Nagham Zbeedat
17 aprile 2025 – Haaretz
Nonostante i ripetuti ordini di evacuazione, le condizioni in continuo peggioramento e la morte di parenti la fotoreporter Fatma Hassona si è rifiutata di lasciare il nord di Gaza ed è rimasta a documentare la guerra.
Fatma Hassona, venticinquenne fotoreporter palestinese molto seguita in rete, è stata uccisa mercoledì da un attacco aereo israeliano insieme ad almeno altri nove membri della sua famiglia.
Su Hassona è stato girato un documentario molto atteso, “Metti l’anima nella tua mano e cammina,” che verrà proiettato al Festival del Cinema di Cannes a maggio. La sua morte ha suscitato una condanna unanime e un’ondata di cordoglio a Gaza e in tutto il mondo.
Nonostante i ripetuti ordini di evacuazione, le condizioni in continuo peggioramento e il fatto che 11 membri della sua famiglia siano stati uccisi lo scorso anno da un attacco israeliano, Fatma Hassona si è rifiutata di lasciare il nord di Gaza ed è rimasta a documentare la guerra. In mezzo alle distruzioni si stava anche preparando al matrimonio, previsto per la fine di aprile.
La scorsa estate, mesi prima della sua morte, Hassona, che è stata definita l’“Occhio di Gaza” e le cui foto sono apparse su testate internazionali, ha scritto in un post su Facebook un commovente appello, chiedendo che se fosse morta in guerra il suo decesso non passasse inosservato.
“Se muoio, voglio una morte che faccia rumore,” ha scritto. “Non voglio essere solo una notizia dell’ultima ora o un numero tra tanti, voglio che il mondo sappia della mia morte, un impatto che persista e un’immagine eterna che non possa essere sepolta né dal tempo né dallo spazio.”
Su X Miqdad Jameel, un giornalista di Gaza del giornale libanese Al-Akhbar, ha invitato l’opinione pubblica a tener viva la memoria di Hassona: “Parlate del suo martirio. Guardate le sue foto, leggete le sue parole, date testimonianza della vita a Gaza, della lotta dei suoi bambini durante la guerra attraverso le sue immagini e il suo obiettivo.”
Anas al-Shareef, reporter di Al Jazeera a Gaza, ha postato su X un messaggio rendendo omaggio ad Hassona come una persona che “fin dall’inizio non ha mai abbandonato il campo.” Ha ricordato che lei “attraverso il suo obiettivo ha documentato i massacri in mezzo a bombardamenti e sparatorie, cogliendo nelle sue foto la sofferenza e le grida delle persone.”
Al-Shareef ha affermato che Hassona ha affrontato quotidianamente la morte “senza risparmiarsi” fino al giorno in cui l’esercito israeliano “ha perpetrato il massacro finale contro di lei.” Ha aggiunto: “L’occupazione non uccide solo persone, fa tacere voci, cancella immagini e seppellisce la verità.”
Appena il giorno prima della morte di Hassona il programma ACID di Cannes, una sezione del festival gestita dall’Associazione del Cinema Francese Indipendente, ha annunciato che durante il festival di quest’anno sarà proiettato un documentario su di lei realizzato dalla regista di origine iraniana Sepideh Farsi.
Giovedì ACID ha postato su Instagram un omaggio ad Hassona: “Il suo sorriso era magico come la sua tenacia,” afferma il comunicato, “nel testimoniare, fotografare Gaza, distribuire cibo nonostante le bombe, i lutti e la fame. Abbiamo saputo della sua storia, abbiamo gioito ad ogni sua apparizione vedendo che era ancora viva, temevamo per lei.”
Su X Ahmad Hamdan, giornalista indipendente di Gaza, ha scritto un post sull’imminente matrimonio della giovane fotoreporter affermando che aveva già scelto per la prossima settimana un tanto agognato vestito bianco.” Invece, ha scritto, verrà avvolta in un ben diverso “vestito bianco”: un sudario. Un altro commovente omaggio è venuto da Haidar Ghazali, il poeta di Gaza preferito da Hassona. Ghazari ha raccontato che prima della sua morte Hassona lo aveva contattato chiedendogli di scrivere una poesia per lei “quando fosse morta”. Lui ha risposto con una preghiera per la sua incolumità, ma alla fine ne ha rispettato le volontà componendo una poesia per la sua defunta ammiratrice.
“Il sole di oggi non nuocerà,” inizia la poesia, immaginando l’arrivo di Fatma nell’aldilà, “le piante nei vasi si riprenderanno per una dolce ospite… Oggi il sole non picchierà forte, ma abbraccerà la città con l’affetto di una madre, tenero eppure inesperto.”
Il Council on American-Islamic Relations [Consiglio sui Rapporti Americano-Islamici] (CAIR), la principale organizzazione musulmana statunitense per i diritti civili e il sostegno, ha chiesto agli Stati Uniti e ai mezzi di comunicazione internazionali di “denunciare il fatto che Israele prende di mira intenzionalmente i giornalisti a Gaza dopo che una giornalista palestinese e dieci membri della sua famiglia sono stati massacrati da un attacco aereo israeliano.”
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


