Rapporto OCHA del periodo 18 -31 dicembre 2018 (due settimane)

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A Gaza, durante le manifestazioni del venerdì, tenute vicino alla recinzione perimetrale, cinque palestinesi sono stati colpiti e uccisi dalle forze israeliane ed altri 275 sono rimasti feriti.

Quattro dei morti, tra cui un ragazzo di 16 anni, sono stati colpiti con armi da fuoco il 21 dicembre, data in cui sono stati registrati scontri più violenti rispetto a quelli avvenuti nei venerdì delle precedenti settimane. Secondo quanto riferito, un pallone che trasportava un ordigno esplosivo è atterrato nel sud di Israele, vicino ad un asilo, ma non è esploso. La quinta vittima, un uomo con disabilità mentale, è stata colpita alla testa il 28 dicembre, durante una manifestazione. Dal 30 marzo 2018, data di inizio della “Grande Marcia di Ritorno”, sono 180 i palestinesi uccisi a Gaza durante le proteste. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, tra le persone ferite durante il periodo di riferimento [275], 214 sono state ricoverate in ospedale: il 46% di esse presentava ferite da armi da fuoco; i rimanenti feriti [61] sono stati soccorsi sul posto.

A Gaza, nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) di terra e di mare, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno 34 occasioni non riferibili agli eventi della “Grande Marcia di Ritorno”; una persona è stata ferita. Nei pressi della costa di Rafah, due barche da pesca sono state affondate dal tiro degli israeliani; i pescatori sono stati salvati da un’altra barca da pesca [palestinese]. In sei occasioni le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza (nella zona settentrionale e centrale) ed hanno effettuato operazioni di scavo e di spianatura del terreno nelle vicinanze della recinzione perimetrale.

In Cisgiordania, presso un incrocio stradale, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un veicolo in avvicinamento, uccidendo uno dei passeggeri, un ragazzo palestinese di 17 anni. L’episodio è avvenuto il 20 dicembre vicino all’ingresso dell’insediamento [colonico] di Beit El (Ramallah). Il conducente del veicolo e altri due passeggeri sono rimasti illesi e sono stati rilasciati poco dopo. Secondo fonti israeliane, l’autista non si sarebbe attenuto all’ordine di fermarsi impartito dai soldati; l’autista contesta questa versione. Le autorità israeliane hanno annunciato l’apertura di un’indagine. Il 26 dicembre, in un altro episodio accaduto al posto di blocco di Huwwara (Nablus), un palestinese è stato ferito con arma da fuoco; secondo quanto riferito, avrebbe tentato di guidare il suo veicolo contro soldati e coloni; non sono stati segnalati ferimenti di israeliani.

In Cisgiordania, durante diversi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane ventidue palestinesi, tra cui almeno due minori. Dodici di questi ferimenti sono stati registrati all’ingresso dei villaggi di Beita e Urif (entrambi a Nablus) e nella città di Qalqiliya, durante scontri occasionali; quattro in Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante le manifestazioni settimanali contro le restrizioni all’accesso; e altri quattro durante le operazioni di ricerca-arresto nei Campi profughi di Ad Duhaisha (Betlemme) e Balata (Nablus). In totale, le forze israeliane hanno condotto 163 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 187 palestinesi, tra cui 17 minori.

In Area C e Gerusalemme Est, citando la mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito o costretto i proprietari palestinesi a demolire quattro strutture, sfollando una famiglia. Uno degli episodi si è verificato nella Comunità beduina palestinese di Mikhmas (Gerusalemme), dove sono stati presi di mira una casa ed una latrina finanziata da donatori. Le altre due strutture demolite, una delle quali ad opera dei proprietari, erano case in costruzione a Gerusalemme Est. Nel 2018, Israele ha demolito o sequestrato 459 strutture palestinesi (il 10% in più rispetto al 2017), provocando lo sfollamento di 472 persone, il numero più basso da quando, nel 2009, OCHA ha iniziato a registrare sistematicamente le demolizioni.

Nella città di Ramallah, alla fine del periodo di riferimento, erano ancora chiuse due strade principali e lunghe attese sono state segnalate per l’attraversamento di diversi checkpoint della Cisgiordania. I principali accessi a Ramallah da est (checkpoint DCO) e da ovest (porta Deir Ibzi) erano stati chiusi il 13 dicembre, dopo che palestinesi avevano sparato e ucciso due soldati israeliani. In almeno 63 circostanze, le forze israeliane hanno istituito “checkpoint temporanei” (non presidiati in modo permanente) per periodi di tempo variabili; tale numero [63] è tre volte superiore alla media dei casi analoghi registrati dall’inizio del 2018; fatto che ha sconvolto l’accesso delle persone ai servizi ed ai mezzi di sostentamento.

In quattordici episodi di violenza da parte di coloni sono stati feriti dodici palestinesi: dieci nel corso di aggressioni fisiche e due dal lancio di pietre; inoltre sono stati vandalizzati almeno 380 alberi e 69 veicoli [di seguito i dettagli]. In uno degli episodi (accaduto il 24 dicembre, nella zona H2 della città di Hebron), un gruppo di coloni ha fatto irruzione nel Centro Giovanile contro la Colonizzazione, si è scontrato con i palestinesi, ferendone sette e danneggiando una recinzione che circonda il Centro. Secondo fonti della comunità locale, in altri cinque episodi coloni hanno vandalizzato circa 380 ulivi nei villaggi di As Sawiya, Burqa (entrambi a Nablus), Turmus’ayya (Ramallah), Tarqumiya e Khirbet a Tawamin (entrambi a Hebron). Inoltre, in Deir Sharaf, As Sawiya (entrambi a Nablus), Yasuf (Salfit) e a Gerusalemme Est, coloni israeliani hanno forato le gomme di 69 veicoli e imbrattato i muri di case palestinesi con scritte “Questo è il prezzo”. Nel 2018, l’OCHA ha registrato 265 episodi in cui coloni israeliani hanno ucciso o ferito palestinesi, o hanno danneggiato proprietà palestinesi, segnando un incremento del 69% rispetto al 2017.

Secondo quanto riportato da media israeliani, a causa del lancio di pietre da parte di palestinesi, quattro coloni israeliani, tra cui una donna e un bambino, sono rimasti feriti e almeno 26 veicoli sono stati danneggiati. Gli episodi si sono verificati su strade vicine a Ramallah, Betlemme, Hebron e Gerusalemme.

Il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, tra Gaza e l’Egitto è stato aperto per dieci giorni in entrambe le direzioni e un giorno per il solo ingresso in Gaza. Un totale di 1.934 persone sono entrate a Gaza e 2.443 ne sono uscite. Dal 12 maggio 2018 il valico è stato aperto quasi continuativamente, cinque giorni a settimana.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it