Redazione di MEE
24 aprile 2025 – Middle East Eye
Gli attacchi israeliani hanno causato morti indirette per malnutrizione e malattie, colpendo anche categorie vulnerabili come le donne incinte.
Sono passati 18 mesi da quando Israele ha dichiarato guerra a Gaza, in seguito agli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele nell’ottobre 2023, che hanno causato la morte di oltre 1.100 persone.
Al momento in cui scriviamo oltre 51.000 palestinesi sono stati uccisi e più di 100.000 sono rimasti feriti, su una popolazione prebellica di 2,2 milioni. Almeno altri 10.000 sono dispersi e presumibilmente morti sotto le macerie.
Il 90% delle persone è stato sfollato, di solito più di una volta. Un cessate il fuoco entrato in vigore il 15 gennaio è stato violato da Israele il 18 marzo. Israele ha inoltre bloccato l’ingresso di aiuti e altri beni essenziali a Gaza dal 2 marzo.
Le vittime palestinesi appartengono a tutte le fasce d’età: donne, bambini e anziani costituiscono il 56%.
Secondo uno studio pubblicato su The Lancet questo elevato numero di vittime ha anche ridotto drasticamente l’aspettativa di vita media dei palestinesi.
Per le donne palestinesi la riduzione è stata del 38,6%, portando l’aspettativa di vita media a 47,5 anni, con una perdita di 29,9 anni. Gli autori dello studio hanno concluso: “In questo studio il nostro approccio alla stima della perdita di aspettativa di vita è prudente, in quanto non considera l’effetto indiretto della guerra sulla mortalità… È probabile che la perdita effettiva sia maggiore“.
Il fatto che il numero effettivo di morti sia sottostimato è stato ribadito in uno studio separato del febbraio 2025. Lo studio ha valutato che i dati sulle vittime pubblicati dal Ministero della Salute palestinese sarebbero stati probabilmente sottostimati del 41% da ottobre 2023 a giugno 2024, e ha calcolato invece un numero di morti di circa 64.620 (rispetto alla stima di 37.877 del Ministero all’epoca).
Gli autori dello studio hanno affermato che parte della discrepanza era dovuta a problemi nella raccolta dei dati.
I dati del Ministero della Salute palestinese erano “più propensi a sottostimare che a sovrastimare la mortalità” poiché erano state escluse le cause secondarie di morte, tra cui la mancanza di cibo e di servizi igienici.
Di seguito esaminiamo come negli ultimi 18 mesi il conflitto abbia colpito alcuni dei bisogni vitali a Gaza. Le statistiche sono aggiornate al momento della pubblicazione.
Cibo a Gaza
La mancanza di cibo e la malnutrizione sono state una caratteristica persistente della guerra di Israele a Gaza. Prima della guerra l’agricoltura, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), rappresentava “circa il 10% dell’economia di Gaza, con oltre 560.000 persone che dipendevano interamente o parzialmente da coltivazioni, pastorizia o pesca per il proprio sostentamento”.
E soprattutto l’agricoltura permetteva ai palestinesi di nutrirsi.
Tutto ciò è cessato con la guerra, quando le flotte di pescherecci, i campi, le serre e altri fattori necessari alla produzione alimentare sono stati devastati dagli attacchi israeliani.

Le perdite di produzione alimentare dovute ai bombardamenti israeliani
La carenza di cibo ha determinato un aumento dei prezzi: ad esempio, nel governatorato di Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza, tra ottobre 2023 e dicembre 2024 i prezzi dei generi alimentari sono saliti alle stelle, con incrementi come: un chilo di farina (+1.058%), pomodori (+956%), cetrioli (+752%), lenticchie (+360%) e riso (+142%), tra gli altri.
Nell’aprile 2025 l’associazione dei proprietari di panetterie di Gaza ha annunciato la chiusura di tutti i negozi per la mancanza di farina e combustibile a causa del blocco israeliano.
Anche il bestiame è stato colpito: la produzione di latte, ad esempio, in alcune occasioni è stata quasi interrotta, mentre la carne è difficile da reperire.

I dati sulle perdite di carne
Faraj Jarudat, un agricoltore del nord di Gaza, ha dichiarato al Guardian nel novembre 2024 che una volta possedeva tre mucche e 60 pecore. Ora non ne è rimasta nessuna, uccise dai bombardamenti israeliani, dalla mancanza di cibo o da altre cause.
“Alcune sono morte di fame, altre sono state mangiate da persone affamate, altre ancora sono semplicemente scomparse”, ha detto. “Non ne è rimasta nemmeno una”.
Amici ed ex vicini di casa gli hanno detto che la sua fattoria e la casa sono state rase al suolo dalle forze israeliane.
Malnutrizione a Gaza
La mancanza di cibo, una costante durante la guerra di Israele a Gaza, ha portato con sé la malnutrizione.
Nell’aprile 2024 Oxfam ha riferito che nel nord di Gaza i palestinesi sopravvivono con una media di 245 calorie al giorno, ovvero meno di una lattina di fave. Questo rappresenta meno del 12% delle 2.100 calorie giornaliere raccomandate per una persona media.
In giugno Rania, una madre di Gaza City, ha dichiarato a Middle East Eye che il poco cibo disponibile era inaccessibile o limitato. “Non c’è verdura, frutta o latte nei mercati. Niente che abbia un valore nutritivo”, ha detto.
Halva, fagioli, hummus, piselli e salumi del Programma Alimentare Mondiale erano stati d’aiuto, ha aggiunto, ma hanno dovuto essere razionati.
“Li sto razionando perché una volta esauriti non avrò più niente da mangiare. Mi sento stordita e debole. Sono pallida e ho perso molto peso”.
La popolazione palestinese è stata spesso costretta a misure estreme, come mangiare erba, che è indigeribile per gli esseri umani, causa diarrea e vomito e ha un valore nutrizionale trascurabile. In altre occasioni il foraggio per animali è stato utilizzato per fare il pane.
Molte ONG, enti benefici e altre agenzie utilizzano la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare (IPC) per analizzare [il rischio per, ndt.] la sicurezza alimentare e la nutrizione. La scala va da 1 (nessuno/minimo) a 5 (catastrofe/carestia).

Nel febbraio 2025 è stato stimato che nei 12 mesi successivi a Gaza almeno 60.000 bambini avrebbero avuto bisogno di cure per malnutrizione.
Ci sono già stati casi di decessi infantili, tra cui Azzam al-Shaer, morto nel giugno 2024; e Yazan al-Kafarna, morto nel marzo 2024.
Yazan è nato con paralisi cerebrale, il che significa che ha dovuto seguire una dieta speciale e assumere degli integratori. Tuttavia la sua famiglia ha affermato che dall’inizio della guerra non ha più potuto accedere a tali prodotti essenziali.
Suo padre ha dichiarato: “Prima della guerra era in salute, aveva accesso a tutto il cibo e cure mediche di cui aveva bisogno. Quando è iniziata la guerra tutto è stato interrotto… questo gli è successo a causa della mancanza di nutrizione e assenza di alimenti essenziali”.
Acqua e servizi igienici a Gaza
A Gaza anche prima della guerra l’acqua e i servizi igienici si trovavano ad un punto critico, con le falde acquifere contaminate dalle acque reflue e la maggior parte dell’acqua del rubinetto non adatta al consumo umano.
Ma la situazione è peggiorata dall’ottobre 2023: entro la fine del 2024 anche le forniture di acqua non potabile erano state drasticamente ridotte.

La poca acqua pulita disponibile dipende dagli impianti di desalinizzazione.
Ma nelle ultime settimane Israele ha interrotto l’alimentazione elettrica dell’impianto sud di desalinizzazione, che nel novembre 2024 era l’unico del genere ad essere collegato, riducendone la capacità di produzione dell’85%.
La popolazione ha anche un accesso limitato o nullo ai servizi igienici. I rifiuti umani sono una delle tante forme di inquinamento a Gaza e attirano le zanzare che a loro volta possono diffondere malattie.

I palestinesi rimasti senza casa, che di solito vivono in tende, hanno una scarsa protezione contro le punture di insetti e le loro gravi conseguenze.
Nel maggio 2024 Omar Nasser ha raccontato a MEE come sua figlia Gada, allora di nove anni, avesse contratto l’epatite A, un’infezione del fegato che si trasmette attraverso i rifiuti solidi umani e può essere contratta venendo a contatto con acqua sporca o mangiando cibo maneggiato da una persona infetta.
Nasser ha portato sua figlia in ospedale, dove un medico le ha prescritto alcuni farmaci e una dieta alimentare, che Nasser non poteva procurare in quanto disoccupato.
“Il medico ha detto che non deve mangiare cibo in scatola, ma è l’unico cibo che riceviamo dalle organizzazioni umanitarie”, spiega. “Ho dovuto chiedere del cibo a qualcuno per mia figlia.”
Altri raccontano di vivere in tende di fortuna vicino a scarichi fognari a cielo aperto e di essere regolarmente punti dalle zanzare, nonostante i tentativi di tenerle lontane.
“Camminiamo quotidianamente nelle pozze di acqua di fogna e il terribile odore riempie l’ambiente”, dice Magdy al-Zaanen a MEE. “Siamo costantemente esposti a ogni tipo di inquinamento”.
Il Wash Cluster, guidato dalle Nazioni Unite, che si occupa di acqua, eliminazione dei rifiuti e igiene, ha stimato che nell’agosto 2024 un milione di persone fosse a rischio a causa delle scarse condizioni igieniche, roditori e parassiti (76%), rifiuti solidi (54%), liquami (46%) ed escrementi umani (34%).
Gestazione a Gaza
Una delle categorie più vulnerabili alle scarse condizioni igieniche e alla malnutrizione in tempo di guerra è costituita dalle donne incinte.
La mancanza di adeguate alimentazione e assistenza sanitaria può avere gravi conseguenze: a gennaio 2025 circa il 10-15% delle donne sottoposte a screening soffriva di malnutrizione.

Nel giugno 2024 Israa, una madre, ha raccontato a MEE come durante tutta la gravidanza sia stata costantemente in movimento a piedi tra i bombardamenti israeliani e l’avanzata delle truppe israeliane.
“Non avrei mai immaginato di partorire il mio primo figlio lontano da casa e circondata da attacchi aerei”, ha detto.
“Il luogo in cui ho partorito era privo di qualsiasi forma di igiene. Eppure non potevo dare la colpa all’ospedale, perché le pressioni inflitte a medici e infermieri andavano oltre le loro possibilità.”
Altre donne incinte hanno abortito, o perché costrette a fuggire in circostanze traumatiche per ordine delle forze israeliane, o perché attaccate da cani militari addestrati.
La guerra fa sì che non vi sia una adeguata risposta sanitaria per i neonati che necessitano di cure.
In un rapporto dell’FPA [Agenzia che si occupa della salute sessuale e riproduttiva, ndt.] delle Nazioni Unite del febbraio 2024 il dottor Ahmed Al Shaer, dell’ospedale di maternità al-Helal al-Emirati di Rafah, ha affermato che avevano così poche incubatrici e così tanti neonati prematuri che “dobbiamo mettere quattro o cinque bambini in un’incubatrice… La maggior parte di loro non sopravvive”.
Assistenza medica a Gaza
Prima della guerra di Israele a Gaza l’assistenza medica nell’enclave palestinese era in condizioni precarie.
Il blocco, imposto dal 2007, ha fatto sì che le forniture sanitarie essenziali spesso non raggiungessero chi ne aveva bisogno, comprese le persone con disabilità. I pazienti, persino i bambini, spesso non potevano recarsi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania per le cure necessarie. Vivere a Gaza ha visto un’enorme incidenza di disturbi da stress post-traumatico e altri problemi di salute mentale.
Ma dall’ottobre 2023 l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile del sostegno ai rifugiati palestinesi nella regione, è stata bandita da Israele. I suoi operatori sono tra le vittime di Gaza.

Ad aprile il Ministero della Salute dell’enclave ha riferito che circa 80.000 pazienti diabetici e 110.000 pazienti con ipertensione non erano più in cura.
Il 23 marzo l’esercito israeliano ha ucciso 15 operatori del soccorso accorsi in seguito ad un attacco israeliano nell’area di Rafah. L’esercito ha poi seppellito i corpi, tra cui il personale medico della Mezzaluna Rossa Palestinese.
Medici palestinesi sono stati trovati morti a Gaza, mentre alcuni chirurghi sono morti sotto custodia israeliana tra accuse di tortura. E il 13 aprile Israele ha bombardato l’ospedale battista al-Ahli al-Arabi, l’ultimo ospedale pienamente funzionante di Gaza.
Nel corso del 2024 oltre il 90% delle strutture sanitarie di Gaza ha subito danni.
Testimoni dell’attacco all’ospedale battista al-Ahli al-Arabi hanno affermato che l’esercito israeliano ha concesso al personale e ai pazienti, alcuni dei quali in terapia intensiva, 18 minuti per andarsene.
Un medico della Mezzaluna Rossa ha riferito a MEE che il personale medico ora deve trasferire i pazienti sfollati in altri ospedali, che a loro volta offrono cure limitate.
“Tutti gli ospedali sono sovraffollati e impreparati a fornire servizi medici completi”, ha affermato. “Questo si ripercuoterà sicuramente sulla salute dei feriti e dei pazienti, e potrebbe causare la morte, la perdita di parti del corpo o una disabilità a lungo termine”.
Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha condannato l’attacco all’ospedale battista al-Ahli al-Arabi e ha ricordato che le strutture mediche sono protette dal diritto internazionale umanitario.
“Gli attacchi all’assistenza sanitaria devono cessare”, ha affermato. “Ribadiamo ancora una volta: pazienti, operatori sanitari e ospedali devono essere protetti. Il blocco degli aiuti deve essere revocato”.
Daniel Tester ha contribuito a questo rapporto.
(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)


