Metodi fascisti: come i detrattori di Jeremy Corbyn stanno tramando per toglierlo di mezzo

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David Hearst

Martedì 14 agosto 2018,Middle East Eye

Agli oppositori del leader del partito Laburista non importa niente dell’antisemitismo. Faranno solo di tutto per eliminare Corbyn

Ogni volta che ti connetti, ti chiedi quanto sarà ancora più sporca la campagna per spodestare Jeremy Corbyn come leader del partito Laburista, quanto più in basso i suoi nemici stanno per sprofondare. E ogni giorno essi si superano nella corsa verso la fogna della politica britannica.

La scorsa settimana tre giornali ebrei britannici, che di solito si scontrano tra loro, hanno unito le forze per postare un editoriale unitario in cui si dichiara che un governo diretto da Corbyn rappresenterebbe una “minaccia esiziale” per gli ebrei britannici.

Il vero scopo della campagna

Sabato il “Daily Mail” [secondo quotidiano più venduto in GB, di tendenza conservatrice, ndtr.] ha affermato che Corbyn ha lasciato una corona di fiori sulla tomba di due palestinesi che avrebbero organizzato il massacro alle Olimpiadi di Monaco. Oggi il giornale popolare “The Sun” [giornale più venduto in GB, di tendenza molto conservatrice, ndtr.] ha pubblicato due articoli nella stessa edizione. Uno era una lettera di un lettore in cui si dichiarava che Boris Johnson [importante politico conservatore, ndtr.] ha “colto nel segno” quando ha detto che le donne che portano il burqa sembrano cassette delle lettere o rapinatori di banche: “A Boris dovrebbe essere consentito di parlare sinceramente, non ha niente di cui scusarsi.”

Immaginate solo quello che sarebbe successo se Corbyn avesse preso in giro la kippah [copricapo degli ebrei osservanti, ndtr.], apertamente e spudoratamente, su un giornale nazionale.

L’altro era un editoriale in cui si affermava che Corbyn non è adeguato ad essere il leader del partito Laburista e “non gli si può consentire di avvicinarsi al governo.” Almeno –finalmente – siamo arrivati allo scopo di questa campagna. È chiaro ora che non ha niente a che vedere con la reale e verificabile situazione dell’antisemitismo nel partito Laburista, o al fatto che Corbyn si sia ritrovato nei cimiteri di Tunisi nel 2014 per i rifugiati palestinesi.

È evidente che l’obiettivo è togliere di mezzo il capo dell’opposizione utilizzando metodi fascisti – diffamazione, calunnia, intimidazione.

Incapaci di presentare un candidato in grado di sconfiggerlo con metodi democratici, nelle urne, incapaci di attaccarlo per le sue politiche, che riscuotono un sostegno maggioritario nel Paese, i detrattori di Corbyn si sono metodicamente e costantemente concentrati sul compito di diffamarlo.

E, ovviamente, funziona.

Dare da mangiare ai coccodrilli

Corbyn sta affrontando la più grande minaccia alla sua leadership dal “golpe” organizzato dai parlamentari del suo partito. È anche sempre più isolato tra i suoi stessi sostenitori. John McDonnell, l’alleato più vicino a Corbyn, che evita la politica estera,[in quanto] pensa che non sia un argomento di lotta del partito Laburista. Emily Thornberry, il suo ministro ombra degli Esteri [il partito laburista, all’opposizione, ha un governo ombra, ndtr.], non ha detto una parola.

Ed Milliband, l’ex leader del partito Laburista sotto la cui direzione l’antisemitismo è stato storicamente maggiore che durante la segreteria di Corbyn, gli ha fornito uno scarso appoggio. I dirigenti del sindacato si sono tenuti lontano. I gruppi musulmani non ne vogliono sapere. Corbyn è solo.

E il risultato è che Corbyn sente di essere lasciato senza alternative se non cedere, chiedere scusa, accettare uno dopo l’altro i controversi “esempi pratici” della definizione di antisemitismo dell’”International Holocaust Remembrance Alliance” [Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto] (IHRA) in una lenta e penosa ritirata.

È un disastroso errore di valutazione. Le “scuse” di Corbyn per misfatti di cui è innocente, non fanno che alimentare il coccodrillo. Come dicono i georgiani: “Una volta che hai esaurito le galline da gettare al coccodrillo, si prenderà il tuo braccio.” Che Corbyn sopravviva a questo attacco o no, chiunque partecipi, consapevolmente o meno, a questa campagna deve essere conscio di quello che vuole.

Qualunque cosa accada a Corbyn, ci sono tre vittime di questa sporca faccenda.

Le vittime

La prima è la verità. Praticamente ogni volta che prendi in considerazione una specifica accusa e la esamini, la prova si sgretola come sabbia nelle mani. Prendiamo l’ultima: che Corbyn ha lasciato una corona di fiori sulle tombe di due terroristi palestinesi. Risulta che non ha lasciato una corona di fiori su quella tomba, che era a 13 metri di distanza, ma era presente quando ne è stata lasciata una. La corona era per tutti quelli che si trovavano nel cimitero: palestinesi morti sotto un bombardamento, quelli assassinati e quelli che sono semplicemente morti in esilio. Quindi Corbyn ha onorato i morti palestinesi 22 anni dopo Oslo.

E comunque, chi erano questi due terroristi? Entrambi erano uomini dell’OLP, la fazione palestinese che ha negoziato ad Oslo ed ha riconosciuto Israele. Uno era Salah Khalaf, che si è incontrato con l’ambasciatore USA a Tunisi come parte del dialogo con l’OLP autorizzato dal segretario di Stato USA James Baker. Ciò rende Baker colpevole dello stesso crimine appena commesso da Corbyn?

Khalaf era stato individuato dagli americani come una persona pragmatica che stava spostando la politica dell’OLP. Il secondo era Atef Bseiso, il funzionario di collegamento dell’OLP con la CIA. Israele lo ha accusato di coinvolgimento nel massacro di Monaco, benché quanti degli assassinati [dai servizi segreti israeliani, ndtr.] fossero direttamente legati a Monaco sia un argomento di discussione storica. I servizi segreti francesi ricondussero il suo [di Bseiso, ndtr.] assassinio a Parigi ad Abu Nidal [gruppo palestinese dissidente rispetto alla politica dell’OLP, ndtr.], e l’OLP accusò il Mossad [il servizio segreto israeliano, ndtr.]. Stiamo dicendo che due uomini dell’OLP che hanno creato dei canali paralleli che avrebbero portato alla conferenza di Madrid, e quindi a Oslo, non dovrebbero essere onorati?

Khalaf, noto anche come Abu Iyad, era il capo dell’intelligence dell’OLP e braccio destro di Arafat. Jack Straw [ex-parlamentare ed ex-ministro laburista, ndtr.] ha lasciato una corona di fiori sulla tomba di Arafat. Ora Straw dovrebbe essere denunciato per averlo fatto? Bseiso e Khalaf furono acclamati dai giorni del Settembre Nero all’inizio degli anni ’70.

E quanto indietro vogliamo andare nella storia? Israele ha avuto due primi ministri che erano ex terroristi per gli attentati che contribuirono a organizzare nel 1944.

Menachim Begin era il capo dell’Irgun, un gruppo paramilitare clandestino sionista il cui scopo era di obbligare gli inglesi a lasciare la Palestina. L’Irgun mise in atto una serie di attentati nel 1944 contro obiettivi britannici, l’ufficio immigrazione, gli uffici delle imposte, una serie di commissariati di polizia. Il suo volto compare su un manifesto con la scritta “ricercato” emanato dalla forza di polizia palestinese [del Mandato britannico, ndtr.].

Yitzak Shamir era un membro del Lehi, o della famosa Banda Stern, che assassinò lord Moyne, il governatore inglese in Medio Oriente. In Israele sia Begin che Shamir sono celebrati come combattenti della libertà.

Maccartismo al lavoro

La seconda vittima di questa campagna sono i palestinesi. Lo scopo è quello di intimorire tutti i politici, che siano conservatori, laburisti, liberal democratici o dell’SNP [il partito nazionalista scozzese, ndtr.] dall’avere qualunque contatto con organizzazioni palestinesi, che potrebbe essere usato per screditarli in futuro. Ognuno ora è messo in guardia per qualunque testimonianza esista di contatti e conferenze che abbiano avuto luogo molto tempo fa. La definizione di antisemitismo dell’IHRA, che non è giuridicamente vincolante, sarà usata come arma retroattiva.

Se ciò assomiglia ai metodi che il senatore USA Joseph McCarthy utilizzava all’inizio degli anni ’50 contro i sospetti comunisti – “rossi sotto il letto” – al culmine della guerra fredda, è perché è così. D’ora innanzi ogni passato contatto, ogni evento, ogni palco condiviso con gruppi, sostenitori, attivisti a favore dei palestinesi e ogni foto che salti fuori dai meandri dei server psicologici di Israele potrebbe essere usato per distruggere la reputazione di politici britannici con altrettanta efficacia che con Corbyn. Che egli sopravviva o meno, la reputazione internazionale di Corbyn è stata intaccata. Se tu fossi un candidato democratico negli USA, ora ti incontreresti con lui?

È la politica di tutti i partiti britannici sostenere –l’ormai moribonda – soluzione dei due Stati. Ogni partito politico appoggia la formazione di uno Stato palestinese indipendente e sostenibile. Proprio per questa ragione questa campagna paralizza nei fatti ogni comunicazione tra attivisti palestinesi, di qualunque tendenza, e politici britannici.

Sto dedicando questo punto in particolare ai nemici di Corbyn alla destra del partito e ai parlamentari del partito. Volete seriamente che gli stessi metodi che avete utilizzato, o di cui siete stati complici, contro Corbyn, vengano utilizzati contro di voi? Pensate davvero che il risultato finale sia la vittoria della democrazia britannica?

Se qualcuno pensa che, tolto di mezzo Corbyn, questa campagna finirà lì, si sbaglia.

La lotta di tutti

La terza vittima di questa campagna è chiunque, palestinese o israeliano, musulmano, cristiano o ebreo, sia identificato e preso di mira da Israele in quanto oppositore.

Si ricordi quello che è successo al giornalista ebreo americano Peter Beinart all’aeroporto Ben Gurion. Beinart, che ha pubblicamente manifestato il proprio appoggio al boicottaggio di prodotti delle colonie nella Cisgiordania occupata, è stato interrogato per un’ora sui suoi articoli di politica e sulle sue attività.

L’incontro è finito quando chi mi interrogava mi ha chiesto, chiaro e tondo, se stavo pensando di partecipare ad un’altra protesta,” ha scritto Beinart. “Ho risposto sinceramente: No. Con ciò sono stato rimandato alla sala d’attesa.” Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha fatto immediatamente marcia indietro ed ha sostenuto che l’interrogatorio di Beinart è stato un “errore amministrativo”.

Per gli ebrei americani e quelli britannici, questo è un vero campanello d’allarme. Questo è il cammino lungo cui Israele è guidato, e lungo cui Israele sta trascinando anche la diaspora ebraica. Schieratevi ora e resistete prima che sia troppo tardi. La lotta di Corbyn per la sua stessa integrità, reputazione e onestà è la lotta di tutti.

Se non lo fate, se ve ne tenete fuori, se state zitti, se sogghignate scientemente e non fate niente, potreste essere i prossimi.

– David Hearst è caporedattore di Middle East Eye. È stato caporedattore degli esteri di “The Guardian” [giornale inglese di centro sinistra, ndtr.], ex editorialista associato degli esteri, per l’Europa, capo della redazione a Mosca, corrispondente dall’Europa e dall’Irlanda. È arrivato a “The Guardian” dallo “Scotsman”, dov’era corrispondente per l’educazione.

Le opinioni esposte in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

(traduzione di Amedeo Rossi)