In Israele cresce il fascismo e un razzismo simile al nazismo dei primi anni

Zeev Sternhell AFP (Photo credit should read THOMAS COEX/AFP/Getty Images)
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Zeev Sternhell*

19 gennaio 2018, Haaretz

Non desiderano danneggiare fisicamente i palestinesi. Vogliono solo privarli dei loro diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro stesso Stato e la libertà dall’oppressione

Mi chiedo spesso come tra 50 o 100 anni uno storico interpreterà la nostra epoca. Quando, si chiederà, il popolo di Israele ha iniziato a capire che lo Stato fondato durante la guerra d’Indipendenza [definizione israeliana della guerra del ’48 contro i Paesi arabi, che portò all’espulsione dei palestinesi ed alla nascita di Israele, ndt.], sulle rovine dell’ebraismo europeo e a costo del sangue dei combattenti, alcuni dei quali erano sopravvissuti all’Olocausto, è degenerato in un vero mostro per i suoi abitanti non ebrei? Quando alcuni israeliani hanno compreso che la loro crudeltà e capacità di angariare gli altri, palestinesi ed africani, ha iniziato ad erodere la legittimazione morale della loro esistenza come entità sovrana?

La risposta, potrebbe dire questo storico, era insita nelle azioni di membri della Knesset  come Miki Zohar [parlamentare del Likud, ndt.] e Bezalel Smotrich [parlamentare di estrema destra] e nelle leggi proposte dalla ministra della Giustizia Ayelet Shaked [del partito di estrema destra “Casa ebraica”, ndt.]. La legge sullo Stato-Nazione, che assomiglia a ciò che venne formulato dai peggiori ultra-nazionalisti europei, è stata solo l’inizio. Dato che nelle sue manifestazioni su viale Rothschild [una delle principali vie di Tel Aviv, ndt.] la sinistra non ha protestato contro di essa, ciò ha funzionato come un primo chiodo sulla bara del vecchio Israele, quello la cui Dichiarazione di Indipendenza rimarrà come un pezzo da museo. Questo reperto archeologico insegnerà alla gente quello che Israele avrebbe potuto diventare se la sua società non fosse stata disintegrata dalla devastazione morale provocata dall’occupazione e dall’apartheid nei territori [palestinesi occupati, ndt.].

La sinistra non è più in grado di controllare l’ultranazionalismo tossico che vi si è sviluppato, del genere il cui ceppo europeo ha quasi spazzato via la maggior parte del popolo ebraico. Le interviste che il giornalista di Haaretz Ravit Hecht ha fatto a Smotrich e Zohar (3 dicembre 2016 e 28 ottobre 2017) dovrebbero essere diffuse ampiamente su tutti i mezzi di comunicazione in Israele e in tutto il mondo ebraico. In entrambe si nota non solo il crescente fascismo israeliano, ma un razzismo simile al nazismo nelle sue prime fasi.

Come ogni ideologia, la teoria nazista della razza si sviluppò nel corso degli anni. All’inizio si limitò a privare gli ebrei dei loro diritti civili ed umani. È possibile che, senza la Seconda Guerra Mondiale, il “problema ebraico” sarebbe finito solo con l’espulsione “volontaria” degli ebrei dal territorio del Reich. Dopotutto, la maggior parte degli ebrei austriaci e tedeschi lo fece per tempo. È possibile che questo sia il futuro che attende i palestinesi.

Di fatto, Smotrich e Zohar non vogliono danneggiare fisicamente i palestinesi, a patto che non si ribellino ai loro padroni ebrei. Desiderano solo privarli dei loro diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro stesso Stato e la libertà dall’oppressione, o di pari diritti nel caso in cui i territori vengano ufficialmente annessi ad Israele. Per questi due rappresentanti della maggioranza alla Knesset, i palestinesi sono destinati a rimanere per sempre sotto occupazione. È probabile che il comitato centrale del Likud la pensi allo stesso modo. Il ragionamento è semplice: gli arabi non sono ebrei, per cui non possono rivendicare il possesso di nessuna parte della terra che è stata promessa al popolo ebraico.

Secondo la concezione di Smotrich, Zohar e Shaked, un ebreo di Brooklyn che non ha mai messo piede in questo Paese è il legittimo proprietario di questa terra, mentre un palestinese la cui famiglia ha vissuto qui per generazioni è uno straniero, che ci vive solo per gentile concessione degli ebrei. “Un palestinese”, ha detto Zohar a Hecht, “non ha diritto all’autodeterminazione in quanto non possiede la terra di questo Paese. Per correttezza accetto che stia qui come residente, sempre che sia nato qui e viva qui – non voglio chiedergli di andarsene. Mi spiace dirlo, ma essi hanno uno handicap fondamentale – non sono nati ebrei.”

Da ciò si può desumere che, anche se tutti loro si convertissero, si facessero crescere i riccioli dalle tempie [tipici degli ebrei ortodossi, ndt.] e studiassero la Torah, non basterebbe. Questa è la situazione riguardo ai richiedenti asilo sudanesi, agli eritrei ed ai loro figli, che sono israeliani a tutti gli effetti Era così anche per i nazisti. Poi arriverà l’apartheid, che potrebbe essere applicato in base a certe circostanze agli arabi che sono cittadini di Israele. La maggior parte degli israeliani non ne sembra turbata.

(traduzione di Amedeo Rossi)

* Nota del traduttore: Zeev Sternhell è un importante storico della politica israeliano di orientamento liberale, esperto nello studio dei fascismi ed apprezzato dallo storico Renzo De Felice e dal filosofo Augusto del Noce, entrambi di destra. È stato insignito del premio “Israel”, uno dei più importanti riconoscimenti accademici israeliani. Membro del gruppo pacifista “Peace now” e critico con la colonizzazione in Cisgiordania, nel 2008 ha subito un attentato dinamitardo ad opera di estremisti di destra israeliani.