Creatività in tempi di COVID-19 in Palestina

Bansky a Betlemme
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di  Yumna Patel  

9 ottobre 2020 – Mondoweiss

Diciamoci la verità: il 2020, un anno non facile per quasi tutti, non lo è stato specialmente per i palestinesi imprigionati fra la pandemia e l’occupazione israeliana che però, nonostante le circostanze, hanno usato la pandemia per cercare soluzioni originali e creative ai problemi che dovevano fronteggiare.

In questo ultimo episodio della nostra serie sul COVID-19 in Palestina, vi facciamo conoscere dei palestinesi che hanno reagito alla pandemia usando innovazione e creatività per aiutare le loro comunità ad adattarsi alla crisi.

Iniziamo la nostra puntata a Ramallah, cuore economico e amministrativo della Cisgiordania occupata, sede dell’Autorità palestinese, di innumerevoli organizzazioni internazionali e aziende locali.

Vi portiamo nel campo profughi di Al-Amari dove un collettivo di donne ha portato la confezione di mascherine a un livello totalmente nuovo.

Ultimamente c’è stato un boom mondiale, sono stati creati migliaia di modelli diversi, ma appena il coronavirus è arrivato in questa comunità le donne hanno deciso di fare qualcosa di nuovo.

Volevano una soluzione poco costosa e riciclabile che includesse anche la tradizione palestinese del ricamo, tramandata da generazioni.

Abbiamo confezionato le mascherine in colori diversi e modelli semplici perché piacessero alla gente, dato che non molti amano indossarle,” ha detto a Mondoweiss Dowlat Abu Shawish, a capo del programma di fabbricazione delle mascherine del Centro delle donne al-Amari

Seguendo la nostra tradizione abbiamo ottenuto modelli bellissimi che ci proteggono,” continua, mostrandoci le mascherine a colori brillanti, con piccoli e intricati motivi ricamati.

Abbiamo creato vari modelli, uno con i cedri, un albero che ha un significato speciale per Ramallah, e uno con la stella di Betlemme, oltre alle kefiah [tipico copricapo arabo, ndtr.].”

Oltre alla protezione fornita alla loro comunità, il programma ha dato al gruppo delle donne del centro una fonte di sostentamento in un momento in cui i palestinesi stanno soffrendo per un livello di disoccupazione senza precedenti.

La cosa più importante è che abbiamo fatto buon uso del tempo a nostra disposizione. Molte delle signore che lavorano con noi vivono in circostanze difficili, mariti disoccupati o bambini con bisogni speciali, ognuna ha la sua storia. Fortunatamente siamo riuscite a creare dei lavori per quasi tutte,” conclude Abu Shawish. 

A Betlemme, a sud di Ramallah, il COVID ha colpito moltissimo la comunità locale che è andata in crisi per mancanza di turisti.

Quando alla Canaan Ecotourism, un’agenzia di viaggi alternativa, si sono resi conto che non ne sarebbero più arrivati per un bel po’, si sono rivolti a Internet e hanno deciso di sperimentare l’idea di tour politici della Palestina online.

Non ci aspettavamo assolutamente la pandemia e la crisi, avevamo altri progetti per il 2020,” ha detto a Mondoweiss Mohammad Abu Srour, uno dei fondatori del gruppo

Abbiamo dovuto adattarci e cercare modi alternativi per far vedere le nostre vite e la nostra condizione e per condividere la nostra situazione politica con chi non abita qui. A quel punto abbiamo dovuto cambiare e così abbiamo cominciato a offrire i tour online,” dice Abu Srour. 

Camminando lungo il muro di separazione israeliano che corre a nord di Betlemme separandola da Gerusalemme, Abu Srour, con il suo telefonino su un piccolo treppiede, comincia il suo tour per un gruppo in Danimarca.

Dai vostri schermi non potete farvi un’idea di quanto sia alto,” dice Abu Srour al suo gruppo. “Spero che quando questa crisi finirà avrete l’opportunità di venire a trovarci e vedere di persona quanto è alto e brutto e come impatta sulla vita quotidiana dei palestinesi.”

Abu Srour ci dice che lo scopo principale delle escursioni virtuali è di dare a quante più persone possibile accesso e opportunità di conoscere la Palestina, nonostante la pandemia. 

Uno dei nostri obiettivi è quello di presentare narrazioni, spiegazioni e percezioni alternative, concentrandoci sulla nostra situazione politica e culturale e sulle nostre tradizioni. Crediamo che i giovani abbiano molto di più da dire sul nostro Paese,” afferma Abu Srour. 

Così, nonostante l’occupazione israeliana e le difficoltà in cui ci troviamo fin dall’inizio della crisi, noi crediamo che i palestinesi siano ancora forti e pronti a continuare la lotta,” aggiunge. 

Tramite queste escursioni e attività stiamo offrendo alla gente la possibilità di imparare e saperne di più sulla Palestina. Anche questo fa parte della nostra lotta.”

Son passati sette mesi dal primo caso scoperto nella Palestina occupata. 

Da allora i palestinesi hanno affrontato, e probabilmente continueranno ad affrontare, una serie di sfide economiche e sanitarie eccezionali, esacerbate dalle annessioni e demolizioni israeliane e con la prospettiva di un vaccino ancora lontana.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)