Alexandria Ocasio-Cortez ha ragione riguardo all’aiuto ad Israele

WASHINGTON, DC - APRIL 10: Rep. Alexandria Ocasio-Cortez (Foto di Alex Wroblewski/Getty Images)
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Branko Marcetic

19 aprile 2019 , Jacobin Magazine

Israele viola costantemente i diritti umani, uccide giornalisti e ora sta diventando parte dell’alleanza mondiale di estrema destra. Il taglio degli aiuti al Paese dovrebbe essere – a dir poco – “preso in esame”

Alexandria Ocasio-Cortez dice che il taglio degli aiuti a Israele dovrebbe essere “preso in esame” e “può essere discusso”. In realtà questa è una posizione moderata.

Per prima cosa l’aiuto militare USA a Israele sarebbe già da considerarsi illegale in base alle cosiddette “leggi Leahy”. Queste leggi vietano al governo USA di fornire addestramento, equipaggiamento e altre forme di assistenza a qualunque forza di sicurezza straniera commetta “gravi violazioni dei diritti umani”, che includono torture ed uccisioni extragiudiziarie.

Ci sono abbondanti prove che l’esercito israeliano uccide regolarmente manifestanti, compresi adolescenti e medici – spesso da postazioni di cecchini a centinaia di metri di distanza – nonostante la grande quantità di possibilità non letali ed altamente tecnologiche per respingere dimostranti. Si potrebbe andare indietro nel tempo e citare il bombardamento indiscriminato di Gaza, o le frequenti notizie di torture, documentate dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni, a danno di palestinesi. Ma sono sufficienti anche solo le recenti uccisioni da parte di cecchini.

Ma lasciamo perdere quello che stabilisce la legge. Persino in base agli standard morali distorti di Washington Israele ha superato la linea rossa, in quanto lo scorso febbraio l’ONU ha stabilito che durante le proteste dello scorso anno a Gaza le forze israeliano hanno ucciso e ferito giornalisti e medici chiaramente identificabili. L’anno scorso l’uccisione da parte dell’Arabia Saudita di un solo giornalista è stata considerata talmente sconvolgente e vergognosa che il suo governo ha ricevuto per mesi condanne ben meritate, anche da parte di molti che in precedenza sono stati entusiastici sostenitori del regno, portando allo storico tentativo del Congresso di porre fine all’appoggio USA alla guerra del Paese in Yemen. A meno che si sostenga che l’Arabia Saudita sarebbe stata giustificata se avesse semplicemente ucciso Jamal Khashoggi con il tiro di un cecchino, si tratta di doppia morale.

Poi c’è l’elemento politico. Persino un convinto sionista liberal dovrebbe ammettere che l’orientamento delle politiche israeliane sta ora entrando in un nuovo terreno terrificante. Per vincere le ultime elezioni, in primo ministro Benjamin Netanyahu si è alleato a ultranazionalisti di estrema destra che sono talmente dannosi che persino l’AIPAC [il più importante gruppo di pressione Usa a favore di Israele, ndt.] – l’AIPAC!! – ha condannato l’alleanza e si è rifiutata di incontrarli. Netanyahu ha passato gli ultimi anni a ingraziarsi governi di estrema destra e razzisti in Europa, promuovendo il razzismo in patria e cercando di concentrare [su di sè] il potere. Persino Beto O’Rourke, che sembra patologicamente restio ad articolare una posizione politica e ad essere coerente con essa, lo ha chiamato “razzista”.

Non c’è neppure da citare la critica principale a Israele: la sua pluridecennale oppressione del popolo palestinese, il suo spregio nei confronti del processo di pace internazionale e la sua costante violazione delle leggi internazionali riguardo al conflitto.

Se gli americani sono allarmati dalle azioni israeliane – che si tratti dell’uccisione e dei maltrattamenti di persone innocenti, del fatto di prendere di mira giornalisti, dell’avvicinamento all’estrema destra internazionale o del trattamento riservato ai palestinesi – essi hanno una cosa relativamente diretta su cui far leva che possono utilizzare per cercare di modificare il suo comportamento: i miliardi di dollari di aiuti militari ed economici che il governo USA invia ogni anno a Israele, che hanno reso il Paese il maggior beneficiario complessivo dell’assistenza degli USA all’estero dalla Seconda Guerra Mondiale e rappresenta circa un quinto del bilancio nazionale per la difesa. Non c’è nessun altro Paese al mondo che abbia questo tipo di accordo, ancora meno uno Stato di apartheid che ambisce apertamente a diventare membro dell’alleanza internazionale autoritaria e di estrema destra.

Uno dei momenti più patetici della storia della leadership statunitense si è svolto nel 2016. Dopo che Netanyahu ha passato anni ad ignorare le richieste di Obama di bloccare le colonie illegali, ha cercato silenziosamente di far eleggere il suo avversario nel 2012 e ha fatto un discorso senza precedenti e universalmente criticato al Congresso, che non si è mai preoccupato di chiarire con il presidente, nel tentativo di far fallire la sua politica estera, Obama ha punito Israele…negoziando con il Paese il più grande accordo di aiuti militari nella storia degli USA. Perché mai Israele dovrebbe voler cambiare il suo comportamento quando i suoi dirigenti sono stati abituati a capire che non saranno sanzionati da nessun membro della classe politica USA e al contrario saranno ricompensati?

Per cui sì, tagliare o addirittura ritirare l’aiuto a Israele dovrebbe essere – a dir poco – “preso in esame”. Decenni di appoggio finanziario incondizionato ad Israele indipendentemente da quali atrocità abbia commesso o regole violato hanno determinato nei suoi dirigenti la convinzione assolutamente corretta che possono fare tutto quello che vogliono senza conseguenze. È ora di dimostrare loro che si sbagliano.

Sull’autore

Branko Marcetic è un giornalista di Jacobin. Vive a Toronto, Canada.

(traduzione di Amedeo Rossi)