Coloni israeliani incendiano auto e distruggono proprietà durante un’aggressione contro un villaggio nella zona di Ramallah

La scritta "vendetta" dopo un attacco di coloni al villaggio di Duma nel 2015
Share on FacebookTweet about this on Twitter
image_pdfimage_print

Ma’an News

Mercoledì 9 agosto 2017

Betlemme (Ma’an) – Mercoledì durante un attacco coloni israeliani hanno dato fuoco a due veicoli di proprietari palestinesi nel villaggio di Umm Safa, nella zona centrale del distretto di Ramallah nella Cisgiordania occupata presumibilmente per vendicare tre coloni israeliani che il mese scorso sono stati uccisi da un palestinese nella vicina colonia di Halamish.

L’agenzia di notizie palestinese Wafa ha raccolto la testimonianza di Marwan Sabah, il capo del consiglio di villaggio, che ha detto che i coloni israeliani hanno dato fuoco ai veicoli verso le 2.30 del mattino.

Sabaha ha detto che, mentre i soldati israeliani, secondo quanto riportato, si trovavano di notte all’ingresso del villaggio, dopo che se ne sono andati i coloni hanno attaccato case alla periferia del villaggio.

Peraltro di rado i soldati israeliani sono in grado di controllare i coloni israeliani, e spesso emergono racconti di soldati israeliani che stanno a guardare gli attacchi dei coloni contro palestinesi senza intervenire. Se i soldati prendono qualche iniziativa, si tratta in genere di sparare “mezzi per il controllo della folla”, come gas lacrimogeni e proiettili rivestiti di gomma o spesso letali contro i palestinesi.

Secondo quanto riferito, i coloni hanno anche scritto sui muri del villaggio slogan di odio, invocando attacchi vendicativi contro i palestinesi in risposta all’aggressione mortale del mese scorso, quando un palestinese del villaggio di Kobar, nella zona di Ramallah, è entrato nella colonia di Halamish ed ha accoltellato a morte tre coloni israeliani.

Secondo l’esercito israeliano dell’incidente si occuperà la polizia israeliana. Tuttavia non è stato possibile reperire nessun portavoce della polizia israeliana per un commento.

Secondo Sabah, la mattina dopo l’attacco sono arrivate forze israeliane “per ispezionare la zona.” Una portavoce dell’esercito israeliano ha detto a Ma’an che avrebbe preso in considerazione ogni rapporto su quanto avvenuto.

Nelle prime ore dell’alba di mercoledì le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Kobar, arrestando il padre e lo zio dell’aggressore di Halamish, il diciannovenne Omar al-Abed. Anche altre tre persone del villaggio sono state arrestate durante scontri che hanno lasciato 15 feriti, alcuni con ferite da arma da fuoco.

La scorsa settimana circa 200 coloni dell’insediamento di Halamish hanno attaccato il villaggio di Kobar. Le forze israeliane hanno risposto reprimendo violentemente gli scontri scoppiati tra i coloni ed i residenti palestinesi, con un bilancio di un palestinese ferito da proiettili veri sparati dall’esercito israeliano. Più di circa 600.000 coloni israeliani abita nei territori palestinesi occupati in violazione delle leggi internazionali. La comunità internazionale ha ripetutamente definito la loro presenza e la loro popolazione in aumento il principale impedimento per una possibile pace nella regione.

Sabato l’ONU ha informato che dopo una riduzione delle aggressioni dei coloni contro i palestinesi durante tre anni, la prima metà del 2017 ha mostrato il maggiore aumento di questi attacchi, con 89 incidenti documentati finora nell’anno.

“Su base mensile ciò rappresenta un incremento dell’88% rispetto al 2016,” ha detto l’ONU. Gli attacchi durante questo periodo hanno comportato la morte di tre palestinesi.

I media israeliani hanno informato che anche lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, ha messo in guardia il governo israeliano sull’allarmante tendenza e gli ha “chiesto di adottare urgenti misure per evitare un’ulteriore peggioramento,” secondo l’ONU.

Attivisti e gruppi per i diritti umani palestinesi hanno a lungo accusato Israele di favorire una “cultura dell’impunità” per i coloni ed i soldati israeliani che commettono violenze contro i palestinesi.

Secondo l’ong israeliana Yesh Din, negli ultimi tre anni le autorità israeliane hanno incriminato solo nell’8,2% dei casi i coloni israeliani che hanno commesso reati contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Al contempo palestinesi che avrebbero o hanno attaccato israeliani sono spesso uccisi sul posto, cosa nella quale i gruppi per i diritti umani hanno ravvisato “esecuzioni extragiudiziarie”, o hanno affrontato lunghe condanne alla prigione.

(traduzione di Amedeo Rossi)