Alla conferenza di Parigi Trump era il convitato di pietra

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Barak Ravid, 16 gennaio 2017 Haaretz

In molti dei discorsi dei ministri degli esteri era evidente il timore per quanto accadrà dopo l’ insediamento del presidente eletto: la domanda che aleggiava nell’aria era se questa sarà l’ultima conferenza di pace per i prossimi quattro anni.

PARIGI. Decine di ministri degli esteri partecipanti alla conferenza di pace di Parigi si sono avvicinati al Segretario di Stato John Kerry. Alcuni gli hanno stretto la mano, altri lo hanno abbracciato, alcuni hanno addirittura voluto essere fotografati con lui. L’evento è stato l’addio della comunità internazionale all’amministrazione Obama ed ha avuto la funzione di terapia di gruppo alla vigilia dell’ insediamento alla Casa Bianca del presidente eletto Donald Trump, venerdì prossimo.

Nella sala della conferenza Trump era il convitato di pietra. La paura per ciò che avrebbe comportato il 20 gennaio era evidente negli interventi di molti ministri degli esteri, specialmente in quelli degli ospiti francesi.

C’è incertezza sulla politica estera di Trump verso gran parte del mondo, ma soprattutto relativamente alla questione israelo-palestinese. La domanda che non è mai stata esplicitata direttamente, ma aleggiava nell’aria, era se la riunione di Parigi sarà l’ultima conferenza di pace per i prossimi quattro anni.

Le dichiarazioni di Trump e dei suoi consiglieri sul trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme; la nomina di David Friedman, sostenitore delle colonie, come ambasciatore in Israele; le risposte di Trump del mese scorso sia alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu sulle colonie, sia al discorso di Kerry sul processo di pace; infine l’esultanza tra le fila dei politici di destra e degli attivisti delle colonie dopo la sua elezione – questi sono solo alcuni dei motivi per cui così tanti ministri degli esteri presenti alla conferenza erano preoccupati.

Sia il presidente francese Francois Hollande che il suo ministro degli esteri Jean-Marc Ayrault hanno sottolineato che la conferenza intendeva inviare a Trump un messaggio riguardo al consenso internazionale sulla necessità di promuovere la pace tra Israele e Palestina ed una soluzione di due stati.

E avevano ragione. I ministri degli esteri europei erano presenti in forza; tutti gli stati arabi sunniti con cui il primo ministro Benyamin Netanyahu spera di migliorare i rapporti hanno inviato i propri ministri degli esteri; ed anche molti degli stati africani che Netanyahu ha corteggiato hanno inviato rappresentanti per dimostrare il loro sostegno alla creazione di uno stato palestinese.

Ma c’era consenso anche ad un livello più puntuale: attraverso l’opposizione del consesso al trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme e il timore che ciò infiammerebbe il Medio Oriente.

Trump costituiva un fattore importante anche nelle considerazioni dei paesi che si sono opposti alla conferenza, incluso Israele. “Questi sono gli spasmi mortali del mondo di ieri”, ha detto Netanyahu, dando inizio alla riunione di governo di domenica. “Il futuro sarà diverso”.

Netanyahu ha fantasticato per settimane sul suo primo incontro allo studio ovale con Trump, che pare avrà luogo nella prima settimana di febbraio. Ha atteso per otto lunghi anni questo incontro.

Ma Trump spiega anche perché la Russia ed il Regno Unito avessero riserve rispetto alla conferenza di Parigi ed hanno inviato solo rappresentanti di basso livello. I russi sperano di sfruttare l’era Trump per realizzare il loro sogno di ospitare una conferenza di pace a Mosca – o almeno un summit tra Netanyahu ed il presidente palestinese Mahmoud Abbas. I britannici, che adesso stanno programmando la loro uscita dall’Unione Europea, stanno facendo ogni sforzo per differenziarsi dalle politiche dell’amministrazione Obama ed allinearsi con ciò che immaginano sarà la politica di Trump.

Comunque, sia quelli che temono Trump sia quelli che lo attendono con impazienza potrebbero finire con l’essere in qualche modo delusi. Le audizioni di conferma [dei ministri nominati da Trump al Congresso americano per ottenerne l’approvazione, ndtr] del Segretario di Stato Rex Tillerson e del Segretario alla Difesa James Mattis designati hanno chiarito che le politiche dell’amministrazione Trump sono, nel migliore dei casi, non del tutto definite e nel caso peggiore inesistenti su quasi tutte le questioni, compresa quella israelo-palestinese. Quindi lo scoramento degli europei e dei palestinesi e la soddisfazione di Netanyahu e dei coloni potrebbero entrambi rivelarsi prematuri.

Nelle ultime settimane Trump ed il suo staff hanno sottolineato che il processo di pace tra Israele e Palestina sarà in cima alle loro priorità. Presto scopriremo come pensano di fare. Per ora, non è chiaro neppure se lo sanno loro stessi.

 

(Traduzione di Cristiana Cavagna)