Ilana Hammerman
9 giugno 2025 – Haaretz
La lettera aperta diffusa da 160 scrittori, accademici e intellettuali israeliani ignora che la guerra in corso a Gaza è stata fin dall’inizio una guerra di annientamento
“Netanyahu non è Israele – il suo governo non ci rappresenta!” Questo è il titolo di una lettera aperta contro la guerra nella Striscia di Gaza resa pubblica il 30 maggio. È stata firmata da 160 scrittori, accademici e intellettuali israeliani e da allora altre migliaia l’hanno firmata.
Non ci sono dubbi che le loro intenzioni erano buone. Il problema è che la lettera aperta di per sé non è buona, perché è sbagliata e ingannevole. I suoi estensori e firmatari hanno mentito a sé stessi.
Le persone che l’hanno promossa l’hanno immediatamente tradotta in inglese e inviata ai mezzi di comunicazione all’estero. Evidentemente è stato così che persone oltreconfine, ovviamente quelli che non sono antisemiti, hanno saputo che, nonostante tutto, la giustizia è dalla nostra parte. Che il 7 ottobre 2023, con grande sorpresa sbucato dal nulla (cioè da Gaza, o in altre parole dalla prigione/ghetto che abbiamo costruito per i suoi abitanti) “animali umani” sono arrivati per massacrare i loro vicini, abitanti del Negev occidentale.
Dopodiché abbiamo lanciato una guerra giusta contro quelli che in modo barbaro, con le loro stesse mani, faccia a faccia, hanno ucciso bambini, madri e padri, nonne e nonni, intere famiglie. Abbiamo lottato con grande forza e non abbiamo mollato. Per 19 mesi abbiamo bombardato, lanciato ordigni, distrutto, raso al suolo, ucciso ed espulso. Eppure, secondo la lettera aperta, questa guerra era giustificata.
Ma poi, sottintende la lettera, qualcosa è totalmente cambiato. “La guerra iniziata il 18 marzo con la violazione del cessate il fuoco da parte di Israele e dell’accordo per il rilascio degli ostaggi non è la stessa guerra giusta che abbiamo iniziato il 7 ottobre dopo l’orribile massacro delle comunità nel Negev occidentale… Una guerra in cui sono stati uccisi più di 15.600 minori è immorale,” afferma, rifiutandosi nel contempo di spiegare che la stragrande maggioranza di questi minori, insieme alle loro madri e ai loro padri, alle loro nonne e ai loro nonni, è stata uccisa nelle fasi precedenti della guerra scatenata il 7 ottobre 2023.
Dopotutto questa è stata fin dall’inizio una guerra di annientamento, 19 mesi prima, con massicci bombardamenti dei piloti dell’aeronautica e dei droni che hanno sganciato bombe pesanti quasi una tonnellata da lontano (nelle guerre contemporanee non uccidiamo più faccia a faccia) e ancor di più una volta iniziata l’operazione di terra. E in effetti questa guerra ha avuto obiettivi diversi dalla vittoria militare.
È stata progressivamente condotta nello spirito degli appelli di importanti politici, ministri e membri della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.], così come di generali, a distruggere Gaza, a spianare, sradicare, uccidere, affamare, prendere il controllo e persino a fondarvi colonie ebraiche. E quindi, molto prima del 18 marzo, l’intera Striscia di Gaza, città e cittadine, quartieri residenziali, campi di rifugiati, zone e orti coltivati, sono diventati terre desolate su cui la morte ha costantemente aleggiato.
“Netanyahu non è Israele… Questa guerra è contraria alla volontà e ai valori della maggioranza degli israeliani,” afferma la lettera aperta. Davvero? Dopotutto questo governo è stato eletto dai voti della maggioranza degli israeliani in libere e democratiche elezioni sulla base dei programmi dei partiti che lo compongono, dal Likud guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu fino a Sionismo Religioso e Otzma Yehudit [Potere Ebraico] capitanati rispettivamente da Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.
Ecco le prime due frasi del programma di governo: “Il popolo ebraico ha un diritto esclusivo e incontestabile su tutta la Terra di Israele. Il governo promuoverà e svilupperà la colonizzazione in ogni parte della Terra di Israele: la Galilea, il Negev, il Golan, la Giudea e la Samaria,” i nomi biblici della Cisgiordania. E quindi dal giorno della sua formazione ha rispettato quella promessa in Cisgiordania.
In questo ha agito esattamente come i governi che l’hanno preceduto, anche se con maggiore zelo e violenza sotto la direzione di Smotrich, che a questo fine ha ricevuto un altro portafoglio ministeriale oltre al ministero delle Finanze, come ministro della Difesa responsabile dell’“amministrazione degli insediamenti (Giudea e Samaria).” E nell’attuale guerra il governo ha applicato questo orientamento anche a Gaza.
Ciononostante la lettera aperta afferma che “una guerra senza obiettivi politici è una guerra ingannevole.” Ma la guerra ha scopi politici: occupare, espellere, colonizzare e controllare Gaza per sempre. Gaza diventerà come la Cisgiordania.
Oltretutto questa guerra al momento sta mettendo in pratica le politiche e l’ideologia del blocco i cui sostenitori costituiscono la maggioranza, dalla gente che ha votato per Netanyahu e Gideon Sa’ar [attuale ministro della Difesa, ex-dirigente del Likud, ndt.] e per Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, fino a gente che appoggia i politici di opposizione Naftali Bennett e Avigdor Lieberman. E neppure tra i centristi che li osteggiano, cioè il blocco che sostiene Benny Gantz e Yair Lapid, troverete una forte opposizione a tale politica.
Questa è l’attuale maggioranza israeliana, e questi sono i suoi valori. La nuova lettera aperta è arrivata decisamente molto in ritardo.
I suoi estensori e firmatari dichiarano di essere “determinati a difendere la democrazia israeliana.” Scusate, amici miei, spiegatemi. A quale democrazia vi riferite? Intendete una democrazia in cui metà della popolazione che vive sotto il controllo israeliano tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo è stata sottoposta a un violento regime militare ormai da tre generazioni, privata di diritti civili e umani, senza neppure essere protetta da distruzioni, espulsioni e pogrom per mano di ebrei?
E infine estensori e firmatari promettono di essere anche determinati “a preservare la speranza per entrambi i popoli.”
Come, se non vi dispiace?
Circa un anno fa la Knesset ha approvato questa risoluzione: “La Knesset si oppone in modo tassativo alla creazione di uno Stato palestinese a ovest del fiume Giordano. La formazione di uno Stato palestinese nel cuore della Terra di Israele costituirebbe un pericolo esistenziale per lo Stato di Israele e per i suoi cittadini, perpetuerebbe il conflitto israelo-palestinese e minaccerebbe la stabilità regionale.” Solo nove membri della Knesset, dei partiti arabi, hanno votato contro questa risoluzione. Sia il partito Unità Nazionale di Gantz che Yisrael Beitenu [Israele Casa Nostra, partito degli immigrati dall’ex-Unione Sovietica, ndt.] di Lieberman hanno votato a favore.
Se cadesse il governo Netanyahu questi due partiti, insieme a quello di Bennett, la cui opinione a questo proposito è identica alla loro, rappresenterebbero il blocco decisivo di qualunque coalizione di partiti formerà il prossimo governo. E nella Knesset una schiacciante maggioranza continuerà ad opporsi alla creazione di uno Stato palestinese, una maggioranza che rappresenta la maggioranza degli ebrei israeliani e i loro valori. Eppure i palestinesi non hanno nient’altro se non la speranza di creare uno Stato.
Da dove verrà la speranza che siete determinati a preservare per entrambi i popoli? E la vostra determinazione include qualcosa di concreto? In fondo, dato che siamo arrivati a questo punto, è tristemente impossibile non chiedersi dove sia stata finora questa determinazione.
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


