Rapporto OCHA del periodo 4 – 17 giugno 2019 ( due settimane)

Share on FacebookTweet about this on Twitter
image_pdfimage_print

Venerdì 14 giugno, nel corso di una protesta della “Grande Marcia di Ritorno” (GMR), sono stati feriti 238 palestinesi; 70 di essi sono stati ricoverati in ospedale.

Secondo i rapporti israeliani, sia durante manifestazione relative alla “GMR”, sia in altri giorni compresi nel periodo di riferimento [4-17 giugno], in diverse località nel sud di Israele sono scoppiati incendi innescati da palloncini incendiari lanciati da palestinesi.

Tra il 13 ed il 14 giugno si sono registrati lanci di razzi da parte di fazioni armate palestinesi e attacchi aerei da parte dell’aviazione israeliana. Secondo i media, un razzo ha colpito un edificio nella città di Sderot, nel sud di Israele. Non sono stati segnalati feriti.

Nella Striscia di Gaza, in aree adiacenti alla recinzione perimetrale e al largo della costa, allo scopo di far rispettare le restrizioni di accesso, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in almeno 16 occasioni, ferendo sei palestinesi. Nella zona di Rafah, le forze israeliane hanno anche effettuato un’incursione [all’interno della Striscia] e un’operazione di spianatura del terreno vicino alla recinzione perimetrale; non sono stati segnalati feriti.

In Cisgiordania, in scontri con le forze israeliane, quindici palestinesi hanno subìto lesioni da inalazione di gas lacrimogeno, proiettili di gomma e armi da fuoco. Dieci [dei 15] sono rimasti feriti durante scontri scoppiati in tre operazioni di ricerca-arresto, effettuate nel Campo profughi di Al Jalazoun (Ramallah), nella città di Ramallah e nel villaggio di Bani Na’im (Hebron). Complessivamente, nei villaggi e nelle città della Cisgiordania, le forze israeliane hanno effettuato 119 operazioni di ricerca-arresto, di cui 29 a Hebron e 24 a Gerusalemme. Altri tre feriti [dei 15] si sono avuti venerdì 14 giugno, durante la manifestazione settimanale tenuta nel villaggio di Kafr Qaddum (Qaqiliya), contro l’espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni.

Durante il periodo di riferimento, 43 strutture di proprietà palestinese sono state demolite o confiscate a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele; sono state sfollate 54 persone e coinvolte molte altre. Del totale delle strutture colpite, 32 sono state registrate in 11 Comunità dell’Area C; tra queste è compresa la Comunità di pastori di Khirbet ar Ras al Ahmar (Tubas), dove, il 12 giugno, sono state demolite 11 strutture. Questa Comunità è penalizzata perché collocata all’interno dei confini di un’area designata da Israele “zona militare chiusa”. In un’altra “zona militare chiusa” nel sud di Hebron, le forze israeliane hanno demolito quattro abitazioni nelle Comunità di Halaweh e Khallet Athab’a. Inoltre, nel villaggio di Tammun (Tubas) sono state demolite due cisterne per l’acqua, in quanto erano ubicate all’interno di una “riserva naturale”: risulta così colpito l’accesso all’acqua per i circa 13.600 abitanti del villaggio. Nello stesso villaggio e per motivi simili [ubicazione entro “riserva naturale”], le forze israeliane hanno abbattuto 390 alberi. Una delle cisterne era di uso pubblico ed era stata fornita, insieme a 150 alberi, dall’Autorità palestinese. Le restanti 11 strutture [delle 43] sono state demolite a Gerusalemme Est, di cui 2 in Kafr ‘Aqab e 4 in Bir Onah; si tratta di due Comunità situate all’interno di aree municipali di Gerusalemme, sul lato cisgiordano della Barriera.

Sono stati registrati dodici episodi, perpetrati da coloni israeliani, che hanno provocato danni a centinaia di ulivi e ad altre proprietà palestinesi. In uno di questi episodi, avvenuto il 5 giugno, coloni, probabilmente provenienti dall’avamposto di Adei Ad, hanno appiccato il fuoco a circa 30 ettari di terra appartenenti ai contadini del villaggio di Jalud (Nablus), danneggiando 900 ulivi. La Comunità locale ha riferito che, nello stesso giorno, coloni hanno bruciato altri 233 ulivi e alberelli, oltre ad alcuni ettari coltivati a grano ed appartenenti al villaggio di Al Mughayyir (Ramallah). In tre separati episodi [dei 12], nel villaggio di Ein Samiya (Ramallah), coloni hanno anche bruciato circa 0,4 ettari di coltivazioni di grano e orzo ed hanno spianato 1,5 ettari di terra appartenente ai villaggi di Yanun e Madama (entrambi a Nablus). Dall’inizio dell’anno, sono state danneggiate da coloni circa 4.000 piante di proprietà palestinese. I rimanenti episodi [dei 12] includono la vandalizzazione di sei veicoli, una scritta minatoria sui muri di una moschea nel villaggio di Kafr Malik (Ramallah) e la distruzione di una serra appartenente a un contadino di Wadi Fukin (Betlemme). Nell’area a controllo israeliano (H2) della città di Hebron, secondo testimoni oculari, coloni hanno danneggiato il muro di una casa di nuova costruzione e avviato attività di ristrutturazione in un negozio abbandonato di proprietà palestinese.

Secondo fonti israeliane, in Cisgiordania, in quattro occasioni, palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani vicino a Gerusalemme, Betlemme e Ramallah, causando danni a quattro veicoli.

¡

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

Il 18 giugno, le autorità israeliane hanno esteso a dieci miglia nautiche la zona di pesca consentita lungo la costa di Gaza. Il blocco navale totale era stato imposto il 13 giugno, secondo quanto riferito, in risposta al lancio di palloncini incendiari dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele.

nota 1:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.

nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]

sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti

a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.

nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it

250