Tre anni dopo la guerra: parlano i giovani di Gaza

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Ramzy Baroud

5 settembre 2017, Ma’an News

Quando è ora di andare a letto ho paura di spegnere la luce. Non sono un fifone, è solo che ho paura che quella lampadina che pende dal soffitto sia l’ultima luce che rimane (accesa) nella mia vita.”

Poco dopo aver scritto queste parole Moath al-Haj, giovane artista del campo profughi di Gaza, è morto nel sonno. Dopo che era sparito per due giorni gli amici di Moath hanno buttato giù la sua porta e lo hanno trovato rannicchiato nella coperta nel posto in cui da 11 anni viveva da solo.

Moath abitava nel campo profughi di al-Nuseirat, uno dei più affollati di Gaza, un nome che è legato a sofferenze storiche, guerre ed a una leggendaria resistenza. Cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, Moath è tornato a Gaza per frequentare l’università Islamica, ma è rimasto lì, subendo tre guerre e un blocco durato dieci anni.

Comunque il giovane conservava una parvenza di speranza, come rappresentato nei suoi molti disegni e dai suoi toccanti commenti.

Moath ha imparato a vivere in un mondo tutto suo fin da quando era piccolo. Il mondo esterno gli sembrava imprevedibile e, a volte, crudele.

Quando sua madre è morta, Moath aveva solo un anno. Suo padre è morto di tumore negli Emirati Arabi Uniti e, a causa di circostanze al di fuori del suo controllo, Moath ha vissuto da solo. A stare con lui erano i suoi amici del quartiere, ma per lo più erano le sue espressioni artistiche schive, eppure profonde.

Sorridi, che la guerra si vergogni,” era una delle sue vignette. In essa una ragazzina con un vestito a fiori dà la schiena al lettore, guardando altrove.”

I personaggi delle opere artistiche di Moath avevano sempre gli occhi chiusi, come se rifiutassero di vedere il mondo intorno a loro, e insistevano ad immaginare un mondo migliore nei loro stessi pensieri.

Dopo un esame accurato del suo corpo, i dottori hanno concluso che Moath è morto in seguito ad un infarto. Il suo cuore, pesante per le disgrazie individuali e collettive, ha semplicemente ceduto. E così uno dei migliori giovani di Gaza è stato seppellito in un cimitero sempre affollato. I media sociali si sono riempiti di dichiarazioni di condoglianze, fatte da giovani palestinesi di Gaza, sconvolti dalla notizia che Moath è morto, che la sua ultima luce si è spenta e che la vita del giovane è finita, mentre l’assedio e la situazione di guerra rimangono.

Nella stessa settimana, i palestinesi hanno commemorato i tre anni dalla fine della guerra devastante di Israele contro la Striscia. La guerra ha ucciso più di 2.200 palestinesi, la maggior parte dei quali civili, e 71 israeliani, la maggioranza dei quali soldati.

La guerra ha lasciato Gaza in rovina, in quanto più di 17.000 case sono state totalmente distrutte e migliaia di altre strutture, compresi ospedali, scuole e fabbriche sono state demolite o gravemente danneggiate.

La guerra ha totalmente distrutto qualunque parvenza di attività economica avesse la Striscia di Gaza. Oggi l’80% di tutti i palestinesi di Gaza, la maggioranza dei quali dipende dagli aiuti umanitari, vive al di sotto del livello di povertà.

C’è un’intera generazione di palestinesi di Gaza che cresce senza conoscere altro che guerra ed assedio e che non ha mai visto il mondo al di là dei confini letali di Gaza.

Queste sono le voci di alcuni di questi giovani gazawi, che hanno gentilmente condiviso le loro tragiche storie personali, sperando che il mondo ascolti la loro richiesta di libertà e di giustizia.

Isra Migdad è uno studente di finanza islamica:

Dopo che la nostra casa è stata parzialmente danneggiata durante la guerra israeliana del 2014 c’è voluto un anno e mezzo alla mia famiglia per ricostruirla, a causa del ritardo nel materiale da costruzione a cui viene concesso entrare nella Striscia di Gaza e dei prezzi proibitivi di questo materiale, quando si riesce a trovare. Ho perso la borsa di studio per il mio master nel 2014 a causa del blocco e della difficile situazione finanziaria della mia famiglia dopo la guerra.

Ho passato gli ultimi tre anni a presentare domande per una borsa di studio, solo per apprendere che molte università in Europa non sanno niente, o molto poco, dell’assedio israeliano contro Gaza e della continua chiusura dei confini. Ho ottenuto un’altra borsa di studio, solo per riperderla, dato che non ho avuto abbastanza tempo per completare le procedure per il viaggio e per contrattare l’uscita da Gaza.

Sì, voglio una vita migliore, ma amo anche Gaza. Eppure la situazione sta diventando più dura ogni giorno che passa. E’ difficile trovare un lavoro stabile e, anche se si riesce ad avere un’occasione altrove, è quasi impossibile uscire.”

Ghada Abu Karsh, 23 anni, ha studiato letteratura inglese e lavora attualmente come traduttrice:

Giorno dopo giorno la situazione a Gaza diventa sempre più complicata e persino peggiore di prima. Dall’ultima guerra ad oggi niente sembra migliorare. Assolutamente niente.

Durante il mio lavoro al Centro Palestinese per il Commercio (Pal-Trade), che si occupa dell’economia palestinese, vedo ogni giorno gente che lotta in ogni settore economico. La crisi elettrica sta distruggendo gli affari ovunque. Il settore agricolo è in rovina in quanto i coltivatori non possono esportare i propri prodotti e non hanno accesso neppure al mercato palestinese in Cisgiordania.

Nonostante gli impegni da parte di importanti donatori di sostenere la ricostruzione in seguito al conflitto del 2014, la situazione per i palestinesi che vivono a Gaza non è mai stata peggiore. Oltretutto la gente a Gaza sta affrontando una pesante carenza di acqua potabile e di un sistema sanitario adeguato ed equo. Persino il mare è inquinato a causa dei liquami che vi vengono scaricati quotidianamente. Ci sono poche speranze di un miglioramento delle condizioni in prospettiva.”

Banyas Harb è un’insegnante:

La chiusura ed il blocco senza precedenti imposti a Gaza hanno creato una sensazione di impotenza. Il problema più frustrante di cui i giovani stanno soffrendo è la chiusura del valico di Rafah [verso l’Egitto, ndt.]. I giovani a Gaza rappresentano circa un terzo della popolazione palestinese, eppure meno del 10% di tutti i giovani può vedere quello che c’è oltre Gaza. Ci sentiamo abbandonati. Soli.”

Kholod Zughbor ha una laurea in Letteratura inglese presso l’università “Alazhar” a Gaza:

L’assedio contro Gaza è in atto dal 2006. La situazione è stata terribile qui, anche prima che iniziassero le guerre. La disoccupazione tra i giovani di Gaza è stimata al 60%.

Ho assistito a tre guerre. Ho visto la vita peggiorare progressivamente, soprattutto dopo l’ultima guerra. Tre anni dopo la guerra del 2014 la situazione è diventata più dura e misera. La Striscia di Gaza è ancora lontana dal pieno ricupero, e quello che è stato costruito è solo una goccia nell’oceano di rovine.”

Sondos ha una laurea in Letteratura inglese. E’ un’assistente sociale:

In quanto assistente sociale, ho visitato oltre 350 famiglie che sono state colpite dalla guerra e dalle sue conseguenze. Sono gravate da serie conseguenze psicologiche e sono costantemente offuscate dalla sensazione di una catastrofe impellente. In ogni casa che ho visitato c’è una storia straziante di povertà, disoccupazione, paura del futuro, di un’altra guerra israeliana.

Senza pressioni dall’estero su Israele, i gazawi continueranno a rivivere questo incubo nella loro prigione a cielo aperto. Non possono né ricostruire le loro case distrutte, né importare i beni di prima necessità, né avere accesso in modo regolare all’elettricità ed all’acqua potabile.

Ma Gaza continuerà ad aggrapparsi alla vita e non si lascerà prendere dalla disperazione. I nostri giovani continueranno a cercare un’educazione migliore e lavoreranno per ottenere i loro obiettivi, indipendentemente dai problemi. Continueranno a utilizzare la loro immaginazione per superare tutti gli ostacoli, come abbiamo fatto per molti anni. Coraggio e determinazione sono le nostre qualità più preziose.”

Ramzy Baroud è un editorialista, scrittore e fondatore di PalestineChronicle.com stimato a livello internazionale. Il suo ultimo libro è “Mio padre era un combattente per la libertà: la storia non raccontata di Gaza.”

Yousef Aljamal, scrittore e studente di dottorato di Gaza, ha contribuito a questo articolo.

(traduzione di Amedeo Rossi)

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