A Gaza le restrizioni ai viaggi delle donne causano dissidi in famiglia

Foto : Mohammed Asad
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Rakan Abed e Khuloud Rabah Sulaiman 

9 maggio 2022 – The Electronic Intifada

Wafa, 28 anni, laureata in amministrazione aziendale, ha recentemente perso un’occasione di lavoro in Turchia perché non può lasciare Gaza.

L’ostacolo? Suo padre, contrario al suo viaggio all’estero da sola.

Il suo ragionamento? Una donna non può e non deve affrontare le sfide della vita senza un uomo che la protegga che sia un marito, un padre o un fratello.

Il contesto?

Nel febbraio 2021 il Consiglio Giudiziario Supremo di Gaza ha adottato una normativa che permette a un tutore maschio di ottenere un’ingiunzione del tribunale che vieta a una donna o a una ragazza di viaggiare se farlo le metterebbe a rischio.

Ciò che costituisce esattamente tale rischio – o “pericolo assoluto” secondo il linguaggio della legge – è, forse intenzionalmente, non ben definito. Il risultato è che se un tutore di una ragazza, padre, nonno, fratello, zio, ottiene un divieto imposto dal tribunale, lei non potrà lasciare Gaza fin da prima che un giudice prenda una decisione.

È quello che è successo a Wafa, che non vuole che il suo nome compaia in questo articolo.

Wafa aveva ottenuto un’offerta di lavoro da un’azienda turca come autrice di contenuti. Ma quando ha detto al padre che stava progettando di andarsene, lui le ha negato il permesso. E anche il fratello è irremovibile.

Ogni volta che cercavo di convincere mio padre o mio fratello ad accettare l’idea del mio viaggio c’era un barlume di speranza, ma poi mi hanno sempre delusa,” dice a The Electronic Intifada.

Subito dopo aver ricevuto la comunicazione da parte del datore di lavoro che avrei perso il posto se non ci fossi andata al più presto, ho cercato per l’ultima volta un accordo con la mia famiglia. Ma niente è cambiato.”

Condanna

Human Rights Watch ha condannato la decisione giudiziaria che secondo l’organizzazione per i diritti umani con sede a New York “viola il diritto delle donne di lasciare il proprio paese senza discriminazioni ai sensi del diritto internazionale per la protezione dei diritti umani.”

L’organizzazione ha citato il caso di Afaf al-Najar, diciannovenne, a cui è stata negata l’opportunità di conseguire la laurea in Turchia lo scorso settembre dopo che il padre ha emesso un ordine di sospensione del viaggio.

Wafa, come al-Najar, è intenzionata a mantenere vivo il suo sogno.

Ammette però che la famiglia ha quasi distrutto le sue ambizioni. Con un picco di disoccupazione oltre il 50%, molti giovani non vedono altra alternativa che abbandonare Gaza per migliorare il livello di studi e la carriera.

Al fratello di Wafa è stato permesso di andare a cercar fortuna lontano da Gaza, cosa che l’ha fatta ancor più arrabbiare quando in seguito ha perso il lavoro in Turchia.

Mi sono isolata nella mia camera da letto per settimane, lontana da famiglia e amici,” dice. “Dopo che hanno distrutto le mie ambizioni di lavorare all’estero mi sembrava che la mia vita non avesse più senso.”

A Gaza con il suo lavoro come autrice di contenuti per l’ottimizzazione dei motori di ricerca guadagna un po’ di più che in molti degli altri lavori disponibili, ma tutti sono preoccupati per la disperata situazione economica dell’enclave. Wafa sogna ancora di andarsene.

Mi sento come una prigioniera ansiosa di rivedere il sole e respirare aria fresca il giorno del mio rilascio,” continua. “La liberazione arriverà quando mio padre mi permetterà di viaggiare e realizzare le mie ambizioni che per ora ho sepolto.”

Violazione del diritto internazionale

Zainab al-Ghanimi, direttrice del Centro per la ricerca e la consulenza legale per le donne, dice a The Electronic Intifada che non è solo la società civile che obietta alla nuova normativa. La restrizione dei diritti di viaggiare delle donne viola la Costituzione palestinese, la Basic Law. [la Legge fondamentale].

La nuova norma contiene frasi generiche e imprecise che potrebbero essere usate contro le donne per limitare la loro libertà di movimento, dice al-Ghanimi, contraddicendo gli articoli 11 e 20 della Basic Law che vietano la limitazione degli spostamenti, come pure l’articolo 12 della Convenzione Internazionale relativa ai Diritti Civili e Politici.

Non vedo perché, sposate o no, dovremmo avere bisogno del permesso di un uomo per viaggiare,” dice.

Al-Ghanimi afferma che il Concilio Giudiziario [una sorta di Consiglio Superiore della Magistratura e di Corte Costituzionale, ndt.] di Gaza ha raggiunto la decisione dopo che si erano verificati alcuni casi in cui delle donne erano andate all’estero senza avvertire i genitori e dopo dissapori in famiglia. Ma ciò, sostiene, non dovrebbe in alcun modo giustificare una legge “irrazionale” che contravviene i trattati internazionali, “svilendo le donne nella cultura di Gaza.”

Questo è assurdo e offensivo per tutte quelle donne che ricoprono posizioni professionali apicali in settori in cui i loro mariti non potrebbero competere,” continua, sottolineando che le donne a Gaza spesso ottengono risultati scolastici migliori degli uomini.

Gaza, secondo Yaseen Abu Odeh della Società per lo sviluppo delle donne lavoratrici palestinesi, è ancora una società patriarcale con tradizioni che limitano i diritti delle donne e vengono trasmessi di generazione in generazione.

Se con il tempo alcune tradizioni, come quelle riguardo ai viaggi, sono cambiate, la libertà delle donne di prendere le proprie decisioni sul viaggiare è rimasta limitata.

Gli atteggiamenti sono influenzati culturalmente dalla sensazione che le donne siano più vulnerabili e perciò più a rischio. Inoltre, aggiunge Abu Odeh, agli uomini viene insegnato di preoccuparsi dell’“onore” di figlie o sorelle, onore che verrebbe infangato da molestie sessuali da parte di estranei.

La società valuta questo “onore” femminile sopra ogni altra cosa, continua Abu Odeh, anche se ciò significa limitare la libertà delle donne di far parte della società. In seguito a ciò, poiché viaggiare forgia la capacità di gestire le sfide della vita e plasma personalità indipendenti, limitare la possibilità di farlo ha creato generazioni di donne psicologicamente dipendenti dai loro parenti maschi.

Seppellire le ambizioni

Amira, 28 anni, è disoccupata da quando l’anno scorso è stata costretta dal padre a ritornare a Gaza dopo aver completato il master in Giordania. Nonostante un’offerta di lavoro da un’organizzazione giordana, il padre le ha proibito di restare.

Stando ad Amira lui le ha detto che “non abbiamo figlie che vivono lontane da noi.”

Non riesco a capire come mio padre possa negarmi il desiderio di lavorare, specialmente dopo che sono stata assunta,” dice Amira a The Electronic Intifada; neppure lei vuole che il suo vero nome appaia in questo articolo. “Ho conseguito un master per cercar lavoro in Giordania.”

Stava pensando di restarci contro la volontà del padre, ma temeva che lui “arrivasse in Giordania dove stavo vivendo e con la forza” mi riportasse a Gaza.

Ho anche avuto paura di essere maltrattata, fisicamente e psicologicamente.”

Amira ne aveva già passate tante. Aveva impiegato due mesi per convincere il padre che la lasciasse andare in Giordania per frequentare il master biennale in chimica, anche se aveva ricevuto una borsa di studio dal governo giordano perché lui era preoccupato per la sua sicurezza mentre era lontana dalla famiglia.

Mi sono sentita in paradiso quando ho saputo che la mamma era finalmente riuscita a persuaderlo,” dice Amira.

Un momento fugace. “Sfortunatamente ho ceduto alle richieste di mio padre e sono tornata a Gaza. Qui ho seppellito le mie ambizioni.”

Israa, 26 anni, è una sviluppatrice web freelance in Giordania, neanche lei vuole rivelare il suo nome in questo articolo. Ha insistito con la richiesta di andarsene da Gaza fino a quando finalmente i genitori hanno ceduto.

Ottenere il permesso della mia famiglia è stata una lotta, nonostante non sia una ragazzina,” dice. “Ma ho continuato a provarci per più di cinque mesi e alla fine ci sono riuscita.”

Israa se ne è andata da Gaza l’anno scorso in parte per sfuggire ai costumi antiquati della Striscia.

La mia sorella maggiore e i miei genitori hanno litigato per almeno sei anni sul suo rifiuto del matrimonio tradizionale. I miei genitori non hanno fatto nessuno sforzo per capire il suo punto di vista,” dice Israa a The Electronic Intifada.

I suoi genitori erano preoccupati che la sorella, ora ventinovenne, sarebbe rimasta zitella dopo i 25 anni. Non si è ancora sposata.

Tradizionalmente ci si aspetta che le donne si sposino fra i 18 e i 25 anni. Un’età maggiore, secondo il modo di pensare tradizionale, potrebbe causare problemi con la maternità o il parto.

Non voglio affrontare la stessa esperienza perché né io né mia sorella abbiamo mai creduto nel matrimonio tradizionale o che l’amore arrivi dopo il matrimonio,” dice.

Israa vuole anche vestirsi senza intromissioni, ma non può perché i genitori sono contrari. Il suo stile è diverso dalle norme tradizionali di Gaza. I vicini e i parenti hanno cominciato a spettegolare, cosa che a sua volta ha provocato uno stress emotivo per la famiglia.

Non ho voluto entrare in conflitto con loro per qualcosa di così insignificante. Ma soffro al pensiero di non poter ottenere quello che voglio e di non essere autosufficiente,” commenta.

In Giordania è diverso. Si sente più libera e a suo agio. Indossa quello che vuole e sta fuori la sera se ne ha voglia.

Sono contenta di non essere vincolata dalle norme superate di Gaza,” conclude.

Rakan Abedvè un reporter freelance e produttore di video che vive nella Striscia di Gaza.

Khuloud Rabah Sulaiman è una giornalista che vive a Gaza.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)