Omar Zahzah
22 luglio 2025 The Electronic Intifada
Nel gennaio 2023 Dell Technologies Inc, una multinazionale americana, si è aggiudicata una gara d’appalto del Ministero della Difesa israeliano per la fornitura di server e relativi servizi all’esercito israeliano, ad altri enti di sicurezza e al Ministero stesso.
L’accordo è stato valutato oltre 150 milioni di dollari.
L’organismo di controllo aziendale WhoProfits.org ha fatto una relazione sulla gara d’appalto e ha rivelato che aziende satelliti di Dell come VMware ed EMC Israel Advanced Information Technologies, insieme al personale di Dell, hanno fornito tecnologia e formazione all’esercito israeliano e hanno collaborato a iniziative legate all’occupazione come il National Cyber Park nel Naqab, istituito da Israele in seguito a “una decisione governativa volta a promuovere le competenze nazionali nel cyberspazio come parte di un’idea di collaborazione tra governo, mondo accademico, industria e forze armate”.
Tuttavia documenti interni ottenuti da The Electronic Intifada suggeriscono che Dell sia più strettamente legata all’esercito israeliano di quanto si pensasse in precedenza, in particolare con la fornitura di tecnologia per il supporto dell’intelligenza artificiale (IA) al genocidio israeliano a Gaza.
I legami di Dell con Israele risalgono a due decenni fa: nel 2006 si aggiudicò una gara d’appalto per la fornitura di 50.000 computer all’esercito israeliano e un’altra per la fornitura di computer portatili al governo.
Nel 2016, dopo la fusione con la software house EMC Corporation, Dell ha cambiato nome in Dell Technologies, prestando maggiore attenzione alle tecnologie cloud emergenti.
Dell ha inoltre inglobato la vasta presenza di EMC in Israele, che vi era attiva dal 1996 e aveva fondato il suo primo centro di ricerca e sviluppo a Ramat Gan nel 2006.
Nel 2011, dopo l’acquisizione di diverse start-up israeliane, il centro di ricerca e sviluppo è stato ribattezzato “centro di eccellenza”.
“Profondamente impegnata”
Michael Dell, fondatore e CEO dell’azienda che porta il suo nome, ha dichiarato alla Conferenza “Dell per il Futuro” del maggio 2016 che Dell è “profondamente impegnata in Israele”.
“Vogliamo essere qui, vogliamo essere partner dell’incredibile innovazione che vi avviene”.
Alla Conferenza ha anche incontrato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ora ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Nel gennaio 2024, dopo mesi di genocidio israeliano a Gaza, Dell ha condiviso una sua foto con il Presidente israeliano Isaac Herzog le cui parole, che accusavano “un’intera nazione” a Gaza per il 7 ottobre, sarebbero state citate più tardi nello stesso mese nella sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ordinava a Israele di cessare tutti gli atti genocidi a Gaza.
“È un onore stare accanto a @Isaac_Herzog e Israele”, aveva scritto Dell.
Si dice che Dell sia anche un importante donatore di Friends of the Israel Defense Forces [organizzazione americana dal 1981 di supporto ai veterani e soldati israeliani, ndt].
Di per sé l’attività dell’azienda di rafforzare tecnologicamente le politiche oppressive di Israele non è esattamente un segreto. Tuttavia l’attenzione tende a concentrarsi principalmente su come l’azienda consolidi l’occupazione militare.
Dopo quasi due anni di genocidio a Gaza Google, Amazon e Microsoft hanno subito gli attacchi e le critiche per la loro partecipazione a Project Nimbus e Azure, progetti tecnologici che forniscono servizi di intelligenza artificiale e cloud che alimentano la sorveglianza dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano, e potenzialmente contribuiscono alla creazione di liste di uccisioni.
“Fabbrica di assassini di massa”
Un rapporto del novembre 2023 di +972 Magazine e Local Call ha rivelato che l’esercito israeliano stava utilizzando “The Gospel”, un programma di intelligenza artificiale che genera liste di infrastrutture da colpire, comprese residenze private. Una fonte lo ha descritto come la creazione di una “fabbrica di omicidi di massa”.
Nell’aprile 2024 il rapporto di un collaboratore ha rivelato che l’esercito israeliano stava utilizzando un altro programma di intelligenza artificiale, “Lavender”, per generare liste di uccisioni.
Lavender ha notoriamente un margine di errore del 10%. Questo è aggravato dai criteri che l’esercito israeliano fornisce al programma per automatizzare l’identificazione di potenziali obiettivi, talmente ampi da rendere le liste di uccisioni sostanzialmente arbitrarie.
Un altro programma automatizzato, “Where’s Daddy”, consente all’esercito israeliano di tracciare i palestinesi con l’esplicito scopo di effettuare attentati una volta che l’individuo è tornato a casa.
Queste operazioni assistite dall’intelligenza artificiale garantiscono esecuzioni di massa.
Con sistemi così palesemente omicidi non sorprende che vi siano crescenti proteste contro il ruolo delle Big Tech nel genocidio israeliano.
Lo scioccante rapporto di Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla Situazione dei Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, rivela come “l’eterna occupazione di Israele sia diventata il banco di prova ideale per i produttori di armi e le grandi aziende tecnologiche, offrendo domanda e offerta illimitate, scarsa supervisione e zero responsabilità, mentre investitori e istituzioni pubbliche e private ne traggono profitto senza limiti”.
Il suo rapporto dice chiaramente che le aziende avrebbero la diretta responsabilità di non commettere potenziali violazioni dei diritti umani né di intraprendere azioni che possano compromettere il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Le aziende e i dirigenti che violano tali diritti possono essere potenzialmente oggetto di azioni legali a livello nazionale e internazionale.
“L’intelligenza artificiale è una delle armi di distruzione di massa odierne e Google volutamente trae profitto dalla guerra”, hanno scritto su The Nation Mohammad Khatami, Zelda Montes e Katie Sim, tre dipendenti di Google licenziati per aver preso parte a una disobbedienza civile di massa contro il Progetto Nimbus nell’aprile 2024.
“Sistemi come The Gospel e Lavender sono resi possibili grazie al tipo di infrastruttura di cloud computing fornita da aziende come Google, [Amazon Web Services] e Intel”.
Sembra ora che anche Dell sia coinvolta in questo processo.
Documenti interni condivisi con The Electronic Intifada rivelano che la tecnologia Dell supporta una serie di operazioni militari israeliane tra cui l’impiego della IA per monitorare e colpire i palestinesi. I materiali mostrano come sia utilizzato l’hardware Dell durante l’esecuzione di Lavender e The Gospel per automatizzare le decisioni di targeting e ridurre al minimo la supervisione umana, aumentando la velocità degli attacchi militari.
La famigerata forza di guerra informatica israeliana, l’Unità 8200, utilizza i laptop Pro-Rugged 13 di Dell potenziati da IA per la raccolta di informazioni, la sorveglianza e le operazioni militari.
Dell fornisce anche laptop e server che abilitano i sistemi di riconoscimento facciale dell’azienda israeliana di IA AnyVision, che facilitano la sorveglianza di massa dei palestinesi ai checkpoint e in altri luoghi.
Operazioni di facciata
La tecnologia che Dell fornisce ad AnyVision, così come a CISCO Israel (laptop, server mirati, hypervisor, soluzioni di rete) e Cognyte Technologies Israel Ltd. (laptop, server, soluzioni di rete), facilita la sorveglianza di massa dei palestinesi.
CISCO [multinazionale americana di tecnologia delle comunicazioni digitali, ndt.] fornisce infrastrutture di comunicazione per la sorveglianza, consentendo il monitoraggio in tempo reale della popolazione civile e delle attività militari. Cognyte Technologies Ltd. [azienda leader nei software di analisi investigativa per molte organizzazioni governative, ndt.] utilizza la tecnologia Dell per i sistemi di cyberintelligence che tracciano le persone a Gaza e in Cisgiordania.
I documenti rivelano inoltre che tra i beneficiari delle tecnologie Dell figurano la Brigata Golani dell’esercito israeliano, implicata nell’omicidio di 15 paramedici e soccorritori a Rafah ad aprile, l’unità navale Flottiglia 13 e l’aeronautica militare israeliana.
Anche Elbit Systems Land & C41, la divisione tecnologica per le comunicazioni militari del produttore di armi israeliano, riceverebbe laptop, server e soluzioni di rete da Dell Technologies.
Contattata per un commento, Dell ha inizialmente inviato la seguente dichiarazione:
“Dell si impegna a rispettare gli standard più elevati e le leggi e i regolamenti locali nei luoghi in cui operiamo. Si prega di fare riferimento alla nostra politica sui diritti umani, riportata di seguito”.
Tale politica stabilisce quanto segue: “Dell rispetta i diritti umani di tutte le persone, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.
Prosegue affermando che l’azienda “non è complice di violazioni dei diritti umani e richiede ai propri fornitori e altri partner commerciali di rispettare gli stessi standard”.
Infine questa politica afferma che l’azienda rispetta “le leggi e i regolamenti locali ovunque operiamo. Qualora le leggi locali dovessero entrare in conflitto con i principi di questa politica, nei limiti delle leggi locali cerchiamo di rispettare i principi dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale e di influenzare il progresso verso standard più elevati”.
Poi stranamente l’azienda, che utilizza Outlook per le comunicazioni, ha apparentemente cercato di ritirare la dichiarazione inviata al giornalista (ma poiché il messaggio era già stato aperto, il suo contenuto era ancora disponibile).
Poco dopo la notifica del tentativo di ritiro, è arrivato un ultimo messaggio dal team media di Dell, che chiedeva di “attendere la dichiarazione. Potremmo mandarvene una aggiornata”.
Al momento della stesura di questo articolo, questa dichiarazione “aggiornata” non è ancora pervenuta.
La stretta associazione di Dell con uno Stato accusato di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia indebolisce sicuramente gli sforzi dell’azienda di presentarsi come un’azienda etica.
Il sito web di Dell si vanta di essere stata riconosciuta per la tredicesima volta nel 2025 come “Una delle aziende più etiche al mondo” dall’Ethisphere Institute, un ente commerciale.
Nel maggio 2024 Dell ha persino annunciato una partnership con i governi di tutto il mondo per affrontare le problematiche etiche relative all’intelligenza artificiale.
Ma questi sono gesti di facciata: Ethisphere fa pagare delle commissioni per le valutazioni aziendali, e tra i vincitori del titolo di “Aziende più etiche” figurano il produttore di armi statunitense Leidos ed Elbit Systems America, una società sussidiaria dell’israeliana Elbit Systems.
Il curriculum di Dell è particolare, anche se non nel modo in cui vorrebbe essere percepita:
fornendo le tecnologie che alimentano la macchina di sorveglianza e uccisione razziale di Israele basata sui programmi di intelligenza artificiale, Dell si colloca accanto a Google, Amazon, Intel e Microsoft come un’azienda che trae profitto dall’occupazione, dall’apartheid e dal primo genocidio della storia trasmesso in diretta.
Il libro di Omar Zahzah, Terms of Servitude: Zionism, Silicon Valley, and Digital Settler Colonialism in the Palestinian Liberation Struggle (Rapporti di servitù: sionismo, Silicon Valley e colonialismo digitale nella lotta di liberazione palestinese), sarà pubblicato da The Censored Press e Seven Stories Press il 16 settembre 2025.
(tradotto dall’inglese da Luciana Galliano)


