In questo giorno – 42 anni dal massacro di Sabra e Shatila

Una commemorazione del genocidio di Sabra e Shatila
image_pdfimage_print

Redazione Palestine Chronicle

16 settembre 2024 – Palestine Chronicle

Il 16 settembre si commemora il giorno in cui nel 1982 migliaia di palestinesi furono brutalmente massacrati nei campi profughi di Sabra e Shatila in Libano; atrocità considerata una delle più orrende della storia moderna.

Dopo aver assediato e bombardato la zona per giorni le milizie delle falangi libanesi sostenute da Israele attaccarono, uccidendo almeno 3.000 rifugiati palestinesi e civili libanesi.

Dopo l’assedio dei due campi il 15 settembre l’esercito israeliano sotto il comando di Ariel Sharon illuminò i cieli con razzi mentre le milizie libanesi armate entravano attraverso le linee dell’esercito israeliano e procedevano a uccidere chiunque si trovasse sul loro cammino, indipendentemente dal fatto che fossero anziani, donne o bambini.

Fecero anche irruzione nell’ospedale del campo e uccisero infermieri, medici e pazienti fuggiti dal massacro.

Nel corso di tre giorni, e sotto la sorveglianza dell’esercito di Sharon, le milizie continuarono il loro massacro finché la notizia non trapelò dal campo e le immagini terrificanti dei morti non furono viste in tutto il mondo. Solo allora venne esercitata pressione su Israele affinché fermasse le milizie.

La Commissione Kahan del 1983, istituita dal governo israeliano, rilevò che Sharon, all’epoca Ministro della Difesa, aveva la “responsabilità personale” del massacro.

Nonostante ciò, Sharon divenne in seguito, nel 2001, Primo Ministro di Israele.

Il 16 dicembre 1982 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite condannò il massacro e lo dichiarò un atto di genocidio.

Genocidio in corso

Direi così: Israele sta conducendo dal 7 ottobre una guerra devastante contro Gaza ed è attualmente sotto processo presso la Corte Internazionale di Giustizia per genocidio contro i palestinesi.

Inoltre il governo continua a ignorare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco immediato, ed è oggetto di una condanna internazionale a causa del persistere della sua brutale offensiva contro Gaza.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza nel genocidio in corso a Gaza operato da Israele a partire dal 7 ottobre 41.226 palestinesi sono stati uccisi e 95.413 feriti.

Inoltre, almeno 11.000 persone risultano disperse, presumibilmente morte sotto le macerie delle loro case in tutta la Striscia.

Israele afferma che durante l’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre sono stati uccisi 1.200 soldati e civili. I media israeliani hanno pubblicato report che suggeriscono che quel giorno molti israeliani sono stati uccisi da “fuoco amico”.

Le organizzazioni palestinesi e internazionali affermano che per la maggior parte le persone uccise e ferite sono donne e bambini.

La guerra di Israele ha provocato una grave carestia, soprattutto nel nord di Gaza, con conseguente morte di molti palestinesi, per lo più bambini.

L’aggressione israeliana ha anche provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone da tutta la Striscia di Gaza, con la stragrande maggioranza degli sfollati costretti a trasferirsi nella sovraffollata città meridionale di Rafah, vicino al confine con l’Egitto, in quello che è diventato il più grande esodo di massa della Palestina dalla Nakba del 1948.

Col protrarsi della guerra centinaia di migliaia di palestinesi hanno iniziato a spostarsi dal sud alla zona centrale di Gaza in una continua ricerca di sicurezza.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)