24 settembre 2024 – Haaretz
Scusate, qualcuno per favore può spiegarmi la differenza tra far esplodere 5.000 bombe su 5.000 case in Libano e collocarne una su un autobus o sganciare bombe a grappolo su quartieri in cui per caso vivono anche dei criminali?
“Come puoi paragonare queste cose?”, vengo ovviamente redarguito. “5.000 cercapersone sono stati consegnati solamente a temibili combattenti di Hezbollah, mentre le bombe sugli autobus o le bombe a grappolo sono destinate a colpire chiunque a caso.”
“Scusate”, rispondo ai miei denigratori. “Le persone che hanno distribuito i cercapersone non potevano sapere dove sarebbe esplosa la bomba, chi l’avrebbe tenuta in mano, dove si sarebbe trovata, quanta gente sarebbe stata nelle vicinanze. Se fosse stata in un negozio di alimentari, nelle mani di un bambino curioso, forse in un’auto ad un distributore di benzina o nelle mani di una fidanzata?”
E chi ha avuto la mostruosa idea di inserire esplosivi in apparecchi che avrebbero mutilato il corpo delle vittime? È un atto premeditato. L’obiettivo era cavare gli occhi, castrare le persone, smembrare i visceri o troncare una mano? Era una preoccupazione compassionevole per la vita delle vittime o riempire la loro vita di sofferenza?
E potreste, sempre col vostro permesso, spiegarmi per favore qual è la differenza tra la stupida allegria della folla di Gaza e le sue grida di gioia vedendo gli ostaggi camminare nelle strade di Gaza, e le disgustose battute e grida di gioia della folla israeliana nel sentire le descrizioni dei feriti in Libano? Forse non hanno fatto altro che insegnarci che una folla è una folla. Che sia o no del popolo eletto di Dio.
Sentendo queste voci di giubilo sorge quasi spontaneamente l’effimero pensiero che forse anche noi abbiamo ricevuto un cercapersone e che anche noi siamo stati colpiti da una provvisoria cecità e che anche noi non siamo più capaci di vedere dove stiamo andando. Israele non ha ancora imparato abbastanza da capire che tutta questa mortale scena pirotecnica, tutti i festeggiamenti per le uccisioni e i giubili per gli assassinii non aiutano affatto e non cambiano nulla? Tutto questo, comprese le esplosioni dei cercapersone, non fa che far ribollire il sangue, fomentare l’odio e approfondire il pantano.
Con profondo dispiacere e vergogna, non c’è modo di evitare di dire che Israele ha compiuto un altro gigantesco passo verso il via libera al terrorismo di Stato. Ha imposto terrore e sofferenza ad un’intera popolazione, usando mezzi violenti e incontrollati. È ciò che avviene a Gaza, nella Cisgiordania occupata ed ora in Libano.
Chi cerca giustificazioni ribatterà: “Vogliono distruggerci!” Certo. E noi, che cosa vogliamo in fin dei conti? Non molto. Solo tutta la terra dall’Eufrate al Nilo. Ovviamente solo per gli ebrei. Ecco ciò che vogliamo. È chiedere troppo? È stato Dio a dirlo! Così dice chi comanda, senza esitazioni ed esplicitamente.
E quale sarà la prossima fase del legittimo terrorismo di Stato? Gli attentatori suicidi? Non è un’ipotesi assurda. Abbiamo già avuto qualcosa del genere. I suoi seguaci sono già al potere. Avvelenare i pozzi? Certo. Non è forse una simpatica abitudine nei campi della Cisgiordania occupata? Limitare le nascite? Nessun problema. Quasi tutti gli ospedali e i reparti maternità a Gaza sono già ridotti in rovine.
Bene, allora ovviamente il passo successivo sarà il piano di Giora Eiland [maggiore generale in pensione ed ex capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza, ndt.) per conquistare il Libano. I libanesi dovranno muovere il culo verso la costa entro due settimane. Solo coloro che hanno attestati di appartenenza a Hezbollah resteranno sul restante territorio. Dopo che i civili che non sono membri ufficiali di Hezbollah saranno fuggiti sapremo che tutti quelli rimasti sul territorio sono terroristi ed inizieremo il procedimento di trasformarli in prigionieri quasi morti. Senza cibo, ci vorranno due mesi. Se gli togliamo anche l’acqua, possiamo porre fine all’intera faccenda in una settimana.
E come promesso, la vittoria finale arriverà presto.
(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)
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