Con una mossa inconsueta Israele confisca case nella parte della Cisgiordania controllata dall’Autorità Palestinese, suscitando allarme riguardo all’annessione

Carri armati israeliani nel campo profughi di Jenin nel febbraio 2025. Foto: Mohammed Nasser/APA Images
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 Asmaa Al-Masalmeh

16 giugno 2026 – Mondoweiss

Un ordine militare firmato a maggio 2026 autorizza la prima base israeliana permanente vicino a Jenin nell’Area A, la parte della Cisgiordania sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. Israele ha già iniziato a sfollare le famiglie che ci vivono.

La casa di Muhammad Hussein Rahal a Jenin, nella Cisgiordania occupata, è stata sequestrata e destinata alla demolizione da parte dell’esercito israeliano, insieme a due case vicine.

Ma il sequestro della casa di Rahal non è come le altre demolizioni di case palestinesi, che sono un evento comune in tutta la Cisgiordania. La casa di Rahal sta per essere distrutta per costruire una base militare israeliana – probabilmente la prima mai costruita sulla terra sotto il controllo dell’Autorità Palestinese (AP).

La casa di Rahal si trova nell’Area A, la piccola porzione della Cisgiordania che tecnicamente ricade sotto il completo controllo dell’AP, un’area che per decenni è stata considerata il posto “più sicuro” in Cisgiordania per i palestinesi dove costruire una casa. Il sequestro della casa di Rahal da parte dell’esercito israeliano costituisce ciò che sembra essere la prima volta, dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993, in cui Israele si impadronisce di terra nell’Area A a scopi militari. I palestinesi affermano che la mossa non prova soltanto che gli Accordi di Oslo sono definitivamente morti, ma dimostra anche che i piani di Israele per annettere la Cisgiordania stanno avanzando a tutto spiano.

Durante la scorsa settimana Rahal, meglio conosciuto come Abu Faris, è rimasto seduto su una sedia di fronte alla sua porta ad al-Jabriyat, un sobborgo della città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale, aspettando.

Ogni volta che un veicolo militare israeliano passava io pensavo che venissero ad eseguire l’ordine”, dice. “Non c’è niente di più difficile che essere costretto a lasciare la tua casa.” Aveva ragione di aspettare.

Lunedì 15 giugno i soldati sono arrivati e lui è stato costretto ad andarsene. Quando ha chiesto se il sequestro sarebbe durato solo fino al 23 agosto, come gli era stato detto precedentemente, la risposta è stata brutale: “Nessun ritorno”. Allora si è diretto a Jenin, dove vive sua sorella.

Fino a poco tempo fa Abu Faris pensava che la sua casa fosse al sicuro dato che si trovava entro il territorio controllato dall’AP, che dal 1993 è stata relativamente al sicuro dall’intervento israeliano.

Quel presupposto adesso è svanito.

Documenti legali ottenuti da Haaretz rivelano che il 7 maggio 2026 il Comando Generale di Israele ha firmato un ordine di sequestro del terreno accanto al campo profughi di Jenin e di costruzione di una base militare permanente all’interno dell’Area A. L’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI), che ha inviato una petizione contro l’iniziativa, l’ha definita la più significativa violazione dell’impianto di Oslo da sempre.

Gli Accordi di Oslo sono l’insieme di accordi firmati tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che hanno portato alla creazione dell’AP, che costituiva un ente amministrativo destinato a segnare l’inizio dell’autogoverno palestinese in luogo di un vero Stato. L’impianto di Oslo in teoria avrebbe concesso all’AP il pieno controllo amministrativo e di sicurezza su circa il 18% della Cisgiordania (Area A). Su un altro 22% del territorio (noto come Area B) avrebbero avuto il controllo congiunto sia Israele che l’AP. Il restante 60% è classificato come Area C, su cui Israele detiene il totale controllo amministrativo e di sicurezza.

La scorsa settimana è stata a quanto pare la prima volta che il tipo di espansionismo israeliano normalmente riservato all’Area C si è esteso al territorio controllato dall’AP nell’Area A, indicando che i piani di annessione di Israele in Cisgiordania stanno procedendo.

Fino ad ora l’espansione delle colonie israeliane e i sequestri di terre si erano concentrati nell’Area C, effettuati attraverso una varietà di misure amministrative e legali intese a stabilire l’annessione di fatto di Israele del territorio. Tuttavia lo spostamento nell’Area A segna un passaggio dall’accerchiamento alla penetrazione: non più solamente circondare i centri popolati palestinesi, ma entrarvi. Se questo costituisse un precedente, favorirebbe l’obbiettivo più volte ribadito dall’estremista Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich di “seppellire” uno Stato palestinese rendendo la terra palestinese geograficamente non contigua e amministrativamente disorganica. Ciò significherebbe che la Cisgiordania è stata praticamente annessa a Israele e che gli Accordi di Oslo sono di fatto superati.

La Relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese ha segnalato che simili misure rappresentano “deliberati passi progressivi verso l’annessione permanente, portata avanti un pezzo per volta, alla luce del giorno e nella totale impunità.” Fino a poco tempo fa ogni investimento nello sviluppo di proprietà nell’Area A era considerato una certezza. È per questo che Abu Faris ha speso tutto il suo denaro nella costruzione della sua attuale casa, pensando che la sua proprietà sarebbe stata fuori dalla portata di Israele.

La sua precedente casa era stata demolita nel campo profughi di Jenin, nell’ambito dell’ondata di distruzioni che ha raso al suolo decine di case durante l’operazione di Israele “Muro di Ferro” lanciata nel gennaio 2025. Aveva bisogno di un luogo sicuro.

Allora ho deciso di investire i soldi della mia pensione delle Nazioni Unite nell’acquisto di terra e costruendo una casa modesta”, dice. “Negli ultimi tre mesi abbiamo lavorato giorno e notte. Durante il Ramadan cominciavamo dopo il suhoor [il pasto che precede l’alba, ndt.] e continuavamo dopo l’iftar [il pasto che rompe il digiuno dopo il tramonto, ndt.] finché non finivamo i mattoni e la vernice”. Non era la prima volta che i soldati arrivavano alla porta. Una settimana prima i soldati israeliani erano arrivati alla casa.

Mi hanno chiesto se la casa fosse mia. Ho risposto di sì e loro hanno detto che l’avrebbero sequestrata in base ad un ordine militare”, dice Abu Faris. “Hanno detto che mi avevano visto lavorare alla casa tutti i giorni.”

L’ufficiale mi ha chiesto se fossi arrabbiato e io gli ho risposto: ‘Come posso non essere arrabbiato se voi mi cacciate dalla mia nuova casa e mi ordinate di andarmene in 10 minuti?’”

Secondo Abu Faris l’ufficiale ha fatto una telefonata ed ha ottenuto il rinvio dell’evacuazione. I soldati hanno detto che sarebbero tornati a sequestrare la casa e che glie la avrebbero restituita il 23 agosto, ma non hanno dato garanzie. “Per ora non so dove andrò”, ha detto allora con la voce stanca. “I miei fratelli mi hanno suggerito di andare da loro ed altri dicono di tornare nei locali di sfollamento”, con riferimento all’abitazione provvisoria che ha preso presso l’università arabo-americana dopo che la sua precedente casa è stata demolita, insieme a centinaia di altre famiglie espulse dal campo di Jenin. Recentemente i soldati israeliani hanno pattugliato la sua zona, mettendo in allarme il quartiere. “La paura era tanta che i miei fratelli non hanno osato venire a trovarmi durante l’Eid [Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan, ndt.]”, dice Abu Faris.

Secondo i dati ONU lo sconfinamento israeliano nell’Area A avviene nel contesto della più vasta ondata di sfollamenti forzati in Cisgiordania a partire dal 1967. Oltre 40.000 palestinesi sono stati espulsi dai campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams, secondo l’UNWRA e il Ministro della Difesa Israel Katz. Issa Zboun, direttore del Dipartimento dei Sistemi di Informazione Geografica presso l’Istituto di Ricerca Applicata di Gerusalemme (ARIJ), ha detto a Mondoweiss che questo ordine militare è “il culmine della politica di insediamenti perseguita dall’occupazione israeliana in Cisgiordania contro i cittadini e la terra palestinesi.” Ha aggiunto: “Sono stati emessi parecchi ordini di confisca della terra e demolizione delle case nelle aree che appartengono amministrativamente all’Autorità Palestinese, compresa l’Area B.”

L’obbiettivo è “cambiare la configurazione della terra, imporre i fatti sul terreno e consolidare l’idea di non stabilire uno Stato palestinese geograficamente contiguo in Cisgiordania”, ha affermato Zboun.

Ha detto che l’AP “non ha strumenti sufficienti per contrastare questo feroce attacco perché la situazione regionale mette in ombra la questione palestinese e l’occupazione israeliana sfrutta questa opportunità.”

Zboun ha detto che gli Accordi di Oslo sono stati “praticamente annullati sul terreno da tanto tempo”, sottolineando “le continue incursioni nell’Area A e nelle città del centro come Ramallah, anche vicino alla residenza del presidente palestinese.”

Dichiarazioni ufficiali israeliane, comprese quelle di Itamar Ben Gvir, che ha dichiarato che Oslo è morta, rispecchiano le esplicite richieste di porre fine all’Autorità Palestinese e cancellare Oslo e le classificazioni A, B e C. Queste sono patenti violazioni degli Accordi di Oslo, che sembrano essere decaduti”, ha detto.

L’Area A non è più sicura

Anche Mansour Kabha ha ricevuto un ordine di lasciare la sua casa, situata nella zona di Jabriyat, adiacente al campo profughi di Jenin.

L’esercito israeliano è arrivato e mi ha notificato la decisione di confiscare la terra fino al 31 agosto 2028 per scopi militari, in base agli ordini che ho ricevuto”, dice Kabha.

Ho costruito la casa al costo di circa 700.000 shekel (circa 240.000 dollari) e se la base viene costruita lì vicino tutta la vita della mia famiglia ne verrà influenzata, specialmente per le mie figlie, che fanno il tragitto ogni giorno per studio e lavoro”.

Kabha e i suoi vicini sono preoccupati che le nuove procedure di sicurezza possano rendere i movimenti e il trasporto più difficili se la zona venisse circondata da un campo militare.

La comunicazione che ha ricevuto richiede la confisca di circa 7 dunam (7.000 mq.) di proprietà di 10 persone.

Tra i proprietari vi sono sua sorella e suo fratello. I lotti sono ufficialmente registrati con atti legali di proprietà (noti come kushans), dice, e si trovano nell’Area A sotto l’Autorità Palestinese. Sono stati proprietari della terra per circa 20 anni. “Ci siamo recati dall’Autorità Palestinese e ci è stato detto che la questione è politica e che l’Autorità se ne occuperà e ci è stato chiesto di non intraprendere alcuna azione individuale. Da allora è passato circa un mese e mezzo.”

Recentemente l’esercito è arrivato in altre due case dell’area e ha detto agli abitanti che dovevano andarsene per due mesi. Ai padroni di casa è stato chiesto di portare via i propri beni personali e che i soldati sarebbero arrivati per impadronirsi delle case. Gli è stato anche detto che dovevano restare in casa fino all’arrivo dell’esercito per fotografarla e ricevere le chiavi.

Attualmente nell’area ci sono circa 5.000 persone e circa 30 case ed è previsto che venga costruito un campo militare in mezzo a questa comunità residenziale”, dice. “Si prevede che la costruzione del campo inizi la prossima settimana.”

Questo è un terreno residenziale che le persone hanno comprato proprio perché si trova nelle aree dell’Autorità Palestinese ed ha uno status legale. Tutti i lotti sono autorizzati e ufficialmente registrati. Le nostre case sono il risultato di molti anni di lavoro e risparmi e paghiamo le tasse all’Autorità”, dice Kabha.

L’Autorità ci ha chiesto di aspettare’

Hassan Brijiyeh, ricercatore presso la Commissione di Resistenza al Muro e alle Colonie, un’organizzazione che lavora sotto l’Autorità Palestinese, ha detto: “L’impianto di Oslo è un accordo internazionale e nessuno può cancellarlo, anche se in pratica la parte israeliana sta cercando di smantellarlo”.

L’occupazione israeliana non si preoccupa di Area A o B o C”, ha detto. “Considera tutta la terra palestinese come parte della Giudea e Samaria”, riferendosi al nome che Israele attribuisce all’intera Cisgiordania occupata dal 1967, ma esclude Gerusalemme est.

Brijieh ha sottolineato che il diritto internazionale sancisce la proprietà palestinese della terra, richiamando due sentenze della Corte Internazionale di Giustizia: una sentenza del 2004 che ha definito illegale la costruzione da parte di Israele di un muro di separazione nei territori occupati, e una sentenza del 2024 che ha dichiarato illegittima l’intera occupazione di Israele e illegale la costruzione dei suoi insediamenti, inclusa Gerusalemme est. Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 1973 definisce l’intera Cisgiordania terra palestinese, ha aggiunto.

Sul terreno la realtà è differente. “Passo dopo passo Israele sta frammentando la terra e stabilendo il controllo con un forte sostegno degli Stati Uniti”, ha detto Brijiyeh.

Tutto è avvenuto molto velocemente.

A maggio soldati israeliani hanno cominciato a radunarsi dietro la sua casa, dice Abu Faris. Sono arrivati con dei geometri, passando ore a fotografare e ad elaborare piani. Quando ne ha parlato con i vicini loro hanno detto che non sarebbe successo niente, perché si tratta dell’Area A. Le visite sono continuate, tre volte alla settimana. La sua casa è stata sequestrata solo una settimana dopo.

Durante le visite dei soldati si sono sparse voci che accusavano i proprietari della terra di vendere i loro terreni, ma li conosciamo bene e sono persone rispettabili che hanno tutti i documenti legali che comprovano la loro proprietà”, dice Abu Faris.

I proprietari hanno pensato di assumere un avvocato, ma l’AP ha chiesto loro di non farlo. Secondo Abu Faris l’AP ha detto che si trattava di una questione politica e che se ne sarebbe occupata, dato che sovrintende agli affari nell’Area A.

Kabha, il cui investimento di 700.000 shekel adesso si trova all’ombra di un futuro campo militare, è di fronte ad una scelta impossibile: rimanere e vivere sotto sorveglianza militare oppure andar via e perdere tutto.

Abbiamo comprato questa terra perché era in Area A”, dice. “Abbiamo pagato le tasse, abbiamo rispettato le norme. E adesso l’Autorità ci dice che è una questione politica e dobbiamo aspettare.”

Asmaa al-Masalmeh

Asmaa al-Masalmeh è una giornalista informatica palestinese della Cisgiordania con un passato di stampa, radio e televisione ed esperienza nella gestione di piattaforme di social media. I suoi articoli sono su The New Arab e Arab Reporters for Investigative Journalism.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)