‘Gli israeliani non vogliono ascoltare ciò che ho da dire’

Guy Hirschfeld (Oren Ziv)
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Edo Konrad

14 dicembre 2018, +972

Nei mesi scorsi le autorità israeliane, insieme ai coloni estremisti, hanno trasformato Guy Hirschfeld in una specie di nemico pubblico a causa del suo attivismo nella Valle del Giordano. In un’intervista Hirschfeld parla della costruzione della solidarietà con i palestinesi, del perché il suo atteggiamento sfrontato lo ha trasformato in un obbiettivo e se le cose stanno peggiorando per gli attivisti di sinistra.

Che cosa si prova ad essere un bersaglio? Gli ebrei israeliani dissidenti e gli attivisti contro l’occupazione, in gran parte, sono stati abbastanza fortunati da evitare questa domanda per anni. Mentre le autorità israeliane hanno avuto pochi scrupoli a reprimere i palestinesi che sfidano apertamente la dittatura militare israeliana nei territori occupati, agli ebrei israeliani la loro ira è stata ampiamente risparmiata.

Questo sta cominciando a cambiare. Dagli interrogatori dello Shin Bet [servizi israeliani per la sicurezza interna, ndtr.] alla frontiera, agli attacchi coordinati a danno di importanti attivisti contro l’occupazione, alla delegittimazione delle Ong di sinistra, le autorità stanno rendendo sempre più difficile la vita degli ebrei israeliani che si espongono. Per gli attivisti più conosciuti, gli attacchi personali sono esibiti come medaglie: la prova che mettere a nudo le crudeltà dell’occupazione serve davvero a qualcosa.

Poi ci sono attivisti come Guy Hirschfeld, che hanno poco da guadagnare a diventare un obiettivo. Nei mesi scorsi a volte si è avuta la sensazione che il quarantanovenne Hirschfeld fosse il nemico pubblico n. 1 per le autorità israeliane in Cisgiordania – e in particolare per i coloni. Hirschfeld, a lungo membro di Ta’ayush – un’associazione israelo-palestinese di volontari di base creata durante la seconda Intifada, ed uno dei pochi gruppi di israeliani che mettono sistematicamente a rischio la vita in solidarietà con i palestinesi – passa molte giornate ad accompagnare i pastori palestinesi nella Valle del Giordano, dove vengono regolarmente aggrediti dai coloni o dall’esercito.

Se l’orientamento ideologico di Hirschfeld lo ha reso un bersaglio, il suo atteggiamento sfrontato, spesso scioccante, non gioca a suo favore. Le sue abituali critiche ai soldati, che spesso sfociano in insulti personali, unite ad un’irriverenza provocatoria verso le norme convenzionali (si riferisce normalmente ai coloni ideologici negli avamposti come a “terroristi”) hanno fatto sì che venisse preso di mira. Da quando nel 2009 si è unito a Ta’ayush, Hirschfeld è stato arrestato o detenuto 60 o 70 volte – 25 solo quest’anno.

Hirschfeld è un facile bersaglio, ma il suo caso è esemplare di una più vasta repressione contro attivisti israeliani di base, che lottano accanto ai palestinesi nei territori occupati. Quella repressione si è manifestata due anni fa, quando un gruppo di estrema destra ha tentato di distruggere il veterano di Ta’ayush, e mentore di Hirschfeld, Ezra Nawi. Oggi che Nawi è decisamente meno attivo, Hirschfeld è diventato il principale obbiettivo della destra.

Invece di intimidirlo, le tattiche intimidatorie non hanno fatto che renderlo ancor più senza remore. Negli ultimi due anni i suoi followers su Facebook sono arrivati a 4.000, compresi alcuni dei soldati e dei poliziotti israeliani che lo affrontano sulle aride colline della Valle del Giordano. Lui tiene un’accurata documentazione di ogni sua interazione con le autorità e i coloni e, a parte tre arresti per possesso di marijuana (Hirschfeld è autorizzato a usare cannabis a scopo medico), le sue continue riprese video hanno fatto sì che i suoi persecutori non lo abbiano mai potuto accusare di aver commesso reati. È anche un modo efficace per mostrare al mondo ciò che succede ai palestinesi nel nord della Cisgiordania.

Nei mesi scorsi le autorità hanno incominciato a vessarlo in modi nuovi e con maggiore frequenza. Lo scorso mese i funzionari gli hanno revocato la patente e sequestrato l’automobile per possesso di marijuana (un giudice gli ha restituito la patente e la macchina ed ha redarguito la polizia per averlo preso di mira unicamente a causa delle sue idee politiche). Alcune settimane prima, Hirschfeld ha ricevuto una telefonata minacciosa da un agente perché aveva chiesto alle forze di sicurezza di non partecipare alla demolizione del villaggio di Khan al-Ahmar. All’inizio di dicembre è stato costretto a scusarsi pubblicamente dopo che un video lo aveva ripreso mentre arringava un soldato etiope-israeliano, nei confronti del quale è stato accusato di atteggiamento razzista.

“Voglio chiarire tutto”, ha detto Hirschfeld la settimana scorsa in un’intervista nel suo appartamento, che si trova in un moshav [comunità agricola cooperativa, ndtr.] appena ad ovest di Gerusalemme. “L’esercito mente. Io dico la verità. Se fosse il contrario, sarei stato mandato in prigione molto tempo fa. Ecco perché hanno bisogno di inventarsi le cose e trovare dei modi per fermarmi.”

L’esercito e i coloni la definiscono un criminale e un anarchico.

“Eppure vado ancora in giro liberamente. Com’è possibile? Non avete idea di quante volte sono stato arrestato ingiustamente da soldati o poliziotti. Durante gli interrogatori gli mostro le prove video che contraddicono il motivo del mio arresto – e mi lasciano andare.”

“Questo fa sì che alcuni soldati comincino a fare domande. Quando lo fanno – è l’ultima volta che li vedo. L’esercito si assicura che non ci siano contatti tra di noi da quel momento in poi. Non vogliono che facciano domande.”

Hirschfeld dice di non aver nulla da nascondere. Al contrario: dice che più è trasparente, meno ha di che preoccuparsi. “Credo nella legge e nell’ordine. Per questo faccio sempre in modo di non violare alcuna legge. Questo fa infuriare l’esercito.”

Non ha paura di essere il prossimo Ezra Nawi?

“Questo è il loro scopo. Ai loro occhi, io sono il nuovo Ezra.”

Hirschfeld ritiene che siano le sue relazioni con i palestinesi della Valle del Giordano, come anche il suo atteggiamento sfrontato, a fare infuriare soldati e poliziotti. Se si parla con lui abbastanza a lungo, si ha l’impressione che la solidarietà con i palestinesi sia solo uno dei suoi obiettivi. La quantità di tempo che impiega parlando – o urlando – ai membri delle forze di sicurezza israeliane trasmette un diverso messaggio: lui vuole tentare di educarli. “Io dico in faccia ai soldati la verità, che sono sfruttati e fregati. La verità dà fastidio.”

È stato il confronto con il soldato etiope all’inizio di questo mese che ha portato Hirschfeld a concludere che era il caso di cambiare atteggiamento. Nel video si vede Hirschfeld schernire il soldato che era in servizio in Cisgiordania, chiedendogli in modo retorico se scaricava la sua rabbia sui palestinesi a causa del razzismo che subiva in Israele. “Quell’esperienza mi ha insegnato che devo fare molta attenzione a come mi esprimo, ma la grande maggioranza dei soldati che portano avanti quotidianamente l’occupazione non provengono dai livelli più alti della società”, dice.

A volte lei esagera, forse è questo che fa arrabbiare tanta gente.

“Mi sono scusato per quel che ho detto, ma voglio chiarire una cosa: questa è la realtà in Israele. Qui non sono io quello che applica politiche razziste contro gli etiopi.”

“Voglio continuare a dimostrare a questi soldati che vengono usati da un sistema a cui non importa niente di loro. La realtà è che questi soldati sono burattini dei coloni radicali negli avamposti, che non sono niente altro che terroristi”, aggiunge. “La loro forma di terrorismo non ha bisogno di essere violenta; la loro semplice presenza è sufficiente per terrorizzare i palestinesi. Quando arriviamo noi, è più probabile che i coloni se ne vadano.”

La Valle del Giordano è spesso trascurata nelle discussioni sul destino dei territori occupati. La maggior parte degli israeliani non sa nemmeno che quella zona è sotto il governo militare -probabilmente in conseguenza del fatto che è scarsamente popolata, ha un numero relativamente piccolo di coloni, e dell’affermazione, tra i politici sionisti di entrambi gli schieramenti politici, che Israele non rinuncerà mai al controllo per la sicurezza su di essa.

Hirschfeld è convinto che la presenza di attivisti israeliani per i diritti umani nella Valle del Giordano non sia meno importante che nelle colline a sud di Hebron, dove Ta’ayush è attiva dai primi anni 2000. Nel 2016, dopo avere accompagnato per anni i palestinesi là, ha deciso che l’associazione doveva essere presente nella Valle del Giordano, una zona che lui dice stia subendo una pulizia etnica.

“Durante e dopo la guerra del 1967, Israele espulse decine di migliaia di palestinesi dall’area”, dice. “Oggi Israele sta cercando di rendere la vita insopportabile alla gente che è rimasta – per indurla ad andarsene.”

L’esercito israeliano distrugge sistematicamente le case ed altre strutture delle comunità di pastori palestinesi. Come dovunque nelle zone della Cisgiordania designate come area C, sotto pieno controllo militare israeliano [in base agli accordi di Oslo del 1993, ndtr.], è praticamente impossibile per i palestinesi ottenere permessi di costruzione. L’esercito ha dichiarato enormi appezzamenti di terreno “zone di addestramento”, quindi interdette ai pastori. I palestinesi sono privi di infrastrutture indispensabili come acqua corrente ed elettricità, mentre le vicine colonie sono collegate a tutti i servizi di base. Gli abitanti palestinesi subiscono arresti arbitrari e le loro attrezzature vengono spesso confiscate.

“Fanno di tutto per cacciarli via. Noi stiamo semplicemente cercando di aiutare queste comunità a sopravvivere.”

In che modo lo fate?

“Li accompagniamo ai loro terreni, li mettiamo in contatto con organizzazioni internazionali e per i diritti umani. Ci assicuriamo che l’esercito o i coloni non li disturbino quando portano le greggi al pascolo. Documentiamo tutto. Vogliamo dimostrare loro che esistono altri israeliani.”

“Ci sono anche situazioni più spinose. Per esempio, ci sono casi in cui l’esercito chiede a queste comunità di lasciare la zona in modo che (i soldati) possano fare addestramento. A volte lo fa senza dare il dovuto preavviso. Appena si presentano gli attivisti israeliani, tutto finisce. Dovete ricordare che l’occupazione è un’impresa criminale; nel momento in cui vi si fa luce, le autorità fanno molta più fatica a gestirla.”

Nonostante il suo disprezzo per le forze di sicurezza, Hirschfeld sa che spesso l’unico modo per garantire che le comunità palestinesi possano esercitare senza pericoli la pastorizia sta nel collaborare con l’esercito israeliano. “Non molto tempo fa ho ricevuto una telefonata da un comandante di battaglione che mi ha detto: ‘Stai facendo impazzire i miei soldati. Incontriamoci e parliamo.’ Allora ci siamo incontrati, dopodiché c’è stata una relativa tranquillità per alcuni mesi, almeno fino a quando si è insediato un nuovo comandante di divisione.”

I palestinesi che lavorano con Ta’ayush spesso si trovano a dover affrontare maggiori pressioni da parte delle autorità israeliane. Lei come si rapporta a ciò?

“Noi non ci rechiamo mai nelle comunità. Loro vengono da noi dopo che l’esercito, la polizia o i coloni iniziano ad angariarli. Cominciamo con qualche discorso di introduzione in cui io dico loro che le autorità cercheranno di convincerli a non lavorare con noi, specialmente all’inizio. Dico loro di dire all’esercito: ‘Noi saremmo felici che Ta’ayush non dovesse intervenire, ma abbiamo bisogno di un posto per pascolare.’ Noi diciamo loro che se riescono a superare quelle prime settimane, le molestie finiranno. A volte ci chiedono di smettere di intervenire. A volte insistono e alla fine hanno una possibilità di vincere. Al momento stiamo affrontando una situazione in cui le cose stanno peggiorando.”

Le aggressioni e le pressioni avvengono per lo più da parte dei coloni o delle autorità?

“Da tutti insieme. Recentemente abbiamo notato maggior collaborazione tra coloni, esercito e polizia. L’anno scorso è decisamente peggiorato.”

Le colonie israeliane nella Valle del Giordano risalgono agli anni ’70, ma recentemente vi sono più avamposti illegali popolati da coloni più giovani e più radicali.

“Attualmente vi sono circa 6.000 israeliani che vivono nella Valle del Giordano, per la maggior parte in colonie costruite negli anni ’70. Il governo intende incoraggiare la gente a spostarsi là per arrivare ad averne 10.000.”

“Non sappiamo chi sostiene finanziariamente questi avamposti (illegali persino in base alla legge israeliana), ma è chiaro che servono migliaia e migliaia di shekel [unità monetaria israeliana, corrispondente a un quarto di euro, ndtr.] per mantenerli e parte di quel denaro probabilmente proviene dai contribuenti israeliani. Scelgono la collocazione dell’avamposto in modo molto strategico, perché sanno che, dovunque decidano di stanziarsi, influenzeranno le comunità palestinesi intorno a loro.”

Lei li definisce terroristi. Perché sceglie questo termine?

“Impediscono agli allevatori di pascolare. Usano la violenza, uccidono il bestiame. Sono terroristi e l’esercito li protegge. Noi monitoriamo quegli avamposti fin dal giorno in cui sono stati creati.”

Ta’ayush è rimasta fedele ad un modello classico di organizzazione di base. Che cosa ha permesso al gruppo di rimanere attivo per così tanti anni?

“La dedizione, la fede nella giustezza della nostra strada e il fatto che siamo un po’ matti (ride). Siamo poche decine di persone che hanno fatto attivismo nelle colline del sud di Hebron e adesso nella Valle del Giordano. Lavoriamo entro i confini della legge e siamo decisi a proteggere la gente che ha bisogno del nostro aiuto. Se i palestinesi hanno bisogno di noi, molliamo tutto e andiamo.”

Vi sembra di essere in grado di spiegare la realtà che vedete in Cisgiordania all’israeliano medio?

“Io non ho più nessuna voglia di parlare agli israeliani. Loro non vogliono ascoltare quello che ho da dire. Non vogliono vederlo.”

Perché?

“Non sono capaci di fare i conti con la realtà. Gli israeliani non porranno fine all’occupazione. Probabilmente dovremo assistere a boicottaggi e pressioni internazionali perché essa finisca. In questo Paese c’è una mentalità da gregge e l’unico modo per superarla è attraverso la pressione dall’esterno.”

Le cose stanno andando peggio per gli attivisti di sinistra?

“Assolutamente. Oggi i coloni ideologici hanno preso il controllo dei corpi militari, stanno prendendo il controllo della polizia. Oggi sono loro che comandano, la loro ideologia è la legge del Paese.”

(Traduzione di Cristiana Cavagna)