo, quando Israele ha completamente sigillato l’enclave.

Questa, ha spiegato Fletcher, è una “goccia nell’oceano” e totalmente inadeguata per la popolazione di oltre 2,3 milioni e per la quale non è stato permesso l’ingresso di alcun aiuto da 80 giorni.

Tonnellate di cibo sono bloccate al confine [di Gaza]” da Israele, ha affermato ieri Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Questo avviene solo qualche settimana dopo che l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha avvisato che centinaia di migliaia di palestinesi mangiano un solo pasto al giorno ogni due o tre giorni a causa del devastante blocco israeliano.

In una intervista alla TV Al-Ghad il portavoce dell’UNRWA Adnan Abu Hasna ha affermato che “più di 66.000 minori a Gaza stanno soffrendo una grave malnutrizione.”

Secondo l’ONU Gaza ha bisogno di almeno 500 camion di aiuti al giorno per soddisfare i bisogni di base della popolazione.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il capo dell’OMS: l’attacco all’ospedale Nasser di Gaza è un ‘enorme colpo ad un sistema sanitario già completamente travolto’

Redazione di MEMO

13 maggio 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Anadolu riferisce che il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha descritto l’attacco di martedì contro l’ospedale Nasser nella Striscia di Gaza come un ‘enorme colpo ad un sistema sanitario già completamente travolto’.

Ha detto che gli attacchi contro le strutture sanitarie dovrebbero essere impediti.

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha osservato su X [precedentemente Twitter, ndt.] che l’attacco ha causato due morti e dodici feriti. Uno di questi è in “condizioni critiche e sta per essere sottoposto a molteplici operazioni chirurgiche,” ha detto.

Il reparto ustionati è stato colpito, 18 letti da ospedale nel reparto chirurgico, 8 letti nel reparto cure intensive e 10 letti dei lungodegenti sono stati distrutti,” ha aggiunto.

Ripetiamo il nostro appello: gli attacchi agli ospedali devono cessare,” ha chiesto.

Egli ha anche sollecitato la fine del blocco degli aiuti a Gaza messo in atto da Israele dal 2 marzo, al fine di far entrare nell’enclave cibo, medicine e apparecchiature per supportare i pazienti e per il ripristino degli ospedali.

Da ottobre 2003 più di 52.900 palestinesi, molti dei quali donne e minori, sono stati uccisi a Gaza in una brutale offensiva israeliana.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Funzionaria ONU: il governo israeliano è il più criminale di tutti

Redazione di MEMO

6 maggio 2025 – Middle East Monitor

Quds Press ha riferito che Francesca Albanese, la Relatrice Speciale ONU sulla Situazione dei Diritti Umani nel territorio palestinese occupato dal 1967, ha descritto il governo israeliano come “il più criminale tra i governi,” aggiungendo che “Israele sta usando la fame come un’arma.”

Albanese ha accusato Israele di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza ed ha affermato che l’assedio che continua ad imporre va contro il diritto umanitario internazionale.

Ha anche dichiarato che Israele deve essere sanzionato per le sue violazioni del diritto internazionale a Gaza, affermando che prima o poi i principi del diritto umanitario internazionale prevarranno sulla brutalità israeliana.

Israele ha completamente chiuso tutti i valichi verso Gaza il 2 marzo, vietando l’ingresso di cibo, acqua e carburante.

L’esercito di occupazione israeliano ha ripreso la sua aggressione a Gaza il 18 marzo, rompendo il cessate il fuoco e l’accordo di scambio dei prigionieri del 19 gennaio.

Dall’ottobre 2023 Israele ha ucciso più di 52.200 palestinesi nell’enclave, molti dei quali donne e minori.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Il servizio di soccorso afferma che Israele ha liberato un soccorritore di Gaza che era scomparso dopo l’attacco mortale ai medici

Redazione di MEMO

29 aprile 2025 – Middle East Monitor

Secondo l’agenzia Reuters, oggi la Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha affermato che le forze di occupazione israeliane hanno liberato un soccorritore palestinese che era scomparso verso fine marzo quando 15 operatori umanitari erano stati uccisi dai soldati a Gaza mentre stavano rispondendo ad una chiamata.

Il membro della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) Asaad Al-Nsasrah era scomparso dopo che 15 paramedici ed altri soccorritori erano stati colpiti a morte il 23 marzo in tre diverse sparatorie nello stesso luogo vicino alla città di Rafah nel sud della Striscia di Gaza. Un filmato della scena mostra i soldati dell’occupazione israeliana aprire il fuoco indiscriminatamente mentre i soccorritori arrivavano sul posto.

I 15 sono stati seppelliti in una fossa poco profonda, vicino ai loro veicoli distrutti, dove i loro corpi sono stati trovati una settimana dopo da funzionari delle Nazioni Unite e della PRCS.

Le forze di occupazione hanno appena rilasciato il medico Asaad Al-Nsasrah, che era stato incarcerato il 23 marzo 2025 mentre stava svolgendo il suo compito umanitario durante il massacro del team medico nell’area Tel Al-Sultan del Governatorato di Rafah,” ha affermato la PRCS in un post su X (precedentemente Twitter, Ndt.).

L’esercito israeliano non ha commentato subito dopo l’evento.

L’esercito inizialmente ha mentito nella sua ricostruzione degli eventi, dichiarando che i soldati avevano aperto il fuoco su veicoli che si erano avvicinati “in modo sospetto” nel buio senza luci o segni distintivi. Ma il video recuperato dallo smartphone di uno degli uomini uccisi e pubblicato dalla PRCS mostrava i soccorritori nelle loro uniformi, ambulanze chiaramente segnalate e camion dei pompieri con le loro luci accese mentre venivano prese di mira dai soldati.

Il 20 aprile l’esercito israeliano ha affermato che una revisione dell’uccisione dei soccorritori a Gaza ha rilevato che sono stati fatti “molti errori professionali”. Ha affermato che il vice-comandante, un riservista che ricopriva il ruolo di comandante sul campo, sarebbe stato rimosso dal suo ruolo per aver fornito un rapporto incompleto e non accurato e ha aggiunto che il comandante sarebbe stato formalmente ammonito.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Soldati urlanti e aperta rivolta: un video ha smascherato la lotta di potere interna a Israele

RamzyBaroud

29 aprile 2025 – Middle East Monitor

Un corrispondente dell’israeliano Canale 12 ha fatto una scelta apparentemente strana quando il 22 aprile ha deciso di diffondere uno dei più umilianti video di un notevole numero di soldati israeliani finiti sotto l’attacco di un solo combattente palestinese. Mentre i soldati gridavano e cadevano per le scale di un edificio a Khan Younis è scoppiato il caos: alcuni sono caduti uno sull’altro, altri si sono nascosti dietro a un muro di cemento e alcuni hanno addirittura sparato a casaccio, ferendo i propri stessi colleghi.

Ciò pone una questione seria: data l’abituale adesione dei media israeliani alla pesante, spesso irragionevole, censura militare, che cosa ha provocato la decisione di diffondere un’immagine così lesiva dei propri soldati?

La risposta sta nel conflitto aperto tra l’istituzione politica israeliana da un lato, rappresentata dalla leadership del primo ministro Benjamin Netanyahu, e il resto del Paese dall’altro. “Il resto del Paese” potrebbe sembrare un concetto astratto, ma non lo è. Attualmente Netanyahu è in conflitto con l’istituzione militare, l’agenzia per la sicurezza interna Shin Bet, la magistratura, molta parte dei media e la maggioranza degli israeliani, che vuole la fine della guerra e il rilascio degli ostaggi israeliani.

Questo spiega le critiche aperte e senza precedenti da parte di ex alti dirigenti israeliani che accusano Netanyahu di costituire una minaccia non solo per l’esercito e per la società israeliani, ma anche per il futuro dello stesso Israele.

Il 21 aprile il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, ha infranto tutti i protocolli sottoponendo alla Suprema Corte di Israele due documenti, uno dei quali è stato reso noto al pubblico. Secondo media israeliani nella testimonianza non riservata Bar ha affermato di essere stato licenziato dal primo ministro “a causa del suo rifiuto di rispettare le aspettative di lealtà”, in particolare “relativamente alle indagini sugli assistenti del primo ministro” e del “suo rifiuto di aiutare Netanyahu a evitare di testimoniare nel suo processo penale.”

I commenti di Bar hanno rappresentato un cambiamento storico nel modo in cui i pezzi grossi del potere trattano questioni di sicurezza estremamente sensibili.

Un ex capo dello Shin Bet, Nadav Argaman, è stato ugualmente esplicito, benché fosse il primo a parlare delle trasgressioni di Netanyahu, suggerendo un chiaro coordinamento tra i vari elementi delle famigerate e potenti agenzie di intelligence. “Se il primo ministro agisce illegittimamente io dirò tutto quello che so”, ha dichiarato a Canale 12 il mese scorso.

Il coordinamento diventa ancor più chiaro quando l’ex Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, al pari di Netanyahu perseguito dalla Corte Penale Internazionale, è andato all’attacco a sua volta il 23 aprile. Oltre agli attacchi diretti contro Netanyahu, la cui politica ha definito “una vergogna morale”, Gallant sembra aver denigrato lo stesso esercito israeliano rivelando che lo scorso agosto Israele ha falsificato fotografie di un presunto tunnel di Hamas al fine di bloccare un accordo di cessate il fuoco.[vedi zeitun]

Il governo israeliano ha usato questo particolare episodio come pretesto per mantenere il controllo del Corridoio Philadelphi nel sud di Gaza, un pretesto che è comparso più o meno nello stesso momento del video estremamente sconcertante dei soldati israeliani che fuggono terrorizzati di fronte ad un solo combattente palestinese. Gli elementi di umiliazione hanno continuato ad accumularsi.

Se le azioni di Gallant possono screditare l’esercito e la sua leadership, il suo obbiettivo principale sembra essere quello di colpire Netanyahu, che secondo molti israeliani sta prolungando la guerra di Gaza per vantaggi politici personali.

Le perdite nell’attuale guerra di Israele costituiscono un altro punto chiave. Uno dei segreti dello Stato di occupazione storicamente meglio custoditi sono le sue perdite nei conflitti contro gli eserciti arabi o i gruppi della resistenza.

Benché l’esercito israeliano abbia cercato di minimizzare il numero dei morti dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023, si è trovato di fronte a molte indiscrezioni, alcune provenienti dall’esercito stesso. Lo scopo? Fare pressione su Netanyahu per porre termine alla guerra, soprattutto alla luce delle recenti informazioni secondo cui almeno la metà dei riservisti dell’esercito israeliano si rifiuta di tornare a combattere.

Cosa interessante, è stato Eyal Zamir – il sostituto scelto da Netanyahu per sostituire il capo di stato maggiore Herzi Halevi – che ha sorpreso tutti con un discorso poco dopo la sua nomina a febbraio. Zamir ha rivelato che 5.942 famiglie israeliane “si erano aggiunte all’elenco delle famiglie in lutto” nel 2024. Aveva già sancito che il 2025 fosse “un anno di guerra”, ma ora sembra meno incline a intensificare la guerra al di là della capacità di Israele di sostenerla.

Il conflitto tra le elite politiche e quelle militari e di intelligence di Israele non è mai stato così aspro, oltre che aperto, come se entrambe le parti fossero giunte alla conclusione che la loro sopravvivenza – e quella dello stesso Israele – dipenda dalla sconfitta del campo avverso.

Dopo qualche riluttanza e una scelta delle parole piuttosto attenta, Gallant si è ora unito al coro di un potente gruppo di ex dirigenti che vuole vedere Netanyahu fuori dal potere con ogni mezzo necessario, compresa la disobbedienza civile.

Questo conflitto interno all’elite di Israele segna un allontanamento dalla propria immagine a lungo coltivata. Per decenni Israele si è presentato come un faro di democrazia e civiltà in mezzo a quelli che dipingeva come i suoi incolti vicini. Tuttavia il genocidio di Gaza ha mandato in frantumi questa falsa narrazione.

Di conseguenza l’attuale lotta tra gli architetti di questa finzione israeliana offre ora un’opportunità senza precedenti per rivelare verità più profonde, non solo riguardo alla presente guerra di Gaza, ma anche riguardo alla storia di Israele, dal suo insediamento sulla terra della Palestina storica fino al genocidio in corso, quasi otto decenni dopo.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Il Ministro delle Finanze israeliano: il ritorno dei prigionieri ‘non è la cosa più importante’

Redazione di MEMO

22 aprile 2025 – Middle East Monitor

L’agenzia Anadolu ha riferito che martedì il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, di estrema destra, ha attirato le critiche dei familiari dei prigionieri trattenuti a Gaza dopo aver affermato che il ritorno dei loro parenti non è la cosa più importante per Israele.

Le famiglie sono rimaste senza parole questa mattina, eccetto vergogna,” ha affermato l’associazione delle famiglie degli ostaggi in una dichiarazione.

Le famiglie hanno detto che i commenti di Smotrich indicano che il governo israeliano ha “deliberatamente rinunciato agli ostaggi”.

Smotrich – la storia ricorderà come tu hai chiuso il tuo cuore ai tuoi fratelli e alle tue sorelle prigionieri e hai scelto di non salvarli,” afferma la dichiarazione

Le stime israeliane indicano che a Gaza ci sono ancora 59 prigionieri, di cui si pensa che 24 siano ancora in vita. Invece oltre 9.500 palestinesi rimangono imprigionati in Israele in condizioni crudeli, secondo organizzazioni per i diritti umani sia palestinesi sia israeliane di molti si riferisce che siano stati torturati, affamati e privati delle cure mediche.

Quasi 140.000 israeliani, incluse alte cariche dell’esercito, hanno firmato petizioni che chiedono il ritorno degli ostaggi da Gaza e la fine della guerra nell’enclave.

Dall’ottobre 2023 nella brutale offensiva contro Gaza sono stati uccisi più di 51.200 palestinesi, la maggior parte dei quali donne e minori.

A novembre 2024 la Corte Penale Internazionale ha emesso dei mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex-ministro della difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.

Israele deve inoltre affrontare il processo presso la Corte Internazionale di Giustizia per la sua guerra contro l’enclave.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Sono stati fatti filtrare i dati di migliaia di soldati israeliani

Redazione di MEMO

16 aprile 2025 – Middle East Monitor

Ieri Haaretz [quotidiano liberale israeliano, ndt.] ha riferito che una violazione di sicurezza su un sito web esterno israeliano di biglietteria ha causato la diffusione in rete di dati sensibili dei soldati dell’esercito di occupazione israeliano, inclusi quelli del capo di stato maggiore Eyal Zamir.

Secondo il rapporto, la violazione ha permesso l’accesso ad informazioni personali, tra cui i loro nomi completi, i numeri dei documenti di identità e quelli telefonici, attraverso il sito web TickChak, che è usato dalle unità dell’esercito per offrire prestazioni ricreative ai propri impiegati.

La violazione, insieme alla scarsa sicurezza del sito web, permette a chiunque di accedere ai dati dei soldati inserendo il numero del loro documento d’identità senza passare attraverso alcuna ulteriore verifica. Questo ha permesso l’estrazione e la raccolta di informazioni personali di decine di migliaia di soldati.

La violazione è avvenuta usando semplici strumenti software creati da un utente anonimo, che si identifica come il “Principe Persiano”. L’utente è stato in grado di eseguire un programma che ha verificato i numeri potenziali dei documenti di identità ed estratto i dettagli dei loro possessori.

Secondo il quotidiano il sito web non adotta nessuna protezione automatica contro tentativi ripetuti o restrizioni geografiche, permettendo ad un attaccante di accedere ai dati da fuori Israele, anche da uno “Stato ostile”.

La banca dati delle informazioni rivelate conteneva informazioni su molti soldati in servizio attivo, incluso il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir, fatto che è considerato una gravissima violazione della sicurezza, dato che parti esterne o ostili potrebbero usare queste informazioni per tracciare il personale militare o colpirlo elettronicamente o sul campo.

In risposta l’esercito ha affermato che “l’anomalia è stata immediatamente affrontata, si è investigato sull’incidente e le lezione è stata imparata.” TickChak, l’operatore della piattaforma, ha chiarito che il sito è sicuro secondo gli standard internazionali, ma ha ammesso che “il sistema di accesso semplice è stato usato in seguito alla richiesta del cliente, invece di una verifica in due fasi”. Ha aggiunto che i livelli di sicurezza sono stati rafforzati dopo aver ricevuto dei riscontri.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)




Centinaia di scrittori israeliani chiedono a Netanyahu di porre fine alla guerra a Gaza e garantire il rilascio dei prigionieri

Redazione di Middle East Monitor

15 aprile 2025 – Middle East Monitor

Oltre 350 letterati israeliani hanno firmato una lettera aperta che esorta il primo ministro Benjamin Netanyahu a porre fine alla guerra a Gaza e a garantire il ritorno dei 59 prigionieri israeliani rimasti.

I firmatari, che rappresentano un’ampia fetta della comunità letteraria israeliana, accusano Netanyahu di ostacolare deliberatamente un potenziale accordo con Hamas che garantirebbe un cessate il fuoco e il rilascio dei prigionieri, sostenendo che egli stia privilegiando la propria sopravvivenza politica rispetto agli interessi nazionali e umanitari.

“Hamas ha proposto un accordo per la restituzione degli ostaggi, il rilascio dei prigionieri e un cessate il fuoco. Il primo ministro ha delineato un accordo scandito in diverse fasi, ma negli ultimi diciassette mesi ha fatto tutto il possibile per ostacolarlo, temendo che la fine della guerra avrebbe significato la fine del suo governo e della sua libertà come imputato”, si legge nella lettera.

Gli scrittori lo accusano di prolungare la guerra per motivi personali, mettendo a rischio prigionieri, soldati e civili. Criticano inoltre il primo ministro per aver minato i valori democratici di Israele e eroso” la coesione sociale.

“Sta erodendo la responsabilità reciproca, l’uguaglianza e la giustizia, trasformandoci da cittadini alla pari in una democrazia funzionante a sudditi di una teocrazia autoritaria, in cui siamo obbligati a prestare servizio nell’esercito, a sacrificare i nostri figli all’idolo al potere, ma ci vengono negati pari diritti, responsabilità reciproca e la giustizia e sicurezza che uno Stato democratico deve ai suoi cittadini”.

La lettera evidenzia anche il crescente risentimento per il sostegno di Netanyahu a politiche che esentano le comunità ultraortodosse dal servizio militare ma al contempo condannano i riservisti che protestano contro la guerra, definendo questo atteggiamento un tradimento della responsabilità nazionale condivisa.

“Gli atti che vengono compiuti a Gaza e nei territori occupati non sono fatti in nostro nome, ma ricadranno comunque sulla nostra coscienza. Le chiediamo di fermare immediatamente la guerra, di riportare a casa tutti gli ostaggi e di tracciare un percorso futuro per Gaza che sia internazionale e concordato”, aggiungono.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)




Lo scandalo Shin Bet di Netanyahu: chi detiene il potere?

Ramzy Baroud

8 aprile 2025 – Middle East Monitor

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha nominato Eli Sharvit nuovo capo dello Shin Bet, agenzia di sicurezza interna di Israele, solo per revocare velocemente la nomina nel giro di 24 ore. Questo episodio mette in luce la mancanza di coerenza nella leadership di Netanyahu, rafforzando la percezione che le decisioni al più alto livello del governo siano prese d’impulso e senza un chiaro piano.

È anche una prova ulteriore che Netanyahu è facilmente manipolabile, non solo dai suoi alleati di estrema destra nella coalizione, ma anche da forze esterne, governi stranieri e addirittura, da quanto riferiscono media israeliani, da sua moglie Sara.

Questo caotico processo decisionale aiuta a spiegare la profonda mancanza di fiducia che gli israeliani hanno nella loro leadership. Recenti sondaggi della pubblica opinione mostrano che una significativa percentuale di israeliani non ha fiducia nel proprio governo e chiede nuove elezioni o le dimissioni di Netanyahu. Questa sfiducia è stata attribuita all’incapacità di Netanyahu di impedire gli attacchi del 7 ottobre e di vincere la guerra trasformatasi in genocidio a Gaza.

Ma la questione va oltre questi fallimenti. Gli israeliani hanno perso fiducia in Netanyahu perché non lo considerano un leader che agisce nell’interesse nazionale. È diventato così aggrappato al potere che intende provocare una guerra civile in Israele solo per mantenere la propria posizione. Non deve quindi sorprendere che Netanyahu voglia anche sacrificare la vita di oltre 15.000 bambini a Gaza, insieme a decine di migliaia di altri civili innocenti solo per mantenersi più a lungo al potere.

Tuttavia lo scandalo dello Shin Bet è il più chiaro esempio finora della corruzione e scarso giudizio di Netanyahu.

I politici israeliani sono notoriamente in bilico e le coalizioni raramente durano a lungo. In un simile contesto il frammentato governo di Netanyahu potrebbe essere visto come un riflesso della storia israeliana di instabilità politica.

Il conflitto in atto tra il governo e l’esercito, pur inusuale, può anche intendersi come parte di una crescente tendenza in cui la destra israeliana cerca di controllare tutte le istituzioni, compreso l’esercito, che storicamente è stato considerato separato dalla politica.

Gli eventi del 7 ottobre e la fallimentare guerra che ne è seguita –entrambi ora oggetto di indagini critiche – hanno spezzato il fragile equilibrio che consentiva a Netanyahu e alla sua coalizione di destra di mantenere il potere senza provocare un dissenso di massa. La pressione dell’opinione pubblica israeliana si è dimostrata essere un fattore chiave in questo equilibrismo. Per esempio la protesta popolare ha costretto Netanyahu a ridare il suo incarico all’ex ministro della Difesa Yoav Gallant nell’aprile 2023 (per poi dimissionarlo nuovamente nel novembre dell’anno scorso).

Tuttavia 18 mesi di guerra a Gaza, in Libano e ora in Siria hanno dato a Netanyahu il modo di usare lo stato di emergenza come strumento per schiacciare l’opposizione, reprimere il dissenso e ignorare le richieste di por fine alla guerra per raggiungere un accordo finale. Adesso ha trasformato la guerra in una piattaforma per perseguire un programma politico interno che non era riuscito ad attuare negli anni precedenti al 7 ottobre. Però lo Shin Bet è completamente un’altra faccenda.

Istituito nel 1949 dal Primo Ministro di Israele, David Ben-Gurion, lo Shin Bet è stato per molto tempo il cardine della sicurezza interna di Israele. Se il compito primario dell’agenzia è l’antiterrorismo, la raccolta di informazioni di intelligence e la garanzia della sicurezza dei dirigenti israeliani, il suo ruolo riveste un significato molto maggiore per la stabilità dello Stato.

Uno dei principali obiettivi dello Shin Bet è impedire lo spionaggio e le attività sovversive interne. Dati i fallimenti dell’intelligence palesati dagli eventi del 7 ottobre, qualunque significativa riorganizzazione di un’agenzia così cruciale potrebbe essere disastrosa per Israele.

Benché il capo dello Shin Bet riferisca direttamente al Primo Ministro, è stato sempre chiaro che la posizione debba rimanere al di sopra delle lotte politiche interne. Perciò la decisione di Netanyahu di licenziare Ronen Bar il 2 marzo ha sollevato violenta reazione da parte della società israeliana, addirittura maggiore della sua decisione di licenziare l’ex capo di stato maggiore dell’esercito Herzi Halevi o il Ministro della Difesa Gallant.

Le azioni del Primo Ministro hanno infranto un annoso tabù, esacerbando ulteriormente la crisi interna di Israele, già senza precedenti.

L’ex capo dello Shin Bet Naday Argaman ha persino minacciato di rivelare informazioni segrete, indicando che l’agenzia è pronta ad impegnarsi in questa lotta di potere interna, che qualcuno teme possa svilupparsi in una guerra civile.

Tuttavia l’annullamento della nomina di Sharvit come sostituto di Bar è forse l’aspetto più rivelatore di questa crisi. Sottolinea l’imprevedibilità del processo decisionale di Netanyahu e rafforza i suoi oppositori, impazienti di farlo cadere. Come ha detto il leader dell’opposizione Yair Lapid, Netanyahu è diventato “una minaccia esistenziale per Israele.”

Alcuni analisti hanno suggerito che il dietrofront di Netanyahu fosse dovuto alle pressioni degli USA, soprattutto da quando Sharvit ha scritto un articolo critico verso il presidente Donald Trump. Mentre qualcuno vede in questo una prova che l’agenda di Netanyahu sia ampiamente dettata dagli USA, questa conclusione è semplicistica. Anche se gli USA esercitano una significativa influenza, le decisioni di Netanyahu sono plasmate da una complessa gamma di fattori.

Tende a presentare l’annullamento della nomina di Sharvit non come un indice di subordinazione politica, ma piuttosto come una concessione o un’apertura strategica verso Trump. Il suo scopo è ottenere un pieno appoggio costante per il suo programma di guerra a Gaza e in tutto il Medio Oriente.

In ultima analisi, questa agenda di guerra perpetua non è sorretta da alcuna ideologia politica coerente. L’unico interesse di Netanyahu rimane quello di conservare unita la sua coalizione politica e di assicurare la propria sopravvivenza politica, niente di più e niente di meno.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)




Un anziano palestinese muore dopo essere stato picchiato da soldati in Cisgiordania

Redazione di MEMO

9 aprile 2025 – Middle East Monitor

Secondo l’agenzia di notizie Wafa, ieri un anziano palestinese è morto dopo essere stato aggredito dai soldati dell’occupazione israeliana durante la demolizione di una casa nel sud della Cisgiordania occupata.

Le forze israeliane hanno picchiato un gruppo di abitanti palestinesi con i manganelli ed il calcio dei fucili mentre demolivano una casa a Wadi Fukin, ad ovest di Betlemme occupata.

Nell’aggressione sei persone hanno subito ematomi ed escoriazioni, incluso il settantenne Ghazi Badr Manasra, che ha avuto un ictus ed è stato successivamente dichiarato morto.

Un video che è circolato online mostra i soldati israeliani picchiare duramente molti palestinesi durante l’operazione.

Precedentemente lo stesso giorno l’esercito israeliano ha demolito sette case palestinesi in zone differenti della Cisgiordania in quanto “costruite senza permesso.”

Le autorità israeliane proibiscono la costruzione e la riqualificazione del territorio nelle aree classificate come “Area C” [in base agli accordi di Oslo sotto totale controllo israeliano, ndt.] nella Cisgiordania occupata senza un permesso rilasciato da Israele – che i palestinesi affermano essere per loro quasi impossibile da ottenere.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)