Il soldato medico assassino israeliano “ha sofferto molto” – per cui una condanna breve è stata ridotta di quattro mesi

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Jonathan Ofir

28 settembre 2017, Mondoweiss

Elor Azarya ha “sofferto molto”, ha detto un portavoce dell’esercito israeliano, annunciando la decisione del capo di stato maggiore Gadi Eisenkot di ridurre di 4 mesi la già mite condanna a 18 mesi del soldato medico per aver ucciso con una pallottola in testa a bruciapelo un presunto aggressore palestinese ferito ed immobile in una strada di Hebron nel 2016.

Non c’è fine alla vittimizzazione ebraica. Dopotutto egli è “figlio di tutti noi”, ha fatto eco una dichiarazione di Netanyahu.

Azarya ha appena iniziato a scontare la sua condanna lo scorso mese, e la scorsa settimana ha avuto un permesso per “Rosh Hashanah”, il capodanno ebraico – un’iniziativa inusuale dopo un periodo così breve di detenzione. Come ha notato Israel National News [rete informativa del movimento sionista religioso, ndt.], “ai soldati in genere vengono concesse licenze dal carcere solo dopo aver scontato un terzo della pena”.

L’avvocato di Azarya Yoram Sheftel è speranzoso:

Speriamo che questo sia una rondine che preannuncia la primavera e un rilevante alleggerimento della pena dell’esercito,” ha detto.

Ma la stagione delle feste ebraiche non è finita. Lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, è domani, e il capo di stato maggiore ha forse sentito di dover espiare per i suoi peccati, in quanto in un primo tempo aveva detto che Azarya “aveva sbagliato” e poi che Azarya non era “figlio di tutti noi”.

Che traditore! Intendo dire, politici di destra e di sinistra (compresa Shelly Yachimovitch del partito Laburista) si sono messi in fila per chiedere la grazia per Azarya subito dopo il verdetto (ancor prima che la condanna venisse pronunciata).

Perciò Eisonkot ha dato ad Azarya un tardivo regalo per “Rosh Hashanah”, forse un precoce perdono per lo “Yom Kippur”. Eisenkot ha persino specificato che il fatto che Azarya non abbia manifestato pentimento per aver ucciso l’aggressore, Abdel Fattah al-Sharif, ha influenzato la sua decisione. Cioè – se egli si fosse detto pentito, gli avrebbe concesso di più.

Ma come i bambini viziati, che ricevono regali anche se si comportano male, Azarya doveva semplicemente ricevere fin d’ora questo regalo – ma lui viene “punito” con un regalo più piccolo di quello che altrimenti avrebbe ottenuto se almeno avesse “espresso pentimento”.

Non è che l’inizio. Su Haaretz Amos Harel ha calcolato:

Supponendo che ad Azaria venga annullato un terzo della condanna per buona condotta, potrebbe essere già rilasciato il 30 marzo 2018. Altrimenti dovrebbe scontrare la pena fino al 30 settembre del prossimo anno.”

Cioè, nel peggiore dei casi, Azarya sarà libero entro la fine della festa di “Sukkot” (la festa dei tabernacoli), che segue lo Yom Kippur, del prossimo anno. Ma ci sono buone possibilità che sia in realtà libero prima della prossima Pasqua, come una “rondine che preannuncia l’arrivo della primavera”, come l’ha descritto l’avvocato Sheftel.

Suppongo che allora aggiungeranno qualcosa nell’ “Haggadah” (la lettura tradizionale) della Pasqua, in cui, oltre alla commemorazione della liberazione dalla prigionia egiziana, si potrà festeggiare la liberazione di Elor Azarya dalla prigione. Perché abbiamo tutti “sofferto molto”, e Azarya sta “pagando per tutti noi”.

(traduzione di Amedeo Rossi)