Carrefour si unisce a chi trae profitto dalle colonie israeliane

Foto: SYSPEO/SIPA/
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Ali Abunimah

14 marzo 2022 – Electronic Intifada

Durante il fine settimana l’hashtag #boycottcarrefour ha fatto tendenza sulle reti sociali francesi. È stato suggerito da notizie secondo cui il gigante della distribuzione ha deciso di ritirare prodotti russi dai suoi punti vendita per protestare contro l’invasione dell’Ucraina.

Una foto che ha avuto ampia circolazione su Twitter mostra chiaramente un cartello presso un supermercato Carrefour a Nizza. Vi si legge: “Cari consumatori, in seguito agli attuali avvenimenti ogni prodotto russo è stato ritirato dai nostri scaffali per appoggiare l’Ucraina.”

Molti utenti delle reti sociali hanno manifestato rabbia nei confronti di Carrefour, in quanto da anni i sostenitori dei diritti dei palestinesi hanno avviato una campagna perché la catena commerciale smetta di vendere prodotti israeliani, tra cui quelli provenienti da colonie nella Cisgiordania occupata.

In Francia alcuni attivisti sono stati persino perseguitati penalmente per aver chiesto il boicottaggio dei prodotti israeliani in quanto questo appello sarebbe razzista.

Nel 2020 la Corte Europea dei Diritti Umani ha annullato la condanna di 11 attivisti che avevano protestato in negozi Carrefour chiedendo il boicottaggio di prodotti israeliani. I giudici hanno stabilito all’unanimità che le condanne violavano i diritti politici degli attivisti e il diritto di espressione.

Tuttavia né sui suoi account nelle reti sociali né sulle pagine di notizie dell’impresa la francese Carrefour sembra aver annunciato alcun bando nei confronti dei prodotti russi.

È possibile che il ritiro dei prodotti russi in alcuni negozi di Carrefour sia stata un’iniziativa locale, benché in tutta Europa alcuni supermercati lo stiano facendo come politica aziendale.

Ciò avviene nel bel mezzo della frenesia a stigmatizzare qualunque cosa sia russa che va molto oltre il tipo di boicottaggio mirato di prodotti israeliani e di istituzioni complici che i palestinesi hanno sollecitato per anni.

Rifornire l’esercito israeliano

Ma, con l’attenzione concentrata sulla guerra in Ucraina, la scorsa settimana Carrefour ha fatto un annuncio che è passato inosservato.

Carrefour gestisce migliaia di supermercati e minimarket in tutto il mondo, ma finora non in Israele.

Ciò cambierà, in quanto il gigante della distribuzione sta iniziando una collaborazione con l’impresa israeliana Electra Consumer Products e la catena di supermercati che essa gestisce, Yenot Bitan.

“Questa collaborazione vedrà insegne di Carrefour in Israele prima della fine del 2022 e consentirà a tutti i negozi di Yenot Bitan, al momento più di 150, di aver accesso ai prodotti Carrefour prima dell’estate,” ha affermato Carrefour.

In base all’accordo Carrefour aprirà in Israele anche “negozi in franchigia”.

Ciò significa che Carrefour si assocerà a imprese che sono direttamente coinvolte nell’occupazione israeliana e nella colonizzazione della Cisgiordania – crimini di guerra.

Yenot Bitan gestisce negozi all’interno di colonie nella Cisgiordania occupata, comprese i grandi insediamenti di Ariel e Maaleh Adumim.

In base agli annunci di Carrefour, prima della fine di quest’anno l’impresa francese trarrà quindi profitto dalla vendita dei suoi prodotti all’interno di colonie.

Electra Consumer Products, proprietaria di Yenot Bitan, è parte di un consorzio di imprese che utilizza il marchio Electra in Israele. Esse condividono la stessa società madre, ELCO.

I marchi Electra sono profondamente coinvolti nella colonizzazione israeliana della terra palestinese occupata.

Secondo Who Profits, un’associazione che monitora le aziende complici della colonizzazione israeliana, Electra Consumer Products “ha installato condizionatori in edifici pubblici nelle colonie di Modiin Illit, Maaleh Adumim e Givat Zeev, in Cisgiordania.”

Varie altre aziende di Electra sono ancor più coinvolte nella costruzione di colonie, delle loro infrastrutture e nell’assistenza all’esercito israeliano.

Per esempio una consociata, FK Electra, ha fornito generatori almeno a un posto di controllo israeliano nella Cisgiordania occupata e, afferma Who Profits, “generatori all’esercito israeliano durante l’attacco militare contro Gaza del 2014 [Operazione “Margine protettivo”, ndtr.]”.

In seguito a ciò Electra è stata inserita nella banca dati dell’ONU delle imprese coinvolte nelle colonie all’interno dei territori palestinesi.

Parole vuote

Come altri membri dell’Unione Europea, la Francia sostiene di opporsi all’occupazione israeliana della Cisgiordania e ritiene che le colonie israeliane lì siano illegali.

Il governo francese mette persino in guardia: “Transazioni finanziare, investimenti, acquisti, approvvigionamenti e altre attività economiche nelle colonie o che favoriscano le colonie implicano rischi giudiziari ed economici legati al fatto che, in base alle leggi internazionali, le colonie israeliane sono state costruite su territori occupati e non sono riconosciute come parte del territorio di Israele.

Come minimo Carrefour approvvigionerà le colonie e ne beneficerà quando i prodotti del suo marchio arriveranno nei negozi di Yenot Bitan nelle colonie.

Che una grande azienda internazionale come Carrefour abbia preso la decisione non solo di associarsi con aziende che traggono profitto dalle colonie, ma di fare una qualunque attività commerciale in uno Stato di apartheid è un indicatore dell’impunità di cui godono Israele e i suoi complici.

Di fatto, guidati dalla Francia, che attualmente detiene la presidenza di turno della UE, gli Stati europei stanno cercando sempre più “opportunità di cooperazione” con Israele.

In questo contesto i dirigenti di Carrefour sanno sicuramente che, qualunque cosa dicano il governo francese o la UE a proposito delle colonie, sono solo parole vuote.

Mentre i cosiddetti oligarchi russi sono privati dei loro beni in base al semplice sospetto di legami con il presidente Vladimir Putin, gli oligarchi francesi possono godere della loro redditizia collaborazione con quanti sono coinvolti in crimini di guerra contro i palestinesi.

Ma il tempo dirà se i festeggiamenti di Carrefour sono giustificati.

Grazie agli sforzi degli attivisti solidali con la Palestina in tutto il mondo negli ultimi anni altre importanti imprese francesi, in particolare Orange [impresa di telecomunicazioni, ndtr.] e Veolia [multinazionale che opera nei settori dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia, ndtr.], sono state obbligate a porre fine alla loro complicità con i crimini israeliani.

Gli attivisti prenderanno sicuramente in considerazione la decisione di Carrefour di trarre profitti dalla colonizzazione e dall’apartheid israeliani.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)