I funzionari europei diranno che erano all’oscuro dei crimini di guerra di Israele. Questo documento trapelato mostra cosa sapevano.

L'incontro tra la delegazioni tedesca e quella israeliana. Foto:Bernd von Jutrczenka/DPA
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Arthur Neslen

23 dicembre 2024 – The Intercept

Secondo gli esperti il documento interno potrebbe privare i Ministri degli Esteri europei della “negazione plausibile” per quanto riguarda i crimini di guerra a Gaza.

I Ministri degli Esteri dell’Unione Europa hanno respinto lo scorso mese una richiesta di mettere fine alle vendita di armi a Israele, nonostante le crescenti prove di crimini di guerra e potenzialmente genocidio presentate in una relazione interna ottenuta da The Intercept.

Secondo avvocati, esperti e leader politici il contenuto del documento di 35 pagine, sinora sconosciuto, potrebbe influenzare i futuri processi per crimini di guerra a carico di politici europei per complicità nell’aggressione di Israele contro Gaza.

La valutazione è stata redatta dal Rappresentante Speciale per i Diritti Umani dell’Unione Europea Olof Skoog e inviata ai Ministri europei prima della riunione del Consiglio del 18 novembre, come parte di una proposta del Capo della Politica Estera europea di sospendere il dialogo politico con Israele. La proposta è stata respinta dal Consiglio dei Ministri degli Esteri dei paesi membri dell’Unione Europea.

L’analisi di Skoog espone prove, da fonti delle Nazioni Unite, di crimini di guerra da parte di Israele, Hamas e Hezbollah dal 7 ottobre 2023, quando circa 1.200 persone sono state uccise durante un attacco condotto da Hamas in risposta al quale Israele ha attaccato la Striscia di Gaza. Le Nazioni Unite stimano che circa 45.000 persone siano morte a Gaza da allora, più della metà delle quali donne e bambini.

Anche se la relazione non risparmia Hamas e Hezbollah, gran parte dei passaggi più duri riguardano l’esercito israeliano.

“La guerra ha delle regole”, recita il documento. “Dato l’alto livello di vittime civili e sofferenza umana, le accuse si concentrano soprattutto su come i responsabili, incluso l’esercito israeliano, abbiano apparentemente omesso di distinguere tra civili e combattenti e di prendere ogni possibile precauzione per proteggere i civili e le strutture civili dagli effetti degli attacchi, in violazione dei principi fondamentali del DIU – Diritto Internazionale Umanitario”

Skoog menziona un aumento nell’uso di “linguaggio deumanizzante” da parte dei dirigenti politici e militari israeliani, cosa che potrebbe “contribuire a provare l’intento” di commettere genocidio.

“L’incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza – come nelle dichiarazioni dei funzionari israeliani – costituisce una seria violazione della Legge Internazionale sui Diritti Umani e può configurare il crimine internazionale di incitamento al genocidio”, si legge nel documento.

Le conseguenze per gli alti funzionari dei paesi esportatori di armi verso Israele – come la Germania, l’Italia e la Francia – non sono sfuggite a Yanis Varoufakis, ex Ministro delle Finanze greco e segretario generale di DiEM25 [Movimento per la Democrazia in Europa 2025, alleanza politica europea fondata nel 2016 da Varoufakis e dal filosofo croato Srećko Horvat tra gli altri, ndt.].

Se la Corte Penale Internazionale giudica i funzionari israeliani colpevoli di crimini di guerra, ha detto Varoufakis a The Intercept, la stessa consegna del rapporto ai Ministri dell’Unione Europea assume rilevanza, perché gli europei non potranno dichiararsi all’oscuro.

“Dato il contenuto del rapporto del Rappresentante Speciale dell’Unione Europea che hanno dovuto prendere in esame, non possono plausibilmente negare che erano al corrente dei fatti ”, ha detto Varoufakis [La negazione plausibile è una misura di salvaguardia verso incaricati pubblici cui vengano taciuti attività o particolari aspetti di esse. In caso di inchiesta giudiziaria il responsabile di un ufficio o il titolare di una catena di comando può legittimamente dichiarare la propria estraneità a qualsiasi fattispecie contestata ndt.]. “Il mondo adesso sa che loro sapevano di agire in violazione del Diritto Internazionale perché ne erano stati informati dallo stesso Rappresentante Speciale per i Diritti Umani dell’Unione Europea. La Storia li giudicherà duramente. E forse anche la Corte Penale Internazionale”.

Azione diplomatica bloccata

Il documento ha avuto origine dalla richiesta inoltrata a febbraio da Spagna e Irlanda di valutare se la guerra di Israele a Gaza violasse gli articoli relativi ai diritti umani dell’Accordo di Associazione UE-Israele il quale ha permesso, tra le altre cose, scambi commerciali per qualcosa come 46.8 miliardi di euro nel 2022.

Se la commissione Europea avesse riscontrato una violazione, ciò avrebbe comportato la calendarizzazione di una discussione sulla sospensione dell’accordo. La presidente filo-israeliana della Commissione, Ursula von der Leyen, ha però rifiutato di intervenire.

Di conseguenza Skoog è stato incaricato di indagare dal servizio estero dell’UE [di fatto un Ministero degli Esteri europeo, ancorché privo di autonomia politica, ndt.], il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, e ha presentato una relazione preliminare a luglio. The Intercept ne ha ottenuta una versione che è stata aggiornata a novembre.

Il documento, del quale precedentemente non si aveva notizia, è stato discusso internamente come parte della proposta del Servizio estero UE di sospendere il “dialogo politico” con Israele, unico aspetto delle relazioni sul quale il Servizio Estero dell’Unione abbia voce in capitolo; la relazione di Skoog sostiene con efficacia l’idea di congelarlo. La proposta è stata però respinta dai Ministri dell’Unione Europea, insieme a quella che di fatto era una raccomandazione di mettere al bando l’esportazione di armi verso Israele.

Poiché il numero di morti a Gaza corrisponde alla ripartizione demografica della popolazione civile del territorio, il rapporto ha rilevato che il quadro delle uccisioni indica “attacchi indiscriminati” che potrebbero costituire crimini di guerra.

“Quando commessi nell’ambito di un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile, possono anche comportare crimini contro l’umanità”, aggiunge il rapporto.

Skoog ha esortato i Paesi europei a “negare qualsiasi autorizzazione all’esportazione” di armi “se c’è un chiaro rischio che la tecnologia o equipaggiamento militare destinato all’esportazione possa essere usato per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale”.

Sulla base di questa valutazione, alcuni politici europei saranno a rischio di complicità se Israele sarà giudicato responsabile di aver commesso crimini di guerra, ha dichiarato Tayab Ali, socio dello studio legale britannico Bindmans che ha recentemente portato in tribunale il governo britannico per le sue esportazioni di armi a Israele.

“Gli avvocati di tutta Europa stanno osservando attentamente questa situazione e probabilmente avvieranno azioni legali a livello nazionale e internazionale. Gli interessi economici non sono una difesa dalla complicità in crimini di guerra”, ha dichiarato Ali a The Intercept. “È sconcertante che, in seguito al contenuto di questo rapporto, paesi come la Francia e la Germania possano anche solo lontanamente prendere in considerazione la possibilità di sollevare questioni di immunità per proteggere criminali di guerra ricercati come Netanyahu e Gallant” – con riferimento al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e all’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant.

Diana Buttu, già consulente legale e negoziatrice per l’Autorità Palestinese ha suggerito che i paesi membri abbiano respinto l’analisi della stessa Unione Europea per motivi politici.

“Dal punto di vista legale, sappiamo quali dovrebbero essere le conseguenze” ha dichiarato Buttu. “Il punto era se la politica avrebbe rispettato il diritto e purtroppo non è stato così”.

Collusione criminale

La relazione di Skoog non è tenera con le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre, descrivendo per esempio la cattura di ostaggi come “una violazione del diritto umanitario internazionale e un crimine di guerra”.

Gli attacchi per mezzo di razzi da parte di Hamas e Hezbollah sono stati “intrinsecamente indiscriminati… e possono costituire un crimine di guerra”, aggiunge.

L’indagine denuncia inoltre l’uso di tunnel in aree civili come equivalente all’uso di scudi umani, anch’esso un crimine di guerra. L’esercito israeliano non ha tuttavia prodotto alcuna “prova sostanziale” a sostegno di questa accusa, che, quand’anche provata, non giustificherebbe attacchi indiscriminati o sproporzionati contro aree civili.

La relazione respinge uno dei punti più importanti nella difesa israeliana dall’accusa di aver commesso crimini di guerra attaccando gli ospedali della Striscia di Gaza. Skoog osserva che “attaccare intenzionalmente ospedali… può costituire un crimine di guerra” a prescindere da qualsivoglia attività di Hamas al loro interno.

Nella sua relazione Skoog dice che il Diritto Internazionale riconosce a Israele “il diritto e anzi il dovere di proteggere la propria popolazione”, ma che esso deve essere esercitato in risposta a un attacco armato o imminente e in misura proporzionata. Essendo l’occupante, si legge nella relazione, Israele aveva anche il dovere di garantire la sicurezza e la salute di coloro che vivono sotto occupazione.

Agnès Bertrand-Sanz, esperta in questioni umanitarie di Oxfam, ha detto che la relazione “avvalora la tesi secondo la quale i governi dei paesi UE hanno agito in complicità con i crimini israeliani a Gaza”.

“Non hanno agito nemmeno quando i loro stessi servizi li hanno messi di fronte ai fatti”, ha dichiarato. “Chi continua a esportare armi verso Israele in aperto contrasto alle chiare indicazioni contenute nella relazione è coinvolto in una palese collusione criminale”.

[Traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola]