“Tutto è ammesso”: i crimini di guerra israeliani a Gaza raccontati in un documentario britannico

Lo sfollamento dal nord di Gaza. foto: Omar Al-Qattaa/AFP
image_pdfimage_print

Simon Speakman Cordall

11 novembre 2025 – Aljazeera

Il nuovo film, che presenta testimonianze dirette di soldati israeliani a Gaza, rivela un campionario di abusi sistematici.

Nel corso di un nuovo documentario che presenta testimonianze di soldati israeliani impiegati a Gaza, dopo circa 30 minuti dall’inizio un soldato riflette sull’enclave dopo mesi di guerra israeliana: “Caldo terribile. Sabbia. Fetore. E cani che vagano in branco. Mangiano cadaveri… È orribile… È una specie di apocalisse zombie. Niente alberi. Niente cespugli. Niente strade. Non c’è nulla”.

Il documentario Breaking Ranks: Inside Israels War [Rompere i ranghi: nel cuore della guerra israeliana, ndt.], andato in onda lunedì [10 novembre, ndt.] sulla rete britannica ITV, presenta le testimonianze di soldati israeliani: alcuni parlano della vergogna provata per aver partecipato a ciò che riconoscono essere un genocidio, altri descrivono senza esitazioni la natura di quella guerra.

Sono compresi i dettagli di regole sull’apertura del fuoco quasi del tutto avulse da possibili giustificazioni, la distruzione totale di proprietà e case, l’uso sistematico di scudi umani, la guerra con i droni e le uccisioni indiscriminate legate a un sistema di aiuti militarizzato.

“La gente non ci pensa”, dice alla telecamera uno dei soldati, citato come Eli. “Perché se ci pensi, vorresti suicidarti.

“Quando ti prendi un momento per pensarci, ti viene voglia di urlare”, dice, con il volto oscurato per nascondere la sua identità.

Fuoco libero

Nei suoi due anni di guerra genocida a Gaza Israele ha ucciso più di 69.000 persone e ne ha ferite centinaia di migliaia. Le agenzie internazionali affermano che ci vorranno decenni prima che l’enclave si riprenda, se mai ci riuscirà.

L’intelligence israeliana sostiene che l’83% delle persone uccise a Gaza erano civili.

“‘Non ci sono civili a Gaza’, lo sentiamo dire continuamente”, riferisce Daniel, comandante di un’unità corazzata israeliana. Un’altra collaboratrice, il maggiore Neta Caspin, descrive una conversazione con il rabbino della sua brigata.

Racconta: “[Lui] si è seduto accanto a me e ha passato mezz’ora a spiegarmi perché dobbiamo comportarci come loro [Hamas] il 7 ottobre 2023. Che dobbiamo vendicarci di tutti loro, civili compresi… che questo è il solo modo”.

Il 7 ottobre 2023 Il braccio armato di Hamas ha condotto un attacco contro Israele, durante il quale sono morte 1.139 persone e circa 250 sono state fatte prigioniere.

Il capitano Yotam Vilk del Corpo Corazzato descrive la sospensione di tutte le regole sull’apertura del fuoco contro i civili – secondo le quali questi dovrebbero disporre dei mezzi, dell’intenzione e della capacità di rappresentare una minaccia per i soldati israeliani.

“Non esistono mezzi, intenzioni e capacità a Gaza”, spiega Vilk. “Basta un semplice sospetto che i civili si muovano dove non è permesso'”, dice, descrivendo l’ambiente sovraffollato e caotico di Gaza, dove i limiti precisi ai movimenti sono noti quasi esclusivamente alle truppe israeliane.

“Chiunque oltrepassi il limite viene automaticamente considerato un criminale e può essere ucciso”, aggiunge Vilk.

Zanzare

Durante la sua guerra Israele ha negato il crescente numero di accuse di crimini di guerra da parte di molteplici organismi, sostenendo di aver indagato su qualsiasi accusa credibile.

Tuttavia ad agosto un rapporto dell’organismo di monitoraggio britannico Action on Armed Violence (AOAV) [azione contro la violenza armata] ha rivelato che, delle poche indagini sulle accuse di crimini di guerra da parte degli investigatori militari, tra cui l’uccisione di 15 paramedici ad aprile, poche hanno portato a una risposta.

Rispondendo alle smentite israeliane di non aver utilizzato scudi umani, il comandante carrista Daniel ha chiarito che l’esercito “sta mentendo”.

“Si chiama ‘protocollo zanzara'”, dice riferendosi alla pratica di routine di catturare civili palestinesi, agganciare loro un iPhone e usarli per esplorare a distanza presunti centri di Hamas.

“Ogni compagnia ha la sua ‘zanzara'”, aggiunge, alludendo ai palestinesi catturati come insetti. “Si tratta di tre palestinesi per battaglione, da nove a dodici per brigata, poi decine, se non centinaia, per divisione”.

Daniel ricorda che alcuni soldati della sua unità avevano deciso di rilasciare due adolescenti catturati come scudi umani, preoccupati di incorrere in una violazione del diritto internazionale, e aggiunge che allora un alto ufficiale aveva affermato: “I soldati non hanno bisogno di conoscere il diritto internazionale, ma solo lo ‘spirito [militare israeliano]“.

Distruzione

Secondo l’ONU durante i suoi due anni di guerra a Gaza Israele ha distrutto o danneggiato il 92% del patrimonio abitativo e sfollato più volte almeno 1,9 milioni di persone.

Tutte le istituzioni che compongono una società, dalle università agli ospedali, sono state prese di mira e distrutte. I video caricati sui social media dai soldati israeliani mostrano un’orgia di violenza, con case e beni palestinesi saccheggiati ed esposti al ridicolo dai soldati.

“Senti che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo e che puoi fare qualsiasi cosa”, ha detto un militare di leva che ha dichiarato di chiamarsi solo “Yaakov”. “Non per vendetta, ma semplicemente perché puoi”.

Altri partecipanti hanno raccontato di aver bruciato regolarmente le case palestinesi o di aver esultato davanti alle demolizioni.

Parlando dall’insediamento illegale israeliano di Beit El, nella Cisgiordania occupata, il giudice rabbinico Avraham Zarbiv, oggetto di una denuncia per crimini di guerra alla Corte Penale Internazionale, si è vantato di aver guidato un bulldozer per distruggere case e beni della gente durante la sua permanenza a Gaza.

“Pubblico molti video”, dice, prima di passare a uno in cui lo si vede alla guida di un bulldozer, mentre distrugge case in palese violazione del diritto internazionale.

“Fino alla fine, fino alla vittoria, fino all’insediamento coloniale. Non ci arrenderemo finché questo villaggio non sarà spazzato via”, dice nel video, spiegando alla telecamera come il suo filmato “sollevi il morale dei soldati”.

Proseguendo, Zarbiv si è attribuito il merito di aver introdotto la tattica di distruggere intere case, ormai diventata comune.

“Abbiamo cambiato il comportamento di un intero esercito”, si vanta. “Rafah è stata rasa al suolo. Jabalia è stata rasa al suolo. Beit Hanoon è stata rasa al suolo. Shujayea è stata rasa al suolo. E Khan Younis è stata rasa al suolo.”

Vergogna

Un altro soldato ha descritto lesperienza di restare seduto in uno scantinato, mezzo svestito, e uccidere palestinesi a distanza tramite un drone, incoraggiato da media e da unopinione pubblica che, come ha detto Yaakov, sergente di plotone e presente nel film, non sapevano né volevano sapere cosa stesse accadendo a Gaza.

Qualsiasi vita che non fosse israeliana contava poco, dice Eli, mentre Yaakov descrive come, da un’altra parte, i soldati del programma di aiuti privato israelo-americano, la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), “aprissero il fuoco, anche senza vedere una minaccia concreta”.

Alcuni dei partecipanti hanno riconosciuto di aver preso parte a un genocidio; altri hanno ammesso di aver causato sofferenze.

“Tutte le moschee, quasi tutti gli ospedali, quasi tutte le università, ogni istituzione culturale è stata distrutta”, ha detto Yaakov rivolgendosi alla telecamera.

Avete distrutto una società. Non è necessario ucciderli uno a uno per distruggere ogni traccia della società che c’era prima.

“Spero di poter trovare un modo per vivere senza provare vergogna qualsiasi cosa faccia.”

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)