Organizzazioni israeliane chiedono agli USA di non sottoporre a sanzioni il miliardario russo Roman Abramovich

Roman Abramovic Foto di Mikhail Svetlov
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3 Marzo 2022 – Middle East Monitor

Alcune importanti istituzioni e cittadini israeliani si sono appellati agli Stati Uniti perchè non sottopongano a sanzioni il miliardario russo-israeliano Roman Abramovich.

In una lettera inviata all’ambasciatore statunitense Tom Nides, Yad Vashem – il memoriale ufficiale israeliano dell’Olocausto – David Lau, il rabbino capo aschkenazita di Israele, e Yitshak Kreiss, il direttore del centro medico Sheba, hanno chiesto a Washington di non sanzionare Abramovich, che è uno dei maggiori donatori della causa sionista.

Abramovich, che ha preso la cittadinanza istraeliana nel 2018 dopo non essere riuscito a prolungare il suo visto nel Regno Unito, ha donato quasi 102 milioni di dollari ad una organizzazione di coloni israeliani di estrema destra che espelle famiglie palestinesi da Gerusalemme Est occupata. Tuttavia il totale delle sue donazioni per la causa israeliana sarebbe di oltre 500 milioni di dollari. L’oligarca ha anche acquistato almeno tre proprietà, di cui una da 64,5 milioni [di dollari].

Nella lettera si afferma che sanzionare Abramovich danneggerebbe le istituzioni israeliane che fanno affidamento sulle sue donazioni. Dani Dayan [esponente dei coloni e di Nuova Speranza, un partito di destra, ndtr.], il presidente di Yad Vashem, ha aggiunto che Abramovich è il secondo più importante donatore del museo, dopo il defunto Sheldon Adelson e la sua vedova, Miriam.

Il mese scorso il museo del memoriale dell’Olocausto Yad Vashem ha annunciato che Abramovich ha fatto una donazione di molti milioni di dollari allo stesso e l’ha definita “un nuovo partenariato strategico di lunga durata”.

Dayan ha affermato che “siamo profondamente grati a Roman Abramovich per il suo generoso contributo che rafforzerà significativamente la missione dello Yad Vashem”.

In un articolo apparso sul quotidiano Haaretz, la scrittrice israeliana Noa Landau ha descritto la lettera come “imbarazzante”. Landau ha anche criticato lo Yad Vashem per aver facilitato ciò che lei chiama “Shoah-washing” [ripulitura dell’immagine attraverso la Shoah, ndtr.] invitando soggetti come il leader di destra ungherese, Viktor Orban, a visitare il museo come parte della offensiva politica israeliana contro i palestinesi e gli iraniani, nonostante l’accusa di antisemitismo nei confronti di Orban.

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina Abramovich ha camminato sul filo del rasoio diplomatico. L’Occidente ha risposto imponendo sanzioni contro il presidente russo Vladimin Putin, i membri della sua cerchia ristretta e gli oligarchi russi vicini a lui.

Inoltre la decisione delle istituzioni israeliane di intervenire in aiuto di Abramovich sottolinea l’equilibrismo diplomatico dello Stato occupante. Sebbene politici israeliani abbiano criticato l’invasione russa dell’Ucraina, essi hanno rifiutato molteplici richieste di aiuto da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, incluso il trasferimento di equipaggiamento militare.

L’ambasciatore ucraino a Tel Aviv, Yevgeny Kornichuk, ha affermato di essere “deluso” che Israele non abbia accettato tuttti i profughi dalla guerra nella sua Nazione. Anche le pratiche razziste dello Stato di Israele sono diventate una fonte di rabbia e frustrazione per i dirigenti ucraini. Mentre lo Stato occupante ha aperto le sue porte agli ebrei ucraini, non è altrettanto accogliente con i non ebrei che fuggono dalla guerra.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)