I prigionieri palestinesi hanno difficoltà a stare in piedi nel 23° giorno di sciopero della fame di massa

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MA’AN NEWS AGENCY

9 maggio 2017

GERUSALEMME (Ma’an) – Nel momento in cui circa 1600 prigionieri palestinesi martedì hanno raggiunto il 23°giorno di sciopero della fame, il “Comitato Palestinese per le Questioni dei Prigionieri” ha avvertito che gli scioperanti sono entrati in una fase pericolosa, riferendo che le loro condizioni di salute stanno considerevolmente peggiorando. I prigionieri politici chiedono che si interrompa il divieto delle visite dei familiari, il diritto di accedere a un’istruzione superiore, cure e trattamenti sanitari adeguati e la fine dell’isolamento e della detenzione amministrativa – carcerazione senza accuse né processo – oltre ad altre richieste di diritti fondamentali.

Secondo una dichiarazione rilasciata martedì dal Comitato, i prigionieri hanno cominciato a perdere l’equilibrio a causa di attacchi di capogiro, soffrono di acuti dolori e di perdita di peso.

La dichiarazione sottolinea che le autorità israeliane hanno predisposto delle ambulanze all’esterno di ogni carcere ed afferma che “il governo di occupazione tratta gli scioperanti con tale crudeltà e brutalità da arrivare a compromettere totalmente la loro salute e condurli alla morte.”

Il Comitato ha accusato il Servizio carcerario israeliano (IPS) di tormentare quotidianamente le persone in sciopero della fame. La dichiarazione aggiunge: “Il Servizio carcerario israeliano ogni giorno effettua ispezioni usando cani poliziotto e getta acqua sui prigionieri invece di dar loro da bere.”

Molti degli scioperanti sono anche finiti in isolamento o sono stati più volte trasferiti all’interno del sistema delle carceri israeliane, hanno subito aggressioni, incursioni notturne in cella, confisca di oggetti personali, condizioni di detenzione inumane ed hanno addirittura ricevuto una multa di centinaia di shekel come punizione per il rifiuto del cibo.

Tuttavia gli scioperanti sono ancora determinati, nonostante I maltrattamenti, la fame e il dolore e sono impegnati a costringere l’IPS a garantire I loro diritti, secondo una lettera fatta uscire di nascosto da una cella di isolamento nella prigione di Ashkelon dal giornalista palestinese Muhammad al-Qiq.

La lettera, pubblicata dall’ufficio stampa Asra di Gaza, dice che la determinazione dei prigionieri in sciopero della fame è “molto alta”.

Al-Qiq è diventato famoso per aver intrapreso un estenuante sciopero della fame di 94 giorni in un carcere israeliano nel 2016 ed ha iniziato un secondo sciopero della fame individuale che è terminato in marzo, dopo che ha ottenuto un accordo con Israele.

Nella lettera ha scritto di avere già perso seri chili da quando si è unito allo sciopero della fame di massa cinque giorni fa. “Una volta che si sono imposti di combattere l’occupante con lo stomaco vuoto, gli eroici prigionieri avranno l’ultima parola”, ha affermato.

Immediatamente dopo l’inizio dello sciopero, l’IPS ha vietato le visite di avvocati e familiari ai detenuti in sciopero e nei primi 20 giorni di sciopero gli avvocati hanno avuto accesso solo alle prigioni di Askelon e Ofer.

Domenica per la prima volta gli avvocati hanno potuto visitare i prigionieri in sciopero della fame nelle prigioni di Ktziot e Nitzan, dopo che l’IPS è stato costretto a concedere le visite degli avvocati in seguito ad una petizione all’Alta Corte israeliana presentata dall’Ong giuridica “Adalah” e dal “Comitato Palestinese per le Questioni dei Prigionieri.”

In seguito all’udienza della Corte, l’avvocato di “Adalah “Muna Haddad ha denunciato l’IPS per “aver aggiunto al danno la beffa “, imponendo il divieto incostituzionale: “I prigionieri palestinesi hanno intrapreso lo sciopero per protestare contro le condizioni inumane ed umilianti a cui sono sottoposti e, come risposta, l’IPS ha preso misure punitive che hanno violato ancor di più i diritti dei prigionieri.”

Lunedì l’avvocato dell’ “Associazione per i Prigionieri Palestinesi (PPS)” Khalid Mahajneh ha detto di essere stato il primo avvocato dall’inizio dello sciopero della fame a cui è stato consentito l’accesso ai prigionieri in sciopero nella prigione di Nafha.

Ha fatto visita al prigioniero Mujahed Hamed, della città di Silwad nella Cisgiordania centrale occupata, che è stato in sciopero della fame fin dall’inizio.

Hamed ha detto a Mahajneh di essere stato trasferito a Nafha dalla prigione di Ashkelon, insieme ai suoi compagni di sciopero Amin Abu Radaha, Mazen al-Qadi, Ayman Jiem, Muhammad al-Sabbah e Mustafa Arrar.

Quando si trovava ancora nella prigione di Ashkelon, le forze dell’IPS hanno fatto irruzione nelle celle, hanno cercato di perquisire fisicamente gli scioperanti e quando i prigionieri hanno fatto resistenza sono stati aggrediti. Hamed ha detto che stava ancora soffrendo di dolori al petto come conseguenza del pestaggio e che da allora gli sono state rifiutate cure mediche.

Ha aggiunto che l’IPS ha tentato di ricattarlo, offrendogli le cure se avesse posto fine al suo sciopero.

Dopo il trasferimento a Nafha gli scioperanti sono stati costretti a bere acqua dai gabinetti, dopo che gli è stata negata l’acqua potabile dalle autorità dell’IPS.

Nei giorni seguenti, Hamed ha detto di essere stato testimone di trasferimenti quotidiani di prigione di scioperanti debilitati, all’interno e all’esterno di Nafha, nel tentativo da parte dell’IPS di interrompere il loro sciopero.

Ha confermato che dal primo giorno di sciopero ai prigionieri in sciopero della fame a Nafha è anche stata comminata una multa per aver rifiutato il cibo, è stato negato l’accesso alla mensa, è stato vietato di ricevere visite e sono stati requisiti gli effetti personali.

Hamed ha segnalato che a Nafha i prigionieri in sciopero della fame sono divisi in cinque gruppi, compreso uno trasferito in un discusso ospedale da campo installato per chi è in sciopero della fame.

Hamed ha riferito che i prigionieri in condizioni di salute deteriorate o quelli che sono stati picchiati dagli agenti dell’IPS sono portati nell’ospedale da campo, dove vengono ricattati con la possibilità di ricevere cure mediche e pasti se interrompono il loro sciopero.

Ha anche detto che il personale della prigione e dell’ospedale da campo mette in giro false notizie, come parte di una guerra psicologica che si svolge in tutte le prigioni israeliane, per indurre i prigionieri a smettere lo sciopero della fame.

Nel frattempo, “Adalah” ha scritto lunedì in un comunicato stampa che le domande di Yousif Jabarin, un membro del parlamento israeliano, di far visita al leader dello sciopero Marwan Barghouthi – che è rinchiuso in isolamento da quando è iniziato lo sciopero – sono state respinte.

“Adalah” ha citato le parole di Jabarin: “Il rifiuto (dell’IPS) di tutte le mie richieste di visitare Barghouthi costituisce una grave offesa alla mia attività politica come membro della Knesset ed all’immunità parlamentare. Non vi è dubbio che lo sciopero dei prigionieri sia di enorme rilievo pubblico e che rientri nel mio ruolo di pubblico rappresentante eletto esaminare e valutare le politiche dell’IPS relative a questo tema. Questo può avvenire, oltre che con altri mezzi, facendo visita ai prigionieri.”

Secondo le organizzazioni palestinesi, le autorità israeliane hanno incarcerato circa un milione di palestinesi dalla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e la successiva occupazione di Cisgiordania, Gerusalemme est e Striscia di Gaza nel 1967.

Secondo l’organizzazione per i diritti dei prigionieri “Addameer”, ad aprile risultavano detenuti nelle carceri israeliane circa 6300 palestinesi.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)