Un’impresa basca deve lasciare la metropolitana leggera dell’apartheid israeliana

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Alys Samson Estapé

12 dicembre 2019 – The Electronic Intifada

Lavoratori, sindaci e associazioni della società civile si stanno unendo nei Paesi Baschi per opporsi alla partecipazione dell’impresa locale CAF a un progetto per allungare la metropolitana leggera delle colonie israeliane nella Gerusalemme est occupata.

Il progetto viola il diritto internazionale in quanto consolida il controllo di Israele su terra palestinese occupata. Con la sua partecipazione, CAF sta contribuendo a gravi violazioni dei diritti umani dei palestinesi.

Ad agosto un consorzio tra CAF e l’impresa israeliana per le infrastrutture Saphir è stata scelta dal ministero delle Finanze israeliano per estendere il progetto di metropolitana leggera delle colonie, noto come Jerusalem Light Rail [[Metropolitana leggera di Gerusalemme] (JLR). CAF e Saphir hanno vinto un contratto di circa 1,8 miliardi di euro per estendere la metropolitana leggera ad altre colonie israeliane illegali, soprattutto a Gerusalemme est, e per rafforzare i collegamenti tra queste colonie e Gerusalemme ovest.

Altre multinazionali hanno partecipato alle fasi iniziali dell’offerta per il progetto, comprese Alstom, Siemens, Systra, Bombardier e Macquarie. Però si sono ritirate dall’appalto, lasciando in gara solo due consorzi.

Imbarazzante”

La rivista economica israeliana “Globes” ha spiegato che le altre imprese “ufficialmente non si sono ritirate dalla procedura per ragioni politiche”, ma ha aggiunto che “per la maggior parte delle compagnie internazionali di trasporti e infrastrutture, Gerusalemme è “imbarazzante”.

Preoccupazioni riguardo al progetto sono state sollevate non solo dalle compagnie internazionali, ma anche all’interno della stessa CAF. In ottobre il consiglio di fabbrica della sede centrale di CAF a Beasain [piccolo comune nel centro dei Paesi Baschi sede di altre aziende metalmeccaniche, ndtr.] ha rinnovato l’appello di gennaio perché CAF si ritiri dal progetto, affermando che Israele intende “legittimare” l’occupazione militare israeliana di Gerusalemme est.

Sempre in ottobre a Saragozza [in Aragona, ndtr.] due sindacati, il “Gruppo Indipendente” e la CGT, hanno affermato che CAF dovrebbe ritirarsi dal progetto.

Entrambi i sindacati rappresentano lavoratori della fabbrica CAF che costruirebbe apparecchiature per la JLR. Hanno affermato che il progetto è un “affronto contro i diritti del popolo palestinese.”

Il 29 novembre, Giornata della solidarietà con il popolo palestinese dell’ONU, il consiglio di fabbrica della sede centrale di CAF a Beasain ha di nuovo espresso la propria opposizione al progetto JLR. All’inizio di quella settimana, il consiglio comunale di Beasain ha approvato all’unanimità una mozione di solidarietà con il popolo palestinese e in appoggio ai suoi diritti.

Ad Altsasu, in Navarra, il 29 novembre, durante un altro evento di solidarietà, due sindaci dei Paesi Baschi, Mikel Arregi, sindaco di Zestoa, e Francisco Javier Razquin Flores, noto come Rubio [Biondo], sindaco di Arbizu, hanno chiesto a CAF di ritirarsi dal progetto. I loro villaggi, Zestoa e Arbizu, sono gemellati con Marda, a sud di Nablus, e con Birzeit, entrambi nella Cisgiordania occupata.

Stretti legami di solidarietà”

Arregi ha detto a Electronic Intifada che “è importante che CAF, un’importante impresa della nostra regione, non sia complice delle violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi.”

Ha continuato: “Ci sono molti di noi nei Paesi Baschi che stanno dalla parte del popolo palestinese e non vogliono che questo progetto vada avanti. Quindi ci stiamo mobilitando per bloccarlo.”

Spesso nei Paesi Baschi si tengono iniziative sulla Palestina. Il 30 novembre a Donostia [san Sebastian] lo scrittore palestinese Salah Jamal e lo chef basco Zigor Iturrieta [noto cuoco e conduttore di un programma televisivo di cucina, ndtr.] hanno partecipato all’ evento “Sapori di Palestina”, organizzato dal Comune di un villaggio, durante il quale è stato di nuovo messo in discussione il coinvolgimento di CAF nel progetto di metropolitana leggera a Gerusalemme.

Solo la settimana precedente Sahar Francis, dell’organizzazione per i diritti dei prigionieri “Addameer” e Nidal al-Azza, dell’associazione per i diritti dei rifugiati “Badil” hanno fatto un tour nei Paesi Baschi.

Xabier Aguirregabiria, di “Sodepaz”, un’organizzazione spagnola per i diritti umani, ha affermato che gli oppositori alla partecipazione di CAF nel progetto continueranno a mobilitarsi “finché CAF non sarà più complice dell’occupazione israeliana.”

Ci sono stretti rapporti di solidarietà tra i popoli basco e palestinese, dovuti alla comune esperienza di lotta per i nostri diritti e la nostra libertà,” ha detto. “La società civile, i politici e i sindacati stanno lavorando insieme nei Paesi Baschi per opporsi alla partecipazione di CAF a questo progetto israeliano di colonizzazione a Gerusalemme est.”

Il coinvolgimento di imprese nei crimini del regime israeliano di occupazione e apartheid è legalmente perseguibile e moralmente deprecabile. Può anche danneggiare gli affari. Nel 2015 l’impresa francese Veolia è stata obbligata a rinunciare [alla partecipazione] allo stesso progetto di colonizzazione illegale israeliana, dopo aver perso miliardi di dollari in appalti internazionali a causa di prolungate campagne del BDS [movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro Israele, ndtr.].

CAF deve tener conto degli appelli dei suoi stessi lavoratori e della società civile basca e palestinese e stare dalla parte giusta della storia ritirandosi da questo progetto illegale.

Alys Samson Estapé è la coordinatrice delle campagne del Comitato Nazionale del BDS palestinese (BNC) in Europa.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)

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